Ci sono persone così povere che l'unica cosa che hanno sono i soldi.

Santa Madre Teresa di Calcutta

giovedì 1 novembre 2018

Il codice di Giuda



L’abbiamo letto tutto d’un fiato: l’ultimo romanzo di Fabrizio Carcano, giornalista e scrittore milanese, si divora con piacere. L’autore, giunto alla nona opera, intitolata Il codice di Giuda, appena pubblicata da Mursia, è ormai maestro nel creare quel giusto mix noir fatto di misteri e di intrighi, condito da venature religiose ed esoteriche che inchiodano il lettore alle pagine, sino all’ultima riga.

Il protagonista è il nostro commissario Ardigò, ormai entrato nell’immaginario collettivo come il “capo della Omicidi” di Milano. Attorno a lui vengono commessi una serie di omicidi che nello svolgimento della storia troveranno un filo rosso che li unirà e che poco per volta verrà compreso dal brillante commissario costretto a mettere le mani questa volta nell’angolo più buio della nostra umanità: quello frequentato da pedofili e stupratori.

Ma chi è il giustiziere misterioso che opera come fosse lui stesso il giudice supremo? E cosa lo spinge ad agire?

La maestria di Carcano nel creare pagine ricche di tensione con riferimenti religiosi al vangelo apocrifo di Giuda, conducono il lettore a scoprire le risposte a queste domande al termine di un vorticoso ed incalzante ritmo narrativo.

Sullo sfondo della storia, ma per nulla secondaria, Milano, la città amata dal commissario Ardigò, e crediamo anche dall’autore, è parte integrante dell’atmosfera noir che caratterizza il romanzo.

Un libro da non perdere, avvincente e coinvolgente come i precedenti.

  
Fabrizio Carcano, Il codice di Giuda, 2018 Mursia editore.      

sabato 22 settembre 2018

Le straordinarie storie della Martesana




Ho avuto il privilegio di leggere in “anteprima” l’ultimo lavoro di Giuseppe Carfagno e posso testimoniare che il professore di lettere che sempre convive in lui è riuscito ancora una volta a far colpo sulla sua attuale scolaresca, quella classe allargata rappresentata dai suoi studenti – lettori che oscillano dai 9 ai 99 anni.

Le storie della Martesana affascinano subito per la loro poesia, la delicatezza, la pennellata leggera e soave dell’autore che sin dalle prime righe ha saputo condurre il lettore in un mondo magico ed ora scomparso, il mondo del C’era una volta…

È un tuffo nella memoria quello che Carfagno ci propone, tanto più sorprendente e straordinario per chi lungo la Martesana ci è nato e vissuto da piccolo.

Uno dopo l’altro, incontriamo personaggi di ragazzi e di adulti che hanno incarnato e caratterizzato diversi decenni del XX secolo abitando lungo le sponde del Naviglio, e li possiamo rivedere e immaginare con i nostri occhi, ripercorrendo le loro storie e le leggende che forse ci venivano raccontate da piccoli e che magari ci eravamo dimenticate.

Vi ritroviamo personaggi noti ai più, come la famiglia Ciaparàtt o il prete stregone El Ratanà che compie il “miracolo” di salvare una bimba dalla polio, scopriamo storie incredibili come quella della febbre dell’oro o dell’arrivo delle nutrie nella Martesana! Vi sono narrati episodi tragici come in “Era un bel giorno di sole” che ricorda il bombardamento della scuola elementare di Gorla il 20 ottobre 1944 quando morirono 184 bambini, alternati a storie divertenti e ricche di umanità come ne “L’invenzione dei coriandoli”.

L’intera opera è ricca di riferimenti che dimostrano l’accurato lavoro di ricerca delle fonti svolto dall’autore che si conferma ancora una volta, se mai ce ne fosse stato bisogno, uno scrittore capace di creare quel giusto mix tra un racconto fantastico e il resoconto di un fatto di cronaca che cattura la fantasia, specialmente dei più giovani, insegnando loro nel frattempo anche un pizzico di storia.

