Ci sono persone così povere che l'unica cosa che hanno sono i soldi.

Santa Madre Teresa di Calcutta

domenica 17 giugno 2018

Un vita da direttore editoriale



Quante case editrici ci sono in Italia? 4.500. Quanti libri pubblica ognuna di esse? Non tutte pubblicano almeno un libro all’anno. Circa 1.000 case editrici pubblicano da 1 a 10 libri all’anno, 500 società ne pubblicano da 11 a 50; Solo 200 grandi case pubblicano oltre 50 libri all’anno. Le altre non pubblicano. 

E gli autori? Quanti autori viventi ci sono oggi in Italia? Secondo una fonte attendibile oggi in Italia vivono circa 400.000 persone che hanno pubblicato almeno un libro.

E le librerie? Quante sono in Italia? Circa 3.600 di cui circa 1.800 indipendenti e le altre affiliate a grandi gruppi editoriali.

Casa editrice, autore, libreria: il triangolo magico del mondo dell’editoria. Di questo mondo parla il libro “Una vita da direttore editoriale” di Giovanni Maria Pedrani, pubblicato da Il Ciliegio.

L’opera è sicuramente interessante e si rivolge prima di tutto a quei 400.000 autori italiani, la stragrande maggioranza dei quali probabilmente è a digiuno del lavoro che sta dietro la selezione e successiva pubblicazione di un libro.

L’autore con linguaggio schietto, semplice e sincero, senza nascondere nulla, illustra capitolo dopo capitolo cosa avviene dietro le quinte di una casa editrice seria che vuole offrire la massima soddisfazione sia al lettore che all’autore dell’opera. E per fare le cose per bene, questa è una regola aurea, ci vuole tempo.

Dall’invio del manoscritto dell’aspirante scrittore alla data di uscita nelle librerie del proprio lavoro può passare tranquillamente anche più di un anno. Ma questo tempo, che può sembrare esagerato, si comprende bene quando si conoscono tutti i passaggi della filiera editoriale.

Non mancano nell’opera consigli pratici per promuovere la propria opera sia nei confronti delle case editrici che verso i lettori. Perché non bisogna arrendersi, mai: la scrittrice J. K. Rowling prima di vedersi pubblicato il suo Harry Potter ebbe oltre dieci rifiuti da altrettante case editrici.

Insomma, un libro utile e benvenuto in questo periodo storico, dove sembra che i lettori non crescano, ma gli autori invece sì!

Giovanni Maria Pedrani, Una vita da direttore editoriale, il Ciliegio edizioni, 2018


lunedì 4 giugno 2018

A tu per tu con: Duran Duranies

Incontriamo oggi il gruppo dei Duran DuraniesLuca – il cantante; Andrea – alle tastiere; Matteo – batteria; Gabriele -al basso e infine Stefano - alla chitarra e seconda voce della band.


1. Per iniziare a rompere il ghiaccio, raccontateci in due parole chi sono i Duran Duranies. 

Ciao a tutti! Noi Duran Duranies siamo un gruppo di musicisti superfans dei Fab5 che si
divertono da anni a portare in giro per l'Italia e all'estero la loro passione.

2. Il vostro gruppo è nato per omaggiare i mitici Duran Duran e quindi si può definire una Tribute band. Facciamo chiarezza una volta per tutte su questo argomento: che differenza c’è tra voi e una Cover band?

Le Cover band si caratterizzano per la libertà interpretativa dei brani, che vengono riarrangiati e a volte totalmente stravolti. Un Tributo come il nostro, invece, ha come obiettivo la riproduzione fedele delle canzoni anche tramite l'utilizzo di strumentazione e look dell’epoca.

