Le più grandi sciagure dell’umanità sono state originate da chi ha voluto semplificare la vita pianificando il mondo.

Giovannino Guareschi

giovedì 28 febbraio 2013

The tsunami effect ...

The tsunami effect has finally arrived, and as promised the word, has been devastating.

Politics is made ​​up of numbers and the numbers are as follows: the Democratic Party in the House received 8,644,000 votes equal to 25.42% of the total investment, the People of Freedom (Berlusconi)  7,332,000 votes (21.56%) and the Movement of Beppe Grillo 8,689,000 votes, representing 25.55% of the votes. The party Monti has collected only 2,824,000 votes.

If we compare these data with the results of previous elections (2008), we realize the effect tsunami: the Democratic Party has lost 3,451,000 votes while the PDL has even lost 6,297,000 votes. Where did all those votes coming out of the two main Italian parties? Movement 5 stars? Good part of it.

What we have before your eyes is a new political situation in Italy, suggested by some analysts, but in the end considered impossible by the main party leaders. Bersani (and PD) was convinced he had the victory in his pocket or, at worst, they need to govern the aid of Monti in the Senate, Berlusconi wanted to finish second to stay still essential in some institutional changes, while Monti expected more recognition by the Italians to the "dirty" work that the President had given him.

But the polls came out a will of the people who actually made ​​it almost meaningless the center pole, has rejected the policy of a Democratic Party that has failed to explain to the Italians that Italy has in mind, and has perhaps permanently rejected Berlusconi's populism fed once again the now traditional slogan (lower taxes, more amnesties, fair justice, etc.) and instead awarded a transverse movement, liquid, labels, Italians who until yesterday were voting the Left, Center and Right and also that this once they have chosen to vote for something different to offer new policy.

In a democracy, the will of the people deserves absolute respect, however, the main political leaders should understand in time that the country was tired of listening to promises of change in the political, administrative and social and not see them ever made. And we all have in mind what we mean, in what later became largely the program M5S!


Some commentators argue that the birth of M5S is similar to the emergence of the Northern League, but the similarities in our country are not there. That the League was a political movement very well defined, united and unified, all of his constituents had in mind some specific objectives to be achieved and the enemy was clear, was the thieving Rome which oppressed the North with production taxes to maintain unsustainable 'Italy wasteful of Central and South
In M5S I do not think that they are so clear, geographically defined unit and the points that unite 8 million and 689 thousand Italians who voted.

The fact that makes this new political force even more unique is its genesis: a movement created about five years ago by an entertainer, a comedian. Of course, with the passage of time the comic has grown, studied the scripts to address the different political issues and have been joined him along the way who helped him, gave him advice. And in the latter 's campaign, while professional politicians spoke in theaters (where they usually perform comedians), the comedian turned the streets of Italy (where once the political party leaders held their meetings) meeting in person the Italians, giving them a smile and explaining what Italy had in mind.

But now the tour is over. In Parliament there are representatives M5S that will be called, along with other elected officials, to ensure our country five years of Legislature and Government, for the good of our country and all of us. The show is over, it's time Calvero falls from the stage, it is time to enter the stage reality.

We are confident, we expect that the sense of responsibility related to elective office held (as a Deputy or Senator) is very clear in the minds and hearts of all the newly elected members that, especially if they are young and first-time parliamentarian, have their proper charge and the right desire to do their jobs well. For themselves, their peers and all of us.



mercoledì 27 febbraio 2013

L'effetto tsunami...


L’effetto tsunami alla fine  è arrivato e, come prometteva la parola, è stato devastante.

La politica è fatta di numeri e i numeri sono i seguenti: il Partito Democratico alla Camera ha ottenuto 8.644 mila voti pari al 25,42% del totale; il Popolo della Libertà 7.332 mila voti (21,56%) e il Movimento di Beppe Grillo 8.689 mila voti, pari al 25,55% dei voti. Il partito di Monti ha raccolto solamente 2.824 mila voti.

Se confrontiamo questi dati con i risultati delle precedenti elezioni politiche (2008) ci rendiamo conto dell’effetto tsunami:  il PD ha perso 3.451 mila voti mentre il PDL ne ha persi addirittura 6.297 mila voti.  Dove sono andati tutti questi voti in uscita dai due principali partiti italiani? Al Movimento 5 stelle? Buona parte sì.

Quella che abbiamo davanti agli occhi è una situazione politica nuova per l’Italia, ipotizzata da alcuni analisti, ma in fondo ritenuta impossibile dai principali leader di partito. Bersani (e il PD) era convinto di avere la vittoria in tasca o, alla peggio, di aver bisogno per governare dell’aiuto di Monti al Senato; Berlusconi voleva arrivare secondo per rimanere  comunque indispensabile in alcuni passaggi istituzionali, mentre Monti si aspettava più riconoscenza dagli italiani per il lavoro “sporco” che il Presidente della Repubblica gli aveva affidato.

E invece dalle urne è uscita una volontà popolare che ha di fatto reso quasi insignificante il polo di centro, ha bocciato la linea politica di un PD che non ha saputo spiegare agli italiani quale Italia ha in mente; ha forse definitivamente bocciato il populismo berlusconiano nutrito ancora una volta degli ormai tradizionali slogan  (meno tasse, più condoni, giustizia giusta ecc) e invece ha premiato un movimento trasversale, liquido, non etichettabile, di italiani che fino a ieri votavano la Sinistra, il Centro e anche la Destra e che questa volta hanno scelto di votare per qualcosa di diverso, per un’offerta politica nuova.

