Le più grandi sciagure dell’umanità sono state originate da chi ha voluto semplificare la vita pianificando il mondo.

Giovannino Guareschi

sabato 26 gennaio 2013

Giorno della Memoria 2013

Il 27 gennaio si fa memoria della liberazione da parte dei sovietici del campo di concentramento di Auschwitz avvenuta il 27 gennaio 1945.

Aldebaran quest’anno vuole celebrare questa giornata raccontando la storia del brigadiere Gino Cipolletti.

Brano tratto da Gariwo, la foresta dei giusti ( http://www.gariwo.net/pagina.php?id=1516 )

“Testimonianza della figlia,  Anna Maria Cipolletti - Varese, 13 maggio 2003

Dopo la morte dei miei genitori, sono venuta in possesso di una lettera del C.L.N. - Corpo Volontari della Libertà - 1° Brigata Alpina Giustizia e Libertà "Stelvio" - 2° Battaglione, contenente una dichiarazione rilasciata da Luigi Ferrari, sull'azione svolta da mio padre, Gino Cipolletti, in servizio presso l'Arma dei Carabinieri con il grado di Brigadiere, dopo l'8 settembre 1943.

Dalla lettera, redatta a Sondalo il 26 maggio 1945, risulta che mio padre salvò delle persone dalla deportazione in Germania. Per me è stata una vera sorpresa scoprire questa sua attività clandestina, di cui non si è mai vantato e non ha mai parlato, né in famiglia, né in pubblico. Sapevamo soltanto che aveva fatto il partigiano.

Ecco alcuni stralci della dichiarazione di Luigi Ferrari:

"Per quanto riguarda il Brigadiere Gino Cipolletti sono a perfetta conoscenza e per partecipazione diretta e per testimonianza di persone che qui cito, dell'attività di lui, dal Settembre 1943 sino a quando egli, il 5 Agosto 1944, abbandonò il servizio dell'Arma e si inquadrò tra i primi nella formazione del Gruppo 'Foglia' …..
Il Brigadiere Cipolletti rimase in servizio a Bolladore, dopo la forzata fuga in Svizzera del Colonnello Alessi, e devo qui in modo esplicito far risaltare che, anche quando egli voleva abbandonare la caserma per non accettare le imposizioni fasciste, io mi adoperai a convincerlo di rimanere in servizio anche se richiesto di giuramento perché egli solo, continuando l'opera svolta fin dal Settembre 1943 poteva proteggere gli indiziati e i sospetti e boicottare i comandi fascisti. L'opera del Cipolletti è valsa moltissimo ad evitare le presentazioni dei chiamati alle armi e dei precettati per la schiavitù in Germania, i quali tutti venivano tempestivamente avvertiti. A persuadere il Cipolletti anche alla prestazione di un giuramento per gli scopi detti sopra contribuirono molto il parroco di Mondadizza, lo Stefano Besseghini di Grosio, ed altri fra i quali il Dottor Angelo Caspani, passato poi alla Divisione. L'utilissima opera del Cipolletti non avrebbe potuto svolgersi senza la continua collaborazione del Brigadiere Amelia che, come il Cipolletti, dava tempestivamente avvertimento a tutti i comandanti di stazione di idee antifasciste che si erano aperti con lui, e con la sua pratica di scrivano occultava e modificava il carteggio e dava l'indirizzo ai comandanti di stazione sul modo di comportarsi per boicottare gli ordini dei superiori fascisti. Di ciò io sono sin d'allora venuto a conoscenza per la quotidiana pratica col Cipolletti. Anche l'Amelia prestò il giuramento e per consiglio del Cipolletti ritardò sino all'ultimo la fuga.
Ritengo di aver esposto quanto può servire ad una esatta valutazione della coraggiosa opera svolta dai carabinieri sopra nominati".

Se pensiamo all’Italia del 2013, fatti come quelli sopra ricordati ci sembrano lontanissimi nel tempo, ma non per questo dobbiamo credere che situazioni del genere non si possano ripresentare. Per questo è bene continuare a far memoria ed informare i giovani di oggi che non hanno proprio idea di quanto male a persone innocenti il fascismo ed il nazismo abbiano causato in Italia ed in Europa.  



lunedì 21 gennaio 2013

A tu per tu con: Don Renato Previtali


Incontriamo oggi Don Renato Previtali direttore dal 2008 dell’Opera salesiana di Milano Via Copernico ang. Via Tonale. 