3. A quale pubblico vi rivolgete? Chi viene a vedere i vostri spettacoli?

I nostri sostenitori sono tutti coloro che hanno amato ed amano tutt'ora la musica dei Duran Duran e più in generale degli anni 80… sui social network siamo seguiti praticamente ovunque (USA, Giappone, Australia, Sudamerica, Canada…Europa, naturalmente…insomma in tutto il “pianeta terra" – giusto per citare un brano a noi estremamente caro!); ai nostri spettacoli vengono tutti i “Duranies" e gli amanti degli anni 80 che hanno voglia di divertirsi e passare una serata cantando e ballando insieme a noi la musica dei nostri beniamini!



4. Il fenomeno musicale delle Tribute band è relativamente recente. Nasce infatti verso la fine degli Anni ‘90. A cosa devono il successo secondo voi questi gruppi musicali?

Il fenomeno è sicuramente cresciuto in maniera esponenziale con l'avvento di internet; dal nostro punto di vista il successo è determinato dalla possibilità di condividere una grande passione con tante altre persone. La musica ha l’enorme capacità di unire, rievocare ricordi, amori, delusioni, eventi della propria vita che spesso sono legati ad un gruppo, una canzone ed a un periodo storico. Di contro un musicista che non ha una vera passione per una determinata band e non ne è legato in maniera viscerale meglio che si tenga alla larga dal fare un Tributo: il pubblico (che è sempre molto attento) se ne accorgerebbe all'istante…quando si suona senza passione autentica i risultati sono catastrofici!

5. Tornando al vostro gruppo: quando siete sul palco e cantate un successo dei Duran Duran e davanti avete il pubblico che vi applaude e urla le parole della canzone insieme a voi, cosa provate?

È la soddisfazione più grande! Il segnale di essere, come si diceva prima, arrivati al cuore delle persone e di aver fatto centro nel trasmettere la passione che abbiamo per i Duran Duran. Non è raro durante i nostri concerti che proprio nel bel mezzo delle canzoni più evocative, i musicisti scendano in mezzo alle persone presenti per cantare e ballare insieme a loro!


6. Quanto tempo dedicate alle prove? 

Praticamente….nullo! (alcuni membri del gruppo sorridono!). Nei periodi di intensa attività live le prove non sono necessarie, in più essendo dei grandissimi fans ciascuno di noi conosce a memoria ogni singola nota di ogni singola versione delle canzoni in scaletta, sul palco basta un minimo sguardo per capirsi. Nel caso in cui vengano preparati pezzi nuovi, invece, ogni singolo membro del gruppo fa in autonomia un grande lavoro di trascrizione minuziosa delle parti strumentali…ascoltando decine di volte le tracce originali…a volte per parti complesse ci si impiegano anche settimane per trascrivere poche battute…inoltre si dedica parecchio tempo a cercare i suoni, che devono essere anche loro fedeli..insomma, un lavoraccio! Però quando ci si trova tutti insieme e si prova un pezzo nuovo che viene “buono alla prima" è una enorme soddisfazione!

7. Ci sono stati rapporti con la band, quella originale? I Duran Duran vi conoscono?

Ci sono contatti sia virtuali (ad esempio “like" espressi su Twitter nei nostri confronti), che reali. Il nostro frontman ha avuto un incontro “vis a vis" con Simon, anche il nostro tastierista Andrea lo ha incontrato tempo fa negli USA, il nostro chitarrista Stefano l'estate scorsa durante una vacanza a Londra è stato a casa di Simon e Nick (con cui si è soffermato a discutere della strumentazione usata negli anni 80 e di recente)…su questi incontri ci sarebbero parecchi aneddoti curiosi ed interessanti da raccontare…ma non vogliamo dilungarci troppo!

8. Ho partecipato con piacere alla vostra ultima esibizione presso Mr. Fantasy a Buccinasco e devo dire che il locale era sold out e mi ha colpito molto la partecipazione del pubblico che si è scatenato come se sul palco ci fossero i veri Duran Duran. Immagino che questo per voi sia motivo di grande soddisfazione. In fondo una Tribute band come la vostra dovrebbe indurre il pubblico a pensare che sta ascoltando dal vivo i veri Duran Duran e non una loro imitazione, o sbaglio?

