Le più grandi sciagure dell’umanità sono state originate da chi ha voluto semplificare la vita pianificando il mondo.

Giovannino Guareschi

domenica 14 ottobre 2012

Quale Italia vogliamo?


I recenti scandali che hanno riguardato la gestione del denaro pubblico affidato a consiglieri e assessori regionali riportano in auge il tema dell’impianto federalista dell’Italia. In questi ultimi venti anni le regioni hanno via via acquisito un peso maggiore nella gestione di alcuni grandi capitoli di spesa, tra tutti il più importante riguarda la sanità, con alterne fortune. A fronte di regioni c.d. virtuose, ve ne sono state altre meno virtuose o colpevolmente disastrose. I casi di mala sanità pubblica e di sprechi sono sotto gli occhi di tutti e non è il caso qui di ricordarli. E non ci interessa porre l’accento sul differenziale nord sud, perché anche in meridione vi sono strutture pubbliche che funzionano bene ed erogano servizi di qualità e a costi comparabili con il nord Italia. La vera domanda è un’ altra: ma con una gestione centralista, unica, proveniente da super ministeri romani, siamo sicuri che le cose andrebbero meglio, che ci sarebbero meno sprechi, meno disservizi, maggiore qualità dei servizi a costi inferiori?

Personalmente nutro dei dubbi.

In Germania il sistema federale è applicato come e forse più che in Italia e il risultato è una qualità della vita molto soddisfacente per il cittadino che si vede erogati servizi pubblici funzionanti a costi sostenibili. Dov’è la differenza? La differenza è nella classifica stilata ogni anno dal 1993 dalla organizzazione non governativa Transparency International che analizza e studia i livelli di corruzione nel mondo. Ebbene nel 2011 (ultimo anno analizzato) il livello di corruzione “percepita” (subita) dai cittadini tedeschi pone la Germania al 14° posto in classifica alla pari con il Giappone davanti a Regno Unito, Stati Uniti e Francia tanto per citare altre Nazioni G8, mentre vede l’Italia al 69° posto a pari merito con Ghana, Macedonia e Samoa. Le prime tre Nazioni “non corrotte” al mondo?   Nuova Zelanda, Danimarca e Finlandia. Per chi fosse interessato ad approfondire l’argomento, di seguito il link al sito della organizzazione:  http://www.transparency.org/

Il vero problema dell’Italia non è quindi l’impostazione dello Stato che vogliamo dare al nostro Paese, centralista o federalista, il vero problema è di ordine etico e morale.  L’etica deve riguardare i comportamenti pubblici degli amministratori della cosa pubblica, a qualsiasi livello essi operino. La morale personale dovrebbe far sì che una persona che gestisce denaro pubblico ritenga giusto dimettersi dall’ incarico prima che sia la legge stessa ad imporlo, qualora sia indagata dalla magistratura per ipotesi di reato riguardanti l’ufficio pubblico che ricopre, ancorchè in attesa di una sentenza emessa da un Tribunale in nome del popolo italiano.  Ora qui si aprirebbe tutto il grande tema della lentezza del nostro “modello giustizia”, sicuramente fondamentale, ma non è  il momento per approfondirlo.

In questo senso la legge “anti corruzione” in discussione in Parlamento è senz’altro necessaria e ben accetta, ma da sola non riuscirà a debellare il fenomeno se non verrà accompagnata da un cambiamento che deve essere culturale, sociale, personale. Per questo ritengo fondamentale partire dalle scuole, dai giovani per educarli a vedere l’impegno nella politica, nel sociale, nella comunità come il massimo servizio che una persona possa offrire al proprio Paese e non , come molto spesso accade ora, come un modo e una strada facile e veloce per raggiungere posizioni di privilegio, di potere e di arricchimento personale. Da questo punto di vista, le tanto bistrattate ore di religione e di educazione civica offrono sicuramente uno spazio temporale che in classe può aiutare i ragazzi a confrontarsi con proposte e contenuti positivi. Del resto occorre insegnare ai giovani le regole di comportamento di una moderna e civile Nazione, ma anche motivare il perché è giusto o sbagliato un certo comportamento o un certo stile di vita.  Senza un punto di fuga verso valori cui fare riferimento nell’agire politico, il quadro generale risulta sfuocato e prevale l’istintività (personale o del proprio gruppo/partito) e il soddisfacimento del solo interesse particolare a scapito di quello pubblico. 

Indro Montanelli scrisse che la corruzione comincia con un piatto di pasta.  Forse è il caso di incominciare a pensare ad una dieta…


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