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Santa Madre Teresa di Calcutta

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mercoledì 12 novembre 2014

Elogio del consociativismo

25 aprile 1945


Il consociativismo che ha contraddistinto per decenni la vita politica del nostro Paese è stato da alcuni considerato una delle anomalie italiane, intendendo con il termine anomalia qualcosa di negativo. Per consociativismo noi intendiamo una forma di governo che garantisca una rappresentanza proporzionale ai diversi gruppi che compongono un paese profondamente diviso per ragioni storiche, etniche o religiose. L'obiettivo sarebbe quello di garantire la stabilità stessa del governo, assicurare la sopravvivenza degli accordi di divisione del potere e la sopravvivenza della democrazia, evitando in ultima analisi l'uso della violenza. 

Dal nostro punto di vista quindi il consociativismo è da considerarsi un valore positivo della vita politica e nella sua forma più alta, le scelte consociative attuate da politici responsabili dovrebbero tendere al raggiungimento del bene comune della Nazione. 

Sin dalla sua genesi, il nostro Stato unitario è stato "costretto" al consociativismo. Il Regno d'Italia nacque per impulso di un singolo Stato che da solo rappresentava una piccola parte della penisola, sia da un punto di vista economico che propriamente territoriale. La conquista "violenta" dello Stivale da parte del Regno sabaudo con tutte le conseguenze che ne derivarono, obbligò per forza di cose i politici del tempo, sia di destra che di sinistra, a cercare la condivisione del potere per gestire la cosa pubblica, desiderando mantenere la pace sociale interna e l'unità nazionale. In effetti solo il fascismo interruppe lo sviluppo del pensiero consociativo in Italia, anche se il corporativismo fascista voleva essere un richiamo al principio consociativo che comunque riprese all'indomani della caduta di Mussolini, con l'avvento del periodo repubblicano.

Fu la stessa nascita della Repubblica, ancora oggi non accettata da alcuni gruppi di nostalgici fedeli alla monarchia, a riportare subito in auge la necessità di condividere il potere per risanare le ferite della guerra civile e il passaggio alla nuova forma di Stato. E’ corretto ammettere che nel periodo della prima repubblica, il consociativismo diede risultati positivi, permettendo lo sviluppo e la crescita del nostro Paese. L’Italia infatti raggiunse le prime posizioni nella classifica mondiale dei Paesi più sviluppati. Tipicamente i due partiti "accusati" di consociativismo furono la Democrazia Cristiana e il Partito Comunista, entrambi di estrazione popolare.

I critici del consociativismo evidenziano come quasi tutte le più importanti leggi e riforme votate dal parlamento italiano nel periodo 1950 fine anni ‘80 (sino al periodo del terrorismo), siano state volute da entrambi quei partiti che, sulla carta, si presentavano agli antipodi per quanto riguarda i principi ispiratori e la visione di sviluppo che avevano sull’Italia. Questo fatto in massima parte è vero (ci sono gli atti parlamentari a testimoniarlo), ma non è certo che abbia una valenza negativa, anzi.

La questione morale, già denunciata negli anni '70 sia da Berlinguer che da alcuni esponenti democristiani (Moro), divenne ad un certo punto il fattore decisivo della vita politica. E la questione morale, diciamolo subito, nulla ha a che fare con il consociativismo. Semmai, con l’avvento di Craxi e del craxismo entrò nella vita politica italiana un nuovo modo di leggere il consociativismo. Dagli anni 90 il meccanismo iniziò ad incepparsi e a dare cenni di invecchiamento. L'ingranaggio poco per volta si fermò. Nella vita pubblica, a prevalere fu l'interesse di una singola parte al governo, escludendo dalla divisione del potere le altre forze. Le nascenti lobby, esterne ai partiti, condizionarono nel tempo l'attività politica, forti di un potere economico e finanziario sempre crescente, generatosi e sviluppatosi grazie proprio al consociativismo dei decenni precedenti. 

Di fatto nel corso degli ultimi trent’anni i partiti politici intesi come partiti popolari hanno esaurito la loro spinta propulsiva in seguito anche al mutamento radicale della società italiana, sempre meno contadina e paesana e sempre più industrializzata e terziarizzata nelle città. Dalle loro ceneri sono nate nuove organizzazioni di gestione del potere che non hanno manifestato interesse ad operare con una logica consociativa vecchio stampo, bensì hanno operato con una logica di spartizione del potere, sia politico che economico. 

