Le più grandi sciagure dell’umanità sono state originate da chi ha voluto semplificare la vita pianificando il mondo.

Giovannino Guareschi

martedì 31 gennaio 2012

Kierkegaard, il politico corrotto e noi.

Nell’intrigante manuale “Farcela con la morte”, Fabrice Hadjadj, quarantenne filosofo francese, riporta il seguente passo del filosofo danese: “ tra tutte le futilità di quest’epoca miserabile, la più ridicola è forse quella sentenza scritta con una pretesa di saggezza che spesso ho incontrato nelle mie letture e di cui ho sentito ammirare l’eccellenza; oggi non si può più essere un martire, la nostra epoca è incapace di mettere qualcuno a morte. Quale errore di concetto! Non è l’epoca a dover avere la forza di mettere a morte un uomo o di farne un martire; è il martire, il martire in potenza, che deve avere la forza di dare all’epoca la passione, l’amara passione di farlo perire. […] E se l’epoca è immersa nella più grande mollezza, un tipo in gamba fa presto a renderla appassionata. Ma questo guastafeste sarebbe soltanto una rarità in un’epoca in cui il predicatore è degno dell’ascoltatore.”
Continua l’autore del libro Hadjadj: “ Il predicatore moderno accarezza il suo gregge nel verso del pelo. E’ degno dei suoi ascoltatori, non propone nulla che sia al di sopra del livello della mangiatoia, solo qualche rudimento di morale umanista che permette di ruminare tranquilli “.
Come ci suonano vere e attuali le parole di entrambi i filosofi.  Le sperimentiamo tutti i giorni, nella quotidianità della nostra esperienza. Le viviamo reciprocamente nei rapporti personali più stretti, con nostra moglie o nostro marito, con i figli.  Abbiamo paura di esporci, di far conoscere all’altro la parte più intima di noi, quella più vicina al nostro desiderio, con la D maiuscola, Desiderio di compimento della nostra esistenza, della nostra umanità.
Ma tutto questo vale anche per il nostro lato pubblico. E’ di oggi la notizia di un “tesoriere” di un importante partito politico italiano che ha distratto dalle casse del suo partito oltre dieci milioni di euro che sono finiti su conti correnti di società a lui riconducibili. Il segretario politico di questo partito, intervistato da un giornalista dichiara di non essersi accorto di nulla, di essere molto offeso per l’accaduto e di costituirsi parte civile, a nome del Partito, al processo (la morale umanista…) Ma come può questo signore non pensare che noi cittadini, noi elettori di un predicatore così non sappiamo cosa farcene?  Come possiamo affidare noi cittadini a soggetti del genere la gestione della Cosa pubblica, se costoro non riescono a gestire nemmeno la Cosa loro?
In quest'epoca di grande mollezza, auspichiamo la venuta di giovani nuovi "martiri" che decidano di impegnarsi nella Cosa Pubblica al posto di questi politici cialtroni che pensano soltanto alla loro mangiatoia e mai al Bene Comune.


giovedì 26 gennaio 2012

Translation of the post of January 25


The Memorial Day: lest we forget Irena Sendler

Thanks to my friend Mario, who introduced me to the life of Irena:


Born in Warsaw in 1910 by a family of socialist tradition. Even as a child spends time with his peers of Jewish origin, and 5 years is able to speak yddish. The father is a doctor and his patients are among the many Jews he takes care of the poor for free. At his death in 1917, the Jewish community provides a subsidy to the family as a token of gratitude.


As a girl, Irena joined the scouting movement and during the university years are openly opposed to discrimination against Jewish students. Enter in the Association of Democratic Youth and the Polish Socialist Party in Polish.The outbreak of the Second World War, 29 years old and works as a social worker for the council, where, with the support of the Director of the Department (which it will be deported to Auschwitz), he helps Jews of all types of discrimination covered by part of the Nazi occupier. 


In the fall of 1940, in Warsaw, the ghetto is walled and almost 400,000 Jews have moved inside in unhygienic conditions, exacerbated by lack of food and medicine: multiply the epidemics and the mortality rate is high. As a nurse, Irena is able to obtain a pass: officially comes to pest control, in fact organized a rescue network in providing food, comfort items, clothing. When the ghetto brings the Star of David, not only to blend into the crowd, but also as a sign of solidarity. 


