Ci sono persone così povere che l'unica cosa che hanno sono i soldi.

Santa Madre Teresa di Calcutta

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giovedì 8 ottobre 2020

Omicidio sulla Martesana







Un noir ‘corale’ ambientato in una delle zone più caratteristiche di Milano, questo è in sintesi l’ultimo libro scritto da Giuseppe Carfagno e pubblicato dalla casa editrice Il Ciliegio.


A Ponte Vecchio, sopra il Naviglio Martesana, un misterioso Pierrot accoltella con un kriss un giovane informatico e prima di gettarlo nel canale, gli ruba il portafogli e le chiavi di casa. Sarà solo il primo di una serie di crimini di cui dovranno occuparsi gli uomini della Polizia coordinati dal commissario capo Andrea Costa e da tutta la sua squadra: l’ispettore Cattaneo, gli agenti Zacconi, Freschi, Guglielmi e Diaz e la frizzante e accattivante viceispettrice, pugliese d’origine, Lucia Sacchi, non ancora trentenne. I personaggi si fanno conoscere pagina dopo pagina e finiscono per affascinare il lettore per la loro spontaneità e originalità. Su tutti spicca Andrea Costa, il commissario che si impone già da questo primo romanzo per il suo modo di fare e il suo acume e che meriterebbe di essere il protagonista di una serie di altre indagini future.

 

La trama si sviluppa con un ritmo serrato avendo come sfondo la Milano tra Gorla e Precotto, con i suoi punti di riferimento caratteristici, Via Padova, Viale Monza, Ponte Vecchio, Villa Singer, Cassina de Pomm e soprattutto la Martesana: luoghi che sembrano eterni, fuori dal tempo, eppure parte integrante della città contemporanea. 

 

Certamente anche l’ambientazione, originale, contribuisce a far sì che questo noir sia particolare e insolito, con un finale coinvolgente e assolutamente attuale. La scrittura scorrevole e precisa di Carfagno rende il giallo molto ‘milanese’ e piacevole da leggere ad ogni età, dai più giovani a coloro che sono entrati negli “anta” da un pezzo.

 

Un libro da non lasciarsi scappare, soprattutto dagli amanti del giallo ‘milanese’!


Giuseppe Carfagno, Omicidio sulla Martesana, Edizioni Il Ciliegio 2020

sabato 15 febbraio 2020

Il tempo delle incertezze





Gremito l’Auditorium Gio Ponti di Assolombarda martedì 28 gennaio 2020 per la presentazione del XXIV Rapporto sull’economia globale e l’Italia, curato dal Prof. Mario Deaglio e dal Centro di ricerche e documentazione Luigi Einaudi. Il titolo del rapporto di quest’anno: Il tempo delle incertezze.


Titolo quanto mai corretto per descrivere i giorni che stiamo vivendo, così carichi di incertezze e problemi nuovi per i quali le risposte al momento, nessuno sembra conoscere.

Clima ed economia, l’America di Trump, l’Europa dei movimenti sovranisti e delle regole, la Brexit, il lavoro, il capitale e il capitalismo, Cina, Russia, Medio Oriente e per finire l’Italia del 2020, questi i macroargomenti che sono affrontati e analizzati in profondità come sempre dai fini studiosi che hanno collaborato a stilare questo rapporto che è quasi giunto al suo venticinquesimo anno di vita (sarà il prossimo 2021).

Risulta evidente come il progresso degli uomini sul pianeta Terra sarà sostenibile, sotto il profilo economico, solo se le risorse saranno riproducibili ad un tasso sufficiente. Ma questo implica che il sistema del commercio, quello finanziario, quello ecologico, quello sociale a loro volta dovranno essere in grado di sostenersi. Viviamo ormai in un mondo pienamente globalizzato, dove, e l’abbiamo sotto gli occhi proprio in questo momento, un’epidemia di un virus sconosciuto scoppiata in Cina minaccia l’intero sistema di scambi mondiale.

I cambiamenti non si possono bloccare, ma è auspicabile che possano essere guidati e controllati, per evitare che provochino traumi e conseguenze negative sull’intero sistema. Dalla tecnica nei prossimi anni si aspettano innovazioni che saranno destinate a cambiare radicalmente il nostro modo di vivere. Pensiamo al solo 5G che consentirà ai robot di connettersi tra di loro e di trasformare il sistema produttivo mondiale in modo radicale.

