Ci sono persone così povere che l'unica cosa che hanno sono i soldi.

Santa Madre Teresa di Calcutta

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giovedì 10 aprile 2014

Corte Costituzionale e fecondazione eterologa

Gioiscono gli avvocati che hanno vinto la loro battaglia e le coppie di sposi da loro difesi che potranno essere assistite nel nostro Paese.

Gioiscono i medici italiani che finalmente saranno liberi di dimostrare le loro capacità e competenze. 

Gioiscono le associazioni liberal che hanno sostenuto la campagna di stampa a favore della fecondazione eterologa come segno di civiltà.

Gioisce l'intellighenzia europea e internazionale, quella dei diritti civili e delle libertà tout court che vede gli esseri umani titolari del diritto di progettare e realizzare i propri desideri senza limitazioni.

Ma il punto centrale è proprio questo: non sono in gioco i diritti dell'umanità, ma il giusto desiderio dell'uomo di vivere con pienezza la propria esperienza umana.

Da un punto di vista tecnico, ormai lo sappiamo, siamo in grado di manipolare qualsiasi tipo di cellula, anzi abbiamo acquisito la capacita di modificare addirittura la struttura costitutiva delle singole cellule.

Ma ci deve essere un limite a questa capacità di manipolare la realtà oppure per il fatto stesso che si possa realizzare, una “tecnica di fecondazione” diventa lecita? Questo è il tema centrale sul quale riflettere.

Può il desiderio legittimo di un uomo e di una donna di pensare e cercare di realizzare il progetto di generare un figlio andare contro l'evidenza di una realtà negativa, contraria ai loro desideri?

Non sempre, anzi quasi mai, la vita corrisponde al cento per cento a quello che il nostro cuore desidera.

Noi pensiamo e viviamo come se fossimo immortali, eppure moriamo. Ci comportiamo come fossimo onnipotenti, eppure non riusciamo ad andare d'accordo per un giorno intero neanche con la nostra donna o i nostri figli, se ne abbiamo.

Si vive per imparare ad amare e per prepararsi a morire, ma mentre viviamo ci dimentichiamo perché siamo al mondo. E allora desideriamo realizzare a tutti i costi, come fossimo bambini, quello che abbiamo in mente, anche se la realtà ci dice no, tu questo non lo puoi fare, non lo puoi ottenere, per te c'è un'altra strada.

Perché il bello della vita è proprio questo: esiste sempre una strada nuova e diversa per ciascuno di noi. Pensavamo di svoltare a destra e invece inaspettatamente si apre una via nuova a sinistra. Questo è un dato fattuale del quale ognuno di noi fa esperienza ogni giorno. E così si va avanti, passo dopo passo. Per fortuna non siamo tutti uguali anche se il Potere tende all'omologazione per mantenere sotto controllo il nostro desiderio e renderlo il più possibile conforme ai suoi progetti. 

Ma a questo punto perché non desiderare e ottenere un figlio biondo con gli occhi azzurri, oppure no: io lo voglio nero, ma con gli occhi chiari: lo voglio, lo voglio! Purché sia sano, altrimenti l'embrione appena installato verrà prelevato dall'utero e distrutto.

La sentenza della Corte Costituzionale non ci equipara agli altri Paesi europei sul piano della civiltà giuridica e su quello dei diritti civili, tutt'altro.

Quando si abbandona il riferimento ad una legge morale, quello che rimane è il desiderio dell'uomo che assurge a legge universale.

Ed allora ecco che in Europa, ogni Stato ha una propria legge sulla procreazione assistita e quello che è lecito in Francia non lo è in Germania e così via. Non esiste più un limite riconosciuto al desiderio dell'uomo. L'unico limite è quello posto dalla tecnica, medica in questo caso.

La conseguenza che ne deriva è il caos. Il ministro della Sanità si è subito espresso sulla necessità, a questo punto, di un nuovo quadro normativo. Bene, va benissimo il quadro normativo.

Ma quando diventa legge di uno Stato il volere a tutti i costi diventare padre e madre, ecco che si legifera a favore di un proprio desiderio, lecito e nobile quanto si vuole, ma pur sempre desiderio e non diritto che deve per forza essere garantito. 