Chi viene alle nostre serate, grazie al minuzioso lavoro di ricerca di cui abbiamo parlato sopra ed al timbro vocale unico del nostro frontman (il più simile a quello di Simon Le Bon), può chiudere gli occhi e credere di essere davvero a un concerto dei Duran; a noi piace invece pensare che la nostra grande passione contribuisca a far divertire, partecipare ed emozionare il pubblico presente!

9. Cosa avete in serbo per il prossimo futuro?

Abbiamo terminato da poco il tour invernale, che in realtà si è protratto sino a tarda primavera grazie alle numerose richieste. Prossimamente saremo a Torino, a luglio voleremo negli U.K. per un concerto vicino a Manchester….e a settembre riprenderemo le serate in tutta Italia. Abbiamo anche in corso alcune ulteriori importanti richieste dall'estero che però al momento non possiamo ancora dettagliare!



10. Come è possibile restare in contatto con voi?

Tramite social, sulle nostre pagine Facebook  (Duran Duranies) , twitter e youtube che sono sempre molto seguite ed in costante aggiornamento nonché tramite le nostre pagine e profili pubblici personali. Un grosso saluto!

Ringraziamo i mitici Duran Duranies e ci diamo appuntamento con loro a Torino il prossimo 16 giugno...

sabato 2 giugno 2018

Il Governo Giallo Verde



In tempo per la festa della Repubblica che si celebra oggi (Istituzione ancora sommamente amata), ieri è nato il nuovo Governo. Che fortuna, anche per i cittadini della succitata Repubblica (che poi siamo noi italiani): vedere una sedia vuota di fianco al Presidente, durante la sfilata delle Forze Armate, avrebbe destato una sensazione ulteriore di precarietà e di tristezza e poi, ammettiamolo, la foto ricordo che comparirà domani nelle edizioni online di tutti i siti internazionali avrebbe dovuto essere ritoccata...

Dopo tre mesi in cui ci siamo fatti una cultura sugli abbinamenti cromatici dei possibili governi, è nato quello Giallo Verde. Bene, anche perché la solo idea di andare a votare a fine luglio (come per un breve lasso di tempo la vox populi aveva ventilato) stava provocando profonde crisi familiari tra il coniuge (di solito di sesso femminile) che era per il mare sempre e comunque e l’altro che era più disponibile ad un ritorno in città per una scappatella elettorale…

Lo sappiamo tutti: sarà il Governo della svolta, del cambiamento, il Governo del popolo al potere: e infatti è farcito di Ministri altamente sconosciuti ai più, e per questo sicuramente amati dal popolo. Infatti, è noto che i politici conosciuti dal popolo sono tutti, per ovvie ragioni, da questo, maledettamente odiati.

Sarà il Governo che metterà fine all’immigrazione clandestina, che creerà milioni di posti di lavoro, che abbatterà gli scaglioni fiscali, che farà andare in pensione prima gli italiani e che contratterà (e otterrà) un diverso modo di intendere l’Unione europea. Che questo programma si realizzi, è pacifico, ce lo auguriamo tutti, del resto scorrendo il nome delle persone scelte (da chi?) per ricoprire i ruoli di Ministri, non abbiamo dubbi…

Quindi c’è solo una cosa da fare: mettersi a tifare per il Governo Giallo Verde, i cui colori ricordano in effetti la maglia del Brasile (Squadra Vincente, almeno nel Calcio, non si cambia) e magari tra cinque anni ritroveremo la nostra amata Italia in testa alle HIT internazionali come uno dei Paesi più virtuosi...

E allora: Forza ragazzi, Forza Italia… ops, questo incitamento è passato di moda… forza Governo del Grande Cocomero! Conduci il tuo popolo alla vittoria finale! (ecco sì, così va meglio).



sabato 19 maggio 2018

A tu per tu con SILVIA MOLINARI

Incontriamo oggi Silvia Molinari, autrice di due romanzi: Nelle Acque del Passato e London Lies, entrambi auto pubblicati.

