Le più grandi sciagure dell’umanità sono state originate da chi ha voluto semplificare la vita pianificando il mondo.

Giovannino Guareschi

mercoledì 30 aprile 2014

Ricomincio da capo

Ricomincio da capo, USA, 1993, Regia di Harold Ramis


Recensione di Alberto Bordin



In verità non sono così rari i film sui loop temporali. Avere la fortuna – o la sciagura: dipende dal punto di vista – di rivivere un evento, o una serie concatenata di eventi, è una prospettiva che interroga molti, suscitando ora meraviglia, ora scalpore, ora terrore. Da una parte c’è la spesso anelata emancipazione dalle conseguenze del nostro agire, non più responsabili del futuro, non più spaventati dal domani; dall’altra invece, il terribile determinismo di quelle azioni, per cui volenti o nolenti ne siamo schiavi, incapaci di sottrarci a esse o prevenirne il ripetersi; infine le due strade sono interconnesse: la mancata responsabilità è il sintomo di una mancata libertà. E da qui molte teorie, ora filosofiche, ora morali, ora esistenziali, tante e diverse ma non per questo così originali. Eppure “Ricomincio da capo”, esce con elegante audacia dal mucchio.

Piccolo gioiello datato 1993, “Ricomincio da capo” (Groundhog Day), è la storia di Phil Connors (Bill Murray), narcisista meteorologo televisivo che è tenuto, controvoglia, a realizzare un reportage sulla tradizionale ricorrenza del 2 febbraio: il giorno della marmotta – in inglese, appunto, “groundhog day” –; la ricorrenza si tiene in una piccola cittadina della Pennsylvania, Punxsutawney, dove Phil sosta la notte prima del tedioso evento, e dove, causa un’imprevista bufera di neve, sarà costretto a pernottare di nuovo la notte successiva. Accade così, per volontà di un oscuro potere superiore, che Phil si alzerà dal suo letto e non sarà, come ragione vorrebbe, il 3 febbraio, ma sarà ancora ieri: il giorno della marmotta.

Dentro una comicità accattivante, una narrazione fresca e leggera come sanno esserlo le commedie natalizie d’oltre oceano, nonché una tenera storia d’amore che questo indegno eroe cercherà con fatica di costruire con la bella Rita (una giovane e radiosa Andie McDowell), quello che però distingue veramente “Ricomincio da capo” da una larghissima produzione di titoli simili è, appunto, l’audacia. Il film non si fa problemi a esaurire nel tempo massimo di venti minuti tutti i luoghi comuni e i percorsi già battuti da altre opere, o che il pubblico medio avrebbe sospettato di percorrere. La trama si muove abilmente e con elasticità tra episodi di euforia e altri di pura follia, rimbalzando tra la vittoria e la sconfitta del protagonista. Phil non dovrà fare i conti con una vita scevra da responsabilità o con una libertà tarpata – come sopra citato – né con il (pretenzioso) prevalere dell’una sull’altra, o, ancora riduttiva, la somma delle due; quello cui dovrà far fronte Phil, sarà la dolorosa constatazione che né l’una, né l’altra prospettiva potranno mai soddisfarlo.

Rivivere eternamente un giorno ci concede sia l’onnipotenza più alta che l’impotenza più assoluta, l’onniscienza più totale e la più scontata ineluttabilità. Cosa serve cambiare tutto se poi nulla può davvero cambiare?

Sarà da questa dolorosa constatazione che Phil, un giorno alla volta – per molti, moltissimi giorni: in questo forse sta la verità più grande di questo film –, dovrà imparare dentro l’esperienza che la sua persona è l’unico oggetto capace di crescere e mutare.