Don Previtali è un direttore “di lungo corso”, avendo già diretto in precedenza gli Istituti di Chiari, Arese e Sesto San Giovanni. Quale garante della salesianità dell’Opera, gli sono attribuiti i compiti di animazione, coordinamento, vigilanza ed orientamento. Un impegno gravoso, che porta avanti con l’aiuto di tutti coloro che vivono la comunità salesiana, le scuole salesiane e l’oratorio della Parrocchia di S. Agostino.

Chiediamo a lui un giudizio sulla situazione che stanno vivendo le scuole paritarie in Italia.





D.: Don Renato come giudica la situazione attuale della scuola paritaria in Italia? 

R.: Credo che la scuola paritaria italiana stia attraversando uno dei periodi più difficili della sua storia per una serie di motivazioni che non sono solo economiche. 
Esiste anzitutto un pregiudizio ideologico diffusissimo nell’opinione pubblica, alimentato dai media che identificano la scuola paritaria coi cosiddetti “diplomifici”, luoghi in cui basta pagare la retta per ottenere il titolo di studio. Si finge di non sapere che la scuola paritaria ha ordinamenti, programmi, esami di Stato uguali a quelli richiesti alla scuola di Stato. 
E’ sintomatico il fatto che a tredici anni di distanza dalla legge sulla Parità (legge 10 marzo 2000 n. 62), promossa dal Ministro Berlinguer, anche chi opera nella scuola continui ad alimentare confusione o a non riconoscere la scuola Paritaria continuandola a chiamare “Scuola Privata”. Non è così! L’art. 1 della legge sulla Parità recita: “Il sistema nazionale di istruzione è costituito dalle scuole statali e dalle scuole paritarie”. E successivamente definisce tutti i requisiti e vincoli necessari per essere riconosciuti come scuole paritarie. 
Esiste poi un’abissale ignoranza e disinformazione sulla realtà delle scuole paritarie per cui troppe persone ne parlano senza sapere cosa sono le scuole paritarie o cosa fanno: parlano e scrivono senza sapere di che cosa si tratta: l’importante è dirne male, soprattutto se cattoliche, a prescindere! 
Che dire poi della “leggenda” che sostiene che le scuole paritarie distolgono soldi alla scuola dello Stato? Perché non si va a controllare l’entità dell’elemosina che lo Stato dà alla Scuola Paritaria?


D.: Che conseguenze potrà avere questa situazione sul futuro della libertà di educazione nel nostro Paese? 

R.: Il discorso economico incide molto sulla scelta della scuola. La parità dovrebbe consentire la libera scelta delle istituzioni scolastiche appartenenti al medesimo sistema di formazione nazionale (statale e paritaria), senza che ciò abbia a comportare condizionamenti ed oneri aggiuntivi per coloro che scelgono una scuola non gestita dallo Stato. 
Purtroppo la parità giuridica non è stata accompagnata dalla parità economica. 
Ora si aggiunge anche l’IMU, motivata dal fatto che le scuole paritarie, chiedendo una retta alle famiglie, fanno attività commerciale! Per lo Stato italiano la scuola paritaria è un’attività economico-commerciale! 
E così, le famiglie che scelgono per i propri figli la scuola paritaria sono soggette ad un triplice pesantissimo balzello: 
- pagano le tasse per un servizio scolastico statale non goduto; 
- pagano la retta per usufruire di un diritto garantito dalla Costituzione e ignorato dallo Stato che pure ha emanato una legge sulla parità (62/2000); 
- contribuiscono al pagamento dell’IMU che grava sugli immobili della scuola. 
Questa situazione mette in dubbio la sopravvivenza di diverse scuole paritarie che, dopo tutto, con il loro servizio fanno risparmiare sette miliardi di € annui allo Stato! 
In sostanza, siamo di fronte ad un diritto di libertà di scelta disatteso, ad una promessa di parità non mantenuta, ad una minaccia alla sopravvivenza della scuola non statale.





