Ci sono persone così povere che l'unica cosa che hanno sono i soldi.

Santa Madre Teresa di Calcutta

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lunedì 8 dicembre 2014

Italiani state sereni



Ma l’Italia ha un problema reputazionale?

Vi ricordate come è iniziato il 2014? Con la famosa frase pronunciata dall'allora sindaco di Firenze: Enrico stai sereno! Dopo poche settimane Renzi divenne Primo Ministro al posto del collega di partito, quasi senza colpo ferire e con un programma rivoluzionario per noi italiani: in 100 giorni avremmo avuto tutte le riforme promesse e mai realizzate nei venti anni precedenti. 

Poi i giorni da 100 sono diventati 1.000 e il cammino riformista del Premier ha dovuto fare i conti con l’italica realtà, abbandonando il magico mondo dell’adolescenza e della gioventù dal quale il nostro leader e i suoi fedeli leopoldini sono stati generati ed hanno mosso i primi passi.

Come può essere credibile uno Stato che propone tre Governi in tre anni?

Come può essere attendibile un Premier che quando faceva opposizione interna al PD di Bersani e Letta si dichiarava a favore del mantenimento dell'art.18 e da Primo Ministro propone la sua abolizione nel Job Act? In questi mesi, sul fronte interno, a cosa abbiamo assistito? La riforma della legge elettorale è stata solo abbozzata, quella istituzionale neppure. La riforma del lavoro ancora da riempire di contenuti. La spending review ferma al palo dopo la vendita di 10 auto blu. Gli 80 euro non hanno generato il volano previsto e l'economia è in completa stagnazione.

Per quanto riguarda la politica estera, sinceramente dal semestre europeo a guida Renzi ci si aspettava qualcosa di più. Sul tema Ucraina vi è stato il completo appiattimento sulle posizioni statunitensi, provocando tra l’altro proprio alle imprese italiane un importante danno economico e creando con la Russia di Putin un congelamento delle relazioni bilaterali Europa – Russia che potrebbe spingere in futuro i russi a guardare più verso oriente che verso occidente. 

La situazione nel Mediterraneo è completamente fuori controllo e quello che sta accadendo in Paesi come la Libia, a due passi da casa nostra, è sotto gli occhi di tutti. Francamente non si capisce cosa si stia aspettando per affrontare la questione: forse la creazione di un nuovo califfato dell’Isis in Cirenaica? Infine la situazione dei due militari italiani ancora prigionieri in India è lontana dall'essere risolta. Anche in questo caso il Governo Renzi non è riuscito ad imprimere quella svolta che noi tutti ci aspettavamo e che avrebbe tra l’altro giovato moltissimo in termini di immagine al nostro Paese. 

I problemi veri dell'Italia di fine 2014 sono ancora tutti fermi al palo: la riforma della giustizia ed in particolare la rapidità nell’esecuzione dei processi e la certezza della pena. Due aspetti che portano con se' la lotta alla corruzione che ci vede anche quest'anno maglia nera in Europa, senza considerare l’ultima inchiesta che sta riguardando il comune di Roma. La riforma della pubblica amministrazione, vera piaga del Paese e responsabile dei mancati investimenti esteri nel nostro Paese, altro che articolo 18. La riforma generale del fisco che dovrebbe però essere affrontata a livello dei Ministri delle Finanze europei, se vogliamo tenere in considerazione il recente scandalo che ha colpito il nuovo Presidente della Commissione.

La lotta ai centri di potere economici e finanziari (oligopoli si chiamavano una volta, prima della loro abolizione sulla carta) che ancora esistono e dettano la propria linea ai Governi. Un caso per tutti: il prezzo del barile di petrolio è sceso del 30% da inizio anno, mentre il prezzo alla pompa di benzina e GPL è stabile, granitico. Qualcuno nel Governo Renzi si è accorto di questo fatto oppure tutti i membri dell'esecutivo usano la bicicletta per gli spostamenti?

Insomma, cose da fare in Italia ce ne sono tante e forse non basterebbero neppure 1.000 giorni per portarle a termine tutte. Quindi non hanno totalmente torto le società di revisione che rivedono al ribasso il nostro rating. Ed anche la cancelliera Merkel avrà sbagliato la forma, ma nella sostanza ha un po’ di ragione nell'affermare che i cambiamenti reali visti quest'anno in Italia sono oggettivamente pochini.

La reputazione di Renzi è ad un bivio: o riesce nei prossimi mesi a portare a casa qualche risultato concreto sul piano delle riforme che però produca anche effetti concreti sui risultati economici, oppure gli italiani lo abbandoneranno. Gli ultimi sondaggi effettuati mostrano che la popolarità del Premier è in discesa, dal picco massimo toccato alle europee, ma dicono anche che secondo una maggioranza crescente, gli italiani ritengono che la punta più bassa della curva della crisi sia alle spalle.

Non sappiamo su quali basi razionali poggi questa convinzione, ma ci fa piacere sapere che la maggioranza degli italiani, dopo cinque anni, si sia stancata di tifare per i gufi e stia guardando ad altri animali.

Italiani state sereni: tra poco sarà Natale e sono in arrivo Babbo Natale con le sue renne. Dopo Renzi potremmo affidarci a lui e il nuovo animale di moda non avrà più le ali, ma le corna.

venerdì 14 febbraio 2014

La staffetta di San Valentino

Certo, dai politici italiani ci si può aspettare di tutto, ma francamente quello che sta succedendo in queste ore, la cosiddetta staffetta tra il Presidente del Consiglio proveniente dal Partito Democratico, Enrico Letta, e il nuovo candidato Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, proveniente dal Partito Democratico, ha dell’incredibile.