Nessun giorno è nuovo se il cuore è ancora vecchio, se l’anima non è ridestata dal desiderio e non è educata dall’obbedienza al reale. In un delicato e imprevedibile bagno di umiltà, Phil avrà modo di riscoprire la vitalità di un cuore giovane e innocente; e quel fatale giorno della marmotta potrà finalmente essere diverso da quello vecchio e degno di essere vissuto.



martedì 29 aprile 2014

Elezioni europee del 25 maggio (4 continua)

Il nuovo Parlamento europeo avrà tra i suoi primi compiti quello di eleggere il Presidente della Commissione europea, cioè il Capo dell’esecutivo europeo, sulla base di una proposta del Consiglio europeo, tenuto conto del risultato politico del voto del 25 maggio.

Abbiamo già analizzato quali sono i principali gruppi politici presenti nel Parlamento europeo. Alcuni di questi gruppi hanno formalizzato il proprio candidato alla guida della Commissione, nel caso risultassero vincitori delle elezioni.

Ecco i nomi dei politici europei che sono stati candidati per la guida dell’esecutivo europeo:

• per il PPE, Jean-Claude Juncker nato in Lussemburgo il 9 dicembre 1954

• per il PSE, Martin Schulz, nato in Germania (all’epoca Germania Ovest) il 20 dicembre 1955

• per ALDE, Guy Verhofstadt, nato in Belgio l’11 aprile 1953

• per i Verdi, Ska Keller, nata in Germania (all’epoca Germania Est) il 22 novembre 1981

• per SE, Alexis Tsipras, nato in Grecia il 28 luglio 1974


Altri gruppi non hanno formalizzato un proprio candidato e molto probabilmente si limiteranno a sostenere uno dei cinque prescelti.

Ciascun candidato alla Presidenza della Commissione europea ha, come logico, una propria idea di Europa e una propria concezione ideologica e politica che lo porterà a compiere determinate scelte. 

E’ importante in queste elezioni cercare di capire quale idea di Europa hanno in mente i candidati e verificare se corrisponde a quello che noi pensiamo e desideriamo per il nostro futuro europeo. La sensazione che si respira, non solo in Italia, ma in tutti i Paesi europei, è che queste elezioni stiano interessando poco la gente.

Sarebbe un errore invece disinteressarsi a questa partita perché, volenti o no, il futuro prossimo dell’Italia dipenderà anche in buona parte da quello che si deciderà in Europa nei prossimi anni. E un ruolo fondamentale verrà giocato dal Parlamento che noi concorreremo ad eleggere. Se non faremo sentire la nostra voce il 25 maggio, saremo tagliati fuori domani dalle partite che ci interesseranno e non potremo che prendercela con noi stessi.

Ormai sempre più aspetti della vita sociale, economica, finanziaria, fiscale sono sottoposti alla normativa comunitaria, a discapito della legislazione nazionale. E’ una limitazione della sovranità nazionale in funzione dell’appartenenza ad un’Organizzazione sovranazionale (l’Unione europea) che “promette” di ripagare la perdita con un vantaggio superiore. 

E’ pur vero che in questi ultimi cinque anni, da quando la crisi economica si è fatta maggiormente sentire, certamente non tutto ha funzionato a dovere in Europa. Cosa non ha funzionato, proveremo ad analizzarlo nel prossimo articolo.

Una cosa però vogliamo qui ricordare, pro Europa. Nel 2012 il Comitato per il Nobel norvegese ha assegnato il Nobel per la Pace all’Unione Europea con la motivazione che "per oltre sei decenni ha contribuito all'avanzamento della pace e della riconciliazione della democrazia e dei diritti umani in Europa".

Può sembrare un riconoscimento simbolico, ma non lo è. La Pace ha un riscontro molto concreto e non la si ottiene con facilità, senza impegno e sacrifici.

La storia del mondo, dalla fine della Seconda Guerra mondiale ai giorni nostri è un susseguirsi continuo di guerre tra popoli e nazioni, di ogni continente, tranne che tra gli Stati dell’Unione europea. E non è un caso.

