Le più grandi sciagure dell’umanità sono state originate da chi ha voluto semplificare la vita pianificando il mondo.

Giovannino Guareschi

giovedì 27 febbraio 2014

Nostalgia di Craxi...

Lo spread dei titoli di Stato italiani vs. i Bund tedeschi è tornato ai livelli di maggio 2011, cioè prima dell’inizio della tempesta che ha investito l’Italia negli ultimi tre anni. Non solo, l’ultimo cambio di Governo, il terzo in tre anni, non ha provocato alcun temuto sobbalzo negli ambienti finanziari internazionali.

Eppure l’Italia di oggi non è diversa dall’Italia di tre anni fa, anzi, per dirla tutta, dall’Italia di venti anni fa.

A ben leggere la storia, l’ultimo uomo politico che ha prodotto, nel bene e nel male, un cambiamento evidente, portato avanti con coraggio e decisione nella vita politica e sociale italiana, è stato Craxi, vent’anni fa. Giusto per ricordare alle giovani generazioni e solo a titolo esemplificativo, Craxi fu l’uomo del nuovo Concordato con la santa Sede, dell’otto per mille alla Chiesa cattolica, della riforma dell’insegnamento della religione nelle scuole. Craxi fu l’uomo del taglio di tre punti della Scala Mobile, sotto i suoi Governi l’inflazione in Italia passò dal 12,30% del 1983 al 5,20% del 1987. I Governi Craxi introdussero l’uso dei registratori di cassa e degli scontrini fiscali per i commercianti al minuto. Ma Craxi fu anche l’uomo che nei suoi anni di Governo fece decollare il debito pubblico italiano, passato da 234 a 522 miliardi di euro, vale a dire dal 70% al 90% del PIL di allora.

Dopo la sua caduta, per la c.d. questione morale che investì sostanzialmente tutta la classe politica di quegli anni, l’Italia entrò nel ventennio berlusconiano dal quale ancora oggi di fatto dipende. 

Ed ora, quale ciclo si sta aprendo con il nuovo premier Renzi? Che cosa ci dobbiamo aspettare? Impossibile saperlo. Di certo l’onda lunga di cui beneficiò Craxi, vale a dire le situazioni economiche “favorevoli”, il clima di fiducia dei mercati, sembrano essere presenti anche in questi giorni di insediamento del nuovo esecutivo. Sta a Renzi saperne approfittare per dare una vera svolta al sistema. Non basta intervenire su lavoro, economia, giustizia, riforme: le solite vuote parole che sentiamo ripetere da tutti i politici, da vent’anni a questa parte. Bisogna mettersi d’impegno e andare fino in fondo per cambiare la macchina organizzativa e burocratica dello Stato, in tutti i settori. Altrimenti potremo fare tutte le riforme di questo mondo, ma le cose non cambieranno mai.

Un esempio semplice, banale se vogliamo. Come abbiamo letto da articoli di stampa, il Comune di Roma avrebbe (sono stime per difetto) 62.000 dipendenti, considerando le aziende municipalizzate e il Comune in senso stretto. Come è possibile modificare una situazione del genere? Come faremo a risalire la china noi italiani se continueremo a scambiare una forma di assistenzialismo per diritto al lavoro?

Noi apparteniamo a coloro che pensano che se il lavoro non c’è, bisogna crearlo, occorre favorire le condizioni che lo sviluppano, non assumere nella pubblica amministrazione, senza reali bisogni, le persone per esigenze clientelari ed in ultima analisi elettorali. Situazioni del genere sono ampiamente presenti in tutta la penisola, a Nord come a Sud. 

Altra questione che deve assolutamente affrontare il nuovo Premier, se vuole lasciare un segno positivo del suo passaggio al Governo, è quello di rivedere, senza pre-giudizi, tutte le grandi scelte di investimenti strategici effettuate dai suoi predecessori. I fondi a disposizione non sono molti e i soldi vanno spesi nella direzione di favorire la crescita economica in tutto il Paese e non solo a favore di alcuni fortunati operatori.

