Le più grandi sciagure dell’umanità sono state originate da chi ha voluto semplificare la vita pianificando il mondo.

Giovannino Guareschi

giovedì 3 luglio 2014

La famiglia normale



Il 3 luglio 1993 mi sono sposato a Milano con la mia attuale consorte presso la parrocchia del Sacro Cuore di Gesù alla Cagnola.

Il giorno delle nozze entrambi avevamo in cuore il desiderio, non la pretesa, di formare qualcosa di più di una coppia, di formare una famiglia. E per grazia di Dio, nel giro di alcuni anni, sono nati due figli, ora adolescenti.

Non abbiamo mai effettuato analisi mediche particolari e, una volta in attesa, diagnosi prenatali per conoscere lo stato di salute dei nascituri.

Se non fossero arrivati figli nostri, ci saremmo rivolti a qualche struttura assistenziale per adottare un piccolo orfano. E se i nascituri avessero avuto qualche problema di salute, l'avremmo accettato sic et simpliciter.

Non racconto queste mie vicende personali per motivi particolari. Credo che io e mia moglie siamo due persone come tante, assolutamente normali e siamo circondati da amici che, come noi, hanno effettuato le nostre medesime scelte e condividono il nostro medesimo modo di pensare.

In realtà, raccontare pubblicamente questi pensieri, oggi, ha un significato particolare, perché questa nostra normalità di vita e di pensiero sembra essere diventata originale, a-normale.

Se leggiamo i giornali e le riviste alla moda, se guardiamo la televisione o navighiamo in rete, siamo colpiti da messaggi, pensieri e opinioni che considerano normale e alla moda vivere tutta la vita da single, consumare avventure occasionali con partner diversi, costituire unioni con persone anche del medesimo sesso spacciandole come unioni normali, rappresentanti il modo di oggi di formare una famiglia. 

E per queste unioni normali, i maître à penser chiedono a gran voce i medesimi diritti concessi alle altre unioni, ma raramente sento parlare di medesimi doveri che vengono invece richiesti alle famiglie tradizionali.

Posto che il termine famiglia presuppone la presenza all'interno di una coppia di almeno un figlio (e dalla relazione tra due persone del medesimo sesso qualcuno mi deve ancora spiegare come è possibile che nasca un figlio), non credo che i nuovi modelli di vita oggi proposti rappresentino la regola sulla quale una società di esseri umani possa crescere, progredire, prosperare.

Neanche il mondo animale (quello dei mammiferi intendiamoci) vede un approccio simile al vivere quotidiano. Non mi risulta infatti che esistano coppie stabili nel tempo di animali della stessa specie e del medesimo sesso.

Ma certo l'uomo, nella sua grandezza, dotato del suo libero arbitrio, può sicuramente superare gli animali per immaginazione e intelligenza...

Intendiamoci, nessuno ormai, nel 2014, credo che si permetta di condannare la scelta di vita di una persona. Sono finiti i tempi dell'oscurantismo e dell'ignoranza che facevano vedere il diverso da noi come una persona malata o pericolosa, da eliminare.

Tuttavia non è accettabile la mistificazione della realtà. Non è possibile che l'unione stabile, fondata sul reciproco amore e collaborazione, tra due persone del medesimo sesso, venga propagandata come modello e come normalità di vita, come famiglia dei tempi moderni. 

Tra l’altro questo tipo di unione non può generare figli e quindi non credo che i partner possano pretendere di adottarne uno per il semplice motivo che la natura stessa di questa particolare unione non permette la nascita di un figlio. E credo che questa mancata possibilità non sia casuale.

Escludendo pertanto il discorso adozioni, penso invece che sia giusto e doveroso, per queste unioni, una volta rese pubbliche per mezzo della loro iscrizione nei registri dello Stato Civile, garantire i medesimi diritti e doveri esistenti per le persone coniugate civilmente che hanno deciso di costituire una coppia che sia in grado di formare in seguito una famiglia, nel senso che sopra abbiamo descritto.

Dobbiamo ripartire da questo semplice buon senso per riuscire a porre un limite al delirio di onnipotenza dell’uomo contemporaneo, che da solo non riesce a distinguere il legittimo desiderio di felicità dalla pretesa della sua realizzazione a tutti i costi.

C’è bisogno di questo buon senso? Osserviamo la realtà intorno a noi e diamoci la risposta.


1 commento:

  1. Una volta, anchio pensavo cosi.
    Ma il mondo e' grande e diverso. Se due persone vogliono diventare una famiglia, perche' no?

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