4 - continua



domenica 27 aprile 2014

Elezioni europee del 25 maggio (3 continua)


Tra meno di un mese, il 25 maggio, saremo chiamati ad eleggere il nuovo Parlamento europeo. In Italia l’appuntamento elettorale quel giorno sarà duplice, politico e amministrativo, in quanto si eleggeranno anche i consigli comunali di oltre 4.000 comuni e i consigli regionali del Piemonte e dell’Abruzzo. 

Non dobbiamo perciò cadere nell’errore di considerare sullo stesso piano le due consultazioni, quella politica per il Parlamento europeo e quella amministrativa. Si può benissimo votare per una forza politica alle europee e per un’altra lista alle amministrative. 

I leader politici italiani tendono, volontariamente o inconsapevolmente, a “nazionalizzare” lo scontro elettorale e portarlo su un terreno più semplice e schematico in modo che risaltino le caratteristiche della propria ideologia politica ritenuta, a torto o a ragione, vincente sull’elettorato. Ma in queste elezioni europee i temi caldi sul tappeto sono molti e a nostro parere non esistono risposte valide a priori. Deve esserci invece da parte delle forze politiche, di tutte quelle che saranno rappresentate al Parlamento europeo, l’apertura intellettuale a ricercare nuove soluzioni e nuove ricette per far uscire l’Europa dalla crisi economica e dalla crisi d’identità che da troppi anni ne stanno bloccando lo sviluppo.

Ma procediamo con ordine. Sulla carta, i principali partiti e movimenti italiani si collocano nel seguente modo rispetto allo scenario presente nel Parlamento europeo:

• Forza Italia è inserita nel gruppo PPE (Partito popolare europeo)

• Partito Democratico è inserito nel gruppo S&D (Alleanza Progressisti e Socialisti)

• Movimento Cinque Stelle non si è mai presentato in Europa prima d’ora

• Nuovo Centro Destra è inserito nel gruppo PPE

• Lega Nord è inserita nel gruppo ELD (Europa della Libertà e della Democrazia)

• Fratelli d’Italia si presenta per la prima volta alle elezioni europee

• Scelta Europea (in Italia il partito di riferimento è Scelta Civica) si inserisce nel gruppo ALDE (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa)

• Verdi si inseriscono nel gruppo VERDI/ALE

• Italia dei Valori si inserisce nel gruppo ALDE

• L’altra Europa con Tsipras (in Italia il partito di riferimento è SEL) si inserisce nel gruppo GUE/NGL (Sinistra Unitaria Europea). 

Come si può subito notare, votare per esempio per Forza Italia o Nuovo Centro Destra alle prossime elezioni europee significa di fatto dare lo stesso voto al Partito Popolare Europeo, così come votare per Italia dei Valori o per Scelta Europea significa sostenere il medesimo gruppo ALDE al Parlamento europeo.

Tuttavia, ben sappiamo come il voto dato a Forza Italia di Berlusconi o in alternativa al NCD di Alfano abbia dal punto di vista della politica nazionale un diverso significato. NCD sostiene l’attuale esecutivo Renzi, mentre Forza Italia è all’opposizione.

A nostro parere l’elettore dovrà sì tenere anche conto del valore politico “interno” che avrà il voto europeo, ma senza perdere di vista il più ampio respiro di queste elezioni. Quello che si andrà ad eleggere il 25 maggio sarà un Parlamento che, con i limiti e i poteri attuali che caratterizzano l’Istituzione, dovrà affrontare e gestire una situazione di grave crisi ed incertezza riguardo il futuro dell’Europa. 

E’ chiaro ormai a tutti gli europei che così come si è proceduto sino ad ora (solo puntando sul rigore dei conti e sul taglio fine a se stesso delle spese, senza puntare realmente alla crescita e allo sviluppo) le situazioni di crisi non si risolvono. Le regole esistenti vanno modificate. Come? Questo è il punto. 