In 1942 he founded the secret organization "Council for help to the Jews" (Zegota) and Irena quickly becomes one of the main activists in charge of the department of Zegota children with the code name Jolanta,. The decision to liquidate the ghetto by the Germans begin to transfer the children, dressed as a nurse, hiding them in ambulances. Often the little ones are asleep with sleeping pills and locked up in a bag or a box to go to the Aryan side, making the people believe that the Gestapo is dead typhoid. After the release of the ghetto children are collected in service centers where they learn to adapt to the environment, and then assigned to families, convents or orphanages. On 20 October 1943, the Nazis arrested "Jolanta" and brutally tortured for three months without being able to talk about it, the sentence to death and transfer to the terrible prison Pawiak. Zegota fails at the last moment, to bribe a Nazi general with a large sum of money to save just before the shooting. From that moment his life changed, can not go in the ghetto have to live in hiding, as Klara Dabrowska, officially because it was shot. This does not prevent it from continuing to work with Zegota and help the Jews, coordinating the rescue of many children. It is not yet known exactly how many it has saved, but there is talk of about 2,500. During the Warsaw Uprising as a nurse working in the Health Point and after the war joined the Centre for Social Help in the capital. It helps to build orphanages, a Customer Service Centre for Mothers and Children in difficulty, some institutions in support of jobless households.It is also persecuted by the communist security services: in 1949 he was arrested and brutally interrogated on suspicion of hiding members Partisan Army (AK); in prison loses a child born prematurely. 

From 1948 to 1968 he was enrolled in the Polish Unified Workers' Party, which comes out later in 1968, in protest against the repression against students and intellectuals, and the anti-Semitic campaign launched by the government adheres to Solidarnosc in 1980. 

In the years of communism, the "People's Republic of Poland" forget her. In 1999, an American teacher, Norman Conard, impressed by its history, is by his students to stage a play called the Kansas Life in a Jar (life in a jar). The title refers to the way Irena had kept the names of the children saved, buried under an apple tree in the garden, enclosed in a glass jar, with data from real parents and adoptive parents, along with some personal effects.After the war his list, handed to the leaders of the Jewish community, allowed the children to discover their roots and find their families. The play was replicated over two hundred times in the United States and led to the creation of the foundation "Life in a Jar" which promotes the image of Sendler .. The Sendler has received numerous awards and accolades at home and abroad. In 1965 the Yad Vashem Institute has awarded the medal "Righteous Among the Nations" and in 1991 received the honorary citizenship of Israel. In 2006 the association "Children of the Holocaust" (dzieci Holocaustu) together with the Ministry of Foreign Affairs has created the award "Irena Sendler" for making the world better. In 2007 she was nominated for the Nobel Peace Prize. In 2009 he filmed the movie Children of Irena Sendler played by Oscar winner Anna Paquin. The announcement of his death, May 12, 2008 in Warsaw, suscutato great excitement in the country. Marek Edelman said of her, "It 'a great person died - a person with a big heart, with a great talent for organization, a person who has fought always on the side of the weak"


taken from the website: www.wefor.eu

mercoledì 25 gennaio 2012

Il giorno della memoria: per non dimenticare Irena Sendler


Ringrazio il mio amico Mario che mi ha fatto conoscere la vita di Irena:

Nasce a Varsavia nel 1910 da una famiglia di tradizione socialista. Fin da piccola trascorre molto tempo con i suoi coetanei di origine ebrea, e a 5 anni è in grado di parlare yddish. Il padre è medico e fra i suoi pazienti ci sono molti ebrei poveri di cui si prende cura gratuitamente. Alla sua morte nel 1917, la comunità ebraica offre un sussidio alla famiglia in segno di gratitudine. Da ragazza Irena entra nel movimento scout e durante gli anni universitari si oppone apertamente alla discriminazione degli studenti ebrei. Entra nell’Associazione della Gioventù Polacca Democratica e nel Partito Socialista Polacco. 

