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domenica 18 novembre 2012

Ho perso le mie figlie a Gaza nel 2009. Sicuramente lo spargimento di sangue deve finire. Articolo di Izzeldin Abuelaish

Il nostro amico Izzeldin Abuelaish ci ha chiesto di dare la massima risonanza al suo articolo pubblicato il 17 novembre sul TheGuardian on Facebook che commenta i tragici fatti che stanno accadendo in questi giorni nella Striscia di Gaza. Volentieri accogliamo il suo invito e pubblichiamo l'articolo, tradotto in italiano.

"Enorme il coraggio che serve ora per guarire le ferite storiche e cessare i massacri, abbandonando tutte le giustificazioni per la guerra.

Sono rimasto scioccato a leggere dell'ennesimo massacro. Quanti massacri i palestinesi potranno ancora sopportare? Quanti spettatori potranno ancora tollerare tutto ciò? Certo, ora è il momento di affrontare la realtà: i mezzi militari e la violenza non potranno mai porre fine a questo conflitto. La definizione di occupato e occupante non ha più senso.

I palestinesi e gli israeliani potranno avere successo quando compiranno passi coraggiosi per andare avanti verso un futuro sostenibile, in cui noi tutti confidiamo. E la comunità internazionale non potrà più voltare le spalle.

Gli israeliani non possono parlare di auto-difesa. Si tratta di invasione, con tutti i mezzi da tutte le direzioni - da aria, da terra e  da mare. Il  Governo israeliano ha autorizzato la mobilitazione fino a 75.000 riservisti alla fine dello scorso venerdì, preparando il terreno per una possibile invasione di Gaza. Invece di auto-difesa, si tratta di fuga dalle responsabilità. Per contro, non è diritto degli occupati combattere e liberarsi dall'occupazione e dalle continue umiliazioni?

Ciò che permette al male di prosperare è il fatto che le persone di buona volontà  non fanno niente per cambiare le cose. E' il momento per i leader politici di essere coraggiosi. Che cosa hanno intenzione di dire ai loro figli quando guardano gli altri bambini uccisi?  Dov'è un sistema internazionale costruito sulla giustizia e sui valori umani?

La storia si ripete, si dice. Ma questa volta alla storia non è stato permesso di ripetersi, dal momento che non vi è stata alcuna tregua nella sofferenza e nell'uccisione dei palestinesi, che prosegue quotidianamente. E si tende a mantenere gli appuntamenti - al momento delle elezioni - ci sono invasioni, il sangue palestinese viene usato per vincere le campagne politiche.

Ma questa azione mette in pericolo la vita e il futuro non solo dei palestinesi ma anche degli israeliani. Per questo ciò che sta accadendo è un suicidio distruttivo. I nemici finali sono l'ignoranza, l'arroganza, la paura e l'avidità. E il vero coraggio sarebbe quello di implementare i trattati di pace e progetti simili. Mentre scrivo, 39 palestinesi e 3 israeliani sono stati uccisi e più di 300 persone gravemente ferite. Le morti includono otto ragazzi, tre donne, di cui una in stato di gravidanza e quattro anziani. Dei feriti gravi ci sono 102 bambini. Si tratta, ancora una volta, una tragedia umana.

La leadership politica e militare - compresi tutti i generali israeliani - sa che i mezzi militari non potranno mai porre fine a questa violenza. Sappiamo anche che le occupazioni finiscono e anche questa alla fine terminerà. Quindi, cerchiamo di porre fine a questa follia adesso. Invece di usare la forza contro i civili, perché non investire le proprie energie nel portare avanti i trattati di pace? La ferita non può guarire, mentre ora c'è un grande impegno nell' approfondirla ed esacerbarla. La mia famiglia a Gaza non è sicura e lo stesso si può dire per tutte quelle persone innocenti in Israele.

"Nessun governo dovrebbe tollerare una situazione in cui quasi un quinto della sua popolazione vive sotto un continuo fuoco di fila di razzi e missili", afferma il primo ministro, Benjamin Netanyahu, che affronta le elezioni a gennaio. E il popolo palestinese che ha sofferto per decenni?

All'esercito è stato ordinato di condurre "attacchi chirurgici" a Gaza, ha detto Netanyahu, ma Israele avrebbe preso "tutte le iniziative necessarie per difendere il nostro popolo." Ci sono state anche segnalazioni di lancio di missili su Gaza durante la notte.

E' una novità per me apprendere che Netanyahu sia un chirurgo. Non sappiamo chi gli abbia insegnato la chirurgia e quale tipo di chirurgia. Noi, come medici, pratichiamo la chirurgia curativa e costruttiva e non quella distruttiva e traumatizzante. Questo è il tipo di chirurgia che avrebbe bisogno di imparare e praticare, un intervento chirurgico che dovrebbe guarire e chiudere le ferite dei palestinesi e degli israeliani.

Per di più, chi sta mostrando più coraggio in questa situazione?

