Ci sono persone così povere che l'unica cosa che hanno sono i soldi.

Santa Madre Teresa di Calcutta

venerdì 30 gennaio 2015

Sarà un Pupo?



Dunque è fatta, ancora poche ore di attesa e poi avremo il nuovo Capo dello Stato e sarà (diamo la probabilità al 50% che è già molto) Sergio Mattarella. Oltre il 50% di probabilità, se non vi dispiace, non andiamo, tenuto conto delle indubbie capacità camaleontiche già dimostrate dai leader di partito italiani.

Certo, il nome estratto dal cilindro dal premier non è un nome facile da respingere. Anzi sembra fatto apposta per far convergere tutto il PD, quello di Renzi e il resto del mondo, tutta la sinistra eccetto il M5S e anche ai centristi il nome di Mattarella non è inviso, anzi. L’unico che a torto o ragione non lo sopporta è Berlusconi che non si trova a suo agio con le persone non ricattabili (vedi l’ex Presidente Scalfaro) e Mattarella tutto sommato appartiene a quella categoria: è una persona per bene.

E allora che Mattarella sia, anche se non mi sembra ricalchi proprio al 100% tutti i criteri di selezione per la figura del Capo dello Stato che per settimane ci hanno propinato tutti i politici intervistati in televisione. 

Ci hanno ripetuto sino alla nausea che il nuovo Capo delle Stato doveva essere una persona al di sopra delle parti, non essere divisivo, garante di tutti, conosciuto all’estero con una fitta rete di legami internazionali e possibilmente empatico e con una buona capacità comunicativa. 

Ora se per i primi requisiti, il nome di Mattarella rientra benissimo nelle caselle, per gli ultimi due francamente abbiamo delle perplessità. Al di fuori della provincia di Roma, non parliamo del Lazio, ci fermiamo prima, Mattarella sino all’altro ieri credo che non lo conoscesse nessuno, Sicilia esclusa. In ambito internazionale, la situazione appare peggiore, ci fermeremmo allo Stato del Vaticano, forse San Marino. Riguardo l’empatia, probabilmente un’orsa al risveglio primaverile lo è di più con i suoi cuccioli.

Quindi è evidente che i criteri per la scelta, quelli veri, erano altri. E Perché Renzi ha puntato su Mattarella allora? Semplice, perché è una brava persona, nel significato del termine che andava di moda nella Prima Repubblica. E’ un galantuomo poco avvezzo ai giochetti di bassa lega degli ultimi venti anni, tipo quelli che hanno portato Renzi alla guida del Governo per intenderci e quindi il nostro Uomo nuovo pensa che da Capo dello Stato si atterrà scrupolosamente ai dettati della Costituzione lasciando al Capo del Governo il compito di governare appunto…senza inutili intromissioni. Ed è per lo stesso motivo, ma con opposte valutazioni, che Berlusconi non lo vuole al Colle. 

Se fosse al posto di Renzi, Berlusconi un Mattarella lo voterebbe, ma nella situazione attuale, con la sua agibilità politica praticamente vicina allo zero, un garante della Costituzione a Capo dello Stato per sette anni rappresenterebbe la definitiva scomparsa del politico Berlusconi. Ma al contrario, Mattarella rappresenta la garanzia che per i prossimi sette anni Renzi governerà e dirigerà la scena politica italiana. E allora, se i giochi domani mattina andranno come previsto e Mattarella verrà eletto Presidente con i voti di tutti quelli che contano ad eccezione di Berlusconi, perché non andare a votare ad aprile, prima che inizi la passerella dell’Expo, visto che i dati economici sembrano essere positivi per i prossimi mesi? D’altronde se salta il Patto del Nazareno, saltano le riforme e l’argomento per sciogliere la legislatura è servito su un piatto d’argento…

Si incassa la cambiale del primo anno di Governo, ci si assicura un parlamento più accomodante, si fa fuori la meteora 5 Stelle, si regolano i conti con Forza Italia e si finiscono le riforme come Renzi vuole e poi, dopo sette anni, chi credete si candiderà alla carica di Capo dello Stato?