Proseguendo su questa strada, tutto quello che passa per la mente di un uomo al potere, potrebbe un domani diventare norma cogente per l’intera società. Se ciò avvenisse, le conseguenze aprirebbero scenari imprevedibili per la vita di ciascuno di noi.







sabato 31 marzo 2012

La Settimana Santa

Dal Vangelo secondo Giovanni, Cap. 19 v. 1 - 30
Allora Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare.  E i soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero addosso un mantello di porpora; quindi gli venivano davanti e gli dicevano:
 "Salve, re dei Giudei!". E gli davano schiaffi.
 Pilato intanto uscì di nuovo e disse loro: "Ecco, io ve lo conduco fuori, perché sappiate che non trovo in lui nessuna colpa".
 Allora Gesù uscì, portando la corona di spine e il mantello di porpora. E Pilato disse loro: "Ecco l'uomo!".
 Al vederlo i sommi sacerdoti e le guardie gridarono: "Crocifiggilo, crocifiggilo!". Disse loro Pilato: "Prendetelo voi e crocifiggetelo; io non trovo in lui nessuna colpa".
 Gli risposero i Giudei: "Noi abbiamo una legge e secondo questa legge deve morire, perché si è fatto Figlio di Dio".
 All'udire queste parole, Pilato ebbe ancor più paura  ed entrato di nuovo nel pretorio disse a Gesù: "Di dove sei?". Ma Gesù non gli diede risposta.
Gli disse allora Pilato: "Non mi parli? Non sai che ho il potere di metterti in libertà e il potere di metterti in croce?".
 Rispose Gesù: "Tu non avresti nessun potere su di me, se non ti fosse stato dato dall'alto. Per questo chi mi ha consegnato nelle tue mani ha una colpa più grande".
 Da quel momento Pilato cercava di liberarlo; ma i Giudei gridarono: "Se liberi costui, non sei amico di Cesare! Chiunque infatti si fa re si mette contro Cesare".
 Udite queste parole, Pilato fece condurre fuori Gesù e sedette nel tribunale, nel luogo chiamato Litòstroto, in ebraico Gabbatà.
 Era la Preparazione della Pasqua, verso mezzogiorno. Pilato disse ai Giudei: "Ecco il vostro re!".
 Ma quelli gridarono: "Via, via, crocifiggilo!". Disse loro Pilato: "Metterò in croce il vostro re?". Risposero i sommi sacerdoti: "Non abbiamo altro re all'infuori di Cesare".
 Allora lo consegnò loro perché fosse crocifisso.
 Essi allora presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo del Cranio, detto in ebraico Gòlgota,  dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall'altra, e Gesù nel mezzo.
 Pilato compose anche l'iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: "Gesù il Nazareno, il re dei Giudei".
Molti Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove fu crocifisso Gesù era vicino alla città; era scritta in ebraico, in latino e in greco.
I sommi sacerdoti dei Giudei dissero allora a Pilato: "Non scrivere: il re dei Giudei, ma che egli ha detto: Io sono il re dei Giudei".
Rispose Pilato: "Ciò che ho scritto, ho scritto".
I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti e ne fecero quattro parti, una per ciascun soldato, e la tunica. Ora quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d'un pezzo da cima a fondo.
Perciò dissero tra loro: Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca. Così si adempiva la Scrittura:
Si son divise tra loro le mie vesti  e sulla mia tunica han gettato la sorte.
E i soldati fecero proprio così.
Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala.

Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: "Donna, ecco il tuo figlio!".
Poi disse al discepolo: "Ecco la tua madre!". E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa.
Dopo questo, Gesù, sapendo che ogni cosa era stata ormai compiuta, disse per adempiere la Scrittura: "Ho sete".
Vi era lì un vaso pieno d'aceto; posero perciò una spugna imbevuta di aceto in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca.
E dopo aver ricevuto l'aceto, Gesù disse: "Tutto è compiuto!". E, chinato il capo, spirò.


Questo è il resoconto giornalistico, scritto da Giovanni, discepolo di Gesù,  di come si svolsero i fatti in terra di Palestina il giorno della morte del Figlio di Dio, duemila anni fa.  Oggi per noi cattolici di tutto il mondo questo resoconto è Vangelo.
Gesù è venuto sulla terra per dare risposta ai bisogni di significato e di felicità presenti nel cuore di ogni uomo, nato o che deve ancora nascere, come i 94 piccoli  embrioni surgelati e azotati - bambini uccisi  a causa di un guasto tecnico, un corto circuito occorso in un ospedale di Roma il 27 marzo 2012.
Quale motivazione, quale ragione ha potuto creare 94 esseri umani per poi rinchiuderli, surgelati, in un bidone pieno di azoto?  Può il desiderio di diventare mamma o papà, essere soddisfatto arrivando a tanto? Il corto circuito non è accaduto all’impianto dell’Ospedale, ma è capitato nel cuore di tutti noi quando abbiamo messo i nostri desideri e i nostri giudizi davanti a tutto.  La conseguenza è, oggi, una strage di vite -non vite senza un perché, senza senso.
Ripensiamo, in questa settimana che viene e che ci porterà alla Pasqua di Resurrezione, a Gesù, personaggio storico realmente esistito, l’unico uomo al mondo che si è detto Figlio di Dio.  Avvicinandoci a Lui possiamo riscoprire le ragioni del nostro pensare e del nostro agire e ritornare a comprendere qual è il vero Bene per noi.