Le più grandi sciagure dell’umanità sono state originate da chi ha voluto semplificare la vita pianificando il mondo.

Giovannino Guareschi

mercoledì 29 maggio 2013

La riforma della legge elettorale e l'etica pubblica

La vita del governo Letta dipende dai passi in avanti che si faranno in campo economico e in quello delle riforme istituzionali, in primis la riforma della legge elettorale.

In campo economico, seppur lentamente, qualcosa si sta muovendo: la sospensione dell’IMU sino a settembre, in attesa di una riforma più generale delle imposte sulla casa, è una novità insieme a quella più importante che è proprio di queste ore e che ci arriva dall’Europa e riguarda la revoca per l’Italia della procedura per deficit eccessivo. Sono piccoli passi rispetto al lavoro che il governo Letta deve affrontare per far ripartire il sistema economico italiano, ma la direzione sembra essere quella giusta.

Diverso invece il discorso sulle riforme istituzionali. 

In questo campo sembra che la grande coalizione PD - PDL non abbia ancora trovato la strada per arrivare, finalmente, all’abolizione del porcellum. Le fibrillazioni di queste ore con la mozione Giachetti dimostrano quanto ancora sia impervio il percorso, minato da franchi tiratori di ambo le parti. 

Uscito rinfrancato dal primo turno delle elezioni amministrative, servirebbe che il PD a questo punto facesse sentire decisamente la sua voce e ponesse come punto imprescindibile l’immediata modifica della legge elettorale. 

Fino a prova contraria infatti, il porcellum fu ideato e votato dalla coalizione di Centro Destra e osteggiato da quella di Centro Sinistra, anche se poi nei fatti, sino ad ora, sembra che entrambi gli schieramenti lo abbiano accettato pensando di vincere le politiche dove è stato utilizzato, con il risultato delle ultime votazioni di febbraio che ci hanno invece consegnato un Parlamento senza una vera maggioranza in grado di governare il Paese. 

Ecco perché è indispensabile modificare subito questa legge elettorale, per evitare che in caso di interruzione improvvisa del governo delle grandi intese, si torni per forza a votare con questa legge sciagurata. Un aumento dell’astensionismo, che nelle ultime elezioni amministrative ha sfiorato il 50%, sarebbe il minimo che i partiti si potrebbero aspettare in questo caso. 

Occorre che venga restituito al cittadino il diritto costituzionale di scegliere la persona da eleggere in Parlamento. Solo una Camera scelta dai cittadini e non preconfezionata dalle segreterie dei partiti può finalmente, dopo anni, ridare dignità al Parlamento e alla politica vera, che è fatta da persone scelte tramite la scheda elettorale inserita in un’urna e non, tramite un click di una tastiera di un computer connesso alla rete. La rete non è per forza di cose sinonimo di democrazia, non lo è almeno quando parliamo di suffragio universale per la scelta di un deputato o di un senatore. 

Papa Francesco, in occasione dell’incontro romano con i Movimenti ecclesiali, sabato 18 maggio, ha dichiarato: “La domanda che facevate voi: come si deve vivere per affrontare questa crisi che tocca l’etica pubblica, il modello di sviluppo, la politica. Siccome questa è una crisi dell’uomo, una crisi che distrugge l’uomo, è una crisi che spoglia l’uomo dell’etica. Nella vita pubblica, nella politica, se non c’è l’etica, un’etica di riferimento, tutto è possibile e tutto si può fare. E noi vediamo, quando leggiamo i giornali, come la mancanza di etica nella vita pubblica faccia tanto male all’umanità intera.”

La questione della legge elettorale si pone proprio al livello indicato da Papa Francesco: non modificarla anche questa volta sarebbe eticamente scorretto, demoralizzante per il singolo cittadino che ancora crede nell’impegno politico e provocherebbe uno scandalo, un cattivo esempio senza giustificazioni.

Meditate gente, meditate…



mercoledì 22 maggio 2013

Per non dimenticare...

Giovanni Falcone (18 maggio 1939 - 23 maggio 1992)


"La mafia, lo ripeto ancora una volta, non è un cancro proliferato per caso su un tessuto sano. Vive in perfetta simbiosi con la miriade di protettori, complici, informatori, debitori di ogni tipo, grandi e piccoli maestri cantori, gente intimidita o ricattata che appartiene a tutti gli strati della società. 

