Ci sono persone così povere che l'unica cosa che hanno sono i soldi.

Santa Madre Teresa di Calcutta

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martedì 19 febbraio 2013

What is not convinced of the Movement of Beppe Grillo


In recent weeks we have been following the tsunami streaming tour Beppe Grillo who has gone through all the squares in Italy (as we have seen in the news broadcast by national television networks and regional).

Nothing to say. The character is not from yesterday. It is not easy these days, turn to Italy and put his face on stage speaking to the people, is not easy. Grillo knows how to use the most of all the acting techniques acquainted to manage the performance and puts you content now dear to the people of his movement.

Mind you, at some points it's hard not to agree with Grillo, a matter of common sense. His criticism at 360 degrees to the current political system is very reminiscent of the one carried out forty years ago by Marco Pannella and the Radical Movement to the prevailing party politics in Italy in the 70s and 80s ... sure it's sad to see that the steps taken are close to zero.

Grillo offers an Italy more public, greener, lighter, more just, more equitable, more honest, more clean, more transparent, KM zero, plus Wi-Fi, less multinational, and to achieve this result relies on the Network as a tool that provides maximum equal participation of citizens, to be responsible policy choices and destinies of the Nation.

At the time Pannella was among the first to entrust the direct radio (remember Radical Radio?) The transmission of parliamentary debates, thus promoting awareness of the work of our representatives in Parliament, helping to create a sort of grass-roots democracy .

So Grillo thinks of a liquid form of democracy, where the acts of the Government and Parliament are assessed, judged and voted on by the Italian people of the network at the same time as the Government and Parliament are talking about and are discussing it. What kind of democracy is this?

How many people, once the charm of the tsunami media tour will continue daily to be interested in what happens in Parliament? How many people are able to judge whether an act of government is right or wrong? And we should entrust the fate of our Government and our Parliament to express an opinion on the Internet from, say a million people? I understand that the primary web made ​​to choose candidates participated M5S of less than one hundred thousand users ...

Radical Radio also has had an important role in the spread of democratic culture in Italy, in the difficult years where Terror reigned and where the republican institutions seemed in crisis, but how many people listened to every day? Everyone knew existed, but the policy in the long run tired, Italians prefer to listen to songs on the radio ...

Grillo in this election will surely be a success in terms of votes and elected representatives, but then he knows that the music will change when you have to manage this power "politics." You can not dismantle the institutions of the Republic without undermine the very existence of the nation.

It will be possible instead to Grillo, indeed desirable, to join the forces, both Right and Left, who want to really change things in Italy and without ideological barriers to try to make the leap.

The Network serves to keep people informed, not to replace the elect, who are called just to legislate and govern the country. The real problem is to elect good people, capable professionally and morally honest.

So Grillo with his deputies, the newly appointed Parliament, may soon help to do something praiseworthy: to change the electoral law.


lunedì 18 febbraio 2013

Cosa non convince del Movimento di Beppe Grillo


In queste settimane abbiamo seguito in streaming lo tsunami tour di Beppe Grillo che ha attraversato tutte le piazze d’Italia (come abbiamo potuto vedere dai telegiornali trasmessi dalle reti televisive nazionali e regionali). 

Niente da dire. Il personaggio c’è e non da ieri. Non è facile, di questi tempi, girare per l’Italia e mettere la faccia sul palco parlando al popolo, non è facile. Grillo sa usare al meglio tutte le tecniche di recitazione che ben conosce per gestire la rappresentazione e vi mette i contenuti ormai cari al popolo del suo movimento. 

Intendiamoci, su alcuni punti è difficile non essere d’accordo con Grillo, questione di buon senso. La sua critica a 360 gradi al sistema politico attuale ricorda molto quella portata avanti quarant’anni orsono da Marco Pannella e dal Movimento Radicale alla partitocrazia imperante nell’Italia degli anni '70 e '80… certo è triste constatare che i passi avanti compiuti sono pressoché nulli. 

Grillo propone un’Italia più pubblica, più verde, più leggera, più giusta, più equa, più onesta, più pulita, più trasparente, più KM zero, più Wi-Fi, meno multinazionale; e per ottenere questo risultato si affida alla Rete, come strumento che garantisce la massima partecipazione egualitaria dei cittadini, cui affidare le scelte politiche e i destini della Nazione. 

A suo tempo Pannella fu tra i primi ad affidare alle dirette radio (chi non ricorda Radio Radicale?) la trasmissione dei dibattiti parlamentari, favorendo così la presa di coscienza del lavoro dei nostri rappresentanti in Parlamento, contribuendo a creare una sorta di democrazia di base. 

