Le più grandi sciagure dell’umanità sono state originate da chi ha voluto semplificare la vita pianificando il mondo.

Giovannino Guareschi

sabato 28 giugno 2014

Cambio di mentalità


Vito Gulli

Vito Gulli è un nome che al grande pubblico non dice nulla. Non partecipa ad incontri politici o mondani, non appare settimanalmente nei talk show, non ricopre cariche pubbliche. Ma per chi lo conosce, specialmente in Sardegna, è un nome che dice molto e bene. 

Vito Gulli è l’imprenditore che ha acquistato dalla multinazionale Bolton il marchio Palmera rilevando uno stabilimento decotto per l’inscatolamento del tonno ad Olbia e l’ha rilanciato a livello nazionale con il marchio As do mar salvando oltre duecento posti di lavoro in un territorio tra i più difficili dal punto di vista lavorativo qual’ è la Sardegna. 

Ebbene ieri sera Vito Gulli, ospite in via eccezionale del programma di Lilli Gruber, Otto e Mezzo, ( http://www.la7.it/otto-e-mezzo/rivedila7/otto-e-mezzo-27-06-2014-133978 ) ha dichiarato che un imprenditore si deve porre l’obiettivo del profitto nel tempo, perché se l’obiettivo è fare profitto subito, quella non è attività imprenditoriale, bensì speculazione. Ed ha continuato affermando che prima l’imprenditore compie l’investimento e poi ne trae benefici per sé e per i propri dipendenti. Perché, ha continuato Gulli, l’imprenditore deve preoccuparsi che il proprio dipendente abbia il denaro per acquistare i prodotti che la propria azienda produce, altrimenti quella persona non è un imprenditore. Molti hanno pensato che delocalizzare la produzione in Paesi con la mano d’opera meno cara permettesse di ottenere profitti più velocemente e aumentare le vendite, ma il risultato è che adesso in Italia le aziende non ci sono più e le persone non hanno più potere d’acquisto anche per quei beni prodotti all’estero con costi più competitivi.

E questo, aggiungiamo noi, ha prodotto un altro risultato: che le aziende rimaste a produrre in Italia hanno puntato sulla contrazione, a loro volta, del salario dei lavoratori italiani per rimanere competitive a livello interno e internazionale, visto che in Italia su altri costi, come energia e tasse, non vi sono molte possibilità di ottenere sconti.

Siamo convinti che Gulli abbia toccato un punto fondamentale che caratterizza i tempi che stiamo vivendo. Non è possibile uscire dalla crisi economica, creare occupazione e quindi crescita se non si riparte da qui. Il semestre europeo a guida italiana che Renzi si appresta a dirigere dovrebbe servire per mettere a tema, a livello delle politiche europee, queste tematiche.

La situazione descritta da Gulli non riguarda solo l’Italia, ma trasversalmente tutte le principali economie europee ed anzi, all’interno dei partner dell’Unione europea, stupisce ancora e colpisce sempre di più il trasferimento della produzione e del lavoro verso Paesi a più basso costo di mano d’opera, che creano situazioni assurde di concorrenza, a nostro avviso sleale, tra i medesimi membri dell’Unione europea. 

Senza questo cambio di mentalità, non solo da parte imprenditoriale, tutto quello che Renzi si è impegnato a fare in Italia, nei prossimi mille giorni, rischia di non sortire gli effetti sperati.

mercoledì 18 giugno 2014

La normalità del male



E' la normalità del male che non ci aspettiamo, che ci sconvolge.

Siamo abituati a quello che vediamo in televisione, al male che colpisce civili innocenti morti sotto un bombardamento o ai corpi dei soldati divisi in due da una raffica di mitra.

Siamo assuefatti alle pene e ai tormenti dei parenti delle vittime degli incidenti stradali, delle vittime degli incidenti sul lavoro, delle vittime della criminalità organizzata. Ormai siamo diventati insensibili al male che si sviluppa in queste circostanze.

Eppure sono dolori forti per chi li subisce, che lasciano disegnato sul volto delle persone l’urlo senza voce di Munch. Sono vicende che possono arrivare a spezzare a loro volta altre vite, sicuramente le cambiano per il resto dei loro giorni.

Ma è il male che prende la forma di un padre che sgozza i suoi due bambini di cinque e due anni, addormentati nei loro lettini, dopo aver pugnalato la madre di quei piccoli, la sua sposa, e poi si reca ad un pub e insieme agli amici esulta vedendo la partita di calcio dell'Italia, che ci lascia senza fiato. 

E' ancora lo stesso male che prende la forma di un padre di tre ragazzi che un giorno di quattro anni fa tenta di violentare e poi lascia in fin di vita, in un campo abbandonato, una ragazzina della stessa età dei suoi figli e dopo, ogni giorno che passa da quel bestiale episodio, si comporta come se nulla fosse successo, come se il mostro non fosse mai esistito. La ragazzina muore per le sevizie e lo shock subito e lui, il padre di famiglia, come se nulla fosse successo, ogni Natale confeziona sotto l'albero i regali per i suoi cari.

