Le più grandi sciagure dell’umanità sono state originate da chi ha voluto semplificare la vita pianificando il mondo.

Giovannino Guareschi

lunedì 31 dicembre 2012

Verso il 2013...

Chiudiamo il 2012 riportando uno stralcio della lettera scritta dalla prigione di Sheikhupura, in Pakistan, da Asia Noreen Bibi e pubblicata sul sito di Avvenire l'8 dicembre scorso:

"Mi chiamo Asia Noreen Bibi. Scrivo agli uomini e alle donne di buo­na volontà dalla mia cella senza finestre, nel modulo di isolamen­to della prigione di Sheikhupura, in Pakistan, e non so se leggerete mai questa lettera. Sono rinchiusa qui dal giugno del 2009. Sono stata con­dannata a morte mediante impiccagione per blasfemia contro il profe­ta Maometto.

Dio sa che è una sentenza ingiusta e che il mio unico de­­litto, in questo mio grande Paese che amo tanto, è di essere cattolica. Non so se queste parole usciranno da questa prigione. Se il Signore miseri­cordioso vuole che ciò avvenga, chiedo agli spagnoli (il 15 dicembre, il marito di Asia ritirerà a Madrid il premio dell’associazione HazteOir, n­dr ) di pregare per me e intercedere presso il presidente del mio bellissi­mo Paese affinché io possa recuperare la libertà e tornare dalla mia fa­miglia che mi manca tanto. Sono sposata con un uomo buono che si chiama Ashiq Masih. Abbia­mo cinque figli, benedizione del cielo: un maschio, Imran, e quattro ra­gazze, Nasima, Isha, Sidra e la piccola Isham. Voglio soltanto tornare da loro, vedere il loro sorriso e riportare la serenità. Stanno soffrendo a cau­sa mia, perché sanno che sono in prigione senza giustizia. E temono per la mia vita. Un giudice, l’onorevole Naveed Iqbal, un giorno è entrato nel­la mia cella e, dopo avermi condannata a una morte orribile, mi ha of­ferto la revoca della sentenza se mi fossi convertita all’islam. Io l’ho rin­graziato di cuore per la sua proposta, ma gli ho risposto con tutta one­stà che preferisco morire da cristiana che uscire dal carcere da musul­mana. «Sono stata condannata perché cristiana – gli ho detto –. Credo in Dio e nel suo grande amore. Se lei mi ha condannata a morte perché amo Dio, sarò orgogliosa di sacrificare la mia vita per Lui»."

Auguriamoci, impegniamoci per far si che dal 2013 casi come quello di Asia Bibi non si ripetano mai più nel mondo.



  

Per chi volesse approfondire il caso di Asia Bibi, si può rivolgere al seguente link:


 

martedì 25 dicembre 2012

Two thousand years ago in Bethlehem was born a boy named Jesus


Two thousand years ago in Bethlehem was born a boy named Jesus

A small people living in that region of the world, the Jewish people, waiting for his coming was announced by centuries of prophets and men of faith, but did not recognize him: He was, He is the Son of God came to earth to share the 'Father's love with men.


A small child, an infant son of his mother Mary and a foster father named Joseph. A baby boy born in a small room in a small town located in a small region of the world. The Saviour of the world came into the world like that.

But today, those children who can not come to the world?


In Italy since 1978, the year of entry into force of Law 194 on abortion, to date, the unborn babies in hospitals have been over 6,000,000, more than 180,000 children a year, more than 15,000 each month over 500 daily, over 40 children killed every hour.
The other side of the coin, so to speak, thousands of couples are forced to resort to international adoption with monetary costs, ignoring non-cash exceeding € 50,000 for adoption.

Why is not possible to meet these two worlds, eliminating murder and needless suffering for everyone involved?


Article 1 of Law 194 provides that:
"The State shall guarantee the right to conscientious and responsible procreation, recognizes the social value of motherhood and protection of human life from its beginning.
Voluntary termination of pregnancy, under this law, it is a means of birth control.
The State, the regions and local authorities, as part of their duties and powers, promote and develop the social and health services, as well as other necessary steps to prevent abortion is used for the purpose of limiting births. '

Illegal abortions in Italy continue to be practiced, needless to hide behind a finger.

In addition, a girl of 14 years may, without saying anything to their parents, go to court and defend themselves authorize a 'termination of pregnancy. Still, if I'm not mistaken, the same girl if you want to get a piercing practice must have the permission of a parent!

Our society in recent years has rightly developed a growing sensitivity to environmental protection, the abolition of the death penalty, the defense of animals. How to reconcile all these attentions with the maintenance of a practice which favors abortion facing the human infant?

Pregnancy is not a disease. Here we are not talking of cases in which to carry a pregnancy to cause serious physical harm to the mother, here we are talking about re-educating the young, women and men, respect for life and a social life - conscious emotions of all the factors involved. From this point of view, we are the first adults-parents accountable to our young people. And it is time to become aware of this.

On Christmas Eve, in front of the hut, in front of the Newborn, turn a thought unborn children over the years and ask Him to keep them company with Mary and Joseph.



lunedì 24 dicembre 2012

Duemila anni fa a Betlemme è nato un bimbo di nome Gesù.


Duemila anni fa a Betlemme è nato un bimbo di nome Gesù. 

Un piccolo popolo residente in quella regione del mondo, il popolo ebraico, aspettava la sua venuta, annunciata per secoli da profeti e uomini di fede, ma non lo riconobbe: Lui era, Lui è il Figlio di Dio venuto sulla terra per condividere l’amore del Padre con gli uomini.

Un bimbo piccolo, un neonato figlio di sua madre Maria e con un padre adottivo di nome Giuseppe. Un bimbo piccino nato in una piccola stanza di un piccolo paese situato in una piccola regione del mondo. Il Salvatore del mondo è venuto al mondo così.

Ma oggi, quanti sono i bimbi che non possono venire al mondo?

In Italia dal 1978, anno di entrata in vigore della Legge 194 sull’interruzione volontaria della gravidanza, ad oggi, i bimbi non nati negli ospedali sono stati oltre 6.000.000; oltre 180.000 bimbi all’anno; oltre 15.000 ogni mese; oltre 500 al giorno; oltre 40 bimbi uccisi ogni ora.
L’altra faccia della medaglia, se così si può dire, sono le migliaia di coppie costrette a fare ricorso all’adozione internazionale con costi monetari, tralasciando quelli non monetari, che superano i 50.000 euro per adozione.

Perché mai non è possibile far incontrare questi due mondi, eliminando un omicidio e inutili sofferenze per tutte le persone coinvolte?

L’articolo 1 della Legge 194 recita:
“Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio. 
L'interruzione volontaria della gravidanza, di cui alla presente legge, non è mezzo per il controllo delle nascite. 
Lo Stato, le regioni e gli enti locali, nell'ambito delle proprie funzioni e competenze, promuovono e sviluppano i servizi socio-sanitari, nonché altre iniziative necessarie per evitare che l’aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite. “

Gli aborti clandestini in Italia continuano ad essere praticati, inutile nascondersi dietro un dito.

Inoltre, una ragazzina di 14 anni può, anche senza dire nulla ai propri genitori, rivolgersi ad un giudice tutelare e farsi autorizzare un’ interruzione di gravidanza. Eppure, se non sbaglio, la stessa ragazzina se vuole farsi praticare un piercing deve avere l’autorizzazione del genitore!

La nostra società in questi anni ha giustamente sviluppato una crescente sensibilità verso la tutela dell’ambiente, l’abolizione della pena di morte, la difesa degli animali. Come si conciliano tutte queste attenzioni con il mantenimento di una pratica abortistica rivolta verso il cucciolo umano?

La gravidanza non è una malattia. Qui non si sta parlando dei casi in cui portare avanti una gravidanza possa provocare gravi danni fisici alla madre, qui si sta parlando di ri–educare i giovani, donne e uomini, al rispetto per la vita e ad una vita di relazione – affettività consapevole di tutti i fattori in gioco. Da questo punto di vista noi adulti–genitori siamo i primi responsabili di fronte ai nostri giovani. Ed è venuto il momento di prendere coscienza di ciò.

La notte di Natale, di fronte alla capanna, di fronte al Bambino appena nato, rivolgiamo un pensiero anche ai bambini non nati in questi anni  e chiediamo a Lui di tenere loro compagnia insieme a Maria e Giuseppe.



lunedì 17 dicembre 2012

A tu per tu con: Maria Pia Bruscia




Quest'oggi incontriamo Maria Pia Bruscia, per gli amici Mapi, laureata presso la Civica Scuola Superiore per Interpreti e Traduttori di Milano, ha la passione della cucina da sempre. Impiegata presso una multinazionale, trascorre il tempo libero tra i nipotini che adora e i fornelli. Ama leggere e viaggiare, ma soprattutto le piace mangiare ed è in lotta perenne con la linea, anche se ultimamente si va sempre più dicendo che anche quella rotonda è una linea. Da ottobre 2010 ha aperto un blog di cucina, La Apple Pie di Mary Pie (http://laapplepiedimarypie.blogspot.it/) e da allora non si è più voltata indietro. 