Ma andiamo con ordine. 

Solo un anno fa, il 14 febbraio 2013, Matteo Renzi era il sindaco di Firenze, eletto nel 2009 a 34 anni di età, dopo essere stato, dal 2004 al 2009, Presidente della Provincia di Firenze. Una brillante carriera per un giovane politico italiano, se si considera l’età media della classe dirigente del nostro Paese. Rimanendo nel centro sinistra, ricordiamo che quando il giovane, a detta di tutti, Walter Veltroni fu eletto Segretario politico nazionale del Partito Democratico, nel 2007, aveva 52 anni. E quando si candidò come Premier alle elezioni politiche del 2008, ne aveva 53.

Ancora, quando Prodi divenne Premier la prima volta nel 1996 aveva 57 anni, Berlusconi la prima esperienza da Premier la fece a 58 anni. E sono entrambe personalità che, prima di ottenere la prestigiosa carica politica, ricoprirono ruoli di grande responsabilità, sia economica che politica, in Italia e all’estero, non svolsero solo incarichi amministrativi modesti su base regionale.

Tornando al nostro probabile nuovo candidato Premier, Matteo Renzi, nato l’11 gennaio 1975, il risultato più eclatante l’ha forse ottenuto vincendo le primarie del PD del dicembre 2013 diventando così il nuovo Segretario politico del partito.

Chiariamo un punto: a quelle “elezioni” volontarie indette dal PD per far scegliere al popolo della sinistra il nuovo Segretario del partito votarono 2.797.938 persone in tutta Italia. I dati sono presi dal sito del Partito Democratico. Renzi ottenne 1.887.396 voti (pari al 67,68% dei votanti), Cuperlo 505.800 voti e Civati 395.715 voti, il resto schede nulle. Quindi Matteo Renzi divenne Segretario del PD ottenendo poco più di 1,8 milioni di voti degli italiani. Sapete quanti italiani hanno diritto di voto? Alle elezioni politiche del 2013 (le ultime in ordine di tempo) avevano diritto di voto per la Camera dei Deputati num. 26.088.170 donne e num. 24.361.809 uomini per un totale di 50.449.979 italiani. Quanti italiani hanno votato per Renzi Segretario del PD? Il 3,7% degli aventi diritto alle elezioni politiche. Se Renzi fondasse un suo partito politico, con il nuovo sistema elettorale che lui stesso sta portando avanti insieme a Forza Italia, il renzellum, non supererebbe lo sbarramento del 4%. 

E questo personaggio, simpatico per carità, come lo sono tutti i toscani per quel loro accento tipico che risulta accattivante, ha deciso di far cadere una personalità degna di stima e rispetto come Enrico Letta, tra l’altro politico del suo stesso partito, per occupare il suo posto di Primo Ministro a che titolo? In cosa Matteo Renzi dovrebbe essere migliore di Enrico Letta? Sono questi i punti che non riescono a convincere gli italiani che assistono basiti a questo cambio in corsa di un Premier e di un Governo che, ricordiamolo, erano in carica da neanche un anno e che comunque si erano fissati un obbiettivo temporale massimo di un nuovo anno, per portare a termine quelle riforme minime di cui l’Italia ha bisogno, da venti anni, per poi portare il popolo alle urne. 

Ma siamo proprio sicuri che il giovane Renzi abbia le capacità e le competenze per ricoprire un ruolo così importante? L’Italia non è Firenze e la politica di Roma non è la Segreteria del PD. Questo Renzi sicuramente lo sa, ma quello che vorrebbero sapere gli italiani è: se fallisse anche lui, cosa ci rimane? Del resto non si capisce in cosa il Parlamento attuale potrebbe aiutare il nuovo Governo a guida Renzi che non avesse potuto fare con il Governo Letta.

Tra l’altro è vero che il Governo Letta è stato voluto da Giorgio Napolitano dopo la sua rielezione, ma è stato pur sempre un Governo derivato dal risultato elettorale. Quello di Renzi sarebbe un Governo pastrocchio venuto fuori da beghe interne del PD e alla lunga, in politica, i vizi di partenza vengono al pettine. Oltretutto, dopo la sentenza della Consulta che ha eliminato il Porcellum, il Parlamento stesso risulta nominato in modo illegittimo e, per decenza, andrebbe rapidamente sostituito. Quindi il programma del Governo Letta, se fosse stato attuato con convinzione da tutti i partiti che lo hanno appoggiato, in primis dal PD, poteva andare benissimo. In questo 2014 avrebbe potuto portare a termine le riforme e nel 2015 si sarebbe andati a votare tranquillamente. 

Adesso Renzi si trova a dover per forza portare avanti e chiudere le principali riforme, nella duplice veste di Premier e di Segretario del PD e non è detto che il doppio incarico giochi a suo vantaggio. Inoltre sulla legge elettorale dovrà scendere a patti con Berlusconi, mentre sul Governo dovrà dialogare per forza con il Nuovo Centro Destra e con Scelta Civica e non è scontato che gli interessi degli altri partiti coincidano con quanto ha in mente il nuovo Premier. 

Ma noi auguriamo ogni bene al giovane Premier, sempre che il Presidente Napolitano all’ultimo ci ripensi e decida di non affidare l’incarico al nipotino. Noi comunque al futuro Premier Renzi auguriamo di riuscire a portare l’Italia fuori dal pantano e di proseguire nella sua brillante e fulgida carriera. A quando la Presidenza della Commissione Europea, caro Matteo? 