1) Per rompere il ghiaccio le chiediamo di raccontarci un po' di lei.

Sono nata a Piacenza, vivo da molto tempo in una cittadina dell’hinterland di Milano, ma ho vissuto in diversi posti – Firenze, Southampton, San Josè – che hanno accresciuto la mia passione per i viaggi. Dopo la laurea in Economia, ho lavorato per diversi anni in società di consulenza coltivando, nel poco tempo libero, una profonda passione per la lettura, la scrittura e la fotografia. Sono sposata e madre di due gemelli. Credo nell’amicizia e nella lealtà e amo trascorrere le mie vacanze sulle Dolomiti, il posto più bello del mondo.

2) Come è nata la passione per la scrittura?

La mia passione per la scrittura è nata di pari passo a quella per la lettura. Si sono sempre alimentate a vicenda, in modo quasi simbiotico.
Ho trascorso un’infanzia in compagnia di diari in cui annotavo pensieri e brevi racconti e di tanti libri, soprattutto di autrici britanniche, spaziando dai gialli di Agatha Christie ai romanzi d’amore di Barbara Cartland, fino a scoprire Jane Austen e Charlotte Brontë, in assoluto le mie autrici preferite.

3) I tuoi romanzi appartengono a due "generi" letterari molto diversi: Nelle acque del passato è un romanzo storico, mentre London Lies si può far rientrare nel genere commedia. Con quale dei due generi ti sei trovata più a tuo agio?

Sicuramente ‘London Lies’ è stato più facile da scrivere: lavorando da anni nell’ambiente della consulenza, mi è venuto istintivo prendere spunto da essa per creare un’opera di fantasia. ‘Nelle acque del passato’ ha richiesto, invece, un profondo lavoro di ricerca: ogni descrizione, riferimento a mezzi di trasporto, abiti, personaggi storici, doveva essere verificato. Il libro riporta eventi storici e aneddoti realmente accaduti, ho quindi dovuto fare in modo che tutto il romanzo risultasse realistico, ovviamente ad esclusione del viaggio nel passato che, ahimè, tutti gli scienziati confermano all’unanimità essere del tutto impossibile (purtroppo!).

4) Si dice che nei personaggi dei romanzi, si rispecchi un po' l'anima dello scrittore. È così anche per te? Cosa c'è di Silvia in Maya Romin, alias Sophie Lesange – protagonista di Nelle acque del passato – e in Emma Woodhouse – protagonista di London Lies?

Potrei rispondere che c’è tutto di me, ma paradossalmente sono tante parti e non la totalità, e queste parti si distribuiscono in modo casuale in tanti personaggi, anche secondari, dei miei romanzi. Emma ha la mia stessa istintività, è permalosa, ironica, dà un significato profondo alla famiglia e all’amicizia, investe molto di sé nel lavoro perché ama far bene ciò che fa, sempre e comunque.

Di lei fanno parte anche alcuni miei difetti (su cui preferirei sorvolare!), e allo stesso tempo c’è tanto di me in Amanda, in Alison e persino nella nonna Candace. Maya Romin è una donna disillusa e sotto certi aspetti anche Emma lo è: entrambe vivono come se temessero che il destino proponesse loro “lo stesso copione di sempre” e hanno paura di non avere il coraggio di dare una svolta importante alla loro vita. È sicuramente una paura che ho vissuto, tempo fa, in un periodo caratterizzato da grandi incertezze, e questo ha inevitabilmente influito sul carattere delle mie protagoniste. Una cosa è certa: non credo che un autore non metta mai anche solo una parte di sé in un libro. Scrivere ha un che di catartico, è liberatorio e inevitabilmente il nostro io si insinua, volente o nolente, tra le pagine. Sicuramente ciò che traspare non è mai lo stesso, perché l’autore si evolve e cambiano gli stati d’animo, le certezze e le incertezze. E, con loro, cambiamo noi e i nostri personaggi.

