Le più grandi sciagure dell’umanità sono state originate da chi ha voluto semplificare la vita pianificando il mondo.

Giovannino Guareschi

martedì 29 maggio 2012

Translation of the post of May, 27

VII World Meeting of Families


In preparation for the VII World Meeting of Families to be held in Milan from May 28, 2012 and will end with the Pope's meeting in Bresso Sunday, June 3, we propose an extract of the discourse of His Holiness Benedict XVI at the opening of the Conference of the Church diocese of Rome on FAMILY AND CHRISTIAN COMMUNITIES held at the Basilica of St. John Lateran Monday, June 6, 2005. Here is a step in the Pope's speech:

"The anthropological foundation of the family

Marriage and the family are not in fact a chance sociological construction, the product of particular historical and financial situations. On the other hand, the question of the right relationship between the man and the woman is rooted in the essential core of the human being and it is only by starting from here that its response can be found.
In other words, it cannot be separated from the ancient but ever new human question: Who am I? What is a human being? And this question, in turn, cannot be separated from the question about God: Does God exist? Who is God? What is his face truly like?
The Bible gives one consequential answer to these two queries: the human being is created in the image of God, and God himself is love. It is therefore the vocation to love that makes the human person an authentic image of God: man and woman come to resemble God to the extent that they become loving people.
This fundamental connection between God and the person gives rise to another: the indissoluble connection between spirit and body: in fact, the human being is a soul that finds expression in a body and a body that is enlivened by an immortal spirit.
The body, therefore, both male and female, also has, as it were, a theological character: it is not merely a body; and what is biological in the human being is not merely biological but is the expression and the fulfilment of our humanity.
Likewise, human sexuality is not juxtaposed to our being as person but part of it. Only when sexuality is integrated within the person does it successfully acquire meaning.

Thus, these two links, between the human being with God and in the human being, of the body with the spirit, give rise to a third: the connection between the person and the institution.

Indeed, the totality of the person includes the dimension of time, and the person's "yes" is a step beyond the present moment: in its wholeness, the "yes" means "always", it creates the space for faithfulness. Only in this space can faith develop, which provides a future and enables children, the fruit of love, to believe in human beings and in their future in difficult times.

The freedom of the "yes", therefore, reveals itself to be freedom capable of assuming what is definitive: the greatest expression of freedom is not the search for pleasure without ever coming to a real decision; this apparent, permanent openness seems to be the realization of freedom, but it is not true. The true expression of freedom is the capacity to choose a definitive gift in which freedom, in being given, is fully rediscovered.
In practice, the personal and reciprocal "yes" of the man and the woman makes room for the future, for the authentic humanity of each of them. At the same time, it is an assent to the gift of a new life.

Therefore, this personal "yes" must also be a publicly responsible "yes", with which the spouses take on the public responsibility of fidelity, also guaranteeing the future of the community. None of us, in fact, belongs exclusively to himself or herself: one and all are therefore called to take on in their inmost depths their own public responsibility.

Marriage as an institution is thus not an undue interference of society or of authority. The external imposition of form on the most private reality of life is instead an intrinsic requirement of the covenant of conjugal love and of the depths of the human person.

Today, the various forms of the erosion of marriage, such as free unions and "trial marriage", and even pseudo-marriages between people of the same sex, are instead an expression of anarchic freedom that are wrongly made to pass as true human liberation. This pseudo-freedom is based on a trivialization of the body, which inevitably entails the trivialization of the person. Its premise is that the human being can do to himself or herself whatever he or she likes: thus, the body becomes a secondary thing that can be manipulated, from the human point of view, and used as one likes. Licentiousness, which passes for the discovery of the body and its value, is actually a dualism that makes the body despicable, placing it, so to speak, outside the person's authentic being and dignity."