Così Grillo pensa ad una forma di democrazia liquida, dove gli atti del Governo e del Parlamento sono valutati, giudicati e votati dal popolo italiano della Rete nel momento stesso in cui il Governo e il Parlamento ne stanno parlando e ne stanno discutendo. Ma che razza di democrazia è mai questa? 

Quanta gente, terminato il fascino mediatico dello tsunami tour, continuerà quotidianamente ad interessarsi a quello che succede in Parlamento? Quante persone sono in grado di giudicare se un atto di Governo è giusto o sbagliato? E noi dovremmo affidare le sorti del nostro Governo e del nostro Parlamento ad un giudizio espresso tramite internet da, diciamo un milione di persone? Mi risulta che alle primarie via web effettuate per scegliere i candidati del M5S abbiano partecipato meno di centomila utenti… 

Anche Radio Radicale ha esercitato un ruolo importante per la diffusione della cultura democratica in Italia, in anni difficili dove il Terrorismo imperava e dove le istituzioni repubblicane sembravano in crisi, ma quante persone la ascoltavano quotidianamente? Tutti sapevano che esisteva, ma la politica alla lunga stanca, gli italiani alla radio preferiscono ascoltare le canzonette… 

Grillo a queste elezioni otterrà sicuramente un successo in termini di voti e di deputati eletti, ma poi sa benissimo che la musica cambierà quando si dovrà gestire questa forza “politica”. Non è possibile smantellare le istituzioni della Repubblica senza mettere in crisi l’esistenza stessa della Nazione. 

Sarà possibile invece per Grillo, anzi auspicabile, unirsi a quelle forze, sia di Destra che di Sinistra, che vogliono veramente cambiare le cose in Italia e senza steccati ideologici provare a compiere il grande passo.

La Rete serve per tenere informate le persone, non per sostituirsi agli eletti, che sono chiamati proprio per legiferare e governare il Paese. Il problema vero è eleggere persone valide, capaci professionalmente e moralmente oneste. 

Quindi Grillo con i suoi deputati, appena nominato il Parlamento, potrebbe subito contribuire a compiere un'azione benemerita: cambiare la Legge elettorale.



martedì 8 maggio 2012

Web terra di missione?

Nel mese di marzo 2012 è uscito il nuovo lavoro di Antonio Spadaro: Cyberteologia, sottotitolo: pensare il cristianesimo al tempo della rete. Con quest’opera Spadaro si conferma tra i principali studiosi italiani dei rapporti tra il w.w.w. e la religione cristiana, tra la rete e la teologia cattolica, cioè universale, come la rete.
In poco più di centotrenta pagine il gesuita direttore de “La Civiltà Cattolica” analizza i cambiamenti che inevitabilmente sono intervenuti nel nostro modo di pensare e di agire dall’affermarsi della rete.   “La rete” scrive Spadaro nell’introduzione, “non è uno strumento, ma un ambiente nel quale noi viviamo”. …”E se abbiamo uno smartphone acceso in tasca siamo sempre dentro la rete”.
La domanda quindi è, se la rete cambia il nostro modo di pensare, cambierà , o è già cambiato, anche il nostro modo di vivere la fede? Da questo incipit prende avvio l’analisi profonda, acuta e originale dell’autore. Vengono declinati i “paradigmi” che caratterizzano la rete e che, al momento, ne determinano lo sviluppo: i motori di ricerca, la visione shuffle, il sistema push e quello pull, le applicazioni Instapaper  e così via.   
Ciò che a Spadaro interessa mettere in luce è che “la sfida dunque non deve essere come usare bene la rete,  come spesso si crede, ma come vivere bene al tempo della rete. In questo senso la rete  non è un nuovo mezzo di evangelizzazione, ma innanzi tutto un contesto in cui la fede è chiamata ad esprimersi non per una mera volontà di presenza, ma per una connaturalità  del cristianesimo  con la vita degli uomini”” (pag. 22).
Che tipo di Chiesa è presente in rete? Una Chiesa liquida, senza autorità, una Chiesa hub?  Spadaro, pur sensibile alle novità che la rete porta con sé, rimane in comunione a ciò che la Chiesa da sempre insegna agli uomini e cioè che è impossibile che la realtà virtuale sostituisca l’esperienza reale di una comunità cristiana visibile e storica, così come non è possibile sperimentare in rete i sacramenti e le celebrazioni liturgiche. Nel libro sono molteplici i riferimenti a documenti vaticani che testimoniano ciò.
Quello che emerge dalle pagine del libro è l’amore che la Chiesa porta al creato, creato da Dio, e il desiderio che nulla rimanga inesplorato e dimenticato. Ne consegue che il cristiano è chiamato a testimoniare anche nella rete la gloria di Dio e la risposta vivente ai bisogni dell’uomo che è Cristo.   In questo senso il concetto di “testimone” e “testimonianza” nella rete merita una seria riflessione da parte di ogni cristiano che naviga nel web.
Per concludere: “La cultura digitale pone nuove sfide alla nostra capacità di parlare e di ascoltare un linguaggio simbolico che parli della trascendenza. Gesù stesso nell’annuncio del Regno ha saputo utilizzare elementi della cultura e dell’ambiente del suo tempo: il gregge, i campi, il banchetto, i semi e così via. Oggi siamo chiamati a scoprire, anche nella cultura digitale, simboli e metafore significative per le persone che possono essere di aiuto nel parlare del Regno di Dio all’uomo contemporaneo”.  Questo libro è un’esaltazione, nel senso di valorizzazione, degli aspetti positivi che si trovano nella rete ed è scritto con tanta passione per l’ingegno dell’uomo che ha creato il w.w.w. , nuova frontiera, nuova terra di missione per il cristiano del ventunesimo secolo.
Completa l’opera una ricca Bibliografia che testimonia ulteriormente, se mai ce ne fosse bisogno, l’importanza di quest’opera che porta seco anche il dono della sintesi.