In democrazia la volontà popolare merita assoluto rispetto, tuttavia i principali leader politici avrebbero dovuto comprendere per tempo che il Paese era ormai stanco di ascoltare promesse di cambiamento nella vita politica, amministrativa e sociale  e non vederle mai realizzate. E tutti noi abbiamo bene in mente a cosa ci riferiamo, a quello che poi è diventato in buona parte il programma del M5S!

Alcuni commentatori in queste ore paragonano il M5S alla Lega Nord delle origini, ma le analogie di fondo secondo noi non ci sono. Quello della Lega era un movimento politico molto ben definito, unito e unitario, i suoi elettori avevano tutti in mente alcuni obiettivi  ben precisi da raggiungere e il nemico era chiaro, era la Roma ladrona che opprimeva il Nord produttivo con tasse insostenibili per mantenere l’Italia sprecona del Centro e del Sud. 
Nel M5S non mi sembra che siano così chiari, geograficamente definiti e unitari i punti che uniscono gli 8 milioni e 689 mila italiani che l’hanno votato.

Il fatto poi che rende questa nuova forza politica ancora più originale è la sua genesi: un movimento creato circa cinque anni or sono da un uomo di spettacolo, un comico. Certo, con il passare del tempo quel comico è cresciuto, ha studiato i copioni per affrontare i diversi temi politici e a lui si sono affiancate lungo il cammino persone che lo hanno aiutato, gli hanno dato consigli. E in quest’ ultima campagna elettorale,  mentre i professionisti della politica parlavano nei teatri (dove di solito si esibiscono i comici) , il comico girava per le piazze d’Italia (dove una volta i politici, i leader di partito tenevano i comizi) incontrando di persona gli italiani, regalando loro un sorriso e spiegando quale Italia aveva in mente.

Ora però la tournée è finita. In Parlamento ci sono i rappresentanti del M5S che saranno chiamati, insieme agli altri eletti, ad assicurare al nostro Paese cinque anni di Legislatura e di Governo, per il bene del nostro Paese e di tutti noi.  Lo spettacolo è terminato, è ora che Calvero scenda dal palco, è tempo che entri in scena la realtà. 

Noi siamo fiduciosi, ci aspettiamo che il senso di responsabilità connesso alla carica elettiva ricoperta (in qualità di Deputato  o Senatore della Repubblica)  sia ben chiaro nelle menti e nel cuore di tutti i nuovi eletti che, soprattutto se giovani e alla prima esperienza parlamentare, avranno dalla loro la giusta carica e il giusto desiderio di fare bene il proprio lavoro. Per sé stessi, i loro coetanei e tutti noi.    



       

venerdì 22 febbraio 2013

La migliore offerta

La migliore offerta, Italia, 2013 - Regia di Giuseppe Tornatore


Recensione di Deborah Lepri




“Ogni falso nasconde sempre qualcosa di autentico”. Un assioma riferito dapprima all'arte, ma che poi si estende in modo sottile ai sentimenti e ai rapporti umani.

E' questo che sembra volerci dire Tornatore nel suo nuovo film “La migliore offerta”: anche le imitazioni racchiudono una traccia personale, magari solo un accenno, che contribuisce a rendere unica quell'opera.

La voce che per prima narra allo spettatore di questa commistione tra vero e falso è del protagonista (un ottimo Geoffrey Rush). Virgil Oldman è un rinomato battitore d'aste, che vive in una non ben definita Mitteleuropa e che elargisce mance da 50€ come fossero noccioline; un uomo circondato di assistenti ma che non potrebbe condurre una vita più triste e solitaria (cosa che non manca di essere sottolineata dal paragone visivo con una candela e un sottile calice da champagne).

All'inizio si ha il dubbio che sia germofobo – con una collezione di guanti da far invidia -, poi si scopre che ha solo ribrezzo a toccare le cose degli altri. Queste ultime però non comprendono le centinaia di quadri raffiguranti donne di ogni epoca e stile che colleziona e custodisce e venera, recuperate dalle proprie aste grazie alla sinergia con l'amico Billy (Donald Sutherland).

I guanti cominciano a non servirgli più nel momento in  cui si imbatte nella misteriosa miss Claire, una giovane che soffre di agorafobia e che lo trascina in una spirale di curiosità maniacale. Smania che viene alimentata dal giovane orologiaio – ma non solo – Robert (Jim Sturgess), che lo aiuta a conquistare la fiducia e il cuore della ragazza. Ma non è tutto oro ciò che luccica...

Tornatore accompagna lo spettatore in luoghi spesso claustrofobici al seguito di Virgil; lo avvicina alle psicologie dei protagonisti, che però sono imprevedibili e sfuggono tra un pezzo d'antiquariato e l'altro non appena si crede di averle capite.

Forse un thriller psicologico, forse un dramma sulla solitudine – è difficile ascrivere “La migliore offerta” a un genere. Di sicuro il regista tiene lo spettatore col fiato sospeso; quando poi sembra concludersi il tutto, glielo mozza. Arrivati al finale, non si sa più cosa pensare della storia narrata nell'arco delle due ore precedenti. Dapprima straniamento, forse, poi viva ammirazione.

Ma soprattutto si tende a ribaltare l'assioma di apertura: “anche nelle cose autentiche si nasconde sempre qualcosa di falso” - in qualunque ambito, con ogni possibile conseguenza.

martedì 19 febbraio 2013

What is not convinced of the Movement of Beppe Grillo


In recent weeks we have been following the tsunami streaming tour Beppe Grillo who has gone through all the squares in Italy (as we have seen in the news broadcast by national television networks and regional).