5) Per i tuoi primi lavori hai scelto la strada del self-publishing: e i numeri delle vendite ti stanno dando ragione. Ma è stata proprio una scelta, oppure si è trattato di un ripiego?

È stata una scelta molto ponderata. “Nelle acque del passato” è stato scritto di getto tra maggio e settembre 2011, “London Lies”, invece, in un lasso temporale discontinuo, tra il 2011 e il 2014. La decisione di auto-pubblicarmi l’ho presa solo a maggio 2017: in questo lungo periodo di tempo ho inviato il manoscritto del primo romanzo ad alcune case editrici (ovviamente senza mai ricevere una risposta, nemmeno una breve mail di edulcorato rifiuto) e, soprattutto, mi sono iscritta al gruppo LinkedIn “Editoria Italiana” attraverso il quale ho cercato di capire meglio quale strada intraprendere.

Si potrebbe dire che alla fine abbia scelto l’auto-pubblicazione perché il libro non è stato mai accettato dagli editori, tuttavia non è così. Prima di tutto, ho limitato l’invio a solo 4 case editrici, le più grandi e in grado di offrire un sistema di distribuzione tale da non obbligarmi ad auto promuovermi. Le medie-piccole case editrici non sono oggettivamente in grado di pubblicizzare un autore in modo diverso da come potrebbe fare lui stesso sui social network. L’unico vantaggio sarebbe stato quello di avere un editing professionale, e comunque solo se mi fossi rivolta ad una che non si fosse limitata a stampare i manoscritti poiché spesso i refusi non si contano.

Una volta compreso che le grandi case editrici non avrebbero preso in considerazione una sconosciuta, dovevo fare in modo di non esserlo più e di dimostrare, con un romanzo di qualità, che esistevo anch’io. L’auto-pubblicazione è quindi diventata una scelta per entrare comunque nel mondo editoriale. Una scelta che, inaspettatamente, si è rivelata talmente affascinante, che ho voluto ripeterla. Ora, ammetto, il mio obiettivo non è più quello di “farmi notare” da una casa editrice, quanto quello di scrivere romanzi che i lettori amano leggere.

La recensione di una lettrice che mi ringrazia per averla fatta ridere o per averle fatto trascorrere delle ore piacevoli, è la mia più grande gratificazione. Non sono e non sarò mai una donna marketing: non passo il tempo sui social e ammetto di non essere brava nell’auto promuovermi. Il passaparola è l’unica mia carta, che gioco con orgoglio e spensieratezza. In ogni modo, l’esperienza del self-publishing è un arricchimento personale senza paragoni: ti permette di imparare, ingoiare rospi, ti obbliga all’umiltà e all’accettare giudizi di altri su qualcosa di intimamente tuo, ti obbliga a diventare creativa, a pensare a come pubblicizzare il tuo libro e a come farti conoscere… Non sei più un tassello di un ingranaggio, sei l’intero ingranaggio editoriale: sei l’autore, l’editore, l’ufficio stampa e, come nel caso di ‘London Lies’, persino il traduttore in inglese.

6) Un autore è anche un lettore. Che lettrice è Silvia Molinari? Cosa preferisci leggere e soprattutto quando trovi il tempo di farlo, visto che oltre ad essere una moglie, una mamma, una lavoratrice, sei anche una scrittrice?!