domenica 27 maggio 2012

VII Incontro mondiale delle famiglie

In preparazione del VII incontro mondiale delle famiglie, che si terrà a Milano dal 28 maggio 2012 e si concluderà con la Santa Messa del Papa a Bresso Domenica 3 giugno, pubblico un estratto del discorso di Sua Santità BENEDETTO XVI all'apertura del Convegno ecclesiale della diocesi di Roma su FAMIGLIA E COMUNITÀ CRISTIANA, tenutosi presso la Basilica di San Giovanni in Laterano Lunedì, 6 giugno 2005. Di seguito un passo del discorso del Papa:

"
Il fondamento antropologico della famiglia

Matrimonio e famiglia non sono in realtà una costruzione sociologica casuale, frutto di particolari situazioni storiche ed economiche. Al contrario, la questione del giusto rapporto tra l’uomo e la donna affonda le sue radici dentro l’essenza più profonda dell’essere umano e può trovare la sua risposta soltanto a partire da qui. Non può essere separata cioè dalla domanda antica e sempre nuova dell’uomo su se stesso: chi sono? cosa è l’uomo? E questa domanda, a sua volta, non può essere separata dall’ interrogativo su Dio: esiste Dio? e chi è Dio? qual è veramente il suo volto? La risposta della Bibbia a questi due quesiti è unitaria e consequenziale: l’uomo è creato ad immagine di Dio, e Dio stesso è amore. Perciò la vocazione all’amore è ciò che fa dell’uomo l’autentica immagine di Dio: egli diventa simile a Dio nella misura in cui diventa qualcuno che ama.
Da questa fondamentale connessione tra Dio e l’uomo ne consegue un’altra: la connessione indissolubile tra spirito e corpo: l’uomo è infatti anima che si esprime nel corpo e corpo che è
vivificato da uno spirito immortale. Anche il corpo dell’uomo e della donna ha dunque, per così dire, un carattere teologico, non è semplicemente corpo, e ciò che è biologico nell’uomo non è
soltanto biologico, ma è espressione e compimento della nostra umanità. Parimenti, la sessualità umana non sta accanto al nostro essere persona, ma appartiene ad esso. Solo quando la sessualità si è integrata nella persona, riesce a dare un senso a se stessa.
Così, dalle due connessioni, dell’uomo con Dio e nell’uomo del corpo con lo spirito, ne scaturisce una terza: quella tra persona e istituzione. La totalità dell’uomo include infatti la dimensione del tempo, e il "sì" dell’uomo è un andare oltre il momento presente: nella sua interezza, il "sì" significa "sempre", costituisce lo spazio della fedeltà. Solo all’interno di esso può crescere quella fede che dà un futuro e consente che i figli, frutto dell’amore, credano nell’uomo. La libertà del "sì" si rivela dunque libertà capace di assumere ciò che è definitivo: la più grande espressione della libertà non è allora la ricerca del piacere, senza mai giungere a una vera decisione; è invece la capacità di decidersi per un dono definitivo, nel quale la libertà, donandosi, ritrova pienamente se stessa.
In concreto, il "sì" personale e reciproco dell’uomo e della donna dischiude lo spazio per il futuro, per l’autentica umanità di ciascuno, e al tempo stesso è destinato al dono di una nuova vita. Perciò questo "sì" personale non può non essere un "sì" anche pubblicamente responsabile, con il quale i coniugi assumono la responsabilità pubblica della fedeltà. Nessuno di noi infatti appartiene esclusivamente a se stesso: pertanto ciascuno è chiamato ad assumere nel più intimo di sé la propria
responsabilità pubblica. Il matrimonio come istituzione non è quindi una indebita ingerenza della società o dell’autorità, l’imposizione di una forma dal di fuori; è invece esigenza intrinseca del patto dell’amore coniugale.
Le varie forme odierne di dissoluzione del matrimonio, come le unioni libere e il "matrimonio di prova", fino allo pseudo-matrimonio tra persone dello stesso sesso, sono invece espressioni di una libertà anarchica, che si fa passare a torto per vera liberazione dell’uomo. Una tale pseudo-libertà si fonda su una banalizzazione del corpo, che inevitabilmente include la banalizzazione dell’uomo. Il suo presupposto è che l’uomo può fare di sé ciò che vuole: il suo corpo diventa così una cosa secondaria dal punto di vista umano, da utilizzare come si vuole. Il libertinismo, che si fa passare per scoperta del corpo e del suo valore, è in realtà un dualismo che rende spregevole il corpo, collocandolo per così dire fuori dall’autentico essere e dignità della persona."