Riteniamo che soluzioni già pronte non esistano. Spetterà all'intelligenza e al buon senso di tutti trovare le migliori soluzioni che, ne siamo certi, esistono e vanno ricercate nell'interesse di tutti i popoli. Sarebbe un peccato fermarsi ora e fare un passo indietro anziché portare a compimento quell'Unione europea, unica esperienza al mondo, mai realizzata prima nella storia, di convivenza pacifica e civile di popoli con lingue, culture e origini diverse.   

3 - continua





mercoledì 23 aprile 2014

Elezioni europee del 25 maggio (2 continua)

Il Parlamento europeo. 

Il prossimo 25 maggio i cittadini dei 28 Stati membri dell’Unione Europea eleggeranno i nuovi deputati del Parlamento, unica Istituzione europea eletta direttamente dai suoi cittadini. 

Vista l’importanza dell’Istituzione di cui stiamo per rinnovare i membri, cerchiamo di approfondire la sua conoscenza. E come da consuetudine, partiamo dalle origini. 

Quello che oggi viene nominato Parlamento europeo nasce il 18 aprile 1951 come Assemblea comune della CECA (Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio) con sede a Strasburgo. I deputati sono 78 in rappresentanza dei 6 Stati membri della CECA (tra i quali l’Italia). 

Il 19 marzo 1958, a seguito dei trattati firmati a Roma nel 1957, nasce l’Assemblea parlamentare europea, allargata a 142 deputati. 

Il 30 marzo 1962 l’Assemblea muta la denominazione in Parlamento europeo che dal 1° gennaio 1973 si compone di 198 membri a seguito dell’allargamento dell’Unione da 6 a 9 Stati membri. 

Il 20 settembre 1976 il Consiglio europeo decide di rendere il Parlamento eleggibile a suffragio universale diretto. Le prime elezioni del Parlamento europeo vengono celebrate nei nove Stati dell’Unione il 10 giugno 1979 (in Italia il 3 giugno si tengono anche le elezioni politiche nazionali anticipate). I deputati eletti la prima volta direttamente dai cittadini europei sono 410. 

Da quel lontano 10 giugno 1979 è stato un susseguirsi di richieste di entrare nell’Unione da parte delle Nazioni confinanti con il nucleo originario della Comunità. Con l’ingresso della Croazia il 1° luglio 2013, i Paesi membri sono 28 e i deputati che saranno eletti il 25 maggio saranno 766. 

La nazionalità dei deputati: 96 membri dalla Germania, 74 dalla Francia, 73 dall’Italia e dal Regno Unito, 54 dalla Spagna, 51 dalla Polonia, in diminuzione per arrivare ai 6 deputati ciascuno di Cipro, Estonia, Lussemburgo e Malta. 

All’interno del Parlamento, i deputati si riuniscono in gruppi transnazionali che rappresentano i diversi orientamenti politici. I principali gruppi presenti sono: 

· PPE (Partito popolare europeo) riunisce il liberalismo conservatore e i cristiani democratici 

· S&D (Partito socialista europeo) riunisce la socialdemocrazia, il socialismo democratico e il cristianesimo sociale 

· ALDE (Alleanza dei democratici e liberali e Partito democratico europeo) rappresenta il pensiero liberale 

·V-ALE (Partito Verde europeo e Alleanza Libera europea) rappresenta le istanze ambientali e il regionalismo 

· ECR (Alleanza dei conservatori e Riformisti europei e Movimento Politico cristiano d’Europa) rappresenta il conservatorismo liberale, il liberismo, l’Atlantismo 

·GUE-NGL (Partito della Sinistra europea, Alleanza della Sinistra Verde Nordica) rappresenta il comunismo, il socialismo democratico e la sinistra ecologista 

· ELD (Movimento per un’Europa della Libertà e della Democrazia) rappresenta l’euroscetticismo 

· NI è il gruppo degli indipendenti. 