Mi spiego: è assolutamente necessario ripensare se conviene investire nella TAV o forse non sarebbe meglio spendere i fondi per migliorare tutta la rete ferroviaria italiana, soprattutto quella del servizio locale, sprofondata in una situazione veramente drammatica? Oppure, non sarebbe meglio spendere una parte dei fondi destinati all’acquisto di aerei militari da combattimento, per iniziare ad occuparsi delle nostre città, delle nostre campagne, per eseguire quella manutenzione ordinaria di fiumi, canali, ponti, argini, fossati e così impedire alle prime piogge autunnali di provocare disastri ambientali ed economici che finiscono poi comunque per pesare sul bilancio dello Stato?

E infine, in politica estera, è ormai chiaro ed evidente anche ai ciechi che gli accordi presi in ambito UE sul rigore economico e finanziario, sul mantenimento del 3% massimo di deficit / PIL, vanno ridiscussi e modificati trovando un nuovo assetto con i partner europei. Berlusconi non è riuscito, se mai ne avesse avuto veramente voglia, a farsi ascoltare sul tema. Monti e Letta non ci hanno neanche provato. Ora tocca a Renzi. Qualcuno deve porre il problema sul tavolo a Bruxelles e deve aprire una nuova stagione, dove le scelte di un tempo che non esiste più, vengano ripensate, ridiscusse e riviste in un’ottica che vada a favore dei popoli, della gente comune che tutti i giorni, da cinque anni a questa parte, affronta la fatica di far quadrare i conti e cresce, nel migliore dei modi possibili, i propri figli, che rappresentano il futuro di questa Europa.

Questo passo Renzi deve farlo subito, prima delle elezioni europee di maggio, altrimenti sarà troppo tardi. Renzi deve osare, essere coraggioso come a suo tempo lo fu Craxi. Altrimenti la gente che ora gli dà fiducia, lo giudicherà uguale agli altri politici che l’hanno preceduto. Il suo Governo potrà durare anche sino al 2018, oppure cadere un giorno qualsiasi del 2014, ma anche lui sarà solo ricordato come il sindaco di Firenze che ha voluto provare a fare il più giovane Presidente del Consiglio d’Italia. 

E noi torneremo a pensare a Craxi con nostalgia…





mercoledì 19 febbraio 2014

The Truman Show

C'è qualcosa di nuovo oggi nella politica italiana, anzi d'antico… 

Parafrasando il grande Pascoli, sembra questo l'incipit che contraddistingue il tentativo di Matteo Renzi di formare il nuovo Governo. Partito come innovatore, il rottamatore dei vecchi schemi come delle vecchie nomenclature, il nostro giovane profetico Savonarola rischia di rimanere da solo ad affrontare questa grande sfida. Per ora spiccano i no che ha raccolto dai volti nuovi che avrebbe voluto nella squadra di Governo e i si dei soliti noti e di qualche boiardo di Stato, nuovo forse per un incarico nell’Esecutivo, ma ben noto ai circoli economici e ai salotti della politica che conta. Quindi dove sta il vento nuovo propugnato da Renzi? Mah, per ora nessuna traccia. Aspetteremo, non abbiamo fretta.

Invece un'affermazione del giovane Premier incaricato lascia proprio sbigottiti. E sembra strano che pochi commentatori abbiano colto il lato comico, per non dire tragico, dell’uscita renziana e cioè che il programma del Governo prevede una riforma al mese per i prossimi tre mesi. Si incomincia con marzo, mese della riforma del mercato del lavoro, poi si passa ad aprile, il mese dedicato alla Pubblica Amministrazione. A maggio sarà la volta del Fisco. Per il mese di giugno ci sono ancora dei dubbi da sciogliere su quale abissale problema italiano risolvere. Questo ha promesso Renzi agli italiani. 

Ora, delle due l'una. O siamo di fronte ad un novello Superman e allora perché limitarsi a risolvere un problema al mese. Sfruttiamo la circostanza e chiediamogli anche l'azzeramento delle tasse, i tetti d'oro sulle case e una vacanza pagata per tutti (in fondo ci accontentiamo di poco).

