Le più grandi sciagure dell’umanità sono state originate da chi ha voluto semplificare la vita pianificando il mondo.

Giovannino Guareschi

lunedì 18 novembre 2013

Italiani e Greci, una faccia una razza?

Italiani e greci, una faccia una razza recitava il ladruncolo Aziz in “Mediterraneo” di Gabriele Salvatores.

A sentir paragonare la situazione di crisi economica che sta attraversando la nostra amata Italia a quella che ha investito la Grecia, i nostri politici nazionali, di destra, di centro e di sinistra, si arrabbiano, si gonfiano il petto e gridano a squarciagola un sonoro NO! L’Italia non è paragonabile alla Grecia. Ne siamo proprio sicuri? Prendiamo ad esempio l’ambito socio assistenziale sanitario che interessa, trasversalmente, un po’ tutta la fascia medio bassa della popolazione, quello che una volta si diceva il ceto medio. Quello benestante è come sempre un caso a parte.

In Grecia è cosa ormai nota, a seguito dei tagli del Governo alla spesa sanitaria, un terzo dei greci è privo di qualsiasi copertura sanitaria. Anche i farmacisti, che vantano crediti non rimborsati verso lo Stato per oltre un miliardo e trecento milioni di euro, rifiutano di dispensare gratuitamente i farmaci rimborsabili. E in Italia? Certamente non siamo a questo punto, ma anche da noi i tagli alla sanità e all’assistenza sociale incominciano a farsi sentire. 

E allora può capitare che la Regione Lombardia, la regione d’Italia con il PIL più alto delle altre Regioni e con una struttura sanitaria e assistenziale che eroga prestazioni e servizi di alto livello riconosciuti da tutti, approvi la Delibera num. 740 del 27/09/2013 in materia di nuove regole e misure di sostegno per le persone con disabilità gravi e gravissime tra cui sono fatte rientrare anche le persone affette da SLA e da altre malattie del motoneurone. (http://www.handylex.org/regioni/lombardia/norme/r270913.shtml).

Questa Delibera della Regione Lombardia a sua volta recepisce le norme presenti nel Decreto interministeriale del 20/03/2013  firmato in zona cesarini dai Ministri ormai politicamente “scaduti” del Governo Monti che nei fatti, riduce per il 2013, di euro 631.662.000 gli stanziamenti per il Fondo per le non autosufficienze. ( http://www.lavoro.gov.it/Strumenti/normativa/Pages/default.aspx )

E allora, a seguito di questo taglio cospicuo dallo Stato alle Regioni, peraltro rivolto verso cittadini già fortemente svantaggiati nella propria vita quotidiana, come decide di muoversi la Regione Lombardia? 

La Regione Lombardia decide di modificare il precedente piano di intervento e sostegno ai soggetti con SLA. Tali soggetti prima erano suddivisi in quattro scaglioni, per livello di disabilità e per fasce di reddito, e percepivano un contributo variabile da 500 a 2.500 euro a secondo della gravità della disabilità e del reddito percepito. Dal mese di ottobre 2013, anche se molti beneficiari sono stati informati con lettera raccomandata ricevuta solo a novembre, i livelli di disabilità sono soltanto due, i gravi e i gravissimi e i contributi sono “a pioggia” di 800 e di 1.000 euro. Tutti gli altri malati non hanno più diritto ad alcun tipo di contributo.

Peccato che questi fondi servono alle famiglie per mantenere in casa la persona disabile e cercare di fargli avere una vita la più normale possibile. Cosa costerebbe allo Stato gestire in RSA (residenze assistite) queste persone. Le stime dicono circa 400 euro al giorno per persona di sola sistemazione alberghiera.

Infine c’è un aspetto non secondario da considerare. Le strutture capaci di accogliere e gestire malati di SLA ad uno stadio grave o gravissimo della malattia sono pochissime in Lombardia, non parliamo dell’ Italia nel suo complesso.

Se prima un nucleo familiare di un malato gravissimo di SLA, parliamo sempre della Regione Lombardia, poteva arrivare a percepire 2.500 euro al mese (teniamo conto che un malato gravissimo di SLA deve avere almeno due persone che ruotano in casa per fornirgli assistenza h. 24) ora al massimo ne potrà ricevere 1.000 euro. E questo cosa potrebbe comportare? Potrebbe comportare che un malato che non voglia pesare economicamente sulle spalle della sua famiglia ben sapendo che questa non è in grado di sostenere le spese per la gestione della sua gravissima disabilità (parliamo di persone sottoposte a tracheotomia e ad alimentazione tramite sondino gastrico) decida di non farsi operare e di lasciarsi morire.