Al dimissionato Enrico Letta, che ringraziamo per la serietà e l’impegno dimostrati in questi dieci mesi, vogliamo solo ricordare, immaginando comunque che non lo possa consolare, la seguente frase di Joseph Conrad : “Tradire. Parola grossa. Che significa tradimento? Di un uomo si dice che ha tradito il paese, gli amici, l’innamorata. In realtà l’unica cosa che l’uomo può tradire è la sua coscienza.”
Beato è l’uomo quindi che non tradisce l’amico e se stesso.
Prosit.
  




      

domenica 12 gennaio 2014

Cosa non si è portata via la Befana...

Chi sperava che la Befana, oltre alle feste, portasse via anche i malanni atavici (mal governo, mala giustizia, mala sanità e la lista la lasciamo aperta alla fantasia del lettore ché, tanto, la realtà la supera) che affliggono il nostro Bel Paese, è rimasto ancora una volta deluso…

Da Nord a Sud, da Torino a Trieste, il nostro Paese ha iniziato l’anno nel peggiore dei modi.

Siamo in balia di scandali politici che colpiscono Ministri, Presidenti di Regione, Consiglieri regionali, Sindaci; episodi di mala sanità degni di un Paese africano, il quale Paese africano ha dalla sua il fatto che non dispone dei fondi necessari per costruire l’ospedale; noi l’ospedale lo abbiamo, ma l’ascensore che ci porta in sala parto si guasta per mancanza di manutenzione e il bambino che dovrebbe venire alla luce, muore. Siamo un Paese dove i giudici amministrativi del Piemonte impiegano quasi quattro anni per dichiarare che le elezioni regionali, tenutesi il 28 e 29 marzo 2010, sarebbero da rifare perché illegittime. Sarebbero, perché c’è sempre il ricorso al giudice superiore che può ribaltare la prima sentenza. E noi quando sapremo se i consiglieri regionali sono stati eletti validamente oppure devono dimettersi? Alla fine della Legislatura?

Lo so, un marziano che sapesse leggere l’italiano e che avesse già avuto contatti con altri esseri umani, non crederebbe a quello che sto raccontando, perché lo troverebbe irragionevole, non confacente a quella parte dell’essere umano, l’intelletto, che lo distingue da tutti gli altri animali viventi sulla terra, eppure è così, noi italiani siamo fatti così.

E devo dire che anche a leggere le reazioni, certamente sdegnate e stupite, dei principali quotidiani, si nota ormai una certa rassegnazione strisciante. La gente, il popolo, poi non si indigna neanche più, occupato com’è a cercare di mettere insieme il pranzo con la cena.

Non parliamo poi di comminare sanzioni o condanne agli autori di queste azioni. Se mai l’opera della magistratura vedesse l’inizio, ci troveremmo di fronte i tempi lunghi della “giustizia italiana” (vedasi all’inizio mala giustizia) e quindi torniamo al punto di partenza.

Eppure la situazione meriterebbe d’essere presa di petto dal Governo Letta. Un’occasione come questa infatti non capiterà più all’Italia: o si approfitta veramente di un governo di grande coalizione per fare finalmente quelle quattro/cinque grandi riforme che il Paese aspetta da più di venti anni (nuova legislazione del lavoro, riforma dei costi dell’amministrazione dello Stato, riforma del Parlamento e della legge elettorale, riforma della giustizia per poi arrivare, con i fondi risparmiati, a riformare il sistema della tassazione in generale), oppure la prossima volta temo che ad obbligarci a farle sarà la Commissione europea. E la situazione potrebbe essere peggiore per gli italiani. Il Governo dei quarantenni non può permettersi di fallire questa grande occasione. Le alternative semplicemente non ci sono, non si può invertire il senso di marcia, l’uscita dal tunnel è dritta davanti a noi. E bisogna accelerare.

A proposito: tra pochi mesi si rinnoverà il Parlamento europeo: altra occasione da non sprecare. Cerchiamo di dare il voto a quei partiti che mettono in lista persone valide e credibili che sappiano far valere in Europa le nostre idee e i nostri diritti di italiani. Almeno in questa occasione, dove non ci sono in ballo direttamente interessi di quartiere, cerchiamo di fare un piccolo sforzo e di informarci sui curricula dei candidati della nostra circoscrizione e votiamo quello che ci sembra il più valido. Sarà un modo anche questo per far capire alle segreterie dei partiti che la festa è finita, per noi ma anche per loro.

Meditate gente, meditate.





giovedì 1 agosto 2013

26 gennaio 1994 – 1 agosto 2013

Quasi venti anni è durato il cammino politico di Silvio Berlusconi. E’ iniziato il 26 gennaio 1994 con il famoso discorso “per il mio Paese” registrato e mandato in onda sulle reti Fininvest ed è terminato questa sera con la lettura, in nome del popolo italiano, della sentenza di condanna a quattro anni per reati tributari emessa dalla suprema Corte di Cassazione.

Stiamo commentando fatti di cronaca, ma è certo che questa giornata passerà alla storia della politica italiana. Dopo innumerevoli processi subiti negli ultimi venti anni da Berlusconi e il suo gruppo di imprese, è arrivata per la prima volta una sentenza di condanna definitiva proprio alla persona di Silvio Berlusconi.

