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Santa Madre Teresa di Calcutta

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mercoledì 4 settembre 2019

Nasce il secondo Governo Conte

I ministri del secondo Governo Conte

Il secondo governo Conte si appresta a giurare nelle mani del Presidente della Repubblica, ponendo fine alla crisi politica estiva iniziata ai primi di agosto con la minaccia del leader della Lega, Salvini, di sfiduciare lo stesso Conte, alla guida del suo primo governo.

Cosa sia successo e come sia terminata la vicenda è ormai cosa nota.

Nel mio post del  9 agosto  mi auguravo per il nostro Paese quello che poi è accaduto e cioè che le forze politiche responsabili trovassero il coraggio per dare vita ad un nuovo Esecutivo, evitando il ricorso alle elezioni anticipate che ci avrebbero portato inevitabilmente verso una crisi economico – finanziaria dagli esiti molto incerti.

Sarebbe stato impensabile infatti, in caso di nuove elezioni, evitare l’esercizio provvisorio della spesa pubblica dello Stato perché il nuovo governo, che sarebbe stato votato dal neoeletto parlamento, non avrebbe avuto i tempi tecnici minimi per confezionare la legge finanziaria del 2020.

Questo esercizio provvisorio avrebbe avuto come conseguenza principale l’aumento delle aliquote IVA (già previste in casi simili) che avrebbero comportato la totale asfissia del mercato interno. Considerando che le esportazioni nel corso del 2019 sono al palo (causa la frenata della Germania, nostro principale mercato di sbocco europeo) lo scenario per il nostro sistema economico sarebbe stato quasi apocalittico.

Questa visione, assolutamente realistica e non frutto di fake news, è lo sfondo davanti al quale i leader politici nel mese di agosto si sono mossi ed hanno commentato la situazione politica, via via che evolveva. Proviamo a fare un breve sunto di quello cui abbiamo assistito.

Il leader della Lega con le sue molte dichiarazioni (che ritengo frutto della sua assoluta libertà di pensiero e d’azione e non suggerite da poteri forti) a cui hanno fatto seguito per la verità poche azioni (che i più si aspettavano per coerenza, come per esempio le mancate dimissioni da vicepremier) ha dato il via alla crisi sperando in una rapida soluzione con lo scioglimento del parlamento e la chiamata del popolo a nuove elezioni. 

Non appena la Lega ha staccato la spina al Governo, subito gli pseudo alleati Forza Italia e Fratelli d’Italia si sono accodati nel chiedere le elezioni anticipate. Dei rischi che l’Italia avrebbe corso andando a votare, nessun cenno. Nessun esponente nazionale dei due partiti, persone che fanno politica da decenni, ha informato gli italiani sugli effetti collaterali cui avrebbero potuto essere sottoposti in caso di votazioni in autunno.

I Cinque Stelle hanno reagito allo spin off di Salvini da par loro, incerti sul da farsi: ricorrere alla base, sentire Rousseau, andare a votare, provare a sentire il PD…

E arriviamo al PD. La segreteria con Zingaretti ha esordito su posizioni identiche a Forza Italia e Fratelli d’Italia: alle urne, alle urne!

A questo punto della crisi, credo che gli italiani che ancora provano a ragionare e vogliono capire la politica (e i politici) abbiano rischiato l’infarto. Possibile che il nostro Paese sia in mano a uomini così irresponsabili?

Per fortuna sulla strada questi italiani hanno trovato due statisti: Sergio Mattarella, Presidente della Repubblica e Matteo Renzi, ex Premier e Senatore della Repubblica.

Il primo ha costretto le forze politiche che siedono in Parlamento, eletto con votazioni politiche a marzo 2018, a verificare se fosse possibile trovare una maggioranza capace di generare un nuovo esecutivo. Il secondo ha fatto sentire la sua voce di leader del PD ed ha detto chiaramente che sarebbe folle andare a votare di nuovo rischiando di portare il Paese verso il caos.

Fortunatamente (per miracolo?) ora dopo ora, giorno dopo giorno, le posizioni che erano minoranza nel Paese sono diventate maggioranza e un plauso particolare bisogna riconoscere al M5S che è riuscito a compattare le diverse anime interne che avevano posizioni differenti sulla soluzione della crisi.

Domani il secondo Governo Conte giurerà nelle mani del Presidente della Repubblica.

Personalmente sono contento, perché sono convinto che in questo momento storico per l’Italia sia meglio avere un governo con i pieni poteri che non averlo. Del resto, coloro che gridano allo scandalo dimenticano che neanche il precedente governo giallo verde era stato scelto dagli italiani, ma votato dai parlamentari eletti. Infatti, la Lega e il M5S si erano presentati alle elezioni su fronti opposti, così come il PD rispetto al M5S.

Inoltre, molti dimenticano che la nostra è una Repubblica parlamentare. Gli italiani eleggono il Parlamento che a sua volta è “costretto” a trovare i numeri per formare il Governo. Le alleanze che i partiti sbandierano prima delle elezioni, non sono assolutamente vincolanti e infatti storicamente si sono frantumate di fronte all’arida regola della matematica: i Governi si formano contando i voti in Parlamento. Questo capita in Italia, come in tutti i Paesi con regole democratiche simili alle nostre. Pertanto, il secondo Governo Conte è assolutamente legittimo, dal punto di vista democratico, così come lo è stato il primo.

Quanto durerà il secondo governo Conte nessuno al momento lo può sapere.  Da parte nostra ci auguriamo che ponga mano con decisione al principale problema tuttora irrisolto: la stagnazione economica che affligge il nostro Paese. Senza una ripartenza della nostra economia, ogni altra azione di Governo, in qualsiasi settore intervenga, sarebbe vana.

Un pensiero lo dedichiamo alle persone che andranno a ricoprire incarichi importanti e di responsabilità nel nuovo governo: ci auguriamo che abbiano a cuore per prima cosa il bene comune del Paese e dopo il bene particolare del gruppo o corrente o partito politico cui appartengono. Così facendo questo Governo potrà aspirare a durare sino al termine della Legislatura e sono sicuro che gli italiani, persone attente e generose, se ne ricorderanno andando a votare per il Parlamento successivo.

Un ultimo dubbio mi rimane in questi giorni di fine estate. Non si capisce francamente per quale motivo il leader della Lega abbia voluto staccare la spina ad un Governo dove ricopriva la carica di vicepremier e Ministro dell’Interno, senza valutare fino in fondo le conseguenze del suo gesto. Oppure sono state valutate, ma a questo punto lo scenario che ha in mente Salvini è troppo oscuro per comprenderne le ragioni e mi astengo da ulteriori commenti.





venerdì 9 agosto 2019

Le tre emme



Ammettiamolo: per prevedere la crisi politica che in queste ore si sta formalizzando in Parlamento non c'era bisogno di scomodare Nostradamus. Anche il più inguaribile degli ottimisti non poteva credere che un governo, con due vice premier che hanno dimostrato di avere posizioni opposte riguardo a quasi tutti i temi principali dell'agenda di governo e un premier senza un partito alle spalle a sostenerlo, potesse durare a lungo, men che meno un'intera legislatura.


Le conseguenze di questo ennesimo insuccesso di un governo della Repubblica purtroppo le pagheremo ancora una volta tutti noi.