D.: I cattolici hanno da sempre difeso, in tutto il mondo, la libertà di educazione come uno dei principi fondamentali, costitutivi della persona umana. A parte il fatto che è un diritto garantito dalla nostra Costituzione, perché, secondo lei, è così importante difendere la libertà di una coppia di genitori di poter scegliere l’educazione da dare ai propri figli? 

R.: Noi concepiamo la scuola come luogo privilegiato di istruzione ed educazione. Sosteniamo sempre: “istruire educando, educare istruendo”; si tratta di un’azione inscindibile. Questo è anche il motivo per cui noi, in quanto religiosi dediti all’educazione, stiamo nella scuola, come in altri contesti educativi. 
Secondo la Costituzione, l’educazione dei figli è compito primario dei genitori, non dello Stato. Compito dello Stato è garantire a tutti i cittadini indistintamente le condizioni di poter esercitare il diritto all’istruzione. Perciò, lo Stato istituisce l’ordinamento scolastico, ne regolamenta l’azione, stabilisce programmi, organici… 
Ma la famiglia deve poter scegliere la scuola che meglio supporta il modello educativo scelto per i propri figli. In questo caso, la scuola si affianca alla famiglia nell’educazione dei figli. 
Il rispetto degli ordinamenti, delle regole e delle indicazioni statali (condizioni necessarie per poter godere del riconoscimento della parità), garantisce l’unità del sistema scolastico nazionale.

Grazie Don Renato per questo suo preciso contributo che speriamo aiuti a far chiarezza sull'argomento. 


mercoledì 16 gennaio 2013

Le favole di ieri cresceranno ma non moriranno mai.


Ci sono tutti gli amori della sua giovane vita nel primo romanzo di Matteo Pianforini,  Le favole di ieri cresceranno ma non moriranno mai, edito da Neftasia editore: la sua terra d’origine, Torrechiara ad una manciata di chilometri a sud di Parma, il suo gruppo rock preferito, i magici Queen; l’amore per il vino e il suo mondo e i suoi amici di sempre con i quali ha condiviso tutte le esperienze della gioventù.

Un romanzo semplice, una storia della provincia italiana dei nostri giorni che Pianforini ci propone come ricetta, come modello per cercare di vivere con più semplicità la nostra esistenza.

Non che il giovane protagonista, Beppe, non attraversi i suoi problemi e le sue preoccupazioni per raggiungere l’obiettivo che si era prefissato, diventare produttore di un vino unico, speciale, non comune, un moscato rosato mai prodotto sino ad ora nella sua terra, ma solo in Trentino. Beppe lascia per questo sogno un posto fisso pubblico e contro il parere dei suoi genitori, all’inizio dubbiosi, ma con l’aiuto dell’amico Ovidio, si lancia nell’avventura riuscendo poco per volta con il suo entusiasmo a coinvolgere tutti, genitori e compagni di viaggio.

Il sottofondo musicale, presente in quasi ogni pagina del romanzo e che accompagna tutti i momenti, quelli belli e quelli brutti  della vita di Beppe, è assicurato dalle canzoni dei Queen che evidentemente l’autore dimostra di conoscere ed amare tanto quanto il protagonista del libro.
C’è anche l’amore, quello verso una coetanea, Sonia, che si inserisce, con alterne fortune, nelle pagine del romanzo. La fine della storia la lasciamo scoprire al lettore…

Un romanzo fresco, che sprizza sapore di gioventù da tutte le pagine, scritto bene da un autore alla sua prima esperienza come scrittore che offre un’immagine positiva dei giovani di oggi, un po’ diversa forse da quello che sono i luoghi comuni e il pensiero di qualche Ministro o ex Ministro…

Da non lasciarselo sfuggire.


Matteo Pianforini,  Le favole di ieri cresceranno ma non moriranno mai, Neftasia Editore srl, 2011







martedì 15 gennaio 2013

Panem et circenses...

While political parties, old and new, are preparing for the next election challenges, Istat today announced the data of November 2012 industrial production in Italy. In summary: total annual industrial production decreased by 7.6% compared to 2011, the last month minus 1% for capital goods decline on an annual basis is 7.2% for consumer durables down 6.4%, for the production of energy the decline on an annual basis is 7.7%. Needless to continue.

