Le più grandi sciagure dell’umanità sono state originate da chi ha voluto semplificare la vita pianificando il mondo.

Giovannino Guareschi

sabato 27 aprile 2013

Alla ricerca di Utopia (nel senso di eutopia)


Chi ha visto la puntata del 25 aprile di Servizio Pubblico di Michele Santoro sino al termine, è stato spettatore dell’intervento dello scrittore Roberto Saviano. 

Saviano, come piace fare a lui, ha raccontato una storia. La storia della rinascita del popolo cileno che nel 1988 avuto in dono dalla comunità internazionale un referendum per dire SI o NO alla continuazione della dittature del Generale Pinochet, inaspettatamente decide di voltare pagina e a maggioranza vota NO. 

Lo spunto Saviano lo prende da un recente film, NO, di Pablo Larrain, vincitore a Cannes nel 2012 dell’Art Cinema Award. Come hanno fatto i sostenitori del NO, all’inizio in netta minoranza nel Paese, a convincere la maggioranza dei cileni che la vita senza Pinochet era meglio della vita con Pinochet? Utilizzando in modo nuovo, originale la comunicazione. Non hanno parlato dei crimini commessi dal regime, ma hanno mostrato il Cile che avevano in mente, libero, pieno di colori, dove tutti potevano vivere in pace, dove il militare e lo studente potevano camminare in piazza vicini, senza che l’uno avesse paura dell’altro. Hanno proposto un sogno, una visione di un mondo nuovo che sarebbe stato possibile realizzare se avessero vinto i NO. L’alternativa era continuare il solito tran tran, la solita vita grigia che i cileni conducevano sotto Pinochet, senza poter scegliere in autonomia la propria vita, il proprio modo di vivere. 

A poco a poco, grazie anche a una campagna comunicativa fatta di spot televisivi propositivi e avvincenti, il popolo cileno ha perso la paura generata dal cambiamento, ha capito che si poteva vivere senza Pinochet, che votare NO non avrebbe generato particolari traumi e che forse valeva la pena non perdere l’occasione. I NO hanno vinto e il Cile ha voltato pagina. 

I riferimenti alla nostra situazione attuale sono evidenti, anche se da noi al momento non esiste un Generale Pinochet, anzi semmai si teme una sua venuta. 

Cosa ha voluto dire Saviano al popolo della sinistra italiana, ai suoi esponenti politici? 

Ha voluto dire di cambiare strategia, di non cercare lo scontro diretto con la destra, con Berlusconi e i suoi processi. Arroccarsi sulle proprie posizioni non modifica il modo di pensare dell’altra parte, di chi la pensa diversamente. La Sinistra per crescere nel Paese deve proporre, deve comunicare un mondo nuovo, diverso, deve far intuire che cambiare l’attuale stile di vita che ci ha portato a questa situazione di crisi è possibile e per farlo occorre avere fiducia nei propri leader politici. E’ un po’ quello che in questi ultimi cinque anni ha fatto Grillo che ha proposto una visione nuova di mondo, temi nuovi e nuovi stili di comportamento e che ha raccolto un ampio consenso. 

Una domanda però mi piacerebbe porre a Saviano, senza vena polemica. Qual è la visione del nuovo mondo che la Sinistra ha in mente e vuole proporci? Dove sono i leader da seguire che ci conducono verso questa Utopia (nel senso di eutopia)? Perché, alla fine, il problema è questo, avere una visione per il futuro, anche solo per i prossimi venti/trent’anni, e immaginare un mondo diverso, migliore di quello attuale, dove far crescere e vivere felici i nostri figli. 

Di questo Saviano, purtroppo, non ha parlato. 









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