Questo fatto ha chiaramente conseguenze politiche enormi se si considera per prima cosa che Silvio Berlusconi è il fondatore del PDL nonché il leader riconosciuto e indiscusso da parte di tutti i suoi elettori. Secondo, il PDL è asse portante, insieme al PD, del Governo Letta. Senza il PDL l’esperienza del Governo Letta non può continuare. Le conseguenze di una caduta del Governo, oggi come oggi, aprirebbero scenari del tutto imprevedibili, ma sicuramente non positivi per il Paese.

Le sentenze, di assoluzione o di condanna, di un Tribunale non si discutono mai, pena la messa in dubbio dell’esistenza stessa dello Stato di diritto. Le sentenze si possono condividere o meno, su questo non si discute, ma si devono accettare, deve sempre essere presente nel popolo la consapevolezza che la magistratura opera esclusivamente osservando scrupolosamente l’applicazione della Legge.

La condanna definitiva di Silvio Berlusconi a quattro anni di reclusione priva il leader del PDL dei presupposti sostanziali per la sua permanenza nella vita politica italiana attuale e anche futura se non altro per ragioni anagrafiche. Allora le conseguenze dell’addio di Silvio Berlusconi alla politica italiana provocheranno certamente una rivoluzione non solo all’interno del partito da lui creato, ma anche nel partito d’opposizione che di fatto, in tutti questi anni, ha fatto da spalla politica a Berlusconi in tantissime occasioni. 

Le conseguenze di queste rivoluzioni potrebbero avere come risultato la crisi del governo Letta e l’apertura di una fase nuova, del tutto indecifrabile in questo momento, ma sicuramente non favorevole per il piano di risanamento economico e finanziario che l’Italia sta cercando di portare avanti in questi mesi.

Nei prossimi giorni assisteremo alle scelte concrete che Berlusconi e il PDL da una parte, e il PD e le opposizioni dall’altra, faranno in Parlamento e forse capiremo che tipo di futuro ci attende. Certamente una crisi di governo che termini con il ritorno alle urne, senza aver modificato la legge elettorale, sarebbe un suicidio della politica dalle conseguenze molto gravi.

Crediamo però che una scelta coraggiosa Silvio Berlusconi potrebbe decidere di compierla: scegliere di dimettersi spontaneamente dal Senato e consegnarsi alla Giustizia da subito, evitando che la sua situazione personale condizioni ancora per mesi la vita politica italiana. Questo a nostro giudizio gli renderebbe indubbiamente il merito di passare alla storia non solo come uomo politico, ma come statista che accetta una sentenza ritenuta ingiusta, ma emanata da una Corte legittimata ad emetterla. 

Con questo gesto, moralmente forte e indiscutibilmente degno di plauso, Berlusconi lascerebbe con tutti gli onori la politica italiana e permetterebbe al Governo Letta di proseguire il suo difficile compito.

E’ una scelta non facile, ma certamente il Presidente Berlusconi è uomo capace di stupire gli italiani e non ci meraviglieremmo di vederla realizzata nei prossimi giorni. Non sarebbe una scelta di resa, anzi, sarebbe una decisione che metterebbe ancora più in risalto la lotta contro la giustizia ingiusta che Silvio Berlusconi ha sempre portato avanti nelle sue campagne politiche. 

Al Presidente Berlusconi la scelta finale, com’è giusto che sia.





sabato 27 luglio 2013

Ancora tre giorni e poi...

Mancano ormai una manciata di ore e poi conosceremo la sorte che toccherà al primo Governo Letta.

La situazione che stiamo vivendo è paradossale, se ci pensiamo bene: la sorte del Governo del Paese dipende dalle sorti giudiziarie del leader politico di un partito che sostiene il Governo. In Paesi normali, diciamo meglio, normalmente, il leader di un partito che sostiene il Governo del proprio Paese non avrebbe guai giudiziari, o se li avesse, non sarebbe il leader politico di un partito che sostiene il Governo.

D'altra parte, si dovrebbe anche dimostrare quale sarebbe il male minore: la continuazione del Governo Letta oppure andare a nuove elezioni?

Personalmente riteniamo che la discussione e i temi politici affrontati in questi mesi dal Governo non abbiano ancora toccato e messo in evidenza i punti fondamentali che costituiscono, che originano il deficit strutturale che affligge il nostro Paese rispetto alle altre nazioni parimenti industrializzate.

Quando un Paese come l'Italia paga ogni anno 100 miliardi di euro di interessi sul proprio debito pubblico, capite che il margine di manovra per qualsiasi Governo è nullo se non si taglia per prima cosa il debito che li genera. Tanto per essere chiari: la manovra di cancellazione delle provincie in corso di approvazione in Parlamento si calcola che dovrebbe far risparmiare spese per un miliardo di euro all'anno!

Poi c'è il capitolo del lavoro nero: le stime dicono che sono tre milioni i lavoratori irregolari in Italia con un'evasione fiscale derivante di 40 miliardi di euro all'anno… altro che manovra sull'Imu o sull'Iva.

Terzo tema: con una pressione fiscale come quella attuale è impossibile parlare di crescita, perché la crescita, se anche ci fosse, sarebbe soffocata dalla medesima pressione fiscale il che porterebbe a nuova evasione e quindi il cerchio non si chiuderebbe mai.

Si potrebbe continuare, ma tant’è. Solo una cosa chiediamo a questo Governo che si è definito di servizio per il Paese: non prendiamoci in giro. 