Nothing to say. The character is not from yesterday. It is not easy these days, turn to Italy and put his face on stage speaking to the people, is not easy. Grillo knows how to use the most of all the acting techniques acquainted to manage the performance and puts you content now dear to the people of his movement.

Mind you, at some points it's hard not to agree with Grillo, a matter of common sense. His criticism at 360 degrees to the current political system is very reminiscent of the one carried out forty years ago by Marco Pannella and the Radical Movement to the prevailing party politics in Italy in the 70s and 80s ... sure it's sad to see that the steps taken are close to zero.

Grillo offers an Italy more public, greener, lighter, more just, more equitable, more honest, more clean, more transparent, KM zero, plus Wi-Fi, less multinational, and to achieve this result relies on the Network as a tool that provides maximum equal participation of citizens, to be responsible policy choices and destinies of the Nation.

At the time Pannella was among the first to entrust the direct radio (remember Radical Radio?) The transmission of parliamentary debates, thus promoting awareness of the work of our representatives in Parliament, helping to create a sort of grass-roots democracy .

So Grillo thinks of a liquid form of democracy, where the acts of the Government and Parliament are assessed, judged and voted on by the Italian people of the network at the same time as the Government and Parliament are talking about and are discussing it. What kind of democracy is this?

How many people, once the charm of the tsunami media tour will continue daily to be interested in what happens in Parliament? How many people are able to judge whether an act of government is right or wrong? And we should entrust the fate of our Government and our Parliament to express an opinion on the Internet from, say a million people? I understand that the primary web made ​​to choose candidates participated M5S of less than one hundred thousand users ...

Radical Radio also has had an important role in the spread of democratic culture in Italy, in the difficult years where Terror reigned and where the republican institutions seemed in crisis, but how many people listened to every day? Everyone knew existed, but the policy in the long run tired, Italians prefer to listen to songs on the radio ...

Grillo in this election will surely be a success in terms of votes and elected representatives, but then he knows that the music will change when you have to manage this power "politics." You can not dismantle the institutions of the Republic without undermine the very existence of the nation.

It will be possible instead to Grillo, indeed desirable, to join the forces, both Right and Left, who want to really change things in Italy and without ideological barriers to try to make the leap.

The Network serves to keep people informed, not to replace the elect, who are called just to legislate and govern the country. The real problem is to elect good people, capable professionally and morally honest.

So Grillo with his deputies, the newly appointed Parliament, may soon help to do something praiseworthy: to change the electoral law.


lunedì 18 febbraio 2013

Cosa non convince del Movimento di Beppe Grillo


In queste settimane abbiamo seguito in streaming lo tsunami tour di Beppe Grillo che ha attraversato tutte le piazze d’Italia (come abbiamo potuto vedere dai telegiornali trasmessi dalle reti televisive nazionali e regionali). 

Niente da dire. Il personaggio c’è e non da ieri. Non è facile, di questi tempi, girare per l’Italia e mettere la faccia sul palco parlando al popolo, non è facile. Grillo sa usare al meglio tutte le tecniche di recitazione che ben conosce per gestire la rappresentazione e vi mette i contenuti ormai cari al popolo del suo movimento. 

Intendiamoci, su alcuni punti è difficile non essere d’accordo con Grillo, questione di buon senso. La sua critica a 360 gradi al sistema politico attuale ricorda molto quella portata avanti quarant’anni orsono da Marco Pannella e dal Movimento Radicale alla partitocrazia imperante nell’Italia degli anni '70 e '80… certo è triste constatare che i passi avanti compiuti sono pressoché nulli. 

Grillo propone un’Italia più pubblica, più verde, più leggera, più giusta, più equa, più onesta, più pulita, più trasparente, più KM zero, più Wi-Fi, meno multinazionale; e per ottenere questo risultato si affida alla Rete, come strumento che garantisce la massima partecipazione egualitaria dei cittadini, cui affidare le scelte politiche e i destini della Nazione. 

A suo tempo Pannella fu tra i primi ad affidare alle dirette radio (chi non ricorda Radio Radicale?) la trasmissione dei dibattiti parlamentari, favorendo così la presa di coscienza del lavoro dei nostri rappresentanti in Parlamento, contribuendo a creare una sorta di democrazia di base. 

Così Grillo pensa ad una forma di democrazia liquida, dove gli atti del Governo e del Parlamento sono valutati, giudicati e votati dal popolo italiano della Rete nel momento stesso in cui il Governo e il Parlamento ne stanno parlando e ne stanno discutendo. Ma che razza di democrazia è mai questa? 

Quanta gente, terminato il fascino mediatico dello tsunami tour, continuerà quotidianamente ad interessarsi a quello che succede in Parlamento? Quante persone sono in grado di giudicare se un atto di Governo è giusto o sbagliato? E noi dovremmo affidare le sorti del nostro Governo e del nostro Parlamento ad un giudizio espresso tramite internet da, diciamo un milione di persone? Mi risulta che alle primarie via web effettuate per scegliere i candidati del M5S abbiano partecipato meno di centomila utenti… 

Anche Radio Radicale ha esercitato un ruolo importante per la diffusione della cultura democratica in Italia, in anni difficili dove il Terrorismo imperava e dove le istituzioni repubblicane sembravano in crisi, ma quante persone la ascoltavano quotidianamente? Tutti sapevano che esisteva, ma la politica alla lunga stanca, gli italiani alla radio preferiscono ascoltare le canzonette… 

Grillo a queste elezioni otterrà sicuramente un successo in termini di voti e di deputati eletti, ma poi sa benissimo che la musica cambierà quando si dovrà gestire questa forza “politica”. Non è possibile smantellare le istituzioni della Repubblica senza mettere in crisi l’esistenza stessa della Nazione. 