Il rapporto offre una visione precisa e puntuale sui tempi che stiamo vivendo, sulle problematiche che ci troveremo ad affrontare non fra cinque anni, ma domani mattina. E non è poco. Quanto alle soluzioni, andranno trovate in ogni caso, perché l’unica cosa che non possiamo fare è fermare il tempo. All’intelligenza e al cuore dell’uomo, cercare le migliori tenendo conto di tutti i fattori in gioco.

Una lettura impegnativa, ma che suggerisco.





mercoledì 14 agosto 2019

La Masseria delle ginestre

La Masseria delle ginestre

Ho avuto il piacere di leggere in anteprima La Masseria delle ginestre di Giuseppe Carfagno.


Il romanzo copre un arco temporale che inizia dall’Unità d’Italia e arriva sino ai giorni nostri. Narra le vicende di alcune famiglie contadine che hanno trascorso la loro vita in una masseria, situata nella campagna della Basilicata. Alcune famiglie non si sono mai mosse da quel luogo, altre l’hanno abbandonato per cercare lavoro altrove.

Con La Masseria delle ginestre ci troviamo immersi in un romanzo epico, dal respiro profondo, a tutto tondo, che trasmette emozioni forti. L’opera racchiude in sé i canoni di un grande romanzo generazionale (riporta alla memoria per certi aspetti Via Col Vento di Margaret Mitchell e per altri Il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa) e richiama quelli cinematografici: impossibile non pensare a Novecento dei Bertolucci.


Nel libro troviamo raccontati con dovizia di particolari gli episodi della vita quotidiana di un gruppo di famiglie della Basilicata e attraverso i loro occhi e i loro pensieri siamo accompagnati a rivivere gli ultimi 200 anni della storia di quella regione d’Italia.

La vita e la morte, la gioia e il dolore, l’amore platonico e quello bestiale si intrecciano in una trama di rapporti che, così come descritti, oggi forse ci potrebbero far sorridere, ma a quei tempi costituivano le fondamenta di quella società. Eravamo un’Italia così, un Sud Italia così, per meglio dire, e questo romanzo di Carfagno ne ripercorre egregiamente le gesta.

Le famiglie protagoniste del romanzo si chiamano Costantini, Tuommolo, Di Stasi, Paterno per citarne alcune. La loro storia e le loro vite scorrono davanti ai nostri occhi e ci penetrano la carne e l’anima grazie alla scrittura di Carfagno, schietta, immediata, pulita ma allo stesso tempo vigorosa e realistica. Lo stile narrativo coinvolge da subito il lettore che percepisce le medesime vibrazioni emotive dei protagonisti delle pagine che sta leggendo. Capita così, ad esempio, con Maria la strega che accompagna il lettore lungo quasi tutto il cammino e non si vorrebbe mai perderla di vista.

Ma per essere sinceri, la vera protagonista dell’opera è la Masseria, scritta con l’iniziale maiuscola, perché se lo merita, dice lo scrittore, ed ha ragione. Quello che gravitava intorno ad essa era un mondo duro, fatto di poche e rigide regole di vita, ma schietto e sincero. L’opposto di quello che è diventato il nostro normale stile di vita, al quale peraltro ci stiamo pericolosamente abituando.

La Masseria delle ginestre è forse un romanzo d’altri tempi, fuori moda nell’attuale panorama letterario italiano, ma diventerà per certo un evergreen, se così possiamo definire un libro di cui si suggerisce la lettura alle nuove generazioni.



Giuseppe Carfagno, La Masseria delle ginestre, La Vita Felice, Milano 2019


domenica 23 giugno 2019

Alla fine dell'arcobaleno

Alla fine dell'arcobaleno
Il titolo dell’ultimo romanzo della scrittrice Silvia Molinari si rifà alla leggenda irlandese che narra di una pentola piena d’oro situata alla fine di un arcobaleno, gelosamente custodita da uno gnomo. L’arcobaleno ha spesso simboleggiato divinità, creazione e tanto altro ma, in questo romanzo, rappresenta la speranza in un futuro migliore, futuro a cui tutti guardano con occhi speranzosi.

Questo scrive in nota al romanzo l’autrice.

Alla fine dell’arcobaleno, che ho avuto la fortuna di leggere in anteprima, rappresenta una felice conferma del talento letterario di Silvia Molinari. Scritto sei anni dopo London Lies che ci ha fatto conoscere e amare la brillante Emma Woodhouse, Alla fine dell’arcobaleno non vuole essere un sequel del primo riuscitissimo romanzo, anche se la famiglia “allargata” di Emma rimane la protagonista di quest’ultima opera.