Per prima cosa, proprio nelle settimane a venire a Bruxelles si getteranno le basi per il prossimo governo dell'Europa e l'Italia arriverà all'appuntamento ancora più indebolita dalla crisi politica di quanto già non lo fosse per quella economica, da cui non riesce a trovare una via d'uscita. Il rischio che corre il nostro Paese è quello di venire emarginato per i prossimi cinque anni in Europa.

Di più, lo scontro politico che ci attende rischia di non portare ad un risultato soddisfacente sul piano della governabilità, con molte incognite sul futuro del Paese. Se infatti la leadership di Matteo (Salvini) sembra indiscussa sul fronte destro dello schieramento, al centro e a sinistra le cose appaiono molto più nebulose.

Forza Italia sembrerebbe definitivamente uscire di scena, ma non è ancora chiaro quale soggetto potrebbe occupare lo spazio una volta controllato da Berlusconi che appare arroccato con i suoi fedelissimi a difesa di un'idea d'Italia che non esiste più.

La prateria lasciata libera al centro dello schieramento politico potrebbe essere occupata da un altro Matteo (Renzi), il quale però deve decidere una volta per tutte se vuole giocare la partita dall'interno del suo partito (provocando molto probabilmente una rottura insanabile con una parte di esso) oppure dare vita ad un proprio soggetto politico, autonomo dal PD, con mire aggreganti nei confronti del variegato mondo centrista.

Infine arriviamo ai 5S che oggettivamente escono abbastanza malconci dalla loro prima esperienza governativa. Avrà giocato l'inesperienza, oppure l'incapacità di alcuni personaggi chiave, oppure altri fattori, fatto sta che ancora una volta si è visto come l'essere all'opposizione sia relativamente semplice e porti consensi, ma quando si diventa forza di governo si sperimenta che non è sempre facile ottenere risultati e raggiungere gli obiettivi dichiarati quando si stava dall'altra parte della barricata (vedi TAV).

A questo punto cosa attenderci?


In autunno ci sarà da approvare una finanziaria che non si preannuncia per nulla semplice. La speranza è di arrivare all'appuntamento con un governo in carica e nel pieno delle proprie funzioni, sostenuto da un'ampia maggioranza in Parlamento.

Diversamente sarà difficile sfuggire al più volte minacciato, ma sempre negato dall'attuale governo, aumento dell'IVA i cui effetti devastanti per la già debole economia italiana potrebbero aprire la strada ad un governo di garanzia guidato da un premier che goda di assoluta fiducia a livello europeo: Mario Draghi.

L'Italia in queste ore si sta giocando una fetta molto ampia di quello che potrebbe essere il suo benessere futuro: ci auguriamo che tutti i leader politici pongano molta attenzione alle scelte che stanno per compiere, pensando al bene del Paese prima che alle loro ambizioni personali, perché tornare indietro è, come per qualsiasi scelta di vita, impossibile.


sabato 4 maggio 2019

Le ragioni che mi spingono al voto




Domenica 26 maggio siamo chiamati a rinnovare i nostri rappresentanti al Parlamento Europeo. 

Mai come in questo momento storico, l’Europa non gode di una buona reputazione, bistrattata da destra e da sinistra, accusata di essere l’origine di tutti i mali che ci affliggono.

Quindi la domanda nasce spontanea: perché dovremmo andare a votare il 26 maggio e, soprattutto, per chi?


Domanda non banale e molto diffusa tra coloro che frequento abitualmente, colleghi, conoscenti, amici.

Personalmente, le ragioni che mi spingono a votare il 26 maggio per l’elezione del Parlamento europeo sono le medesime che mi spingono ad alzarmi la mattina e andare al lavoro, tornare a casa e chiedere ai miei figli come hanno passato la loro giornata, programmare un week-end al mare o in montagna, immaginare le vacanze estive con la mia famiglia. Sono le medesime ragioni che mi fanno interessare ai mutamenti climatici, alle difficoltà che molti amici hanno nel trovare lavoro, al terrorismo che in diverse parti del mondo fa strage di uomini innocenti: insomma sono le medesime ragioni che mi spingono a vivere da essere umano e non come un animale.

Come è possibile restare indifferenti alla facoltà di contribuire, con il proprio voto, all’elezione di un Parlamento unico nella sua specie: un luogo dove 750 persone, uomini e donne, in rappresentanza di 28 nazioni possono incontrarsi ogni giorno e discutere in pace sul futuro che attende oltre cinquecento milioni di concittadini?

Pensate che cosa sono stati capaci di immaginare uomini che avevano appena terminato di spararsi addosso alla fine della Seconda Guerra mondiale, partendo dall’idea di non voler mai più rivedere nella loro vita e in quella dei loro figli e nipoti ciò che avevano visto con i propri occhi: i muri dei palazzi delle loro città alti non più di trenta centimetri. Da quel desiderio di cambiare vita nacque l’Europa che noi oggi abbiamo il compito di gestire e portare avanti.  


Se l’Europa di oggi non ci piace, è solo colpa nostra e tocca a noi impegnarci per migliorarla, e non credo che l’idea di distruggerla sia quella giusta. Pertanto ad ognuno di noi è chiesto un piccolo impegno, in queste settimane: quello di informarsi, per capire quale è il modo migliore per aiutare questo sogno a camminare, sempre meglio, sempre più vicino al nostro modo di pensare, di vivere, di credere.

Oggi le fonti d’informazione primarie non ci mancano e ognuno di noi può facilmente accedervi. Definisco primarie le fonti non social perché quelle social a mio parere sono inadatte a formarsi un giudizio se si parte da zero: qui di seguito potete trovarne alcune che personalmente consulto e che trovo molto utili: il sito istituzionale del  Parlamento europeo per incominciare. Molto ricco d’informazioni è anche il sito dell’ ISPI (Istituto per gli Studi di Politica internazionale) che ha dedicato uno spazio alle votazioni europee. Inoltre, vi posso suggerire il sito della Fondazione Openpolis che, con il suo spazio Europa, analizza in profondità alcune tematiche europee. Insomma, le fonti di informazioni non mancano, occorre metterci solo la buona volontà.

Se poi non volete abbandonare il blog, potete rileggervi gli articoli che avevo pubblicato nel 2014 in occasione delle precedenti elezioni europee che illustravano il ruolo e il funzionamento del Parlamento europeo e degli altri Organismi comunitari. Rimangono validi ancora oggi.

L’invito che rivolgo a tutti è quello di non sottovalutare l’importanza di questo voto e di pensare a coloro che verranno dopo di noi, perché dipenderà da noi l’Europa che vivranno i nostri figli e i nostri nipoti. Sono sicuro che informandoci e documentandoci, una forza politica e una persona da votare la troveremo, tenendo presente sempre una cosa: non riponiamo certamente la nostra speranza in un voto, ma andiamo a votare proprio perché speriamo in un domani migliore.

Mi sembra doveroso chiudere con questo ricordo. Per circa trent’anni ho svolto la funzione di presidente di seggio elettorale nel comune dove risiedo e devo dire che a ogni votazione a cui ho partecipato sono rimasto sempre stupito dalle persone anziane, di ottanta e anche di novant’anni che, a fatica, venivano a votare, spesso anche da sole. A una di queste, una donna, malconcia sulle gambe, quando le riconsegnai la tessera elettorale dopo che aveva votato, feci i complimenti per essere venuta al seggio e lei mi guardò negli occhi e mi disse: “Giovanotto, io mi ricordo di quando non potevo votare. Finché vivrò, ogni volta che c’è da votare, mi troverà qui!” 