Come si nota, all’interno del Parlamento europeo si ritrovano, più o meno, le medesime ideologie e i medesimi programmi politici presenti nei Parlamenti nazionali. Tuttavia è importante conoscere a quale gruppo europeo è collegato il partito o la forza politica nazionale che si è deciso di votare. Perché, non dimentichiamoci, il voto che daremo il 25 maggio non è un voto politico nazionale, ma europeo ed è in quest’ottica che dobbiamo ragionare e scegliere la forza politica che meglio ci rappresenta in Europa. 

2 –continua


martedì 22 aprile 2014

Elezioni europee del 25 maggio (1 continua)

Tra poco più di un mese, il 25 maggio, si voterà nei 28 Paesi facenti parte dell’Unione Europea per eleggere i rappresentanti al Parlamento Europeo. Sarà l’ottava elezione del Parlamento europeo a partire dal 1979. Gli aventi diritto al voto sono più di 388 milioni di persone ed eleggeranno 766 deputati in rappresentanza di oltre 500 milioni di abitanti. E’ il secondo Parlamento al mondo per numero di deputati eletti democraticamente, dopo la Camera del Popolo dell’India.

Di questa Istituzione stiamo parlando quando leggiamo sui giornali e ascoltiamo per radio o per televisione i nostri politici parlare e discutere, a volte a sproposito, delle elezioni politiche europee.

Con questo post vogliamo iniziare una serie di articoli per spiegare ai nostri lettori, soprattutto quelli più giovani che andranno a votare per la prima volta, qual'è la posta in gioco e perché vale la pena recarsi ai seggi il 25 maggio.

Ma iniziamo con ordine. Per prima cosa è bene avere le idee chiare sul ruolo e sulle funzioni del Parlamento europeo che siamo chiamati ad eleggere e sulle principali Istituzioni europee.

Il Parlamento europeo è l’unica istituzione europea ad essere eletta direttamente dai suoi cittadini. E non è cosa da poco. Insieme al Consiglio dell’Unione europea costituisce una delle due Camere cui spetta il potere legislativo, da intendersi in questo caso principalmente come quello di approvare le Leggi. Il Consiglio dell’Unione è invece composto da un rappresentante per ogni Stato membro a livello ministeriale e perciò è anche detto Consiglio dei Ministri europei. La Presidenza del Consiglio è assunta a rotazione da uno Stato membro ogni sei mesi. Dal prossimo primo di luglio la Presidenza spetterà all’Italia.

Tornando al Parlamento europeo, le principali funzioni che gli competono sono:

  • - il controllo politico sull'operato della Commissione europea tramite interrogazioni scritte o orali e lo strumento di emettere mozioni di censura
  • - l’esame delle proposte legislative della Commissione
  • - l’approvazione del bilancio annuale dell’Unione, insieme al Consiglio
  • - l’istituzione di commissioni d’inchiesta
  • - la nomina del mediatore europeo.

Come si può notare, la funzione legislativa proponente non è esercitata in via principale dal Parlamento, ma spetta alla Commissione europea, organo esecutivo dell’Unione. Essa è composta da un delegato per stato membro. A ciascun delegato è richiesta la massima indipendenza dal governo nazionale che lo ha indicato.

La Commissione difende e rappresenta gli interessi dell’Unione europea nella sua interezza, ha il monopolio del potere dell’iniziativa legislativa, propone l’adozione degli atti normativi comunitari la cui approvazione ultima spetta però al Parlamento e al Consiglio dell’Unione. La Commissione infine è la responsabile dell’attuazione delle decisioni politiche derivanti dalle scelte degli organi legislativi e gestisce i programmi e le spese dei fondi europei.

Per chiudere questa prima parte, ecco che le tre principali istituzioni europee sono il Parlamento, il Consiglio dell’Unione e la Commissione europea. Ma delle tre, l’unica istituzione eletta direttamente da noi cittadini è il Parlamento europeo. 