D.: Mapi, perchè un blog di cucina?
R.: Ho sempre avuto la passione per la cucina, fin da quando mi ricordi: a 7 anni ho fatto il mio primo Pan di Spagna, supervisionata da mia mamma (almeno, questa era la mia percezione; con tutta probabilità mia mamma ha fatto il Pan di Spagna, ostacolata da me!). Nove anni fa mi sono iscritta a un forum di cucina, dove scambiando consigli, esperienze e ricette con tantissimi altri appassionati di cucina la voglia di sperimentare ricette nuove e sempre più complesse è aumentata. Come forumista però ero "un'ospite in casa altrui" e piano piano le limitazioni imposte e soprattutto il "far west" che inevitabilmente impera in tutti i siti internet, hanno cominciato a starmi stretti. Ho così piano piano maturato la decisione di aprire uno spazio tutto mio, per continuare a condividere le mie esperienze di cucina, ma "da casa mia". Due anni fa è nato il mio blog, La Apple Pie di Mary Pie, grazie anche al sostegno e alla consulenza tecnica di altri amici blogger: Alessandra di Menù Turistico e Fabio e Anna Luisa di Assaggi di Viaggio.

D.: La Apple Pie di Mary Pie, il tuo blog di cucina è ormai uno dei più seguiti sul web, quanto impegno ti richiede?
R.: Tanto, molto più di quanto non pensassi all'inizio. Benché in teoria abbia la libertà di pubblicare come e quando voglio, ho capito quasi subito che anche i blog, in quanto strumenti di comunicazione, sono soggetti alle regole del marketing; è quindi buona norma non pubblicare durante i fine settimana, perché la maggior parte delle persone si collega durante una pausa dal lavoro, in settimana. Occorre decidere una "linea editoriale" e seguirla, indovinare i gusti del pubblico e se possibile anticiparli, essere leggeri nel raccontarsi ma molto chiari e precisi nello scrivere le ricette e il procedimento. Importantissima poi è la correttezza: citare sempre le fonti delle ricette e delle foto qualora si pubblichi un'immagine che non si è scattata. Poi c'è la realizzazione vera e propria delle ricette cui dedico di solito il fine settimana, la preparazione del set fotografico e gli scatti da ogni possibile angolazione e distanza, regolando ISO e bilanciamento del bianco per ottenere il risultato migliore; infine vi è la stesura del post, la scelta delle foto da pubblicare (in genere ne scatto una trentina per ogni piatto, ma ne pubblico solo 2 o 3, le meno peggio), la pubblicazione e i commenti dei lettori. Devo dire che per mancanza di tempo non rispondo a tutti i commenti dei miei lettori, mentre rispondo sempre e puntualmente alle domande e alle richieste di chiarimenti sulle ricette pubblicate: in un blog di cucina rispondere alle richieste di chiarimento è molto più importante che ringraziare per i complimenti (che pure fanno molto piacere).

D.: Quando prepari una ricetta, la studi, la assaggi, la presenti, pensi a qualcosa di particolare? Che cosa ti attira in un piatto? L'ingrediente principale, il colore, il profumo?
R.: Ogni ricetta richiede un attento studio, che è parte integrante dell'impegno richiesto dall'avere un blog di cucina. I cardini che seguo sono la stagionalità e l'occasione di consumo, perché oggi chi naviga cerca idee per occasioni particolari più che piatti per il consumo quotidiano. Ecco quindi che dicembre è dedicato ai regali golosi e ai piatti delle feste, gennaio ha l'Epifania, febbraio il Carnevale e San Valentino, e così via.
Di un piatto mi attira l'equilibrio di sapori e di consistenze: anche il piatto in apparenza più banale, se eseguito a regola d'arte regala sensazioni meravigliose. Tutto concorre a fare di un piatto un'opera d'arte: la scelta di ingredienti di prima qualità, l'uso delle tecniche di cottura più adeguate, la presentazione. Un buon piatto favorisce l'armonia tra i commensali, corona una bella giornata, consola dai dispiaceri ed eleva lo spirito.

D.: Anthelme Brillat Savarin sosteneva che: "la scoperta di un piatto nuovo è più preziosa per il genere umano che la scoperta di una nuova stella". Cosa pensi di questa affermazione?
R.: Di certo è provocatorio mettere sullo stesso piano un'importante scoperta scientifica e un piatto di cucina, tuttavia qualche analogia c'è: la scoperta di una nuova stella spalanca il cuore al Mistero e all'Infinito, a ciò che è ignoto e che riempie di stupore. Analogamente, la scoperta di un nuovo accostamento di sapori, consistenze e profumi è come il compimento di un'attesa, la risposta a una domanda che non si sapeva nemmeno di avere nel cuore; un gusto nuovo dispone l'animo benevolmente nei confronti di tutto e tutti, un po' come è successo ai commensali del bellissimo film Il pranzo di Babette quando gustano quella meravigliosa cena: guidati dal Generale, scoprono che il buon cibo alimenta anche l'anima e si riconciliano proprio a tavola, perdonandosi a vicenda di tutte le piccole manchevolezze della vita quotidiana.

D.: Mapi, stiamo avvicinandoci al Natale, periodo di dolci, ci lasci una ricetta per un buon dolce natalizio?
R.: Volentieri: vi propongo un dolce molto semplice, ma perfetto per la colazione o per un tè il giorno di Natale. 

PLUM CAKE DI NATALE

4 uova medie (peso da sgusciate: 230 g)
230 g farina 00
200 g zucchero semolato
200 g burro morbido
125 g yogurt intero
50 g uvetta
150 g scorze d'arancia candite
1/2 bustina di lievito per dolci
1/4 di cucchiaino* di semi di cardamomo macinati al momento
1/4 di cucchiaino* di cannella in polvere macinata al momento
1/4 di cucchiaino* di semi di coriandolo macinati al momento
1 bacca di vaniglia (semi) oppure 1 cucchiaino di estratto di vaniglia (no vanillina, please!)
1 pizzico di sale

Per decorare: 

125 g zucchero a velo
acqua q.b.
granella colorata (mompariglia)

* cucchiaini-misurino americani, da 1,25 ml

Mettere a bagno le uvette per mezz'ora in acqua calda, poi scolarle, tamponarle con carta da cucina, farle asciugare all'aria per 10 minuti e infarinarle leggermente.
Tagliare le scorze di arancia candite in minuscola dadolata (se non si amano canditi e uvetta, eliminare quest'ultima e sostituire i canditi con la scorza grattugiata di un limone e un'arancia non trattate.
Preriscaldare il forno a 180 °C in modalità statica e imburrare e infarinare uno stampo per plum cake da 1 litro, oppure 8 stampini individuali da plum cake.
Montare il burro con lo zucchero fino ad ottenere un composto chiaro e spumoso.
Aggiungere le uova uno alla volta insieme a 1 cucchiaio di farina, non aggiungendo il successivo se il precedente non è stato incorporato.
Incorporare il resto della farina setacciata insieme alle spezie, al lievito e al sale alternandola con lo yogurt. 
Da ultimo unire i canditi e le uvette, mescolando delicatamente.
Versare nello stampo da plumcake, livellarlo con un cucchiaio e infornare per 40-45 minuti (fare la prova stecchino). Togliere dal forno, far raffreddare per 10-15 minuti, poi togliere dallo stampo e far raffreddare completamente su una gratella.
Quando è freddo preparare la glassa: versare lo zucchero a velo in una tazza e unirvi 2 cucchiai di acqua. Mescolare molto bene e valutare la consistenza della glassa: deve essere simile alla Nutella. Evitare la glassa troppo liquida, meglio mettere meno acqua e aggiungerne qualche goccia, piuttosto che dover aggiungere altro zucchero. Versare la glassa sul dolce e spalmarla aiutandosi con il dorso di un cucchiaio, lasciandola colare lungo i lati. Cospargere di palline di zucchero colorate, far solidificare la glassa per un paio d'ore almeno e servire.

Grazie di tutto, Mapi. E buon Natale.






venerdì 7 dicembre 2012

Turning point

We may have reached a crucial point in the intricate Italian political situation.

The primary election of the center-left coalition have crowned Bersani will be the first official candidate to replace the head of the government Monti near future. With the defeat of Matteo Renzi has been lost opportunity for renewal? Maybe. There is, however, wonder why other countries generating Renzi has managed to occupy key positions in politics while in Italy has failed direct confrontation?

In the center-right Berlusconi is at a crossroads: come back by standing in the field to lead the next government, thus breaking the PDL that would see the release of many former National Alliance (but not only), or give up the political leadership (but in favor of those who ?) but hoping that the PDL wins the election (or at least get a good result) and with the centrists and the League manage to get elected President of the Republic.