Nel mezzo dell'escalation della violenza, essere coraggiosi significherebbe operare per salvare vite umane. Non c'è coraggio nell'uso della forza contro civili innocenti e disarmati - o civili armati solo della loro fede e della loro volontà di vivere in modo indipendente. Né vi è il coraggio - su entrambi i lati - nel manipolare la situazione per il limitato interesse politico e individuale.

Per quanto riguarda la pace - per usare un linguaggio medico - se una cellula soffre, tutto il corpo ne soffre e si lamenta. E' la pace individuale della mente che porta alla pace di una comunità. Deve diventare uno stile di vita, un modo naturale di pensare - un compito enorme per un luogo dove la violenza endemica è routine. Di qui la necessità di modificare radicalmente il contesto, e, su entrambi i lati, si deve trovare l'accordo.

Il popolo palestinese è nel dolore e nell'angoscia. Ne abbiamo abbastanza di sentire il grido di angoscia delle  madri, testimoni della morte. La donna che urla per il dolore del travaglio aspettando il momento felice di avere il suo bambino appena nato, questo è il grido della madre per la vita e la libertà.

Il ruolo del medico è quello di aiutare, per ridurre al minimo le sofferenze e per far nascere in modo sicuro i bambini del futuro. E' tempo per la comunità internazionale di aiutare e sostenere i palestinesi in questo bel progetto. Il mondo è afflitto da violenze e conflitti. Dobbiamo andare avanti e sottolineare il rispetto e la dignità che ogni essere umano merita indipendentemente dal sesso o razza. La libertà non deve fermarsi alle frontiere della Palestina, siamo in grado di resistere attraverso la verità e la giustizia.

La pace sarà una conseguenza della verità. Maria Montessori ha detto: "Stabilire una pace duratura è compito dell'educazione, tutti i politici possono farlo tenendoci fuori dalle guerre."

Speriamo che questo sia un punto di svolta e una strada verso la libertà palestinese."


foto di Claudio Caprara











martedì 28 agosto 2012

Translation of the post of 'August 27

I shall Not hate.

In the work the author says. Izzeldin Abuelaish is a physician specializing in gynecology. He graduated in medicine from Cairo University and later worked in hospitals and followed courses of specialization in Saudi Arabia, Italy, Belgium, United States, Afghanistan, Israel. His specialty is the study of cases of infertility of couples. Who has worked in Israel is truly a special event, because Dr. Abuelaish is one of the few Palestinians still allowed to work in an Israeli hospital.

The author was in fact born in 1955 in Gaza, where his family had taken refuge since 1948 when Israeli soldiers confiscated all the lands and possessions of the Abuelaish in the country of origin, Houg, near Sderot in southern Israel.
In the book, the doctor says to the thread and sign the numerous episodes of his childhood, made only of poverty and lack of material goods but rich in love by his parents and his many brothers.


Abuelaish with unimaginable hardships for our children, is able to graduate and get a scholarship to attend the Faculty of Medicine at Cairo, thanks to willpower uncommon, supported by a sincere faith in God and the goodness of human. The dream of his youth is coming true.
Against the background of the story there are over forty years of the Middle East conflict and the history of a people, the Palestinians, in fact abandoned to a destiny that seems not to interest anyone.
After graduating in medicine, the author embarked on a successful career that led him to work in different parts of the world. At home, in Gaza, remains his wife Nadia, who over time enriches the family with eight children.

The desire to Abuelaish is twofold: on the one hand to improve the sanitary conditions of the Palestinian people in Gaza are living in desperate conditions sanitary. On the other hand try using the medicine and science of tending a bridge to the other side, the Israelis, mostly doctors and men of culture who Abuelaish has long been known and appreciated in the receiving mutual respect.

Everything seemed to be going in the right direction even if living in Gaza remained very difficult especially for his family until within a few months happen two events that mark the life of the author: September 16, 2008 dies of leukemia fulminant his wife Nadia. Finally, 16 January 2009, right in the Israeli attack - Operation Cast Lead - an Israeli tank fired a cannon for error against the doctor's house at the same time killing the first three daughters as well as a granddaughter. Other children and family members were severely injured. Abuelaish was practically not affected even by a splinter. Why? It then asks the author to me and nothing to my daughters death?

After that second tragic incident Abuelaish wrote the book:  I Shall Not hate. Quote on p. 218: "Revenge, an endemic disease in the Middle East, I do the return (the daughters, ed.) It 'important to try anger after such events, anger, indicating that you do not accept what has happened, that makes you to make a difference. But be careful not to fall in hate. The desire for revenge and enmity only serve to ward off common sense, increase suffering and prolong the conflict. "And towards the end of the book yet the author:" I have lost three beautiful daughters but I'm lucky to have five more children, and I own the future. I believe that Einstein was right when he said that life is like riding a bicycle to stay in balance you have to keep pedaling. I will continue to ride you but I need you to join me in this long journey. "

I did not know the story of Dr. Abuelaish, but when I heard him tell it in person and then I saw the YouTube video of the attack to the daughters, I was really moved by the humanity of the man who deserves to be known throughout the world. The book is worth a careful reading and thoughtful and definitely will help us to better understand the world in which we live.



lunedì 27 agosto 2012

Non odierò


Non odierò.