Questo è il terreno di coltura di Cosa Nostra con tutto quello che comporta di implicazioni dirette o indirette, consapevoli o no, volontarie o obbligate, che spesso godono del consenso della popolazione."



lunedì 20 maggio 2013

Dizionario Enciclopedico delle Mafie in Italia

Si è chiusa questa sera la XXVI edizione del salone del Libro di Torino. 

Tra le innumerevoli novità editoriali presentate e tutti gli interessanti incontri che si sono svolti, ci piace ricordare la presentazione, venerdì 17 maggio in Sala Gialla, del Dizionario Enciclopedico delle Mafie in Italia. 

A presentare l’opera: il curatore Claudio Camarca, i magistrati Gian Carlo Caselli e Raffaele Cantone, Don Luigi Ciotti e il Responsabile editoriale della Casa editrice, Alessandro Zardetto. 

Il Dizionario delle Mafie in Italia è un’opera importante, composta da 959 pagine, contiene 4.600 lemmi, 74 gli autori coinvolti nella stesura tra magistrati, giornalisti e saggisti. Le informazioni contenute sono aggiornate al 25 aprile 2013. 

Diceva Paolo Borsellino: “parlate della mafia, parlatene alla radio, in televisione, sui giornali. Però parlatene.” Questo è lo scopo principe del Dizionario, come ha testimoniato il giudice Caselli: parlare della mafia, soprattutto alle giovani generazioni che rischiano di avere, sull’argomento, un’immagine distorta, sostenuta da certa stampa e certa pseudo cultura che propone l’immagine del mafioso come appetibile, accattivante, da imitare perché in fondo essere mafioso vuol dire avere potere, gestire potere, ricchezza, denaro. 

Eravamo tutti commossi, noi seicento presenti in Sala Gialla, dopo che Don Ciotti ha parlato della sua esperienza in terra di mafia, raccontando di come sono soprattutto i giovani i più bisognosi di conoscere, di comprendere la storia recente del nostro Paese per capire i tempi attuali che sono pericolosamente sospesi in una cultura mafiosa che, anziché regredire, a causa della crisi economica sta aumentando il proprio spazio e il proprio raggio d’azione. 

L’opera ha una valenza scientifica di prim’ordine; sfogliandone le pagine troviamo argomenti come: Addaura, (fallito attentato dell’ ), Calipari Nicola, mandamento, pizzino. Sono descritti i nomi dei carnefici e quelli delle vittime di mafia, i luoghi, i fatti storici e le verità giudiziarie vicine e lontane nel tempo come la strage di Portella della Ginestra. 

La mafia non si combatte solo con le forze dell’ordine e con l’azione repressiva ma, come ci ha ricordato Don Ciotti, da un lato con la conoscenza, la diffusione della cultura, lottando contro l’abbandono scolastico e dall’altro con politiche che creano nuovi posti di lavoro, soprattutto per i giovani, soprattutto per il Sud del Paese. 

Quest’opera quindi è fondamentale per far conoscere la realtà mafiosa alle nuove generazioni e dovrebbe ricevere il massimo della divulgazione nelle scuole, nei centri aggregativi, negli oratori, in tutti quei luoghi dove vengono proposti modelli e stili di vita ai giovani di oggi. 

In questo senso, la politica di prezzo praticata dall’Editore (Castelvecchi editore -http://rx.castelvecchieditore.com ) che pone in vendita l’opera ad un prezzo sicuramente accessibile a molti, va elogiata. 

In fine: tutti i relatori, nel presentare l’opera, hanno ricordato il compianto Roberto Morrione che fu tra i primi ideatori dell’opera e anche noi ci uniamo al ricordo e alla memoria di questo grande del giornalismo italiano, scomparso nel 2011.