Ma l’età direte voi? Ai cinquant’anni non ci si arriverebbe… Beh, quella si può sempre rottamare al ribasso... che ganzo!

Mattarella…Mattarella.

martedì 27 gennaio 2015

A tu per tu con: Paolo Pasubio




Conosciamo oggi il giovane commissario Paolo Pasubio, protagonista del romanzo Il destino qualche volta ha ragione di Lorenzo Roberto Quaglia.

L’appuntamento è per un freddo sabato pomeriggio di gennaio nel suo ufficio in Piazza San Sepolcro a Milano. All’ingresso chiedo di lui e l’agente Esposito, dopo avermi domandato chi fossi, mi accompagna davanti alla sua porta, che è parzialmente aperta, e mi lascia solo. Provo a bussare.

- E’ permesso?

- Avanti!

Entro lentamente e lo vedo seduto alla scrivania che mi dà le spalle. Di colpo si gira e mi accorgo che ha un libro in mano.

- Salve commissario io sono…

- Lo so chi è lei, e poi avevamo un appuntamento… per l’intervista, giusto?

- Si infatti sono qui per questo, possiamo incominciare?

- Prego.

- Allora iniziamo dal libro che ha in mano: che cosa legge, commissario Pasubio?

- E’ un’avventura di Corto Maltese, un fumetto.

- Che cosa l’affascina di Corto Maltese?

- Il senso di libertà, di infinito, il viaggiare per il mondo, sì in fondo la libertà…

- Non si sente libero?

- Beh, essere un commissario di Pubblica Sicurezza a Milano…c’è di meglio in fatto di libertà

- Visto che siamo entrati subito nel merito: che commissario ritiene di essere?

- Ma guardi che non ho ancora 40 anni, mi sento un po’ come il nostro premier Renzi, un commissario giovane ed in divenire. Ascolto tutti, ma alla fine decido io il da farsi…E poi di casi importanti ne ho risolti ancora pochi, sono un commissario in fase di crescita…ma con l’aiuto dei lettori…crescerò.

- Beh ma avrà in testa un’idea di quale commissario vuole diventare?

- Certo! Un’ idea tutta mia ce l’ho.

- E sarebbe?

- Mi piacerebbe diventare un po’ Maigret e un po’ Montalbano… 

- Addirittura… modesto…

- Visto che me lo ha chiesto, perché porre limiti alla fantasia…

- Cambiamo argomento, come le sembra la prima storia che la vede protagonista? Le è piaciuta?

- Se posso esprimere un parere, personale s’intende, a me sì. C’è azione, suspense, mistero e tutto quello che fa giallo un giallo, però…

- Però?

- Con Elena, beh sì insomma, avrei potuto…

- Dica, dica…

- Non mi sento poi così timido, lei come mi vede?

- La conosco ancora troppo poco per rispondere, vedremo con il passare degli anni…

- Anni?

- Va bene, facciamo mesi…

- D’accordo. Come vuole lei. C’è altro? Perché dovrei…

Alle mie spalle sento entrare una persona. Pasubio si alza e diventa leggermente rosso in volto. Mi alzo anch’io e mi giro, ma faccio solo in tempo a vedere quello che mi sembra un nastro rosa scomparire dietro lo stipite della porta.

- Ora devo lasciarla, mi spiace. Se vuole possiamo continuare un’altra volta.

- Va bene, la ringrazio.

- Ah solo una cosa, mi sono dimenticato il suo nome…

- Si certo, mi chiamo Lorenzo Roberto Quaglia.



Il destino qualche volta ha ragione, di Lorenzo Roberto Quaglia, Ed. ilmiolibro.it , 2015

http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=1094173

venerdì 23 gennaio 2015

Bancario ti amo!