Le storie della Martesana, straordinarie perché scritte con la penna magica di uno scrittore che raggiunge in questo libro le vette talvolta inaccessibili dell’arte poetica, come ne: “Un barbone sotto il ponte di Greco”, resteranno, siamo certi, anche un riferimento “obbligato” per tutti coloro che un domani ancora lontano, vorranno scoprire come si viveva, come si giocava, come ci si innamorava e come si moriva in quest’angolo di mondo, ai confini di Milano, nel XX secolo.   

Infine, come non ricordare Valeria Vitale Rimoldi che ha illustrato questo volume con disegni emozionanti che aiutano il lettore ad immergersi ancora di più nella pagina e a accompagnarlo per mano in quel mondo dove la realtà incontra la fantasia, quel mondo che si chiama poesia.

Giuseppe Carfagno, Le straordinarie storie della Martesana, Ed. La Vita Felice, Milano 2018


domenica 26 agosto 2018

Il ladro di ombre




Al Meeting di Rimini è quasi impossibile non incontrare persone che ti rimangono nel cuore e nella mente, può sembrare esagerata questa affermazione a chi non è mai stato al Meeting, ma è così.

Quest'anno l'incontro con Veronica Cantero Burroni è stato di quelli che ti commuovono e ti regalano una dose di speranza per guardare con fiducia al domani.

Chi è Veronica?

Veronica è nata a Campana, cittadina posta a 70 km da Buenos Aires, il 3 giugno 2002. È la sesta di sette figli.
Dalla nascita è costretta su una carrozzina per disabili.

Veronica è una scrittrice.

All'età di dieci anni ha chiesto a Dio come poteva dimostrare agli uomini che, nonostante tutto, lei era una persona felice.

La risposta le è venuta dalla scrittura, visto che aveva una parte del suo corpo, le mani, disponibili, e che da sempre amava raccontare la realtà che la circondava.

Veronica scrive storie dall'età di sei anni. I protagonisti sono i suoi amici, i compagni di classe, i luoghi che frequenta abitualmente, la scuola, il suo quartiere, la casa dei suoi nonni in Paraguay.

Descrive la quotidianità della vita che la circonda osservata con occhi vigili e attenti, pronti a cogliere lo straordinario che la pervade.

Con Il ladro di ombre, Veronica ha vinto nel 2016 il premio Elsa Morante categoria giovani.

Stupisce di questa giovane scrittrice lo stile asciutto, pulito, preciso e ironico con cui affronta il racconto e accompagna il lettore.

Nel romanzo, una Spy story che si svolge tra la scuola e le vie di una cittadina che potrebbe essere Campana, i protagonisti sono un gruppetto di compagni di classe che indagano sulla misteriosa sparizione delle ombre di alcuni di loro.

Quello che colpisce di questo romanzo breve, tradotto in italiano e pubblicato da Edizioni di Pagina, è quello che colpisce ascoltando e osservando Veronica: la realtà è una storia a lieto fine.

Un libro da leggere, una scrittrice da conoscere e da seguire in futuro.

domenica 17 giugno 2018

Un vita da direttore editoriale



Quante case editrici ci sono in Italia? 4.500. Quanti libri pubblica ognuna di esse? Non tutte pubblicano almeno un libro all’anno. Circa 1.000 case editrici pubblicano da 1 a 10 libri all’anno, 500 società ne pubblicano da 11 a 50; Solo 200 grandi case pubblicano oltre 50 libri all’anno. Le altre non pubblicano. 

E gli autori? Quanti autori viventi ci sono oggi in Italia? Secondo una fonte attendibile oggi in Italia vivono circa 400.000 persone che hanno pubblicato almeno un libro.

E le librerie? Quante sono in Italia? Circa 3.600 di cui circa 1.800 indipendenti e le altre affiliate a grandi gruppi editoriali.

Casa editrice, autore, libreria: il triangolo magico del mondo dell’editoria. Di questo mondo parla il libro “Una vita da direttore editoriale” di Giovanni Maria Pedrani, pubblicato da Il Ciliegio.