venerdì 17 maggio 2013

Il grande Gatsby

Il grande Gatsby, Australia - USA, 2013, Regia di Baz Luhrmann


Recensione di Alberto Bordin


Come si gira un film: individuate il conflitto alla base; lasciate che l’azione parli per la parola; distillate da ogni scena l’emozione più opportuna; ora bilanciate ogni parte con la precedente, la successiva e con il tutto. 
Come non si gira un film: guardate “Il Grande Gatsby” di Baz Luhrmann. 
Avere un buon soggetto alla mano significa essere già a metà dell’opera, e averne uno grande implica avere già un prodotto decente. E per chi non lo conoscesse, guardando anche un film come quello di Luhrmann, traspare in maniera evidente che il Gatsby di Fitzgerald è un grande soggetto. Ed è a tale ragion veduta che la scipita traduzione filmica del regista australiano brucia, non una, ma due volte. Doppiamente strano pure, visto il fasto banchetto che ha voluto servire, il condensarsi di spezie, il costosissimo servizio; eppure il pasto è appunto insipido e il colpevole ne è Luhrmann stesso, che ha commesso il più grave errore che un regista possa fare: ha deciso di fare di un libro un film e poi non l’ha fatto, ha fatto qualcos’altro, che con i film e il cinema non c’entra nulla. Per due ore e venti del nostro tempo, Luhrmann ci assilla con un vortice di colori, di musiche, di parole, certamente interessanti, spettacolari, di fattura pregevole, ma che nel loro ammassarsi confondono e tediano il pubblico che è entrato in sala con la coscienza di non essere a un parco divertimenti. La roboante spettacolarità non è certo un caso, perché questa vuole essere, in fondo, la grande lettura di Luhrmann, esplicitata in maniera evidente durante la prima grande festa di casa Gatsby: tutto è costruito come un grande intrattenimento, un idolo di apparenza che regge e nasconde ciò che vi sta dietro e la nutre, l’ambizione di un uomo umile. Ma in tutto ciò Luhrmann non sa darsi né misura, né contegno, gli manca un punto di sviluppo e uno di arrivo, costruendo un vorticoso intruglio di elementi che si crede un’affermazione genuina di cosa sia l’ossessione dell’uomo, e che non si accorge invece di essere solo un vago e inconsistente raccogliersi di apparenza e opinionismo.

Trai tanti temi che il romanzo offre, Luhrmann prende al balzo l’occasione per parlare dell’aristocrazia americana proibizionista, vuota, ideologica e inconsistente; ma non si accorge di cadere lui stesso in quella fazione elitaria, cercando di dir tutto per poi non dir nulla, nell’evidente mancanza di una chiarezza sintetica per la propria storia. Non è una novità: Luhrmann ha già più volte dimostrato di non sapere dove stare, se nella Broadway degli interni, i grandi saloni, i musical raffinati, lo charme e il buon gusto – forse un po’ puzzone – oppure in quella degli esterni, della Time Square, del pop, delle pubblicità, quella commerciale, quella folle, il melting pot di New York; il regista australiano si ostina a girare i film stando dentro una scarpa e una ciabatta e l’opera risente di conseguenza di questa disordinata ambivalenza. 

È interessante guardare in quest’ottica cosa sia stato invece dell’Anna Karenina di Joe Wright; il paragone sorge immediato: due grandi romanzi sociali affrontati con lo stesso intento creativo e la medesima ambizione. Ed entrambi si concludono facendo le cose in grande: l’uno egregiamente riuscito, l’altro epicamente cannato.

martedì 14 maggio 2013

La situazione politica in Italia è grave, ma non è seria

Come scriveva il grande Ennio Flaiano nel 1956, nel suo Diario notturno: “La situazione politica in Italia è grave ma non è seria”. 

A leggere le ultime dichiarazioni dei Capigruppo alla Camera e al Senato del PDL, Brunetta e Schifani, la situazione politica italiana sembra peggiorata: ora oltre che grave, è diventata anche seria. 

Brunetta e Schifani hanno dichiarato che prima di cambiare la legge elettorale occorre modificare la struttura costituzionale e istituzionale del Paese. Con questo Governo, con questo Parlamento? Ma se una riforma della Costituzione non è stata fatta quando sia il PDL che il PD avevano ampie maggioranze parlamentari, i due pensano che si possa risolvere oggi, con il poco tempo che durerà questo esecutivo, una riforma di questa portata? 

I politici si sono già dimenticati le ragioni per cui è nato questo governo poche settimane fa? Si sono dimenticati le parole del Presidente Napolitano al Parlamento riunito in seduta comune? 

Esternare che prima si fanno le riforme e poi si cambia la legge elettorale, significa una cosa sola: che il PDL vuole andare alle nuove elezioni con il Porcellum. Questa è la traduzione concreta del pensiero dei Capigruppo PDL. Perché mai questo Porcellum è così caro agli attuali politici e non vogliono modificarlo? Forse perché sono gli stessi politici che decidono chi sono i fortunati, i predestinati a sedere in Parlamento, mettendo da parte la volontà popolare degli elettori che si trovano da votare una lista preconfezionata? 


