Le più grandi sciagure dell’umanità sono state originate da chi ha voluto semplificare la vita pianificando il mondo.

Giovannino Guareschi

martedì 28 aprile 2015

Chi non si fida di Renzi?




Ai pochi che ancora non avevano compreso con che stoffa è confezionato il nostro Presidente del Consiglio, la giornata di oggi ha certamente tolto ogni dubbio. Matteo Renzi non ha paura, come lui stesso a twittato, di andare a casa, ma anzi vuole a tutti i costi portare avanti le riforme promesse all’inizio del mandato ed è disposto a sfidare le opposizioni, esterne ed interne, sul tema per lui decisivo della legge elettorale.

Quindi, la stoffa è di quella iper resistente, non si piega, semmai si può spezzare, ma chi avrebbe il coraggio di tirarla così tanto sino a romperla? Del resto Matteo se è arrivato dove è arrivato, non è per il voto popolare, ma perché è stato abile, come in questa giornata, ad occupare lo spazio, meglio, le praterie, lasciategli di fronte dal vuoto cosmico che alberga nella politica italiana. Chi oggi può pensare di mettersi contro il giovin Signore e batterlo alle urne?

C’è qualcuno in Italia che pensa che con l’Expo alle porte, con la congiuntura economica che forse incomincia ad essere favorevole, ci siano in Parlamento deputati disposti a far cadere il Governo su un argomento che, in fondo, non interessa quasi a nessuno se non agli addetti ai lavori?

E invece l’argomento dovrebbe interessare tutti, visto che con le riforme costituzionali in atto, con un Senato della Repubblica ridotto al valore di un soprammobile, con il Quarto Potere asservito alla politica e non alla Verità, una riforma elettorale come quella in approvazione in effetti potrebbe creare qualche problema di tenuta democratica della nostra vita politica. La conseguenza potrebbe essere un ulteriore allontanamento delle persone dalla politica, mentre invece ci sarebbe bisogno del contrario.

Evidentemente all’attuale Primo Ministro questa legge piace così come è uscita dalle lunghe sedute con l’ex Premier Berlusconi, altrimenti non si capiscono i continui dinieghi a modificare alcuni punti che in effetti non paiono del tutto consoni alla Costituzione. Del resto, dopo anni di attesa, non crediamo che un mese in più o in meno facciano la differenza sul cammino delle riforme.

In più, la legge che dovrebbe garantire la partecipazione democratica degli italiani alla vita politica del Paese si dovrebbe decidere con la più ampia maggioranza politica possibile, mentre invece Renzi sembra che abbia cercato proprio lo “scontro” finale con tutte le opposizioni per esplicitare ancor più che solo lui è in grado, in questo momento, di far progredire l’Italia.

Una figura esce da questa giornata un po’ appannata ed è quella del Capo dello Stato. Avrebbe potuto, trattandosi di un tema così delicato come quello della Legge elettorale, invitare il Governo a cercare una maggiore condivisione sul tema in Parlamento. Non lo ha fatto. Forse un po’ più di coraggio non avrebbe fatto male al Paese.

domenica 19 aprile 2015

L'inevitabile certezza


Caravaggio, La vocazione di San Matteo



Ci sono parole al giorno d’oggi il cui significato risulta di difficile comprensione o forse, meglio, non si comprendono più in quanto vengono percepite come legate ad un tempo passato, superato dagli avvenimenti, dalla storia, dal tempo appunto; risultano in sostanza fuori moda.

Una di queste parole è la parola certezza.

Mentre anche solo un secolo fa la parola certezza appariva come fonte positiva, costitutiva dell’agire umano (se non eri certo di qualcosa, come potevi muoverti?) oggi la stessa viene vista come fonte di chiusura, di immobilismo. La certezza viene vista come un minerale, un fossile. Una persona certa non si mette in discussione, non dialoga, rimane immobile. La certezza fa paura, è fuori moda.

Le ideologie del XX secolo hanno prodotto la distruzione della libertà individuale e di quella collettiva di interi popoli. 

Quindi oggi l’uomo certo ci appare irrigidito nel suo orgoglio e nella sua intolleranza, come un uomo morto.

E’ vero, viviamo nell’epoca delle incertezze. Questa è una certezza!

Siamo nell’epoca del relativismo. Ma la certezza è inevitabile, l’abbiamo appena letto. Senza un minimo di certezza, non possiamo vivere. Non possiamo alzarci alla mattina e fare un passo. Quando parliamo di certezza dal punto di vista esistenziale, la parola certezza non va associata ad un minerale, statico, ma piuttosto alla possibilità del movimento, ad un cammino.