Quando scoppia la Seconda Guerra Mondiale, ha 29 anni e lavora come assistente sociale per l’amministrazione comunale, dove, con il supporto del direttore del dipartimento (che per questo verrà deportato ad Auschwitz), soccorre gli ebrei oggetto di ogni tipo di discriminazione da parte dell’autorità nazista occupante. Nell’autunno del 1940, a Varsavia, viene recintato il ghetto e quasi 400.000 ebrei sono trasferiti al suo interno in condizioni igieniche precarie, aggravate dalla mancanza di cibo e medicine: si moltiplicano le epidemie e il tasso di mortalità è altissimo. In veste di infermiera, Irena riesce ad ottenere un lasciapassare: ufficialmente entra per la disinfestazione, in realtà organizza una rete di soccorso procurando cibo, generi di conforto, vestiti. Quando è nel ghetto porta la stella di David, non solo per confondersi fra la folla, ma anche in segno di solidarietà. Nel 1942 nasce l’organizzazione segreta “Consiglio per l’aiuto agli ebrei” (Zegota) e Irena ne diventa subito una tra le principali attiviste come responsabile del dipartimento infantile di Zegota con il nome in codice di Jolanta,. Alla decisione dei tedeschi di liquidare il ghetto inizia a trasferire i bambini, vestita da infermiera, nascondendoli nelle ambulanze. Spesso i piccoli vengono addormentati con i sonniferi e rinchiusi in un sacco o in una cassa per passare nella parte ariana, facendo credere agli uomini della gestapo che si tratta di morti per tifo. Dopo l’uscita dal ghetto i bambini sono raccolti in centri di assistenza, dove imparano ad adattarsi al nuovo ambiente, e poi assegnati a famiglie, orfanotrofi o conventi. Il 20 ottobre del 1943, i nazisti arrestano “Jolanta” e la torturano brutalmente per tre mesi senza riuscire a farla parlare; la condannano a morte e la trasferiscono nel terribile carcere di Pawiak. Zegota riesce, all’ultimo momento, a corrompere un generale nazista con una grossa somma di denaro per salvarla poco prima della fucilazione. Da quel momento la sua vita cambia, non può più entrare nel ghetto: deve necessariamente vivere in clandestinità, con il nome di Klara Dabrowska, perché ufficialmente è stata fucilata. Questo non le impedisce di continuare a collaborare con Zegota e aiutare gli ebrei, coordinando il salvataggio di molti bambini. Non è ancora noto esattamente quanti ne abbia salvati, ma si parla di circa 2.500. Durante l’Insurrezione di Varsavia lavora come infermiera nel Punto Sanitario e dopo la guerra entra nel Centro di Aiuto Sociale della capitale. Contribuisce a creare orfanotrofi, un Centro di Assistenza per le Madri e i Bambini in difficoltà, alcune istituzioni a sostegno delle famiglie disoccupate.


Viene perseguitata anche dai Servizi di Sicurezza comunisti: nel 1949 è arrestata e brutalmente interrogata, perchè sospettata di nascondere membri dell’Esercito Partigiano (AK); in carcere perde un bambino nato prematuramente. Dal 1948 al 1968 è iscritta al Partito Operaio Unificato Polacco, da cui esce dopo nel 1968, in segno di protesta per le repressioni contro studenti ed intellettuali, e per la campagna antisemita lanciata dal governo Nel 1980 aderisce a Solidarnosc. Negli anni del comunismo la ”Repubblica Popolare Polacca” si dimentica di lei. Nel 1999, un insegnante americano, Norman Conard, colpito dalla sua storia, fa mettere in scena dai suoi allievi del Kansas un’opera teatrale intitolata Life in a Jar (la vita in un barattolo). Il titolo si riferisce al modo con cui Irena aveva conservato i nomi dei bambini salvati, interrandoli sotto un melo del giardino, chiusi in un barattolo di vetro, con i dati dei veri genitori e di quelli adottivi, insieme ad alcuni effetti personali.


Al termine del conflitto la sua lista, consegnata ai leader della comunità ebraica, permise ai bambini di scoprire le proprie origini e ritrovare le famiglie. L’opera teatrale è stata replicata oltre duecento volte negli Stati Uniti e ha portato alla creazione della fondazione „Life in a Jar” che promuove la figura della Sendler.. La Sendler ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti in patria e all’estero. Nel 1965 l’istituto di Yad Vashem le ha conferito la Medaglia di ”Giusto fra le Nazioni” e nel 1991 ha ricevuto la cittadinanza onoraria di Israele. Nel 2006 l’associazione ”I figli dell’Olocausto” (Dzieci Holocaustu) insieme al Ministero degli Esteri ha dato vita al premio ”Irena Sendler” per aver reso migliore il mondo. Nel 2007 è stata candidata al Premio Nobel per la pace. Nel 2009 è stato girato il film I figli di Irena Sendler interpretato dall’attrice premio Oscar Anna Paquin. L’annuncio della sua scomparsa, il 12 maggio 2008 a Varsavia, ha suscutato grande emozione nel Paese. Di lei Marek Edelman ha detto “E’ morta una grande persona - una persona con un cuore grande, con un grande talento organizzativo, una persona che si è battuta sempre dalla parte dei deboli"