Me lo disse in dialetto, ma il concetto era questo.

venerdì 20 febbraio 2015

Buon compleanno Matteo!



Ormai lo sappiamo, viviamo una vita talmente intensa e totalizzante che a volte, quando ci fermiamo un secondo a riflettere, ci accorgiamo che è già passato un anno mentre ci sembrava ieri che fossero accaduti i fatti trattenuti dalla memoria. 

Per esempio, il 22 febbraio prossimo sarà il primo compleanno del Governo di Matteo Renzi, nominato Primo Ministro dopo le dimissioni pronunciate qualche giorno prima dal compagno di partito Enrico Letta sfiduciato dalla Direzione del PD di cui Renzi stesso era divenuto segretario il 15 dicembre 2013.

Sembra ieri e invece è già trascorso un anno. E le promesse di dodici mesi fa del nostro giovane Premier sono state mantenute? Come è cambiata l’Italia durante questo arco temporale?

Forse qualcuno si ricorderà del piano di riforme mensili di Renzi presentato a suon di diapositive nelle sue prime conferenze stampa preavvisate da tweet… per marzo la riforma del mercato del lavoro, per aprile la pubblica amministrazione, a maggio il fisco e così via. Ve lo ricordate? 

Poi, all’improvviso è apparso il bonus di 80 euro per chi ha già un lavoro ed uno stipendio e con questo il nostro Premier si è aggiudicato un posto al sole facendo vincere le elezioni politiche europee al suo partito.

Da lì è stato un crescendo di attività e di iniziative politiche e legislative che hanno portato ad ottenere… il nulla. Nessun cambiamento definitivo e sostanziale è maturato in Italia in questi dodici mesi. 

In proposito, se avete voglia di leggerlo, è uscito in questi giorni un interessante mini dossier pubblicato dall’associazione Openpolis dal titolo “Il Governo al tempo della crisi” dove vengono analizzati i dodici mesi del governo Renzi. (http://openpolis.it)

Cosa emerge? Proviamo a riassumere. 
  • Per quanto riguarda gli equilibri istituzionali, la transizione verso la “Terza Repubblica” è avviata su un percorso ancora non ben definito ma con alcune certezze. La principale è armonizzare da un punto di vista normativo ciò che è già prassi: il conferimento al Governo di maggiori poteri. 
  • Rapporto Governo-Parlamento: la prova della centralità del Governo nel sistema politico italiano è la sua enorme capacità di determinare il processo di formazione delle leggi. Trattandosi di uno spostamento di potere, ovviamente, vi è chi ha subito la diminuzione delle proprie capacità, ed è il Parlamento. 
  • Processo Legislativo: lo si evince da diverse analisi: Iniziativa (80% delle leggi di iniziativa del Governo – 20% di iniziativa del Parlamento), percentuale di successo (il 30% delle proposte del Governo diventa legge mentre neanche l’1% del Parlamento), tempi (mediamente una proposta del Governo diviene legge in 112 giorni mentre una del Parlamento in 337). 
  • Voto di fiducia: è stato sempre maggiore il ricorso. Non solo sui provvedimenti particolarmente dibattuti ma anche come metodo consolidato per compattare la maggioranza e restringere il dibattito d’Aula. Il rapporto fra leggi approvate e fiducie richieste ha raggiunto nuove vette con gli esecutivi Monti e Renzi, entrambi intorno al 45%. 
  • Interrogazioni. Compito del Parlamento è anche quello di vigilare sull’attività del Governo, operazione che svolge perlopiù attraverso la presentazione di interrogazioni e interpellanze. Le risposte che riceve però sono bassissime, in totale viene data attenzione solo al 35% dei quesiti, con la percentuale che tocca il punto più basso con il Governo Renzi, sotto il 25%. 

A questo punto riteniamo che un’idea ce la possiamo essere fatta sull’attività del governo Renzi. 
Ora, cosa augurarci per l’anno in corso? Personalmente crediamo che, per come si sono palesate le intenzioni dell’esecutivo nei precedenti dodici mesi, l’ideale sarebbe portare a compimento almeno la riforma della legge elettorale e poi andare a votare per legittimare con il voto degli italiani o un secondo esecutivo Renzi, che a questo punto avrebbe l’autorità e la legittimità del nuovo Parlamento di governare per l’intera legislatura, o una nuova maggioranza che dovrebbe uscire dal voto con la possibilità anch’essa di offrire un Governo duraturo al Paese.

L’alternativa? Continuare a vivacchiare. Ma ce lo possiamo permettere con quello che accade intorno a noi?



giovedì 15 maggio 2014

Di cosa stiamo parlando?

Di cosa stiamo parlando?

Ormai mancano pochi giorni alla tornata elettorale (in Italia elezioni europee più rinnovo di circa 4.000 comuni e 2 consigli regionali) e tutti i leader politici sono in cerca della più ampia visibilità. Risultato: superamento di ogni logica e buon senso nella comunicazione e dichiarazioni che promettono di tutto e di più: aumento di pensioni, aumento di buste paga, reddito di cittadinanza, reddito a cani e gatti e via così. Le coperture: dal recupero dell’evasione ai fondi europei non spesi e perché non dall'aumento dei gelati o del chinotto ci domandiamo… in fondo chi non si beve un chinotto adesso che viene la bella stagione? Povera Italia in attesa di un Expo che latita (ma non in Libano, a Rho, vicino a Milano) e poveri italiani in attesa di un lavoro che invece all'estero ci finisce veramente.

E mentre la giostra continua a girare sempre più lentamente, ma senza accennare a fermarsi, fuori dal luna park cosa succede?

Notizia di oggi: nel primo trimestre del 2014 il prodotto interno lordo (PIL) è diminuito dello 0,1% rispetto al trimestre precedente e dello 0,5% nei confronti del primo trimestre del 2013.
Nello stesso periodo il PIL è aumentato dello 0,8% in Germania ed è rimasto stabile in Francia. 

Notizia di ieri: la Banca d’Italia ha certificato che il debito pubblico, nel mese di marzo 2014, è salito a 2.120 miliardi di euro (nuovo record). Dalla correlazione di queste due notizie possiamo dedurre che il rapporto debito/PIL, nel primo trimestre 2014 sia vicino al 136%, in aumento di oltre 3 punti percentuali rispetto ai valori registrati lo scorso 31 dicembre 2013. La prima riflessione che ne consegue è che le previsioni contenute nel DEF 2014, sono già superate e irrealizzabili (e siamo al mese di maggio, per arrivare a dicembre mancano ancora 7 mesi).

E i nostri cari leader politici, alle prese con i primi caldi primaverili, di cosa ci stanno parlando in questi giorni? Che è meglio votare per chi vuole veramente le riforme, no per chi vuole le riforme, ma quelle giuste, no no, per chi vuole il ritorno alla lira, al franco, alla dracma… senza accorgersi che le riforme, il Paese, le sta portando avanti da solo, ma nella direzione opposta.

Manca solo il deciso rialzo dello spread (oggi ha lanciato qualche segnale) e poi il triangolo malefico è pronto: diminuzione del PIL e aumento del debito e dello spread e il Governo Renzi è servito. Complotto anche questa volta? Propenderei di più per un casalingo malgoverno e malcostume italiano.

