Le più grandi sciagure dell’umanità sono state originate da chi ha voluto semplificare la vita pianificando il mondo.

Giovannino Guareschi

domenica 14 aprile 2013

Il Paradiso alla porta

Risulta difficile sintetizzare nelle quaranta righe di una pagina word (lo spazio che mi sono imposto per ogni recensione che pubblico sul blog) il contenuto dell’ultimo saggio del filosofo francese Fabrice Hadjadj, Il Paradiso alla porta, edito in Italia da Lindau. 

A chi si rivolge il filosofo? A tutti noi, pellegrini erranti su questa terra. Chi, almeno una volta nella vita, non si è mai chiesto che fine farà dopo la morte? La domanda è una di quelle classiche sulla quale i filosofi sono al lavoro da millenni. 

Ebbene, Hadjadj propone la risposta cristiana, il Paradiso, e ne descrive, per quello che un essere umano può descrivere, gli elementi costitutivi, il contenuto, lo spazio e i confini utilizzando i riferimenti dell’arte, della poesia, della musica, della letteratura e chiaramente della filosofia. 

E’ un’opera che mostra la maturità raggiunta dal pensiero di questo ancor giovane filosofo convertitosi al cristianesimo in età adulta e per questo, forse, ancor più entusiasta della novità, della buona novella che lo ha raggiunto per grazia e lo ha convertito affascinando la ragione e il cuore. 

Gioia, tempo ritrovato, consolazione, eternità, relazione, canto sono solo alcune delle parole che troviamo nel saggio e che contribuiscono a disegnare il Paradiso ai nostri occhi e alle nostre orecchie. La prima parte dell’opera è dedicata a coloro che, nella storia, hanno pensato di portare il Paradiso sulla terra senza comprendere che il Paradiso esiste, consiste in un’altra dimensione. Il tentativo di attuare il Paradiso sulla terra ha generato unicamente orrori e dolori ai popoli che lo hanno dovuto subire. 

Le considerazioni sul Paradiso che ci propone Hadjadj sono rivoluzionarie così come è stata rivoluzionaria la venuta di Cristo sulla terra. Il popolo aspettava la venuta di un re che lo liberasse dal dominio di Roma ed è arrivato il Figlio di Dio che si è lasciato mettere in croce per la salvezza di tutto il creato. Commoventi le pagine in cui il filosofo descrive e commenta l’episodio di Disma il buon malfattore, che chiede sulla croce: Gesù ricordati di me… e Gesù che gli risponde: “Oggi, TU sarai con ME in Paradiso”. Paradiso, luogo di relazione, TU con ME. 

Nell’ultima parte dell’opera Hadjadj pone le basi di quella che chiama la fisica eucaristica. Sono considerazioni personali che meritano una riflessione attenta e suscitano sicuramente interesse e meraviglia. 

Il Paradiso alla Porta, saggio su una gioia scomoda, come sottotitola lo stesso autore, è un’opera complessa, che pone al centro il Paradiso visto, scrive l’autore: “come un orizzonte di fecondità traboccante e non un sogno sterilizzatore”. Di questa fecondità traboccante l’opera è colma. 

Quello che colpisce il lettore, a volte perso nei riferimenti letterari e filosofici proposti dall’autore, è la bellezza che rimane come fosse realtà concreta dopo aver terminato la lettura della singola pagina e del capitolo intero. Ma forse questa bellezza permane perché scopriamo che è il Paradiso ad essere attraente. 

In conclusione, come scrisse Don Luigi Giussani: “Gesù si rivolge a noi, si fa incontro per noi chiedendoci una sola cosa: non “cosa hai fatto?” , ma “mi ami?”. 

Dell’amore di Cristo è ricolmo il Paradiso descritto da Hadjadj nel suo saggio. 



Fabrice Hadjadj, Il Paradiso alla porta, Lindau srl, Torino – prima ed. febbraio 2013 






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