Although we do not have data yet in December, we can safely say that's worse than that in 2012 he could not go to the Italian economy. To those who charge this situation? The outgoing government or the international situation or the previous governments which, having enjoyed majorities in Parliament more or less "Bulgarian" did not know or could take advantage to change the system? If any political leader would not groped to respond using demagoguery, it would be much appreciated.

While the real Country metabolize these data and trying to cope with working and thinking about the future, candidates premier (conscious or without their knowledge) and leaders (current and future) party these days are developing strategies, alliances and teams to deal with the election campaign.
The main concern of parties and politicians, I would say all, without exception, it seems to find a place in any of the lists, possibly "safe" and throw mud on competitor considered most dangerous in itself. And then there are the campaign promises with which the politicians themselves believe to convince and win over to his cause the people, in fact it would be better to call the populace view the consideration that occur to us.
I do not understand how some "far-sighted" our national politician has not yet thought about renting a football stadium and offer free citizens watching a game or a concert or, as the carnival is near, a big party maybe masked by ancient Romans. Bread and circuses!

What our politicians should tell us in recent weeks is how they intend, if they went to the government to restart industrial production (therefore speak of growth) and how they will reduce the national debt from now. Without a reduction in slow but constant of our sovereign debt will not be able to get out of the downward spiral in fact we finished, because the interest expense is too high to be supported and the efforts made so far would be in vain. The low spread in recent weeks we have seen on our government bonds are the result of the latest stance of the ECB against speculation in the defense of the euro and shift, from 2015 (as expected, but with a maximum coverage 60%) to end January 1, 2019 entry into force of the Basel 3 rules about the standards of liquidity to the financial system. This fact, much awaited by the Bankers, gave breath to European banks no longer required, for now, to ensure their loans to asset allocation too expensive.


The maneuvers "political" from Europe have given confidence to the markets on the premises, in the short term, the European financial system and therefore are most vulnerable to speculation, such as Italy, are enjoying a reduction in the spread on its sovereign debt. But no one can say how long, given that the fundamentals of our public debt remain as they are and the recovery of industrial production does not exist. Precisely for this reason, our political leaders should talk about economic recovery and reducing public debt, not IMU and alliances post voting as futuristic as currently pointless.

The time available to us is going to end, the earth rotates on itself but also advances in space! We can not spend another five years in the status quo as we spent the previous twenty years, without having completed the reforms that are necessary for the progress of our country. As Mark Twain wrote: twenty years from now you will be more disappointed by the things you didn’t do than by the ones you did.

Let us not repeat the mistake.

Oh, almost forgot: Happy Birthday to Aldebaran for his first year of life!


lunedì 14 gennaio 2013

Panem et circenses...


Mentre i partiti politici, vecchi e nuovi, si preparano alle prossime sfide elettorali, l’Istat oggi ha reso noti i dati di novembre 2012 relativi alla produzione industriale in Italia. In sintesi: produzione industriale complessiva annua in diminuzione del 7,6% rispetto al 2011; nell’ultimo mese meno 1%; per i beni strumentali il calo su base annua è del 7,2%; per i beni di consumo durevoli calo del 6,4%, per la produzione di energia il calo su base annua è del 7,7%.  Inutile continuare.

Pur se non disponiamo ancora dei dati di dicembre, possiamo sicuramente affermare che peggio di così il 2012 non poteva andare per l’economia italiana. A chi addebitare questa situazione? Al Governo uscente o alla congiuntura internazionale oppure ai precedenti Governi che pur avendo goduto in Parlamento di maggioranze più o meno “bulgare” non hanno saputo o potuto approfittare per cambiare il sistema? Se qualche leader politico volesse tentare di rispondere non usando la demagogia, sarebbe ben accetto.  

Mentre il Paese reale metabolizza questi dati e cerca di andare avanti lavorando e pensando al futuro, i candidati premier (consapevoli o a loro insaputa) e i leader (attuali e futuri) di partito in questi giorni stanno mettendo a punto le strategie, le alleanze e le squadre per affrontare la campagna elettorale.
La preoccupazione principale dei partiti e dei politici, direi di tutti, nessuno escluso, sembra però quella di cercarsi un posto in qualche lista, possibilmente “sicura” e di gettare fango sul concorrente ritenuto più temibile per sé.  E poi ci sono le promesse elettorali con le quali gli stessi politici credono di convincere e conquistare alla propria causa il popolo, anzi sarebbe meglio definirlo il popolino vista la considerazione che manifestano per noi.
Non comprendo come qualche “lungimirante” uomo politico nostrano non abbia ancora pensato di affittare uno stadio di calcio e offrire gratis ai cittadini la visione di una partita oppure un concerto o, visto che il carnevale è vicino, organizzare una grande festa mascherati magari da antichi romani. Panem et circenses!