Oppure siamo stati governati sino ad ora da incompetenti, ignoranti e incapaci. Però ci sembra anomala, anche solo dal punto di vista statistico, una così alta concentrazione temporale di inetti proprio alla guida del Governo italiano. Ma possibile che siamo proprio così….

O forse il giovane Renzi, come capita spesso ai leader politici ed ai Premier italiani, è stato travisato dai giornalisti e la sua affermazione, così intrinsecamente e comicamente riformista, si riferiva alla Terra di Mezzo, avendo il nostro appena terminata la lettura del romanzo di Tolkien? Tutto è possibile in questa Italia che assomiglia sempre più ad un grande studio televisivo, dove viene mandato in onda, davanti ai nostri occhi, un programma preregistrato e la vita reale sembra stare altrove, al di fuori della cupola che ci circonda.

Una cosa invece il nuovo Premier non deve fare, prendere in giro gli italiani dicendo che questo sarà un Governo destinato a durare sino alla fine della Legislatura. Come, quando al Governo c’era il suo collega di partito Letta, bisognava urgentemente varare la riforma della Legge elettorale e poi andare a votare per restituire dignità al Parlamento, eletto in maniera illegittima, non dimentichiamolo. Ed ora che al Governo, forse, ci andrà Renzi, si può andare avanti sino al 2018? A noi sfugge qualcosa, a voi no?

La verità è che sono venti anni che noi italiani viviamo all'interno di questo grande set mediatico che è diventato il nostro Paese ed ora, che forse stiamo arrivando alla fine della serie televisiva (perché il produttore ha finito i soldi) ritornare alla vita vera ci fa paura, ma è l’unica cosa che ci salverà. Coraggio Italia!
Ah, dimenticavo: “Buongiorno! E caso mai non vi rivedessi… buon pomeriggio, buonasera e buonanotte!”




venerdì 14 febbraio 2014

La staffetta di San Valentino

Certo, dai politici italiani ci si può aspettare di tutto, ma francamente quello che sta succedendo in queste ore, la cosiddetta staffetta tra il Presidente del Consiglio proveniente dal Partito Democratico, Enrico Letta, e il nuovo candidato Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, proveniente dal Partito Democratico, ha dell’incredibile.

Ma andiamo con ordine. 

Solo un anno fa, il 14 febbraio 2013, Matteo Renzi era il sindaco di Firenze, eletto nel 2009 a 34 anni di età, dopo essere stato, dal 2004 al 2009, Presidente della Provincia di Firenze. Una brillante carriera per un giovane politico italiano, se si considera l’età media della classe dirigente del nostro Paese. Rimanendo nel centro sinistra, ricordiamo che quando il giovane, a detta di tutti, Walter Veltroni fu eletto Segretario politico nazionale del Partito Democratico, nel 2007, aveva 52 anni. E quando si candidò come Premier alle elezioni politiche del 2008, ne aveva 53.

Ancora, quando Prodi divenne Premier la prima volta nel 1996 aveva 57 anni, Berlusconi la prima esperienza da Premier la fece a 58 anni. E sono entrambe personalità che, prima di ottenere la prestigiosa carica politica, ricoprirono ruoli di grande responsabilità, sia economica che politica, in Italia e all’estero, non svolsero solo incarichi amministrativi modesti su base regionale.

Tornando al nostro probabile nuovo candidato Premier, Matteo Renzi, nato l’11 gennaio 1975, il risultato più eclatante l’ha forse ottenuto vincendo le primarie del PD del dicembre 2013 diventando così il nuovo Segretario politico del partito.

Chiariamo un punto: a quelle “elezioni” volontarie indette dal PD per far scegliere al popolo della sinistra il nuovo Segretario del partito votarono 2.797.938 persone in tutta Italia. I dati sono presi dal sito del Partito Democratico. Renzi ottenne 1.887.396 voti (pari al 67,68% dei votanti), Cuperlo 505.800 voti e Civati 395.715 voti, il resto schede nulle. Quindi Matteo Renzi divenne Segretario del PD ottenendo poco più di 1,8 milioni di voti degli italiani. Sapete quanti italiani hanno diritto di voto? Alle elezioni politiche del 2013 (le ultime in ordine di tempo) avevano diritto di voto per la Camera dei Deputati num. 26.088.170 donne e num. 24.361.809 uomini per un totale di 50.449.979 italiani. Quanti italiani hanno votato per Renzi Segretario del PD? Il 3,7% degli aventi diritto alle elezioni politiche. Se Renzi fondasse un suo partito politico, con il nuovo sistema elettorale che lui stesso sta portando avanti insieme a Forza Italia, il renzellum, non supererebbe lo sbarramento del 4%. 