All this happens while the government Monti collects acclaim abroad and whistles in the Italian squares. The situation of international finance goes on and off, today the spread goes down, but the real economy shows all the signs of the disaster we are experiencing. The news this evening is that in Italy you are lost in a year five hundred thousand jobs in construction. Do not talk about what is happening to the plants Ilva Taranto, the situation of FIAT, the crisis of Fincantieri.

Unemployment, especially among youth, salt while the Italians, the reform Fornero, have become older European workers to retire. The usage drops, even food and make ends meet is more of a problem for families who a year ago were the middle class and thought about where to go on vacation in the summer.

If this is the scenario for those who must vote for Mr. Smith the next elections? But, above all, will vote for Mr. Smith the next elections? Because the situation at the moment is depressing. When we arrived at the Government Monti is because before there were a Berlusconi government and the Prodi government. But now, after a year of government, Monti, the real situation has not changed at all, in fact in some ways it seems worse.

In this very delicate moment our politics if he wants groped at the last minute to renew a feeble dialogue with those who still believe in the value of the policy, the strategy must act in the interests of the common good of the country and not their own personal backyard (see Election Law ), otherwise it will be wiped out permanently dall'astensionismo on the one hand and the indifference of a movement of riding on the popular discontent, but he has not seen the inside candidates able to offer answers and solutions to the huge problems that Italy will face in the coming years. And in the midst of this magma could open the way for  Alba Dorata ... but I do not think that the Italians want this solution, unless the economic situation continues to deteriorate.

Meditate political, meditate ...

martedì 4 dicembre 2012

Punto di svolta


Siamo forse arrivati ad uno snodo cruciale dell’intricata situazione politica italiana.

Le primarie nazionali di coalizione del centro sinistra hanno incoronato Bersani che sarà quindi il primo candidato ufficiale a sostituire Monti alla guida del Governo prossimo venturo. Con la sconfitta di Matteo Renzi si è persa un’occasione di rinnovamento? Può darsi. Vi è però da chiedersi come mai in altri Paesi la generazione di Renzi è riuscita ad occupare posti chiave nella politica mentre in Italia ha fallito lo scontro diretto?

Nel centro destra Berlusconi è ad un bivio: ridiscendere in campo candidandosi alla guida del prossimo Governo, spaccando così il PDL che vedrebbe l’uscita di molti ex di Alleanza Nazionale (ma non solo) oppure rinunciare alla leadership politica (ma a favore di chi?) sperando però che il PDL vinca le elezioni (o comunque ottenga un buon risultato) e insieme ai centristi ed alla Lega riuscire a farsi eleggere Presidente della Repubblica.

Tutto questo accade mentre il Governo Monti raccoglie consensi all’estero e fischi nelle piazze italiane. La situazione della finanza internazionale va a fasi alterne, oggi lo spread scende, ma l’economia reale mostra tutti i segni del disastro che stiamo vivendo. La notizia di questa sera è che in Italia si sono persi in un anno cinquecentomila posti di lavoro nell’edilizia. Non parliamo di quello che sta accadendo agli stabilimenti ILVA di Taranto, della situazione della FIAT, della crisi di Fincantieri.

La disoccupazione, soprattutto quella giovanile, sale mentre gli italiani, grazie alla riforma Fornero, sono diventati i lavoratori europei più anziani ad andare in pensione. I consumi scendono, anche quelli alimentari e arrivare a fine mese è sempre più un problema per famiglie che un anno fa rappresentavano la classe media e pensavano a dove andare in vacanza d’estate.

Se questo è lo scenario, per chi deve votare il Signor Rossi alle prossime elezioni? Ma, soprattutto, andrà a votare il Signor Rossi alle prossime elezioni?  Perché la situazione al momento è deprimente. Se siamo arrivati al Governo Monti è perché prima ci sono stati un Governo Berlusconi e un Governo Prodi. Ma ora, dopo un anno di Governo Monti, la situazione reale non è cambiata per nulla, anzi per certi aspetti sembra peggiorata.   

In questo momento molto delicato la nostra classe politica se vuole tentare in extremis di riallacciare un flebile dialogo con chi ancora crede nel valore della politica, deve dimostrare di agire nell’interesse del Bene Comune del Paese e non del proprio personale orticello (vedi Legge elettorale), altrimenti verrà spazzata via definitivamente dall’astensionismo da una parte e dal qualunquismo di un movimento d’opinione che cavalca il malcontento popolare ma che non vede al suo interno candidati capaci di proporre risposte e soluzioni ai problemi enormi che l’Italia dovrà affrontare nei prossimi anni.  E in mezzo a questo magma si potrebbe spalancare la strada per un’Alba Dorata …, ma non credo che gli italiani bramino questa soluzione, a meno che la situazione economica continui a peggiorare.

Meditate politici, meditate…    





sabato 24 novembre 2012

What balance?

A young tightrope walker, in a suit and tie, precariously balanced on the earth revolves, is held upright with a barbell whose ends are attached two weights, one in the form of euro and one in the shape of a dollar. This is the image, successful, appearing on the cover of the XVII Report on the global economy and Italy presented yesterday in Milan at the headquarters of Assolombarda by Prof. Mario Deaglio.

The report, taken by the major Italian newspapers, the Corriere della Sera Il Sole 24 Ore, describes a situation in the world economy is constantly changing, but not dramatic. The scenery changes dramatically when the focus is on Europe and then narrows it down to Italy. Here it is evident that there are problems, they come from far away and are far from being, do not say solved, but still addressed.

Prof. Deaglio in the report, consisting of over 200 pages, analyzes thoroughly the causes of stagnation reigns supreme in our beautiful country and the rest of all the papers have spoken extensively today. I press here to highlight an aspect of the relationship that has not been taken by any press report, the demographic aspect. The relationship between population growth and GDP growth is now widely known and accepted by many economists. Although the study by Prof. Deaglio confirms it.

If we compare the population growth between Europe and the United States from 1980 to today, we realize that, while in 1980 the U.S. and Europe had more or less the same percentage of young people (ages 0-14): 21.2% Europe and 22 6% of the United States in 2011 for the same age group (0 - 14) Europe sees a 14.5% while the U.S. a 20.1%. For the age group over 65, the comparison is still in favor of the United States than in Europe: there are 17.6% of Europeans over 65 compared to 13.3% of U.S. citizens. Result: while Europe must divert large share of its resources to treat the elderly, the United States can invest in training and education for young people. These investments will eventually lead to innovations in products and processes. Now if we look at the graph of GDP growth from 1980 to today, we realize that in the United States, growth was higher, while Europe seems to lag.

From this point of view, all the major European countries are almost zero population growth. If you want to aim for growth, you need to set national and European policies that go in the direction of help and practical support large families. So far we have used as a surrogate for growth failure immigrants, but it is not the same thing. The risk we take in fifty or a hundred years, because the demographic policies can not be improvised, is to have a Europe populated mostly by Arabs, Turks, South American where Italian, French and German will be ethnic and linguistic minority. Mind you, it is not science fiction, unless we change the policy in favor of families, the future will be very different, but especially economic growth and Europe will hardly have an increasingly marginal role in the balance of world power.

Possible that European politicians are not aware of this huge problem? Negative outcome for now ongoing negotiations to approve the new European budget does not seem that there is to be happy. Of course, countries like Italy, France and Germany should be united on the guidelines to be proposed to the European or the image that Europe offers to the whole world comes out further damaged. The theme of European political unity, not only economic, then, is certainly the key issue that will determine the future of Europe, for better or for worse. I do not want the next few months they spent in a state of "coma" European political pending elections this autumn in Germany. It would be a waste of time that Europe, all of us, we can not afford.

Prof. Deaglio last night pointed out as in German, the word schuld translates the word debt and guilt. For the Germans have a debt (and fail to honor) in a sense equivalent to feel a sense of guilt (National). The etymological meaning of words is always connected to the root, the deep feeling of the people who use that language. Europe needs to help Germany to understand how the policy of rigor that has "imposed" until now with other countries, alone is not sufficient to overcome the crisis and revive the economy. We need to focus on investment, especially in support of families and young people who will form families of tomorrow.

Otherwise, the future is already written in the graphs.

venerdì 23 novembre 2012

Quale equilibrio?


Un giovane funambolo, in giacca e cravatta, in equilibrio precario sulla terra che gira, si tiene in piedi con un bilanciere alle cui estremità sono attaccati due pesi, uno a forma di euro e uno a forma di dollaro. Questa è l’immagine, ben riuscita, che compare sulla copertina del XVII Rapporto sull’economia globale e l’Italia presentato ieri a Milano presso la sede di Assolombarda dal Prof. Mario Deaglio.