Se ci fermiamo un minuto a riflettere, i numeri sono da brivido: il 25 maggio quasi 390 milioni di europei potranno pacificamente recarsi al proprio seggio elettorale e votare per la persona che più li rappresenta e contribuire ad eleggere il secondo Parlamento al mondo per numero di deputati. Un’occasione da non perdere. Del resto, è evidente a tutti che è molto meglio trovarsi a discutere e scontrarsi in un emiciclo che su un campo di battaglia. Ucraina docet.


Il Parlamento europeo

mercoledì 16 aprile 2014

Noah

NOAH, USA, 2014, REGIA DI DARREN ARONOFSKY

Recensione di Alberto Bordin


[5 Il Signore vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra e che ogni disegno concepito dal loro cuore non era altro che male. 6 E il Signore si pentì di aver fatto l'uomo sulla terra e se ne addolorò in cuor suo. 7 Il Signore disse: «Sterminerò dalla terra l'uomo che ho creato: con l'uomo anche il bestiame e i rettili e gli uccelli del cielo, perché sono pentito d'averli fatti». 8 Ma Noè trovò grazia agli occhi del Signore.
9 Questa è la storia di Noè.]  - Genesi, 6,5-9

Sono più di una le cause che rendono Noah un film spiacevole e malfatto. La prima a turbare è certo la manipolazione sconsiderata delle proprie fonti. Guardando l’ultima fatica Paramount troverete ben poco dei contenuti biblici circa la poderosa impresa di Noè. Degli eventi narrati, si conoscono forse i tratti più ampi, ma a molti rimangono spesso oscuri e criptici i contenuti di fondo. Può essere quindi facile cogliere – apparentemente – questo film come un affondo nel messaggio che vi è riposto, una riflessione, forse pure arbitraria, ma studiata e “liberalmente lecita” del testo sacro. Andando al fondo si rivela, invece, essere solo una presuntuosa contraffazione di quello stesso; e non ci riferiamo al nocciolo profondo del mito: le dinamiche sono falsate fino nelle sue strutture portanti. Non sono gli aneddoti che devono preoccuparci; non l’invenzione dei Vigilanti – liber(issim)a interpretazione dei detti giganti che abitano la Terra – o il fatto che Noè conterebbe 600 anni, o che non esista riferimento alcuno al padre – né certo un dialogo con Matusalemme –, né che si introducano personaggi e problematiche tangenti quali quella della fertilità e delle mancate mogli – altra pura invenzione – per i figli di Noè: nessuno di questi aspetti è degno di vera preoccupazione, tutti irrilevanti all’ombra di una storia che snatura le stesse ragioni per cui il racconto del diluvio ci è stato tramandato. Noah si arma dell’episodio biblico per introdurci a un insipido discorso ecologista: il Creatore, nella sua grandezza, ha costruito l’Eden e l’ha fatto abitare dall’uomo; questi, nella sua arroganza e impurezza, lo sta distruggendo, contaminando, consumando e – ci si attarda ben a parlare anche di questo! – estinguendo. Il diluvio è allora l’acqua che monda la Terra dividendo il puro dall’impuro e che permetterà la salvezza degli “innocenti” – per l’amor del cielo: gli animali! – ricominciando un nuovo Eden. Tutto si riduce, insomma, a una missione naturalistica, al funzionalismo più becero, dove il creato, che si proclama fino allo sfinimento essere opera del Divino, si muove quasi con stento e paura nel compimento dei Suoi disegni, affermando l’onnipotenza del Creatore nel proprio principio, e poi presumendo la sua sconfitta nel proprio abisso. E questo non è il peggiore male.

