Le più grandi sciagure dell’umanità sono state originate da chi ha voluto semplificare la vita pianificando il mondo.

Giovannino Guareschi

giovedì 3 gennaio 2013

Hic sunt leones


Hic sunt leones

Chissà se al professor Monti sarà venuta in mente questa locuzione latina prima di decidere comunque di salire in politica… In effetti il panorama politico che ci si presenta davanti agli occhi assomiglia sempre più ad una giungla infestata da animali pericolosi, alcuni dei quali non ancora studiati dagli scienziati!

In questo clima tropicale, nonostante che siamo al 3 gennaio, il professor Monti, dopo molti tentennamenti, ha deciso di impegnarsi in prima persona nelle prossime elezioni, come leader politico e non più tecnico. E’ una scelta che, come si poteva immaginare, sta facendo discutere tutte le forze politiche, quelle che hanno sostenuto il suo Governo e quelle che lo hanno sempre osteggiato e criticato anche duramente.

Ciò che il Governo presieduto da Mario Monti ha realizzato nei mesi appena trascorsi lo hanno visto e vissuto tutti gli italiani.  Si poteva fare di più, si poteva fare meglio? Non è questo il punto. Il punto, a nostro giudizio, è ricordarsi quale situazione economica l’Italia stava vivendo nel novembre 2011 e a quali risultati siamo arrivati nel gennaio 2013.  Poi ognuno di noi, per gli interessi che gli sono propri e che difende, tragga le sue considerazioni. Certamente il professor Monti ritiene che la sua opera non sia esaurita e che la situazione magmatica della politica italiana lasci spazio alla sua squadra “speciale” chiamata dagli italiani a terminare il lavoro iniziato.

Ma qual’ è il progetto del Professore? Quale idea d’ Italia ci propone Monti?  Ci vengono in aiuto le venticinque pagine della c.d. Agenda Monti dal titolo: Cambiare l’Italia, riformare l’Europa. Un’Agenda per un impegno comune, primo contributo ad una riflessione aperta. (http://www.agenda-monti.it/wp-content/uploads/2012/12/UnAgenda-per-un-impegno-comune-di-Mario-Monti.pdf)

Le abbiamo lette tutte con attenzione. Conclusioni? Mentre su alcune questioni, come per esempio il pensiero sull’Europa che dovrà essere più unita e meno distante dai cittadini, pensiamo che si possa raccogliere un ampio consenso, già sulle questioni economiche il pensiero del nuovo movimento si fa più articolato e discutibile. Certo, l’emergenza non è ancora terminata, ma la cura draconiana adottata sino a qui dal Governo Monti, non ci sembra che abbia portato a risultati brillanti.

Un punto poi nell’Agenda Monti ci sembra carente: si parla molto di crescita, ma non si capisce da dove e come la crescita economica avrebbe origine. Si trovano enunciati tanti bellissimi principi (proiettare le imprese italiane sui mercati internazionali – l’agenda digitale – sfruttare tutto il potenziale dell’economia verde – la politica agricola – l’Italia della bellezza, dell’arte e del turismo - ), ma poi francamente ci sfuggono i risvolti operativi degli stessi.  L’Agenda continua occupandosi della riforma delle pensioni, del mercato del lavoro, della riforma delle istituzioni e della giustizia, tutti temi dove il pensiero del Professore è ben noto e in parte anche condivisibile (ma discutibile l’allungamento dell’età pensionabile che porta ad un blocco di fatto delle assunzioni per i più giovani).  

Il focus rimane la crescita economica e su questo punto l’Agenda Monti a nostro giudizio latita.  Non siamo economisti, ma partiamo da una constatazione, dalla realtà dei fatti:  (dati 2010) il tessuto economico italiano è costituito da 4,5 milioni di imprese, il 95% delle quali occupa meno di 10 dipendenti. Se nel 2013 trovassimo il modo di stimolare, incentivare la metà di queste imprese, diciamo 2 milioni di imprenditori, ad assumere ciascuno un nuovo dipendente, magari giovane, avremo nel giro di un anno 2 milioni di nuovi posti di lavoro. Come fare, quali stimoli fiscali - economici utilizzare? Fornire una risposta dovrebbe essere il compito del Governo, politico o tecnico che sia. Con le nuove assunzioni si creerebbe quel volano capace poi di stimolare poco per volta fattori positivi di crescita in tutti i settori economici. Il rovescio della medaglia è la recessione che abbiamo vissuto in questi ultimi dodici mesi e che porta con sé nuova disoccupazione, nuovo calo dei consumi, che provoca nuova recessione.
   
Che giudizio daranno in definitiva gli italiani della salita in politica del professor Monti ? E, soprattutto, vi era bisogno di questo nuovo movimento? Nessun sondaggista può al momento formulare una risposta attendibile a queste domande. Troppo magmatica la situazione politica.

Una cosa è certa: hic sunt leones, speriamo solo che la preda sacrificata non sia la nostra amata Italia.   




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