Il Rapporto, ripreso oggi dai principali quotidiani italiani, dal Corriere della Sera a Il Sole 24 Ore, descrive una situazione dell’economia mondiale in piena evoluzione, ma non drammatica. Lo scenario cambia radicalmente quando si punta l’attenzione sull’Europa e poi si restringe il campo all’Italia. Qui è evidente che i problemi ci sono, vengono da lontano e sono lungi dall’essere, non dico risolti, ma ancora affrontati.  

Il Prof. Deaglio nel rapporto, composto di oltre 200 pagine, analizza a fondo le diverse cause della stagnazione che regna sovrana nel nostro Bel Paese e del resto tutti i giornali ne hanno parlato ampiamente quest’oggi.  A me preme qui mettere in evidenza un aspetto del rapporto che non è stato ripreso da nessun articolo apparso sulla stampa, l’aspetto demografico.  Il rapporto tra incremento demografico e incremento del PIL è ormai un fatto noto e accettato da molti economisti. Anche lo studio del Prof. Deaglio lo conferma.

Se confrontiamo lo sviluppo della popolazione tra Europa e Stati Uniti dal 1980 ad oggi ci accorgiamo che, mentre nel 1980 Europa e Stati Uniti avevano più o meno la medesima percentuale di giovani (età 0 – 14) : 21,2% Europa e 22,6% Stati Uniti, nel 2011 per la medesima classe di età (0 – 14) l’Europa vede un 14,5% mentre gli Stati Uniti un 20,1%.  Per la classe di età over 65, il raffronto è ancora a favore degli Stati Uniti rispetto all’Europa: vi sono 17,6% di europei over 65 rispetto ad un 13,3% di cittadini statunitensi. Risultato: mentre l’Europa deve dirottare parti ingenti delle sue risorse finanziarie per curare gli anziani, gli Stati Uniti possono investire in formazione e istruzione per i giovani. Questi investimenti portano poi a innovazioni di prodotti e processi. Ora se andiamo a vedere il grafico della crescita del PIL, dal 1980 ad oggi, ci accorgiamo che negli Stati Uniti la crescita è stata superiore, mentre l’Europa sembra arrancare.

Da questo punto di vista, tutti i principali Paesi europei sono a crescita demografica zero o quasi. Se si vuole puntare alla crescita, occorre impostare politiche nazionali ed europee che vadano nella direzione di aiutare e sostenere concretamente le famiglie numerose. Sinora abbiamo utilizzato come surrogato della mancata crescita gli immigrati, ma non è la stessa cosa.  Il rischio che corriamo tra cinquanta o cento anni, perché le politiche demografiche non si improvvisano, è quello di avere un’Europa popolata per la maggior parte da arabi, turchi, sud americani dove italiani, francesi e tedeschi saranno minoranza etnica e linguistica. Badate, non è fantascienza, se non cambiamo la politica a favore delle famiglie, il futuro non sarà molto diverso, ma soprattutto la crescita economica stenterà e l’Europa avrà sempre più un ruolo marginale negli equilibri mondiali.

Possibile che i politici europei non si rendano conto di questo enorme problema? Dall’esito per ora negativo del negoziato in corso per l’approvazione del nuovo bilancio europeo non sembra che ci sia da stare allegri. Certo, Paesi come l’Italia, la Francia e la Germania dovrebbero essere uniti sulle linee guide da proporre alla politica europea, altrimenti l’immagine che l’Europa offre al mondo intero ne esce ulteriormente danneggiata. Il tema dell’unità politica dell’Europa, non solo economica quindi, è sicuramente il tema centrale che determinerà il futuro dell’Europa, nel bene e nel male.  Non vorrei che i prossimi mesi trascorressero in uno stato di “coma” politico europeo in attesa delle elezioni del prossimo autunno in Germania. Sarebbe una perdita di tempo che l’Europa, tutti noi, non possiamo permetterci.

Il Prof. Deaglio ieri sera faceva notare come in tedesco, con la parola schuld si traduce la parola debito e senso di colpa. Per i tedeschi avere un debito (e non riuscire ad onorarlo) in un certo senso equivale a provare un senso di colpa (nazionale).  Il significato etimologico delle parole è sempre collegato, alla radice, al sentimento profondo del popolo che usa quella lingua.  Occorre che l’Europa aiuti la Germania a comprendere come la politica del rigore che ha “imposto” sino ad ora agli altri Paesi, da sola non è sufficiente a vincere la crisi e a far ripartire l’economia.  Occorre puntare sugli investimenti, soprattutto a sostegno delle famiglie e dei giovani che formeranno le famiglie di domani. 

Altrimenti il futuro è già scritto nei grafici.



domenica 18 novembre 2012

Ho perso le mie figlie a Gaza nel 2009. Sicuramente lo spargimento di sangue deve finire. Articolo di Izzeldin Abuelaish

Il nostro amico Izzeldin Abuelaish ci ha chiesto di dare la massima risonanza al suo articolo pubblicato il 17 novembre sul TheGuardian on Facebook che commenta i tragici fatti che stanno accadendo in questi giorni nella Striscia di Gaza. Volentieri accogliamo il suo invito e pubblichiamo l'articolo, tradotto in italiano.

"Enorme il coraggio che serve ora per guarire le ferite storiche e cessare i massacri, abbandonando tutte le giustificazioni per la guerra.

Sono rimasto scioccato a leggere dell'ennesimo massacro. Quanti massacri i palestinesi potranno ancora sopportare? Quanti spettatori potranno ancora tollerare tutto ciò? Certo, ora è il momento di affrontare la realtà: i mezzi militari e la violenza non potranno mai porre fine a questo conflitto. La definizione di occupato e occupante non ha più senso.

I palestinesi e gli israeliani potranno avere successo quando compiranno passi coraggiosi per andare avanti verso un futuro sostenibile, in cui noi tutti confidiamo. E la comunità internazionale non potrà più voltare le spalle.

Gli israeliani non possono parlare di auto-difesa. Si tratta di invasione, con tutti i mezzi da tutte le direzioni - da aria, da terra e  da mare. Il  Governo israeliano ha autorizzato la mobilitazione fino a 75.000 riservisti alla fine dello scorso venerdì, preparando il terreno per una possibile invasione di Gaza. Invece di auto-difesa, si tratta di fuga dalle responsabilità. Per contro, non è diritto degli occupati combattere e liberarsi dall'occupazione e dalle continue umiliazioni?

Ciò che permette al male di prosperare è il fatto che le persone di buona volontà  non fanno niente per cambiare le cose. E' il momento per i leader politici di essere coraggiosi. Che cosa hanno intenzione di dire ai loro figli quando guardano gli altri bambini uccisi?  Dov'è un sistema internazionale costruito sulla giustizia e sui valori umani?

La storia si ripete, si dice. Ma questa volta alla storia non è stato permesso di ripetersi, dal momento che non vi è stata alcuna tregua nella sofferenza e nell'uccisione dei palestinesi, che prosegue quotidianamente. E si tende a mantenere gli appuntamenti - al momento delle elezioni - ci sono invasioni, il sangue palestinese viene usato per vincere le campagne politiche.

Ma questa azione mette in pericolo la vita e il futuro non solo dei palestinesi ma anche degli israeliani. Per questo ciò che sta accadendo è un suicidio distruttivo. I nemici finali sono l'ignoranza, l'arroganza, la paura e l'avidità. E il vero coraggio sarebbe quello di implementare i trattati di pace e progetti simili. Mentre scrivo, 39 palestinesi e 3 israeliani sono stati uccisi e più di 300 persone gravemente ferite. Le morti includono otto ragazzi, tre donne, di cui una in stato di gravidanza e quattro anziani. Dei feriti gravi ci sono 102 bambini. Si tratta, ancora una volta, una tragedia umana.

La leadership politica e militare - compresi tutti i generali israeliani - sa che i mezzi militari non potranno mai porre fine a questa violenza. Sappiamo anche che le occupazioni finiscono e anche questa alla fine terminerà. Quindi, cerchiamo di porre fine a questa follia adesso. Invece di usare la forza contro i civili, perché non investire le proprie energie nel portare avanti i trattati di pace? La ferita non può guarire, mentre ora c'è un grande impegno nell' approfondirla ed esacerbarla. La mia famiglia a Gaza non è sicura e lo stesso si può dire per tutte quelle persone innocenti in Israele.

"Nessun governo dovrebbe tollerare una situazione in cui quasi un quinto della sua popolazione vive sotto un continuo fuoco di fila di razzi e missili", afferma il primo ministro, Benjamin Netanyahu, che affronta le elezioni a gennaio. E il popolo palestinese che ha sofferto per decenni?

All'esercito è stato ordinato di condurre "attacchi chirurgici" a Gaza, ha detto Netanyahu, ma Israele avrebbe preso "tutte le iniziative necessarie per difendere il nostro popolo." Ci sono state anche segnalazioni di lancio di missili su Gaza durante la notte.