E’ tornato alla casa del Padre, in questi giorni, il tanto bistrattato, se a torto o a ragione sarà la Storia a dircelo, Giulio Andreotti. Ebbene, il Sig. Giulio Andreotti ogni volta che è entrato in Parlamento, è stato eletto conquistandosi a suon di preferenze il diritto a sedere nell'emiciclo. Almeno da questo punto di vista non si può dire che Andreotti fosse il male assoluto, dalla sua mente “diabolica” non uscì mai un sistema elettorale così anti democratico come quello attuale, ideato dal leghista Calderoli nel 2005 e subito piaciuto, nei fatti, a tanta Destra e a tanta Sinistra. 



Intendiamoci, sono talmente gravi e molteplici i problemi che l’Italia deve affrontare, che non è certamente la riforma elettorale la panacea di tutti i mali. Tuttavia, ridare agli italiani quella “sensazione” di incidere maggiormente, concretamente, nella scelta del proprio rappresentante da eleggere in Parlamento, senza passare per forza dalla rete grillina, può aiutare a rifondere nei cuori la fiducia e un nuovo rapporto con la classe politica. 


Siamo consapevoli che la strada di questo primo Governo Letta è stretta e tutta in salita, tuttavia dobbiamo crederci. Non ci sono alternative al momento. E questo anche PD e PDL in fondo lo riconoscono. Fino a quando però le vicende personali di Berlusconi da un lato e la situazione interna al PD dall’altro non pregiudicheranno la situazione? Difficile dirlo. Il Presidente Letta in questi mesi deve cercare di far passare quelle riforme economiche che ci permettono di superare questa terribile crisi e far modificare questa legge elettorale che ormai ha stancato gli italiani. Tutto il resto sarà tema per la prossima Legislatura. 

Coraggio Presidente, il tempo stringe!






venerdì 10 maggio 2013

Tests TTIP advance ...


Well did the Prime Minister Enrico Letta in these early days of government to meet with key European leaders to try to lay the foundations for get more time for Italy to keep the financial obligations of a balanced budget. He should have done it a year ago also the Monti government, but so be it.

On the other hand, have no more time, it is clear that it becomes impossible to implement all the measures useful for the economic growth needed to meet their financial commitments and to maintain social order in our country. Europe is the real center of power at this time Letta must try to conquer to the Italian cause. In Brussels, the next European Council in June, Italy will have to obtain a time dilation to meet the commitments of the deficit reduction, otherwise it will be useless maneuvers that the Government is about to launch. This, the Chairman of the Board, has been shown to have clear in mind.

As should be clear that this government over economic reform and development to create jobs, to devote himself without delay to the institutional ones, starting with the most urgent, the revision of the electoral law. Without this reform, the public no longer justify this ruling class with the outcome of increase in the next election the turnout on the one hand and on the other grillismo.

Any further political issue, even if considered "essential" or "indispensable", this government should show more careful in facing and offer it to the public. An example of this: the release of the new Minister of Integration Cecile Kyenge on the reform of the law for the attribution of citizenship has generated just a shrug of the barricades by the two factions supporting the government Letta. If this executive wants to complete the task he is given, must try to deal with the issues around which we can, indeed we must find unity of purpose for the common good of Italy, for the divisions there will be time in the future .

On the other hand, without creating new ones to Accessed existing problems out there, from the inner to the PD and, on the other hand, those of a PDL with a charismatic leader now surrounded by the prosecution.

The next few weeks will be the most important because they will occur if the government Letta will be able to produce those initiatives that, if passed by Parliament, will begin to reverse course to our country.

Bottom Line: After the European tour last week, today Letta met with Secretary of State, Kerry, who was also traveling in Europe. After the greetings, formal and cordial between the two governments, the two leaders agreed on the need to "proceed rapidly in the free trade between the EU and the United States" that both consider it a valid "engine of growth" for the two continents .

Tests TTIP advance ...

giovedì 9 maggio 2013

Prove di TTIP avanzano…

Bene ha fatto il Presidente del Consiglio Enrico Letta in questi primi giorni di Governo ad incontrare i principali leader europei per cercare di mettere le basi per ottenere più tempo per l’Italia per mantenere gli impegni economici di pareggio di bilancio. Avrebbe dovuto farlo un anno fa anche il Governo Monti, ma tant’è. 