Quello che i nostri politici dovrebbero raccontarci in queste settimane è come intendono, se andassero al governo, far ripartire la produzione industriale (quindi parlare di crescita) e come intendono ridurre il debito pubblico a partire da subito. Senza una riduzione lenta, ma costante del nostro debito sovrano non riusciremo infatti ad uscire dalla spirale negativa in cui siamo finiti, perché la spesa per interessi risulta troppo alta da sostenere e gli sforzi fatti sino ad ora sarebbero vani. I bassi spread che in queste settimane abbiamo registrato sui nostri Titoli di Stato, sono il frutto delle ultime prese di posizione della BCE contro la speculazione in difesa dell’Euro e dello slittamento, a partire dal 2015 (come previsto, ma con una copertura massima del 60%) per terminare il 1 gennaio 2019 dell’entrata in vigore delle regole di Basilea 3 relative agli standard di liquidità per il sistema finanziario. Questo fatto, molto atteso dai Banchieri, ha dato respiro agli istituti di credito europei non più obbligati, per ora,  a garantire i propri impieghi con asset allocation troppo onerose.

Le manovre “politiche” provenienti dall’Europa hanno ridato fiducia ai Mercati sulla tenuta, nel breve periodo, del sistema finanziario europeo e quindi gli Stati più esposti alla speculazione, come per esempio l’Italia, stanno godendo di una diminuzione dello spread sul proprio debito sovrano. Però nessuno è in grado di dire quanto durerà, posto che i fondamentali del nostro Debito Pubblico rimangono quelli che sono e la ripresa della produzione industriale non esiste.  Proprio per questo i nostri leader politici dovrebbero parlarci di ripresa economica e di abbattimento del Debito Pubblico, non di IMU e di alleanze post voto tanto futuribili quanto al momento senza senso.

Il tempo a nostra disposizione sta per finire, la terra gira su se stessa ma avanza anche nello spazio! Non possiamo passare altri cinque anni nell’immobilismo come abbiamo passato i precedenti venti anni, senza aver portato a termine quelle riforme che sono necessarie per il progresso del nostro Paese.  Come scrisse Mark Twain: tra vent'anni non sarete delusi delle cose che avrete fatto, ma di quelle che non avrete fatto.  

Cerchiamo di non ripetere l’errore.


Ah, quasi dimenticavo: auguri ad Aldebaran per il suo primo anno di vita!



mercoledì 9 gennaio 2013

Turnout !


Matter of a few more days and then the lists of candidates for the next Parliament will be ready. There will, as always, new names and usual characters.

The problems that the newly elected members will now have to face will surely have an economic boost growth, keep public finances in order, promote the recovery of employment.


The different recipes to address these enormous problems we know all good or bad, it goes by the proposed Vendola the recipe through Grillo Berlusconi, Bersani, Monti Casini ending with Tremonti.

Instead, what I'd like to know from the parliamentary candidates of different parties is what they think about some "issues" if we are not so hot, but indicative of the vision of life that the subjects in question. Knowing their thoughts, sincere, on these issues could help us to choose the candidate that best reflects our values ​​and our vision of life and perhaps allow us ultimately to obtain a parliament composed of people more like us, a Parliament more human.


Here are the ten questions that I would like each candidate to Parliament felt morally eager to answer:

one: what does it mean for you the word happiness?

two: when human life begins: the moment of conception or the moment of separation of the child from the mother?


three: think school in Italy needs more public subsidies or greater freedom and autonomy?

four: fewer children are born in Italy, how do you actually help young families, especially the young mothers to combine work and care of children?

five: Italy is a country where the territory is not cared enough and indeed is marred by speculation of all kinds. On the other hand are designed in recent years works great, I think of the TAV, the bridge over the Straits of Messina, which cost billions of euro and that many citizens do not seem so urgent and necessary. What do you think about?


six: in your opinion what kind of Europe we have built so far, and most importantly, there is no need to change anything in Europe today?