Sarà possibile invece per Grillo, anzi auspicabile, unirsi a quelle forze, sia di Destra che di Sinistra, che vogliono veramente cambiare le cose in Italia e senza steccati ideologici provare a compiere il grande passo.

La Rete serve per tenere informate le persone, non per sostituirsi agli eletti, che sono chiamati proprio per legiferare e governare il Paese. Il problema vero è eleggere persone valide, capaci professionalmente e moralmente oneste. 

Quindi Grillo con i suoi deputati, appena nominato il Parlamento, potrebbe subito contribuire a compiere un'azione benemerita: cambiare la Legge elettorale.



domenica 17 febbraio 2013

Skyfall

Skyfall , Regno Unito - USA,  2012 - Regia di Sam Mendes



Recensione di Alberto Bordin



Gli anni si accumulano sulle spalle di tutti, uomini comuni e fuori dall’ordine, droghieri e agenti segreti. E il nostro celebre doppio zero ha pure lui raggiunto la mezza età e ha voluto festeggiare con stile il suo 50° anniversario. Il secolare contegno d’oltre Manica non viene a mancare, regalandoci un festino ricco di saturo charme e pesato entusiasmo. Il cocktail è sobrio, ma la ricetta è complessa; partiamo dal regista.

La nomina di Sam Mendes a capo della direzione ha allarmato molti facendo sorgere qualche domanda, e a buon diritto. Il regista britannico si è infatti distinto per poche pellicole i cui soggetti, certo di grande impatto –American Beauty, per cui gli è valso l’Oscar, Era mio Padre, Jarhead e Revolutionary Road –,sono tuttavia incongruenti, nel contenuto come nella forma, agli incredibili (“non” credibili) inseguimenti del super agente James Bond, o alle sue assurde missioni, né ai leggeri e passionali amori. Eppure la scelta si è rivelata azzeccata. Il film si è arricchito di un colore mai adoperato nella saga, con consistenti pennellate cobalto e nostalgia. Non mancano le mirabolanti azioni (visivamente sobrie ed efficacissime), ma Mendes sa alternare con estremo gusto il thrilling del conflitto esteriore con la suspance di lunghi spiazzanti silenzi e di dramma interiore. E qui suona il secondo campanello d’allarme.

Il Bond di Daniel Craig ci stupì già nel lontano 2006 quando Casino Royale dipinse un agente alle prime armi, impedito professionalmente a provare rimorso: un problema tutto nuovo per 007 e il suo pubblico. Torna due anni dopo in Quantum of Solace, ma qualcosa non va: Bond è stanco, fisicamente consumato da un lutto che non ha avuto tempo di assimilare; qualcosa di davvero mai visto.
Dopo cinque anni la saga sente di invecchiare e il nostro agente con lei. Abbiamo già avuto dei James Bond che ingrigivano, ma mai il super agente inglese si era sentito tanto inadatto e fuori mano, e gli oscuri fantasmi del passato si fanno più spaventosi del super crimine organizzato. Questo nuovo capitolo vorrà, infatti, indagare l’infanzia di Bond, un lato di lui che non abbiamo mai conosciuto, e alle sparatorie con laser e corse nei bunker e bottoni rossi e dispositivi nucleari, si preferiranno invece fredde campagne delle Highlands, un vecchio cottage vittoriano in pietra viva, torbide fiamme arancioni, gelide acque di un verde lago e i ricordi di un bambino celati in un nero cimitero: poesia per gli occhi e il cuore.

A firmare il tutto: una fotografia discreta e saporita, un cast di attori eccellente – un eccezionale Bardem per un villain eccezionale, una sempre efficace Judi Dench e un sottile e ben piazzato Ralph Fiennes – e come sempre i titoli di testa, che da soli valgono un quarto del biglietto.

Qualcuno ha gradito poco una “tale sovversione tematica”, vedendovi la morte dell’ontologico 007. Ma se questo è il prezzo perché cresca nuovo frutto da un vecchio arbusto, allora prendi la mira come un cecchino austriaco, e sparagli con la foga di un texano alla notte del 4 luglio.

sabato 16 febbraio 2013

The Common Good


Of course, the unexpected communication of Pope Benedict XVI the other day has radically changed in the last days of the campaign, to attract the attention of the media, but most of the people, the Pope
However, the campaign continues and it's up to the politicians try to restore a modicum of attention on them.


In this regard, we would like to highlight a topic touched upon in recent days that has given rise, as usual, to fierce critical comments offset by equally violent defenses.
In fact, what is lacking in today's politicians is the respect due to the ideas expressed by the adversary honestly, a position that has as its foundation the belief that what really matters is the common good of the country rather than your own particular point of view. Let me explain with an example.


In one of the recent utterances, the PDL leader, Mr Berlusconi said that Italy would be possible to create jobs if every small business took on a person, even under thirty. How many seats?

Depends, in Italy there are more than four million SMEs and form the true economic fabric of the country.

This is a matter of objective fact, not an invention of Berlusconi. How to convince the Italian entrepreneurs to take? Quite simply, by applying tax relief on the cost of labor, which would be offset by the recovery (better to say from the beginning) of the consumption of newly hired employees, they would spend the salary earned.

