Le più grandi sciagure dell’umanità sono state originate da chi ha voluto semplificare la vita pianificando il mondo.

Giovannino Guareschi

Il Santo del mese

Luglio 2017

San Pantaleone


C'è una medicina "santa" che accompagna gli uomini nel loro cammino terreno aiutandoli nelle malattie del corpo ma anche nelle ferite dell'anima. Testimoni di questa medicina non mancano nell'elenco dei santi e la liturgia oggi ci narra proprio la storia di un medico che trovò nella fede il motore più potente per la propria professione: san Pantaleone. Nato a Nicomedia nel III secolo, fu cresciuto dalla madre cristiana ma avviato dal padre pagano allo studio della medicina. L'incontro con un presbitero che gli parlò di una medicina "più grande", il messaggio del Risorto, lo portò alla strada della conversione e del Battesimo. Decise quindi di esercitare la propria professione di medico gratuitamente ma questo suscitò il risentimento dei colleghi e gli costò la denuncia. Secondo la tradizione venne quindi martirizzato tra atroci sofferenze forse nell'anno 305.

tratto da "Avvenire" del 27/07/2017 - a cura di Matteo Liut






Giugno 2017

Francesco Pianzola


Tutti possono essere "apostoli della propria terra", basta avere il coraggio di farsi prossimi alle persone che incontriamo ogni giorno. Fu proprio questa "formula", semplice ma profetica, la radice della testimonianza del beato Francesco Pianzola. Questo sacerdote lombardo, infatti, è conosciuto come l'apostolo della Lomellina, grazie all'impegno vissuto accanto alla gente della sua terra, stretta tra la profonda tradizione agricola e l'avanzare dell'industria. Nato a Sartirana Lomellina, in provincia di Pavia nel 1881, frequentò il Seminario di Vigevano. Dopo l'ordinazione sacerdotale nel 1907 visse il proprio ministero a favore dei lavoratori della terra e tra gli operai. Una missione che affidò poi alle Suore Missionarie dell'Immacolata Regina della Pace da lui fondate. Morì nella casa generalizia della congregazione a Mortara nel 1943.

tratto da "Avvenire" del 04/06/2017 - a cura di Matteo Liut





Maggio 2017

Margherita Pole


Il coraggio del dissenso porta alla santità se nasce dalla fedeltà al Vangelo e al senso della storia. Ce lo ricorda la testimonianza della beata Margherita Pole, contessa di Salisbury vissuta a cavallo tra il XV e il XVI secolo e uccisa da un potere tutto umano che aveva avuto la pretesa di sostituirsi a Dio. Ricordare questa figura significa ritrovare le ragioni profonde per continuare a coltivare il dialogo ecumenico: le divisioni tra cristiani provocano ferite profonde non solo alla Chiesa ma anche a popoli e nazioni. Nata nel 1473, la beata Pole fu uccisa nel 1541 nella Torre di Londra dopo due anni di prigionia decisa sulla base di false calunnie. In realtà, infatti, la sua colpa fu quella di essersi opposta al divorzio del re Enrico VIII. Pagò il suo coraggio prima venendo allontanata dalla corte e poi con la propria vita.

tratto da "Avvenire" del 28/05/2017 - a cura di Matteo Liut


Margherita Pole



Aprile 2017

San Luigi Maria G. de Montfort


La fede è una luce che non può rimanere nascosta sotto un «moggio»: essa va messa bene in vista perché illumini tutti. Viene in mente questo passo evangelico guardando alla vita di san Luigi Maria Grignion de Montfort, predicatore instancabile vissuto in Francia dal 1673 al 1716. Un'epoca in cui la ragione stava diventando una nuova "divinità" e alcuni movimenti religiosi spingevano per ridurre la fede a una mera dimensione intimistica, priva di ogni possibilità di incidere nella storia. Luigi Grignion era nato a Montfort-la-Cane e dopo gli studi umanistici, nel 1692, era a Parigi, in Seminario; venne ordinato prete nel 1700. L'anno dopo era a Poitiers, cappellano dell'ospedale, da lì cominciò la sua grande opera missionaria popolare, spesso ostacolata ma sempre attenta a fare della fede una dimensione visibile e pubblica. Nel 1705 fondò la Compagnia di Maria.


tratto da "Avvenire" del 28/04/2017 - a cura di Matteo Liut



San Luigi Maria G. de Montfort

Marzo 2017

San Casimiro


La ricerca di una purezza interiore può essere un obiettivo anche per chi ha ruoli di governo e occupa posizioni di prestigio: è il messaggio di san Casimiro. Nato a Cracovia nel 1458, era figlio del re di Polonia di origine lituana. A 13 anni gli Ungheresi, in ribellione al loro re Mattia Corvino, offrirono a Casimiro la corona, ma egli rifiutò quando seppe che il Papa si era dichiarato contrario. Nel 1479, per l'assenza del padre, Casimiro si trovò a essere reggente di Polonia e, anche se minato dalla tubercolosi, seppe governare con limpidezza e onestà. Scelse per sé il celibato anche davanti alle ragioni di Stato, che gli avrebbero imposto un matrimonio. Coltivò sempre un ideale ascetico di purezza che lo resero un esempio agli occhi dell'intero regno. Morì a 25 anni a Grodno (in Lituania) il 4 marzo 1484.

tratto da "Avvenire" del 04/03/2017 - a cura di Matteo Liut


San Casimiro

Febbraio 2017

San Pier Damiani


Era l'ultimo figlio in una famiglia numerosa, educato duramente da un fratello che lo mise a fare il guardiano dei porci. Eppure, grazie al sostegno di un altro fratello, Damiano, san Pier Damiani divenne un testimone, una guida, un riformatore della Chiesa del suo tempo. Nato a Ravenna nel 1007, dopo gli studi entrò nel monastero camaldolese di Fonte Avellana e nel 1057 il Papa lo chiamò a Roma: c'era bisogno di un pastore rigoroso e preparato per affrontare la crisi che la Chiesa stava vivendo a causa degli scismi e della simonìa. Nominato vescovo di Ostia e poi creato cardinale, Pier Damiani fu al fianco di sei pontefici. E in questo ebbe un aiuto in particolare dall'abate benedettino di San Paolo Fuori le Mura, Ildebrando, il futuro Gregorio VII. Morì a Faenza nel 1072. È dottore della Chiesa dal 1828.

tratto da "Avvenire" del 21/02/2017 - a cura di Matteo Liut



Gennaio 2017

Sant'Agnese


L'amore cristiano non è semplice “buonismo” infantile, è, infatti, un'esperienza sconvolgente, radicale, profonda perché è un viaggio verso l'essenziale che unisce ogni essere umano, un itinerario di “purificazione”. Sant'Agnese, giovane martire del III secolo, è l'icona proprio di questa purezza di cuore. Era figlia di patrizi romani cristiani e aveva appena 12 anni quando scoppiò un'aspra persecuzione. Agnese venne denunciata come cristiana da un giovane, forse figlio del prefetto: il ragazzo aveva messo gli occhi su di lei ma era stato rifiutato. Fu quindi condannata a essere esposta nuda nei pressi dell'attuale piazza Navona, ma nessuno riuscì ad avvicinarsi. Venne poi gettata nel fuoco, ma ne uscì illesa. Infine fu uccisa con un fendente alla gola, proprio come venivano uccisi gli agnelli, i più puri tra gli animali.

tratto da "Avvenire" del 21/01/2017 - a cura di Matteo Liut





Dicembre 2016

Santa Adelaide


Governare e condurre una vita retta è possibile, è un sogno realizzato di cui ci parlano i tanti santi e beati annoverati tra i regnanti di diverse epoche. Un esempio è quello di sant'Adelaide, che fu imperatrice del Sacro Romano e non si dimenticò delle necessità dei bisognosi. Un'opera che affiancò al sostegno alla riforma di Cluny anche attraverso la fondazione di chiese e monasteri. Nata nel 931, nel 947 Adelaide sposò Lotario, re d'Italia, ma il marito morì dopo tre anni e lei dovette subire le angherie di Berengario II del Friuli, che si era impadronito del regno d'Italia e del quale non volle sposare il figlio. In seguito sposò Ottone I, assieme al quale ebbe tre figli e venne incoronata imperatrice nel 962. Dopo la morte di Ottone, resse per un periodo l'impero, ritirandosi infine nel monastero di Selz: e qui morì nel 999.

tratto da "Avvenire" del 16/12/2016 - a cura di Matteo Liut




Novembre 2016

Santa Cecilia


La vita è un canto, un'armonia dove nessuna nota è “stonata”; per questo nella tradizione cristiana la musica ha sempre avuto un ruolo fondamentale. E una dimensione così importante non poteva non avere un suo protettore, un compito affidato a santa Cecilia, martire la cui “Passio” la ritrae intenta a “cantare le lodi del Signore” durante le terribili torture inflittele a causa della sua fede. Vissuta a cavallo tra il II e il III secolo, i particolari della sua vita sono andati perduti, ma le fonti attestano l'antichità del culto. La tradizione la vuole sposa a un nobile di nome Valeriano il quale fu convertito al cristianesimo dalla stessa Cecilia e venne ucciso perché non temeva di seppellire i corpi dei fedeli martirizzati. Santa Cecilia, le cui spoglie vennero traslate nell'821 nella Basilica a lei dedicata, è la patrona dei musicisti e dei cantanti.

