Le più grandi sciagure dell’umanità sono state originate da chi ha voluto semplificare la vita pianificando il mondo.

Giovannino Guareschi

domenica 12 febbraio 2012

Farcela con la morte

Ho conosciuto  il filosofo (detective del quotidiano come si definisce) Fabrice Hadjadj durante l’edizione 2011 del Meeting per l’amicizia tra i popoli di Rimini. In quell’occasione tenne un incontro con a tema il titolo del Meeting (E l’esistenza diventa una immensa certezza) che è tra l’altro possibile rivedere e riascoltare oltre che sul canale YouTube del Meeting di Rimini anche  su questo blog  - lo trovate tra i video preferiti.
Hadjadj, certamente noto agli  “addetti ai lavori”  nonostante la sua giovane età ( è nato a Nanterre nel 1971)  merita di essere maggiormente conosciuto perché offre spunti di riflessione sulla vita molto interessanti per l’uomo contemporaneo. E non è una presa in giro. Nel manuale “Farcela con la morte”, scritto nel 2005 e vincitore nel 2006 del prestigioso Grand Prix Catholique de littérature, Hadjadj affronta il tema della morte offrendo riflessioni che ci aiutano a vivere la vita senza censurare l’argomento che è di una inevitabile certezza, per tutti.
L’opera è divisa in capitoli che possono essere letti anche separatamente e offrono spunti per riflettere su diverse tematiche che emergono dai titoli dei capitoli stessi: Speranza di vita, La grazia della paura, Sul suicidio e l’eutanasia, Sull’omicidio legale e il terrorismo, La morte di Dio, Il martirio a portata di tutti, In my end is my beginning.
Scrive Hadjadj: “ la nostra epoca piena di rumore e di furore è veramente attesa di un liberatore, e questo spiega la facilità con cui un intero popolo si precipita a seguire un tiranno pieno di promesse o l’utopia alla moda”.
Ognuno di noi desidera la felicità, ma la nostra morte e la nostra impotenza dimostrano che non riusciamo a procurarcela da soli, dobbiamo sperare che provenga da altro, ma altro non può essere un uomo, limitato e fallibile come noi.  La morte pertanto è il termine di paragone con cui dobbiamo, volenti o nolenti, consapevolmente o meno, confrontarci per tutta la vita. La risposta che ci diamo nei confronti di questo limite condiziona tutta l’esistenza. Hadjadj ci offre le sue riflessioni e le sue risposte che trovano nella religione cattolica il proprio fondamento. La morte di Cristo sulla croce è il fulcro della visione cristiana della vita e quindi anche della morte.  Non sono pagine mistiche o spirituali quelle che si leggono nel manuale, sono pagine che aiutano a riflettere l’uomo di oggi, immerso in una società che fa dell’ eternamente giovane e bello e sano e felice la sua finta colonna sonora. E non manca l’ironia.
Scrive Hadjadj: “D’altronde, come si può imparare a morire? Chamfort riporta l’obiezione di una ragazza: - perché questa frase, imparare a morire? Mi sembra che ci si riesca bene già la prima volta!”
In effetti a noi interessa imparare a vivere bene, non a morire bene.





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