Ci sono persone così povere che l'unica cosa che hanno sono i soldi.

Santa Madre Teresa di Calcutta

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domenica 5 aprile 2015

Christianity is better




Christianity is better, il cristianesimo è meglio.

Questo slogan incomincia a circolare sulle bocche e negli articoli dei maitre à penser soprattutto da quando la violenza di una parte dei fedeli di religione musulmana, una minima parte per fortuna, ha iniziato una nuova guerra di religione per imporre la propria visione del mondo al mondo.

Certo, i massacri di esseri umani, senza alcuna motivazione se non quella di essere fedeli di altre religioni, la distruzione dei segni millenari lasciati dalle civiltà che si sono succedute sulla terra gridano vendetta agli occhi di chiunque abbia ancora dentro di sé un barlume anche minimo di umanità.

Tra tutte le fedi religiose perseguitate, sembra che ai cristiani sia riservato un trattamento speciale dai tagliagole jihadisti e non c’è da stupirsi. Il cristianesimo è l’unica fede che predica di amare i propri nemici ed è l’unica che ha la pretesa di trovare il proprio fondamento nell’azione stessa di Dio che è entrato per mezzo del proprio Figlio nella storia dell’uomo. Questa pretesa cristiana è uno scandalo per le altre fedi religiose, soprattutto per quelle più radicali che hanno anch’esse la pretesa, questa volta totalmente umana, di essere depositarie della Verità. E poi amare i propri nemici è cosa impossibile per un essere umano. Solo ad un Dio totalmente Amore che abbia condiviso la condizione di essere uomo su questa terra è stato possibile vivere questo sentimento e lasciarcelo in eredità. E’ il mistero della Croce del Venerdì Santo e il Mistero della Resurrezione che celebriamo in questa giornata.

Il Cristianesimo è meglio. Fa piacere che gli intellettuali che cercano di indirizzare le nostre menti e le nostre coscienze, si stiano accorgendo che sostenere l’omologazione del pensiero non è la strada giusta da percorrere. Non è così che funziona. Ma il Cristianesimo non è solo quello che predica l’amore tra gli uomini e la pace come valore universale. Il Cristianesimo è anche difesa della vita ad ogni costo, quindi no all’aborto e all’eutanasia. Il cristianesimo è difesa della famiglia come cellula fondante la società umana, famiglia composta da un uomo, una donna ed aperta alla procreazione di nuovi esseri umani. Senza procreazione l’umanità è destinata ad estinguersi. Sembra banale ma oggi sono altri gli aspetti che vengono presi in considerazione quando si parla di famiglia. Il cristianesimo è anche difesa totale della libertà rispettosa della dignità personale. Tra queste libertà una particolarmente bistrattata è la libertà di educazione che molto spesso invece viene osteggiata da chi pretende di controllare il pensiero del mondo.

Allora del cristianesimo o si prende tutto, si abbraccia il pensiero nel suo complesso oppure è comodo sostenerlo contro l’islam radicale e poi combatterlo quando sono in gioco altri interessi. 

A questo punto viene spontanea una domanda: Christianity is better è l’ennesimo slogan momentaneo, frutto di una reazione emotiva ai violenti accadimenti posti in atto da quei musulmani che hanno abbracciato una nuova guerra santa oppure è il risultato di un reale cambiamento di approccio al pensiero cristiano? 

Ci auguriamo la seconda ipotesi, ma temiamo che sia in realtà il frutto della prima.



lunedì 24 dicembre 2012

Duemila anni fa a Betlemme è nato un bimbo di nome Gesù.


Duemila anni fa a Betlemme è nato un bimbo di nome Gesù. 

Un piccolo popolo residente in quella regione del mondo, il popolo ebraico, aspettava la sua venuta, annunciata per secoli da profeti e uomini di fede, ma non lo riconobbe: Lui era, Lui è il Figlio di Dio venuto sulla terra per condividere l’amore del Padre con gli uomini.

Un bimbo piccolo, un neonato figlio di sua madre Maria e con un padre adottivo di nome Giuseppe. Un bimbo piccino nato in una piccola stanza di un piccolo paese situato in una piccola regione del mondo. Il Salvatore del mondo è venuto al mondo così.

Ma oggi, quanti sono i bimbi che non possono venire al mondo?

In Italia dal 1978, anno di entrata in vigore della Legge 194 sull’interruzione volontaria della gravidanza, ad oggi, i bimbi non nati negli ospedali sono stati oltre 6.000.000; oltre 180.000 bimbi all’anno; oltre 15.000 ogni mese; oltre 500 al giorno; oltre 40 bimbi uccisi ogni ora.
L’altra faccia della medaglia, se così si può dire, sono le migliaia di coppie costrette a fare ricorso all’adozione internazionale con costi monetari, tralasciando quelli non monetari, che superano i 50.000 euro per adozione.

Perché mai non è possibile far incontrare questi due mondi, eliminando un omicidio e inutili sofferenze per tutte le persone coinvolte?

L’articolo 1 della Legge 194 recita:
“Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio. 
L'interruzione volontaria della gravidanza, di cui alla presente legge, non è mezzo per il controllo delle nascite. 
Lo Stato, le regioni e gli enti locali, nell'ambito delle proprie funzioni e competenze, promuovono e sviluppano i servizi socio-sanitari, nonché altre iniziative necessarie per evitare che l’aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite. “

Gli aborti clandestini in Italia continuano ad essere praticati, inutile nascondersi dietro un dito.

Inoltre, una ragazzina di 14 anni può, anche senza dire nulla ai propri genitori, rivolgersi ad un giudice tutelare e farsi autorizzare un’ interruzione di gravidanza. Eppure, se non sbaglio, la stessa ragazzina se vuole farsi praticare un piercing deve avere l’autorizzazione del genitore!

La nostra società in questi anni ha giustamente sviluppato una crescente sensibilità verso la tutela dell’ambiente, l’abolizione della pena di morte, la difesa degli animali. Come si conciliano tutte queste attenzioni con il mantenimento di una pratica abortistica rivolta verso il cucciolo umano?

La gravidanza non è una malattia. Qui non si sta parlando dei casi in cui portare avanti una gravidanza possa provocare gravi danni fisici alla madre, qui si sta parlando di ri–educare i giovani, donne e uomini, al rispetto per la vita e ad una vita di relazione – affettività consapevole di tutti i fattori in gioco. Da questo punto di vista noi adulti–genitori siamo i primi responsabili di fronte ai nostri giovani. Ed è venuto il momento di prendere coscienza di ciò.

La notte di Natale, di fronte alla capanna, di fronte al Bambino appena nato, rivolgiamo un pensiero anche ai bambini non nati in questi anni  e chiediamo a Lui di tenere loro compagnia insieme a Maria e Giuseppe.