tratto da "Avvenire" del 22/11/2016 - a cura di Matteo Liut



Ottobre 2016

Roman Lysko



Le cicatrici che segnano i margini orientali dell'Europa attraversano le storie di popoli, nazioni e individui la cui testimonianza rappresenta la migliore risorsa per l'unità del Continente. Un esempio è la vicenda del beato Roman Lysko, sacerdote cattolico di rito orientale nato nel 1914 a Lviv, Leopoli. La sua città era polacca fino allo scoppio della seconda Guerra mondiale, poi fu occupata dai nazisti e infine divenne parte dell'Unione Sovietica. Lysko, sposato, con la moglie si dedicava all'educazione dei giovani e fu una di queste vittime. Il 28 agosto 1941 venne ordinato sacerdote dal metropolita Andrej Szeptycki. Il 9 settembre 1949 viene arrestato dalla polizia dell'Urss: dopo diverse torture venne murato vivo nel carcere di Lviv. Morì il 10 ottobre seguente: venne beatificato nel 2001 assieme ad altre vittime del regime sovietico di nazionalità ucraina.

tratto da "Avvenire" del 14/10/2016 - a cura di Matteo Liut








Settembre 2016

San Fiorenzo


La fede cristiana, il cui principio è la scelta di Dio di condividere il cammino dell'umanità, ha sempre contribuito a dare forma alla storia e ai luoghi, perché essa non può rimanere nascosta ma richiede sempre la testimonianza. Questo principio sta dietro alla storia di san Fiorenzo, eremita e abate su un monte a metà strada tra Nantes e Angers sulla Loira. La leggenda lo vuole fratello di san Floriano, martire in Austria nel 304, e poi monaco in Francia, dove morì a 123 anni. La biografia non ha fondamento storico, ma di comprovata solidità è il ruolo fondamentale che san Fiorenzo ebbe nelle vicende di tutto il primo millennio in quella regione francese. Per i monaci di S. Florent-le Vieil le reliquie del fondatore furono sempre un riferimento certo nei continui stravolgimenti di cui la storia degli uomini abbonda.

tratto da "Avvenire" del 22/09/2016 - a cura di Matteo Liut


Agosto 2016

Ildefonso Schuster


È ricca e complessa l'eredità lasciata a Milano dal beato Alfredo Ildefonso Schuster, monaco, cardinale arcivescovo della città. In questo momento, però, prezioso è il ricordo del suo ruolo di vero pastore in mezzo alle rovine lasciate dal conflitto mondiale: per i fedeli ambrosiani fu un vero padre in mezzo alle macerie. In realtà tutto il suo ministero episcopale fu caratterizzato da un'unica vera attenzione: ricordare alla città e a tutto il Paese l'urgenza di mettere al centro sempre l'uomo e la sua dignità. Era nato a Roma nel 1880 e divenne sacerdote nel 1904, ricoprendo poi diversi incarichi nella Congregazione Cassinese, fino a diventare abate di San Paolo fuori le Mura. Nel 1929 venne scelto come arcivescovo di Milano: visitò cinque volte la diocesi, consacrò 275 chiese, 21 vescovi e 1.265 preti. Morì nel 1954.

tratto da "Avvenire" del 30/08/2016 - a cura di Matteo Liut










Luglio 2016

San Giovanni Gualberto


Alla ricerca di una forma di vita monastica più pura e scevra dagli errori diffusi al suo tempo, come la simonia, san Giovanni Gualberto abbandonò San Miniato per dare vita a un monastero a Vallombrosa. Nato tra il 985 e il 995 a Firenze, nell'opera di fondazione del nuovo monastero Gualberto ebbe nell'abate di Settimo un prezioso sostegno, anche se poi, forse per timore di poter cadere negli errori dei suoi vecchi superiori, accettò con grande riluttanza la carica di abate. A Vallombrosa la comunità crebbe grazie all'arrivo di altri confratelli che avevano a loro volta abbandonato San Miniato e di alcuni laici provenienti da Firenze. Nel suo progetto dell'Ordine dei Vallombrosani Giovanni si pose come obiettivo il ritorno alla fonte originale della Parola di Dio e dei padri del monachesimo. Morì nel 1073.

tratto da "Avvenire" del 12/07/2016 - a cura di Matteo Liut


Giovanni Gualberto

Giugno 2016

San Barnaba


Uno “straniero” che divenne una vera colonna della Chiesa del primo secolo: san Barnaba, ebreo nativo di Cipro, si guadagnò un posto tra i discepoli del Risorto grazie alla sua testimonianza di radicalità. La stessa che Gesù aveva chiesto alle persone che aveva incontrato sulle strade della Palestina. Giuseppe – questo il nome di Barnaba prima di diventare cristiano – aveva infatti venduto un suo campo e aveva consegnato il ricavato agli apostoli e poi si fece garante di Paolo, un tempo persecutore, presso la comunità di Gerusalemme. Divenne quindi un “apostolo dei pagani”, convinto assertore dell'universalità del Vangelo, che non era un tesoro destinato unicamente agli ebrei. Tutti tratti che rendono il “figlio dell'esortazione” (questo significava il suo nome) un testimone ancora attuale.

tratto da "Avvenire" del 11/06/2016 - a cura di Matteo Liut




San Barnaba



Maggio 2016

Felice da Cantalice


Un santo tra la chiesa e la strada, fedele al carisma della sua congregazione, i Cappuccini, e saggio consigliere per l'aristocrazia della Roma rinascimentale. San Felice da Cantalice ha lasciato un segno profondo tra le case della città eterna, soprattutto grazie alla testimonianza di una vita umile e animata dalla preghiera. Nato a Cantalice (Rieti), forse nel 1515, da giovane si trasferì a Cittaducale dove fu pastore e contadino per la famiglia Picchi. Nel 1544 decise di seguire la sua vocazione religiosa. Scelse quindi di entrare tra i Cappuccini a Fiuggi, dove visse il noviziato. Emise poi i voti nel convento di San Giovanni Campano. In seguito rimase per circa due anni nei conventi di Tivoli e di Viterbo-Palanzana. Infine si trasferì nel convento romano di San Bonaventura (Santa Croce dei Lucchesi sotto il Quirinale): qui, nei 40 anni seguenti fu questuante.

tratto da "Avvenire" del 18/05/2016 - a cura di Matteo Liut







Aprile 2016

Maria Crescentia Hoss


Un'umile tessitrice della lana che divenne guida spirituale anche per i potenti e che, grazie allo stesso carisma, seppe essere una vera “maestra” di vita. Così l'eredità di santa Maria Crescentia Hoss è arrivata fino ai giorni nostri. Nata nel 1682 a Kaufbeuren, in Baviera, era figlia di tessitori, mestiere che fu costretta a svolgere nonostante la forte vocazione alla vita consacrata. La famiglia non aveva i mezzi per fornirle la dote necessaria a entrare nel monastero della Francescane: fu il sindaco, protestante, ad aiutarla. Nel 1710 era portinaia, nel 1717 maestra delle novizie e nel 1741 venne eletta superiora della sua comunità. L'intelligenza, l'umiltà, l'amore dei gesti e delle parole lasciarono il segno anche nel principe ereditario e arcivescovo di Colonia Clemens August che, subito dopo la morte, chiese al Papa la sua canonizzazione. Morì nel 1744.

tratto da "Avvenire" del 05/04/2016 - a cura di Matteo Liut




Marzo 2016

Luigi Orione


Un gigante della carità che si piegò sulle ferite dei più piccoli. La missione di san Luigi Orione iniziò proprio dai piccoli, dai giovani, da quei ragazzi che vedeva dalla sua stanza sopra il duomo di Tortona. Un inizio profetico per un ministero che lo vide impegnato in numerosi campi e lo portò a fondare la Congregazione dei Figli della Divina Provvidenza e le Piccole Missionarie della Carità; gli Eremiti della Divina Provvidenza e le Suore Sacramentine. San Luigi era nato a Pontecurone nella diocesi di Tortona, il 23 giugno 1872 e frequentò prima i Frati Minori, poi l'oratorio di Torino diretto da don Bosco, infine, nel 1889 entrò nel seminario di Tortona e divenne prete nel 1895. Nel 1892 aveva inaugurato il primo oratorio intitolato a San Luigi e nel 1893 aveva aperto il collegio di San Bernardino. Morì a Sanremo nel 1940.

tratto da "Avvenire" del 12/03/2016 - a cura di Matteo Liut







Febbraio 2016

Giovanna di Valois


I 22 anni trascorsi da santa Giovanna di Valois (1464-1505) accanto a un uomo – Luigi d'Orléans, poi Luigi XII re di Francia – che l'aveva sposata solo per ragioni politiche, sono l'esempio di ciò che oggi viene definita "resilienza". Una resistenza attiva, un "tenere duro" in vista di un obiettivo più alto, di una vocazione coltivata nell'intimità che poté esprimersi solo dopo il riconoscimento della nullità di quel matrimonio d'interesse. Dopo la rottura del legame con il re, la fondatrice era diventata duchessa di Berry e aveva amministrato il suo ducato con estrema attenzione per i bisognosi. Ma a Giovanna non bastava, perché portava dentro fin da piccola una "missione mariana", che si realizzò nella fondazione dell'ordine della Santissima Annunciazione della beata Vergine Maria a Bourges nel 1500: nel 1504 anche la fondatrice emise la professione religiosa.

tratto da "Avvenire" del 04/02/2016 - a cura di Matteo Liut





Gennaio 2016

Antonio Maria Pucci


Alle volte ai diminutivi non è affidato il compito di sminuire ma quello di trasmettere un senso di intimità, di semplicità, di profonda familiarità. È il caso di sant'Antonio Maria Pucci, conosciuto da tutti come il "curatino": la dedizione con cui questo sacerdote visse il proprio servizio in mezzo alla gente lo trasformò in una guida autorevole e amata. Sono figure di testimoni come questi che alimentano la certezza che il lavoro pastorale quotidiano lascia davvero un segno concreto nella vita delle persone. Eustachio Pucci era nato nel 1819 e a 18 anni entrò tra i Servi di Maria della Santissima Annunziata di Firenze assumendo il nome di Antonio Maria. Nel 1843 fece la professione religiosa e fu ordinato prete. Divenne poi viceparroco di Sant'Andrea a Viareggio; nel 1847 era parroco: guidò la comunità fino alla morte nel 1892.