We come now to some questions on topics cheaper:

seven: Considers that in Italy there is a problem of redistribution of wealth? If you, as it would face?

eight: the Constitution states: Italy is a democratic republic founded on work. Specifically, it tells us a proposal feasible now to increase employment?


nine: spending review and health, tells us how to imagine our national health care system at the end of his term, in five years?

ten: slow justice and prisons overflowing with prisoners. It tells us a concrete proposal to speed up the first and actually make rehabilitative punishment of the offender?


The answers to these questions (not at all exhaustive of the topics that may still affect) would come out Italy's image and future of our "candidate".

Then it's up to us to judge and vote.

Said Charles De Gaulle: as a politician never believes in what he says, when taken literally is always very surprised.

Let us, fellow voters, this time to choose well our candidate not to be in five years, yet we to be surprised at who we elected.







martedì 8 gennaio 2013

Vota Antonio!


Questione di qualche giorno ancora e poi le liste dei candidati al prossimo Parlamento saranno pronte. Ci saranno, come sempre, nomi nuovi e i soliti noti.

I problemi che i nuovi eletti si troveranno da subito a dover affrontare saranno sicuramente quelli di natura economica: rilanciare la crescita, mantenere i conti pubblici in ordine, favorire la ripresa dell’occupazione.

Le diverse ricette per far fronte a questi enormi problemi le conosciamo bene o male tutti, si va dalla proposta di Vendola alla ricetta di Berlusconi passando per Grillo, Bersani, Monti con Casini per finire con Tremonti.

Quello che invece mi piacerebbe sapere dai candidati parlamentari dei diversi schieramenti è cosa pensano riguardo ad alcune “questioni” se vogliamo non così scottanti, ma indicative della visione della vita che hanno i soggetti in questione. Conoscere il loro pensiero, sincero, su tali argomenti ci potrebbe aiutare a scegliere il candidato che più rispecchia i nostri valori e la nostra visione della vita e forse ci permetterebbe alla fin fine di ottenere un Parlamento composto da persone più simili a noi, un Parlamento più umano.

Ecco le dieci domande alle quali mi piacerebbe che ogni candidato al Parlamento si sentisse moralmente desideroso di rispondere:

uno:  che cosa significa per lei la parola felicità?

due: quando incomincia la vita umana: dal momento del concepimento o dal momento della separazione del bimbo dalla madre?

tre: pensa che la scuola in Italia abbia bisogno di maggiori sovvenzioni pubbliche o di maggiore libertà e autonomia?

quattro:  in Italia nascono sempre meno figli, come pensa concretamente di aiutare le giovani famiglie e soprattutto le giovani madri a conciliare lavoro e cura dei figli?

cinque: l’Italia è un Paese dove il territorio non viene curato a sufficienza ed anzi viene deturpato da speculazioni edilizie di ogni tipo. Dall’altro lato sono state progettate in questi anni grandi opere, penso alla TAV, al Ponte sullo Stretto di Messina che costano miliardi di euro e che a molti cittadini non sembrano così urgenti e necessari. Lei cosa pensa in merito?

sei:  secondo lei quale Europa abbiamo costruito sino ad ora e soprattutto, c’è bisogno di cambiare qualcosa oggi in Europa?

Veniamo ora ad alcune domande su argomenti più economici:

sette: ritiene che in Italia ci sia un problema di redistribuzione della ricchezza? Se si, come lo affronterebbe?

otto: recita la Costituzione: l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. Concretamente, ci dice una proposta attuabile subito per far crescere l’occupazione?

nove: spending review e sanità, ci dice come immagina il nostro Sistema Sanitario nazionale alla fine del suo mandato, tra cinque anni?

dieci: giustizia lenta e carceri strapiene di detenuti. Ci dice una proposta concreta per velocizzare la prima e rendere effettivamente rieducativa la pena del condannato?

Dalle risposte a queste domande (per nulla esaustive degli argomenti che si potrebbero ancora toccare) uscirebbe un’immagine dell’Italia presente e futura del nostro “candidato”.