D’altra parte, senza avere più tempo, è ormai chiaro che diventa impossibile mettere in atto tutti quei provvedimenti utili per la crescita economica che servono per rispettare gli impegni finanziari e per mantenere l’ordine sociale nel nostro Paese. L’Europa è il vero centro di potere che in questo momento Letta deve cercare di conquistare alla causa italiana. A Bruxelles, nel prossimo Consiglio europeo di giugno, l’Italia dovrà ottenere una dilatazione dei tempi per rispettare gli impegni di rientro dal deficit, altrimenti saranno inutili le manovre che il Governo si accinge a varare. Questo, il Presidente del Consiglio, ha mostrato di avere ben chiaro in mente. 

Come ben chiaro deve essere che questo Governo oltre alle riforme economiche per creare sviluppo e lavoro, deve dedicarsi senza indugio a quelle istituzionali, partendo dalla più urgente, la revisione della legge elettorale. Senza questa riforma l’opinione pubblica non giustificherebbe più questa classe dirigente con l’esito di incrementare alle prossime elezioni l’astensionismo da un lato e il grillismo dall’altro. 

Ogni ulteriore tema politico, ancorché ritenuto “fondamentale” o “imprescindibile”, questo Governo dovrebbe mostrarsi più accorto nell’affrontarlo e nel proporlo all’opinione pubblica. Un esempio su tutti: l’uscita del neo ministro dell’Integrazione Cecile Kyenge sulla riforma della legge per l’attribuzione della cittadinanza ha generato subito un’alzata di barricate da parte dei due schieramenti che sostengono il governo Letta. Se questo esecutivo vuole portare a termine il compito che si è dato, deve cercare di occuparsi dei temi intorno ai quali si può, anzi si deve, trovare unità di intenti per il bene comune dell’Italia, per le divisioni ci sarà tempo in futuro. 

D’altra parte, senza crearne di nuovi, per Letta i problemi sul tappeto non mancano, a partire da quelli interni al PD e, dall’altra parte, a quelli di un PDL con un Capo carismatico ormai accerchiato dai procedimenti giudiziari. 

Le prossime settimane saranno le più importanti perché si verificherà se il governo Letta sarà in grado di produrre quelle iniziative che, se approvate dal Parlamento, potranno iniziare a far invertire la rotta al nostro Paese. 

Ultima annotazione: dopo il tour europeo di settimana scorsa, oggi Letta ha incontrato il Segretario di Stato USA, Kerry, anch’egli in viaggio in Europa. Dopo i saluti, formali e cordiali, tra le due amministrazioni, i due leader hanno convenuto sulla necessità di “procedere rapidamente all’area di libero scambio tra Ue e Stati Uniti” che entrambi considerano un valido “motore di crescita” per i due continenti. 

Prove di TTIP avanzano… 






domenica 5 maggio 2013

Arrivederci ad Agnese Borsellino...

Carissima Agnese, non ci siamo mai conosciuti, ma tu per me eri come una sorella maggiore. 
Ora che sei tornata vicina a Paolo, hai conosciuto la Verità e sono sicuro che sei finalmente in Pace. 
Noi non vi dimenticheremo.
Arrivederci.... 




mercoledì 1 maggio 2013

Tempi moderni?


Questo primo maggio mi è venuto in mente, chissà perché, Charlie Chaplin che in Tempi Moderni, girato nel 1936, interpreta un povero operaio, disperato per la ricerca di un lavoro, e alienato dopo averlo trovato presso una catena di montaggio. 

Sono ancora attuali quei tempi oppure sono tempi superati, i nostri tempi sono diversi? 

A pensarci bene, in settantasette anni, tanti ne sono passati dal film denuncia di Chaplin, le cose non sono molto cambiate. Il mondo “occidentale” viveva un periodo di crisi economica e sociale allora e lo stesso stiamo vivendo oggi. Il lavoro non era sufficiente per tutti e lo stesso accade oggi. 

Allora il lavoro in fabbrica portava e provocava alienazione e crisi d’identità sia alla persona che al gruppo sociale di origine dal quale si finiva per allontanarsi; oggi le fabbriche rimaste si sono trasformate, il lavoro alienante lo svolgono le macchine controllate dall’uomo, ma l’alienazione è data dai ritmi del lavoro imposto dalle macchine stesse che per loro natura non hanno ritmi umani. 

Per macchine non intendo le presse, gli altoforni, gli impianti di verniciatura. Per macchine intendo i computer, gli smartphone, le fotocopiatrici, i fax ma anche i treni super veloci e gli aerei che in poche ore ti trasferiscono persone e merci da un capo all’altro del pianeta. 