Non siamo abituati a questo tipo di male, ci sembra impossibile che il mostro esista così vicino a noi. In televisione, al cinema, nei romanzi va bene, lo accettiamo, lo cerchiamo anche, ma non vicino a noi, non dentro di noi.

Eppure questa malattia esiste in ogni uomo. Chi crede ha una spiegazione a tutto ciò: la malattia è il peccato originale, la grande presunzione dell'uomo di essere capace di soddisfare se stesso senza dover dipendere da altri, da un Altro.

E' il super ego che porta ad uccidere una moglie e due figli perché ci si è invaghiti di un'altra donna e si decide di cambiare vita. I demoni che agitano il nostro io stuzzicano il desiderio e lo portano a volere qualsiasi cosa passi nella mente. Non ci sono più limiti al desiderio, non ci sono più barriere alla malattia.

L'episodio di Motta Visconti ci fa tornare alla memoria una vicenda di 69 anni fa, altrettanto drammatica, altrettanto legata al demone del super ego. In un bunker ormai distrutto nel centro di Berlino, una giovane mamma ariana, per non veder crescere i suoi quattro figli in un mondo senza Fuhrer, in un mondo senza Dio, li accarezza per l’ultima volta e li avvelena prima di togliersi la vita insieme al marito. 

Da solo l'uomo non riesce a sconfiggere questi demoni, ha bisogno del soccorso di un Altro, di ricevere uno sguardo nuovo, lo sguardo di un Dio creatore e rigeneratore che, ripartendo dal male originale, lo ricopra con la Sua Grazia e lo trasformi in amore universale. Pensiamo a San Francesco e capiremo questo cammino di Fede. 

Solo se riceve questo sguardo l'uomo, qualsiasi uomo, può guardare il suo male e ripartire da esso, vincitore e non vittima. Come diceva il grande poeta Paul Claudel: “Quando l’uomo prova ad immaginare il Paradiso in terra, il risultato è un molto rispettabile Inferno”. 

E credo che la realtà di oggi ce lo stia ampiamente testimoniando…


giovedì 12 giugno 2014

La tentazione renziana



L'abbiamo scritto all'indomani delle elezioni europee e del primo turno delle amministrative: il PD deve resistere alla tentazione di strafare, di stravincere. E' vero che ha ricevuto un ampio mandato popolare nell’ultimo turno elettorale; molto, anzi moltissimo, lo deve al nuovo corso rappresentato da Matteo Renzi, ma è anche vero che questa ampia maggioranza non dovrà trasformarsi in arroganti diktat della nuova classe dirigente.

L'Italia forse, finalmente, si trova alla vigilia di un importante periodo di cambiamenti. Le nuove regole che si stanno scrivendo e che riguarderanno l'Italia dei nostri figli, dovranno essere poste in essere senza indugio e celermente, ma con la più ampia condivisione possibile. Il che non vuol dire che le riforme debbano rimanere bloccate per un interesse particolare o di poco valore, ma non si può nemmeno accettare di eliminare ogni minima voce che differisca dal coro.

Purtroppo, a distanza di 24 ore, abbiamo assistito all'epurazione in perfetto stile vecchio PCI, di due voci che tentavano di separarsi dalla maggioranza dei riformisti renziani. Ci riferiamo, come noto, alle sostituzioni dell'onorevole Mauro e dell'onorevole Mineo dalla Commissione Affari Costituzionali del Senato.

Non è così che funzionano le regole democratiche e non è così che Renzi riuscirà nel suo intento di cambiare l'Italia, cosa peraltro che tutti si attendono e che tutti si aspettano dal volto nuovo della politica italiana.

Ormai sono passati i fatidici cento giorni dalla sua elezione a premier e Renzi sa bene che gli annunci televisivi e le diapositive proiettate sullo schermo non bastano più per soddisfare l'appetito degli italiani, adesso occorrono provvedimenti legislativi approvati dai due rami del Parlamento e subito esecutivi.

La riforma della legge elettorale, quella del titolo V, la riforma della giustizia, quella del lavoro, la riforma della pubblica amministrazione, la spending review, la riforma della normativa anticorruzione: tutti temi di cui si fa un gran parlare, ma nulla più. Adesso è ora di passare ai fatti, anche perché per i prossimi sei mesi il nostro Governo avrà la grande opportunità di guidare il Consiglio dei Capi di Stato e di Governo dell'Unione Europea.

Se Renzi, in questi sei mesi, riuscirà a catalizzare le forze politiche italiane che seriamente desiderano il cambiamento, potrà beneficiare di questa iper visibilità per portare a casa buoni risultati. Ma dovrà riuscire a convincere, senza imporre le sue idee ai potenziali alleati e alla fronda interna al PD, sempre viva e vegeta, come dimostra il recente voto parlamentare sulla responsabilità civile dei magistrati, altrimenti perderà per strada tutti i compagni e si ritroverà solo.

Senza alcuna riforma portata a casa nel giro dei prossimi sei mesi, Renzi è destinato ad essere fagocitato nel magma della politica italiana, fatta di promesse non mantenute e quindi a diventare un ex leader, uno dei tanti.