E questo personaggio, simpatico per carità, come lo sono tutti i toscani per quel loro accento tipico che risulta accattivante, ha deciso di far cadere una personalità degna di stima e rispetto come Enrico Letta, tra l’altro politico del suo stesso partito, per occupare il suo posto di Primo Ministro a che titolo? In cosa Matteo Renzi dovrebbe essere migliore di Enrico Letta? Sono questi i punti che non riescono a convincere gli italiani che assistono basiti a questo cambio in corsa di un Premier e di un Governo che, ricordiamolo, erano in carica da neanche un anno e che comunque si erano fissati un obbiettivo temporale massimo di un nuovo anno, per portare a termine quelle riforme minime di cui l’Italia ha bisogno, da venti anni, per poi portare il popolo alle urne. 

Ma siamo proprio sicuri che il giovane Renzi abbia le capacità e le competenze per ricoprire un ruolo così importante? L’Italia non è Firenze e la politica di Roma non è la Segreteria del PD. Questo Renzi sicuramente lo sa, ma quello che vorrebbero sapere gli italiani è: se fallisse anche lui, cosa ci rimane? Del resto non si capisce in cosa il Parlamento attuale potrebbe aiutare il nuovo Governo a guida Renzi che non avesse potuto fare con il Governo Letta.

Tra l’altro è vero che il Governo Letta è stato voluto da Giorgio Napolitano dopo la sua rielezione, ma è stato pur sempre un Governo derivato dal risultato elettorale. Quello di Renzi sarebbe un Governo pastrocchio venuto fuori da beghe interne del PD e alla lunga, in politica, i vizi di partenza vengono al pettine. Oltretutto, dopo la sentenza della Consulta che ha eliminato il Porcellum, il Parlamento stesso risulta nominato in modo illegittimo e, per decenza, andrebbe rapidamente sostituito. Quindi il programma del Governo Letta, se fosse stato attuato con convinzione da tutti i partiti che lo hanno appoggiato, in primis dal PD, poteva andare benissimo. In questo 2014 avrebbe potuto portare a termine le riforme e nel 2015 si sarebbe andati a votare tranquillamente. 

Adesso Renzi si trova a dover per forza portare avanti e chiudere le principali riforme, nella duplice veste di Premier e di Segretario del PD e non è detto che il doppio incarico giochi a suo vantaggio. Inoltre sulla legge elettorale dovrà scendere a patti con Berlusconi, mentre sul Governo dovrà dialogare per forza con il Nuovo Centro Destra e con Scelta Civica e non è scontato che gli interessi degli altri partiti coincidano con quanto ha in mente il nuovo Premier. 

Ma noi auguriamo ogni bene al giovane Premier, sempre che il Presidente Napolitano all’ultimo ci ripensi e decida di non affidare l’incarico al nipotino. Noi comunque al futuro Premier Renzi auguriamo di riuscire a portare l’Italia fuori dal pantano e di proseguire nella sua brillante e fulgida carriera. A quando la Presidenza della Commissione Europea, caro Matteo? 

Al dimissionato Enrico Letta, che ringraziamo per la serietà e l’impegno dimostrati in questi dieci mesi, vogliamo solo ricordare, immaginando comunque che non lo possa consolare, la seguente frase di Joseph Conrad : “Tradire. Parola grossa. Che significa tradimento? Di un uomo si dice che ha tradito il paese, gli amici, l’innamorata. In realtà l’unica cosa che l’uomo può tradire è la sua coscienza.”
Beato è l’uomo quindi che non tradisce l’amico e se stesso.
Prosit.