tratto da "Avvenire" del 12/01/2016 - a cura di Matteo Liut







Dicembre 2015

Santa Lucia


È la fede l'unica vera luce, il faro in grado di dare senso alla vita, la missione cui vale la pena di votarsi e dedicarsi interamente. Questa la "lezione di radicalità evangelica" che ci lascia santa Lucia, una delle sante più care alla devozione popolare. Giovane vergine di Siracusa, Lucia venne uccisa forse nel 304 perché aveva scelto di consacrare la propria vita a Cristo, rifiutando le lusinghe della vita mondana. Secondo la tradizione la storia del suo martirio, avvenuto durante la persecuzione di Diocleziano, ebbe inizio con il pellegrinaggio compiuto assieme alla madre sulla tomba di Agata a Catania. Nel viaggio di ritorno decise di donare tutti i propri beni per dedicarsi totalmente al Vangelo e al messaggio del Risorto. Denunciata dal suo promesso sposo, venne interrogata e torturata e infine uccisa con la spada.

tratto da "Avvenire" del 13/12/2015 - a cura di Matteo Liut



Novembre 2015

San Bartolomeo il Giovane


Da monaco nel cuore della storia, sempre accanto al Successore di Pietro, segno concreto dell'unità e dell'universalità della Chiesa. Per i Pontefici del suo tempo san Bartolomeo il Giovane fu una risorsa preziosa, un testimone che seppe indicare la strada giusta, la via dell'autentica spiritualità e il senso del servizio di Pietro alla Chiesa.
Nato a Rossano nel 980 da una famiglia nobile originaria di Costantinopoli, Bartolomeo crebbe in monastero. Incontrò poi san Nilo a Montecassino, che lo accompagnò per tutto il resto della sua vita. Dopo la morte di quest'ultimo a Grottaferrata, Bartolomeo, proprio in questa località, fondò un monastero e da qui seguì le vicende più importanti della Chiesa del suo tempo. Nel 1044 era al Concilio lateranense e fu consigliere e amico per Benedetto VIII e Benedetto IX. Morì nel 1055.

tratto da "Avvenire" del 11/11/2015 - a cura di Matteo Liut 






Ottobre 2015

Santa Teresa di Gesù


In questi giorni torna forte l'eco di una richiesta di “riforma” della Chiesa, una richiesta che rischia però di rimanere un mero slogan alla moda cavalcato dai media. È infatti solo il desiderio di donare al mondo l'autentica Parola di Dio a poter animare l'autentica riforma, come ci ricorda santa Teresa di Gesù o d'Avila. Carmelitana spagnola nata nel 1515 ed entrata in monastero a 20 anni, morta nel 1582, santa Teresa indicò la strada del rigore e dell'essenzialità davanti alla sfida posta dalla Riforma protestante. E anche se la sua preoccupazione fu prima di tutto quella di riportare l'ordine carmelitano a una maggiore aderenza alla regola, il suo percorso è ancora oggi un paradigma ineludibile per tutti coloro che aspirano a una vita di fede più autentica. Ecco perché dal 1970 santa Teresa è anche dottore della Chiesa.

tratto da "Avvenire" del 15/10/2015 - a cura di Matteo Liut 






Settembre 2015

Santa Rosalia


La parabola esistenziale di santa Rosalia sta racchiusa entro due estremi: da un lato la nobile vita di corte, dall'altro la solitudine della vita da eremita. Il passaggio da una dimensione all'altra è l'espressione del cammino di una giovane di buona famiglia che scopre le verità in Dio e che a Dio offre la propria vita. Figlia di un nobile feudatario, Rosalia Sinibaldi viveva al tempo della rinascita cristiana della Sicilia dopo il dominio arabo durato dall'827 al 1072. Coinvolta nel clima di riscoperta religiosa della sua terra, Rosalia lasciò la vita degli agi per dedicarsi completamente alla preghiera sul Monte Pellegrino, in una grotta, dove morì nel 1160. Nel 1624 Palermo fu colpita dalla peste: Rosalia apparve a una malata e a un cacciatore indicando il luogo in cui si trovavano le sue reliquie e chiedendo che venissero portate in città. L'epidemia così cessò e i palermitani trovarono la loro protettrice.

tratto da "Avvenire" del 4/09/2015 - a cura di Matteo Liut 


Santa Rosalia a Palermo



Agosto 2015

Giovanna Francesca de Chantal


Una figlia spirituale di san Francesco di Sales, madre di famiglia, guida per le consorelle, volto di speranza per i malati: la vita di santa
Giovanna Francesca de Chantal fu una vera avventura della carità alla ricerca degli ultimi. Giovanna Frémiot nacque a Digione nel 1572 e all'età di 20 anni era sposa del barone de Chantal, dal quale ebbe numerosi figli. Rimasta vedova, decise di consacrarsi a Dio e grazie al sostegno di Francesco di Sales fondò la congregazione delle Visitandine, dedite all'assistenza ai malati. Da religiosa la fondatrice prese il nome di Francesca e vide crescere rapidamente l'istituto, soprattutto in Savoia e in Francia. Alla sua morte, avvenuta a Moulins il 13 dicembre 1641, le case della Visitazione erano 75, quasi tutte fondate da lei.

tratto da "Avvenire" del 13/08/2015 - a cura di Matteo Liut 


Giovanna Francesca de Chantal

Luglio 2015

Camillo de Lellis


Una vita sregolata che si è trasformata poi nel seme di un'opera enorme a favore dei malati e degli esclusi di tutto il mondo. È quella di san Camillo de Lellis, la cui eredità oggi è rappresentata dalle numerose case e istituti dei Camilliani che in tutto il mondo prestano non solo assistenza sanitaria ma offrono anche percorsi esistenziali di formazione e di crescita umana e spirituale. Nato nel 1550 a Bucchianico, nei pressi di Chieti, fu soldato di ventura poi caduto in disgrazia. Si salvò grazie ai Cappuccini di Manfredonia e decise di entrare nell'ordine. Per curare una piaga che non voleva guarire fu ricoverato all'ospedale di San Giacomo degli Incurabili di Roma. Qui incontrò il mondo della sofferenza e decise che proprio ai malati avrebbe dedicato tutta la sua vita: divenuto sacerdote nel 1584, fondò la "Compagnia dei ministri degli infermi". Morì nel 1614.

tratto da "Avvenire" del 14/07/2015 - a cura di Matteo Liut


San Camillo de Lellis

Giugno 2015

Diego Oddi



Il Martirologio oggi propone, tra gli altri, la figura di un vero testimone dell'umiltà, modello di fede vissuta con tenacia e costanza nella vita quotidiana: il beato Diego Oddi, religioso dell'Ordine dei Frati Minori. Nato a Vallinfreda, in provincia di Roma, il 6 giugno 1839, a 32 anni divenne francescano e il 6 maggio 1889 emise la professione solenne. Gli venne affidato il compito della questua, un impegno che si colloca nel cuore del carisma dei francescani, e per molti anni divenne per gli abitanti di tutto il Sublacense un esempio di bontà. Ebbe un'attenzione costante e particolare per gli ultimi e gli emarginati, per i quali aveva sempre una parola di conforto e un gesto di carità. Dopo 47 anni da religioso morì nel 1919. Sepolto nella chiesa del Ritiro di Bellegra, è beato dal 1999.

tratto da "Avvenire" del 03/06/2015 - a cura di Matteo Liut


Diego Oddi

Maggio 2015

Anna Rosa Gattorno


Le famiglie ferite da povertà, crisi economica, sofferenze legate a malattie e lutti hanno nella beata Anna Rosa Gattorno un'autentica "madre". Innanzitutto perché lei, nata a Genova nel 1831 da famiglia agiata, anche se andò maturando la scelta di una vita religiosa non abdicò mai al suo compito di accudire i figli, avuti con il marito morto nel 1858. Erano sposi da sei anni e la loro vita era stata segnata da gravi rovesci economici e da una malattia che segnò per sempre la primogenita. Vedova, Anna Rosa perse anche l'ultimo figlio. Lei offrì tutto al Signore, compresa la sua vita, e si dedicò ai malati, agli ultimi, facendosi terziaria francescana. Nel 1866 a Piacenza fondò le Figlie di Sant'Anna. Nel 1878 le prime religiose della congregazione partirono missionarie. La fondatrice morì nel 1900.

tratto da "Avvenire" del 06/05/2015 - a cura di Matteo Liut

Anna Rosa Gattorno


Aprile 2015

Lodovico Pavoni


Cogliere una necessità e adoperarsi per dare una risposta: è questa la matrice della santità in numerosi santi e beati "sociali" che hanno animato l'epoca moderna. Questo modello fondato su discernimento e azione lo ritroviamo anche nella vita del beato Lodovico Pavoni, bresciano di nobili origini che si diede da fare per formare nuove generazioni in grado di affrontare le sfide della contemporaneità. Nato nel 1784 a Brescia, divenne prete nel 1807 e fondò un oratorio per l'educazione dei più poveri. Segretario del vescovo e canonico del Duomo, lavorò alla nascita del "Pio Istituto San Barnaba" per i giovani indigenti, elaborando anche un moderno metodo educativo. Fondò i Figli di Maria Immacolata, i pavoniani, da subito impegnati sulle "frontiere" sociali. Pavoni morì nel 1849 per salvare i suoi ragazzi durante le Dieci giornate di Brescia.