Così facendo però è sotto gli occhi di tutti che l'agire della nuova classe di politici non ha generato un reale progresso nel Paese, ma anzi ha prodotto di fatto lo stallo politico, economico e sociale in cui versa l'Italia di oggi ed ha lasciato, e forse è il frutto più amaro, una Nazione divisa, rancorosa e sfiduciata. 

2. CONTINUA

sabato 9 novembre 2013

La Grande Mela

Sabato sera alzo gli occhi dallo schermo del portatile poggiato sulla scrivania di casa, colpito da una sensazione di vuoto, attorno a me il silenzio. Mi guardo intorno: la mia famiglia, in via del tutto eccezionale, era riunita nella medesima stanza, la sala.

Mia figlia stava sorridendo sotto le cuffie mentre guardava un video su YouTube al suo MacBook. Mio figlio stava chiacchierando su WhatsApp con i suoi amici utilizzando il suo iPhone, mentre mia moglie leggeva sul suo iPad l'ultimo post pubblicato dalla sua amica giapponese sul suo blog.

Eravamo tutti e quattro a meno di due metri l'uno dall'altro e contemporaneamente tutti noi eravamo lontani chilometri, o migliaia di chilometri, dai nostri interlocutori digitali.

Ma la cosa che più mi ha colpito quel sabato sera è stato il silenzio.

In sala, il grande fratello che da 47 anni mi tiene discretamente compagnia tutte le sere, la televisione, era spenta: nessuno aveva sentito la necessita' di accenderla.

Ora, attenzione: il sito di YouTube nasce nel 2005; il primo MacBook appare nel 2006; il primo modello di iPhone è del 2007 mentre il primo iPad viene presentato nl 2010. L’App di WhatsApp si è diffusa a partire dal 2012.

Non sono passati dieci anni dalla nascita di YouTube e dall’avvento di nuovi prodotti tecnologici che, tra l’altro, non sono neanche stati pensati come alternativi alla televisione, che la regina delle nostre case, la televisione appunto, il sabato sera, la sua sera per definizione, è rimasta muta.

Questi cambiamenti nello stile di vita di una famiglia, se consideriamo che vanno ad incidere su abitudini ormai consolidate da decenni e quindi in teoria molto lente da modificare, si possono considerare eccezionali dal punto di vista della velocità con cui si stanno verificando.

Ma se la società italiana, nel suo livello primario, singola persona, famiglia, si è dimostrata in questi anni molto sensibile e favorevole in generale al cambiamento dei propri stili di vita, nel suo livello secondario, in teoria più evoluto, mostra invece caratteristiche ostili al cambiamento. 

L’Italia del 2013 è rimasta l’Italia delle corporazioni, non quelle esistenti al tempo del fascismo, ma quelle esistenti nel Medio Evo: Magistrati, Farmacisti, Giornalisti, Avvocati, Medici, Commercialisti, siano essi di Destra o di Sinistra.

Mi fermo, non perché siano terminate le categorie ostili al cambiamento del nostro Paese, mi fermo per non annoiare il lettore con un elenco infinito.

Solo una considerazione: nell’elenco non compaiono i Politici per un solo motivo. Spetterebbe alla politica proporre le soluzioni per creare, oggi, le basi per una società migliore domani, non la migliore in assoluto, ma la migliore possibile partendo dalla situazione attuale. E non sarebbe poco…

Purtroppo, ogni volta che i politici tentano di portare avanti una riforma che, in qualche modo, tocca gli interessi di una categoria ormai consolidata da tempo nel suo “potere” politico ed economico, ecco che la Politica fa un passo indietro e tutto si blocca. La Riforma non passa.

Cane non mangia cane, dice il proverbio e così il nostro Paese precipita nelle classifiche mondiali dalle prime posizioni a quelle inferiori, in qualsiasi settore preso in esame.

Consoliamoci con l’ultimo modello di iPhone, almeno quello è una garanzia, lo usano tutti, per ora nessuno si sogna di boicottare la Grande Mela!