La seconda causa, e ragione di ancor più grande turbamento, è il silenzioso – peggio: taciuto – disprezzo per l’uomo. Se gli animali sono “innocenti”, non c’è un solo individuo che meriti una definizione tanto gentile per tutto l’arco del film. Esistono uomini buoni ed esistono uomini cattivi; ma alla fine tutti quanti rientrano nel numero: non uno di loro merita davvero un solo briciolo della veneranda amorevolezza che l’illustre Noè riversa sui fiori di campo e le creature selvatiche. Ma il danno è presto chiarificato, quando Noè, nel turbine della tempesta, racconta ancora una volta la genesi del mondo – unica sequenza di vera qualità cinematografica. Percorre ogni giorno della creazione, illustrando con ricchezza e perizia l’intelligenza del Creatore e la coscienza di Questi che ogni cosa era “buona”; e arrivato al sesto giorno, corona l’avventura del creato con la venuta dell’uomo, dimenticando però quanto di più importante e necessario di tutto il racconto: “E Dio vide che era cosa molto buona”.

Non a caso sarà lo stesso Noè a covare questo rancoroso disprezzo per il proprio genere; un progetto malfatto, un tentativo ambizioso e non riuscito, e non invece il compimento di senso dell’intera creazione. È forse indicativo e anche più disarmante costatare cosa significhi essere “buono” tra gli uomini. Gli uomini buoni sono gli uomini gentili, i miti, coloro che non vivono l’ambizione, ma soprattutto coloro che “vivono solo di quello che è loro necessario”. L’uomo per essere buono ammazza il proprio desiderio; l’uomo si piega all’adorazione del divino, ma per farlo stringe il proprio cuore. E chi invece ambisce alla grandezza, chi ricorda che l’uomo fu creato a immagine e somiglianza di Dio e quindi assapora la grandezza del Divino nel proprio volere e nel proprio fare, questo è il profondamente malvagio che merita di essere estirpato dal mondo. Il mondo di Noah è un mondo in cui o si diventa – ci si cade, è una conseguenza scontata (!) – eroici diavoli, oppure si impara a essere ignavi devoti.

E ci sarebbe da gridare se non fosse per la sua assoluta inconsistenza: alla fine Noah è un film brutto, e quel che è peggio è che è noioso. Manca di grazia, manca di intelligenza – come il suo stesso protagonista –, manca di entusiasmo: tutti quei sintomi che quando presenti ci dicono che la storia è raccontata da un uomo appassionato; sembra davvero che Aronofsky si sia annoiato a fare questo film – a tradirlo sono soprattutto la pedanteria, l’incoerenza e le contraddizioni interne – e noi con lui, a seguirlo per le due ore e venti in sala. La malvagità nell’arte nasconde sempre una qualche grandezza, non riesce a non suscitare ugualmente uno stupore, a dichiarare una propria dignità, tale da rendersi memorabile, da segnarci alla sua comparsa; ma la negligenza può invece far scivolare ogni cosa nell’oblio. Risulta difficile descriverla, tanto non merita attenzione; non suscita “disgusto” perché sarebbe un’emozione fin troppo forte: è l’insipidume, quella pacata inconsistenza che è prodotto di un animo altrettanto smorto.

Benché il film tenti di salvarsi in calcio d’angolo – di nuovo portando a galla temi fuori contesto – Noah cova un danno triplice: alla presunzione segue la menzogna, e quelle due sono condite di superficialità. È l’ignoranza che si unisce alla povertà, che in fondo sono due sinonimi, ma che invece di generare un prodotto cattivo al quadrato, sembra fare l’operazione esattamente opposta, perché tirando le somme non c’è davvero nulla in potenza.

giovedì 10 aprile 2014

Corte Costituzionale e fecondazione eterologa

Gioiscono gli avvocati che hanno vinto la loro battaglia e le coppie di sposi da loro difesi che potranno essere assistite nel nostro Paese.

Gioiscono i medici italiani che finalmente saranno liberi di dimostrare le loro capacità e competenze. 

Gioiscono le associazioni liberal che hanno sostenuto la campagna di stampa a favore della fecondazione eterologa come segno di civiltà.