It 'fanta - analysis? Need a degree in Economics to make this argument? Frankly, we do not think so. Indeed, on an issue like this, we consider a theme dear to the Left, but that is dear even to the center-right, we would expect a convergence of views between the opposing forces. Indeed, on an issue like this, we would expect proposals from both sides that, once installed the Parliament, it could just discuss a law that favors the recruitment of young people by SMEs.

But? The Left bubble as demagogic proposal, ironically on the four million new jobs promised by Berlusconi (in this case I have ever heard uttered this promise) and PDL counterattacks by the Left ideological point of view, not taking the theme for the concrete the proposal or challenge the Left to propose a contribution of ideas on tax, which will allow the Italian SMEs to resume hiring.

In fact, a good idea, in our opinion, was lost in the sea of ​​an election campaign where every single political group know in advance can not win alone, but is not doing anything to look for points of mediation with those forces policies closest to him, groped with which to strike up a majority can govern the country for the next five years.


What idea policy we like, we care about?

We mention, on page 46, the new essay by the philosopher Fabrice Hadjadj, Paradise on the door: "[policy] for the latter to lead the multitude to the temporal common good. But how to define the common good, if not connecting and distinguishing it from the eternal well-being suddenly proclaimed? As soon as one attempts to define itself as an absolute good, from his own anti-clericalism policy invents a new clergy with its autodafé and its anathemas. And when you recognize an absolute good beyond, but entirely private, with no ties to the public sphere, politics, abandoning any depth, degrades itself to management and is content to improve animal husbandry and piggeries. "

If we think about it, that's what's happening ...






mercoledì 13 febbraio 2013

Il Bene Comune


Di certo l’inaspettata comunicazione di Papa Benedetto XVI dell’altro giorno ha radicalmente modificato gli ultimi giorni di campagna elettorale, catalizzando l’attenzione dei media, ma soprattutto della gente, sul Papa.
Tuttavia la campagna elettorale prosegue e toccherà ai politici cercare di riportare un minimo di attenzione su di loro.

A questo proposito, vorremmo sottolineare un tema toccato nei giorni scorsi che ha dato origine, come sempre del resto, a feroci commenti critici controbilanciati da altrettanto violente difese.
Infatti, quello che manca ai politici dell'Italia di oggi è il rispetto dovuto alle idee onestamente espresse dall'avversario, posizione questa che ha come fondamento la convinzione che quello che veramente conta è il bene comune del Paese piuttosto che il proprio particolare punto di vista. Mi spiego con un esempio.

In una delle ultime esternazioni, il leader PDL, Berlusconi, ha dichiarato che in Italia sarebbe possibile creare posti di lavoro se ogni piccolo imprenditore assumesse una persona, magari sotto i trent'anni. Quanti posti? 

Dipende, in Italia le PMI sono oltre quattro milioni e formano il vero tessuto economico del Paese.

Questo è un dato di fatto oggettivo, non un'invenzione di Berlusconi. Come fare per convincere gli imprenditori italiani ad assumere? Banalmente, applicando sgravi fiscali sul costo del lavoro, che sarebbero compensati dalla ripresa (meglio dire dall'inizio) dei consumi dei neo assunti, che spenderebbero lo stipendio guadagnato.

E’ fanta - analisi? Serve una Laurea in Economia per fare questo ragionamento? Francamente ci sembra di no. Anzi, su un tema come questo, che consideriamo un tema caro alla Sinistra, ma che sta a cuore anche al Centro Destra, ci saremmo aspettati una convergenza di vedute tra gli opposti schieramenti. Anzi, su un tema come questo, ci saremmo aspettati proposte da entrambi gli schieramenti affinché, una volta insediato il Parlamento, si potesse subito discutere una Legge che favorisca l’assunzione dei giovani da parte delle PMI.

E invece? La Sinistra bolla come demagogica la proposta, ironizzando sui quattro milioni di nuove assunzioni promesse da Berlusconi (in questo caso non ho sentito pronunciare mai questa promessa) e il PDL  contrattacca la Sinistra da un punto di vista ideologico, non portando invece il tema sulla concretezza della proposta o sfidando la Sinistra a proporre un proprio contributo di idee in materia fiscale, che permetta alle PMI italiane di riprendere ad assumere personale.

Di fatto: una buona idea, a nostro giudizio, è stata persa nel mare magnum di una campagna elettorale dove ogni singolo gruppo politico sa in partenza di non poter vincere da solo, ma non sta facendo nulla per cercare dei punti di mediazione con quelle forze politiche a lui più vicine, con le quali tentare di imbastire una maggioranza in grado di governare il Paese per i prossimi cinque anni.

Quale idea di politica ci piace, ci sta a cuore?

Citiamo, a pagina 46, il nuovo saggio del filosofo Fabrice Hadjadj, Il Paradiso alla porta: “[la politica] quest’ultima ha per compito di guidare la moltitudine al bene comune temporale. Ma come definire tale bene comune, se non collegandolo e distinguendolo dal bene eterno improvvisamente proclamato? Non appena si pretende di definirla in se stessa, come un bene assoluto, a partire dal suo stesso anticlericalismo la politica inventa un nuovo clero con i suoi autodafé e i suoi anatemi. E anche quando si riconosce un bene assoluto al di là, ma interamente privato, senza legami con la sfera pubblica, la politica, abbandonando ogni profondità, degrada se stessa a gestione e si accontenta di migliorare la zootecnia e le porcilaie.”