E' una novità per me apprendere che Netanyahu sia un chirurgo. Non sappiamo chi gli abbia insegnato la chirurgia e quale tipo di chirurgia. Noi, come medici, pratichiamo la chirurgia curativa e costruttiva e non quella distruttiva e traumatizzante. Questo è il tipo di chirurgia che avrebbe bisogno di imparare e praticare, un intervento chirurgico che dovrebbe guarire e chiudere le ferite dei palestinesi e degli israeliani.

Per di più, chi sta mostrando più coraggio in questa situazione?

Nel mezzo dell'escalation della violenza, essere coraggiosi significherebbe operare per salvare vite umane. Non c'è coraggio nell'uso della forza contro civili innocenti e disarmati - o civili armati solo della loro fede e della loro volontà di vivere in modo indipendente. Né vi è il coraggio - su entrambi i lati - nel manipolare la situazione per il limitato interesse politico e individuale.

Per quanto riguarda la pace - per usare un linguaggio medico - se una cellula soffre, tutto il corpo ne soffre e si lamenta. E' la pace individuale della mente che porta alla pace di una comunità. Deve diventare uno stile di vita, un modo naturale di pensare - un compito enorme per un luogo dove la violenza endemica è routine. Di qui la necessità di modificare radicalmente il contesto, e, su entrambi i lati, si deve trovare l'accordo.

Il popolo palestinese è nel dolore e nell'angoscia. Ne abbiamo abbastanza di sentire il grido di angoscia delle  madri, testimoni della morte. La donna che urla per il dolore del travaglio aspettando il momento felice di avere il suo bambino appena nato, questo è il grido della madre per la vita e la libertà.

Il ruolo del medico è quello di aiutare, per ridurre al minimo le sofferenze e per far nascere in modo sicuro i bambini del futuro. E' tempo per la comunità internazionale di aiutare e sostenere i palestinesi in questo bel progetto. Il mondo è afflitto da violenze e conflitti. Dobbiamo andare avanti e sottolineare il rispetto e la dignità che ogni essere umano merita indipendentemente dal sesso o razza. La libertà non deve fermarsi alle frontiere della Palestina, siamo in grado di resistere attraverso la verità e la giustizia.

La pace sarà una conseguenza della verità. Maria Montessori ha detto: "Stabilire una pace duratura è compito dell'educazione, tutti i politici possono farlo tenendoci fuori dalle guerre."

Speriamo che questo sia un punto di svolta e una strada verso la libertà palestinese."


foto di Claudio Caprara











mercoledì 14 novembre 2012

Il sasso dentro


Il sasso dentro è il primo romanzo di Ivan della Mea, pubblicato per la prima volta nel 1990. Della Mea, nato a Lucca nel 1940 ma milanese d’adozione e di vita vissuta, è personaggio poco noto al grande pubblico.

Chi lo ha conosciuto, probabilmente lo ha apprezzato per la sua attività di cantautore e cantastorie e per essere stato tra i fondatori del Nuovo Canzoniere italiano. E’ stato sicuramente un personaggio impegnato politicamente nel partito comunista italiano, ma credo di poter affermare senza timore di essere smentito che abbia sempre visto e vissuto l’impegno politico non come mezzo per arrivare al potere fine a se stesso, ma come strumento per realizzare il bene comune.  E questo modo di concepire la politica lo ha nel tempo relegato ai margini del partito, dei partiti,  intesi come “organizzazione”, ma non ai margini delle persone che lo hanno conosciuto e gli hanno voluto bene, lo hanno sostenuto e seguito nella sua attività culturale e di spettacolo come cantautore.

Certamente Ivan Della Mea era un grande narratore di storie. 

Ne Il sasso dentro, il mistero della morte di una giovane donna benestante trovata massacrata in una discarica alla periferia di Milano si intreccia subito con la storia personale di due fratelli, uno poliziotto e l’altro tossico dipendente e spacciatore.  Le pagine scorrono veloci con un ritmo narrativo sempre vivace e carico di tensione. Sullo sfondo la Milano di fine anni ’80 con le sue luci (poche) e le sue ombre (tante).

Il filo rosso che percorre tutto il romanzo ad un certo punto si spezza e improvvisamente la storia ha l’epilogo che il lettore inconsciamente si aspetta, ma che forse non avrebbe voluto leggere.

Nonostante alcune pagine a tinte forti, del resto parliamo di un romanzo noir, traspare l’anima poetica dell’autore nelle descrizioni dei luoghi e dei personaggi che vivono il presente, a volte povero e disperato, ma con lo sguardo rivolto al futuro, luogo dell’avvenire, che deve, per forza, essere migliore.

Il sasso dentro l’abbiamo tutti, piccolo o grande che sia, nascosto o sul comodino. Questo forse era il messaggio di Ivan Della Mea, personaggio poco noto al grande pubblico. Siamo sempre in tempo a rimediare.

Ivan Della Mea muore inaspettatamente a Milano il 14 giugno 2009. Su YouTube è possibile trovare ampia offerta di filmati e di canzoni cantate dall’autore e merita di essere visto il filmato girato il giorno della sua commemorazione funebre al circolo ARCI del Corvetto (http://youtu.be/LzAYtysf0Cw) . Ivan non mancherà di accompagnarci con la sua chitarra…

Buona lettura.


Per chi volesse approfondire:
Ivan Della Mea, Il sasso dentro, Marco Tropea Editore srl, Milano



sabato 10 novembre 2012

A tu per tu con: Gaetano Rossi


Con questa intervista a Gaetano Rossi, Aldebaran promuove una nuova sezione del blog con l'intento di far conoscere persone e realtà sociali (gruppi, associazioni ecc.) che dedicano tutto, o una parte, del proprio tempo alla crescita morale, civile, spirituale della comunità concorrendo in questo modo alla realizzazione di una società più vivibile, più umana.

Oggi incontriamo Gaetano Rossi, dirigente d’azienda, padre di 4 figli. Gaetano si occupa delle relazioni esterne di ARCA e, come dice lui, cerca di fare l’allenatore ad una squadra under 12 insieme a due studenti che giocano negli Juniores dell’ARCA. 

D.: Che cos'è ARCA?
R.: E' un'associazione sportiva di Milano. Nasce nel 1991 per opera di alcuni genitori, in particolare Gianni Tedone professore di Filosofia, Mimmo Fossali medico primario, Ercole Martina e altri, per la passione per il calcio e una preoccupazione educativa. Per molti anni fino al 2006 è stato un continuo pellegrinaggio per campi di calcio per allenarsi e giocare i campionati. Nel 2006 abbiamo partecipato, con molti sacrifici, alla gara di assegnazione di una parte del Centro Sportivo Colombo. Stiamo in questi mesi mettendo a punto la seconda parte del progetto di adattamento della struttura. Un impegno consistente per una associazione che si autofinanzia. Abbiamo 17 squadre, 15 allenatori, 12 aiuto allenatori 20 - 25 dirigenti accompagnatori, un consiglio direttivo e tanti amici.

D.: Ci racconti brevemente come è nata l’idea di costituire l’ARCA?
R.: L’ARCA nasce in modo semplice a seguito dell’esigenza di alcuni genitori, che volevano fare giocare i propri figli a calcio in un ambiente accogliente, dentro un percorso di educazione con il giusto equilibrio tra competizione e divertimento, senza lo stress della prestazione e dell’eccellenza. Mettendo l’esito, il risultato, come un’ opportunità di misurarsi e non come fine ultimo. Insomma un modo di fare sport con al centro la persona e non la performance. Senza trascurare però la serietà con cui lo si fa, perché è la serietà che da dignità a quello che facciamo anche se siamo volontari. I ragazzi prendono seriamente una cosa se la prendono seriamente gli adulti anche se fanno volontariato. Questa serietà e dignità e proprio la questione dell’educazione. L’altra questione è la possibilità per tutti di starci. Il compito più arduo dei nostri allenatori non è quello di vincere le partite. Ma di fare giocare tutti divertendosi. Questo viene capito dai ragazzi se noi adulti spieghiamo le ragioni, che dobbiamo avere chiare prima noi.

D.: Perché un gruppo di genitori dedica tanta parte del proprio tempo libero per questa associazione?
R.: Vedi, come è ovvio ogni genitore vuole che il proprio figlio faccia dello sport e questo è un fatto. La preoccupazione educativa è un’emergenza che ognuno di noi sente in modo stringente e questa è una grande occasione di risposta dentro un cammino anche di amicizia tra adulti. Vi è poi l’ingrediente fondamentale che è la passione per lo sport in generale e per il calcio in particolare. Qui non c’è un isola felice e come in tutti gli ambiti ci possono essere degli eccessi magari determinati dalla passione ma il punto è che c’è chi si aiuta a correggersi. Ecco sintetizzerei cosi la cosa: ci piace il calcio, abbiamo una preoccupazione educativa per i ragazzi, e per noi, e ci divertiamo.

