Le più grandi sciagure dell’umanità sono state originate da chi ha voluto semplificare la vita pianificando il mondo.

Giovannino Guareschi

lunedì 8 agosto 2016

Referendum costituzionale: le ragioni del Sì



Dopo aver analizzato nel post precedente le ragioni del No, passiamo ora ad esporre quelle dei sostenitori del Si al Referendum del prossimo autunno.

Per prima cosa evidenziamo che, dopo oltre venti anni di tentativi finiti male, finalmente si ha la possibilità di imprimere una svolta al nostro sistema istituzionale. Forse non sarà un cambiamento determinante e risolutivo, ma da qualche parte bisognava pur incominciare.

Da un bicameralismo perfetto, arriviamo ad un monocameralismo imperfetto, ma tant'è. La riduzione del numero dei senatori e delle competenze e delle funzioni del Senato vanno nella direzione di snellire i processi legislativi del Paese.

Di contro il Governo vede da questa riforma aumentare la propria sfera di influenza sulla vita politica a discapito del Parlamento inteso come Camera più Senato. Questo significherà una maggiore responsabilizzazione del Premier con i suoi ministri. In ultima analisi avremo finalmente in Italia un Governo che avrà a disposizione gli strumenti per governare e allo scadere della Legislatura risponderà agli italiani del proprio operato, senza potersi giustificare denunciando un ostruzionismo da parte del Parlamento che viene ridimensionato nei suoi poteri, ma per nulla azzerato.

Infatti la Camera dei deputati rimane l'unica ad esercitare pienamente la funzione legislativa, di indirizzo politico e di controllo sul Governo, diventando quindi la sola titolare del rapporto di fiducia con il Governo. I deputati rimangono anche gli unici "rappresentanti della Nazione".

Anche la nuova legge elettorale ormai definitiva (che però non rientra nel pacchetto delle riforme) contribuirà ad eleggere un Parlamento più coeso e rappresentante, con una maggioranza qualificata, la forza politica più votata nel Paese. Certo i partiti avranno il gravoso compito di inserire nelle proprie liste di candidati persone non solo degne, ma anche preparate per affrontare le sfide del futuro. Solo così potranno pensare di vincere la competizione elettorale.

I sostenitori del Si non stanno facendo l'elogio di un Governissimo con a capo un Premier dittatore, bensì chiedono un Governo che nei cinque anni di durata della Legislatura (che, per chi scrive, potrebbero anche diventare quattro) abbia la concreta possibilità di realizzare il proprio programma elettorale e che allo scadere si vedrà giudicato dal popolo. Osano troppo?

Quante volte in Italia i Governi sono durati solo alcuni mesi, tenuti sotto scacco da maggioranze parlamentari mutanti dalla sera alla mattina? Se forse sino a qualche decennio fa era possibile per un Paese sopportare una simile situazione, in tempi complessi, fluidi, liquidi, come si usa dire oggi, non è più possibile per una Nazione che vuole rimanere al passo delle maggiori potenze mondiali, essere governata in questo modo.

Occorrono maggioranze parlamentari stabili e governi coesi che possano esercitare il potere, per un periodo limitato di tempo, entro rigide regole democratiche, ma senza essere sottoposti a ricatti politici.

L'eliminazione delle Province, del CNEL e lo snellimento di altre procedure amministrative concorrono a rendere questa riforma interessante più che altro perché incomincia a smuovere le acque stagnanti della vita politica e istituzionale.

Da troppi anni si vede fallire ogni tentativo di riformare il nostro sistema istituzionale, da qualsiasi parte politica provenga il tentativo. Questa volta sarebbe veramente un peccato rinunciare ad imprimere il primo colpo al cambiamento.

Per queste ragioni a ottobre i sostenitori del cambiamento andranno a votare Si, non per sostenere Renzi e il suo Governo, ma per tenere vivo il desiderio di modernizzare il bel Paese.

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