Gioisce l'intellighenzia europea e internazionale, quella dei diritti civili e delle libertà tout court che vede gli esseri umani titolari del diritto di progettare e realizzare i propri desideri senza limitazioni.

Ma il punto centrale è proprio questo: non sono in gioco i diritti dell'umanità, ma il giusto desiderio dell'uomo di vivere con pienezza la propria esperienza umana.

Da un punto di vista tecnico, ormai lo sappiamo, siamo in grado di manipolare qualsiasi tipo di cellula, anzi abbiamo acquisito la capacita di modificare addirittura la struttura costitutiva delle singole cellule.

Ma ci deve essere un limite a questa capacità di manipolare la realtà oppure per il fatto stesso che si possa realizzare, una “tecnica di fecondazione” diventa lecita? Questo è il tema centrale sul quale riflettere.

Può il desiderio legittimo di un uomo e di una donna di pensare e cercare di realizzare il progetto di generare un figlio andare contro l'evidenza di una realtà negativa, contraria ai loro desideri?

Non sempre, anzi quasi mai, la vita corrisponde al cento per cento a quello che il nostro cuore desidera.

Noi pensiamo e viviamo come se fossimo immortali, eppure moriamo. Ci comportiamo come fossimo onnipotenti, eppure non riusciamo ad andare d'accordo per un giorno intero neanche con la nostra donna o i nostri figli, se ne abbiamo.

Si vive per imparare ad amare e per prepararsi a morire, ma mentre viviamo ci dimentichiamo perché siamo al mondo. E allora desideriamo realizzare a tutti i costi, come fossimo bambini, quello che abbiamo in mente, anche se la realtà ci dice no, tu questo non lo puoi fare, non lo puoi ottenere, per te c'è un'altra strada.

Perché il bello della vita è proprio questo: esiste sempre una strada nuova e diversa per ciascuno di noi. Pensavamo di svoltare a destra e invece inaspettatamente si apre una via nuova a sinistra. Questo è un dato fattuale del quale ognuno di noi fa esperienza ogni giorno. E così si va avanti, passo dopo passo. Per fortuna non siamo tutti uguali anche se il Potere tende all'omologazione per mantenere sotto controllo il nostro desiderio e renderlo il più possibile conforme ai suoi progetti. 

Ma a questo punto perché non desiderare e ottenere un figlio biondo con gli occhi azzurri, oppure no: io lo voglio nero, ma con gli occhi chiari: lo voglio, lo voglio! Purché sia sano, altrimenti l'embrione appena installato verrà prelevato dall'utero e distrutto.

La sentenza della Corte Costituzionale non ci equipara agli altri Paesi europei sul piano della civiltà giuridica e su quello dei diritti civili, tutt'altro.

Quando si abbandona il riferimento ad una legge morale, quello che rimane è il desiderio dell'uomo che assurge a legge universale.

Ed allora ecco che in Europa, ogni Stato ha una propria legge sulla procreazione assistita e quello che è lecito in Francia non lo è in Germania e così via. Non esiste più un limite riconosciuto al desiderio dell'uomo. L'unico limite è quello posto dalla tecnica, medica in questo caso.

La conseguenza che ne deriva è il caos. Il ministro della Sanità si è subito espresso sulla necessità, a questo punto, di un nuovo quadro normativo. Bene, va benissimo il quadro normativo.

Ma quando diventa legge di uno Stato il volere a tutti i costi diventare padre e madre, ecco che si legifera a favore di un proprio desiderio, lecito e nobile quanto si vuole, ma pur sempre desiderio e non diritto che deve per forza essere garantito. 

Proseguendo su questa strada, tutto quello che passa per la mente di un uomo al potere, potrebbe un domani diventare norma cogente per l’intera società. Se ciò avvenisse, le conseguenze aprirebbero scenari imprevedibili per la vita di ciascuno di noi.