Arrivati a questo punto, visto che appare impossibile fermare con azioni ordinarie la salita del debito pubblico, aumentano esponenzialmente le possibilità che si scelgano per forza maggiore soluzioni straordinarie per ottenere la riduzione del debito, come imposte patrimoniali una tantum o misure con analogo effetto. E sarebbe meglio iniziare a pensarci da soli, perché se ci arrivasse prima il Fondo monetario, le soluzioni che ci verrebbero proposte sarebbero sicuramente più drastiche… 

Vogliamo incominciare a parlarne oppure iniziamo a pensare alla formazione dell'Italia che scenderà in campo ai prossimi mondiali di calcio brasiliani? In effetti, almeno nel gioco del calcio, siamo stati 4 volte Campioni del Mondo e nel medagliere siamo davanti alla Germania... pensate come rosicano i tedeschi...



martedì 21 gennaio 2014

Pierino e il lupo cattivo

Forse ha ragione Renzi. L'unico modo in Italia per cercare di smuovere le acque e riuscire a chiudere la riforma della legge elettorale e della rappresentanza popolare è trovare la quadra tra i due principali schieramenti politici (uno al governo e l'altro all'opposizione), blindare il tutto e cercare di far convergere su questo disegno quante più forze politiche possibili. 

Vedremo se Renzi avrà ragione. Personalmente, per il bene del Paese, glielo auguro. Su due questioni, però, non sono in sintonia con Renzi: una più formale, l'altra sostanziale. La prima: Renzi poteva evitare di tenere l’incontro con Berlusconi nella sede nazionale del PD. Potevano incontrarsi da qualsiasi altra parte. Permettere al leader di Forza Italia di entrare nella casa della sinistra italiana è stato un gesto, generoso se vogliamo da parte di Renzi, che il fiuto politico di Berlusconi non si e' lasciato sfuggire. Inoltre, questa scelta discutibile non ha certamente giovato ai rapporti con la minoranza interna del PD che ha mal digerito la mossa politica del Segretario. Le dimissioni di Cuperlo ne rappresentano l'ultimo effetto. Il pragmatico Renzi in questo caso ha sottovalutato il valore simbolico dell'evento. Ma la “grande” politica è anche questo e Renzi farà bene a memorizzare l’errore. 

La seconda questione è sostanziale: la rinuncia al sistema delle preferenze.

Qui Renzi poteva e doveva osare di più. Le liste bloccate, siano fatte di 5 o di 25 nomi, sono il punto di partenza dei disastri in cui versa la politica italiana. Un parlamento di nominati è un parlamento che alla fine rimane succube delle segreterie dei partiti. Aspetta l'input dai leader politici per decidere o non decidere su qualsiasi questione, come e' avvenuto in questi ultimi due mandati parlamentari. E' proprio il punto centrale che si deve abbattere per riconquistare l'interesse del popolo alla politica. Del resto il vituperato porcellum era odiato proprio per il sistema delle liste bloccate e dell’impossibilità di scelta del candidato da parte dell'elettore. Ed ora che siamo forse vicini a cambiare la legge elettorale, vogliamo mantenere in essere il punto più odioso della precedente legge?

Poco importa rispondere che il PD sceglierà i propri candidati con le primarie. Primo, abbiamo visto tutti i problemi che hanno avuto le primarie del PD, con accuse di brogli da Torino a Catania. Secondo, non tutti i partiti svolgono le primarie. Pertanto il problema rimane aperto. Renzi su questo punto sta sbagliando e farebbe bene ad ascoltare i suoi alleati di Governo, che su questo tema hanno compreso meglio i desiderata degli elettori, di destra, di centro e di sinistra.

In conclusione: bene Renzi nel suo tentativo a testa bassa di smuovere la situazione magmatica della politica italiana. Ci riuscirà? Non lo sappiamo, ma gli auguriamo di sì. Però deve stare attento a manie di protagonismo che potrebbero irritare oltre modo quelle forze che vogliono il cambiamento solo a parole. E molte di quelle forze Renzi se le trova in casa sua. Il passaggio parlamentare non è ancora iniziato e sarà lungo e difficile. La mancata elezione di Prodi a Presidente della Repubblica risale a pochi mesi fa…

Renzi al tempo stesso dovrebbe riconsiderare il sistema delle preferenze, altrimenti tutto quello che di buono sta cercando di fare risulterebbe vano. Forza Italia alla fine le accetterebbe, diversamente avrebbe difficoltà a giustificare ai suoi elettori il naufragio dell’accordo su questo punto.

Le prossime settimane saranno le più lunghe di questa legislatura, ancora un mese e sapremo se si andrà a votare in primavera o nel 2015.

Forza Italia (quella vera!)



domenica 12 gennaio 2014

Cosa non si è portata via la Befana...

Chi sperava che la Befana, oltre alle feste, portasse via anche i malanni atavici (mal governo, mala giustizia, mala sanità e la lista la lasciamo aperta alla fantasia del lettore ché, tanto, la realtà la supera) che affliggono il nostro Bel Paese, è rimasto ancora una volta deluso…

Da Nord a Sud, da Torino a Trieste, il nostro Paese ha iniziato l’anno nel peggiore dei modi.

Siamo in balia di scandali politici che colpiscono Ministri, Presidenti di Regione, Consiglieri regionali, Sindaci; episodi di mala sanità degni di un Paese africano, il quale Paese africano ha dalla sua il fatto che non dispone dei fondi necessari per costruire l’ospedale; noi l’ospedale lo abbiamo, ma l’ascensore che ci porta in sala parto si guasta per mancanza di manutenzione e il bambino che dovrebbe venire alla luce, muore. Siamo un Paese dove i giudici amministrativi del Piemonte impiegano quasi quattro anni per dichiarare che le elezioni regionali, tenutesi il 28 e 29 marzo 2010, sarebbero da rifare perché illegittime. Sarebbero, perché c’è sempre il ricorso al giudice superiore che può ribaltare la prima sentenza. E noi quando sapremo se i consiglieri regionali sono stati eletti validamente oppure devono dimettersi? Alla fine della Legislatura?

Lo so, un marziano che sapesse leggere l’italiano e che avesse già avuto contatti con altri esseri umani, non crederebbe a quello che sto raccontando, perché lo troverebbe irragionevole, non confacente a quella parte dell’essere umano, l’intelletto, che lo distingue da tutti gli altri animali viventi sulla terra, eppure è così, noi italiani siamo fatti così.

E devo dire che anche a leggere le reazioni, certamente sdegnate e stupite, dei principali quotidiani, si nota ormai una certa rassegnazione strisciante. La gente, il popolo, poi non si indigna neanche più, occupato com’è a cercare di mettere insieme il pranzo con la cena.

Non parliamo poi di comminare sanzioni o condanne agli autori di queste azioni. Se mai l’opera della magistratura vedesse l’inizio, ci troveremmo di fronte i tempi lunghi della “giustizia italiana” (vedasi all’inizio mala giustizia) e quindi torniamo al punto di partenza.