venerdì 25 maggio 2012

Translation of the post of May, 22

Pills election

The policy is done with numbers. This evening, commenting on the results of the Italian local elections this May 2012 (V year of crisis) I will use a single percentage: 60% of eligible voters went to the polls did not. It means that six out of ten Italians have decided not to have a valid reason to cast their vote in local elections, where it is usually stronger than the interest and the bond that unites the citizens at its territory. Try to imagine what will be the turnout for the parliamentary elections in perspective in a year? Unless ... unless the leaders of political parties do not open their eyes in the area cesarini and in these few months left before the next election campaign does not do three things.

First, change the electoral law and allow citizens to choose their candidate preference, which would be desirable not to have any kind of slope current with the law (here appeals to the sense of the state of political parties).


Second, reducing the number of MPs to be elected by extending the territorial scope of the constituencies. It 'a constitutional reform that we have seen this Parliament can do very well if you want (see inclusion of a balanced budget in the Constitution voted in April).

Third, by the next general election to reduce the reimbursement election, connecting both to the actual costs incurred by both parties and in proportion to the number of votes obtained, however, by setting a maximum reimbursement. The rest is self-financing is not borne by the public purse. The costs will then be verified by an above suspicion (eg the Court of Auditors).

Ask for more, given the time constraints, this Parliament to "selected" frankly, it would be unrealistic. But anyhow, if our representatives were able to complete at least three small but important reforms, perhaps they could recover the bond with the voters who were watching in this election. The PDL leaders Alfano said that Italians expect a new political offer: very true. Then why not try to offer it to them carrying out these three reforms, while there is time to talk and discuss with other political leaders? One thing is certain: if this is not done, all parties would be overwhelmed by the political vote, a vote is a vote in the fall and next spring. So maybe it would open up entirely unpredictable scenarios ...

martedì 22 maggio 2012

Pillole elettorali

La politica si fa con i numeri.  Questa sera, per commentare i risultati delle elezioni amministrative italiane di questo maggio 2012 ( V anno di crisi) userò una sola percentuale: il 60% degli aventi diritto al voto non si sono recati alle urne. Significa che sei italiani su dieci hanno ritenuto di non avere una motivazione valida per esprimere il proprio voto in elezioni amministrative, dove di solito è più forte l’interesse e il legame che unisce il cittadino al proprio territorio. Proviamo ad immaginare quale sarà l’affluenza alle urne per le elezioni politiche in prospettiva tra un anno?  A meno che… a meno che i leaders dei partiti politici non aprano gli occhi in zona cesarini e in questi pochi mesi che mancano alla prossima campagna elettorale non facciano tre cose.
Primo: cambiare la legge elettorale e permettere ai cittadini di scegliere con la preferenza il proprio candidato, il quale sarebbe auspicabile non abbia alcun tipo di pendenze in corso con la giustizia (qui si fa appello al senso dello Stato dei partiti politici).
Secondo: ridurre il numero dei parlamentari da eleggere ampliando l’estensione territoriale dei collegi elettorali. E’ una riforma costituzionale che abbiamo visto questo Parlamento riesce a fare benissimo se vuole (vedasi inserimento del pareggio di bilancio nella Carta Costituzionale votato in aprile).
Terzo: dalle prossime elezioni politiche ridurre il rimborso elettorale, collegandolo sia alle spese effettivamente sostenute dai partiti e sia in misura proporzionale al numero dei voti ottenuti, fissando però un tetto massimo ai rimborsi. Il resto è auto finanziamento non a carico delle casse pubbliche. Le spese poi dovranno essere verificate da un organismo al di sopra di ogni sospetto (es. la Corte dei Conti).
Chiedere di più, visti i tempi stretti, a questo Parlamento di “prescelti”, francamente sarebbe irrealistico. Ma tant’è, se i nostri rappresentanti riuscissero almeno a portare a termine queste tre piccole grandi riforme, forse potrebbero recuperare il legame con gli elettori che sono stati a guardare in questa tornata elettorale. Il leader PDL Alfano ha dichiarato che gli italiani aspettano una nuova offerta politica: verissimo. Allora perché non provare ad offrirla loro portando avanti queste tre riforme, finchè c’è il tempo per parlarne e discuterne con gli altri leaders politici?  Perché una cosa è certa: se ciò non venisse fatto, tutti i partiti sarebbero travolti dal voto politico, sia che si voti in autunno sia che si voti la prossima primavera. E allora forse si aprirebbero scenari del tutto imprevedibili…