tratto da "Avvenire" del 01/04/2015 - a cura di Matteo Liut


Beato Lodovico Pavoni

Marzo 2015

Sofronio di Gerusalemme


Un califfato preme da Oriente e nel mondo cristiano il rischio è quello di perdere il senso autentico della figura e dell'opera di Gesù: sono orizzonti molto attuali quelli che descrivono il contesto entro cui si trovò a operare san Sofronio, che fu patriarca di Gerusalemme dal 634 al 639. Lui era un monaco dalla profonda formazione teologica ma seppe essere anche un pastore saggio di fronte all'assedio da parte di eserciti ostili. Era nato a Damasco attorno al 550 e si era lasciato affascinare dai padri del deserto, trovando casa presso diversi monasteri. Tra i suoi principali impegni vi fu quello di combattere contro il monotelismo, eresia sostenuta dall'imperatore Eraclio e dal patriarca Sergio, che offriva una visione limitata della persona di Cristo. Sofronio morì nel 639, dieci anni prima della condanna di questa eresia.

tratto da "Avvenire" del 11/03/2015 - a cura di Matteo Liut



San Sofronio



Febbraio 2015

George Haydock


L'Europa non dovrebbe mai dimenticare che la sua storia è costruita anche sul sangue dei martiri, che non gridano vendetta e non si aspettano nessuna rivincita ma ci spronano a lavorare per un continente sempre più libero, sempre più umano. La voce del beato George Haydock arriva dall'Inghilterra del XVI secolo: nato nel 1556 nel Lancashire, si formò per il sacerdozio in Francia e a Roma, dove venne ordinato nel 1581. Tornato in patria venne arrestato e accusato di cospirazione contro la regina, accusa che colpiva chiunque coltivasse un legame con la sede di Pietro, cioè con Roma e il Papa. Nei mesi di prigionia visse a fondo il suo ministero facendosi ancora di speranza e conforto per gli altri prigionieri. Venne giustiziato a Tyburn, non lontano dall'odierno Hyde Park a Londra, il 12 febbraio 1584.

tratto da "Avvenire" del 12/02/2015 - a cura di Matteo Liut



Il martirio di Haydock

Gennaio 2015

Giuseppe Vaz


Anche se era indiano e divenne apostolo dello Sri Lanka, san Giuseppe Vaz, canonizzato nei giorni scorsi da papa Francesco a Colombo, offre un messaggio di speranza anche alla Chiesa europea e dei Paesi occidentali. Vaz, infatti, in un contesto ostile alle comunità cattoliche apparentemente destinate all'estinzione, seppe ricostruire una Chiesa locale salda e vivace. La sua determinazione e la sua forza interiore sono di esempio per i cristiani di oggi, spesso sfiduciati e demotivati. Era nato a Goa nel 1651 e divenne prete nel 1676, entrando poi tra gli Oratoriani, di cui fondò una comunità. Coltivò il proprio sogno da missionario fino a quando riuscì a partire per Ceylon, oggi Sri Lanka, dove i cattolici erano vittime di persecuzione. Nel segreto riuscì però a dare nuova linfa a quella Chiesa. Morì nel 1711.

tratto da "Avvenire" del 16/01/2015 - a cura di Matteo Liut


San Giuseppe Vaz



Dicembre 2014

Antonio Grassi


La generosità è la ricetta per uscire dalla crisi: solo le città abitate da testimoni capaci di donare ciò che possiedono - beni ma anche tempo, capacità, risorse - potranno guardare al futuro con fiducia e speranza. Ce lo ricorda al vicenda del beato Antonio Grassi, la cui memoria è collocata dal Martirologio al 13 dicembre, lo stesso giorno di santa Lucia. Nato a Fermo nel 1592, entrò tra gli oratoriani di san Filippo Neri nel 1609 e divenne prete nel 1617. Seguendo il carisma della sua congregazione si dedicò ai ragazzi, ma anche ai malati e ai carcerati, facendosi conoscere come "padre dei poveri" dalla smisurata generosità e come mediatore di pace nelle liti cittadine. Nel 1635 divenne preposito della sua congregazione a Fermo. Morì nella sua Fermo, che servì fino all'ultimo, nel 1671.

tratto da "Avvenire" del 13/12/2014 - a cura di Matteo Liut


Beato Antonio Grassi


Novembre 2014

Antonio Baldinucci


Affascinati dal "secolo", cioè dal modo di pensare del mondo, gli uomini rischiano di perdere di vista l'orizzonte ultimo verso il quale la loro esistenza è orientata. Questo rischio non è figlio solo della moderna secolarizzazione, ma ha sempre albergato nel cuore delle persone, anche dei credenti. Il compito di "svegliare" da questa falsa soddisfazione fornita dalle cose del mondo è stato assunto nei secoli dai molti predicatori che hanno percorso le strade di paesi e città con passione eroica. Uno di questi fu il beato Antonio Baldinucci, nato a Firenze nel 1665 e divenuto sacerdote gesuita sognando le missioni. Ma la sua salute gl'impose di farsi missionario nella Penisola. Dopo gli studi a Roma, nel 1697 fu inviato a Frascati: attorno a questo centro per 20 anni fu predicatore instancabile. Morì nel 1717 a Pofi.

tratto da "Avvenire" del 07/11/2014 - a cura di Matteo Liut


Ottobre 2014

Daniele Comboni


L'epoca del colonialismo ha prodotto numerose ferite in Africa; un'eredità pesante che ancora oggi fa sentire i suoi oscuri lasciti. Tra i molti testimoni che dedicarono la propria vita alla cura di quelle ferite c'è anche san Daniele Comboni, sacerdote e vescovo che fece del Vangelo uno strumento di promozione della dignità umana e un'arma contro la piaga della schiavitù. Nato a Limone sul Garda nel 1831, nel 1854 era prete e nel 1857 partì per il Sudan, ma la spedizione fallì. Tornato in patria si dedicò a un progetto di missione per l'Africa dove tornò con un gruppo di compagni nel 1867: nascevano i Comboniani. Nel 1877 venne ordinato vescovo e vicario apostolico dell'Africa Centrale. Morì nel 1881 a Khartum in Sudan.

tratto da "Avvenire" del 10/10/2014 - a cura di Matteo Liut



San Daniele Comboni

Settembre 2014

Martiri Coreani


Oggi la Chiesa ricorda il primo gruppo di martiri coreani canonizzati: una lunga lista di 103 nomi, che inizia con quello di Andrea Kim Taegon, primo sacerdote coreano morto nel 1846. Nel suo recente viaggio in Corea papa Francesco ha presieduto il rito di beatificazione di altri 124 testimoni della fede uccisi in questo lembo di Oriente in odio alla fede tra la fine del XVIII secolo e il 1882, quando si arrivò alla libertà religiosa. Era passato circa un secolo dalla nascita della prima comunità cristiana coreana organizzata, grazie all'iniziativa di alcuni laici. Anche per questo la storia di questa Chiesa orientale offre alla Chiesa universale una testimonianza preziosa, perché per diversi anni il Vangelo e la fede fu custodita proprio dai laici.

tratto da "Avvenire" del 20/9/2014 - a cura di Matteo Liut


I Martiri coreani


Agosto 2014


Beato Karl Leisner


Perché i messaggeri di pace vengono perseguitati? È questa la domanda che i martiri - di ieri ma anche di oggi - continuano a provocare nel cuore dei credenti di ogni tempo. Fa riflettere su questa realtà anche la storia del beato Karl Leisner, sacerdote tedesco rinchiuso per più di cinque anni nei campi nazisti. La persecuzione nei suoi confronti iniziò quando Leisner - nato nel 1915 - cominciò a diventare un punto di riferimento per la gioventù della sua diocesi, Münster. Nel 1937 fu costretto dal regime a compiere dei lavori che ne minarono la salute, ma nel 1938 venne ordinato diacono. Imprigionato alla fine del 1939, malato di tubercolosi, ordinato prete nel 1944 di nascosto, visse da recluso fino al maggio 1945. Indebolito e stremato morì pochi mesi dopo.

tratto da "Avvenire" del 12/8/2014 - a cura di Matteo Liut




Luglio 2014


San Bonaventura


Solo conciliando mente e cuore la teologia può parlare di Dio, perché la visione della verità nasce dall'unità, dall'armonia, dalla comunione anche tra le diverse dimensioni dell'esistenza umana. È questa la lezione più preziosa lasciata in eredità da san Bonaventura, il "dottore serafico" che nel XIII secolo visse il francescanesimo come via privilegiata nell'indagine filosofica e teologica. Nato a Bagnoregio (Viterbo) nel 1218 con il nome di Giovanni Fidanza, entrò nell'ordine dei Frati Minori a Parigi, dove si trovava per lo studio e dove cominciò a insegnare. Nel 1257 divenne generale dell'ordine francescano. Nominato vescovo di Albano e cardinale, prese parte al secondo Concilio di Lione, città dove morì nel 1274.

tratto da "Avvenire" del 15/7/2014 - a cura di Matteo Liut




Giugno 2014


Beato Lorenzo Maria Salvi


Forse non è un caso che nel clima antireligioso instauratosi dopo la Rivoluzione francese tra i tanti testimoni della fede degli anni a cavallo tra il XVIII e il XIX secolo vi sia anche un religioso conosciuto come "l'apostolo del Bambin Gesù", ovvero il beato Lorenzo Maria Salvi. La sua figura ci ricorda che la fede cristiana non è una pura dottrina o una filosofia di vita al pari di altre ideologie, ma un incontro vitale con un Dio che si è incarnato in mezzo agli uomini. Salvi era nato nel 1782 a Roma, nel 1801 entrò tra i Passionisti, dedicando il suo apostolato al Bambino Gesù: proprio per l'intercessione del fanciullo di Betlemme, infatti, era stato guarito nel 1812. Dopo aver predicato in molte località dell'Italia Centrale, morì a Capranica nel 1856.