Sino a quando non si affronteranno le tematiche di cui sopra non si riuscirà ad invertire la rotta. Ma per affrontare questi temi, occorre la consapevolezza in primis nella coscienza delle persone, dei politici, della classe dirigente del Paese.

I concetti di legalità, di uguaglianza, di ridistribuzione delle ricchezze, di lavoro regolare per tutti, devono riprendere ad essere presenti nella vita della nostra comunità, altrimenti la crisi economica continuerà e anzi aumenterà. Da questo punto di vista, l’avvento inaspettato, provvidenziale del nuovo Papa Francesco ci potrebbe essere molto d'aiuto: speriamo che gli italiani possano trarre dalle sue parole, dal suo Magistero pensieri ed idee illuminanti.

L'altro aspetto che deve entrare in gioco in questo periodo così turbolento è quello del compito educativo che spetta a noi adulti (insegnanti e genitori) nei confronti dei nostri figli. 

Forse anche noi genitori, noi insegnanti dobbiamo fare autocritica e riconsiderare i valori che abbiamo praticato e trasmesso, con coscienza o meno, sino ad ora ai nostri ragazzi. Ha scritto Jonah Lynch nel suo ultimo libro, Egli canta ogni cosa: “Conoscere la verità è una grande avventura ed è anche un grande rischio. Potresti scoprire che devi cambiare idea su qualcosa. Potresti anche scoprire che devi cambiare vita”.

Meditiamo gente, meditiamo…




mercoledì 17 luglio 2013

Si sta come d'autunno sugli alberi le foglie...

Dopo un Presidente del Consiglio che convince il Parlamento italiano che una ragazza tunisina di 17 anni è la nipote del Rais dell’Egitto, dopo che un Ministro della Repubblica dichiara in Parlamento che un terzo soggetto, a sua insaputa, gli aveva regalato una parte del suo appartamento romano vista Colosseo, ascoltare la relazione di ieri, sempre nell'aula sacra del nostro Parlamento, tenuta dal Ministro Alfano sul caso Ablyazov, è stato come rivedere un vecchio film di Alberto Sordi su vizi e virtù di noi italiani.

Ormai ci siamo abituati a far finta di credere a quello che ci raccontano i governanti di turno. E' cento cinquant'anni che ci crediamo.

Il problema è che la situazione generale del Paese si è deteriorata come mai lo era stata in passato e la gente se prima ascoltava e si faceva quattro risate, adesso ascolta e subito aumenta l'irritazione verso questa classe dirigente che ogni giorno si rivela sempre più inadeguata a gestire la situazione politica ed economica del Paese.

L'esperienza del governo dei due Letta, dopo quella del governo tecnico di Monti, non sta facendo bene all'Italia, non quanto almeno gli italiani si auguravano.

Del resto non siamo la Germania, siamo stati alleati dei tedeschi in tempi infausti, e anche allora alla fine siamo diventati loro succubi.

La grande coalizione da noi non funziona perché manca l'idea di bene comune, di Nazione con la N maiuscola che il popolo tedesco possiede dentro di sé e quello italiano non possiede.

Per cui da noi il massimo a cui si può aspirare è il concetto di bene partito, di bene fazione, di bene clan.

La situazione politica, lasciando perdere l'ultimo caso internazionale, dimostra come i tre partiti di governo siano in disaccordo su quasi tutti i temi fondamentali che un governo normale dovrebbe affrontare con una visione unitaria. In più i partiti - movimenti all'opposizione non sono in grado o non vogliono proporre soluzioni alternative probabilmente con lo scopo di arrivare prima possibile alla fine di questa Legislatura. Il che non sarebbe un male in sé, a patto che le forze politiche che subentrassero nel governo del Paese, avessero un programma e una visione del futuro alternativo. Ma purtroppo cosi non è.

Quale speranza collettiva rimane al di là della speranza personale che ciascuno di noi conserva verso Dio o altre forme diverse di ideologie?

La verità è che anche questo governo presto o tardi (nel senso tra qualche settimana o tra qualche mese) imploderà su se stesso e ci toccherà andare alle urne ancora una volta con la tanto vituperata, ma a quanto sembra anche tanto amata, legge elettorale il cui nome comune, porcellum, oggi come non mai, ricorda l'autore che la inventò. 

Si sta come d'autunno sugli alberi le foglie scriveva il poeta cento anni fa.

Si prova una strana sensazione a rileggere questa poesia… una sensazione di attualità…




mercoledì 29 maggio 2013

La riforma della legge elettorale e l'etica pubblica

La vita del governo Letta dipende dai passi in avanti che si faranno in campo economico e in quello delle riforme istituzionali, in primis la riforma della legge elettorale.

In campo economico, seppur lentamente, qualcosa si sta muovendo: la sospensione dell’IMU sino a settembre, in attesa di una riforma più generale delle imposte sulla casa, è una novità insieme a quella più importante che è proprio di queste ore e che ci arriva dall’Europa e riguarda la revoca per l’Italia della procedura per deficit eccessivo. Sono piccoli passi rispetto al lavoro che il governo Letta deve affrontare per far ripartire il sistema economico italiano, ma la direzione sembra essere quella giusta.

Diverso invece il discorso sulle riforme istituzionali. 

In questo campo sembra che la grande coalizione PD - PDL non abbia ancora trovato la strada per arrivare, finalmente, all’abolizione del porcellum. Le fibrillazioni di queste ore con la mozione Giachetti dimostrano quanto ancora sia impervio il percorso, minato da franchi tiratori di ambo le parti. 