La storia è ambientata alla Rainbow Farm, la fattoria che Emma e Matthew hanno acquistato nel nord del Devon: la cugina di Emma, Melissa ha deciso di festeggiare lì il suo matrimonio. Tuttavia, i Renner, parenti americani di Detroit, cercano ogni modo per non partecipare all’evento, arrivando a chiedere a Lisbeth Madsen, la migliore amica della secondogenita Lizzie, di presentarsi al suo posto. Lisbeth, apprezzata ginecologa del Boston Medical Center, in Inghilterra per un master all’Università di Bristol, si trova così a dover trascorrere una settimana alla Rainbow Farm, obbligata a spacciarsi per la cugina americana che i parenti inglesi non vedono da anni. Il seguito di questo incipit ve lo facciamo solo immaginare.

In Alla fine dell’arcobaleno il lettore ritrova tutti i temi letterari cari all’autrice: l’amore per l’Inghilterra, il suo humor, i suoi costumi, la sua cucina, la sua campagna e la semplicità della gente che la abita. In più caratterizzano l’opera i riferimenti letterari alle autrici inglesi predilette dalla scrittrice: Jane Austen e le sorelle Brontë. La scrittura è diretta, pulita, efficace nel tratteggiare le situazioni umoristiche quanto nell’affrontare le scene drammatiche. 


Alla fine dell’arcobaleno è un romanzo fortemente caratterizzato dalle passioni dell’autrice e ci porta pagina dopo pagina dentro il mondo dei famigerati Woodhouse e più avanziamo nella loro conoscenza, più incredibilmente ci rendiamo conto che la loro vita assomiglia alla nostra. Perché, come viene citato nel romanzo, quando non ci capita più niente di inaspettato vuol dire che siamo morti. Ma il romanzo di Silvia Molinari è anche un ruscello di primavera che raccoglie l’acqua delle nostre lacrime e i raggi di sole dei nostri pensieri e li convoglia nel grande mare della vita: è un libro pieno di passioni, di rifiuti, di amori, di fraintendimenti, di apparenti sconfitte e incerte vittorie, di cattiveria e di bellezza, di sogni e di speranze.

Non si può vivere senza fidarsi di nessuno. Perché significherebbe non fidarsi neppure di sé stessi afferma sfrontata la protagonista Lisbeth al suo interlocutore. E quindi, per terminare questa recensione, anch’io vi suggerisco di leggere Alla fine dell’arcobaleno: un libro da tenere sul comodino e da rileggere in quei momenti della vita in cui vorremmo avere vicino un amico che non c’è.


Silvia Molinari, Alla fine dell'arcobaleno, Amazon Media Eu, 2019

sabato 1 giugno 2019

All'una e trenta

Cosa può capitare al Salone del Libro di Torino?


Per esempio ad un blogger curioso e in cerca di novità può capitare, come al sottoscritto è successo, di imbattersi in una nuova casa editrice (Edizioni le Assassine) che con coraggio pubblica testi “gialli” di scrittrici contemporanee e testi di scrittrici d’altri tempi, ma con tanto ancora da dire al lettore contemporaneo.

All'una e trenta
Una conferma di quanto ancora ci sia da scoprire nella letteratura gialla al femminile si ha dopo aver divorato il romanzo di Isabel Ostrander “All’una e trenta” pubblicato nella collana Vintage della casa editrice.

La Ostrander è stata una giallista statunitense nata nel 1883 a New York e morta nel 1924 a Long Beach in California. Al suo attivo ha una trentina di romanzi gialli e negli Anni Venti in America era conosciuta oltre che con il proprio nome, anche con pseudonimi maschili. Agatha Christie si ispirò alla Ostrander per le figure di due suoi detective, Tommy e Tuppence, presenti in Partners in Crime, pubblicato nel 1929. Purtroppo la prematura scomparsa non le ha permesso di avere quel successo che avrebbe meritato.

Nel romanzo, magistralmente tradotto da Daniela Di Falco, il protagonista è il detective Damon Gaunt la cui caratteristica principale è quella di essere cieco.


L’ambientazione è quella dell’alta borghesia newyorkese nei primi decenni del Novecento: alta finanza, nobili fanciulle, truffatori, uomini arricchiti e servi fedeli solo al denaro. Un cadavere di un ricco signore che, pagina dopo pagina, si scoprirà essere meno ricco di sentimenti…

In questo mondo, il detective Gaunt si muove a suo agio, per nulla menomato dalla mancanza di un senso che, come spesso accade, gli ha fatto sviluppare in maniera esponenziale gli altri, ma soprattutto, il suo intuito che si rivelerà prezioso per la soluzione del caso.