tratto da "Avvenire" del 12/6/2014 - a cura di Matteo Liut





Maggio 2014


Alberto da Bergamo


Non serve essere intellettuali e avere un'istruzione elevata per poter diventare santi: l'unico criterio è la capacità di affrontare con coerenza tutte le conseguenze della propria testimonianza di fede. Il beato Alberto da Bergamo pagò in prima persona, con pazienza e coraggio nella vita quotidiana, la scelta di farsi prossimo agli ultimi sempre e comunque. Era un semplice contadino di Villa d'Ogna, dove era nato forse nel 1214, e si era sposato per volere della famiglia, ma nella moglie non trovò mai il giusto sostegno. La donna, infatti, osteggiava la sua volontà di essere un cristiano coerente dedicandosi alla carità. Le crescenti difficoltà lo costrinsero a trasferirsi a Mantova dove si aggregò al Terz'ordine domenicano. Morì nel 1279.

tratto da "Avvenire" del 7/5/2014 - a cura di Matteo Liut


Alberto da Bergamo


Aprile 2014


Michele Rua


Il beato Michele Rua ebbe una missione delicatissima: raccogliere l'eredità di don Giovanni Bosco e farla camminare anche in assenza del fondatore dei salesiani. Il futuro segretario del patrono dei giovani era nato a Torino nel 1837 a Borgo Dora. A Valdocco, dove arrivò come convittore, assistette alla nascita della congregazione religiosa divenendo di fatto il primo salesiano. Ben presto Michele Rua divenne il più stretto collaboratore di don Bosco aiutandolo nella stesura dei documenti fondativi. A 26 anni aprì il primo centro salesiano "esterno" a Mirabello Monferrato. Nel 1860 venne ordinato sacerdote e nel 1884 divenne vicario della congregazione. A lui toccò la guida dei salesiani nel 1888. Morì nel 1910.

tratto da "Avvenire" del 6/4/2014 - a cura di Matteo Liut


Michele Rua



Marzo 2014


Michaelina Hordashevska



L'Ucraina, che oggi si trova al centro di una travagliata questione dai risvolti internazionali, ha saputo donare al mondo anche frutti maturi di fede e speranza. Un esempio è la beata Michaelina Hordashevska, che fu la fondatrice della prima congregazione femminile di vita attiva di rito orientale del suo Paese. Era nata nel 1869 a Lviev e nel 1888 entrò in contatto con i padri basiliani. Emise i voti nel 1892, assumendo il nome di Josaphata e iniziando un vastissimo apostolato per i bisognosi con le sue Suore Ancelle di Maria Immacolata. Morì nel 1919 e la sua congregazione arrivò a 600 suore. Il regime comunista chiuse tutte le case imprigionando molte religiose. Dopo l'indipendenza queste suore contribuirono a ricostruire la vita religiosa del Paese.

tratto da "Avvenire" del 25/3/2014 - a cura di Matteo Liut



Michaelina Hordashevska


Febbraio 2014


San Valentino


Il sangue dei martiri è l'immagine dell'amore, di quell'amore radicale che fa cadere tutte le barriere e che è radice di pace nella vita di ogni persona così come nelle famiglie e nella società. La festa di san Valentino, vescovo e martire, da sempre è associata alla festa dei fidanzati, che vivono la loro speciale forma di amore, promessa di un futuro di felicità. Non è ben chiaro il motivo di questo patronato, ma di Valentino si sa che fu tra i primi vescovi di Terni alla fine del secondo secolo. Chiamato a Roma, vi compì alcuni prodigi convertendo al cristianesimo diverse persone e quindi attirandosi l'ira dei persecutori e subendo il martirio il 14 febbraio, data vicina a quella delle celebrazioni pagane per la fertilità che vennero però vietate.

tratto da "Avvenire" del 14/2/2014 - a cura di Matteo Liut


Gennaio 2014


San Bernardo da Corleone



Dalla spada alla preghiera: è un percorso esistenziale dall'alto valore simbolico quello di san Bernardo da Corleone. Nato nel 1605 nel centro siciliano da cui prende il nome, era un ragazzo sanguigno, cresciuto però da un padre calzolaio con il cuore generoso. Un giorno la rabbia ebbe il sopravvento e, sfidato a duello, Bernardo ferì gravemente un uomo con la spada. L'episodio segnò l'inizio della conversione: a 19 anni entrò in un convento di Cappuccini e da lì la sua vita divenne piano piano tutta dedita ai servizi e alla preghiera. Solo a 27 anni i frati gli permisero di indossare il saio e continuare così da frate il suo cammino di penitenza. Ormai era un uomo nuovo e l'errore di gioventù era stato ripagato: per la gente divenne esempio di santità. Morì nel 1667.

tratto da "Avvenire" del 12/1/2014 - a cura di Matteo Liut



Dicembre 2013

Sant' Ambrogio

Per Milano sant'Ambrogio è stato un vero padre, non solo per la sua profondità teologica e il suo carisma spirituale, ma anche perché indicò alla città le strade da seguire per la costruzione di una società più giusta. Lui, d'altra parte, aveva proprio un ruolo di spicco nella società civile cittadina – era il console – quando il 7 dicembre dell'anno 374 si trovò coinvolto nelle tensioni legate alla scelta del nuovo vescovo di Milano, lacerata dalla presenza di fazioni eretiche ariane. Un suo discorso pubblico affascinò a tal punto la folla che fu scelto immediatamente come pastore della città, anche se era solo un catecumeno. Aveva circa 34 anni e guidò la Chiesa milanese fino al 397.

tratto da "Avvenire" del 7/12/2013 - a cura di Matteo Liut


Novembre 2013

Beato Vincenzo Grossi

Dalla provincia di Cremona arriva una storia in grado di infondere coraggio a tutti quei sacerdoti che lavorano ogni giorno in mezzo alle comunità, spesso sentendo il peso di responsabilità gravi, senza troppe soddisfazioni personali. Il beato Vincenzo Grossi, infatti, fu un parroco in grado di trasformare la propria parrocchia in una casa dove accogliere e far crescere gli uomini alla luce del Vangelo. Nato a Pizzighettone nel 1845, sacerdote nel 1869, nel 1883 divenne parroco a Vicobellignano. Con pazienza, determinazione e semplicità divenne un punto di riferimento luminoso per la sua gente, in particolare i giovani, e nel 1885 fondò l'Istituto delle Figlie dell'Oratorio, affidato alla protezione di san Filippo Neri. Morì nel 1917.

tratto da "Avvenire" del 7/11/2013 - a cura di Matteo Liut



Ottobre 2013

San Francesco d'Assisi


È il santo dell'essenzialità, ma anche della ricchezza: seppe rinunciare a tutto per vivere da povero, ma riuscì così a diventare espressione dell'enorme bellezza dell'esistenza, del creato, dell'anima dell'uomo. Nato ad Assisi nel 1182 e destinato a vita di successo, san Francesco si spogliò dei suoi averi nel 1205 dopo un periodo travagliato alla ricerca della luce vera. La sua opera iniziò con il lavoro di restauro della chiesa di San Damiano, ma poi capì che il mandato ricevuto in visione era quello di contribuire alla costruzione di una Chiesa vivente dal volto sempre più evangelico. Nel 1210 era a Roma per avere da Innocenzo III l'approvazione dell'Ordine dei Frati Minori. Morì nel 1226 e la sua spiritualità vive ancora oggi in una numerosissima famiglia religiosa.

tratto da "Avvenire" del 4/10/2013 - a cura di Matteo Liut





Settembre 2013

San Roberto Bellarmino


San Roberto Bellarmino è uno dei "padri" che ha dato forma al volto della Chiesa moderna: si trovò, infatti, a lavorare alle maggiori questioni teologiche poste a tema dal Concilio di Trento. Nato a Montepulciano nel 1542, fu ordinato prete gesuita nel 1570 dopo aver studiato a Padova, Lovanio e al Collegio romano di Roma. Fu docente e direttore spirituale, facendosi apprezzare come predicatore e teologo. Tra i suoi alunni ebbe anche san Luigi Gonzaga. Nel 1599 venne nominato arcivescovo di Capua e creato cardinale. Ricca fu la sua produzione di testi dal carattere esegetico, pastorale e ascetico, tra questi anche i volumi del De controversiis e il Catechismo. Morì il 17 settembre 1621 a Roma.


tratto da "Avvenire" del 17/09/2013 - a cura di Matteo Liut





Agosto 2013

Edith Stein


Una donna coraggiosa, il cui percoso spirituale ed esistenziale s'intreccia con quello dell'Europa del XX secolo. Santa Edith Stein, ebrea di nascita, approdò alla fede cristiana non per negazione delle proprie radici ma seguendo la via della ragione. Nata a Breslavia il 12 ottobre 1891, a 14 anni si decise per un convinto ateismo. Studentessa di filosofia, fu discepola di Edmund Husserl, e solo nel 1921 abbracciò la fede in Cristo: nel 1922 venne battezzata. Dal 1923 al 1931 insegnò a Speyer e poi all'Istituto pedagogico di Münster, in Westfalia. Nel 1933 entrò nel Carmelo di Colonia e assunse il nome di suor Teresa Benedetta della Croce. Il 2 agosto 1942 venne arrestata: morì sette giorni dopo nel campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau.

tratto da "Avvenire" del 09/08/2013 - a cura di Matteo Liut


Luglio 2013

Santa Maria Goretti


Santa Maria Goretti aveva appena 11 anni quando venne uccisa per essersi opposta a un tentativo di stupro, ma aveva già piena consapevolezza di essere chiamata a custodire il proprio corpo come un dono del Creatore. Era nata nel 1890 a Corinaldo (Ancona) e con la famiglia si era spostata nell'Agro Pontino, ma nel 1900 il padre morì. Nel 1901 Maria fece la prima Comunione e formulò il proposito di non commettere peccato. Oggetto di pesanti attenzioni da parte di Alessandro Serenelli, un ragazzo di 18 anni vicino di casa, il 5 luglio 1902 si oppose all'ennesimo tentativo di violenza ma il rifiuto scatenò l'ira dell'aggressore che la colpì con un punteruolo. Morì il giorno dopo, non senza aver perdonato l'assassino.