Uscito rinfrancato dal primo turno delle elezioni amministrative, servirebbe che il PD a questo punto facesse sentire decisamente la sua voce e ponesse come punto imprescindibile l’immediata modifica della legge elettorale. 

Fino a prova contraria infatti, il porcellum fu ideato e votato dalla coalizione di Centro Destra e osteggiato da quella di Centro Sinistra, anche se poi nei fatti, sino ad ora, sembra che entrambi gli schieramenti lo abbiano accettato pensando di vincere le politiche dove è stato utilizzato, con il risultato delle ultime votazioni di febbraio che ci hanno invece consegnato un Parlamento senza una vera maggioranza in grado di governare il Paese. 

Ecco perché è indispensabile modificare subito questa legge elettorale, per evitare che in caso di interruzione improvvisa del governo delle grandi intese, si torni per forza a votare con questa legge sciagurata. Un aumento dell’astensionismo, che nelle ultime elezioni amministrative ha sfiorato il 50%, sarebbe il minimo che i partiti si potrebbero aspettare in questo caso. 

Occorre che venga restituito al cittadino il diritto costituzionale di scegliere la persona da eleggere in Parlamento. Solo una Camera scelta dai cittadini e non preconfezionata dalle segreterie dei partiti può finalmente, dopo anni, ridare dignità al Parlamento e alla politica vera, che è fatta da persone scelte tramite la scheda elettorale inserita in un’urna e non, tramite un click di una tastiera di un computer connesso alla rete. La rete non è per forza di cose sinonimo di democrazia, non lo è almeno quando parliamo di suffragio universale per la scelta di un deputato o di un senatore. 

Papa Francesco, in occasione dell’incontro romano con i Movimenti ecclesiali, sabato 18 maggio, ha dichiarato: “La domanda che facevate voi: come si deve vivere per affrontare questa crisi che tocca l’etica pubblica, il modello di sviluppo, la politica. Siccome questa è una crisi dell’uomo, una crisi che distrugge l’uomo, è una crisi che spoglia l’uomo dell’etica. Nella vita pubblica, nella politica, se non c’è l’etica, un’etica di riferimento, tutto è possibile e tutto si può fare. E noi vediamo, quando leggiamo i giornali, come la mancanza di etica nella vita pubblica faccia tanto male all’umanità intera.”

La questione della legge elettorale si pone proprio al livello indicato da Papa Francesco: non modificarla anche questa volta sarebbe eticamente scorretto, demoralizzante per il singolo cittadino che ancora crede nell’impegno politico e provocherebbe uno scandalo, un cattivo esempio senza giustificazioni.

Meditate gente, meditate…



martedì 14 maggio 2013

La situazione politica in Italia è grave, ma non è seria

Come scriveva il grande Ennio Flaiano nel 1956, nel suo Diario notturno: “La situazione politica in Italia è grave ma non è seria”. 

A leggere le ultime dichiarazioni dei Capigruppo alla Camera e al Senato del PDL, Brunetta e Schifani, la situazione politica italiana sembra peggiorata: ora oltre che grave, è diventata anche seria. 

Brunetta e Schifani hanno dichiarato che prima di cambiare la legge elettorale occorre modificare la struttura costituzionale e istituzionale del Paese. Con questo Governo, con questo Parlamento? Ma se una riforma della Costituzione non è stata fatta quando sia il PDL che il PD avevano ampie maggioranze parlamentari, i due pensano che si possa risolvere oggi, con il poco tempo che durerà questo esecutivo, una riforma di questa portata? 

I politici si sono già dimenticati le ragioni per cui è nato questo governo poche settimane fa? Si sono dimenticati le parole del Presidente Napolitano al Parlamento riunito in seduta comune? 

Esternare che prima si fanno le riforme e poi si cambia la legge elettorale, significa una cosa sola: che il PDL vuole andare alle nuove elezioni con il Porcellum. Questa è la traduzione concreta del pensiero dei Capigruppo PDL. Perché mai questo Porcellum è così caro agli attuali politici e non vogliono modificarlo? Forse perché sono gli stessi politici che decidono chi sono i fortunati, i predestinati a sedere in Parlamento, mettendo da parte la volontà popolare degli elettori che si trovano da votare una lista preconfezionata? 


E’ tornato alla casa del Padre, in questi giorni, il tanto bistrattato, se a torto o a ragione sarà la Storia a dircelo, Giulio Andreotti. Ebbene, il Sig. Giulio Andreotti ogni volta che è entrato in Parlamento, è stato eletto conquistandosi a suon di preferenze il diritto a sedere nell'emiciclo. Almeno da questo punto di vista non si può dire che Andreotti fosse il male assoluto, dalla sua mente “diabolica” non uscì mai un sistema elettorale così anti democratico come quello attuale, ideato dal leghista Calderoli nel 2005 e subito piaciuto, nei fatti, a tanta Destra e a tanta Sinistra. 



Intendiamoci, sono talmente gravi e molteplici i problemi che l’Italia deve affrontare, che non è certamente la riforma elettorale la panacea di tutti i mali. Tuttavia, ridare agli italiani quella “sensazione” di incidere maggiormente, concretamente, nella scelta del proprio rappresentante da eleggere in Parlamento, senza passare per forza dalla rete grillina, può aiutare a rifondere nei cuori la fiducia e un nuovo rapporto con la classe politica. 