 
foto di Andrea Todeschini

venerdì 18 maggio 2012

Translation of the post of May, 15

Storytelling: the path of humanization

I just finished reading an interesting essay by Massimo Diana entitled "Narrare - perchè e come raccontare le storie ai bambini".

The book contains the articles that appeared in the last three school years 2008/2009/2010 and 2011 in the journal The time religion.

The result was a work very interesting for us as parents, to teachers, but also for those who want to deepen existing ties and connections between telling a story, a fable and the human being, adult or child.

The author writes at the beginning of the book: "We can, in general, include all the stories and narratives of humanity as simultaneously a way to God, the afterlife, the world of sense and meaning, the Absolute , but also a path to his own humanity: narratives are paths of humanization. They teach that change is possible, that men and women become the best you can and will be affordable to one and all. "

But what they talk about the stories? What are the eternal and universal problems that all of us, men or women, sooner or later we meet in our lifetime? Two are by the author, in the final analysis, the topics covered in the narratives: learning to love and be prepared to die. Since the volume of this central topic delves into the cultural implications, providing acute psychological and historical reflections and different points of view that educate us to open our eyes to new thoughts. There are several examples taken from the Bible, from literature, cinema and from ancient myths to better describe the concepts.

Besides the title, the book is intended for all educators, professionals and vocation. What does it mean to educate, then, would the end of the work the author? Diana's answer: "it means helping to imagine otherwise. This is the great nobility and human dignity: it is always possible in any situation, to imagine otherwise, that is, seeing things from another perspective and gain a new view of reality. "It is certainly not, to my way of seeing things, a comprehensive definition of the term education, but it is a good starting point for all.

For those wishing to read the work (reading that Board):
Massimo Diana, ",Narrare - perchè e come raccontare le storie ai bambini" publisher Elledici, Turin 2011







martedì 15 maggio 2012

Narrare: percorso di umanizzazione

Ho appena terminato di leggere l’interessante saggio di Massimo Diana dal titolo: “ Narrare: perché e come raccontare le storie ai bambini” .
Il libro raccoglie gli articoli apparsi negli ultimi tre anni scolastici 2008 / 2009 /2010 e 2011 sulla rivista L’Ora di religione.
Ne è uscita un’opera davvero interessante per noi genitori, per gli insegnanti, ma anche per tutti coloro che vogliono approfondire i legami e le connessioni esistenti tra il raccontare una storia, una favola e l’essere umano, adulto o bambino che sia.   
Scrive l’autore all’inizio del libro: “Possiamo, in generale, comprendere tutte le storie e le narrazioni dell’umanità come, contemporaneamente, una via a Dio, al mondo ultraterreno, al  mondo del senso e del significato, all’Assoluto, ma anche una via alla propria umanità: le narrazioni sono percorsi di umanizzazione. Esse insegnano che cambiare è possibile, che diventare uomini o donne migliori è possibile ed è alla portata di tutti e di ciascuno.”
Ma di cosa parlano le narrazioni? Quali sono gli eterni e universali problemi che tutti noi, uomini o donne, prima o poi incontriamo nel corso della nostra vita?  Due sono, per l’autore, in ultima analisi i temi trattati  nelle narrazioni:  imparare ad amare e prepararsi a morire. Dall’introduzione di questo argomento centrale  il volume si addentra nei risvolti culturali, psicologici e storici fornendo acute riflessioni e diversi punti di vista che ci educano ad aprire lo sguardo verso nuovi pensieri. Non mancano esempi presi dalla Bibbia, dalla letteratura, dal cinema e dai miti arcaici per meglio descrivere i concetti esposti.
Oltre il titolo, il volume si rivolge agli educatori tutti, professionisti e per vocazione.  Cosa vuol dire educare allora, si chiede alla fine dell'opera l’autore?  Ecco la risposta di Diana:  “vuol dire aiutare a immaginare altrimenti. Questa è la grande nobiltà e dignità umana: che è sempre possibile in qualunque situazione, immaginare altrimenti, cioè vedere le cose da un’altra prospettiva e acquisire un nuovo sguardo sulla realtà”.
Non è certamente, a mio modo di vedere le cose, una definizione esaustiva del termine educazione, ma è comunque un buon punto di partenza, per tutti.