Poi sta a noi giudicare e votare.

Diceva Charles De Gaulle: poiché un politico non crede mai in quello che dice, quando viene preso alla lettera rimane sempre molto sorpreso.  

Cerchiamo, concittadini elettori, questa volta di scegliere bene il nostro candidato per non essere, tra cinque anni, ancora noi ad essere sorpresi di chi abbiamo eletto. 





venerdì 4 gennaio 2013

Hic sunt leones ( Here are the lions )

I wonder if Mr. Monti will come up with this Latin phrase, however, before deciding to get into politics ... In fact, the political landscape that presents itself before our eyes increasingly resembles a jungle infested with dangerous animals, some of which have not yet been studied by scientists!

In this tropical climate, even though we are at January 3, Professor Monti, after much hesitation, decided to become personally engaged in the upcoming election, as a political leader and not technical. It 'a choice that, as one might imagine, is doing discuss all political forces, those who have supported his government and those who have always opposed and criticized harshly.

What the government headed by Mario Monti has made ​​in the past few months have seen and experienced all Italians. You could do better ? That's not the point. The point, in our opinion, is to remember that the economic situation was living in Italy in November 2011 and what results we arrived in January 2013. Then each of us, for the interests that are proper and defends, draw its own considerations. Certainly Professor Monti believes that his work is not empty and that the situation of Italian politics magma leaves space for his team "special" called by the Italians to finish the job started.

But what 'is the project of Professor? What idea of 'Italy Monti is proposing? There is help in the twenty-five pages of the so-called Agenda Monti entitled Changing Italy, reform Europe. An Agenda for a joint effort, the first contribution to an open debate. (http://www.agenda-monti.it/wp-content/uploads/2012/12/UnAgenda-per-un-impegno-comune-di-Mario-Monti.pdf)

We've read them all carefully. Conclusion? While on some issues, such as the thought that Europe should be more united and less distant from the citizens, we think that we can gather a broad consensus on economic issues already thought of the new movement is more complex and controversial. Of course, the emergency is not over yet, but care draconian adopted up to now by the Government Monti, there seems to have led to brilliant results.

Agenda Monti seems lacking one thing: there is much talk of growth, but it is not clear where and how economic growth would rise. Are set out many beautiful principles (Project Italian companies on international markets - the Digital Agenda - the full potential of the green economy - agricultural policy - Italy of beauty, art and tourism -), but then frankly we miss the operational implications of the same. Agenda continues dealing with pension reform, labor market, institutional reform and justice, all issues where the thought of the professor is well known and partly shared (but questionable extension of the retirement age which leads to a block of the assumptions made ​​for the youngest).

The focus is economic growth and on this point the Agenda Monti in our opinion does not provide answers. We are not economists, but let's start with a statement, by the facts: (data from 2010), the Italian economy is made up of 4.5 million enterprises, 95% of which employ fewer than 10 employees. If in 2013 we could find a way to stimulate, encourage half of these firms, say 2 million entrepreneurs, to take each new employee, maybe young, we will within a year, 2 million new jobs. How do such fiscal stimulus - economical to use? Provide an answer should be the task of the government, political or technical it is. With the creation of jobs would be created that could fly then little by little to stimulate positive factors for growth in all economic sectors. The downside is the recession that we have experienced in the past twelve months and that brings with it new unemployment, further decline in consumption, which causes new recession.

What judgment will give the Italians of Professor Monti? And most importantly, there was no need of this new movement? No pollster can actually make a reliable answer to these questions. Too magmatic political situation.

One thing is certain: hic sunt leones, we just hope that the prey is not sacrificed our beloved Italy.






giovedì 3 gennaio 2013

Hic sunt leones


Hic sunt leones

Chissà se al professor Monti sarà venuta in mente questa locuzione latina prima di decidere comunque di salire in politica… In effetti il panorama politico che ci si presenta davanti agli occhi assomiglia sempre più ad una giungla infestata da animali pericolosi, alcuni dei quali non ancora studiati dagli scienziati!