Siamo consapevoli che la strada di questo primo Governo Letta è stretta e tutta in salita, tuttavia dobbiamo crederci. Non ci sono alternative al momento. E questo anche PD e PDL in fondo lo riconoscono. Fino a quando però le vicende personali di Berlusconi da un lato e la situazione interna al PD dall’altro non pregiudicheranno la situazione? Difficile dirlo. Il Presidente Letta in questi mesi deve cercare di far passare quelle riforme economiche che ci permettono di superare questa terribile crisi e far modificare questa legge elettorale che ormai ha stancato gli italiani. Tutto il resto sarà tema per la prossima Legislatura. 

Coraggio Presidente, il tempo stringe!






giovedì 9 maggio 2013

Prove di TTIP avanzano…

Bene ha fatto il Presidente del Consiglio Enrico Letta in questi primi giorni di Governo ad incontrare i principali leader europei per cercare di mettere le basi per ottenere più tempo per l’Italia per mantenere gli impegni economici di pareggio di bilancio. Avrebbe dovuto farlo un anno fa anche il Governo Monti, ma tant’è. 

D’altra parte, senza avere più tempo, è ormai chiaro che diventa impossibile mettere in atto tutti quei provvedimenti utili per la crescita economica che servono per rispettare gli impegni finanziari e per mantenere l’ordine sociale nel nostro Paese. L’Europa è il vero centro di potere che in questo momento Letta deve cercare di conquistare alla causa italiana. A Bruxelles, nel prossimo Consiglio europeo di giugno, l’Italia dovrà ottenere una dilatazione dei tempi per rispettare gli impegni di rientro dal deficit, altrimenti saranno inutili le manovre che il Governo si accinge a varare. Questo, il Presidente del Consiglio, ha mostrato di avere ben chiaro in mente. 

Come ben chiaro deve essere che questo Governo oltre alle riforme economiche per creare sviluppo e lavoro, deve dedicarsi senza indugio a quelle istituzionali, partendo dalla più urgente, la revisione della legge elettorale. Senza questa riforma l’opinione pubblica non giustificherebbe più questa classe dirigente con l’esito di incrementare alle prossime elezioni l’astensionismo da un lato e il grillismo dall’altro. 

Ogni ulteriore tema politico, ancorché ritenuto “fondamentale” o “imprescindibile”, questo Governo dovrebbe mostrarsi più accorto nell’affrontarlo e nel proporlo all’opinione pubblica. Un esempio su tutti: l’uscita del neo ministro dell’Integrazione Cecile Kyenge sulla riforma della legge per l’attribuzione della cittadinanza ha generato subito un’alzata di barricate da parte dei due schieramenti che sostengono il governo Letta. Se questo esecutivo vuole portare a termine il compito che si è dato, deve cercare di occuparsi dei temi intorno ai quali si può, anzi si deve, trovare unità di intenti per il bene comune dell’Italia, per le divisioni ci sarà tempo in futuro. 

D’altra parte, senza crearne di nuovi, per Letta i problemi sul tappeto non mancano, a partire da quelli interni al PD e, dall’altra parte, a quelli di un PDL con un Capo carismatico ormai accerchiato dai procedimenti giudiziari. 

Le prossime settimane saranno le più importanti perché si verificherà se il governo Letta sarà in grado di produrre quelle iniziative che, se approvate dal Parlamento, potranno iniziare a far invertire la rotta al nostro Paese. 

Ultima annotazione: dopo il tour europeo di settimana scorsa, oggi Letta ha incontrato il Segretario di Stato USA, Kerry, anch’egli in viaggio in Europa. Dopo i saluti, formali e cordiali, tra le due amministrazioni, i due leader hanno convenuto sulla necessità di “procedere rapidamente all’area di libero scambio tra Ue e Stati Uniti” che entrambi considerano un valido “motore di crescita” per i due continenti. 

Prove di TTIP avanzano… 






mercoledì 1 maggio 2013

Tempi moderni?


Questo primo maggio mi è venuto in mente, chissà perché, Charlie Chaplin che in Tempi Moderni, girato nel 1936, interpreta un povero operaio, disperato per la ricerca di un lavoro, e alienato dopo averlo trovato presso una catena di montaggio. 

Sono ancora attuali quei tempi oppure sono tempi superati, i nostri tempi sono diversi? 

A pensarci bene, in settantasette anni, tanti ne sono passati dal film denuncia di Chaplin, le cose non sono molto cambiate. Il mondo “occidentale” viveva un periodo di crisi economica e sociale allora e lo stesso stiamo vivendo oggi. Il lavoro non era sufficiente per tutti e lo stesso accade oggi. 

Allora il lavoro in fabbrica portava e provocava alienazione e crisi d’identità sia alla persona che al gruppo sociale di origine dal quale si finiva per allontanarsi; oggi le fabbriche rimaste si sono trasformate, il lavoro alienante lo svolgono le macchine controllate dall’uomo, ma l’alienazione è data dai ritmi del lavoro imposto dalle macchine stesse che per loro natura non hanno ritmi umani. 

Per macchine non intendo le presse, gli altoforni, gli impianti di verniciatura. Per macchine intendo i computer, gli smartphone, le fotocopiatrici, i fax ma anche i treni super veloci e gli aerei che in poche ore ti trasferiscono persone e merci da un capo all’altro del pianeta. 

L’alienazione deriva dai ritmi non umani cui siamo sottoposti quotidianamente ai quali d’altra parte ci spinge la competizione globale generata dal fatto che ormai in poche ore treni ed aerei superveloci… 

Se questo è lo scenario che viviamo, settantasette anni dopo i tempi moderni di Chaplin, è chiaro che anche il lavoro si sposta velocemente e si trasferisce dove il datore di questo lavoro trova la migliore mano d’opera al miglior costo. L’Europa in questo senso è ancora in grado di offrire queste condizioni? E per quali settori è interessata a competere, diciamo, con i Paesi dell’estremo oriente o del Sud America? 