Per chi volesse leggere l’opera (lettura che consiglio) :

Massimo Diana, “Narrare – perché e come raccontare le storie ai bambini” Editrice Elledici, Torino 2011


   

mercoledì 9 maggio 2012

Translation of the post of May, 8

Web, is a land of mission?


In March 2012, released the new work of Antonio Spadaro: Cyberteologia, subtitled think Christianity at the time of the network. With this Spadaro confirmed among the leading scholars of Italian relationships between the w.w.w. and the Christian religion, between the network and Catholic theology, that is, universal, like the network.

In just over a hundred and thirty pages, the Jesuit Director of "The Catholic Civilization" analyzes the changes that will inevitably set in the way we think and act by the emergence of the network. "The network" Spadaro writes in the introduction, "is not a tool, but an environment in which we live." ... "And if we have a smartphone in your pocket are always turned into the net."The question is, if the network changes the way we think, change, or has already changed, even the way we live our faith? From this incipit starts deep analysis, shrill, and the original author.

They declined the "paradigms" that characterize the network and that at the time, they determine the development: search engines, vision shuffle, the push and the pull, applications and so on Instapaper.What Spadaro interested in highlighting is that "the challenge is not to be so well how to use the network, as often believed, but how to live well at the time of the network. In this sense the network is not a new means of evangelization, but above all an environment in which faith is called to speak not as a mere desire to be present, but for a connatural of Christianity with the lives of men '"(p. 22).

What kind of church is on line? A Church liquid, without authority, a church hub? Spadaro, while sensitive to the news that the network carries, remains in communion with what the Church has always taught to men-that it is impossible that virtual reality will replace the real experience of a Christian community visible and historical, as well as you can not experiment on the net the sacraments and liturgical celebrations. In the book are many references to Vatican documents that testify to this.

What emerges from the pages of the book is the love that the Church leads to creation, created by God, and desire that nothing remains unexplored and forgotten. It follows that the Christian is called to bear witness to the glory of God in the network and the living answer to the needs of man which is Christ. In this sense, the concept of "witness" and "witness" in the network deserves serious consideration by every Christian who surf the web.

To conclude: "The digital culture poses new challenges to our ability to speak and listen to a symbolic language that speaks of transcendence. Jesus in proclaiming the Kingdom has been able to use elements of the culture and environment of his time: the flock, the fields, the banquet, the seeds and so on. Today we are called to discover, even in digital culture, symbols and metaphors meaningful for people who can help in speaking of the Kingdom of God to modern man. " This book is an exaltation, in the sense of appreciation, the positive aspects that are in the network and is written with so much passion for the genius of the man who created the w.w.w. new frontier, new ground for the Christian mission of the twenty-first century.An extensive bibliography complete the work further demonstrates that, if ever it were needed, the importance of this work that brings with it the gift of synthesis.

For those interested in reading (recommended):
Antonio Spadaro, Cyberteologia, Casa Editrice Vita e Pensiero- Milan 2012

martedì 8 maggio 2012

Web terra di missione?