tratto dal sito: www.wefor.eu

 



martedì 24 gennaio 2012

Translation of the post of January 23

Article 18 and the workplace : the challenge of change.You can talk about today in Italy with Article 18 of the Workers' Statute (in the sense of changing it) or we are in the presence of a Moloch untouchable? I would say that in Italy there is still some freedom of speech and writing, if anything, the problem is to place the correct terms. And I from the definition of human labor.The September 14, 1981 in Castel Gandolfo, Pope John Paul II signed the Laborem Exercens, a key document for those who now want to rethink a new way of looking at work. Reread it causes shivers down my spine for the topicality of the issues touched by the Pope, issues that have been prophetically announced thirty years ago.Near the beginning of the document, it is said in paragraph 3 (cited): "... the fact that human work is a key, and probably the essential key, to the whole social question, if we try to really see the point of view the good of man. And if the solution-or rather the gradual solution of the social question that keeps coming up and becomes more complex, must be sought in the direction of "making human life more human", then the key, which is the work human, acquires fundamental and decisive. "Human labor is then analyzed from different points of view and a paragraph on 16 deserves attention here (cited): "The work is - as has been said - an obligation, a duty that man, and in this way varied of this word. Man must work for both because the Creator has commanded it to him, and because of his own humanity, the maintenance and development requires work. Man must work with respect to others, especially towards their families, but also to society, to which he belongs to the nation, which is a son or daughter, the whole human family, to which it belongs, being heir to the work of generations and with co-creator of the future of those who come after him in the succession of history. All this constitutes the moral obligation of work, understood in its broadest sense. "This in our view the reference scenario, the value scale to refer to begin to talk about reforming the world of work. Moreover, the importance of the work is such that the founding fathers made the art. 1 of the Italian Constitution, or rather the Italian Republic is founded on the job. It follows that first of all, before all else, the Government of the Republic has the duty of care to support the Republic, to re-establish it and fortify every day more and more and then first and foremost to create jobs and not to think about new forms of job loss, layoffs or other.
We come finally to May 20, 1970 Law no. 300 (SO-CALLED Workers' Statute).Remember, those who pretend not to remember, that the law was enacted after twenty years of fiery debates, both MPs in the factories (and the then popular in Italy) and in civil society. No political party in Parliament opposed the Statute, the PCI and PSIUP abstained, voted for the other. By this I mean that the current government headed by a prime minister "maturity" close not think it has a popular mandate to deal with a subject as important and delicate which is to reorganize the world of work in Italy. And above all do not have the necessary time available to make things right. The rest of the priorities of the Government and other mountains were, if anything, the residual forces this government would do better to spend it trying to engage in those actions that reduce the stock of public debt that has reached almost no return, every year, generating a mountain of interests that will be paid to new financial maneuvers using unfortunately. With regard to economic recovery and thus the growth of GDP, I do not think that they depend abolition or modification of an article of the law. Just visit the website and look at the growing line of ISTAT Italy's GDP from 1970 to 2000 to draw the appropriate conclusions.

lunedì 23 gennaio 2012

Articolo 18 e mondo del lavoro: la sfida di un cambiamento.