Se ci pensiamo, è quello che sta accadendo…



lunedì 11 febbraio 2013

Benedetto XVI


In questo giorno già passato alla Storia, riportiamo la dichiarazione con la quale il Santo Padre Benedetto XVI ha annunciato durante il Concistoro di questa mattina la sua decisione di rinunciare al ministero petrino.

A seguire riportiamo le parole di don Juliàn Carron , presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione, in relazione all'annuncio del Santo Padre.

Preghiamo per il Papa e per la Chiesa in questo momento storico di particolare importanza. 


Dichiarazione del Santo Padre Benedetto XVI :


"Carissimi Fratelli,
vi ho convocati a questo Concistoro non solo per le tre canonizzazioni, ma anche per comunicarvi una decisione di grande importanza per la vita della Chiesa. Dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio, sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per l’età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino. 
Sono ben consapevole che questo ministero, per la sua essenza spirituale, deve essere compiuto non solo con le opere e con le parole, ma non meno soffrendo e pregando. 

Tuttavia, nel mondo di oggi, soggetto a rapidi mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede, per governare la barca di san Pietro e annunciare il Vangelo, è necessario anche il vigore sia del corpo, sia dell’animo, vigore che, negli ultimi mesi, in me è diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia incapacità di amministrare bene il ministero a me affidato. 

Per questo, ben consapevole della gravità di questo atto, con piena libertà, dichiaro di rinunciare al ministero di Vescovo di Roma, Successore di San Pietro, a me affidato per mano dei Cardinali il 19 aprile 2005, in modo che, dal 28 febbraio 2013, alle ore 20,00, la sede di Roma, la sede di San Pietro, sarà vacante e dovrà essere convocato, da coloro a cui compete, il Conclave per l’elezione del nuovo Sommo Pontefice. 

Carissimi Fratelli, vi ringrazio di vero cuore per tutto l’amore e il lavoro con cui avete portato con me il peso del mio ministero, e chiedo perdono per tutti i miei difetti. 

Ora, affidiamo la Santa Chiesa alla cura del suo Sommo Pastore, Nostro Signore Gesù Cristo, e imploriamo la sua santa Madre Maria, affinché assista con la sua bontà materna i Padri Cardinali nell’eleggere il nuovo Sommo Pontefice. 

Per quanto mi riguarda, anche in futuro, vorrò servire di tutto cuore, con una vita dedicata alla preghiera, la Santa Chiesa di Dio".




Dichiarazione di don Juliàn Carron: 


L’incredibile libertà di un uomo afferrato da Cristo

"Con questo gesto, tanto imponente quanto imprevisto, il Papa ci testimonia una tale pienezza nel rapporto con Cristo da sorprenderci per una mossa di libertà senza precedenti, che privilegia innanzitutto il bene della Chiesa. Così mostra a tutti di essere totalmente affidato al disegno misterioso di un Altro.

Chi non desidererebbe una simile libertà?

Il gesto del Papa è un richiamo potente a rinunciare a ogni sicurezza umana, confidando esclusivamente nella forza dello Spirito Santo, come se Benedetto XVI ci dicesse con le parole di san Paolo: “Sono persuaso che colui che ha iniziato in voi questa opera buona, la porterà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù” (Fil 1,6).

Attraverso l’annuncio del Papa, il Signore ci domanda di trapassare ogni apparenza, attraversando tutto l’entusiasmo umano con cui avevamo salutato l’elezione di Benedetto XVI e con cui lo abbiamo seguito in questi otto anni, grati per ogni sua parola.

Desiderando di vivere la stessa esperienza di immedesimazione con Cristo che ha dettato al Papa questo atto storico per la vita della Chiesa e del mondo, accogliamo anche noi con libertà e pieni di stupore questo estremo gesto di paternità, compiuto per amore dei suoi figli, affidando la sua persona alla Madonna affinché continui a esserci padre dando la vita per l’opera di un Altro, cioè per l’edificazione della Chiesa di Dio.
Con tutti i fratelli, insieme a Benedetto XVI, domandiamo allo Spirito di Cristo di assistere la Chiesa nella scelta di un padre che possa guidarla in un momento storico così delicato e decisivo".




domenica 10 febbraio 2013

Il bambino senza nome


Il bambino senza nome di Mark Kurzem racconta una storia vera: quella del padre dell'autore, scampato bambino a morte certa e "adottato" da un'unita' militare lettone filo nazista.

Siamo nei primi anni della seconda guerra mondiale in Bielorussia.

Un bambino ebreo di 5 - 6 anni riesce a sfuggire allo sterminio della popolazione ebrea del suo villaggio e dopo diverse peripezie viene catturato da un plotone di soldati lettoni che inspiegabilmente gli salvano la vita. 

Solo un militare, il sergente Kulis, conosce la verità ma, pur sapendo di trovarsi di fronte ad un bambino ebreo, lo risparmia.  In breve diventa la mascotte del reggimento che seguirà sino alla fine della guerra. 

Questo bambino salvato e' il padre dell'autore del libro.

Tutta l'opera narra il percorso di questo bambino, divenuto poi adulto e padre di famiglia. Ad un certo punto egli sente dentro di se' l'urgenza di fare chiarezza nei ricordi di quel bambino e di conoscere la verita' sulle proprie origini. Inizia cosi', aiutato dal figlio, un viaggio a ritroso nel passato remoto della propria vita.