Eppure la situazione meriterebbe d’essere presa di petto dal Governo Letta. Un’occasione come questa infatti non capiterà più all’Italia: o si approfitta veramente di un governo di grande coalizione per fare finalmente quelle quattro/cinque grandi riforme che il Paese aspetta da più di venti anni (nuova legislazione del lavoro, riforma dei costi dell’amministrazione dello Stato, riforma del Parlamento e della legge elettorale, riforma della giustizia per poi arrivare, con i fondi risparmiati, a riformare il sistema della tassazione in generale), oppure la prossima volta temo che ad obbligarci a farle sarà la Commissione europea. E la situazione potrebbe essere peggiore per gli italiani. Il Governo dei quarantenni non può permettersi di fallire questa grande occasione. Le alternative semplicemente non ci sono, non si può invertire il senso di marcia, l’uscita dal tunnel è dritta davanti a noi. E bisogna accelerare.

A proposito: tra pochi mesi si rinnoverà il Parlamento europeo: altra occasione da non sprecare. Cerchiamo di dare il voto a quei partiti che mettono in lista persone valide e credibili che sappiano far valere in Europa le nostre idee e i nostri diritti di italiani. Almeno in questa occasione, dove non ci sono in ballo direttamente interessi di quartiere, cerchiamo di fare un piccolo sforzo e di informarci sui curricula dei candidati della nostra circoscrizione e votiamo quello che ci sembra il più valido. Sarà un modo anche questo per far capire alle segreterie dei partiti che la festa è finita, per noi ma anche per loro.

Meditate gente, meditate.





martedì 11 giugno 2013

Destra e Sinistra

Come se fosse stato necessario, l'ultima tornata elettorale per l'elezione dei sindaci ha messo in evidenza tutta la fragilità dello schieramento di centro destra della maggioranza che sostiene il Governo delle larghe intese. 

Ormai e' chiaro che lo schieramento che fa capo a Berlusconi, comunque lo si voglia chiamare, Popolo della Libertà o Forza Italia, ha perso quel contatto magico che aveva sino a qualche anno fa con l'elettorato. 

Alcuni autorevoli esponenti del partito in queste ore si sono affrettati a spiegare che il risultato negativo e' dipeso dal fatto che il Presidente Berlusconi non era direttamente impegnato in queste consultazioni, ma il nocciolo del problema, a nostro avviso, e' proprio questo: può un partito politico che vuole rappresentare il centro destra italiano dipendere unicamente da un uomo di 75 anni? 

E' mai possibile che in tutti questi anni il PDL non abbia saputo formare una classe di buoni amministratori locali che goda nel tempo della fiducia degli elettori?

Il motivo di questa debacle forse risiede anche nel fatto che il partito di Berlusconi sta dando un'immagine di se come di un partito vecchio, che non riesce a stare al passo coi tempi. Il fatto che non si sia mai preso sul serio il discorso delle "primarie" interne e che nel PDL le liste vengano sempre scelte dai pochi intimi del Dominus ha forse contribuito a rompere l'incantesimo. Oltretutto Berlusconi non e' più quello di venti anni fa e alcune scelte di candidati sindaci si sono rivelate sbagliate.

Se il centro destra piange, il centro sinistra non può a nostro avviso rilassarsi su una vittoria elettorale comunque di modesta entità, tenuto conto del numero degli elettori coinvolti e dell'astensionismo imperante, ancor più preoccupante se si pensa che si e' trattato di elezioni amministrative.

Le divisioni interne al principale agglomerato della sinistra italiana rimangono. Il PD deve chiarirsi una volta per tutte quali elettori vuole sostenere, a chi vuole rivolgersi e quale visione nuova di Italia vuole proporre. Altrimenti il rischio e' che alle prossime politiche, che questo voto secondo noi hanno reso più vicine, il PD prenda il 10% dei consensi.

Nella crisi identitaria delle due principali forze politiche sta probabilmente la crisi di valori e di fiducia nelle Istituzioni che colpisce il nostro Paese. 

Come uscirne? 

L'unico punto di partenza che rimane a nostro giudizio valido per tutti coloro che hanno ancora il desiderio di occuparsi di politica, siano essi di destra che di sinistra, e' quello di partire dal concetto di "bene comune" attorno al quale concentrare le forze morali di tutti gli uomini e le donne di buona volontà e le risorse finanziarie disponibili per iniziare un nuovo rinascimento della politica italiana.

Questo non significa Governo di larghe intese, questo significa Governo di una parte che si dedica con passione alla ricerca del bene comune e Opposizione che si dedica con altrettanta passione alla ricerca del medesimo risultato, senza faziosità e senza inseguire interessi di parte. 

Come è avvenuto invece in Italia da vent'anni a questa parte.




mercoledì 29 maggio 2013

La riforma della legge elettorale e l'etica pubblica

La vita del governo Letta dipende dai passi in avanti che si faranno in campo economico e in quello delle riforme istituzionali, in primis la riforma della legge elettorale.

In campo economico, seppur lentamente, qualcosa si sta muovendo: la sospensione dell’IMU sino a settembre, in attesa di una riforma più generale delle imposte sulla casa, è una novità insieme a quella più importante che è proprio di queste ore e che ci arriva dall’Europa e riguarda la revoca per l’Italia della procedura per deficit eccessivo. Sono piccoli passi rispetto al lavoro che il governo Letta deve affrontare per far ripartire il sistema economico italiano, ma la direzione sembra essere quella giusta.

Diverso invece il discorso sulle riforme istituzionali. 

In questo campo sembra che la grande coalizione PD - PDL non abbia ancora trovato la strada per arrivare, finalmente, all’abolizione del porcellum. Le fibrillazioni di queste ore con la mozione Giachetti dimostrano quanto ancora sia impervio il percorso, minato da franchi tiratori di ambo le parti. 

Uscito rinfrancato dal primo turno delle elezioni amministrative, servirebbe che il PD a questo punto facesse sentire decisamente la sua voce e ponesse come punto imprescindibile l’immediata modifica della legge elettorale. 

Fino a prova contraria infatti, il porcellum fu ideato e votato dalla coalizione di Centro Destra e osteggiato da quella di Centro Sinistra, anche se poi nei fatti, sino ad ora, sembra che entrambi gli schieramenti lo abbiano accettato pensando di vincere le politiche dove è stato utilizzato, con il risultato delle ultime votazioni di febbraio che ci hanno invece consegnato un Parlamento senza una vera maggioranza in grado di governare il Paese. 

Ecco perché è indispensabile modificare subito questa legge elettorale, per evitare che in caso di interruzione improvvisa del governo delle grandi intese, si torni per forza a votare con questa legge sciagurata. Un aumento dell’astensionismo, che nelle ultime elezioni amministrative ha sfiorato il 50%, sarebbe il minimo che i partiti si potrebbero aspettare in questo caso. 

Occorre che venga restituito al cittadino il diritto costituzionale di scegliere la persona da eleggere in Parlamento. Solo una Camera scelta dai cittadini e non preconfezionata dalle segreterie dei partiti può finalmente, dopo anni, ridare dignità al Parlamento e alla politica vera, che è fatta da persone scelte tramite la scheda elettorale inserita in un’urna e non, tramite un click di una tastiera di un computer connesso alla rete. La rete non è per forza di cose sinonimo di democrazia, non lo è almeno quando parliamo di suffragio universale per la scelta di un deputato o di un senatore. 