tratto da "Avvenire" del 06/07/2013 - a cura di Matteo Liut




Giugno 2013


Sant'Antonio di Padova


Sant'Antonio di Padova, pur offrendo un profilo complesso e variegato, è una delle figure più care alla devozione popolare, segno che il cuore sa sempre trovare la sede della vera saggezza. Nato a Lisbona attorno al 1195 da famiglia di nobili origini (il nome di battesimo era Fernando di Buglione), seguì la vocazione religiosa tra i Canonici regolari di Sant'Agostino. Ma il suo desiderio di essenzialità lo avvicinò ai frati francescani, conosciuti nel 1220. Presente al Capitolo generale di Assisi ascoltò Francesco, il quale lo inviò a predicare in Francia e nell'Italia Settentrionale, provincia religiosa di cui poi diventò superiore. Nel 1231 si trovava a Camposanpiero: si sentì male e chiese di poter morire a Padova. È dottore della Chiesa.


tratto da "Avvenire" del 13/06/2013 - a cura di Matteo Liut





Maggio 2013




San Mattia



San Mattia apostolo potrebbe essere qualificato come uno degli «operai dell'ultima ora». Il libro degli Atti degli Apostoli, infatti, ci fa sapere che dopo la Passione di Cristo, a sostituzione di Giuda, egli venne scelto a sorteggio tra coloro che erano stati con Gesù fin dall'inizio della sua vita pubblica. Ma far parte dei Dodici significa prendersi un bel fardello e quindi anche all'ultimo arrivato spetta la responsabilità di essere pilastro della Chiesa, testimoniando la fede fino alle estreme conseguenze se necessario. La tradizione lo vuole martire a Gerusalemme, ma non c'è riscontro storico di questo fatto. Di lui rimane un messaggio chiaro: non ha importanza l'ora in cui si viene chiamati alla fede, perché a tutti in egual misura spetta l'onere della testimonianza.

tratto da "Avvenire" del 14/05/2013 - a cura di Matteo Liut






Aprile 2013


Santa Gemma Galgani


Quello dei cristiani è un Dio che sceglie di lasciare libero il mondo senza abbandonarlo e di rimanere accanto all'uomo anche negli angoli più bui. Così un malato può diventare voce e volto di Dio per gli altri se sa ascoltare la sua presenza. È quello che successe alla giovane santa Gemma Galgani, nata il 12 marzo 1878 a Borgonuovo di Camigliano (Lucca). Orfana della madre a otto anni, nel 1895, grazie ad alcune visioni, sentì la chiamata a seguire la Croce di Cristo. Poco dopo la morte del padre Gemma, ammalata, trovò conforto nell'esempio e nella vicinanza di Gabriele dell'Addolorata. L'8 dicembre 1897 fece voto di verginità. La malattia portò la paralisi della gambe, dalla quale però ebbe una momentanea guarigione miracolosa. Morì nel 1903.


tratto da "Avvenire" del 11/04/2013 - a cura di Matteo Liut







Marzo 2013


San Leandro di Siviglia


Un santo europeo che riuscì con la sua testimonianza a portare alla fede più autentica un intero popolo, i visigoti. San Leandro, nato a Cartagena in Spagna nel 540, dovette fare da padre ai fratelli Florentina, Fulgenzio e Isidoro, tutti e tre poi religiosi e santi. Monaco, intorno al 577 venne nominato vescovo di Siviglia: la sua predicazione portò alla conversione il figlio del re in una nazione governata da decenni dei visigoti, popolo fedele all'eresia ariana. Leandro dovette ritirarsi in esilio a Costantinopoli dove conobbe il futuro papa Gregorio Magno. Nel 586 poté tornare a Siviglia, ottenendo il ritorno all'ortodossia del nuovo sovrano e, con lui, di tutti i visigoti. Leandro morì nel 600; gli succedette il fratello Isidoro.


tratto da "Avvenire" del 13/03/2013 - a cura di Matteo Liut










Febbraio 2013



Beato Pietro Verhun



I martiri del XX secolo sono l'espressione più efficace del bisogno del mondo contemporaneo di ricordare la radice di trascendenza piantata nel cuore di ogni uomo. Radice che le ideologie totalitarie hanno cercato inutilmente di estirpare. Il beato Pietro Verhun fu una vittima del regime comunista sovietico e appartiene a un folto gruppo di martiri ucraini. Nato nei pressi di Lviv nel 1890, non poté da ragazzo seguire la sua vocazione al sacerdozio ma riuscì a completare gli studi teologici tra Praga e l'Ucraina dal 1920 al 1927, quando venne ordinato sacerdote – di rito greco-cattolico – e inviato a Berlino come responsabile per i cattolici ucraini residenti in Germania. Qui venne arrestato nel 1945 dall'Armata Rossa e deportato in Siberia. Morì, segnato dalle percosse, nel 1957.


tratto da "Avvenire" del 7/02/2013 - a cura di Matteo Liut









Gennaio 2013


Sant'Antonio Abate



Antonio, eremita dell'Egitto vissuto tra il 250 e il 356, è uno dei santi più cari alla devozione popolare, che a lui attribuisce la capacità di proteggere da numerosi mali. Ma quella di Antonio è la storia di un uomo che visse fino in fondo l'appartenenza a Dio, cercando nel romitaggio quella forma estrema di testimonianza della fede fino a quel momento riservata ai martiri. Questa sua ricerca affascinò molti uomini, tanto che egli può essere considerato pioniere del monachesimo. La sua vicenda è nota anche grazie agli scritti di sant'Atanasio, vescovo di Alessandria e suo discepolo. Proprio per aiutare i cristiani di quella città, vittime della persecuzione, Antonio uscì dal suo eremo dimostrando così che ogni anacoreta ha a cuore le sorti del mondo.


tratto da "Avvenire" del 17/01/2013 - a cura di Matteo Liut










Dicembre 2012


San Nicola di Bari



Se in vita san Nicola fu l'espressione più eloquente dei "grandi segni" resi possibili dalla fede, la sua eredità spirituale costituisce il prodigio più prezioso, quello del dialogo. Vissuto a cavallo tra il III e il IV secolo nella Licia, in Asia Minore (l'attuale Turchia), fu vescovo di Mira. L'agiografia è ricca di racconti di miracoli compiuti in vita, ma la sua vicenda acquistò rilievo storico quando, nell'XI secolo, un gruppo di marinai baresi portò i resti del vescovo di Mira a Bari, che da allora ebbe un patrono. Oggi la sua protezione fa del capoluogo pugliese un centro d'incontro tra Oriente e Occidente, nel rispetto di quella diversità che ai tempi di san Nicola era vissuta come ricchezza nella comunione.


tratto da "Avvenire" del 7/12/2012 - a cura di Matteo Liut








Novembre 2012

Beato Giovanni Duns Scoto


Giovanni nacque in Scozia verso il 1266 nel villaggio di Duns, nei pressi di Edimburgo. La sua terra, dunque, gli ha dato anche il nome con cui è conosciuto. Fu ordinato sacerdote nell'Ordine Francescano nel 1291, e si fece subito notare per l'intelligenza acutissima (lo chiameranno per questo «il Dottore sottile»), divenendo Maestro di Teologia nelle principali università del tempo (Oxford, Parigi e Colonia). A dichiararlo solennemente beato (definendolo «cantore del Verbo incarnato e difensore dell'Immacolato concepimento di Maria») è stato Giovanni Paolo II nel 1993, fondandosi non tanto sulle scarne notizie che abbiamo sulla sua vita, quanto sulle opere teologiche che ci ha lasciato, dalle quali traspare un amore profondo al Figlio di Dio fatto uomo e alla sua Eucaristia, oltre che alla Vergine Santissima Immacolata. Giovanni pensava e insegnava che l'Incarnazione fosse l'opera più grande decisa dall'amore di Dio Padre in favore dell'umanità: un'opera che si sarebbe realizzata comunque, anche se l'uomo non avesse peccato. Senza negare l'abisso impensabile d'amore – rivelato dal fatto che Cristo ha patito ed è morto per i nostri peccati – Giovanni Duns Scoto insegna tuttavia che un tale immenso amore è già contenuto nella decisione del Padre di unire amorosamente a Sé la creazione. Allo stesso modo fu Duns Scoto a risolvere l'annoso problema di come spiegare la fede del popolo cristiano nell'Immacolata Concezione di Maria, senza privarla della grazia della Redenzione. E lo fece sostenendo pubblicamente una disputa nell'Aula Magna dell'Università di Parigi, nel 1307, spiegando che proprio lei, l'Immacolata, era stata concepita «già redenta», redenta più di ogni altro essere umano! Giovanni morì a soli 42 anni, affidando a lei la sua vita.


tratto da "Avvenire" del 8/11/2012 - a cura di Antonio Maria Sicari









Ottobre 2012

Faustina Kowalska



Elena Kowalska nacque nel 1905 in Polonia, terza di dieci figli di un povero carpentiere. A quindici anni, desiderosa di consacrarsi a Dio, si recò a Varsavia per realizzare la sua vocazione, ma – priva di dote e d'istruzione com'era – venne respinta da vari Istituti. Infine, fu accolta, come collaboratrice nei lavori domestici, dalle "Suore di Nostra Signora della Misericordia", e ricevette il nome di suor Faustina. Per tredici anni fu cuoca, giardiniera, portinaia nei conventi di Cracovia e di Vilnius. Nella Quaresima del 1931 ebbe una visione: «Di sera, mentre stavo nella mia cella, vidi Gesù con una veste bianca; teneva una mano alzata per benedire e l'altra toccava sul petto la sua veste socchiusa, da cui uscivano due grandi raggi, uno rosso e l'altro bianco (…). Gesù mi disse: "Dipingi un quadro secondo l'immagine che vedi, con sotto la scritta: Gesù confido in te. Desidero che esso sia venerato nel mondo intero..."». Non mancarono le perplessità sia da parte del confessore che delle superiore, ma vennero superate per l'intervento di un santo e dotto Direttore Spirituale che prese le difese di Faustina. Le impose anzi di scrivere un Diario, per raccogliere le rivelazioni che Gesù le donava sull'infinita misericordia di Dio. A 33 anni, Faustina si ammalò gravemente, ma il Signore permise che le consorelle non prendessero sul serio i mali della giovane suora, e le facessero anzi pesare la sua evidente "inutilità". Così Faustina poté esperimentare, nella carne viva, l'incontro tra la miseria delle creature e la tenerezza del Creatore, divenendo anch'ella "tutta misericordia". Fu canonizzata nel 2000 da Giovanni Paolo II. Per decisione di questo Papa, in tutta la Chiesa, nella prima domenica dopo Pasqua, viene celebrata la Festa della Divina Misericordia.