Il racconto si sviluppa su due piani, da un lato la ricerca storica che, con fatica, portera' il padre a ricevere le risposte a buona parte delle domande aperte da decenni. Dall'altra, mano a mano che la ricerca avanza, cresce e si approfondisce il rapporto padre - figlio.

Quale figlio conosce veramente suo padre? Questa e' la domanda provocatoria che inseriamo nel salvadanaio della nostra memoria dopo aver letto il libro.

Un'opera interessante da leggere e far leggere soprattutto alle giovani generazioni che non hanno, per loro fortuna, avuto a che fare con quei tempi cupi e non hanno piu', per loro sfortuna, un nonno o uno zio che possa raccontare loro quel periodo.




Mark Kurzem, Il bambino senza nome, Edizioni Piemme - Milano 

giovedì 7 febbraio 2013

Rapporto Openpolis sulla XVI Legislatura


L’associazione Openpolis  (http://www.openpolis.it/) ha diffuso in rete questa settimana il Rapporto sull’attività del Parlamento italiano nella XVI Legislatura (aprile 2008 / dicembre 2012).

Per chi ancora non la conoscesse, Openpolis  è un’associazione indipendente dal 2006 che, lavorando con gli open data,  promuove progetti open source, sostenendo l’open government. L’obiettivo è  costruire  polis su internet, comunità politiche autonome e libere in cui ogni abitante partecipa alla vita collettiva e alla costruzione del bene comune.  Realtà interessante che merita attenzione e approfondimento.

Ma torniamo al Rapporto.  Nelle 40 pagine di pdf troviamo tutti i numeri della XVI Legislatura, gli indici di produttività dei nostri parlamentari, ma anche i nomi e cognomi degli onorevoli più assenti e lontani dal loro luogo di lavoro.

Curiosità? Ne riportiamo solo alcune, perché vale proprio la pena leggere il rapporto.

Nella Legislatura (quindi governo Berlusconi più governo Monti) sono stati presentati 9.572 Disegni di legge. Quanti sono stati conclusi con l’approvazione e sono diventati legge?  387, il 4,04%.   Per la precisione sono state approvate 44 leggi nel 2008; 87 nel 2009; 73 nel 2010; 73 nel 2011 e 110 leggi nel 2012.

Più fortuna hanno avuto i Decreti legge: presentati 115, convertiti con successo 97, l’84,3%

Curioso anche leggere i nomi dei parlamentari di opposizione che con i loro voti o le loro assenze hanno “salvato” la maggioranza del governo Berlusconi.  Alla Camera al primo posto figura l’onorevole Bersani, seguito da Antonio Gaglione (gruppo misto) e terzo Antonio Di Pietro. Al Senato al primo posto figura Emma Bonino, seguita da Umberto Veronesi e terzo Sergio Zavoli.

Per quanto riguarda il Governo Monti, nel rapporto si indicano i gruppi parlamentari che hanno maggiormente sostenuto il Presidente Monti.

Alla Camera, su 99 votazioni effettuate, il PD ha dato il proprio sostegno nell’83% dei casi, l’UDC nel 77%, FLI nel 60%,  il PDL nel 59% per finire con l’IDV nel 42% dei casi e con la Lega che solo nel 36% delle votazioni ha sostenuto il Governo Monti.

Al Senato, in 83 votazioni effettuate,  più o meno le percentuali rimangono le medesime, solo il PDL ha una percentuale più alta: per il 70% delle votazioni ha sostenuto Monti.  

In chiusura che dire di questi dati? I nostri rappresentanti hanno lavorato a sufficienza oppure potevano fare di più? Certo un dato colpisce subito: la bassissima percentuale di leggi approvate a fronte del grande numero di Disegni di legge presentati. Su questo punto i partiti e i politici dovrebbero riflettere per cercare di trovare una via, un modus operandi più performante. E’ evidente che nel 2013, nell’era digitale 2.0 non è accettabile avere indici di produttività così bassi.

Sarebbe interessante inoltre poter confrontare i dati raccolti da Openpolis con quelli di altre Legislature, per esempio con quelle di Paesi come Germania, Francia e Spagna per mettere a confronto gli indici di produttività dei nostri parlamentari con i colleghi degli altri Paesi.

Siamo però convinti quasi al cento per cento che i nostri parlamentari risulterebbero i più produttivi infatti sono sicuramente i più pagati tra i colleghi che siedono negli altri Parlamenti e quindi sicuramente questo significa che sono i parlamentari più produttivi in circolazione… 


 

domenica 3 febbraio 2013

Six Characters in Search of an Author

Is now less than twenty days in the elections and what we understand from this first month of the campaign?

The only reliable data are that over the past year has decreased industrial production, GDP fell, fell the confidence of the Italians, but on the other hand increased unemployment. For the rest of the usual routine, the usual Italy. Luckily for us the shock came the election campaign, where every politician can rebuild their virginity, can pretend to be an actor, character, special guest as the Americans would say.

To tell the truth, a real actor, or rather two, we've seen them at work.

The first is that Grillo has chosen the square and the direct contact with the public. Tough choice, is recited live without cameras but with so many phones that you take and you slam on the network. The character is used, it also says sensible things, if we want to limit the obvious, but his followers will live up to the master? When we have to build and not destroy will know to do?

The second actor is accustomed to acting in many roles, but always from the President and does not like to finish second. And 'President worker, laborer President, Prime Minister, Chairman of the Board, President of the Italians. After a year of hibernation media has decided to make the President retired there is still time and fell back into the field, the television. Occupied all possible spaces and even those impossible and sidereal (like the distant planet Santoro) and, as the actor is, posting the first pretender to the chair of the President of the Council is rapidly closing.