D.: Il mondo del calcio, quello blasonato di serie A e B non sta attraversando un periodo “fortunato” . Che messaggio trasmettete ai giovani che frequentano la scuola calcio dell’Arca e che si stanno formando sia come giovani persone che come “calciatori”?
R.: Guarda, sul nostro sito abbiamo pubblicato in modo permanente la lettera del vescovo di Livorno ripresa dal presidente nazionale del CSI. Lo abbiamo fatto per richiamare ognuno di noi ad un rischio che corriamo. La competizione non è assolutamente negativa, anzi può essere uno stimolo per fare le cose ma non è il fine ultimo. Lo scenario del mondo dello sport e del calcio è pieno di esperienze diverse, per fortuna. Ci sono società che hanno uno scopo diciamo, selettivo, hanno l’obbiettivo di “allevare” giovani promesse, e lo fanno bene non trascurando alcuni valori essenziali. Compito difficile e stimabilissimo per chi lo sa fare. Noi facciamo un’altra cosa, cerchiamo di mettere in campo la passione e la competenza di alcuni. E’ importante avere chiaro che al di là degli obbiettivi agonistici si deve garantire una adeguata competenza e per questo attraverso alcuni tecnici facciamo sedute di aggiornamento ai diversi allenatori. Anche perché il calcio è anche espressione di una bellezza che va coltivata. Il fatto di farlo per passione non deve andare a discapito della competenza. 

D.: Avete venti anni di esperienza alle spalle: come possono le pubbliche istituzioni favorire esperienze come la vostra presenti sul territorio? 
R.: Possono e in parte lo fanno, forse non abbastanza, ma comprendiamo che questo non è facile, dare maggior attenzione ad esperienze come la nostra e ve ne sono molte, non necessariamente attraverso il classico contributo economico. In una città come Milano inevitabilmente il livello di collaborazione con le Istituzioni è un po' burocratico, a differenza dei comuni piccoli dove la società di calcio è spesso una sola e quindi vista come una fondamentale ricchezza da agevolare ed aiutare. Diciamo che è più facile. Ma in una città come Milano si deve almeno tenere conto di tutti i fattori che ci sono in gioco. Ad esempio di come le famiglie fanno fatica e quindi le associazioni sportive non possono chiedere oltre un certo limite e per contro le aziende potenziali sponsor non sono più in grado di dare anche quei piccoli contributi che davano. Insomma una situazione sempre più difficile per chi vive di risorse proprie, che quindi necessita che se ne tenga conto nelle modalità che si ritengono più opportune. Il Comune prima che arrivassimo spendeva oltre 80.000 euro per un centro quasi in disuso, non illuminato e non curato. Ora è illuminato completamente a nostro carico, è mantenuto in modo più che decoroso e versiamo un canone annuo al Comune. 

D.: Ho visitato il sito internet dell’associazione, mi ha colpito la voce “Angeli Custodi” dove sono presenti tra gli altri Don Pontiggia e Don Giussani. Cosa centrano questi due sacerdoti con la vostra associazione? 
R.: Sono educatori, lo sono stati per alcuni di noi. Affermiamo che la questione educativa è centrale anche qui e da soli non si può, abbiamo bisogno di modelli educativi e nello specifico anche di una intercessione “molto in alto”. Noi tentativamente cerchiamo di seguire un percorso tracciato da alcuni maestri, questo è il metodo anche nello sport.

D.: Personalmente conosco alcuni genitori impegnati nell’associazione con diverse “funzioni” (genitori accompagnatori tuttofare, genitori dirigenti – accompagnatori delle squadre) e mi ha sempre colpito la passione e la cura che mettono in questa attività svolta in modo completamente gratuito ma comunque faticosa e impegnativa. Che origine ha questa passione che si vive nell’associazione? 
R.: In parte ho già risposto, aggiungo con insistenza che ha un' origine educativa che ti porta a rispondere ad un bisogno di molti partendo dalla risposta ad un tuo bisogno e quindi ci metti tutto ciò che puoi, chi più e chi meno, senza misurarlo ma con la stessa dignità. E poi gli adulti lo fanno gratis, anzi a volte ci mettono del loro, ma spesso quello che portano a casa, guardano questi ragazzi come stanno insieme, è forse, anzi senza forse “il centuplo”. Qui ci sono ragazzi grandi che fanno gli aiuto allenatori per le squadre dei più piccoli e poi vanno ad allenarsi con la loro squadra e molti quando smettono di giocare continuano ad allenare i più piccoli. Perché lo fanno? Ecco noi adulti lo facciamo perché guardiamo a loro e loro guardano a noi. E’ una grande responsabilità. Non tanto per non sbagliare, ci mancherebbe, vogliamo imparare dai nostri sbagli. Ecco il calcio insegna anche questo in una partita si fanno tanti errori ma non è che ci si ferma, si cade e ci si rialza, ci si fa male e si guarisce, si fanno i falli che vengono puniti, si vince e si perde, si piange e si esulta cosa è più vicino alla vita di questo?









venerdì 9 novembre 2012

Majority, morality and mathematics

On November 6, Obama was elected President of the United States. American voters have obviously chosen political continuity at a difficult time in the American economy than the "new" represented by the challenger Romney. We are not interested to open a debate on this election, there will be time to see how the re-elected President will play his second and last term.

What I would like to focus here on some of the 174 referenda that have affected American voters to vote for the new president. Among the questions approved by a majority of voters, some have focused on the liberalization of marijuana for a use specified in nicely "recreational" (in Colorado and Washington state). In Maryland, however, 52% of voters in favor of unions between persons of the same sex by legalizing same-sex marriage in Maine and Minnesota referendums were only advisory, but they were always won by the pro-legalization.

Now, the fact that the majority of voters in those states chose to legalize marijuana and marriage between persons of the same sex does not mean that these choices are to be accepted and morally automatically shared. A numerical majority, a major proportion can not eliminate the fact that a behavior is right or wrong, both for nature and the truth of both his person or harm.

Smoking a marijuana cigarette is clear that it does not kill instantly, but the continuous use of the substance as well as creating a chronic situation of detachment from reality, addictive and permanent brain damage. This is what now recognized by the scientific community. Of course, smoking cigarettes in the long run can cause lung cancer or exaggerate to drink wine or alcohol can eventually destroy the liver. However, the total damage caused by soft drugs are more and create more addictive than a cigarette or a glass of wine, even if the majority of voters of a State may think differently.

With regard to marriages between persons of the same sex, is not at issue here absolutely respect and absolute maximum that should be afforded to every human being from the moment of conception until that of his death. The fact of the matter is, I believe in the words "marriage" and "same sex". Marriage (the word comes from Latin and means parent action, an act that gives life) was born, has its reason for being, as a union between two people of different sexes are combined with the prospect of living together giving rise to an open family the possibility of creating a new life.

Blessed John Paul II in his wonderful book of notes He created man and woman who collects catechesis on human held by the Pope in the Wednesday audiences, he recalls, citing the Gospel, at the beginning of the work: "And he said, : have ye not read that the Creator from the beginning made them male and female and said, for this reason a man shall leave his father and his mother and cleaves to his wife and they become one flesh "(Mt, 19 et seq.) Besides being different in sex, male and female, is the indispensable condition for generating and welcome a new life. Two persons of the same sex will never generate a new life. That's why it is quite clear, in my opinion, that there can never be a marriage between two persons of the same sex, marriage understood as being between two people of different sexes potentially open to create a new life. Moreover, even in the animal world it seems that couples are formed to reproduce the species, according to the natural instinct, are made up of one male and one female.

This does not mean that two people of the same sex can not freely choose to share and spend their lives together, under one roof. But this union, by whatever name it may be defined, is certainly not a marriage bed, even if a hundred referendum in a hundred different States should give the majority to those who say the opposite.

Mathematics, in this case, it is only the opinion of the majority.


giovedì 8 novembre 2012

La maggioranza, la morale e la matematica


Il 6 novembre Obama è stato rieletto Presidente degli Stati Uniti.  Gli elettori americani hanno evidentemente scelto la continuità politica in un momento difficile dell’economia americana rispetto alla “novità” rappresentata dallo sfidante Romney.  Non ci interessa aprire una riflessione su queste elezioni, ci sarà tempo per vedere come il Presidente rieletto interpreterà il suo secondo ed ultimo mandato.

Vorrei invece qui porre l’attenzione su alcuni dei 174 referendum che hanno interessato gli elettori americani chiamati ad eleggere il nuovo Presidente. Tra i quesiti approvati dalla maggioranza dei votanti, alcuni hanno riguardato la liberalizzazione della marijuana per un uso  definito simpaticamente “ricreativo” (in Colorado e nello Stato di Washington). Nel Maryland invece il 52% dei votanti si è espresso a favore delle unioni tra persone dello stesso sesso legalizzando il matrimonio omosessuale, nel  Maine e nel  Minnesota i referendum erano solo consultivi, ma sono stati vinti sempre dai favorevoli alla legalizzazione.