Per chi fosse interessato alla lettura (consigliata):
Antonio Spadaro, Cyberteologia , Casa Editrice Vita e Pensiero – Milano 2012


martedì 17 aprile 2012

Questa sera parliamo di me...

Quando mi sono registrato su YouTube ed ho creato il mio canale “thewhitefly1966”, il giorno 10 marzo 2010 non immaginavo di arrivare dove sono ora.  Dopo poco più di due anni, sul canale sono presenti 27 video, uno è in preparazione e in totale i 27 video sono stati visti da più di diecimila persone in tutto il mondo. Ripeto, in tutto il mondo. Solo per dare un’idea: negli ultimi trenta giorni hanno visto i 27 video complessivamente 951 persone di 28 nazioni diverse, dall’Italia al Giappone, dal Brasile all’Australia, dalla Colombia all’Indonesia e potrei continuare.
Sulla pagina di copertina del Canale è pubblicato questo comunicato:  thewhitefly1966 nasce nel marzo 2010 con lo scopo di far conoscere persone o gruppi di persone, artisti, poeti, filosofi, scrittori, pittori, cantanti, ma anche nuovi pensieri, nuove forme di comunicazione, che a nostro giudizio meritano di essere conosciute perchè rappresentano l'insieme di quelle condizioni della vita sociale che permettono tanto ai gruppi quanto ai singoli membri di raggiungere la propria perfezione più pienamente e più speditamente concorrendo quindi al Bene Comune”.
I video che ho pubblicato in questi due anni, da solo o con la collaborazione e l’aiuto di amici,  hanno dunque queste caratteristiche e vogliono continuare ad averle anche per il futuro.  E’ quindi ancora più straordinario il successo di un canale che non pubblica filmati di attualità, di sport o di spot, di band musicali, di reportage di viaggi o pubblicità di prodotti o altro.  I lavori di thewhitefly1966 sono tutti frutto di un’idea o di un tema originale, sviluppato e tradotto in un video che deve essere il più possibile espressivo ed emozionante nella sintesi temporale corretta per un video di YouTube  (tempo massimo di attenzione cinque / sei minuti).
Quello che le nuove tecnologie, Internet, permettono di fare oggi è qualcosa che mi affascina e mi lascia senza parole. Potrei dire che quello che da un paio di anni sono riuscito a creare è un sogno che sin da piccolo avevo in cuore e però non immaginavo di realizzare, non avendo potuto andare a Roma e studiare per cercare di diventare regista. 
Chiudo quindi questo post che mi sono dedicato con un grazie a tutte quelle persone che con il loro lavoro hanno reso possibile questo miracolo:  che un video creato dal mio computer di casa, a Bollate,  possa essere visto dopo pochi minuti dall’altra parte della terra.