Then keeps us company winning actor of primary, secondary and even tertiary (I do not know how many votes he organized the people of the left). Bersani, who a year ago would have swept the elections and would be seated Monti, maybe today starts counting the days until the opening of the polls. With each passing day, according to the polls, the votes for his coalition decline, and some of his beginning to think ... if I had voted Renzi ... at least the secondary ...

Since we're talking about a special guest, but we also have three extras, indeed almost an actor and two special extras.

The most special Monti was a special guest in the last week is back, rose in the real world and realized that acting live and in playback is another matter, must be used. The applause must conquer them one by one, not worth the registered ones. And then move on to a dramatic role, the savior of the country to a more cheerful, more attractive than that of flatterer of public opinion is not simple. Rambo would be credible that back home would begin to write plays on home wives of American soldiers fighting in Afghanistan?

The extras Giannino and Ingroia were put on the stage to make us laugh, to remind us that at the end of the policy is a bit 'like the Cirque du Soleil, with a lot of beautiful people dancing, the music, the colors, the clown ... but then the show ends and you exit the tent and out in February to expect there is fog ...

Who will win the competition? One thing is certain: whoever comes first, must forge alliances with the second or the third, those who today sent to that country, but he knows that this country would not want to see him and his people on the political stage.

One last thing: we did not forget to talk about the text, the content that is recited by our six characters ... unfortunately they are all characters in search of an author who write for them, and for us, a credible script.



sabato 2 febbraio 2013

Sei Personaggi in cerca d'autore


Mancano poco più di venti giorni alle elezioni e cosa abbiamo capito da questo primo mese di campagna elettorale?

Gli unici dati certi sono che nell’anno appena trascorso è calata la produzione industriale, è calato il PIL, è calata la fiducia degli italiani,  ma in compenso è salita la disoccupazione. Per il resto il solito tran tran, la solita Italia. Per fortuna che a darci la scossa è arrivata la campagna elettorale, dove ogni politico può rifarsi una verginità, può fingersi attore, personaggio, special guest come direbbero gli americani.

A dir la verità, un vero attore, anzi due, li abbiamo visti all’opera.

Il primo è Grillo che ha scelto la piazza e il contatto diretto con il pubblico. Scelta difficile, si recita in diretta, senza telecamere ma con tanti telefonini che ti riprendono e ti sbattono in rete. Il personaggio è abituato, dice anche cose sensate, al limite dell’ovvio se vogliamo, ma i suoi seguaci saranno all’altezza del maestro?  Quando occorrerà costruire e non distruggere lo sapranno fare?

Il secondo attore è abituato a recitare in molti ruoli, ma sempre da Presidente e non ama arrivare secondo. E’ Presidente lavoratore, Presidente operaio, Presidente del Consiglio, Presidente di CdA, Presidente degli italiani. Dopo un anno di letargo mediatico ha deciso che per fare il Presidente pensionato c’è ancora tempo ed è sceso nuovamente in campo, quello televisivo. Ha occupato tutti gli spazi possibili e anche quelli impossibili e siderali (come il lontanissimo pianeta Santoro) e, dato che l’attore c’è, il distacco dal primo pretendente alla poltrona di Presidente del Consiglio si sta velocemente colmando.

Poi ci tiene compagnia l’attore vincitore delle primarie, delle secondarie e anche delle terziarie (non so più quante votazioni ha organizzato il popolo della sinistra).  Bersani, che un anno fa avrebbe stravinto le elezioni e si sarebbe seduto al posto di Monti, oggi forse incomincia a contare i giorni che mancano all’apertura delle urne. Ogni giorno che passa, secondo i sondaggi, i voti per la sua coalizione diminuiscono, mentre qualcuno dei suoi incomincia a pensare… se avessi votato Renzi… almeno alle secondarie… 

Sin qui parliamo di special guest, ma abbiamo anche tre comparse, anzi un attore quasi special e due comparse.

Il quasi special Monti era uno special guest che nelle ultime settimane è tornato, è salito nel mondo reale e si è accorto che recitare dal vivo e non in playback è un'altra cosa, occorre esserci abituati. Gli applausi li devi conquistare uno per uno, non valgono quelli registrati. E poi passare da un ruolo drammatico,  di salvatore della Patria ad uno più allegro, più accattivante, a quello di adulatore della pubblica opinione non è semplice. Sarebbe credibile Rambo che tornato a casa si mettesse a scrivere commedie sulle mogli casalinghe dei soldati americani che stanno combattendo in Afghanistan?

Le comparse Giannino e Ingroia sono stati messi sul palco  per farci sorridere, per ricordarci che in fondo la politica è un po’ come il Cirque du Soleil, con tanta bella gente che balla, la musica, i colori, i clown … poi però lo spettacolo finisce e si esce dal tendone e fuori a febbraio ad aspettarci c’è la nebbia…

Chi vincerà la competizione?  Una cosa è certa: chiunque arriverà primo, dovrà stringere alleanze con il secondo o con il terzo, con coloro che oggi manda a quel paese, ma che sa benissimo che quel Paese non vorrebbe più vedere lui e la sua gente sul palcoscenico della politica. 

Un’ultima cosa: non ci siamo dimenticati di parlare dei testi,  dei contenuti che vengono  recitati dai nostri sei personaggi… purtroppo sono tutti personaggi in cerca di un autore che scriva per loro, e per noi, un copione credibile .