Quello che blocca il cammino, la vita, non è la certezza, ma il dubbio. Un uomo che dubiti della solidità di un ponte non lo attraverserà mai, starà fermo a guardarlo. I teorici dello scetticismo, sono sempre conformisti nella vita pratica. Non cambiano nulla. E’ solo la certezza che mette in movimento. 

Ma chi ci garantisce che la certezza non riproduca i disastri prodotti dal nazismo e dal comunismo nel XX secolo? La vera certezza non può fondarsi su un sentimento interiore, soggettivo o collettivo che sia. Perché dopo un po’, il sentimento muterebbe e non sarebbe più certo, ma diventerebbe incerto.

Il nostro tempo, il tempo moderno, è il tempo del crollo del progressismo, della morte dell’umanesimo. Se fino a pochi decenni fa si affermava Dio è morto, oggi possiamo affermare l’Uomo è morto. La parola moderno significa recente, dei nostri giorni. 

La rottura del legame con il passato, con la tradizione di un tempo, ha ridotto il tempo moderno al culto del recente, alla moda. La moda che va continuamente fuori moda. Nella moda non c’è veramente nulla di nuovo. La moda è il culto di ciò che sarà antiquato e fuori moda tra dodici mesi. 

Chi di noi possiede oggi un iPhone6 è di moda, tra dodici mesi, quando uscirà l’iPhone7, sarà fuori moda.

Ma c’è ancora qualcosa, esiste oggi un’inevitabile certezza moderna cui l’uomo del nostro tempo e quello di domani potranno guardare e abbracciare per vivere e che non andrà fuori moda?
 

domenica 5 aprile 2015

Christianity is better




Christianity is better, il cristianesimo è meglio.

Questo slogan incomincia a circolare sulle bocche e negli articoli dei maitre à penser soprattutto da quando la violenza di una parte dei fedeli di religione musulmana, una minima parte per fortuna, ha iniziato una nuova guerra di religione per imporre la propria visione del mondo al mondo.

Certo, i massacri di esseri umani, senza alcuna motivazione se non quella di essere fedeli di altre religioni, la distruzione dei segni millenari lasciati dalle civiltà che si sono succedute sulla terra gridano vendetta agli occhi di chiunque abbia ancora dentro di sé un barlume anche minimo di umanità.

Tra tutte le fedi religiose perseguitate, sembra che ai cristiani sia riservato un trattamento speciale dai tagliagole jihadisti e non c’è da stupirsi. Il cristianesimo è l’unica fede che predica di amare i propri nemici ed è l’unica che ha la pretesa di trovare il proprio fondamento nell’azione stessa di Dio che è entrato per mezzo del proprio Figlio nella storia dell’uomo. Questa pretesa cristiana è uno scandalo per le altre fedi religiose, soprattutto per quelle più radicali che hanno anch’esse la pretesa, questa volta totalmente umana, di essere depositarie della Verità. E poi amare i propri nemici è cosa impossibile per un essere umano. Solo ad un Dio totalmente Amore che abbia condiviso la condizione di essere uomo su questa terra è stato possibile vivere questo sentimento e lasciarcelo in eredità. E’ il mistero della Croce del Venerdì Santo e il Mistero della Resurrezione che celebriamo in questa giornata.

Il Cristianesimo è meglio. Fa piacere che gli intellettuali che cercano di indirizzare le nostre menti e le nostre coscienze, si stiano accorgendo che sostenere l’omologazione del pensiero non è la strada giusta da percorrere. Non è così che funziona. Ma il Cristianesimo non è solo quello che predica l’amore tra gli uomini e la pace come valore universale. Il Cristianesimo è anche difesa della vita ad ogni costo, quindi no all’aborto e all’eutanasia. Il cristianesimo è difesa della famiglia come cellula fondante la società umana, famiglia composta da un uomo, una donna ed aperta alla procreazione di nuovi esseri umani. Senza procreazione l’umanità è destinata ad estinguersi. Sembra banale ma oggi sono altri gli aspetti che vengono presi in considerazione quando si parla di famiglia. Il cristianesimo è anche difesa totale della libertà rispettosa della dignità personale. Tra queste libertà una particolarmente bistrattata è la libertà di educazione che molto spesso invece viene osteggiata da chi pretende di controllare il pensiero del mondo.

Allora del cristianesimo o si prende tutto, si abbraccia il pensiero nel suo complesso oppure è comodo sostenerlo contro l’islam radicale e poi combatterlo quando sono in gioco altri interessi. 

A questo punto viene spontanea una domanda: Christianity is better è l’ennesimo slogan momentaneo, frutto di una reazione emotiva ai violenti accadimenti posti in atto da quei musulmani che hanno abbracciato una nuova guerra santa oppure è il risultato di un reale cambiamento di approccio al pensiero cristiano? 

Ci auguriamo la seconda ipotesi, ma temiamo che sia in realtà il frutto della prima.