Le più grandi sciagure dell’umanità sono state originate da chi ha voluto semplificare la vita pianificando il mondo.

Giovannino Guareschi

venerdì 1 agosto 2014

Onorevole Presidente del Consiglio Matteo Renzi...


Onorevole Presidente del Consiglio Matteo Renzi, 

sono uno degli undici milioni e duecentomila italiani che l’hanno votata alle ultime elezioni europee. Io, come molti altri, per la prima volta (ho quarantotto anni). Non ho votato il PD, ho votato lei, Signor Primo Ministro. 

Ho votato lei perché è giovane e Dio solo sa quanto gli italiani siano stanchi di settantenni e ottantenni al comando, incollati ai posti chiave della Nazione…

Ho votato lei perché ho intravisto un segnale di discontinuità propositiva, nel suo modo di parlare di politica, di futuro, di fiducia nelle nostre capacità e nel nostro lavoro, rispetto ai mestieranti della politica…

Ho votato lei perché ha promesso di cambiare l’Italia in meglio, di lottare contro i burocrati e la burocrazia…

Ho votato lei, Signor Presidente, perché non si è messo ad urlare nelle piazze come hanno fatto alcuni politici improvvisati, mirando a distruggere piuttosto che a costruire una nuova Italia…

Ho votato lei perché ha l’energia giusta per andare sino in fondo in questa sfida di cambiare il Paese incartapecorito da decenni di pseudo vita democratica e perché, mi consenta la franchezza, non ha molto da perdere e quindi ha con sé la forza per tirare dritto davanti agli ostacoli…

Ho votato lei perché l’Italia ha bisogno di un cambio di passo e un giovane di solito ha la camminata svelta…

Ho votato lei perché mi è sembrata una persona coraggiosa, perché ci è voluto molto coraggio per sfidare i Moloch del Partito Democratico ed uscirne vincitore…

Ho votato lei, Signor Presidente, perché avevo bisogno di vedere facce nuove nei talk show, non i volti noti dei soliti politici che siedono in Parlamento da decenni e vengono in TV a parlare del rinnovamento della politica, ma loro sono sempre seduti nel solito scranno…

Ho votato lei anche perché, purtroppo, non avevo molte alternative Signor Presidente, ma di questo lei non si deve preoccupare, anzi, deve essere un motivo in più per cercare di conquistare altro consenso…

Intendiamoci, non vorrei che pensasse che la considero un super uomo, no per carità, qui sulla terra siamo tutti persone normali, i santi e i demoni vivono nell’altro mondo, Superman è un personaggio dei fumetti…

Ho votato lei ed ho aspettato il trascorrere dei fatidici cento giorni che si concedono ad ogni nuovo Primo Ministro, giusto per permettergli di capire in che mondo è finito… 

però caro Presidente, così non va…

Dal giorno del giuramento (si ricorda quel 22 febbraio vero?) sono trascorsi più di cinque mesi e dal suo Governo abbiamo avuto molte dichiarazioni d’intenti e visto molti grafici sui programmi e sulle cose che intende fare per cambiare il Paese, ma pochi atti concreti…

Dal giorno del giuramento, abbiamo letto sui giornali le moltissime riforme che si vogliono realizzare: la riforma della spesa pubblica, la riforma del mercato del lavoro, della pubblica amministrazione, la riforma della legge anti corruzione, la riforma della legge elettorale, del titolo quinto, quella costituzionale solo per citare le più importanti. 

Se però guardiamo agli atti concreti, leggi e decreti promulgati ed operativi, le cose cambiano. Al momento poi il Parlamento è impegnato in una estenuante discussione sulla riforma del Senato, come se riformare il Senato a tutti i costi fosse la soluzione ai mali d’Italia.

Così non va, Signor Presidente. Le riforme costituzionali devono avere la più ampia maggioranza parlamentare se vogliono avere una minima possibilità di successo. L’esperienza docet in questo caso. Quante volte negli ultimi due decenni si è cercato di portare avanti una riforma sostanziale della nostra Costituzione senza riuscirci? Non si può proporre al Parlamento un piatto surgelato da scongelare e cucinare in cinque minuti, preparato e precotto in un’altra cucina…

Perché per esempio puntare i piedi sull’elezione indiretta dei Senatori quando tutti i sondaggi e il buon senso dicono che agli italiani piace, giustamente, scegliere il proprio candidato? Non raccontiamoci la storiella che un Senato elettivo costerebbe di più di uno di seconda mano…basterebbe dimezzare il numero dei Senatori, da 315 a 150, e ridurre gli stipendi ai restanti, per ottenere i medesimi risultati di costo della struttura. E questo è solo uno tra i molti punti della riforma in discussione che sono fortemente invisi al popolo, Signor Presidente…

I motivi per cui l’ho votata, Signor Presidente, glieli ho elencati all’inizio di questa lettera. Come me, mi creda, la pensano tanti italiani. Ci ascolti, la prego. Per noi lei rappresenta l’ultima possibilità, l’ultimo tentativo serio per cercare di cambiare le cose in Italia. 

Non usi i muscoli per portare a casa una vittoria sul Senato non elettivo, mi creda, non ne vale la pena… 

Cerchi anzi di uscire il più in fretta possibile dalla pastoia della riforma costituzionale e di quella elettorale per dedicare le sue energie e quelle dei suoi giovani ministri nel cercare soluzioni al lavoro che manca, alle imprese che chiudono (alcune perché falliscono e altre perché spostano la produzione all’estero) e vedrà che alle prossime elezioni gli italiani la voteranno ancora…

Ci sono solo due giorni all'anno in cui non puoi fare niente: uno si chiama ieri, l'altro si chiama domani, perciò oggi è il giorno giusto per amare, credere, fare e, principalmente, vivere. 

Questo scrive il Dalai Lama, Signor Presidente: oggi tocca a lei decidere il futuro dell’Italia. Non si faccia intimidire dai vecchi volponi della politica, ascolti il popolo e vada avanti senza indugio. Gli italiani che l’hanno votata sono ancora con lei, ma non per molto tempo ancora…

In bocca al lupo, se mi consente.



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