Forse ancora pochi sanno che il prossimo 30 gennaio i bancari italiani sciopereranno per la seconda volta nel giro di neanche 18 mesi. Il motivo: la disdetta unilaterale da parte dell’ABI del contratto nazionale di categoria. Non vogliamo qui ed ora entrare nel merito delle proposte economiche e contrattuali di entrambe le parti e nemmeno commentare la recente riforma delle banche popolari proposta dal Governo Renzi in fretta e furia l’altro giorno con l’approvazione di un Decreto Legge di cui peraltro ci sfuggono i motivi straordinari di necessità ed urgenza…

Ci preme in questo momento rappresentare ai lettori la figura del dipendente bancario di oggi che non è quella descritta nella lettera di disdetta dell’ABI firmata il 16 settembre 2013 ove viene affermato che “le competenze e professionalità (del bancario) non risultano più coerenti con l’attuale modo di fare banca”. E quindi cosa si propone: licenziamo la metà dei trecentomila bancari italiani per rientrare nei parametri di efficienza previsti dalle società di consulenza internazionale i cui esperti non hanno lavorato neanche un giorno in banca?

Il bancario è quella figura che, insieme al carabiniere delle barzellette e alla suocera, rimane nell’immaginario collettivo come una figura stereotipata, immutabile, tendente al grigio, un po’ orso, riservato. Non sono bastate le recenti pubblicità televisive che hanno tentato di farlo uscire dalla sua tana e riportarlo alla vita reale, quando si parla del bancario il pensiero ce lo fa immaginare seduto dietro una scrivania, il famoso posto fisso, davanti ad un computer a fare conti, sfogliare e timbrare documenti.

Ebbene, ecco una simpatica descrizione del bancario di oggi inviatami da un’amica bancaria che parla di se stessa. E, credetemi, potrà sembrare sopra le righe, ma la situazione è proprio quella descritta. 

“Siccome c'è la crisi, il mio primario Istituto di credito non può pagarmi gli straordinari e mi chiede di non farli...

Siccome c'è la crisi, la Banca non assume, i colleghi che se ne vanno non vengono sostituiti e ora ho un portafoglio di 850 clienti. Tutti i giorni devo ricevere almeno 5 clienti e registrarli in ABC (agenda elettronica su PC) Devo rispondere al telefono quando squilla, farlo velocemente altrimenti non "sono OK" e sorridere mentre lo faccio perché il sorriso "si sente".

Devo rispettare il budget trimestrale: vendere 23 polizze auto e mezzo milione di fondi "consigliati" senza dimenticare di rogitare almeno 3 mutui, erogare 12 prestiti, aprire 50 conti e rilasciare 100 carte di credito.

Bisogna anche che io trovi il tempo di far firmare al Direttore i contratti sottoscritti, che scansioni la documentazione prevista che la archivi secondo le normative vigenti. Già, le cose cambiano e bisogna tenersi aggiornati! 

Faccio 200 km per le riunioni con i capi ma, per fortuna, i corsi più tecnici si fanno on-line: ne ho giusto 6 da completare entro il prossimo mese per sole 50 ore... Senza contare la certificazione IVASS da rinfrescare ogni anno che dura 560 ore...da fare in orario di lavoro ma non a scapito del servizio, quando non ci sono clienti che però entrano fino alle 20 di sera. 

Quando gli altri sono in pausa carico il bancomat che, anche se si guasta un giorno sì e uno no, è il biglietto da visita della filiale. 

Poi devo collegarmi al sito della Polizia per controllare i documenti dei clienti, al sito dall'Agenzia delle entrate per verificare il codice fiscale ed è mia responsabilità controllare la residenza...questo per l'antiriciclaggio! Perché altrimenti rischio una multa o una denuncia penale!!! 

L'unica cosa che mi è venuta in mente per risparmiare tempo, è fare più cose contemporaneamente! Così mentre erogo un mutuo rispondo al telefono e intanto mi collego al sito della Polizia. Quando vado in bagno mi porto le cuffie cosi intanto seguo un corso...senza dimenticarmi di sorridere! 