L’alienazione deriva dai ritmi non umani cui siamo sottoposti quotidianamente ai quali d’altra parte ci spinge la competizione globale generata dal fatto che ormai in poche ore treni ed aerei superveloci… 

Se questo è lo scenario che viviamo, settantasette anni dopo i tempi moderni di Chaplin, è chiaro che anche il lavoro si sposta velocemente e si trasferisce dove il datore di questo lavoro trova la migliore mano d’opera al miglior costo. L’Europa in questo senso è ancora in grado di offrire queste condizioni? E per quali settori è interessata a competere, diciamo, con i Paesi dell’estremo oriente o del Sud America? 

Queste sono le domande di fondo cui occorre rispondere prima di decidere dove investire le risorse disponibili per creare il lavoro che oggi manca, in Italia ma anche in tutta Europa. E occorre decidere in fretta per non perdere un’intera generazione di giovani di 25/30 anni che oggi è senza lavoro e che non può arrivare ad avere (forse) un posto di lavoro, degno di chiamarsi lavoro, a quarant’anni. 

Una risposta a queste domande sembra arrivare dall’altra sponda dell’atlantico. il Presidente Obama, il 12 Febbraio, durante il suo primo discorso sullo stato dell’Unione dopo essere stato rieletto, ha annunciato che gli USA e la UE hanno raggiunto l’accordo per aprire i negoziati Ttip (Transatlantic trade and investment partnership) vale a dire i negoziati per eliminare da entrambe le parti le tariffe che ancora pesano sul libero scambio e sul commercio bilaterale, realizzando così un vecchio sogno di David Rockfeller e dei suoi amici che giusto 40 anni fa, nel luglio 1973, crearono la Commissione Trilaterale con lo scopo dichiarato di sostenere e diffondere il libero scambio mondiale di beni e servizi con meccanismi flessibili di circolazione della moneta. 

Basterà il sogno dei neo liberisti, il commercio senza barriere, a risolvere il problema della crisi del lavoro che non c’è più (o meglio del lavoro che si è spostato dall’Europa in altre parti del mondo)? 

Vedremo. Intanto registriamo una strana coincidenza: al Presidente Monti, membro italiano della Commissione Trilaterale è successo Enrico Letta, membro italiano della Commissione Trilaterale. 

A quanto pare l’Italia sembra già allineata al nuovo progetto TTIP !!!






We have a government, and now?

And 'well known that we Italians can not give up two things: comment on the formation of the national football selection from Mister to participate at the World Championships and the composition of a new government.

We would like then we, along with many who at this time are doing it, to express an opinion on the first Government of Enrico Letta.

We sincerely wish to neo Premier because the political situation - economic has never been so difficult and complicated to manage as in recent weeks and, as if it were needed, it also shows act crazy and desperate that the aggressor has shot of two policemen in Piazza Montecitorio. The bomber said that he really wanted to shoot the new ministers who entered the palace for their first Council of Ministers.

Let us analyze the list of names that make up this government here that begin to appear some problems. Almost all the ministers, except the Deputy Premier and Interior Minister Alfano, political figures are of secondary importance, if not technical, of their party affiliation. This, to a government defined by the President of the Republic a political government, it is a sign of weakness, certainly not of strength.

On the names chosen, since it was decided not to propose a government made ​​up of big political party (or the big party did not want to expose themselves at this stage), the couple Napolitano - Letta could perhaps more accurately choose different names for some important ministries. Ministries such as Health or Agriculture, as well basic and important in these times of economic crisis, deserved greater attention and expertise that we find present in the names chosen.

But anyhow, now the team is done and we realize that not have been easy for the new Premier Letta get to a puzzle as to give a government to Italy.

At this point we believe that the government should immediately begin to put in place all the necessary reforms to ensure that our country finally begins to come out of immobility prevailing in twenty years.

The first things to do is, from an economic point of view, knocking the competent bodies in Europe and to insist on and obtain a modification of the Stability Pact, to allow our economy to return to growth and create new jobs. While, from a political point of view, the first thing to do is reform of the electoral law, with the introduction of the possibility for citizens to express their preference for the politician to be elected. Avoid this time to carry out this reform would mean betraying the Italian people and open the door, the next time you go to vote, to grillini on the one hand and on the other abstention.

For our part, concluded these two operations save the country, we might also ask to President Napolitano to dissolve parliament and go to the polls, this time with a real new electoral law.


A parliament elected by the people and not appointed by the parties, as is the current one, will be able to breathe new life into Italian politics and bring it out of the morass in which it is located.

Of this we are sure.