L’autrice ci svela come anche un uomo che in apparenza può sembrare fragile di fronte alle difficoltà della vita, può invece riuscire là dove un normo dotato fallisce: l’ispettore di polizia Hanrahan non vede le tracce che il detective Gaunt intuisce.


La Ostrander si dimostra una scrittrice profonda, precisa nella descrizione del suo detective e dei personaggi che ruotano sulla scena, dando ad essi uno spessore psicologico persino anticipatore dei tempi, tenuto conto che gli studi di psicanalisi non erano ancora divenuti patrimonio comune.

Come sempre non ci interessa raccontare per filo e per segno la trama di un libro giallo, per giunta poco noto al grande pubblico come questo. Prima di terminare questo post ci interessa invece dire ancora un paio di cose: la prima è che ci auguriamo di leggere tradotti in italiano altri romanzi della Ostrander; la seconda è che le “Assassine” proseguano nella loro meritevole opera di presentarci nuove scrittrici di noir e di gialli, contemporanee o meno, non importa. L’importante è conoscere nuovi scrittori e scrittrici e con loro continuare a visitare nuovi mondi.

Perché ogni libro che si legge è un viaggio che compiamo dentro e fuori di noi.


Ah, mi stavo dimenticando: non perdetevi il romanzo della Ostrander “All’una e trenta”!
 
Isabel Ostrander, All'una e trenta, Edizioni le Assassine, 2019

martedì 30 aprile 2019

Non è sempre caviale


Non è sempre caviale
J.M. Simmel, l’autore di questo sorprendente romanzo pubblicato nel 1960, nacque a Vienna nel 1924. Ebbe una vita avventurosa: una gioventù trascorsa tra l’Austria e l’Inghilterra, la Guerra mondiale lo vide lavorare come ingegnere chimico. Al temine del conflitto, fu occupato come interprete per il governo militare americano in Europa. Dal 1950 lavorò per un giornale di Monaco di Baviera come reporter. Morì dieci anni fa in Svizzera, il 1° gennaio 2009.

Simmel scrisse numerosi racconti e romanzi, ma quello che gli fece raggiungere subito la notorietà fu nel 1960 Non è sempre caviale, pubblicato in Italia da Garzanti nel 1967. Mia moglie l’aveva letto anni or sono e, capitatole tra le mani recentemente, me lo ha suggerito.

Devo ammettere che è stato un colpo di fulmine! 


Sin dalle prime pagine ci si trova immersi in una serie ininterrotta di colpi di scena, di colpi di fulmine, di gustose cene cucinate dai diversi protagonisti della storia (con tanto di ricette abbinate per poterle preparare personalmente).

La storia del personaggio principale, un banchiere diventato suo malgrado un agente segreto, ha inizio verso la metà degli anni Cinquanta, ma quasi subito un flash-back ci riporta alla fine degli anni Trenta e allo scoppio della Seconda Guerra mondiale. Solo al termine del romanzo si ritornerà alla metà degli anni Cinquanta, per la chiusura del cerchio.

E’ impossibile riassumere per sommi capi la trama di questo romanzo: l’unico consiglio che si può dare agli amanti delle spy story ambientate ai tempi del nazismo in Europa (nel romanzo si viaggia oltre che nel tempo, anche per le capitali di mezza Europa) è quello di leggerlo.

La traduzione dal tedesco di Amina Pandolfi rende molto bene il ritmo impetuoso della storia e il susseguirsi delle vicende che hanno dell’incredibile se non fosse che, come spesso accade, la vita supera la fantasia, quasi sempre.

Solo alla fine del libro il lettore scoprirà se anche questa è un’opera di pura fantasia…

Lettura consigliata!

J.M. Simmel, Non è sempre caviale, Garzanti Editore 1967

venerdì 19 aprile 2019

Un gentiluomo a Mosca

Abbiamo letto con molto piacere Un gentiluomo a Mosca, l'ultima fatica letteraria di Amor Towles.

Il romanzo racconta le vicende del conte Aleksandr Il'ič Rostov che, rientrato da Parigi alla vigilia della Rivoluzione d'Ottobre, resta invischiato negli eventi catastrofici che portarono alla fucilazione dello Zar e alla presa del potere del partito comunista.
Un gentiluomo a Mosca

Il conte finisce per essere condannato agli arresti domiciliari a vita dal Comitato d’Emergenza del Commissariato del Popolo in quanto nemico della Rivoluzione, pena da scontare presso il Grand Hotel Metropol, il più lussuoso albergo di Mosca, con vista sul teatro Bol'šoj, a due passi dalla Piazza Rossa.

