Le più grandi sciagure dell’umanità sono state originate da chi ha voluto semplificare la vita pianificando il mondo.

Giovannino Guareschi

domenica 7 ottobre 2012

Cinquant’anni di Concilio Vaticano II


Il 25 gennaio 1959 Papa Giovanni XXIII , ispirato dalla Grazia di Dio,  da poco eletto, fece al mondo l’annuncio dell’indizione di un nuovo Concilio ecumenico, il primo dopo il Concilio Vaticano I , sospeso nel 1870 e mai formalmente concluso da un Papa.  Dopo tre anni di preparazione, l’11 ottobre 1962 a Roma, con una solenne cerimonia tenutasi nella Basilica di S. Pietro in Vaticano, Papa Giovanni XXIII diede ufficialmente inizio al Concilio Vaticano II.

Tutta la Chiesa universale per la prima volta si ritrovò unita in un sol luogo, la Chiesa europea insieme alla Chiesa africana e a quella latino – americana. Vi parteciparono circa 2500 tra cardinali, patriarchi e vescovi di tutto il mondo. La caratteristica pastorale di questo sinodo fu evidente sin da subito. Non vennero proclamati nuovi dogmi, ma si cercò di interpretare i segni dei tempi, quello che l’uomo contemporaneo stava vivendo e come la Chiesa universale potesse farsi presenza viva per quest’uomo. Il successore di Papa Giovanni, Paolo VI nel corso del suo primo discorso ai padri conciliari indicò i temi principali del Concilio: definire più precisamente il concetto di Chiesa, il rinnovamento della Chiesa, la ricomposizione dell’unità tra tutti i cristiani , il dialogo tra la Chiesa e il mondo contemporaneo.

Il Concilio Vaticano II si chiuse il 7 dicembre 1965.  I frutti del lavoro dei padri conciliari furono 4 Costituzioni, 3 Dichiarazioni e 9 Decreti.  Per chi fosse interessato ad approfondire la conoscenza dei testi conciliari, il riferimento è   http://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm

Quello che riteniamo interessante qui evidenziare è come la Chiesa cattolica, unica tra le grandi religioni presenti nel mondo, per Grazia di Dio, abbia intuito in anticipo i cambiamenti in atto nella vita sociale e culturale dell’uomo contemporaneo ed abbia cercato nuove vie, nuove modalità comunicative per non interrompere il dialogo.  Il medesimo sforzo e lo stesso desiderio comunicativo non sembrano essere stati compiuti in questi decenni dalle altre religioni, tanto che oggi i cristiani, nel mondo, sono oggetto di attacchi anche violenti e sanguinari, da parte soprattutto di estremisti islamici che sono rimasti fermi ai secoli bui delle lotte di religione e non hanno percepito le novità introdotte dal Concilio Vaticano II.  Gli stessi incontri e gesti di apertura e amicizia compiuti in questi ultimi venti anni dai successori di Paolo VI, verso ebrei e musulmani, sono il frutto dei nuovi tempi post conciliari.  

L’11 ottobre 2012, a cinquant’anni dall’apertura del Concilio Vaticano II,  si aprirà l’anno della Fede, indetto da Papa Benedetto XVI l’11 ottobre 2011. Perché l’anno della Fede?  Nella Lettera apostolica del Papa,  Porta Fidei  con la quale si indice l’anno della Fede si legge, tra l’altro: “La fede, infatti, si trova ad essere sottoposta più che nel passato a una serie di interrogativi che provengono da una mutata mentalità che, particolarmente oggi, riduce l’ambito delle certezze razionali a quello delle conquiste scientifiche e tecnologiche. La Chiesa tuttavia non ha mai avuto timore di mostrare come tra fede e autentica scienza non vi possa essere alcun conflitto perché ambedue, anche se per vie diverse, tendono alla verità”. Come si vede, i frutti del Concilio Vaticano II sono ben vivi e presenti nella Chiesa come nella società  contemporanea.

Cos’è la fede per un cristiano? Scrive il Beato Luigi Giussani nel suo libro Si può vivere così : “la prima caratteristica della fede cristiana è che parte da un fatto, un fatto che ha la forma di un incontro… La seconda caratteristica è l’eccezionalità del fatto… La terza caratteristica è lo stupore: ma lo stupore è sempre una domanda, almeno segreta… Il quarto fattore è che la fede incomincia esattamente con questa domanda: Chi è costui?. Ultimo punto: la risposta”
All’uomo contemporaneo la libertà di trovare la risposta più adeguata, quindi più umana, al suo desiderio di felicità. 


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