Ora, il fatto che la maggioranza dei votanti di quegli Stati abbia scelto di legalizzare il consumo della marijuana e il matrimonio tra persone dello stesso sesso non significa che tali scelte siano automaticamente da accettarsi e moralmente condivisibili . Una maggioranza numerica, una percentuale maggioritaria non può eliminare il fatto che un comportamento sia giusto o sbagliato, sia a favore della natura e della verità della persona o sia a suo nocumento.

Fumare una sigaretta di marijuana è evidente che non uccide all’istante, ma l’uso continuo della sostanza oltre a creare una situazione cronica di distacco dalla realtà, provoca dipendenza e danni cerebrali permanenti. Questo è quanto ormai accertato dalla comunità scientifica. Certo, anche fumare le sigarette alla lunga può provocare il cancro ai polmoni oppure esagerare nel bere vino o alcolici alla fine può distruggere il fegato. Tuttavia i danni complessivi provocati dalle droghe leggere sono maggiori e creano più dipendenza di una sigaretta o di un bicchiere di vino, anche se la maggioranza dei votanti di uno Stato la può pensare diversamente.

Per quanto riguarda i matrimoni tra persone dello stesso sesso, non è qui in discussione assolutamente il rispetto massimo e assoluto che deve essere riconosciuto ad ogni essere umano, dal momento del suo concepimento sino a quello della sua morte.  Il nocciolo della questione sta, a mio giudizio nelle parole “matrimonio” e “stesso sesso”.  Il matrimonio (la parola deriva dal latino e significa azione genitrice, atto che da la vita)  nasce, ha la sua ragione d’essere, come unione tra due persone di sesso diverso che si uniscono con la prospettiva di vivere insieme originando una famiglia aperta alla possibilità della creazione di una nuova vita.

Il Beato Giovanni Paolo II nel suo bellissimo libro di appunti Uomo e donna lo creò che raccoglie le catechesi sull’amore umano tenute dal Papa nelle udienze del mercoledì,  ricorda, citando il Vangelo, proprio all’inizio dell’opera: “Ed egli rispose: non avete letto che il Creatore da principio li creò maschio e femmina e disse: per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una carne sola?” (Mt, 19 e ss.) E poi l’essere diversi nel sesso, maschio e femmina, è la condizione indispensabile per generare e accogliere una nuova vita.  Due persone dello stesso sesso non potranno mai generare una nuova vita. Ecco perché è del tutto evidente, a mio parere, che non potrà mai esistere un matrimonio tra due persone dello stesso sesso, matrimonio inteso come quello tra due persone di sesso diverso potenzialmente aperti a generare una nuova vita. Del resto anche nel mondo animale mi sembra che le coppie che si formano per riprodurre la specie, secondo l’istinto naturale, siano formate da un maschio e da una femmina.

Ciò non significa che due persone dello stesso sesso non possano liberamente scegliere di condividere e trascorrere la vita insieme, sotto lo stesso tetto.  Ma questa unione, con qualsiasi nome si voglia definire, non è certamente un’unione matrimoniale, anche se cento referendum in cento Stati diversi dovessero dare la maggioranza a chi afferma il contrario.

La matematica, in questo caso, è solo l’opinione della maggioranza.



martedì 30 ottobre 2012

Il rischio educativo


Dalle colonne di libri presenti in camera da letto, appoggiati per terra, su su fino al comodino, ha fatto capolino qualche giorno fa il libro di “appunti” di Don Giussani, Il rischio educativo. E’ la riedizione del 2005 dell’opera pubblicata per la prima volta nel maggio 1977.  L’ho riletto. E’ un libro di un centinaio di pagine, si legge in un paio di ore.  Sembra scritto oggi, per i giovani di oggi, per il nostro tempo.

Dall’introduzione: “L’idea fondamentale di una educazione rivolta ai giovani è il fatto che attraverso di essi si ricostruisce una società; perciò il grande problema della società è innanzitutto educare i giovani (il contrario di quel che avviene adesso).”  

Ma che cosa intendiamo con il termine educazione?  Io credo che l’educazione consista nel fornire un criterio di giudizio adeguato per comprendere la realtà, a partire da quel preciso metro quadro di terra dove il buon Dio ci ha fatto nascere. Da questo punto di vista la cultura del paese di origine è fondamentale per incominciare il cammino. E’ con essa che il giovane deve rapportarsi e per così dire fare i conti con la realtà che lo circonda e lo interroga.  Cultura infatti è concepire le cose , la realtà secondo un ideale. Don Giussani parte dall’esperienza cristiana per proporre un modello di vita, un ideale che risponda alle domande di verità, di bellezza, di felicità presenti nel cuore di ogni giovane.

Per quale fine siamo su questa terra?

A questa domanda Don Giussani nel libro risponde proponendo  l’incontro con l’altro come origine per poter sperimentare e vivere l’incontro con Cristo. Da questo punto di vista l’educatore ha un compito fondamentale nel presentare al giovane questa possibilità.  Scrive Don Giussani: “occorre suscitare nell’adolescente personale impegno con la propria origine; occorre che l’offerta tradizionale sia verificata; e ciò può essere fatto solo dall’iniziativa del ragazzo e da nessun altro per lui”.
In questi tempi, dove la parola crisi abbonda sulla bocca dei più e dove essere giovani è forse ancora più difficile che in passato, rileggere quest’opera di un grande educatore di giovani  aiuta noi adulti a rimetterci sul giusto binario.  Penso soprattutto agli educatori, agli insegnanti, ma anche a noi genitori.  Quotidianamente ci troviamo davanti i volti dei nostri ragazzi che ci chiedono un aiuto per comprendere da dove iniziare il loro personale viaggio su questa terra. Rileggere Il rischio educativo, o leggerlo per la prima volta, può aiutarci nel nostro lavoro di insegnanti, nella nostra vocazione di genitori.

Non è mai troppo tardi per iniziare il cammino, certo rischioso , di educare un giovane ad amare il prossimo suo, come se stesso.   


Luigi Giussani, Il rischio educativo, Rizzoli - Milano 




lunedì 29 ottobre 2012

Berlusconi, Einstein and twenty years lost

I personally believe negative political experience of the last twenty years lived by the Italians. All governments that have followed, the center-right as the center-left, have not been able to carry out the reforms that were needed to advance the country. And the proof is the current situation that we are experiencing. It 's true that the crisis is general, but Italy is facing the most difficulty with the other European countries comparable in economic terms (Germany, France, England).

And then listen to the live broadcast yesterday afternoon campaign rally (out of time to tell the truth as you vote today in Sicily) former Prime Minister Silvio Berlusconi over Italy that would, I suggested some reflections.

The first consideration is the confirmation that we have literally lost twenty years. In Italy we were unable to carry out any real reform in the country. The evils of justice that are so dear to Berlusconi has denied that there are: processes are too long in time, a corporation, one of the judges, which certainly plays a big job, but that seems to enjoy the privilege of making a mistake with impunity (I quote just a name: Enzo Tortora). The reform of the labor market, which has yielded good results in Germany and France, we have produced for young people only temporary occupation renewed indefinitely. School reform, a key part for a true reform of the Country, has not been able so far to call into play good in the world of teachers (who do not feel valued in their social role). I touched on three topics examples, but you could continue because, beyond the forty reforms carried out by the governments former Premier Berlusconi remember yesterday (but list them), the only reform implemented in Italy and cited was that of the High speed. In this regard, one could argue whether it was worth spending the billions of Euros invested in high speed (or those already spent on projects on the bridge of the Strait of Messina) to Rome from Milan one hour before (then when you lose hours in traffic) instead of investing those funds, for example, in the care of our territory that was completely abandoned in recent decades because municipalities do not have funds for maintenance of roads, river beds, safety of the hills, the coast etc..

The second point is that not only the Italian political class over the last twenty years has not proved equal to the tasks that awaited, but also the entrepreneurial class has not been able to make to the nation that leap forward needed to continue to grow. Personality as Giovanni Agnelli, Adriano Olivetti, Enrico Mattei, Leopoldo Pirelli to name a few entrepreneurs, beyond the personal judgment that each may have had an entrepreneurial vision and have pursued by entrepreneurs, bringing benefits to the whole country. Unfortunately, these characters have had some worthy successors and the only contractor that maybe you could add to this list, Berlusconi has chosen to occupy a field, political, he does not competed. In fact, in any civilized Country an entrepreneur owner of the largest private television network with the addition of newspapers and investments in banks and insurance companies could add to itself even political power derived from his position as Prime Minister. And all this for years.

This was perhaps the most extraordinary anomaly that the Italian system has had to endure over the past twenty years. Delete it at the time would unlock a political stalemate which is perhaps the origin of many reforms missed. There was divided between supporters and against Berlusconi and almost all the laws that are proposed in Parliament were seen by their respective political parties in this respect and thus promoted or shot down as a result, not a true value judgment that these measures could lead itself.