Nel mese di marzo 2012 è uscito il nuovo lavoro di Antonio Spadaro: Cyberteologia, sottotitolo: pensare il cristianesimo al tempo della rete. Con quest’opera Spadaro si conferma tra i principali studiosi italiani dei rapporti tra il w.w.w. e la religione cristiana, tra la rete e la teologia cattolica, cioè universale, come la rete.
In poco più di centotrenta pagine il gesuita direttore de “La Civiltà Cattolica” analizza i cambiamenti che inevitabilmente sono intervenuti nel nostro modo di pensare e di agire dall’affermarsi della rete.   “La rete” scrive Spadaro nell’introduzione, “non è uno strumento, ma un ambiente nel quale noi viviamo”. …”E se abbiamo uno smartphone acceso in tasca siamo sempre dentro la rete”.
La domanda quindi è, se la rete cambia il nostro modo di pensare, cambierà , o è già cambiato, anche il nostro modo di vivere la fede? Da questo incipit prende avvio l’analisi profonda, acuta e originale dell’autore. Vengono declinati i “paradigmi” che caratterizzano la rete e che, al momento, ne determinano lo sviluppo: i motori di ricerca, la visione shuffle, il sistema push e quello pull, le applicazioni Instapaper  e così via.   
Ciò che a Spadaro interessa mettere in luce è che “la sfida dunque non deve essere come usare bene la rete,  come spesso si crede, ma come vivere bene al tempo della rete. In questo senso la rete  non è un nuovo mezzo di evangelizzazione, ma innanzi tutto un contesto in cui la fede è chiamata ad esprimersi non per una mera volontà di presenza, ma per una connaturalità  del cristianesimo  con la vita degli uomini”” (pag. 22).
Che tipo di Chiesa è presente in rete? Una Chiesa liquida, senza autorità, una Chiesa hub?  Spadaro, pur sensibile alle novità che la rete porta con sé, rimane in comunione a ciò che la Chiesa da sempre insegna agli uomini e cioè che è impossibile che la realtà virtuale sostituisca l’esperienza reale di una comunità cristiana visibile e storica, così come non è possibile sperimentare in rete i sacramenti e le celebrazioni liturgiche. Nel libro sono molteplici i riferimenti a documenti vaticani che testimoniano ciò.
Quello che emerge dalle pagine del libro è l’amore che la Chiesa porta al creato, creato da Dio, e il desiderio che nulla rimanga inesplorato e dimenticato. Ne consegue che il cristiano è chiamato a testimoniare anche nella rete la gloria di Dio e la risposta vivente ai bisogni dell’uomo che è Cristo.   In questo senso il concetto di “testimone” e “testimonianza” nella rete merita una seria riflessione da parte di ogni cristiano che naviga nel web.
Per concludere: “La cultura digitale pone nuove sfide alla nostra capacità di parlare e di ascoltare un linguaggio simbolico che parli della trascendenza. Gesù stesso nell’annuncio del Regno ha saputo utilizzare elementi della cultura e dell’ambiente del suo tempo: il gregge, i campi, il banchetto, i semi e così via. Oggi siamo chiamati a scoprire, anche nella cultura digitale, simboli e metafore significative per le persone che possono essere di aiuto nel parlare del Regno di Dio all’uomo contemporaneo”.  Questo libro è un’esaltazione, nel senso di valorizzazione, degli aspetti positivi che si trovano nella rete ed è scritto con tanta passione per l’ingegno dell’uomo che ha creato il w.w.w. , nuova frontiera, nuova terra di missione per il cristiano del ventunesimo secolo.
Completa l’opera una ricca Bibliografia che testimonia ulteriormente, se mai ce ne fosse bisogno, l’importanza di quest’opera che porta seco anche il dono della sintesi.

Per chi fosse interessato alla lettura (consigliata):
Antonio Spadaro, Cyberteologia , Casa Editrice Vita e Pensiero – Milano 2012