Papa Francesco, in occasione dell’incontro romano con i Movimenti ecclesiali, sabato 18 maggio, ha dichiarato: “La domanda che facevate voi: come si deve vivere per affrontare questa crisi che tocca l’etica pubblica, il modello di sviluppo, la politica. Siccome questa è una crisi dell’uomo, una crisi che distrugge l’uomo, è una crisi che spoglia l’uomo dell’etica. Nella vita pubblica, nella politica, se non c’è l’etica, un’etica di riferimento, tutto è possibile e tutto si può fare. E noi vediamo, quando leggiamo i giornali, come la mancanza di etica nella vita pubblica faccia tanto male all’umanità intera.”

La questione della legge elettorale si pone proprio al livello indicato da Papa Francesco: non modificarla anche questa volta sarebbe eticamente scorretto, demoralizzante per il singolo cittadino che ancora crede nell’impegno politico e provocherebbe uno scandalo, un cattivo esempio senza giustificazioni.

Meditate gente, meditate…



domenica 21 aprile 2013

Il nuovo che avanza: e dopo Giorgio, Mario (Monti) ?


A circa due mesi dalle elezioni politiche, i segnali di cambiamento politico – istituzionale richiesti dal popolo italiano con l’esito delle votazioni sono sotto gli occhi di tutti . Non abbiamo ancora un nuovo Governo che incominci ad affrontare la grave situazione economica e sociale che stiamo attraversando, ma in compenso abbiamo un nuovo Presidente della Repubblica: Giorgio Napolitano, chiamato per la prima volta nella storia repubblicana a rimanere sul Colle per (teoricamente) quattordici anni. Quando scadrà il suo secondo mandato, il Presidente compirà novantaquattro anni. Se ben ricordo, neanche i Segretari del Plenum del Soviet Supremo dell’ormai misconosciuta Unione Sovietica restarono in carica sino a questa età. 

Intendiamoci, tanto di cappello al Presidente Napolitano. 

La sua elezione è stata perfettamente legittima, costituzionalmente ineccepibile e chi grida al golpe anche questa volta ha perso un’occasione per pensare prima di parlare. 

Il problema è politico e riguarda tutte le forze presenti in Parlamento. 

Per i Democratici l’elezione di Napolitano certifica in diretta TV la divisione ormai insanabile tra le componenti che hanno creato il PD. Bersani ha le sue colpe (e infatti si è dimesso) ma tutti i capi bastone che hanno agito nell’ombra (dall’Italia, dall’Africa o dalla Cina) portano seco la medesima responsabilità che dice una cosa sola nei fatti: i problemi degli italiani vengono dopo l’egemonia del proprio gruppo all’interno del partito. Vedremo al prossimo congresso se la base ridarà la fiducia a questi Lazzaro oppure deciderà di voltare pagina definitivamente. 

Il M5S in questi due mesi non ha ottenuto nulla rispetto a ciò cui poteva aspirare in base ai voti ricevuti dagli elettori. Grillo è un grande uomo di spettacolo e infatti in tutte le piazze dove ha portato il suo tour ha fatto il pieno, ma, come politico, di strada deve ancora compierne parecchia. Quando una forza politica siede in parlamento, per ottenere un risultato favorevole alla propria parte deve per forza cercare un accordo con le parti politiche più vicine alla propria, altrimenti i casi sono due: o non si ottiene nulla (e allora non si capisce perché si è deciso di sedere in parlamento) oppure non siamo in democrazia. 

Berlusconi e il PDL in apparenza sono quelli che hanno ottenuto una vittoria in questa fase, avendo da sempre optato per una scelta di grandi intese, di santa alleanza per il bene del Paese con la creazione di un governo trasversale politico al posto di quello tecnico guidato da Monti. Ma ora che questa soluzione si avvicina con l’elezione di Napolitano, Berlusconi sa benissimo che se si andasse subito a votare il PDL molto probabilmente avrebbe la maggioranza nel Paese (anche per l’auto distruzione del PD) e la tentazione di sfilarsi da questo governo di larghe intese è fortissima. Vedremo nei prossimi giorni quale strada il PDL deciderà di percorrere. 

Scelta Civica con il professor Monti si appresta a vivere un ritorno di fiamma insperato. Un governo di larghe intese vedrebbe sicuramente i moschettieri del Presidente in prima fila e magari il senatore Mario Monti (ora politico a pieno titolo in quanto a capo di un partito democraticamente eletto) potrebbe essere chiamato a far parte di un governo politico di unità nazionale, cosa impossibile sino a ieri. 

E gli italiani? A noi popolo italiano non ci rimane altro, a questo punto, che rivolgerci al nostro Presidente democraticamente eletto dai parlamentari e chiedergli una sola cosa: imponga, Signor Presidente a questi pseudo leader politici di mettersi subito d’accordo per costituire un Governo. Affronti, questo Governo, subito senza indugi la situazione economica e dica alle istituzioni europee competenti che la gestione della crisi come fatta sino ad ora non va bene perché soffoca la crescita. Dia, questo Governo, agli italiani una nuova legge elettorale permettendo all’elettore la scelta del proprio rappresentante in parlamento. 

E dopo, Signor Presidente, verificato che questi due compiti siano stati eseguiti, sciolga le Camere e ci rimandi a votare. 

Grazie Signor Presidente.





mercoledì 27 febbraio 2013

L'effetto tsunami...


L’effetto tsunami alla fine  è arrivato e, come prometteva la parola, è stato devastante.

La politica è fatta di numeri e i numeri sono i seguenti: il Partito Democratico alla Camera ha ottenuto 8.644 mila voti pari al 25,42% del totale; il Popolo della Libertà 7.332 mila voti (21,56%) e il Movimento di Beppe Grillo 8.689 mila voti, pari al 25,55% dei voti. Il partito di Monti ha raccolto solamente 2.824 mila voti.

Se confrontiamo questi dati con i risultati delle precedenti elezioni politiche (2008) ci rendiamo conto dell’effetto tsunami:  il PD ha perso 3.451 mila voti mentre il PDL ne ha persi addirittura 6.297 mila voti.  Dove sono andati tutti questi voti in uscita dai due principali partiti italiani? Al Movimento 5 stelle? Buona parte sì.

Quella che abbiamo davanti agli occhi è una situazione politica nuova per l’Italia, ipotizzata da alcuni analisti, ma in fondo ritenuta impossibile dai principali leader di partito. Bersani (e il PD) era convinto di avere la vittoria in tasca o, alla peggio, di aver bisogno per governare dell’aiuto di Monti al Senato; Berlusconi voleva arrivare secondo per rimanere  comunque indispensabile in alcuni passaggi istituzionali, mentre Monti si aspettava più riconoscenza dagli italiani per il lavoro “sporco” che il Presidente della Repubblica gli aveva affidato.

E invece dalle urne è uscita una volontà popolare che ha di fatto reso quasi insignificante il polo di centro, ha bocciato la linea politica di un PD che non ha saputo spiegare agli italiani quale Italia ha in mente; ha forse definitivamente bocciato il populismo berlusconiano nutrito ancora una volta degli ormai tradizionali slogan  (meno tasse, più condoni, giustizia giusta ecc) e invece ha premiato un movimento trasversale, liquido, non etichettabile, di italiani che fino a ieri votavano la Sinistra, il Centro e anche la Destra e che questa volta hanno scelto di votare per qualcosa di diverso, per un’offerta politica nuova.