Durante i 5 incontri giornalieri con i clienti, mentre sottoscrivono fondi, archivio e spedisco documenti...Ho un po' di confusione so che devo andare dal Direttore e, mentre gli chiedo di firmare qualcosa, ritiro una raccomandata, carico il bancomat e gestisco con fermezza ed educazione la lamentela di un cliente che viene da un'altra città senza documenti e vuole che gli cambiamo un assegno probabilmente trafugato...

So che non hai tempo ma se ti riconosci, quando sei in bagno, gira ai tuoi amici bancari!”

Ecco il lavoro quotidiano che svolgono ogni giorno i 300.000 dipendenti bancari per i loro clienti. Ma in ABI hanno cognizione di quello che accade nelle filiali delle banche che dirigono? 

Perché l’impressione è che gli attuali banchieri abbiano smarrito le competenze e le professionalità necessarie per guidare le banche italiane che si apprestano a sfidare il futuro prossimo venturo.

martedì 20 gennaio 2015

Ritorno alle origini

Mont St. Michel: una meraviglia dell'Europa cristiana


I tragici fatti di Parigi hanno posto con urgenza il tema del rapporto tra il nostro mondo e il mondo islamico, chiaramente quello "moderato", sino ad ora forse considerato da noi occidentali un mondo di serie B.

L'islam è una religione seguita da miliardi di persone, ma dal punto di vista strategico non condiziona, non coinvolge i popoli degli attuali Paesi leader: Stati Uniti, Cina, Russia, India. Non per questo il popolo dell'Islam va sottovalutato perché forse, ad oggi, sono i musulmani le persone più religiose al mondo, nel senso che riconoscono la propria vita come dipendente da un Dio unico creatore, dal quale discendono le leggi, i precetti, i comandamenti che permettono all'uomo di vivere la propria vita in sintonia con il Padre celeste, prosperando sulla terra.

Ma questo senso religioso islamico cosa significa per noi, uomini occidentali? E' evidente che il popolo dell'islam ci richiama a quello che per noi ha importanza, rappresenta il nostro sistema valoriale, la nostra visione della vita. Ma è in grado l'uomo occidentale del XXI secolo di tenere testa alla sfida lanciatagli dall'uomo islamico?

Dopo la cristianizzazione dell'Europa, le crociate, le guerre di religione, la presa del potere nel pensiero dominante della Ragione a scapito della Religione, l'affermarsi del positivismo, dello scientismo, dopo la nascita e la morte dei diversi totalitarismi, cosa è rimasto dell'uomo occidentale? A quali Valori, Idee, Pensieri può aggrapparsi per dialogare con l'uomo islamico? Su quale Dio può contare per giustificare, far valere e difendere il proprio mondo?

La sensazione è che pochi lo sappiano.

Il rischio allora è che a prevalere nel dibattito religioso, culturale e quindi alla fine politico, sia l'uomo musulmano.

La realtà che stanno vivendo le nostre città è ben visibile agli occhi di tutti: sempre più famiglie di religione musulmana, con molti figli, che vivono e crescono pacificamente, mantenendo la loro fede e le loro usanze. I figli di questi emigrati nascono cittadini italiani, francesi, tedeschi, cittadini europei, ma rimangono musulmani.

Allora è evidente che tra dieci, venti anni, si porrà un problema forte di convivenza nelle nostre strade, nelle nostre città. Questa parte di popolazione di religione islamica ma di nazionalità europea che abiterà nei nostri Paesi legittimamente vorrà poter esercitare il diritto a svolgere la propria pratica religiosa. E noi uomini occidentali, saremo chiamati, quotidianamente, a scontrarci con una visione della vita diversa dalla nostra, in alcuni casi opposta.

L'integrazione va bene, ma presuppone che colui che integra conosca bene il soggetto da accogliere e ad oggi il mondo islamico non è conosciuto dai cittadini europei. Secondo, presuppone che l'integrato abbia desiderio di farsi integrare, cosa al momento distante nei fatti.