Si può oggi in Italia parlare dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori (nel senso di una sua modifica) oppure siamo in presenza di un Moloch intoccabile?  Direi che in Italia esiste ancora una certa libertà di parola e di scrittura, il problema semmai è inquadrare correttamente i termini della questione. Ed io partirei dalla definizione di lavoro umano.
Il 14 settembre 1981 a Castel Gandolfo, Giovanni Paolo II firma la Laborem exercens, un documento fondamentale per chi oggi vuole ripensare un nuovo modo di concepire il lavoro.   Rileggerla provoca brividi lungo la schiena per l’attualità dei temi toccati dal Papa, temi che sono stati profeticamente annunciati trenta anni fa.
Quasi all’inizio del documento, al paragrafo 3 si dice (cit.): “… il fatto che il lavoro umano è una chiave, e probabilmente la chiave essenziale, di tutta la questione sociale, se cerchiamo di vederla veramente dal punto di vista del bene dell'uomo. E se la soluzione o, piuttosto, la graduale soluzione della questione sociale, che continuamente si ripresenta e si fa sempre più complessa, deve essere cercata nella direzione di «rendere la vita umana più umana», allora appunto la chiave, che è il lavoro umano, acquista un'importanza fondamentale e decisiva.”
Il lavoro umano viene poi analizzato da diversi punti di vista e un paragrafo, il 16 merita qui attenzione (cit.): “Il lavoro è - come è stato detto - un obbligo, cioè un dovere dell'uomo, e ciò nel molteplice senso di questa parola. L'uomo deve lavorare sia per il fatto che il Creatore gliel'ha ordinato, sia per il fatto della sua stessa umanità, il cui mantenimento e sviluppo esigono il lavoro. L'uomo deve lavorare per riguardo al prossimo, specialmente per riguardo alla propria famiglia, ma anche alla società, alla quale appartiene, alla nazione, della quale è figlio o figlia, all'intera famiglia umana, di cui è membro, essendo erede del lavoro di generazioni e insieme co-artefice del futuro di coloro che verranno dopo di lui nel succedersi della storia. Tutto ciò costituisce l'obbligo morale del lavoro, inteso nella sua ampia accezione”.
Questo a nostro giudizio lo scenario di riferimento, la scala valoriale a cui riferirsi per incominciare a parlare di riforma del mondo del lavoro.
Del resto l’importanza del lavoro è tale che i Padri Costituenti l’hanno inserito nell’art. 1 della Costituzione italiana, anzi la Repubblica italiana si fonda sul lavoro. Ne consegue che prima di tutto, prima di ogni altra cosa, il Governo della Repubblica ha il dovere di occuparsi di sostenere la Repubblica, di ri-fondarla e irrobustirla ogni giorno sempre di più e quindi in primis di creare lavoro e non di pensare a nuove forme di perdita di lavoro, di licenziamenti o altro.
Veniamo infine alla Legge 20 maggio 1970 num. 300 (c.d. Statuto dei Lavoratori). Ricordiamo, a chi fa finta di non ricordare, che la legge fu promulgata dopo un ventennio di infuocate discussioni, sia parlamentari che nelle fabbriche (che allora erano ancora diffuse in Italia) e nella società civile.  Nessun partito politico presente in Parlamento si oppose allo Statuto, il PCI e il PSIUP si astennero, gli altri votarono a favore. 
Con questo voglio dire che l’attuale Governo presieduto da un premier “a scadenza” ravvicinata non penso che abbia il mandato popolare per occuparsi di un tema così importante e delicato qual è quello di riorganizzare il mondo del lavoro in Italia.  E soprattutto non ha il tempo necessario a disposizione per fare le cose per bene.  Del resto le priorità del Governo Monti erano altre e semmai le forze residue questo Governo farebbe meglio a spenderle cercando di porre in essere quelle azioni atte a ridurre lo stock del debito pubblico che ha raggiunto livelli quasi da non ritorno, generando ogni anno una montagna di interessi che andranno corrisposti ricorrendo purtroppo a nuove manovre finanziarie.  Per quanto riguarda il rilancio dell’economia e quindi la crescita del PIL, non credo proprio che dipendano dall’abolizione o dalla modifica di un articolo di legge. Basta visitare il sito internet dell’ISTAT e osservare la linea crescente del PIL dell’Italia dal 1970 al 2000 per trarre le conclusioni del caso.  


sabato 21 gennaio 2012

Translation of the post of January 21

The crisis of Fincantieri.

Of all the industrial crisis in recent months are filling the pages of newspapers and news programs on our TV, perhaps one that is more "absurd" and inexplicable to simple minds like ours is the one that has invested Fincantieri.
The reason: lack of jobs. Lack of jobs? But who has directed Fincantieri in recent years? Santa Claus?


How many months / years it takes to build a cruise ship, to complete a contract? And in the meantime those who have to deal with about ten thousand people to work with families in the world does not seek to find new work and new orders? But cruise ships are no longer in fashion, they say. So what? A worker who is building a cruise ship can not build a ship container carrier or a ferry or a military ship or a tug? Of course those who had to go around the world to seek new orders and did not do it, sooner or later will realize that the problem of the work is presented.
But more than that, remember these names: Antonio Marzano, from June 2001 to April 2005; Claudio Scajola until May 2006, Pier Luigi Bersani from May 2006 to May 2008 Claudio Scajola again until May 2010, then President of the Interim Minister Berlusconi and, finally, from October 2010 to November 2011 Paul Romans. The current Corrado Passera not consider having just been appointed.These are the names of the Ministers of Economic Development for the last ten years. These are the names that are ultimately responsible for the failure of economic development policy that has been non-existent in Italy in the last ten years.