Sono una lettrice compulsiva. Per esigenze lavorative, vado in ufficio con mezzi pubblici (treno e metro) e ho sempre con me il mio fidato Kindle o un libro, spesso in lingua inglese. Non smetto di leggere nemmeno quando cammino: ho sviluppato un’abilità nell’evitare lampioni, cestini dei rifiuti e cacche di cane tanto che potrei quasi pensare di aver un sonar incorporato in testa. Sì, se un libro mi piace, fatico a smettere di leggere, e continuo alla sera, prima di dormire, quando tutti sono a letto e io posso dedicarmi al libro di turno con tutta calma. Leggo un po’ di tutto: thriller, gialli, romanzi rosa, classici, fantascienza, libri storici, biografie, qualche saggio… sicuramente i thriller e i romanzi rosa sono al primo posto, ma alterno tanti romanzi della letteratura britannica e americana (London, Wharton, Gaskell). Sono anche beta-reader di un’autrice indipendente inglese, Celina Grace, autrice di romanzi polizieschi e di mystery novels ambientati nei primi decenni del ventesimo secolo. È davvero brava e avere l’opportunità di contribuire alla qualità di un romanzo di una “collega” mi rende molto orgogliosa.

7) Adesso stai lavorando ad un nuovo romanzo oppure sei in fase “meditativa”? 

Direi entrambe! Sto meditando la nascita di un nuovo romanzo, che in realtà è già tutto “scritto” nella mia testa, ma che – per un’oggettiva assenza di tempo libero – non riesco a scrivere. Ho iniziato il “sequel” di ‘London Lies’ (a grande richiesta di alcune care lettrici e lettori!) e ammetto che, ora, il mio più grande desiderio sia di isolarmi sul cucuzzolo di una montagna per poter dargli vita. Scrivere è un’attività solitaria, che richiede metodo e tenacia. Io non sono quasi mai sola, non sono mai riuscita a scrivere quando avevo tempo ma unicamente quando ero ispirata e, malgrado sia tenace, devo fare i conti con le priorità della mia vita di madre lavoratrice.

8) Come vedi il tuo futuro artistico?

Che dire, lo vedo davvero duro…! Temo di non riuscire a creare nulla per mancanza di tempo e questa cosa, a volte, mi spaventa molto. Cerco di non pensarci e di scrivere anche poco, ma appena ne ho la possibilità: mi segno dialoghi che ho immaginato mentre mi dirigevo in stazione, oppure situazioni umoristiche a cui ho assistito… tutto ciò che ci circonda è uno spunto per una storia, quindi attendo gli eventi e intanto mi annoto le idee sulla mia Moleskine rosa!

9) C’è una domanda che non ti è stata posta in questa intervista a cui avresti voluto rispondere? Ebbene: fatti la domanda e scrivi la risposta!

Sì, c’è una domanda ed è questa: come ci si sente dall’altra parte della barricata, ovvero passare dall’essere una lettrice ad essere una scrittrice? Credo che il salto non sia facile. Io ho deciso di “metterci la faccia”: ho scelto di pubblicarmi con il mio nome, senza pseudonimi o nomi fittizi stranieri per rendere i miei libri più intriganti. È una decisione che definirei, se vuoi, “coraggiosa”. Ciò che scrivo viene identificato inevitabilmente con me, chi mi recensisce vede esattamente la mia faccia e il mio nome. In un mondo in cui le piattaforme social spingono molti ad assumere identità fittizie, a nascondersi dietro a foto false, in cui ci si imbatte in autori non reali (eclatante il caso di Nicolas Barreau, un autore immaginario creato da una casa editrice tedesca), non è facile essere “reali e normali”. Ma è ciò che sono, e sono disposta ad accettare le critiche dei lettori, purché siano espresse con sincerità, educazione e realismo.

10) Ringraziamo Silvia per l’intervista concessaci. Vuoi rivolgere un pensiero conclusivo ai tuoi lettori?

Sì, continuate a leggere! Troppa gente soffre di Sindrome da Cellulare Acceso (SCA) e non legge mai. Il mio consiglio è di leggere in ogni momento possibile, perché i libri sono sempre una fonte di arricchimento personale. Quindi, mettete da parte il cellulare, smettete di leggere i post demenziali che trovate sui social, terminate la partita che state giocando e leggete un buon libro!



giovedì 3 maggio 2018

I vasi comunicanti





Sono passati due mesi dalle votazioni politiche e le possibilità che l'Italia abbia a breve un nuovo Governo sono ancora molto lontane.