Se non ritorniamo alle nostre origini, al significato, al perché noi siamo, ci sentiamo diversi dagli uomini musulmani, rischiamo di perdere in un futuro ormai prossimo, molto più della nostra identità, della nostra storia, della nostra cultura, rischiamo di perdere la nostra stessa libertà. 



sabato 10 gennaio 2015

Charlie Hebdo, San Francesco e il nipote del Saladino

San Francesco parla al nipote del Saladino


Non sono d'accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo. Questa frase, scritta dalla saggista britannica Evelyn Beatrice Hall con riferimento al grande pensatore illuminista Voltaire, è stata utilizzata in questi giorni a sostegno delle ragioni del mondo occidentale in risposta all’atroce azione terroristica degli estremisti islamici contro la redazione di Charlie Hebdo.

Ma che cosa ci ha colpito in particolare della strage di Parigi?

Quasi ogni giorno accadono attentati terroristici in Iraq o in Afghanistan. In Nigeria i terroristi di Boko Haram sono mesi che mettono a ferro e fuoco città e villaggi, massacrando chi si oppone a loro e imponendo con la forza il Corano. Il dicembre scorso, in Pakistan un gruppo di Talebani ha assaltato una scuola con 500 studenti, uccidendone, prima di essere sconfitto dalle forze di polizia, 130. Infine, tra Siria ed Iraq, i terroristi islamici hanno addirittura riportato in vita il “Califfato” occupandone parte del territorio e imponendo con la forza a tutte le popolazioni la legge islamica. E potremmo continuare, purtroppo, citando altri esempi di azioni criminose portate avanti da gruppi terroristici islamici ed integralisti in questi ultimi anni. 

Eppure l’opinione pubblica occidentale, che pure rimane scossa ogni volta che viene informata di questi fatti terribili, si indigna, si lamenta, invoca magari la pena di morte per gli autori di questi crimini, ma poi il giorno dopo riprende come se nulla fosse accaduto, guarda avanti, gira la pagina del tablet alla ricerca di una nuova notizia. 

Questa volta, per l’eccidio di Parigi, sembra che sia diverso. Forse il mondo occidentale ha compreso che il livello dello scontro cui vogliono arrivare i terroristi islamici ha toccato un punto fondamentale, la libertà di esprimere le proprie idee, il proprio pensiero, ma anche la propria concezione della vita, degli ideali in cui si crede e per i quali una volta anche gli occidentali erano pronti a sacrificare l’esistenza. 

Quegli uomini uccisi nella redazione del loro giornale satirico stavano esercitando un diritto “naturale” che il mondo occidentale riconosce universalmente come fattore costitutivo dell’essere umano: quello di esprimere liberamente il proprio pensiero. Certo la satira di per sé è uno strumento potente e può essere utilizzata in vario modo, dipende sempre dal cervello umano che se ne avvale. La satira può persino arrivare ad offendere quei principi e ideali per cui un uomo è disposto anche a morire pur di non rinnegarli, come fecero per esempio i martiri cristiani uccisi dai romani all’interno del Colosseo. Piuttosto che banale ed offensiva, la satira più efficace sarebbe quella rispettosa degli ideali e dei valori in cui credono milioni di uomini, siano essi cristiani, ebrei o musulmani. 

Ma comunque il punto centrale di tutto quanto è accaduto a Parigi, non è la satira, ma ruota attorno al concetto di libertà. Il terrorista, ogni terrorista, indipendentemente dalla fonte, dall’idea che origina il suo gesto, crede, è convinto che la sua visione della vita sia l’unica giusta e valida e pretende di imporla agli altri con la forza, in nome di un Dio, di una Fede, di un Principio, di un’Idea. E noi cosa pensiamo di questa concezione della vita che hanno i terroristi islamici? 