Fincantieri is just the tip of the iceberg, is a case so striking as not to seem true. That Italy, a country that builds ships ever since the Romans defeated the Carthaginian fleet with the famous battle of Milazzo, where he was for the first time the world experienced the "crow", can no longer be present with a reality in the shipbuilding industry is frankly too much to understand and accept for simple minds like ours.
Of course the time lost is time, maybe too much. Ten years of total inactivity did not recover in a month or two and the economic crisis certainly does not help things. However I would say that a serious attempt, carried out by competent persons who have a project in mind and seek recovery for Fincantieri to realize you should do. Firstly, for the workers directly involved, which are not few, then this is also an important signal to Europe that Italy can provide about the seriousness of the change taking place.

La crisi di Fincantieri

Di tutte le crisi industriali che in questi ultimi mesi stanno riempiendo le pagine dei giornali e i telegiornali delle nostre televisioni, forse quella che appare più “assurda” e inspiegabile a menti semplici come le nostre è quella che ha investito Fincantieri.
Il motivo: mancanza di commesse. Mancanza di commesse?
Ma chi ha diretto Fincantieri in questi ultimi anni? Babbo Natale?
Quanti mesi / anni ci vogliono per costruire una nave da crociera, per completare una commessa? E nel frattempo chi deve occuparsi di far lavorare circa diecimila persone con famiglie non cerca di trovare nel mondo nuovo lavoro e nuove commesse? Ma le navi da crociera non sono più di moda, si dice. E allora? Un operaio che costruisce una nave da crociera non può costruire una nave porta container o un traghetto di linea o una nave militare o un rimorchiatore? Certo che chi doveva andare in giro per il mondo a cercare nuove commesse e non lo ha fatto, prima o poi dovrà rendersi conto che il problema dell’assenza di lavoro si presenta.
Ma dirò di più, ricordiamo questi nomi: Antonio Marzano dal giugno 2001 all’aprile 2005; Claudio Scajola sino a maggio 2006; Pier Luigi Bersani dal maggio 2006 al maggio 2008 poi ancora Claudio Scajola sino al maggio 2010, poi l’interim del Presidente del Consiglio Berlusconi e infine da ottobre 2010 a novembre 2011 Paolo Romani. L’attuale Corrado Passera non lo consideriamo essendo stato appena nominato.
Questi sono i nomi dei Ministri dello Sviluppo Economico degli ultimi dieci anni. Questi sono i nomi che ultimamente sono i responsabili del fallimento di una Politica di Sviluppo economica che è stata inesistente in Italia in questi ultimi dieci anni. Fincantieri è solo la punta dell’iceberg, è un caso talmente eclatante da non sembrare vero. Che l’Italia, Paese che costruisce navi da sempre, dai tempi dei romani che sconfissero la flotta cartaginese con la famosa battaglia di Milazzo dove fu per la prima volta al mondo sperimentato il “corvo”, non possa essere più presente con una propria realtà industriale nel settore delle costruzioni navali è francamente troppo da comprendere ed accettare per menti semplici come le nostre.
Certo il tempo perso è tanto, forse troppo. Dieci anni di inattività totale non si recuperano in un mese o due e la crisi economica non facilita certamente le cose. Tuttavia direi che un tentativo serio, portato avanti da persone competenti che abbiano in mente un progetto di rilancio per Fincantieri e cerchino di realizzarlo lo si debba fare. Prima di tutto per i lavoratori direttamente coinvolti, che non sono poche decine e poi anche questo è un segnale importante che l’Italia può fornire all’Europa sulla serietà del cambiamento in atto.


 

giovedì 19 gennaio 2012

Translation of the post of January 18

The tragedy of the Costa Concordia


When tragedy strikes like the one that hit the cruise ship Costa Concordia, the first thought is definitely for people who lost their lives during what was supposed to be a carefree holiday.

Then comes the big question: how could such a thing happen? How can a modern cruise ship with all types of electronic equipment, to go up against a rock reported in the charts a couple of hundred meters from the mainland?