tratto da "Avvenire" del 5/10/2012 - a cura di Antonio Maria Sicari







Settembre 2012

Madre Teresa di Calcutta


Madre Teresa di Calcutta (Agnese Bojaxhiu) nacque nel 1910 in Albania. Giovanissima, entrò in una congregazione religiosa e fu inviata in India, dove divenne direttrice di una scuola cattolica. A 36 anni – sconvolta alla vista di una povera donna che agonizzava per strada, con il volto già rosicchiato dai topi e dalle formiche – percepì «una chiamata dentro la chiamata». Decise così di lasciare il convento per consacrarsi al servizio «dei più poveri tra i poveri». Cominciò aprendo una piccola scuola all'aperto per i bimbi abbandonati. Subito la raggiunsero alcune sue ex-allieve con le quali fondò le Missionarie della Carità. Col passare degli anni esse si prenderanno, via via, cura di moribondi, fanciulli abbandonati, bimbi malformati, lebbrosi, ragazze madri, prostitute, prigionieri, barboni, alcolizzati, handicappati gravi, malati mentali, drogati, malati di Aids. Insomma, tutti «i feriti della strada» hanno trovato nelle sue case accoglienza e ascolto. Ed è significativo ricordare che madre Teresa volle che alcune suore restassero esclusivamente dedite alla contemplazione di Gesù Eucaristia. A tutte ella spiegava così l'ideale da vivere: «Gli operatori sociali agiscono per qualcosa, noi invece agiamo per Qualcuno. Tutto quel che facciamo – preghiera, lavoro, sacrifici – noi lo facciamo per Gesù. Le nostre vite non hanno alcun senso, alcuna motivazione all'infuori di Lui che ci ama fino in fondo. Gesù solo è la spiegazione della nostra vita». Nel 1979 le fu conferito il Premio Nobel per la pace, e ne approfittò per difendere, in quella prestigiosa accademia, i diritti dei bambini non ancora nati. Morì nel 1997 tra il compianto di tutto il mondo e papa Giovanni Paolo II l'ha beatificata, sei anni appena dopo la morte. 

tratto da "Avvenire" del 5/09/2012 - a cura di Antonio Maria Sicari







Agosto 2012

S. Lorenzo



Attorno al diacono romano Lorenzo sono fiorite tante tradizioni, non tutte storicamente fondate. Ma l'essenziale è certo: egli è stato un coraggioso e fedelissimo servo della Chiesa e del Papa. Da quel che sappiamo della persecuzione in vigore sotto Decio e Valeriano, il martirio di Lorenzo, avvenuto nell'anno 258, dev'essere stato davvero atroce, così come ci è stato tramandato. Ma ancora più importanti delle sofferenze patite sono gli atti di coraggio di cui egli diede prova. Sapendo che la persecuzione aveva di mira anche la confisca dei beni della Chiesa, il diacono Lorenzo (che li amministrava) vendette rapidamente tutto e distribuì il ricavato ai poveri della comunità. Quando poi il prefetto di Roma Cornelio gli impose di consegnare tutti i suoi tesori, Lorenzo tranquillamente gli fece sfilare davanti poveri, malati, ciechi, storpi e mendicanti, che aveva soccorso. Disse: «Sono questi i nostri tesori, che non diminuiscono mai e aumentano sempre. Li puoi trovare dappertutto!». Fu condannato a essere bruciato con lento fuoco sopra una specie di graticola e la forza d'animo di Lorenzo divenne leggenda. Un secolo dopo, sant'Agostino d'Ippona e san Massimo di Torino parleranno ancora con ammirazione della fortezza spirituale di questo figlio della Chiesa. Sulla sua tomba, in Via Tiburtina, l'imperatore Costantino fece erigere una basilica che divenne famoso centro di pellegrinaggi. A Roma, nel Medioevo, si contavano almeno trenta luoghi di culto a lui dedicati. Il suo culto si diffuse soprattutto in Spagna, dove, nella chiesa del Escorial a Madrid, si conservano due dipinti del martirio di san Lorenzo, opera di Tiziano. L'Angelico ha raccontato la sua vicenda negli affreschi della cappella vaticana di Nicolò V. 


tratto da "Avvenire" del 10/08/2012 - a cura di Antonio Maria Sicari








Luglio 2012

Beato Piergiorgio Frassati



Nacque Torino nel 1901. Il padre – fondatore del quotidiano «La Stampa» – fu dapprima il più giovane senatore del Regno d'Italia e poi ambasciatore d'Italia a Berlino. Ma la situazione familiare non era serena. Per fortuna il ragazzo scoprì la maternità della Chiesa impegnandosi in molte associazioni cattoliche e assimilandovi la legge suprema della carità. S'iscrisse alla facoltà d'Ingegneria Mineraria perché aveva avuto modo di conoscere i disagi degli operai nelle miniere e voleva "aiutare la sua gente". In Università difese con coraggio la libertà d'espressione dei credenti, schiacciati tra i gruppi minacciosi dei social-comunisti e le violente squadre fasciste. Ma era fiero della sua fede e scriveva: «Ogni giorno di più comprendo quale grazia sia l'essere cattolici. Vivere senza fede, senza un patrimonio da difendere, senza sostenere una lotta per la Verità, non è vivere, ma vivacchiare...». Capiva però che le sue battaglie avevano senso soltanto se fondate sull'esperienza in atto della carità. Non era perciò raro vedere il giovane Frassati trascinare per le strade di Torino carretti carichi di masserizie per aiutare i traslochi dei poveri; o portare pacchi di vestiario e di cibo nelle più povere soffitte. E lo faceva coinvolgendo amici e colleghi non soltanto negli impegni gravosi, ma anche nella passione per la montagna e per una sana e allegra goliardia. A 24 anni, in una delle sue consuete visite alle soffitte dei poveri, contrasse una poliomielite fulminante. Ai funerali il corteo si riempì di poveri da lui beneficati. Il socialista Filippo Turati, sul quotidiano del suo partito, tratteggiò così la figura di Piergiorgio: «Un giovane cattolico che agisce come crede, parla come sente e fa come parla, può insegnare qualcosa a tutti...». È stato beatificato nel 1990. 

tratto da "Avvenire" del 04/07/2012 - a cura di Antonio Maria Sicari







Giugno 2012

S. Tommaso Moro



Nato a Londra nel 1477, Tommaso Moro fu uno dei più grandi umanisti del suo tempo. La sua più celebre opera di filosofia politica s'intitola Utopia. Sposato e padre di quattro figli, impegnato in magistratura, diede testimonianza di intensa carità, giungendo fino a fondare una Casa della Provvidenza per accogliervi vecchi e bambini infermi. Nel 1529 fu nominato cancelliere del Regno d'Inghilterra dal re Enrico VIII. Purtroppo il sovrano era allora in conflitto col Papa perché pretendeva l'invalidazione delle nozze contratte con Caterina d'Aragona (che non gli aveva dato figli), per sposare Anna Bolena. Al rifiuto del pontefice, si fece proclamare «unico protettore e capo supremo della Chiesa d'Inghilterra». Non potendo accettare in coscienza tale decisione, Moro si dimise dall'incarico di cancelliere. Imprigionato nella Torre di Londra, vi rimase per 15 mesi, meditando la Passione di Cristo e «cercando di seguire umilmente le Sue orme». A chi cercava di convincerlo, ricordandogli che «l'Atto di Supremazia» era stato accettato perfino da molti vescovi, Tommaso rispondeva che «la maggior parte dei santi in cielo avevano pensato in vita come lui pensava» e che «il concilio di un solo Regno non aveva autorità contro il Concilio generale della Cristianità». Quando gli fu letta la sentenza che lo condannava alla decapitazione, disse ai suoi giudici: «Spero che io e voi, miei Signori, possiamo incontrarci un giorno gioiosamente in cielo». Così morì, il 6 luglio 1535. Per tutta la vita aveva esaltato la dignità dell'uomo – così rivendicata nel Rinascimento – armonizzando assieme fede, cultura, carità, affetti familiari, impegno sociale e politico. Infine, morendo martire, mostrò che la sua più alta dignità stava nel saper consegnare totalmente a Cristo la propria vita. 


