Le più grandi sciagure dell’umanità sono state originate da chi ha voluto semplificare la vita pianificando il mondo.

Giovannino Guareschi

domenica 24 marzo 2013

La porta del paradiso


Tutti gli esseri umani che popolano questa terra, noi compresi, se riflettono un secondo, quello che in ultima analisi fanno ogni giorno, con più o meno consapevolezza, è imparare ad amare e prepararsi a morire.

Appare evidente che la prima delle due attività è molto più interessante e stimolante della seconda che anzi si cerca di dimenticare e di nascondere nel fondo della coscienza: rimane comunque un passaggio obbligato per tutti, ma passaggio per dove?

La settimana che inizia quest’oggi ci condurrà, Domenica prossima alla Pasqua.

Pasqua significa liberazione, passare oltre.  Agli Ebrei ricorda l’Angelo sterminatore che uccise gli Egiziani e risparmiò gli Ebrei in fuga dall’Egitto. A noi cristiani la Pasqua ricorda il passaggio da questa vita alla terra promessa, dal centuplo quaggiù al paradiso.

Il paradiso rimane per noi cristiani la meta promessa. E’ Cristo stesso che ci parla del paradiso ma, attenzione, ne parla solo sulla Croce, nella desolazione del Calvario, non prima. Non esiste un passo dei Vangeli dove Gesù parla del destino che attende l’uomo dopo la morte, il paradiso, prima del momento in cui stava per essere crocifisso. Ci aiuta a riflettere su questo tema l’ultimo saggio del filosofo francese Fabrice Hadjadj, Il paradiso alla porta, pubblicato in Italia da Lindau di Torino.

Riportiamo  un passo del Vangelo di Luca 23, 32-43: Venivano condotti insieme con lui anche due malfattori per essere giustiziati. Quando giunsero al luogo detto Cranio, là crocifissero lui e i due malfattori, uno a destra e l’altro a sinistra. […] Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: “non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi!” Ma l’altro lo rimproverava: “Neanche tu hai timore di Dio e sei dannato alla stessa pena? Noi giustamente, perché riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male”. E aggiunse: “Gesù ricordati di me quando entrerai nel tuo regno”.  Gli rispose: “ In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso”.

Scrive Hadjadj nel suo saggio: “così il paradiso non appare né come una grande luce impersonale, né come un faccia a faccia privato. Si manifesta in un incontro, nella relazione tra un Io e un Tu ben definiti, relazione che cerca in modo esemplare di fare entrare anche il terzo in un’intimità simile. “Gesù ricordati di me… Oggi Tu sarai con Me in paradiso”. Tu e io, io e tu, ecco ciò che introduce al Cielo, ma a condizione che anche gli altri vi siano chiamati (Neanche tu hai timore di Dio?) Niente paradiso senza ricordo del Signore e attenzione verso i criminali. “(pag. 226 – 227)

Ecco quindi che per prepararsi a morire, occorre imparare ad amare  le persone e tutto quanto ci circonda, il creato nel suo complesso. 

Non è un compito semplice, non è un lavoro che si esaurisce, prosegue sino all’ultimo respiro che il Signore ci concede, ma è l’unica strada che abbiamo da percorrere, e questo vale per tutti gli esseri umani che popolano questa terra, noi compresi.

Un augurio di Buona Pasqua a tutti i lettori di Aldebaran, a quelli in cammino e a quelli che stanno cercando ancora la strada che porta al paradiso.





 

  

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