Le più grandi sciagure dell’umanità sono state originate da chi ha voluto semplificare la vita pianificando il mondo.

Giovannino Guareschi

sabato 4 febbraio 2017

Piccoli Trump crescono



Negli USA, i primi dieci giorni di governo del presidente Trump:
  • ·         abolizione della riforma sanitaria di Obama, termine del sostegno finanziario alle associazioni che sostengono l’aborto, avvio della costruzione del muro lungo il confine con il Messico, applicazione di dazi su prodotti di aziende statunitensi fabbricati all’estero e venduti negli USA, alleanza politica strategica con il Regno Unito del dopo Brexit, divieto per quattro mesi di ingresso negli USA per i cittadini di sette Paesi islamici per supposto rischio terrorismo, avvertimenti più o meno velati a Israele, Iran e Australia di non intralciare il nuovo corso della politica americana, abolizione delle norme a tutela dell’inquinamento atmosferico, riapertura delle miniere di carbone. A ciascuno la sua valutazione…

In Italia:

  • ·         dati sulla disoccupazione in crescita, quella giovanile supera nuovamente il 40%, nonostante il Jobs Act (forse una causa di questo aumento potrebbe derivare dal fatto che i genitori di questi giovani andranno in pensione a settant’anni?).
  • ·         Il problema principale delle forze politiche rimane quello se votare nel 2017 o nel 2018 e con quale legge elettorale. Se consideriamo che in questo Parlamento esistono 18 gruppi parlamentari, le proposte di legge elettorale che sono oggetto di analisi e accese discussioni sui mezzi di informazione e sui social sono circa una trentina…
  • ·         Ancora: il caso dell’azienda K-Flex, esempio di successo dell’imprenditoria italiana. A cosa sta pensando la proprietà: delocalizzare la produzione dello stabilimento italiano (il primo nato del gruppo Spinelli) in Polonia, mettendo così a rischio il posto di lavoro di 250 persone. Per completezza di informazione: il gruppo Spinelli non versa in cattive acque, ma anzi vanta una posizione di leader mondiale nella produzione di isolanti termici e acustici e nel 2014 ha emesso un bond da 100 milioni di euro con scadenza 2020 che è stato sottoscritto da 40 investitori istituzionali, allo scopo di finanziare proprio lo sviluppo internazionale del gruppo. Solo che, crediamo, i lavoratori non si immaginassero che la proprietà volesse trasferire lo sviluppo dello stabilimento italiano all’estero…


Al di là di come finirà la vicenda della K-Flex (noi speriamo bene per i 250 lavoratori italiani e le loro famiglie), questo purtroppo è solo l’ultimo caso di una interminabile delocalizzazione di aziende che ha colpito in questi anni il nostro Paese a favore di Paesi, molto spesso, appartenenti alla stessa Unione Europea, nel totale silenzio di quasi tutta la classe politica italiana.

Come possiamo pensare che il tasso di disoccupazione nel nostro Paese diminuisca se non facciamo nulla per evitare che le nostre aziende di punta, le nostre eccellenze imprenditoriali decidano di spostare la produzione in Paesi che, evidentemente, offriranno alle aziende medesime, migliori servizi e migliori condizioni per realizzare il business?

Ma la beffa maggiore, a nostro parere, risiede nel fatto che questa concorrenza sleale e immorale, non proviene da Paesi lontani da noi e in via di sviluppo, che cercano con ogni mezzo di procurare lavoro ai propri cittadini bisognosi di tutto, ma da quegli stessi Paesi cui solo pochi anni fa abbiamo aperto con generosità le porte dell’Unione ed ora utilizzano le agevolazioni messe loro a disposizione, a danno di Paesi come l’Italia, che sta attraversando un momento di crisi economica e sociale prolungato.

È quindi evidente che l’Europa così come l’abbiamo costruita, con queste regole e queste dinamiche, non funziona. Non stiamo parlando di neo assistenzialismo, ma di nuove regole del gioco che tengano conto delle differenze in termini di costo dei servizi offerti nei diversi Paesi dell’Unione (tassazione, costo energia, costo trasporti, costo lavoro). Anche perché non dimentichiamoci che la moneta, quella sì, è già unica...

Se non porremo un freno a questo esodo imprenditoriale, finirà che tra venti anni, l’Italia si sarà trasformata nella Polonia del 1989 e la Polonia sarà la protagonista del nuovo boom economico dell’Europa dell’Est. Sia chiaro, non abbiamo nulla contro la Polonia, né contro gli altri Paesi membri della UE, ma semmai contro le politiche miopi e non più sostenibili della Commissione europea. 

Ultima considerazione: dopo il Regno Unito, non possiamo escludere che altri Paesi, tiepidi nei confronti dell’Europa, accarezzino la tentazione di provare un dietro front e abbandonare l’Unione. E allora sì che nuovi piccoli Trump cresceranno…
  
     

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