tratto da "Avvenire" del 22/06/2012 - a cura di Antonio Maria Sicari







Maggio 2012

S. Giovanni d'Avila


Giovanni d'Avila, detto l'Apostolo dell'Andalusia, fu un grande predicatore vissuto nel Cinquecento. Eppure la sua canonizzazione è avvenuta soltanto nel 1970, per opera di Paolo VI che lo ha proclamato anche patrono dei sacerdoti. Più recentemente ancora, durante la Giornata Mondiale della Gioventù del 2011, Benedetto XVI ha preannunciato la sua prossima proclamazione a Dottore della Chiesa. È dunque giusto cominciare a diffondere il suo ricordo, rimasto piuttosto in ombra. Eppure, quand'era in vita, egli fu amico e consigliere dei più celebri protagonisti della storia spagnola: ricorsero a lui santa Teresa d'Avila e sant'Ignazio di Loyola; san Pietro d'Alcantara e san Tommaso da Villanova. Giovanni Cidade (il futuro san Giovanni di Dio) si convertì ascoltando una sua predica; e lo stesso accadde a Francesco Borgia, viceré di Catalogna, che si convertì (e divenne poi santo) ascoltando la predica che Giovanni d'Avila tenne per i funerali di Isabella di Portogallo, moglie di Carlo V. Particolarmente interessante è il volume che raccoglie le numerosissime lettere di Giovanni d'Avila, dal titolo "Epistolario spirituale per tutti gli stati di vita". Un altro suo testo, ancora più celebre, s'intitola "Audi Filia", un trattato di ascetica e vita cristiana, scritto per una giovane discepola e poi universalmente diffuso. L'efficacia del suo stile è bene evocata anche solo da questa invocazione: «O croce santa, accogli anche me… Signore, quando io Ti vedo sulla croce, tutto mi invita ad amarti: il legno, le tue sembianze, le tue ferite, e soprattutto il tuo amore, m'invitano ad amarti e a non dimenticarti mai più!». Giovanni d'Avila morì nel 1569 e un suo celebre amico e discepolo, fra Luigi di Granada, ne scrisse la vita.


tratto da "Avvenire" del 10/05/2012 - a cura di Antonio Maria Sicari







Aprile 2012

S. Giuseppe Moscati


Nell'anno in cui moriva santa Teresa di Lisieux, Giuseppe Moscati (nato nel 1880) si iscriveva alla Facoltà di medicina nell'Università di Napoli, sapendo di dovere e volere sfidare un ambiente positivista e praticamente ateo. Avrebbe percorso nel mondo una carriera prestigiosa, ma anche lui non si sarebbe mai allontanato dalla purezza della sua infanzia affascinata dalla fede. Laureatosi a pieni voti nel 1903, decise di vivere la sua professione coltivando la più stretta unità tra scienza e fede, tra professionalità e carità, esprimendo tale "unità" anche nell'attenzione globale che voleva riservare ai suoi pazienti. In situazioni di emergenza (prima l'eruzione del Vesuvio del 1906, e qualche anno dopo l'epidemia di colera), seppe prodigarsi al limite dello sfinimento, traendo la propria forza congiuntamente sia dalla propria passione medica, sia all'Eucaristia che riceveva ogni giorno. Nel 1911 con la Libera docenza ebbe anche l'incarico dell'insegnamento universitario e produsse numerosi saggi scientifici, che gli diedero fama a livello mondiale. Non trascurava mai le visite a domicilio, dedicate soprattutto ai malati poveri, dai quali non accettava compensi, assumendosi anzi le spese delle medicine che prescriveva. Si era prefisso come ideale di «amare Dio, senza misura nell'amore, senza misura nel dolore». Volgarmente aggredito da colleghi massoni e anticlericali che si proponevano di «distruggerlo e annientarlo», non nascondeva mai la sua fede. Morì a 47 anni il 27 aprile 1927 e anche i suoi avversari gli tributarono finalmente l'onore dovuto alla sua scienza e alla sua carità. È stato canonizzato da Giovanni Paolo II nel 1987, al termine del Sinodo dei Vescovi «sulla vocazione e missione dei laici nella Chiesa». 

tratto da "Avvenire" del 12/04/2012 - a cura di Antonio Maria Sicari







Marzo 2012

S. Giovanni di Dio


Si chiamava Giovanni Cidade Duarte, nato in Portogallo nel 1495. Il nome "Giovanni di Dio" lo prenderà, quando scoprirà di appartenerGli totalmente, dopo aver percorso innumerevoli strade. Aveva fatto il pastore, il contadino, il soldato, il venditore ambulante, il negoziante di libri, senza mai trovare la vocazione giusta. Ma nel 1539, a Granada, gli bastò ascoltare una predica del celebre Giovanni d'Avila, per «impazzire di dolore» al ricordo delle sue tante dissipazioni. Creduto davvero pazzo e ricoverato in un manicomio, vi sperimentò la disumanità dei metodi di cura allora in voga. Ma si dedicò agli altri malati con tale dedizione e intelligenza da ottenere la liberazione. Decise così, a 44 anni, di darsi volontariamente alla cura degli infermi (dei malati di mente, soprattutto), raccogliendone alcuni in una casupola. A sera percorreva i quartieri alti con una gerla sulle spalle, per raccogliere elemosine, gridando: «Qualcuno vuol fare del bene a se stesso? Fratelli miei, per amor di Dio, fate del bene a voi stessi». E «Fatebenefratelli» finì per diventare il suo motto e perfino il nome dell'Ordine religioso che a lui si ispira. Col tempo imparò a ricoverare i malati selezionandoli e distribuendoli secondo la diversità delle malattie e delle cure. Il suo ideale era: «Attraverso i corpi, alle anime!». E divenne «il patriarca della carità», «la meraviglia di Granata», «l'onore del suo secolo». Oggi è considerato «il creatore dell'ospedale moderno». Quando a Granada bruciò il grande Ospedale regio, si vide Giovanni precipitarsi tra le fiamme, per salvare il maggior numero possibile di malati. E sembrava che il fuoco non potesse nulla contro un uomo già divorato da un interiore incendio di carità. Morì a 55 anni, inginocchiato per terra, stringendo al petto il suo crocifisso.


tratto da "Avvenire" del 8/03/2012 - a cura di Antonio Maria Sicari




S. Giovanni di Dio



Febbraio 2012

SS. Cirillo e Metodio


Erano due fratelli di origine greca che avevano consacrato la vita alla predicazione cristiana e allo studio. Nell'863 accettarono dall'imperatore di Bisanzio, Michele III, la missione di recarsi nella grande Moravia per apprendervi la lingua slava, che allora non possedeva nemmeno un proprio alfabeto né una letteratura scritta. In quattro anni di paziente lavoro, Cirillo inventò un alfabeto appropriato (che è detto, appunto, "cirillico") e intraprese la traduzione slava della Bibbia e dei testi liturgici. Fino ad allora la Chiesa occidentale aveva ritenuto idonee alla liturgia solo l'ebraico, il greco e il latino, perciò quell'opera di traduzione segnò una vera svolta. Cirillo e Metodio divennero così i primi «Apostoli degli Slavi». Nell'anno 869, attraversando la Pannonia (Ungheria), i due fratelli si recarono a Roma per incontrarsi col papa Nicolo I e discutere con lui sull'uso della lingua slava nella liturgia. Qui Cirillo morì e venne seppellito con onori straordinari nella basilica romana di san Clemente. Il pontefice affidò allora l'intera opera di evangelizzazione tra gli slavi al fratello Metodio che fu subito ordinato vescovo col titolo di legato pontificio. Metodio si trovò, così, a dover fronteggiare Ludovico il Germanico intenzionato a distruggere quella nuova cultura. Fu imprigionato nell'878 e poi esiliato in Svevia. Papa Giovanni VIII si schierò tuttavia dalla sua parte e lo fece liberare, confermandolo nella carica di arcivescovo per tutta l'Austria orientale, l'Ungheria e la Moravia. Nel 1980 Cirillo e Metodio sono stati proclamati co-patroni d'Europa, da papa Giovanni Paolo II, che vedeva nei due santi fratelli «gli anelli di congiunzione tra la tradizione cristiana occidentale e quella orientale». 

tratto da "Avvenire" del 14/02/2012 - a cura di Antonio Maria Sicari




SS Cirillo e Metodio



Gennaio 2012


S. Giovanni Bosco



Nato nel 1815, a Castelnuovo d'Asti, da una famiglia contadina, Giovanni rimase orfano di padre a due anni e fu educato dalla mamma Margherita, che resterà poi sempre la sua più fedele collaboratrice. Abile nei giochi, da ragazzo intratteneva i coetanei per portarli poi all'istruzione cristiana. Divenne prete nel 1841, quando la città di Torino era in piena febbre di industrializzazione e attirava frotte di giovani che spesso restavano esposti al vizio e al crimine. Per loro don Bosco fondò l'Oratorio, aperto a ragazzi d'ogni provenienza e qualità. Educatore nato, era assertore convinto del metodo preventivo: che consiste nel «saper ottenere tutto dagli allievi con l'amore e non con la forza», accompagnandoli in modo da «saper prevenire le loro mancanze». Dopo vari tentativi l'oratorio si stabilizzò a Valdocco. Ai ragazzi veniva dato alloggio e preparazione ai più vari mestieri. Nel 1862 si contavano già oltre settecento ragazzi. Con un primo nucleo di confratelli, Don Bosco costituì nel 1854 la Società di S. Francesco di Sales (detti poi Salesiani). A essi si aggiungeranno in seguito la Pia Unione dei Cooperatori Salesiani e le Figlie di Maria Ausiliatrice. Meno ricordata oggi, ma d'incalcolabile importanza, fu anche l'attività di scrittore e di editore sviluppata dal Santo, con notevole anticipo sui suoi tempi. Alcuni suoi testi ebbero decine di edizioni e di traduzioni, quando Don Bosco era ancora vivente. E un'enorme diffusione ebbero le «Letture cattoliche», da lui periodicamente scelte e editate. Papa Pio XI che lo canonizzerà nel 1934 (e che l'aveva conosciuto personalmente da cardinale) disse di lui che aveva saputo «rendere ordinario ciò che era straordinario». Quando morì, già l'opera di Don Bosco contava sessantaquattro case, sparse in dodici nazioni, e più di mille religiosi. Altri Santi: S. Marcella Romana (IV sec.); S. Francesco Saverio Bianchi (1743-1815). Letture: «Figlio mio, Assalonne, figlio mio!» (2Sam 18.9-30); «Soccorrimi, perché io sono povero e infelice» (Sal 85); «Fanciulla, io ti dico: Alzati!» (Mc 5,21-43). 


tratto da "Avvenire" del 31/01/2012 - a cura di Antonio Maria Sicari



la banda di Don Bosco




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