Inutile dire che la vita del protagonista cambia radicalmente e assume risvolti drammatici. Giorno dopo giorno il conte prende coscienza del futuro che l'attende e, nonostante possa ritenersi fortunato per aver evitato la condanna a morte o il gulag, ben presto si rende conto comunque della disumanità della pena comminatagli.

Inizia così la seconda vita di Aleksandr Il’ič Rostov  che si svolge su due dimensioni: verticale, all’interno dei sei piani dell'edificio, e orizzontale, tra la hall, le sale da pranzo e i negozi che si trovano all'interno dell’hotel. Passano i lustri e il lettore si trova coinvolto a fianco del conte che, attraverso l’ironia, riesce poco per volta a trovare la sua quotidiana motivazione al dover vivere in quella gabbia dorata.

L'ironia è una caratteristica dell’animo dell’uomo, e perciò non avendo origine umana, ma divina, permette a colui che la padroneggia di superare anche le prove più dure. Aggrappandosi ad essa, il protagonista affronta le giornate all’interno del Metropol quasi con letizia e assiste, mese dopo mese, anno dopo anno, all’involuzione dell’ideologia comunista che lo ha condannato al “carcere” a vita, e ha la conferma del vicolo cieco che ha imboccato quel regime del quale non ha mai condiviso nulla.

Ma fino a quando un uomo può sopportare una vita del genere, senza tentare la fuga?


Il finale del romanzo lo svelerà e ne resterete meravigliati. Raramente in questi ultimi tempi mi è capitato di leggere un'opera così gradevole, appassionante, coinvolgentemente ironica, e quindi illuminante.

Un pensiero va anche a Serena Prina, perché quando si leggono libri che riescono a trasmettere emozioni e sentimenti così forti, tradotti dalla lingua dell’autore, il merito è anche della traduttrice.

Un romanzo da non perdere.


Amor Towles, Un gentiluomo a Mosca, Beat Edizioni 2018

giovedì 7 marzo 2019

Il sogno di Leonardo

Il sogno di Leonardo

Ho avuto il piacere di leggere in anteprima “Il sogno di Leonardo”, ultima fatica letteraria di Giuseppe Carfagno, nelle librerie a fine mese.

Il romanzo scorre alternando il presente e il passato, al tempo della permanenza del genio di Vinci a Milano, negli ultimi anni del ‘400.

I protagonisti sono due ragazzi, quasi coetanei, vissuti però a cinquecento anni di distanza, e il mondo che li circonda, genitori, nonni, amicizie tra coetanei e coetanee.

Edmondo Armerini si trova per caso catapultato nella bottega di Leonardo che a Milano sta vivendo il periodo più fertile della propria esistenza artistica, mentre Jean Tricot, nipote di Pierre Duchamp, famoso collezionista d’arte contemporaneo, si trova a vivere insieme al nonno, l’avventura del ritrovamento di un dipinto misterioso.

In un susseguirsi incalzante di avvenimenti, ora alla corte del Moro, Signore di Milano, ora nelle città di Milano e Parigi dove risiedono i Duchamp, il lettore è condotto sempre più al centro del mistero: esiste un collegamento tra le vite dei due giovani, distanti cinque secoli?

Edmondo lo troviamo immerso nella vita di corte, in una Milano che con gli Sforza sta vivendo il suo magico rinascimento e trova in Leonardo da Vinci il suo paladino, il suo artista di fama internazionale; Jean ha la fortuna di apprendere dal nonno l’amore per il bello e la curiosità che anima un vero collezionista d’arte.

La prosa limpida e scorrevole del professor Carfagno rende la lettura di questo romanzo, non solo per ragazzi, avvincente e piacevole, riportando il lettore nel magico mondo di una Milano di fine Quattrocento, così diversa dalla Milano di oggi, ma anche così uguale, nel modo di lavorare, nel modo di pensare, nel modo di godere la vita: la Milano di Jean e suo nonno Pierre.

Un libro tutto da leggere che ben si inserisce nel tempo delle celebrazioni per la ricorrenza dei cinquecento anni della morte di Leonardo da Vinci.


Giuseppe Carfagno, Il sogno di Leonardo, il Ciliegio edizioni, 2019

lunedì 25 febbraio 2019

Manfredo Camperio - Storia di un visionario in Africa

Il libro di Alessandro Pellegatta


Manfredo Camperio, storia di un visionario in Africa, è l’ultima fatica letteraria di Alessandro Pellegatta che ho avuto il piacere di leggere in anteprima (il libro uscirà il prossimo 28 febbraio).

Camperio? Chi era costui?