In democrazia la volontà popolare merita assoluto rispetto, tuttavia i principali leader politici avrebbero dovuto comprendere per tempo che il Paese era ormai stanco di ascoltare promesse di cambiamento nella vita politica, amministrativa e sociale  e non vederle mai realizzate. E tutti noi abbiamo bene in mente a cosa ci riferiamo, a quello che poi è diventato in buona parte il programma del M5S!

Alcuni commentatori in queste ore paragonano il M5S alla Lega Nord delle origini, ma le analogie di fondo secondo noi non ci sono. Quello della Lega era un movimento politico molto ben definito, unito e unitario, i suoi elettori avevano tutti in mente alcuni obiettivi  ben precisi da raggiungere e il nemico era chiaro, era la Roma ladrona che opprimeva il Nord produttivo con tasse insostenibili per mantenere l’Italia sprecona del Centro e del Sud. 
Nel M5S non mi sembra che siano così chiari, geograficamente definiti e unitari i punti che uniscono gli 8 milioni e 689 mila italiani che l’hanno votato.

Il fatto poi che rende questa nuova forza politica ancora più originale è la sua genesi: un movimento creato circa cinque anni or sono da un uomo di spettacolo, un comico. Certo, con il passare del tempo quel comico è cresciuto, ha studiato i copioni per affrontare i diversi temi politici e a lui si sono affiancate lungo il cammino persone che lo hanno aiutato, gli hanno dato consigli. E in quest’ ultima campagna elettorale,  mentre i professionisti della politica parlavano nei teatri (dove di solito si esibiscono i comici) , il comico girava per le piazze d’Italia (dove una volta i politici, i leader di partito tenevano i comizi) incontrando di persona gli italiani, regalando loro un sorriso e spiegando quale Italia aveva in mente.

Ora però la tournée è finita. In Parlamento ci sono i rappresentanti del M5S che saranno chiamati, insieme agli altri eletti, ad assicurare al nostro Paese cinque anni di Legislatura e di Governo, per il bene del nostro Paese e di tutti noi.  Lo spettacolo è terminato, è ora che Calvero scenda dal palco, è tempo che entri in scena la realtà. 

Noi siamo fiduciosi, ci aspettiamo che il senso di responsabilità connesso alla carica elettiva ricoperta (in qualità di Deputato  o Senatore della Repubblica)  sia ben chiaro nelle menti e nel cuore di tutti i nuovi eletti che, soprattutto se giovani e alla prima esperienza parlamentare, avranno dalla loro la giusta carica e il giusto desiderio di fare bene il proprio lavoro. Per sé stessi, i loro coetanei e tutti noi.    



       

sabato 2 febbraio 2013

Sei Personaggi in cerca d'autore


Mancano poco più di venti giorni alle elezioni e cosa abbiamo capito da questo primo mese di campagna elettorale?

Gli unici dati certi sono che nell’anno appena trascorso è calata la produzione industriale, è calato il PIL, è calata la fiducia degli italiani,  ma in compenso è salita la disoccupazione. Per il resto il solito tran tran, la solita Italia. Per fortuna che a darci la scossa è arrivata la campagna elettorale, dove ogni politico può rifarsi una verginità, può fingersi attore, personaggio, special guest come direbbero gli americani.

A dir la verità, un vero attore, anzi due, li abbiamo visti all’opera.

Il primo è Grillo che ha scelto la piazza e il contatto diretto con il pubblico. Scelta difficile, si recita in diretta, senza telecamere ma con tanti telefonini che ti riprendono e ti sbattono in rete. Il personaggio è abituato, dice anche cose sensate, al limite dell’ovvio se vogliamo, ma i suoi seguaci saranno all’altezza del maestro?  Quando occorrerà costruire e non distruggere lo sapranno fare?

Il secondo attore è abituato a recitare in molti ruoli, ma sempre da Presidente e non ama arrivare secondo. E’ Presidente lavoratore, Presidente operaio, Presidente del Consiglio, Presidente di CdA, Presidente degli italiani. Dopo un anno di letargo mediatico ha deciso che per fare il Presidente pensionato c’è ancora tempo ed è sceso nuovamente in campo, quello televisivo. Ha occupato tutti gli spazi possibili e anche quelli impossibili e siderali (come il lontanissimo pianeta Santoro) e, dato che l’attore c’è, il distacco dal primo pretendente alla poltrona di Presidente del Consiglio si sta velocemente colmando.

Poi ci tiene compagnia l’attore vincitore delle primarie, delle secondarie e anche delle terziarie (non so più quante votazioni ha organizzato il popolo della sinistra).  Bersani, che un anno fa avrebbe stravinto le elezioni e si sarebbe seduto al posto di Monti, oggi forse incomincia a contare i giorni che mancano all’apertura delle urne. Ogni giorno che passa, secondo i sondaggi, i voti per la sua coalizione diminuiscono, mentre qualcuno dei suoi incomincia a pensare… se avessi votato Renzi… almeno alle secondarie… 

Sin qui parliamo di special guest, ma abbiamo anche tre comparse, anzi un attore quasi special e due comparse.

Il quasi special Monti era uno special guest che nelle ultime settimane è tornato, è salito nel mondo reale e si è accorto che recitare dal vivo e non in playback è un'altra cosa, occorre esserci abituati. Gli applausi li devi conquistare uno per uno, non valgono quelli registrati. E poi passare da un ruolo drammatico,  di salvatore della Patria ad uno più allegro, più accattivante, a quello di adulatore della pubblica opinione non è semplice. Sarebbe credibile Rambo che tornato a casa si mettesse a scrivere commedie sulle mogli casalinghe dei soldati americani che stanno combattendo in Afghanistan?

Le comparse Giannino e Ingroia sono stati messi sul palco  per farci sorridere, per ricordarci che in fondo la politica è un po’ come il Cirque du Soleil, con tanta bella gente che balla, la musica, i colori, i clown … poi però lo spettacolo finisce e si esce dal tendone e fuori a febbraio ad aspettarci c’è la nebbia…

Chi vincerà la competizione?  Una cosa è certa: chiunque arriverà primo, dovrà stringere alleanze con il secondo o con il terzo, con coloro che oggi manda a quel paese, ma che sa benissimo che quel Paese non vorrebbe più vedere lui e la sua gente sul palcoscenico della politica. 

Un’ultima cosa: non ci siamo dimenticati di parlare dei testi,  dei contenuti che vengono  recitati dai nostri sei personaggi… purtroppo sono tutti personaggi in cerca di un autore che scriva per loro, e per noi, un copione credibile .



lunedì 14 gennaio 2013

Panem et circenses...


Mentre i partiti politici, vecchi e nuovi, si preparano alle prossime sfide elettorali, l’Istat oggi ha reso noti i dati di novembre 2012 relativi alla produzione industriale in Italia. In sintesi: produzione industriale complessiva annua in diminuzione del 7,6% rispetto al 2011; nell’ultimo mese meno 1%; per i beni strumentali il calo su base annua è del 7,2%; per i beni di consumo durevoli calo del 6,4%, per la produzione di energia il calo su base annua è del 7,7%.  Inutile continuare.