The current crisis that we are experiencing economic crisis is yes, but it is also a crisis of confidence. We need a serious reflection by all and revise our ideas and our opinions and perhaps realize that some models of development, advertising, false comfort that have been proposed in recent years does not really lead anywhere.

Albert Einstein wrote in 1931 in Mein Wetbild: "We do not pretend that things will change if we keep doing the same things. The crisis can be a great blessing for the people and nations because the crisis brings progress. "

domenica 28 ottobre 2012

Berlusconi, Einstein e venti anni persi


Personalmente ritengo negativa l’esperienza politica degli ultimi venti anni vissuta dagli italiani. Tutti i Governi che si sono succeduti, di centro destra come di centro sinistra,  non sono stati in grado di realizzare quelle riforme che sarebbero state necessarie per far progredire il Paese. E la prova è la situazione attuale che stiamo vivendo. E’ vero che la crisi è generale, ma l’Italia la sta affrontando con più difficoltà degli altri Paesi europei comparabili sul piano economico (Germania, Francia, Inghilterra ).

E allora ascoltare ieri pomeriggio in diretta televisiva il comizio elettorale (fuori tempo massimo a dire il vero in quanto oggi si vota in Sicilia)  dell’ex Presidente del Consiglio Berlusconi sull’Italia che vorrebbe, mi ha suggerito alcune riflessioni.

La prima riflessione è la conferma che abbiamo perso letteralmente venti anni. In Italia non siamo riusciti a portare avanti nessuna vera riforma del Paese. I mali della giustizia che stanno tanto a cuore a Berlusconi è innegabile che esistono: processi troppo lunghi nei tempi, una corporazione, quella dei magistrati, che svolge sicuramente un lavoro impegnativo, ma che sembra godere del privilegio di poter sbagliare senza pagare pegno ( cito solo un nome: Enzo Tortora).  La riforma del mercato del lavoro, che ha dato buoni risultati in Germania e in Francia, da noi ha prodotto per i giovani solo occupazione temporanea rinnovata sine die. La riforma della scuola, parte fondamentale per una vera riforma generale del Paese, non è stata capace sino ad ora di rimettere in gioco positivamente il mondo degli insegnanti (che non si sentono valorizzati nel loro ruolo sociale).  Ho toccato tre temi esemplificativi, ma si potrebbe continuare perché, al di là delle quaranta riforme portate avanti dai Governi Berlusconi ricordate ieri dall’ex Premier (senza però elencarle ) , l’unica riforma attuata in Italia e citata è stata quella dell’Alta Velocità. A questo proposito si potrebbe discutere se valeva la pena spendere i miliardi di euro investiti nell’alta velocità (oppure quelli  già spesi per i progetti sul ponte dello stretto di Messina) per arrivare a Roma da Milano un’ora prima (quando poi si perdono ore nel traffico cittadino) al posto di investire quei fondi per esempio, nella cura del nostro territorio che è stato completamente abbandonato in questi ultimi decenni perché i comuni non hanno fondi per la manutenzione di strade, letti dei fiumi, messa in sicurezza delle colline, delle coste ecc. 

La seconda riflessione è che non solo la classe politica italiana negli ultimi venti anni non si è rivelata all’altezza dei compiti che l’attendevano, ma anche la classe imprenditoriale non è stata capace di far fare alla Nazione quel salto in avanti necessario per continuare a crescere. Personalità come Giovanni Agnelli, Adriano Olivetti, Enrico Mattei, Leopoldo Pirelli per citare solo alcuni imprenditori, al di là del giudizio personale che ciascuno può avere, avevano una visione imprenditoriale e l’hanno perseguita, da imprenditori, portando benefici all’intero Paese. Purtroppo, questi personaggi non hanno avuto dei degni successori e l’unico imprenditore che forse si poteva inserire in questo elenco, Berlusconi, ha scelto di occupare un campo, quello politico, che non gli competeva. Infatti in nessun Paese civile un imprenditore proprietario del maggior network televisivo privato con l’aggiunta di giornali e partecipazioni in banche e assicurazioni avrebbe potuto sommare su di sé anche il potere politico derivante dalla carica di Primo Ministro. E tutto ciò per anni.

Questa forse è stata l’anomalia più straordinaria che il sistema Italia ha dovuto sopportare in questi ultimi venti anni. Eliminarla a suo tempo avrebbe sbloccato uno stallo politico che forse è all’origine di tante riforme mancate. Ci si è divisi tra sostenitori e contrari a Berlusconi e quasi tutte le leggi che si proponevano  in Parlamento venivano viste dai rispettivi schieramenti politici in quest’ottica e quindi promosse o bocciate di conseguenza, non per un vero giudizio di valore che questi provvedimenti potevano portare in sè.    

La crisi attuale che stiamo vivendo è sì crisi economica, ma è anche crisi di fiducia. Occorre una seria riflessione da parte di tutti e rivedere le nostre idee e le nostre opinioni e forse rendersi conto che alcuni modelli di sviluppo, di pubblicità, di falso benessere che ci sono stati proposti in questi anni in realtà non portano da nessuna parte.  

Scriveva Albert Einstein nel 1931 nel Mein Wetbild: “ Non pretendiamo che le cose cambino se continuiamo a fare le stesse cose. La crisi può essere una grande benedizione per le persone e le Nazioni perché la crisi porta progressi.”   





domenica 21 ottobre 2012

What happens in Italy today!

To say that the Italian political situation is confusing is an understatement. In the center-right Berlusconi silent, speak the supporting actors, but the problem is that each follower offers choices and strategies to those of the opposite party colleague. Who wants to hang with the League of Maroni, who does not even want to hear about it. Two large regions, Lazio and Lombardy, governed by the PDL, in a crisis of nerves with the Governors that move on rails opposite: that Lazio wait to establish the date of new elections, the Lombard would like to vote tomorrow.

In the center-left political delirium similar situations, notable only as a starting point for the jokes of the comedians of the moment that these days are not hard to write the script. Within the Democratic Party primaries are managing to split the party again, but this time by age group, not for ideal reasons.  If he wins the primary Bersani, D'Alema not standing in the general election if he wins Renzi what makes D'Alema? Fights to the death! Veltroni instead renunciation of his own, so he knows that no one would have tried to offer him a seat in Parliament, but next May to elect the new President of the Republic and there are the new senators for life that the new President could appoint ...

The center now offers standing room only: Casini, Fini, Montezemolo, Tremonti, Della Valle. Rutelli has moved to the left but where is Di Pietro and Vendola which are perhaps the only true opponents of this caretaker government that has made more political actions of the last political governments that technically tried, unsuccessfully, to prevent the Italians last year instead we are destined to live. In mid-stream the cricket stopped jumping (now swims) and gathers around him a lot of success yet, but it seems that Italians are beginning to have some doubts whether it is appropriate to appoint people without any experience management res publica, a public good that is more "important" in Parma.

If this is the scenario, in a few months for those Italians should go to vote? Among other things, for now a new electoral law has not yet been approved by Parliament, then you should still vote with the candidates chosen by the secretariats of the parties (without considering that there are parties that do not even have the answer, but perhaps only a secretary). And the programs? Someone hears talk seriously about programs?

Unfortunately, the real problem is that Italy and that will necessarily have to be addressed and hopefully resolved in the next parliamentary term is the reduction of the public debt, those 2,000 billion euro in vain that make each maneuver or financial stability. I'm 80/90 billion euro a year in interest we pay that prevent us from out of the downward spiral. This is the real issue that the parties who are applying to govern Italy must study and must explain how they intend to solve. The rest is just talk. And the Italians fear that we are tired of talk. If there is no clarity on economic issues, on this economic issue whose solution will make it really possible to talk about recovery, work and everything else, the Italians do not go to vote. Abstention is the real enemy that political parties should be afraid, not the Cricket vessel.

You definitely need politicians who have new ideas to deal with the new times we are living. The recession may be a stimulus for developing new ideas, new thoughts, devise new solutions to old problems. For example, the Northern League in Lombardy say vote now for the regional cost € 50 million that could be saved if you were to vote in the spring along with policies. Apart from the fact that no one can know what "would cost" six months of campaigning to Lombardy, but who said that the members of the polling stations are to be paid in cash? Who said you can not save money by avoiding printing all that paper and all those records (who was a member of a polling station know what I mean) then nobody is going to read and watch? You could reduce the bureaucracy of a polling place and the people who work for two days at a polling station may receive a voucher to be spent within 12 months for services rendered by the public administration. For example, they might be spent in Mail, at the ASL or to pay fines or penalties or invent other solutions.

The state (in the broadest sense) thus avoids immediate cash outflows and divide over twelve months, not to mention that someone could even lose the voucher ... (oops, I did not write it).