Le più grandi sciagure dell’umanità sono state originate da chi ha voluto semplificare la vita pianificando il mondo.

Giovannino Guareschi

venerdì 17 febbraio 2017

L'ideale che unisce

14 ottobre 2007: la data di nascita del Partito Democratico

Come la maggior parte degli italiani, assisto basito in questi giorni all’ultimo atto di una disfida politica, tutta interna al maggior partito politico rappresentato in Parlamento: il Partito Democratico.

E non riesco a comprendere le ragioni politiche di questa lotta intestina che si protrae da mesi.

Per inciso: non sono un elettore del PD, ma comprendo bene che se il maggior partito politico a vocazione governativa è in crisi da mesi, molto probabilmente anche tutta la macchina di governo ne risentirà, e quindi, per il bene comune, sarebbe meglio che si facesse chiarezza una volta per tutti, chi sta con chi e soprattutto quali sono gli obiettivi da perseguire. Prima occorrerebbe che tutti i dirigenti del PD facessero un’analisi sui temi e sui problemi da risolvere e solo dopo, si dovrebbero considerare i nomi e gli incarichi da distribuire.

Fermo restando che un Governo in carica, al momento, il nostro Paese lo possiede.

Non credo di esprimere un pensiero particolare, ma anzi abbastanza ovvio e banale, un pensiero se vogliamo di buon senso.

Detto ciò, forse questa è finalmente l’occasione per fare una volta per tutte chiarezza sulla genesi di questo partito. Il Manifesto dei valori, approvato dal PD il 16 febbraio 2008, recita: “Il Partito Democratico intende contribuire a costruire e consolidare, in Europa e nel mondo, un ampio campo riformista, europeista e di centro-sinistra, operando in un rapporto organico con le principali forze socialiste, democratiche, progressiste e promuovendone l'azione comune”.

Una dichiarazione d’intenti sicuramente ambiziosa, ma di tutto rispetto e, se vogliamo, necessaria in un Paese come l’Italia, non particolarmente vivace e attivo nel promuovere cambiamenti allo status quo in molti settori della vita civile, economica e sociale. Basti pensare a cosa succede ancora oggi quando si cerca di modificare qualche privilegio o rendita di posizione di particolari “corporazioni”…

Il Comitato promotore del partito era costituito dai seguenti illustri personaggi:

Giuliano Amato, Mario Barbi, Antonio Bassolino, Pier Luigi Bersani, Rosy Bindi, Paola Caporossi, Sergio Cofferati, Massimo D'Alema, Marcello De Cecco, Letizia De Torre, Ottaviano Del Turco, Lamberto Dini, Leonardo Domenici, Vasco Errani, Piero Fassino, Anna Finocchiaro, Giuseppe Fioroni, Marco Follini, Dario Franceschini, Vittoria Franco, Paolo Gentiloni, Donata Gottardi, Rosa Jervolino, Linda Lanzillotta, Gad Lerner, Enrico Letta, Agazio Loiero, Marina Magistrelli, Lella Massari, Wilma Mazzocco, Maurizio Migliavacca, Enrico Morando, Arturo Parisi, Carlo Petrini, Barbara Pollastrini, Romano Prodi, Angelo Rovati, Francesco Rutelli, Luciana Sbarbati, Marina Sereni, Antonello Soro, Renato Soru, Patrizia Toia, Walter Veltroni, Tullia Zevi .

Già solo scorrendo velocemente questo elenco di nomi, si può intuire la diversità delle storie personali di ciascun membro e la scarsa omogeneità delle posizioni politiche di cui invece il neo costituito PD si candidava a strutturare in una sintesi unitaria, per proporre all’Italia un’azione politica che fosse convergente su determinati principi e obiettivi di interesse comune.

La situazione oggi?