Oggi questo nome alla maggior parte dei lettori non ricorderà molto, eppure questo milanese doc (nacque nel capoluogo lombardo il 30 ottobre 1826) è stato uno dei più importanti esploratori italiani dell’Ottocento e tra i primi a comprendere come il nascente Regno d’Italia avrebbe tratto un potente aiuto alla propria crescita economica dalla conoscenza e dallo sviluppo delle transazioni commerciali con l’estero.

Il lavoro di Pellegatta, conosciuto sino ad ora principalmente come scrittore di autorevoli guide turistiche, redatte al ritorno da viaggi personali in giro per il mondo, è in questo caso, prevalentemente storico e, diciamo subito, ben riuscito.

Attraverso un certosino lavoro di scavo compiuto presso istituzioni quali il Museo del Risorgimento di Milano; l’ Archivio di Stato di Milano; la Biblioteca Braidense, l’Archivio storico di Intesa Sanpaolo, l’Archivio storico della Banca Popolare di Milano, la Società Geografica Italiana e l’Amministrazione del Comune di Villasanta, che ha permesso la consultazione del Fondo Camperio, l’autore ha descritto in questa biografia di Manfredo Camperio molto di più della mera narrazione di un periodo di vita dell’esploratore. Pellegatta ha tratteggiato un’epoca, quella compresa tra il 1865 e la fine del secolo XIX, cruciale per lo sviluppo del nascente Regno d’Italia, ultima Nazione a formarsi in Europa e vaso di coccio tra grandi vasi di bronzo, protagonisti della scena europea e quindi mondiale, quali Regno Unito, Francia, Germania, Austria, Turchia.

In quest’epoca così ricca di cambiamenti, sociali, politici, culturali, il milanese - italiano Manfredo Camperio ebbe un ruolo importante nel cercare di far crescere l’Italia e permetterle di giocarsi la partita internazionale alla pari con le altre grandi potenze europee.

Il lavoro di Pellegatta è encomiabile da questo punto di vista, perché ha messo in luce aspetti sino ad ora poco studiati e anzi, forse volutamente dimenticati, di quello che è stato l’approccio iniziale del Regno d’Italia verso tematiche quali: colonialismo, africanismo, relazioni internazionali.

Non anticipiamo qui le conclusioni cui è giunto l’autore, perché questo, se vogliamo, è anche un libro “giallo”, nel senso che misteriosi e sconosciuti ai più sono gli episodi trattati e le vicende descritte; pertanto non vogliamo togliere al lettore la curiosità di leggere e apprendere come si è sviluppata la storia d’Italia di quel periodo.

Possiamo solo evidenziare come le similitudini tra l’epoca in cui visse Manfredo Camperio e l’attuale abbiano dell’incredibile e siamo certi che, come capitato a noi, stupiranno il lettore durante tutta la lettura dell’opera.

E allora, in conclusione, Camperio, chi è stato costui?

Scrive Pellegatta: “Molti sono i modi con cui possiamo definire Camperio: patriota, combattente, eroe del Risorgimento, militare, esploratore, filantropo, imprenditore, divulgatore, politico, direttore di rivista, mediatore culturale, esploratore, presidente di società commerciale. Lui preferiva
a tutti quello di “capitano”, ma ciò che gli rende più giustizia è forse quello di “visionario”. Furono infatti proprio le sue visioni e le sue passioni, ispirate dalla sete di conoscenza, da un grande interesse
per il mondo e dall’ansia di identificare sempre nuove opportunità commerciali, che lo spinsero a esplorare l’Africa. E anche quando il suo percorso fu segnato dalla contraddizione e dall’incertezza, dalla sconfitta e dalla tragedia, l’uomo non si perse mai d’animo: anche in punto di morte volle per l’ultima volta affacciarsi alla finestra per guardare con aria di sfida il mondo, come ha scritto la figlia Sita nella sua Autobiografia, prima di trapassare stringendo i pugni”.

Un libro da leggere, indicato soprattutto alle giovani generazioni, perché crediamo che senza la conoscenza del passato sia impossibile comprendere il presente e soprattutto immaginare un futuro che possa essere di pace tra le nazioni.


Alessandro Pellegatta, Manfredo Camperio, un visionario in Africa, 2019 Besa editrice.

sabato 9 febbraio 2019

Il mondo cambia pelle?

Il mondo cambia pelle?
Erano anni che non vedevo così gremito di pubblico l’auditorium Giò Ponti di Assolombarda a Milano, in occasione della presentazione del Rapporto sull’economia globale e l’Italia. Lunedì 21 gennaio 2019 si è tenuta la presentazione del XXIII studio, curato come sempre dall'economista Mario Deaglio in collaborazione con il Centro di Ricerca e Documentazione Luigi Einaudi e Ubi Banca.

