Le più grandi sciagure dell’umanità sono state originate da chi ha voluto semplificare la vita pianificando il mondo.

Giovannino Guareschi

martedì 8 luglio 2014

Foreign Account Tax Compliance Act (FATCA)



La notizia è per gli addetti ai lavori: dal primo di luglio è entrato in vigore anche in Italia Il Foreign Account Tax Compliance Act (FATCA).

Di cosa stiamo parlando? Il FATCA è una legge statunitense del 2010 rivolta alle istituzioni finanziarie straniere (denominate FFI) e ad altri intermediari finanziari che mira ad evitare l’evasione fiscale da parte di US Person (soggetti giuridici di cittadinanza statunitense) tramite l’utilizzo di conti offshore. 

Lo scopo che si pone l’Amministrazione statunitense con il FATCA è molto semplice: individuare e ostacolare l’evasione fiscale offshore da parte dei cittadini statunitensi o dei residenti negli Stati Uniti, richiedendo informazioni in merito a tali persone per aumentare la trasparenza nei confronti dell'Internal Revenue Service (IRS – l’Agenzia delle Entrate USA) e imponendo una ritenuta alla fonte laddove non siano soddisfatti i requisiti in materia di adeguata documentazione e rendicontazione. 

In termini generali, le entità straniere come banche, intermediari/operatori di borsa, compagnie di assicurazione, hedge fund, veicoli di cartolarizzazione, società capogruppo, determinati trust e fondi di private equity saranno ritenuti FFI. Tra le entità esonerate da tale legislazione si annoverano le società di capitali quotate, i governi stranieri e le agenzie interamente controllate da organizzazioni o banche centrali straniere. 

Di fatto le banche e istituzioni finanziarie italiane, come quelle di tutti gli altri Paesi aderenti al FATCA, dovranno obbligatoriamente mappare e profilare i propri clienti statunitensi e consegnare alla IRS tutta una serie di informazioni di natura patrimoniale e fiscale. Una serie di incombenze burocratiche tutte a favore del fisco USA che se ne servirà in patria per aggiornare il profilo fiscale dei propri contribuenti. 

I Paesi che hanno già aderito al Fatca sono: Regno Unito, Francia, Germania, Spagna, Norvegia, Isole Cayman, Irlanda, Costa Rica, Danimarca, Messico, Paesi Bassi, Mauritius, Malta, Jersey, Italia, Isola di Man, Ungheria, Guernsey e Canada. Belgio e Lussemburgo sono in fase di negoziazione.

A questo punto sorge spontanea una domanda: visto che l’Italia ha aderito al progetto statunitense di monitorare il profilo finanziario estero dei propri cittadini, non era possibile chiedere agli USA l’applicazione reciproca di questo accordo? Non si poteva organizzare uno scambio reciproco di informazioni tra le due Agenzie delle Entrate, quella italiana e quella statunitense?

E poi, visto che aderiscono al FATCA diversi Paesi facenti parte dell’Unione europea, non è possibile predisporre a livello europeo una disciplina simile al FATCA statunitense?

In effetti qualcosa si sta muovendo e tra i Paesi aderenti all’OCSE dal 2017 dovrebbe entrare in vigore il Common Reporting Standard (Crs), il nuovo standard multilaterale per lo scambio automatico delle informazioni finanziarie. Vogliamo crederci.

Ma, come spesso accade in Italia, si parla tanto di lotta all’evasione fiscale e si perde l’occasione concreta di compiere un passo avanti in questa direzione. Intanto forniamo gratis al fisco USA i dati dei contribuenti americani con investimenti nel nostro Paese, per conoscere quelli dei nostri concittadini che hanno conti e disponibilità finanziarie negli States aspettiamo fiduciosi una delle riforme del Governo Renzi… 




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