L’opera è sicuramente interessante e si rivolge prima di tutto a quei 400.000 autori italiani, la stragrande maggioranza dei quali probabilmente è a digiuno del lavoro che sta dietro la selezione e successiva pubblicazione di un libro.

L’autore con linguaggio schietto, semplice e sincero, senza nascondere nulla, illustra capitolo dopo capitolo cosa avviene dietro le quinte di una casa editrice seria che vuole offrire la massima soddisfazione sia al lettore che all’autore dell’opera. E per fare le cose per bene, questa è una regola aurea, ci vuole tempo.

Dall’invio del manoscritto dell’aspirante scrittore alla data di uscita nelle librerie del proprio lavoro può passare tranquillamente anche più di un anno. Ma questo tempo, che può sembrare esagerato, si comprende bene quando si conoscono tutti i passaggi della filiera editoriale.

Non mancano nell’opera consigli pratici per promuovere la propria opera sia nei confronti delle case editrici che verso i lettori. Perché non bisogna arrendersi, mai: la scrittrice J. K. Rowling prima di vedersi pubblicato il suo Harry Potter ebbe oltre dieci rifiuti da altrettante case editrici.

Insomma, un libro utile e benvenuto in questo periodo storico, dove sembra che i lettori non crescano, ma gli autori invece sì!

Giovanni Maria Pedrani, Una vita da direttore editoriale, il Ciliegio edizioni, 2018


lunedì 4 giugno 2018

A tu per tu con: Duran Duranies

Incontriamo oggi il gruppo dei Duran DuraniesLuca – il cantante; Andrea – alle tastiere; Matteo – batteria; Gabriele -al basso e infine Stefano - alla chitarra e seconda voce della band.


1. Per iniziare a rompere il ghiaccio, raccontateci in due parole chi sono i Duran Duranies. 

Ciao a tutti! Noi Duran Duranies siamo un gruppo di musicisti superfans dei Fab5 che si
divertono da anni a portare in giro per l'Italia e all'estero la loro passione.

2. Il vostro gruppo è nato per omaggiare i mitici Duran Duran e quindi si può definire una Tribute band. Facciamo chiarezza una volta per tutte su questo argomento: che differenza c’è tra voi e una Cover band?

Le Cover band si caratterizzano per la libertà interpretativa dei brani, che vengono riarrangiati e a volte totalmente stravolti. Un Tributo come il nostro, invece, ha come obiettivo la riproduzione fedele delle canzoni anche tramite l'utilizzo di strumentazione e look dell’epoca.

3. A quale pubblico vi rivolgete? Chi viene a vedere i vostri spettacoli?

I nostri sostenitori sono tutti coloro che hanno amato ed amano tutt'ora la musica dei Duran Duran e più in generale degli anni 80… sui social network siamo seguiti praticamente ovunque (USA, Giappone, Australia, Sudamerica, Canada…Europa, naturalmente…insomma in tutto il “pianeta terra" – giusto per citare un brano a noi estremamente caro!); ai nostri spettacoli vengono tutti i “Duranies" e gli amanti degli anni 80 che hanno voglia di divertirsi e passare una serata cantando e ballando insieme a noi la musica dei nostri beniamini!



4. Il fenomeno musicale delle Tribute band è relativamente recente. Nasce infatti verso la fine degli Anni ‘90. A cosa devono il successo secondo voi questi gruppi musicali?

Il fenomeno è sicuramente cresciuto in maniera esponenziale con l'avvento di internet; dal nostro punto di vista il successo è determinato dalla possibilità di condividere una grande passione con tante altre persone. La musica ha l’enorme capacità di unire, rievocare ricordi, amori, delusioni, eventi della propria vita che spesso sono legati ad un gruppo, una canzone ed a un periodo storico. Di contro un musicista che non ha una vera passione per una determinata band e non ne è legato in maniera viscerale meglio che si tenga alla larga dal fare un Tributo: il pubblico (che è sempre molto attento) se ne accorgerebbe all'istante…quando si suona senza passione autentica i risultati sono catastrofici!