In questo clima tropicale, nonostante che siamo al 3 gennaio, il professor Monti, dopo molti tentennamenti, ha deciso di impegnarsi in prima persona nelle prossime elezioni, come leader politico e non più tecnico. E’ una scelta che, come si poteva immaginare, sta facendo discutere tutte le forze politiche, quelle che hanno sostenuto il suo Governo e quelle che lo hanno sempre osteggiato e criticato anche duramente.

Ciò che il Governo presieduto da Mario Monti ha realizzato nei mesi appena trascorsi lo hanno visto e vissuto tutti gli italiani.  Si poteva fare di più, si poteva fare meglio? Non è questo il punto. Il punto, a nostro giudizio, è ricordarsi quale situazione economica l’Italia stava vivendo nel novembre 2011 e a quali risultati siamo arrivati nel gennaio 2013.  Poi ognuno di noi, per gli interessi che gli sono propri e che difende, tragga le sue considerazioni. Certamente il professor Monti ritiene che la sua opera non sia esaurita e che la situazione magmatica della politica italiana lasci spazio alla sua squadra “speciale” chiamata dagli italiani a terminare il lavoro iniziato.

Ma qual’ è il progetto del Professore? Quale idea d’ Italia ci propone Monti?  Ci vengono in aiuto le venticinque pagine della c.d. Agenda Monti dal titolo: Cambiare l’Italia, riformare l’Europa. Un’Agenda per un impegno comune, primo contributo ad una riflessione aperta. (http://www.agenda-monti.it/wp-content/uploads/2012/12/UnAgenda-per-un-impegno-comune-di-Mario-Monti.pdf)

Le abbiamo lette tutte con attenzione. Conclusioni? Mentre su alcune questioni, come per esempio il pensiero sull’Europa che dovrà essere più unita e meno distante dai cittadini, pensiamo che si possa raccogliere un ampio consenso, già sulle questioni economiche il pensiero del nuovo movimento si fa più articolato e discutibile. Certo, l’emergenza non è ancora terminata, ma la cura draconiana adottata sino a qui dal Governo Monti, non ci sembra che abbia portato a risultati brillanti.

Un punto poi nell’Agenda Monti ci sembra carente: si parla molto di crescita, ma non si capisce da dove e come la crescita economica avrebbe origine. Si trovano enunciati tanti bellissimi principi (proiettare le imprese italiane sui mercati internazionali – l’agenda digitale – sfruttare tutto il potenziale dell’economia verde – la politica agricola – l’Italia della bellezza, dell’arte e del turismo - ), ma poi francamente ci sfuggono i risvolti operativi degli stessi.  L’Agenda continua occupandosi della riforma delle pensioni, del mercato del lavoro, della riforma delle istituzioni e della giustizia, tutti temi dove il pensiero del Professore è ben noto e in parte anche condivisibile (ma discutibile l’allungamento dell’età pensionabile che porta ad un blocco di fatto delle assunzioni per i più giovani).  

Il focus rimane la crescita economica e su questo punto l’Agenda Monti a nostro giudizio latita.  Non siamo economisti, ma partiamo da una constatazione, dalla realtà dei fatti:  (dati 2010) il tessuto economico italiano è costituito da 4,5 milioni di imprese, il 95% delle quali occupa meno di 10 dipendenti. Se nel 2013 trovassimo il modo di stimolare, incentivare la metà di queste imprese, diciamo 2 milioni di imprenditori, ad assumere ciascuno un nuovo dipendente, magari giovane, avremo nel giro di un anno 2 milioni di nuovi posti di lavoro. Come fare, quali stimoli fiscali - economici utilizzare? Fornire una risposta dovrebbe essere il compito del Governo, politico o tecnico che sia. Con le nuove assunzioni si creerebbe quel volano capace poi di stimolare poco per volta fattori positivi di crescita in tutti i settori economici. Il rovescio della medaglia è la recessione che abbiamo vissuto in questi ultimi dodici mesi e che porta con sé nuova disoccupazione, nuovo calo dei consumi, che provoca nuova recessione.
   
Che giudizio daranno in definitiva gli italiani della salita in politica del professor Monti ? E, soprattutto, vi era bisogno di questo nuovo movimento? Nessun sondaggista può al momento formulare una risposta attendibile a queste domande. Troppo magmatica la situazione politica.

Una cosa è certa: hic sunt leones, speriamo solo che la preda sacrificata non sia la nostra amata Italia.