Queste sono le domande di fondo cui occorre rispondere prima di decidere dove investire le risorse disponibili per creare il lavoro che oggi manca, in Italia ma anche in tutta Europa. E occorre decidere in fretta per non perdere un’intera generazione di giovani di 25/30 anni che oggi è senza lavoro e che non può arrivare ad avere (forse) un posto di lavoro, degno di chiamarsi lavoro, a quarant’anni. 

Una risposta a queste domande sembra arrivare dall’altra sponda dell’atlantico. il Presidente Obama, il 12 Febbraio, durante il suo primo discorso sullo stato dell’Unione dopo essere stato rieletto, ha annunciato che gli USA e la UE hanno raggiunto l’accordo per aprire i negoziati Ttip (Transatlantic trade and investment partnership) vale a dire i negoziati per eliminare da entrambe le parti le tariffe che ancora pesano sul libero scambio e sul commercio bilaterale, realizzando così un vecchio sogno di David Rockfeller e dei suoi amici che giusto 40 anni fa, nel luglio 1973, crearono la Commissione Trilaterale con lo scopo dichiarato di sostenere e diffondere il libero scambio mondiale di beni e servizi con meccanismi flessibili di circolazione della moneta. 

Basterà il sogno dei neo liberisti, il commercio senza barriere, a risolvere il problema della crisi del lavoro che non c’è più (o meglio del lavoro che si è spostato dall’Europa in altre parti del mondo)? 

Vedremo. Intanto registriamo una strana coincidenza: al Presidente Monti, membro italiano della Commissione Trilaterale è successo Enrico Letta, membro italiano della Commissione Trilaterale. 

A quanto pare l’Italia sembra già allineata al nuovo progetto TTIP !!!






domenica 28 aprile 2013

Abbiamo un Governo, ed ora?


E’ noto che noi italiani non possiamo rinunciare a due cose: commentare la formazione della nazionale di calcio scelta dal Mister per partecipare ai mondiali e la composizione di un nuovo Governo (tra l’altro quest’ultimo accadimento prima dell’avvento dell’era berlusconiana era più frequente del primo). 

Ci permettiamo quindi anche noi, insieme ai moltissimi che in queste ore lo stanno facendo, di esprimere il parere sul primo Governo di Enrico Letta. 

Sinceramente facciamo gli auguri al neo Premier perché la situazione politico – economica non è mai stata così difficile e complicata da gestire come in queste settimane e, come se non ce ne fosse bisogno, lo dimostra anche il gesto folle e disperato dell’attentatore che questa mattina ha sparato su due carabinieri in Piazza Montecitorio. L’attentatore ha dichiarato che in realtà voleva sparare ai neo ministri che entravano nel palazzo per il loro primo Consiglio dei Ministri. 

Passiamo ad analizzare la lista dei nomi che compongono questo Governo: ecco che incominciano ad apparire alcune criticità. Quasi tutti i Ministri, salvo il Vice Premier e Ministro dell’Interno Alfano, sono personaggi politici di secondo piano, se non tecnici, del proprio partito di appartenenza. Questo, per un Governo definito dal Presidente della Repubblica un Governo politico, è un segnale di debolezza, certamente non di forza. 

Sui nomi scelti, posto che si è deciso di non proporre un Governo composto dai politici big di partito (oppure i big di partito non hanno voluto esporsi in questa fase), la coppia Napolitano – Letta poteva scegliere forse con più accuratezza nomi diversi per alcuni Ministeri importanti. Ministeri come quello della Salute o delle Politiche agricole, così importanti e fondamentali in questi periodi di crisi economica, meritavano maggiore attenzione e competenze tecniche che non riscontriamo presenti nei nomi scelti. 

Ma tant’è, ormai la squadra è fatta e ci rendiamo conto che non deve essere stato facile per il neo Premier Letta arrivare a comporre un puzzle come quello di dare un Governo all’Italia. 

A questo punto crediamo che il Governo debba da subito iniziare a porre in campo tutte quelle riforme necessarie per far sì che il nostro Paese incominci finalmente ad uscire dall’immobilismo in cui versa da vent’anni. 

Le prime cose da fare sono, da un punto di vista economico, bussare agli organismi competenti europei e chiedere con forza e ottenere una modifica del patto di stabilità, per permettere alla nostra economia di riprendere a crescere e di creare nuovi posti di lavoro. Mentre, da un punto di vista politico, la prima cosa da fare è la riforma della legge elettorale, con l’introduzione della possibilità per il cittadino di esprimere la propria preferenza per il politico da eleggere. Evitare anche questa volta di portare avanti questa riforma vorrebbe dire tradire il popolo italiano ed aprire le porte, la prossima volta che si andrà a votare, ai grillini da un lato e all’astensionismo dall’altro. 

Per nostro conto, concluse queste due operazioni salva Paese, potremmo chiedere anche al Presidente Napolitano di sciogliere il Parlamento e tornare alle urne, questa volta con una nuova vera legge elettorale. 

Un Parlamento di eletti dal popolo e non di nominati dai partiti, come è quello attuale, sarà in grado di dare nuova linfa alla politica italiana e di traghettarla fuori dal pantano in cui si trova. 

Di questo ne siamo certi.