Maybe a definitive answer to the exhaustive and especially not one hundred percent will never have.

However, three considerations now than a few days away from happening you would suggest.

First, the Commander Schettino has certainly an important responsibility in having allowed the incident. It was the fault of the ship's course and it was his final decision of each maneuver the ship. Why the Costa Concordia was over so close to the mainland, will be grounds for investigation, but the Commander Schettino had a duty to prevent this from happening.

Second, human error is always possible, in every activity and every job, from simple to more complex as it is the government of a cruise ship with the responsibility of carrying four thousand people. So I would not condemn without appeal Commander Schettino. It could also have made mistakes in good faith, but in good faith with superficiality. One thing the Captain Schettino did not have to do, and was the only thing in the eyes of the world would have redeemed: to abandon the ship before the last of the hubs had dropped to the floor and was rescued. Only then would the Commander Schettino regained confidence and the respect of the Italians. The gesture that has made, to go ashore among the first, is unspeakable, unthinkable for us all. And it's cultural heritage of all that the master of a vessel, be it a canoe or a ship thousands of tons, is the last to abandon ship. And in this case, I'm sorry, there are no excuses that hold: honors and charges the commander ...

Third and last point, unfortunately bitter: This story tells of a part of today's seeing at the helm of leadership, across all sectors of society, poor people, not with the tasks entrusted to them and appointed in those places for friends or complicity of other kinds. The examples that come to mind are many, but there is no need to name names and surnames. Each of us believe in your workplace that may be reflected in this process. If not, keep tightly that job!

mercoledì 18 gennaio 2012

La tragedia della Costa Concordia

Quando accade una tragedia come quella che ha colpito la nave da crociera Costa Concordia, il primo pensiero corre sicuramente alle persone che hanno perso la vita durante quella che doveva essere una spensierata vacanza.
Poi arriva la fatidica domanda: come è potuto accadere un fatto simile?  Come può una moderna nave da crociera dotata di ogni tipo di strumentazione elettronica, andare a scontrarsi contro uno scoglio segnalato nelle carte nautiche a circa duecento metri dalla terra ferma?
Forse una risposta definitiva e soprattutto esaustiva al cento per cento non l’avremo mai.
Tuttavia tre considerazioni a distanza ormai di qualche giorno dall’accaduto si possono proporre.
La prima: il Comandante Schettino ha sicuramente una responsabilità importante nell’aver permesso l’accaduto.   Era sua la responsabilità della rotta della nave ed era sua la decisione finale di ogni manovra della nave. Il perché la Costa Concordia fosse finita così vicino alla terra ferma, sarà motivo di indagini, ma il Comandante Schettino aveva il dovere di evitare che ciò accadesse.
Secondo: l’errore umano è sempre possibile, in ogni attività e in ogni lavoro, dal più semplice al più complesso come è il governo di una nave da crociera con la responsabilità di trasportare quattromila persone. Quindi non mi sento di condannare senza appello il Comandante Schettino. Potrebbe anche aver commesso gli errori in buona fede, con superficialità ma in buona fede. Una cosa sola il Comandante Schettino non doveva fare, ed era l’unica cosa che agli occhi del mondo lo avrebbe riscattato: abbandonare la nave prima che l’ultimo dei mozzi fosse sceso a terra e si fosse messo in salvo. Solo così il Comandante Schettino si sarebbe riguadagnato la fiducia e soprattutto la stima degli italiani. Il gesto che ha compiuto, quello di scendere a terra tra i primi, è inqualificabile, impensabile per ognuno di noi.  E’ patrimonio culturale di tutti che il comandante di una imbarcazione, sia essa una canoa o una nave di migliaia di tonnellate, è l’ultimo ad abbandonare la nave. E in questo caso, mi spiace, non ci sono scuse che reggano: onori ed oneri al comandante…
Terza ed ultima considerazione, purtroppo amara: questa vicenda racconta di una parte dell’Italia di oggi che vede ai posti di comando, di dirigenza, trasversalmente in tutti i settori della società, persone mediocri, non all’altezza dei compiti che sono loro affidati e nominate in quei posti per amicizie o complicità di altra natura. Gli esempi che mi vengono in mente sono molteplici, ma non è il caso di fare nomi e cognomi. Ognuno di noi nel proprio ambito lavorativo credo che possa trovare riscontro a questa riflessione. Se così non fosse, si tenga ben stretto quel posto di lavoro!  




martedì 17 gennaio 2012

Tratto dal film: "Quinto potere" di Sidney Lumet

Di seguito la trascrizione del monologo del protagonista...sembra che descriva il nostro tempo...ma il film è del 1976...