In queste settimane abbiamo assistito ad un prevedibile balletto di incontri tra pseudo leader dei rispettivi partiti e coalizioni, tutti segnati da veti incrociati che non hanno permesso di arrivare ad una sintesi operativa: in altre parole non vi sono all'orizzonte accordi che lascino intravedere una soluzione allo stallo in atto.

Prevedibile perché l'esito delle votazioni era stato ampiamente anticipato da tutti i sondaggisti e i commentatori politici e si è effettivamente realizzato, senza considerare che nell'Italia di oggi, tripolare, una legge elettorale come quella licenziata dal precedente Parlamento non poteva assicurare una maggioranza tale da consentire la nascita di un Governo.

E infatti, nessuna forza politica, presentatasi in coalizione o singolarmente, ha potuto dichiararsi pienamente vincitrice della tornata elettorale, tanto che, alle Camere, nessuno ha una maggioranza consolidata per formare un nuovo Governo.

Ma anche questa inefficienza congenita della legge elettorale era ben nota a tutti i partiti prima del 4 marzo.

Preso atto di ciò, e tenuto conto delle distanze abissali presenti tra le diverse forze politiche, non si capisce come si possa ancora credere nella nascita di un Governo politico, destinato a durare un'intera Legislatura.

L’Italia, in questo, non è come la Germania. In quel Paese, i due principali partiti, i Cristiano Democratici (divisi tra CDU con 200 deputati eletti e CSU con 46 eletti) e i Socialdemocratici (con 153 deputati), con visioni del futuro per certi versi diametralmente opposte, sono riusciti dopo sei mesi di estenuanti trattative a trovare una sintesi in nome del Bene Comune e a formare un nuovo Governo con una maggioranza stabile in Parlamento.

Giusto? Sbagliato?

Ognuno può avere la propria opinione. La mia è che un Governo che nasce in questo modo merita il massimo rispetto per i leader e la classe dirigente di quei partiti che hanno rinunciato ad un pezzo del proprio programma elettorale, anche a costo di scontentare una parte dell'elettorato, per dar vita ad un programma più ampio, con lo scopo finale di far crescere comunque il proprio Paese.

Sarebbe possibile fare la stessa cosa in Italia? Certo che sarebbe possibile, se ci fossero anche nel nostro Paese le condizioni minime per attuarlo: dei veri leader politici e una vera classe dirigente… ma purtroppo entrambe le categorie non frequentano più il nostro Paese da lungo tempo… E quando si intravede una personalità che potrebbe spiccare al di sopra della mediocrità che abita la nostra politica, ecco che per il principio dei vasi comunicanti, tutti gli altri pseudo protagonisti la combattono e cercano di riportarla giù, verso il basso, verso quella “media” quella “via di mezzo” che colora di grigio le loro giornate, corrose dall'invidia e dalla ricerca continua di qualche rendita per sé e per il proprio gruppuscolo di fedelissimi.

Sarebbe questa la classe politica che dovrebbe trovare la quadra e dare un nuovo Governo al Paese?

È impensabile che in poche settimane, in Italia, si possano creare convergenze su programmi partendo da visioni sul futuro diametralmente opposte, senza considerare le acredini personali sviluppatesi negli ultimi anni tra i diversi Capi popolo.

La soluzione allora è quella di riunire attorno ad un esecutivo di scopo i principali partiti, formare un governo destinato a modificare la legge elettorale nel senso che fornisca una maggioranza certa già la sera delle elezioni, e quindi tornare immediatamente al voto. Inutile perdere altro tempo.

Poi, però, per i problemi del nostro Paese non diamo la colpa alla Germania…