5. Tornando al vostro gruppo: quando siete sul palco e cantate un successo dei Duran Duran e davanti avete il pubblico che vi applaude e urla le parole della canzone insieme a voi, cosa provate?

È la soddisfazione più grande! Il segnale di essere, come si diceva prima, arrivati al cuore delle persone e di aver fatto centro nel trasmettere la passione che abbiamo per i Duran Duran. Non è raro durante i nostri concerti che proprio nel bel mezzo delle canzoni più evocative, i musicisti scendano in mezzo alle persone presenti per cantare e ballare insieme a loro!


6. Quanto tempo dedicate alle prove? 

Praticamente….nullo! (alcuni membri del gruppo sorridono!). Nei periodi di intensa attività live le prove non sono necessarie, in più essendo dei grandissimi fans ciascuno di noi conosce a memoria ogni singola nota di ogni singola versione delle canzoni in scaletta, sul palco basta un minimo sguardo per capirsi. Nel caso in cui vengano preparati pezzi nuovi, invece, ogni singolo membro del gruppo fa in autonomia un grande lavoro di trascrizione minuziosa delle parti strumentali…ascoltando decine di volte le tracce originali…a volte per parti complesse ci si impiegano anche settimane per trascrivere poche battute…inoltre si dedica parecchio tempo a cercare i suoni, che devono essere anche loro fedeli..insomma, un lavoraccio! Però quando ci si trova tutti insieme e si prova un pezzo nuovo che viene “buono alla prima" è una enorme soddisfazione!

7. Ci sono stati rapporti con la band, quella originale? I Duran Duran vi conoscono?

Ci sono contatti sia virtuali (ad esempio “like" espressi su Twitter nei nostri confronti), che reali. Il nostro frontman ha avuto un incontro “vis a vis" con Simon, anche il nostro tastierista Andrea lo ha incontrato tempo fa negli USA, il nostro chitarrista Stefano l'estate scorsa durante una vacanza a Londra è stato a casa di Simon e Nick (con cui si è soffermato a discutere della strumentazione usata negli anni 80 e di recente)…su questi incontri ci sarebbero parecchi aneddoti curiosi ed interessanti da raccontare…ma non vogliamo dilungarci troppo!

8. Ho partecipato con piacere alla vostra ultima esibizione presso Mr. Fantasy a Buccinasco e devo dire che il locale era sold out e mi ha colpito molto la partecipazione del pubblico che si è scatenato come se sul palco ci fossero i veri Duran Duran. Immagino che questo per voi sia motivo di grande soddisfazione. In fondo una Tribute band come la vostra dovrebbe indurre il pubblico a pensare che sta ascoltando dal vivo i veri Duran Duran e non una loro imitazione, o sbaglio?

Chi viene alle nostre serate, grazie al minuzioso lavoro di ricerca di cui abbiamo parlato sopra ed al timbro vocale unico del nostro frontman (il più simile a quello di Simon Le Bon), può chiudere gli occhi e credere di essere davvero a un concerto dei Duran; a noi piace invece pensare che la nostra grande passione contribuisca a far divertire, partecipare ed emozionare il pubblico presente!

9. Cosa avete in serbo per il prossimo futuro?

Abbiamo terminato da poco il tour invernale, che in realtà si è protratto sino a tarda primavera grazie alle numerose richieste. Prossimamente saremo a Torino, a luglio voleremo negli U.K. per un concerto vicino a Manchester….e a settembre riprenderemo le serate in tutta Italia. Abbiamo anche in corso alcune ulteriori importanti richieste dall'estero che però al momento non possiamo ancora dettagliare!



10. Come è possibile restare in contatto con voi?

Tramite social, sulle nostre pagine Facebook  (Duran Duranies) , twitter e youtube che sono sempre molto seguite ed in costante aggiornamento nonché tramite le nostre pagine e profili pubblici personali. Un grosso saluto!

Ringraziamo i mitici Duran Duranies e ci diamo appuntamento con loro a Torino il prossimo 16 giugno...