All’interno del PD coesistono una pluralità di “correnti” o, per meglio dire, centri di interesse particolare quali:

Sinistra Riformista ispirata da Pierluigi Bersani e Roberto Speranza,
ConSenso ispirata da Massimo D’Alema, e vicina a Sinistra Riformista,
Rifare l’Italia (i c.d. Giovani Turchi) ispirata da Matteo Orfini, Andrea Orlando,
Sinistra è cambiamento guidata da Maurizio Martina
Rete Dem con il suo leader Giuseppe Civati
Sinistra Dem guidata da Gianni Cuperlo
Socialisti e Democratici fondata nel 2015 da Marco di Lello
Liberal PD che fa riferimento a Enzo Bianco
Rottamatori di Matteo Renzi
FutureDem seguiti da Benifei e Bonomo
AreaDem di Dario Franceschini
Ecologisti democratici guidati da Ermete Realacci

Dietro ciascuna di queste sigle troviamo uno o più leader che, forse anche con diritto, tentano di portare avanti le proprie legittime idee, condizionando quanto più possibile la vita del partito secondo le proprie convinzioni.

Purtroppo però non sempre il risultato è la somma degli sforzi che si prodigano, talvolta anzi nel PD si sono viste posizioni politiche diametralmente opposte su grandi temi di interesse generale (ultimo caso in ordine di tempo la posizione sul Referendum costituzionale) e allora viene da chiedersi che utilità possa dare alla governabilità dell’Italia un partito che prende il 30% di voti alle elezioni, ma che poi non è unito sui grandi temi e non riesce quindi ad essere forza propulsiva del tanto desiderato cambiamento.

La domanda vera, dopo quello che abbiamo sin qui descritto, è allora la seguente: può il PD essere considerato un partito politico in senso stretto o piuttosto, dalla sua nascita, dieci anni fa, è stato il risultato da parte di gruppi politici affini, di unire interessi differenti, e in un certo senso anche convergenti, che hanno trovato una grande casa per un certo periodo di tempo, per portare avanti battaglie comuni? Quella famosa fusione a freddo di cui qualche esponente politico parlò nel 2007…

Ma da chi è composto un partito politico, mi domando. La risposta che mi verrebbe è: da persone che hanno un ideale in comune.

Ora, nella società liquida in cui viviamo, parlare di ideale può sembrare eccessivo o fuori moda, ma nella politica, quella con la P maiuscola, se si toglie l’ideale si toglie tutto, e rimane solo la ricerca del proprio interesse, del potere, della ricchezza fine a sé stessa.

Quale ideale comune persegue oggi il PD?

Una delle più belle riflessioni sulla politica a favore dell’uomo in generale, e quindi del bene comune in particolare, è secondo me quella del Mahatma Gandhi: “L'uomo si distrugge con la politica senza princìpi, col piacere senza la coscienza, con la ricchezza senza lavoro, con la conoscenza senza carattere, con gli affari senza morale, con la scienza senza umanità, con la fede senza sacrifici.”

Una politica senza princìpi, coscienza, lavoro, carattere, morale, umanità e sacrificio si rivela essere una politica contro l’uomo, contro il bene comune.

Io, come la maggior parte degli italiani, non sono in grado di valutare se all’interno del PD, ci sia o ci sia mai stato, un ideale comune. Ma in questi giorni, penso che sia questo il vero tema che i dirigenti del PD debbano discutere de visu per poi assumere le decisioni conseguenti. Tenendo conto di tutti i fattori in gioco, della situazione politica interna, ma anche di quella internazionale.

Una classe dirigente che voglia candidarsi alla guida del Paese, dovrebbe valutarli tutti e poi prendere responsabilmente una decisione definitiva che ponga finalmente termine a questo tira e molla che sta esaurendo le energie psicofisiche degli elettori italiani e soprattutto non trasmette serenità all’azione del Governo in carica.

sabato 4 febbraio 2017

Piccoli Trump crescono



Negli USA, i primi dieci giorni di governo del presidente Trump:
  • ·         abolizione della riforma sanitaria di Obama, termine del sostegno finanziario alle associazioni che sostengono l’aborto, avvio della costruzione del muro lungo il confine con il Messico, applicazione di dazi su prodotti di aziende statunitensi fabbricati all’estero e venduti negli USA, alleanza politica strategica con il Regno Unito del dopo Brexit, divieto per quattro mesi di ingresso negli USA per i cittadini di sette Paesi islamici per supposto rischio terrorismo, avvertimenti più o meno velati a Israele, Iran e Australia di non intralciare il nuovo corso della politica americana, abolizione delle norme a tutela dell’inquinamento atmosferico, riapertura delle miniere di carbone. A ciascuno la sua valutazione…