Pur se non disponiamo ancora dei dati di dicembre, possiamo sicuramente affermare che peggio di così il 2012 non poteva andare per l’economia italiana. A chi addebitare questa situazione? Al Governo uscente o alla congiuntura internazionale oppure ai precedenti Governi che pur avendo goduto in Parlamento di maggioranze più o meno “bulgare” non hanno saputo o potuto approfittare per cambiare il sistema? Se qualche leader politico volesse tentare di rispondere non usando la demagogia, sarebbe ben accetto.  

Mentre il Paese reale metabolizza questi dati e cerca di andare avanti lavorando e pensando al futuro, i candidati premier (consapevoli o a loro insaputa) e i leader (attuali e futuri) di partito in questi giorni stanno mettendo a punto le strategie, le alleanze e le squadre per affrontare la campagna elettorale.
La preoccupazione principale dei partiti e dei politici, direi di tutti, nessuno escluso, sembra però quella di cercarsi un posto in qualche lista, possibilmente “sicura” e di gettare fango sul concorrente ritenuto più temibile per sé.  E poi ci sono le promesse elettorali con le quali gli stessi politici credono di convincere e conquistare alla propria causa il popolo, anzi sarebbe meglio definirlo il popolino vista la considerazione che manifestano per noi.
Non comprendo come qualche “lungimirante” uomo politico nostrano non abbia ancora pensato di affittare uno stadio di calcio e offrire gratis ai cittadini la visione di una partita oppure un concerto o, visto che il carnevale è vicino, organizzare una grande festa mascherati magari da antichi romani. Panem et circenses!

Quello che i nostri politici dovrebbero raccontarci in queste settimane è come intendono, se andassero al governo, far ripartire la produzione industriale (quindi parlare di crescita) e come intendono ridurre il debito pubblico a partire da subito. Senza una riduzione lenta, ma costante del nostro debito sovrano non riusciremo infatti ad uscire dalla spirale negativa in cui siamo finiti, perché la spesa per interessi risulta troppo alta da sostenere e gli sforzi fatti sino ad ora sarebbero vani. I bassi spread che in queste settimane abbiamo registrato sui nostri Titoli di Stato, sono il frutto delle ultime prese di posizione della BCE contro la speculazione in difesa dell’Euro e dello slittamento, a partire dal 2015 (come previsto, ma con una copertura massima del 60%) per terminare il 1 gennaio 2019 dell’entrata in vigore delle regole di Basilea 3 relative agli standard di liquidità per il sistema finanziario. Questo fatto, molto atteso dai Banchieri, ha dato respiro agli istituti di credito europei non più obbligati, per ora,  a garantire i propri impieghi con asset allocation troppo onerose.

Le manovre “politiche” provenienti dall’Europa hanno ridato fiducia ai Mercati sulla tenuta, nel breve periodo, del sistema finanziario europeo e quindi gli Stati più esposti alla speculazione, come per esempio l’Italia, stanno godendo di una diminuzione dello spread sul proprio debito sovrano. Però nessuno è in grado di dire quanto durerà, posto che i fondamentali del nostro Debito Pubblico rimangono quelli che sono e la ripresa della produzione industriale non esiste.  Proprio per questo i nostri leader politici dovrebbero parlarci di ripresa economica e di abbattimento del Debito Pubblico, non di IMU e di alleanze post voto tanto futuribili quanto al momento senza senso.

Il tempo a nostra disposizione sta per finire, la terra gira su se stessa ma avanza anche nello spazio! Non possiamo passare altri cinque anni nell’immobilismo come abbiamo passato i precedenti venti anni, senza aver portato a termine quelle riforme che sono necessarie per il progresso del nostro Paese.  Come scrisse Mark Twain: tra vent'anni non sarete delusi delle cose che avrete fatto, ma di quelle che non avrete fatto.  

Cerchiamo di non ripetere l’errore.


Ah, quasi dimenticavo: auguri ad Aldebaran per il suo primo anno di vita!



martedì 8 gennaio 2013

Vota Antonio!


Questione di qualche giorno ancora e poi le liste dei candidati al prossimo Parlamento saranno pronte. Ci saranno, come sempre, nomi nuovi e i soliti noti.

I problemi che i nuovi eletti si troveranno da subito a dover affrontare saranno sicuramente quelli di natura economica: rilanciare la crescita, mantenere i conti pubblici in ordine, favorire la ripresa dell’occupazione.

Le diverse ricette per far fronte a questi enormi problemi le conosciamo bene o male tutti, si va dalla proposta di Vendola alla ricetta di Berlusconi passando per Grillo, Bersani, Monti con Casini per finire con Tremonti.

Quello che invece mi piacerebbe sapere dai candidati parlamentari dei diversi schieramenti è cosa pensano riguardo ad alcune “questioni” se vogliamo non così scottanti, ma indicative della visione della vita che hanno i soggetti in questione. Conoscere il loro pensiero, sincero, su tali argomenti ci potrebbe aiutare a scegliere il candidato che più rispecchia i nostri valori e la nostra visione della vita e forse ci permetterebbe alla fin fine di ottenere un Parlamento composto da persone più simili a noi, un Parlamento più umano.

Ecco le dieci domande alle quali mi piacerebbe che ogni candidato al Parlamento si sentisse moralmente desideroso di rispondere:

uno:  che cosa significa per lei la parola felicità?

due: quando incomincia la vita umana: dal momento del concepimento o dal momento della separazione del bimbo dalla madre?

tre: pensa che la scuola in Italia abbia bisogno di maggiori sovvenzioni pubbliche o di maggiore libertà e autonomia?

quattro:  in Italia nascono sempre meno figli, come pensa concretamente di aiutare le giovani famiglie e soprattutto le giovani madri a conciliare lavoro e cura dei figli?

cinque: l’Italia è un Paese dove il territorio non viene curato a sufficienza ed anzi viene deturpato da speculazioni edilizie di ogni tipo. Dall’altro lato sono state progettate in questi anni grandi opere, penso alla TAV, al Ponte sullo Stretto di Messina che costano miliardi di euro e che a molti cittadini non sembrano così urgenti e necessari. Lei cosa pensa in merito?

sei:  secondo lei quale Europa abbiamo costruito sino ad ora e soprattutto, c’è bisogno di cambiare qualcosa oggi in Europa?

Veniamo ora ad alcune domande su argomenti più economici:

sette: ritiene che in Italia ci sia un problema di redistribuzione della ricchezza? Se si, come lo affronterebbe?

otto: recita la Costituzione: l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. Concretamente, ci dice una proposta attuabile subito per far crescere l’occupazione?

nove: spending review e sanità, ci dice come immagina il nostro Sistema Sanitario nazionale alla fine del suo mandato, tra cinque anni?

dieci: giustizia lenta e carceri strapiene di detenuti. Ci dice una proposta concreta per velocizzare la prima e rendere effettivamente rieducativa la pena del condannato?

Dalle risposte a queste domande (per nulla esaustive degli argomenti che si potrebbero ancora toccare) uscirebbe un’immagine dell’Italia presente e futura del nostro “candidato”.

Poi sta a noi giudicare e votare.

Diceva Charles De Gaulle: poiché un politico non crede mai in quello che dice, quando viene preso alla lettera rimane sempre molto sorpreso.  

Cerchiamo, concittadini elettori, questa volta di scegliere bene il nostro candidato per non essere, tra cinque anni, ancora noi ad essere sorpresi di chi abbiamo eletto.