Nell’opera l’autore si racconta. Izzeldin Abuelaish è un medico, specializzato in ginecologia. Si è laureato in medicina all’Università del Cairo e successivamente ha lavorato in ospedali e seguito corsi di specializzazione in Arabia Saudita, Italia, Belgio, Stati Uniti, Afganistan, Israele. La sua specializzazione è nello studio dei casi di infertilità delle coppie. Che abbia lavorato in Israele è veramente un evento speciale, perché il Dr. Abuelaish è uno dei pochissimi palestinesi tutt’ora ammessi a lavorare in un ospedale israeliano.
L’autore è nato infatti nel 1955 a Gaza, dove la sua famiglia si era rifugiata dal 1948 quando i soldati israeliani avevano confiscato tutte le terre e i possedimenti degli  Abuelaish nel paese di origine, Houg, vicino a Sderot, nella parte meridionale di Israele.
Nel libro il medico racconta per filo e per segno i molteplici episodi della sua infanzia, fatta solo di miseria e assenza di beni materiali ma ricca di amore da parte dei suoi genitori e dei suoi tanti fratelli.

Grazie ad una forza di volontà non comune, sostenuta da una sincera fede in Dio e nella bontà dell’animo umano, Abuelaish con fatiche inimmaginabili per i nostri figli, riesce a diplomarsi e ad ottenere una borsa di studio per frequentare la facoltà di medicina al Cairo. Il sogno della sua gioventù si sta avverando.
Sullo sfondo del racconto ci sono oltre quarant’anni di conflitto medio orientale e la storia di un popolo, quello palestinese, di fatto abbandonato ad un destino che sembra non interessare a nessuno.
Dopo la laurea in medicina, l’autore inizia un percorso fortunato di carriera che lo porta a lavorare in diverse parti del mondo. A casa, a Gaza, rimane sempre la moglie Nadia che nel tempo arricchisce la famiglia con otto figli.

Il desiderio di Abuelaish è duplice: da un lato quello di migliorare le condizioni sanitarie del popolo palestinese che a Gaza vive in condizioni igienico sanitarie disperate. Dall’altro cercare tramite la medicina e la scienza di tendere un ponte con l’altra parte, gli israeliani, soprattutto medici e uomini di cultura che Abuelaish ha nel tempo conosciuto e apprezzato ricevendone stima reciproca.

Tutto sembrava andare nella giusta direzione anche se vivere a Gaza rimaneva molto difficoltoso soprattutto per la sua famiglia sino a quando nel giro di pochi mesi accadono due eventi che segnano la vita dell’autore: il 16 settembre 2008 muore di leucemia fulminante la moglie Nadia.  Infine il 16 gennaio 2009, in pieno attacco Israeliano – operazione Piombo Fuso – un carro armato israeliano spara per errore un colpo di cannone contro la casa del medico uccidendo contemporaneamente le prime tre figlie oltre ad una nipotina. Altri figli e familiari rimasero gravemente feriti. Abuelaish praticamente non venne colpito neanche da una scheggia. Perché? Si chiede da allora l’autore a me niente e alle mie figlie la morte?

Dopo quel secondo tragico episodio Abuelaish scrisse il libro: Non odierò. Cito a pag. 218: “La vendetta, una malattia endemica in Medio Oriente, non me le restituirà (le figlie, n.d.r.). E’ importante provare rabbia dopo eventi del genere, rabbia che segnala che non accetti quello che è accaduto, che ti incita a fare la differenza. Ma bisogna stare attenti a non cadere nell’odio. Il desiderio di vendetta e di inimicizia servono solo ad allontanare il buon senso, accrescere sofferenze e prolungare il conflitto. “  E verso la fine del libro ancora l’autore: “Ho perso tre splendide figlie ma ho la fortuna di avere altri cinque figli e possiedo il futuro. Credo che Einstein avesse ragione quando diceva che la vita è come andare in bicicletta: per restare in equilibrio bisogna continuare a pedalare. Io continuerò a pedalare ma ho bisogno che voi vi uniate a me in questo lungo viaggio.”

Non conoscevo la storia del Dr. Abuelaish, ma quando l’ho ascoltato raccontarla di persona e poi ho visto su YouTube i video dell’attentato alle figlie, sono rimasto veramente commosso dall’umanità di quest’uomo che merita di essere conosciuto in tutto il mondo. Il libro vale una lettura attenta e meditata e sicuramente ci aiuterà a meglio comprendere il mondo nel quale viviamo.

Izzeldin Abuelaish, Non odierò, Edizioni Piemme spa, Milano 2011