"- Buona sera signor Bill
- Devo parlare all’umanità…
- Ma certo signor Bill…
- Si? Ok mi hanno detto che è entrato 5 minuti fa…
- Assicurati che quando arriva gli dicano che può andare in onda…
- Quanto tempo abbiamo?
- 5 secondi …Pronti 1, 2 via
- Non serve dirvi che le cose vanno male, tutti quanti sanno che vanno male. Abbiamo una crisi. Molti non hanno un lavoro, e chi ce l'ha vive con la paura di perderlo. Il potere d'acquisto del dollaro è zero. Le banche stanno fallendo, i negozianti hanno il fucile nascosto sotto il banco, i teppisti scorrazzano per le strade e non c'è nessuno che sappia cosa fare e non se ne vede la fine. Sappiamo che l'aria ormai è irrespirabile e che il nostro cibo è immangiabile. Stiamo seduti a guardare la TV mentre il nostro telecronista locale ci dice che oggi ci sono stati 15 omicidi e 63 reati di violenza come se tutto questo fosse normale, sappiamo che le cose vanno male, più che male. È la follia, è come se tutto dovunque fosse impazzito così che noi non usciamo più. Ce ne stiamo in casa e lentamente il mondo in cui viviamo diventa più piccolo e diciamo soltanto: "Almeno lasciateci tranquilli nei nostri salotti per piacere! Lasciatemi il mio tostapane, la mia TV, la mia vecchia bicicletta e io non dirò niente ma... ma lasciatemi tranquillo!" Beh, io non vi lascerò tranquilli. Io voglio che voi vi incazziate. Non voglio che protestiate, non voglio che vi ribelliate, non voglio che scriviate al vostro senatore, perché non saprei cosa dirvi di scrivere: io non so cosa fare per combattere la crisi e l'inflazione e i russi e la violenza per le strade. Io so soltanto che prima dovete incazzarvi. Dovete dire: "Sono un essere umano, porca puttana! La mia vita ha un valore!" Quindi io voglio che ora voi vi alziate. Voglio che tutti voi vi alziate dalle vostre sedie. Voglio che vi alziate proprio adesso, che andiate alla finestra e l'apriate e vi affacciate tutti ed urliate: "Sono incazzato nero e tutto questo non lo accetterò più!". Voglio che vi alziate in questo istante. Alzatevi, andate alla finestra, apritela, mettete fuori la testa e urlate: "Sono incazzato nero e tutto questo non lo accetterò più!" Le cose devono cambiare, ma prima vi dovete incazzare. Dovete dire: "Sono incazzato nero e tutto questo non lo accetterò più!" Allora penseremo a cosa fare per combattere la crisi, l'inflazione e la crisi energetica, ma Cristo alzatevi dalle vostre sedie, andate alla finestra, mettete fuori la testa e ditelo, gridatelo: "Sono incazzato nero e tutto questo non lo accetterò più!"


 

Translation of the post of January 15

Sunday, January 15, 2012 Congratulations to Aldebaran!

Today, January 15, 2012 Aldebaran was born, my first blog!

Why a blog, because Aldebaran?

The "need" to think it's a blog born every day when, by chance, at the end of 2010 I met, browsing the WWW LaRecherche site, online literary magazine with which I work and with whom I intend to work together again. Start to publish my works, first of all poems, written since I was fifteen, and then on political and cultural articles made ​​me feel better.

Day after day I realized I express my thoughts and my opinions on current events helped me to endure the sadness and download the tension I felt for the injustices that happen every day all of us to be witnesses.

Writing as therapy maieutics so appropriate for us hyper people today stressed from work or lack of work. Therapy that I recommend to everyone!

At this point, the desire to place "all mine" on the web where you can freely express my thoughts became tighter and now here is the birth of Aldebaran, the star that follows, as in life we all follow something or someone ...

I have no idea where this adventure will lead me or how long. I know one thing though: Aldebaran will always try to follow the road more difficult and perhaps more long and winding road that leads to truth and will not be easy to circumvent by chimeras ... not for the spirit of self-harm, but because the human heart seeks truth and truth alone will make him feel at peace.

Congratulations to Aldebaran and then wishes to all those who wish to begin this journey with me.