Non stiamo parlando di casi rari, ormai purtroppo queste malattie, come la SLA, si stanno diffondendo tra la popolazione e non si possono più considerare malattie rare. 

Ci rendiamo conto che la Regione Lombardia è costretta a fare i conti con gli stanziamenti statali che ogni anno sono sempre inferiori, però forse un più attento esame della situazione riguardante l’assistenza a questi malati gravemente disabili, e mi riferisco in particolar modo ai malati di SLA, potrebbe portare ad una migliore ridistribuzione delle risorse disponibili.

Resta a monte il fatto che tagliare fondi importanti, ma risibili se paragonati al bilancio dello Stato, a cittadini già fortemente segnati a causa della malattia che li ha colpiti, non per colpa loro, è un’operazione di vigliaccheria sociale che nessun partito politico, di destra, di centro o di sinistra, dovrebbe avere il coraggio di approvare. 

Italiani e greci, una faccia una razza?

Per ora forse no, ma la situazione è in triste evoluzione.



sabato 9 novembre 2013

La Grande Mela

Sabato sera alzo gli occhi dallo schermo del portatile poggiato sulla scrivania di casa, colpito da una sensazione di vuoto, attorno a me il silenzio. Mi guardo intorno: la mia famiglia, in via del tutto eccezionale, era riunita nella medesima stanza, la sala.

Mia figlia stava sorridendo sotto le cuffie mentre guardava un video su YouTube al suo MacBook. Mio figlio stava chiacchierando su WhatsApp con i suoi amici utilizzando il suo iPhone, mentre mia moglie leggeva sul suo iPad l'ultimo post pubblicato dalla sua amica giapponese sul suo blog.

Eravamo tutti e quattro a meno di due metri l'uno dall'altro e contemporaneamente tutti noi eravamo lontani chilometri, o migliaia di chilometri, dai nostri interlocutori digitali.

Ma la cosa che più mi ha colpito quel sabato sera è stato il silenzio.

In sala, il grande fratello che da 47 anni mi tiene discretamente compagnia tutte le sere, la televisione, era spenta: nessuno aveva sentito la necessita' di accenderla.

Ora, attenzione: il sito di YouTube nasce nel 2005; il primo MacBook appare nel 2006; il primo modello di iPhone è del 2007 mentre il primo iPad viene presentato nl 2010. L’App di WhatsApp si è diffusa a partire dal 2012.

Non sono passati dieci anni dalla nascita di YouTube e dall’avvento di nuovi prodotti tecnologici che, tra l’altro, non sono neanche stati pensati come alternativi alla televisione, che la regina delle nostre case, la televisione appunto, il sabato sera, la sua sera per definizione, è rimasta muta.

Questi cambiamenti nello stile di vita di una famiglia, se consideriamo che vanno ad incidere su abitudini ormai consolidate da decenni e quindi in teoria molto lente da modificare, si possono considerare eccezionali dal punto di vista della velocità con cui si stanno verificando.

Ma se la società italiana, nel suo livello primario, singola persona, famiglia, si è dimostrata in questi anni molto sensibile e favorevole in generale al cambiamento dei propri stili di vita, nel suo livello secondario, in teoria più evoluto, mostra invece caratteristiche ostili al cambiamento. 

L’Italia del 2013 è rimasta l’Italia delle corporazioni, non quelle esistenti al tempo del fascismo, ma quelle esistenti nel Medio Evo: Magistrati, Farmacisti, Giornalisti, Avvocati, Medici, Commercialisti, siano essi di Destra o di Sinistra.

Mi fermo, non perché siano terminate le categorie ostili al cambiamento del nostro Paese, mi fermo per non annoiare il lettore con un elenco infinito.

Solo una considerazione: nell’elenco non compaiono i Politici per un solo motivo. Spetterebbe alla politica proporre le soluzioni per creare, oggi, le basi per una società migliore domani, non la migliore in assoluto, ma la migliore possibile partendo dalla situazione attuale. E non sarebbe poco…

Purtroppo, ogni volta che i politici tentano di portare avanti una riforma che, in qualche modo, tocca gli interessi di una categoria ormai consolidata da tempo nel suo “potere” politico ed economico, ecco che la Politica fa un passo indietro e tutto si blocca. La Riforma non passa.

Cane non mangia cane, dice il proverbio e così il nostro Paese precipita nelle classifiche mondiali dalle prime posizioni a quelle inferiori, in qualsiasi settore preso in esame.

Consoliamoci con l’ultimo modello di iPhone, almeno quello è una garanzia, lo usano tutti, per ora nessuno si sogna di boicottare la Grande Mela!