Il mondo occidentale nel quale viviamo sembra essere in bilico. Da un lato c'è la paura del diverso cui si risponde con la reazione violenta dell’inasprimento dei controlli, delle pene e della difesa arroccata del proprio modo di vivere. Dall’altro c’è il nichilismo esistenziale che permea ormai il pensiero di tante persone per le quali una fede, una religione è uguale ad un’altra, purché non venga imposta con la forza. Ma il punto è proprio questo. Se non si propone un altro modello, se non si contrappongono altri valori che rispondono meglio, per noi europei, alle nostre ragioni esistenziali, al nostro modo di vivere e pensare, alla nostra cultura e storia, non sarà facile resistere al disegno dei terroristi islamici.

Storicamente, è con l’affermarsi del cristianesimo e dei valori cristiani che l’Europa ha iniziato quel cammino culturale e sociale che l’ha portata, nei secoli, dopo aver sperimentato sui propri territori tutte le più grandi atrocità possibili ed immaginabili, dalle guerre di religione alla schiavitù, dal comunismo al nazismo, ad avere una concezione dell’uomo, della vita, della libertà che sono ormai considerati valori sacri ed inviolabili. 

E’ nella verifica quotidiana con la realtà che si sperimentano questi valori e si dà risposta ai desideri del cuore dell’uomo. L’essere umano è l’unico “vivente” che ha consapevolezza dello scorrere del tempo e della destinazione finale della propria esistenza che è la morte. Questo principio è valido per ogni uomo che vive ora sulla terra, di qualsiasi razza sia ed a qualsiasi religione appartenga.

Occorre partire dai desideri e dai bisogni comuni degli esseri umani, indipendentemente dalla fede professata, dal colore della pelle o dalla razza cui appartengono, per stabilire punti di dialogo e riflessione reciproci che permettano di creare nuovi ponti tra culture e modi di vivere differenti così da impedire il dilagare di idee estremiste e radicali che portano all’odio e alla guerra. 

Nei secoli passati, gli Unni di Attila o i Tartari di Gengis Khan misero a ferro e fuoco l’Europa, ma alla fine, quello che sopravvisse alla distruzione e alle macerie, fu il pensiero e la cultura cristiana, non quella di quei popoli barbari. E pensate che le imprese e le azioni di quei barbari invasori siano state meno cruenti e sanguinose di quelle odierne degli uomini del califfato? Non credo. Eppure alla fine, a prevalere fu il nostro modo di pensare, la nostra concezione della vita, della libertà, dell’uomo. 

Certo, bisogna avere qualcosa in cui credere e qualcosa da proporre sul piatto della bilancia, in contrapposizione al pensiero e alle idee di questi nuovi terroristi che si rifanno ai precetti di Maometto, interpretandoli però secondo una loro ideologia, una loro visione della vita che non è condivisa dalla stragrande maggioranza dei musulmani. 

E allora i cuori degli uomini, di tutti gli uomini, devono reagire uniti alla deriva dell’islam radicale e devono creare un ponte con i giovani musulmani di oggi, tentati da questa ideologia islamica criminale, per portare il dialogo al posto della voce mono tona dell’imam estremista di turno. Nel 1219, all’epoca della quinta Crociata, San Francesco si recò a suo rischio e pericolo nel campo saraceno per incontrare il comandante dei musulmani, al Malik, nipote dell’acerrimo nemico della cattolicità di allora, il feroce Saladino, con lo scopo di predicare la parola di Gesù e por fine alle ostilità sul campo. 

Riscopriamo le nostre radici cristiane e i nostri valori europei che derivano dal nostro glorioso passato: solo così saremo in grado di dialogare con i giovani musulmani integralisti e trovare nuovi mo(n)di di vivere insieme ed in pace. Solo così si sconfigge il terrorismo, non con la spada, ma con il dialogo.

domenica 4 gennaio 2015

Un ultimo saluto al 2014

Cari amici lettori di Aldebaran iniziamo il 2015 con un occhio ai principali eventi del 2014 e poi...tantissimi auguri a tutti per l'anno che è iniziato!


video


http://youtu.be/1aplqFWWT0w