Probabilmente il clima di incertezze che stiamo vivendo ha spinto molti a partecipare all’incontro per cercare di meglio comprendere dalle parole del professor Deaglio il tempo che stiamo attraversando e il futuro che ci potrebbe attendere.

Occorre subito dire che, come sempre, il lavoro del gruppo di studio coordinato da Deaglio è stato approfondito, puntuale nell’individuazione dei punti critici e ricco di occasioni per riflettere.

Il titolo del rapporto di quest’anno (il mondo cambia pelle?) lascia subito intuire quanto il 2018 sia stato un anno di cambiamenti significativi che, consapevolmente o meno, ci hanno coinvolto. Di seguito, sintetizzati in flash, gli argomenti analizzati nelle quattro parti del documento.

1. La crescita indebolita 

Lo sguardo è in generale sul mondo e gli autori evidenziano punti di attenzione verso gli Stati Uniti dove il movimento America First del Presidente Trump potrebbe portare a rischi di protezionismo e populismo che a loro volta potrebbero minare la crescita economica nel medio lungo periodo.  Altri punti da tenere sotto controllo sono i rapporti sempre più tesi tra lo Stato Sovrano e i titani della Rete, la politica dei dazi e la fine del multilateralismo, la riduzione della “corporate tax”. Il capitalismo sembra ancora vincente nel mondo, ma è un sistema alla lunga ancora sostenibile? 

Per quanto riguarda l’Europa, il 2018 è stato il peggiore da tempo, sotto molti aspetti. In Europa sembra prevalere una società basata sul rancore e sulla collera. L’economia ha rallentato mentre il sistema bancario europeo è ancora lontano dall’aver ritrovato la redditività di un tempo. Vi è poi un importante problema demografico che alla lunga renderà sempre più difficile la sostenibilità economica del sistema.

2. Lavoro e capitale, una difficile ridefinizione

Per quanto riguarda il lavoro, il paradigma è: il lavoro è da reinventare. Il 2018 ha visto ancora una volta una bassa crescita retributiva e la nuova “normalità” del part-time. Quanto potrà ancora aumentare la produttività del lavoro? È in corso un passaggio epocale: dall’organizzazione scientifica all’organizzazione algoritmica del lavoro. Altro tema importante: che sviluppo avranno il reddito universale o quello di cittadinanza? Permane il problema del debito estero dei Paesi emergenti, lo scontro sul libero commercio, il rialzo dei tassi di interesse, il populismo al governo in molti Paesi.

Quale sarà il nuovo volto del capitalismo di mercato: si andrà verso un mondo di imprese giganti?
A pagina 103 del rapporto è inserita un’interessante tabella. Mostra le dieci società al mondo a maggiore capitalizzazione. Nel 2007, 6 società su 10 avevano sede negli USA, 2 in Europa, 1 in Giappone e 1 in Cina. I settori rappresentati: Idrocarburi (5), Finanziario (2), InfTech (1), Telec. (1) Auto (1). Nel 2018, 8 società su 10 hanno sede negli USA e 2 in Cina. I settori rappresentati sono InfTech (7), Finanziario (2) e Idrocarburi (1).

3. Geopolitica, un mosaico che si complica

Vengono analizzati: gli Stati Uniti e la loro leadership globale (Make America Great Again!), la Russia e la Cina e il loro sviluppo futuro. Si domandano gli autori: la guerra fredda è finita o continua sotto altre forme? I focolai di crisi sono sparsi ovunque: nel Medio Oriente, laboratorio della guerra perenne, in Iran (verso una guerra mondiale regionale?), la guerra civile in Libia, il “ventre molle” dell’Egitto, l’Asia sempre più in mano cinese, la Corea del Nord, l’America Latina che convive con i fantasmi del passato e l’Africa con ambizioni per il futuro. Infine, su tutto, il petrolio e un possibile scontro sul suo prezzo nel prossimo futuro.

4. Italia 2019, aspettando il salto di qualità

Un Paese spezzato, un’economia incrinata? Certamente vi sono stati in passato dei fattori positivi: la ripresa delle esportazioni, un progresso nella struttura economica, ma adesso servirebbe continuare nella crescita. Domande: i principi di una riforma fiscale (la cash flow tax) sono attuabili? I nuovi modelli di business e le nuove tecnologie che impatto avranno sul mondo del lavoro? In tema di redistribuzione del reddito, quello di inclusione e quello di cittadinanza sono la soluzione all’aumento della povertà?