In Italia:

  • ·         dati sulla disoccupazione in crescita, quella giovanile supera nuovamente il 40%, nonostante il Jobs Act (forse una causa di questo aumento potrebbe derivare dal fatto che i genitori di questi giovani andranno in pensione a settant’anni?).
  • ·         Il problema principale delle forze politiche rimane quello se votare nel 2017 o nel 2018 e con quale legge elettorale. Se consideriamo che in questo Parlamento esistono 18 gruppi parlamentari, le proposte di legge elettorale che sono oggetto di analisi e accese discussioni sui mezzi di informazione e sui social sono circa una trentina…
  • ·         Ancora: il caso dell’azienda K-Flex, esempio di successo dell’imprenditoria italiana. A cosa sta pensando la proprietà: delocalizzare la produzione dello stabilimento italiano (il primo nato del gruppo Spinelli) in Polonia, mettendo così a rischio il posto di lavoro di 250 persone. Per completezza di informazione: il gruppo Spinelli non versa in cattive acque, ma anzi vanta una posizione di leader mondiale nella produzione di isolanti termici e acustici e nel 2014 ha emesso un bond da 100 milioni di euro con scadenza 2020 che è stato sottoscritto da 40 investitori istituzionali, allo scopo di finanziare proprio lo sviluppo internazionale del gruppo. Solo che, crediamo, i lavoratori non si immaginassero che la proprietà volesse trasferire lo sviluppo dello stabilimento italiano all’estero…


Al di là di come finirà la vicenda della K-Flex (noi speriamo bene per i 250 lavoratori italiani e le loro famiglie), questo purtroppo è solo l’ultimo caso di una interminabile delocalizzazione di aziende che ha colpito in questi anni il nostro Paese a favore di Paesi, molto spesso, appartenenti alla stessa Unione Europea, nel totale silenzio di quasi tutta la classe politica italiana.

Come possiamo pensare che il tasso di disoccupazione nel nostro Paese diminuisca se non facciamo nulla per evitare che le nostre aziende di punta, le nostre eccellenze imprenditoriali decidano di spostare la produzione in Paesi che, evidentemente, offriranno alle aziende medesime, migliori servizi e migliori condizioni per realizzare il business?

Ma la beffa maggiore, a nostro parere, risiede nel fatto che questa concorrenza sleale e immorale, non proviene da Paesi lontani da noi e in via di sviluppo, che cercano con ogni mezzo di procurare lavoro ai propri cittadini bisognosi di tutto, ma da quegli stessi Paesi cui solo pochi anni fa abbiamo aperto con generosità le porte dell’Unione ed ora utilizzano le agevolazioni messe loro a disposizione, a danno di Paesi come l’Italia, che sta attraversando un momento di crisi economica e sociale prolungato.

È quindi evidente che l’Europa così come l’abbiamo costruita, con queste regole e queste dinamiche, non funziona. Non stiamo parlando di neo assistenzialismo, ma di nuove regole del gioco che tengano conto delle differenze in termini di costo dei servizi offerti nei diversi Paesi dell’Unione (tassazione, costo energia, costo trasporti, costo lavoro). Anche perché non dimentichiamoci che la moneta, quella sì, è già unica...

Se non porremo un freno a questo esodo imprenditoriale, finirà che tra venti anni, l’Italia si sarà trasformata nella Polonia del 1989 e la Polonia sarà la protagonista del nuovo boom economico dell’Europa dell’Est. Sia chiaro, non abbiamo nulla contro la Polonia, né contro gli altri Paesi membri della UE, ma semmai contro le politiche miopi e non più sostenibili della Commissione europea. 

Ultima considerazione: dopo il Regno Unito, non possiamo escludere che altri Paesi, tiepidi nei confronti dell’Europa, accarezzino la tentazione di provare un dietro front e abbandonare l’Unione. E allora sì che nuovi piccoli Trump cresceranno…