domenica 18 marzo 2012

La scuola ai tempi dell' iPhone

La seconda opera del Professore Giuseppe Pelosi si intitola “Kuore, la scuola ai tempi dell’iPhone”.
Il tema è ben chiaro da subito: per fare scuola oggi occorre metterci il cuore. Ma chi lo deve mettere, il cuore? Gli insegnanti? Gli alunni? E i genitori, la famiglia sono chiamati in causa in questa relazione docente – discente?
Tutti questi interrogativi sono analizzati nel libro che si rivolge ai genitori interessati ( praticamente tutti quelli che hanno un figlio di età compresa tra 0,1 e 17,9 anni ) , agli insegnanti ( perché parla della scuola di oggi, ma anche di quella che potrebbe essere domani ) e a mio parere potrebbe essere letto anche dagli studenti delle superiori in possesso della maturità sufficiente per comprenderlo e contribuire, da subito, al cambiamento del modo di fare scuola oggi.  
Numerosissime sono le riflessioni che il Prof. Pelosi ci regala in quest’opera, tutte interessanti. Il tema di fondo è la scuola di oggi con annessi e connessi ( insegnanti, alunni, famiglia ).  La considerazione pubblica della scuola italiana non è ai massimi livelli, ma leggendo quest’opera un seme di speranza germoglia in noi. Speriamo che da questo seme cresca una giovane pianticella che poi, nel tempo, arrivi anche ad offrirci frutti commestibili (magari anche dolci e saporiti che non guasta…)
Riporto una citazione dalle ultime pagine del libro: “…una scuola è espressione della società che la genera e della cultura che vuole trasmettere.” Questa affermazione, talmente vera che sembra ovvia, non è per nulla compresa dall’opinione pubblica che giudica negativamente la scuola italiana, che è fatta da insegnanti italiani, genitori italiani, alunni italiani.  In sostanza abbiamo la scuola che vogliamo e che ci meritiamo, così come abbiamo i politici che ci scegliamo e che votiamo… Forse sarebbe ora che chi fa scuola (insegnanti, genitori, alunni) incominciasse a pensare alla scuola di domani, che incomincia adesso. Con l’aiuto di maestri,  come il Prof. Pelosi, che nella scuola ci vivono più di noi che di mestiere facciamo solo i genitori…

Per chi volesse approfondire la lettura: Giuseppe Pelosi, Kuore, la scuola ai tempi dell’iPhone, Ancora Editrice - Milano


domenica 26 febbraio 2012

Il profumo dei limoni

Scorrendo i titoli dei libri in vendita tra gli scaffali di una libreria, mi sono imbattuto, per caso (?) nell’interessante volume di Jonah Lynch, il profumo dei limoni , sottotitolo: tecnologia e rapporti umani nell’era di Facebook.
Chi è Lynch? E’ un giovane sacerdote, nato nel 1978, dopo essersi laureato in Fisica alla McGill University di Montréal, entra in seminario. Ha studiato filosofia e teologia all’Università Lateranense. E’ sacerdote dal 2006.  A Lynch, sin da piccolo deve essere sempre piaciuto il profumo dei limoni,  ma cosa c’entrano i limoni con la tecnologia, si chiede l’autore?  Leggiamo: “Un limone colto dall’albero ha la scorza ruvida. Più curato è l’albero, più ruvida è la scorza. Se la si schiaccia un poco ne esce un olio profumato e d’improvviso la superficie diventa liscia. E poi c’è quel succo asprigno, così buono sulla cotoletta e con le ostriche, nei drink estivi e nel tè caldo. Tatto, olfatto e gusto. Tre dei cinque sensi non possono essere trasmessi attraverso la tecnologia. Tre quinti della realtà, il sessanta per cento. Questo libro è un invito a farci caso”.
Lynch innanzi tutto sente l’urgenza di affrontare questi argomenti ora, prima che scompaia l’esperienza diretta del mondo prima di Internet. Non si tratta di essere critici per forza verso le nuove tecnologie o di sostenerle a spada tratta dicendone solo bene, non è questo che Lynch si pone.  Lynch semplicemente sostiene che i nativi digitali, quelli nati nell’era di Internet, non potranno essere maestri di se stessi. 
L’autore vuole offrire il punto di vista di un cristiano. Che differenza c’è tra una risata fatta in compagnia o attraverso una chat? Perché negli USA le ragazze adolescenti inviano (in media) 4050 sms al mese e i ragazzi solo 2539?  Che tipo di comunicazione può avvenire nei 160 caratteri ammessi da Twitter? Che cosa ne rimane fuori?
Per capire fino in fondo quest’opera occorre però aver preso coscienza dei problemi prima sollevati.  Lynch ha compreso l’esistenza del problema quando gli è stato chiesto di curare gli alberi da frutto del giardino del seminario. Scrive: “mi sono accorto che avevo una premura irragionevole: volevo che le piante crescessero più in fretta, facessero albicocche a novembre e limoni a maggio”.  A qualcuno viene in mente qualche “gioco” o “attività” on line offerta da qualche social network?
Siamo tutti diventati vittime, il più delle volte inconsapevoli, di questa mentalità efficientista, dove solo il risultato conta. Ma per il risultato, insegnano le piante, ci vuole tempo.
Lynch chiude con questa interessante riflessione: “mi sembra altamente significativo che per incarnarsi Dio abbia scelto un momento della storia in cui non esistevano le comunicazioni di massa. E per di più, non ha scritto nulla. Ha voluto affidare l’intero futuro della Sua Chiesa alla testimonianza da persona a persona. Non si è sottratto al rischio della mediazione, al fatto che il suo messaggio dovesse passare per bocca altrui”. E questo, sicuramente non è un caso.