Giunti al termine della lettura, è inevitabile una sensazione di sgomento: se tali e tanti sono i problemi che abbiamo davanti, cosa dobbiamo fare? Cosa possiamo fare?

Le soluzioni “chiavi in mano” purtroppo non esistono. Nel Rapporto vengono suggeriti alcuni punti di attenzione che, se perseguiti, potrebbero assicurare alla nostra amata terra, che ricordiamo è l’unica che abbiamo a disposizione per vivere, un futuro meno cupo. Eccoli: 1. La solidarietà tra generazioni - 2. La solidarietà all’interno delle generazioni e 3. La tutela dell’ambiente.

Questi tre fattori, se attuati insieme, porterebbero ad uno sviluppo economico sostenibile. Lo sviluppo sostenibile è quello sviluppo che soddisfa i bisogni del presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri.

Quello dello sviluppo sostenibile non è un concetto di oggi: è stato enunciato per la prima volta nel 1983 da Gro Harlem Brundtland, già primo ministro della Norvegia. Da allora sono passati 36 anni, ma non sembra che il concetto abbia avuto molti seguaci nel mondo.

Ci viene in mente l’Enciclica Laudato Sì di Papa Francesco: “13. La sfida urgente di proteggere la nostra casa comune comprende la preoccupazione di unire tutta la famiglia umana nella ricerca di uno sviluppo sostenibile e integrale, poiché sappiamo che le cose possono cambiare….  14. Rivolgo un invito urgente a rinnovare il dialogo sul modo in cui stiamo costruendo il futuro del pianeta. Abbiamo bisogno di un confronto che ci unisca tutti, perché la sfida ambientale che viviamo, e le sue radici umane, ci riguardano e ci toccano tutti. Il movimento ecologico mondiale ha già percorso un lungo e ricco cammino, e ha dato vita a numerose aggregazioni di cittadini che hanno favorito una presa di coscienza. Purtroppo, molti sforzi per cercare soluzioni concrete alla crisi ambientale sono spesso frustrati non solo dal rifiuto dei potenti, ma anche dal disinteresse degli altri. Gli atteggiamenti che ostacolano le vie di soluzione, anche fra i credenti, vanno dalla negazione del problema all’indifferenza, alla rassegnazione comoda, o alla fiducia cieca nelle soluzioni tecniche. Abbiamo bisogno di nuova solidarietà universale…. 43. Se teniamo conto del fatto che anche l’essere umano è una creatura di questo mondo, che ha diritto a vivere e ad essere felice, e inoltre ha una speciale dignità, non possiamo tralasciare di considerare gli effetti del degrado ambientale, dell’attuale modello di sviluppo e della cultura dello scarto sulla vita delle persone..."

Allora, per concludere questo lungo post, ci auguriamo che nei prossimi 36 anni il concetto di sviluppo sostenibile, con tutte le conseguenze che si porta dietro, diventi il centro dell’agenda politica ed economica mondiale. Non c’è più tempo da perdere.

Ultimo suggerimento: se vi capita, leggete il rapporto, ne vale la pena per farsi un’idea reale, non mediata dai social, della situazione del mondo in cui ci tocca vivere.

Ma ricordiamoci che ognuno di noi, con le proprie azioni, può contribuire al cambiamento.

giovedì 1 novembre 2018

Il codice di Giuda



L’abbiamo letto tutto d’un fiato: l’ultimo romanzo di Fabrizio Carcano, giornalista e scrittore milanese, si divora con piacere. L’autore, giunto alla nona opera, intitolata Il codice di Giuda, appena pubblicata da Mursia, è ormai maestro nel creare quel giusto mix noir fatto di misteri e di intrighi, condito da venature religiose ed esoteriche che inchiodano il lettore alle pagine, sino all’ultima riga.

Il protagonista è il nostro commissario Ardigò, ormai entrato nell’immaginario collettivo come il “capo della Omicidi” di Milano. Attorno a lui vengono commessi una serie di omicidi che nello svolgimento della storia troveranno un filo rosso che li unirà e che poco per volta verrà compreso dal brillante commissario costretto a mettere le mani questa volta nell’angolo più buio della nostra umanità: quello frequentato da pedofili e stupratori.

Ma chi è il giustiziere misterioso che opera come fosse lui stesso il giudice supremo? E cosa lo spinge ad agire?

La maestria di Carcano nel creare pagine ricche di tensione con riferimenti religiosi al vangelo apocrifo di Giuda, conducono il lettore a scoprire le risposte a queste domande al termine di un vorticoso ed incalzante ritmo narrativo.

Sullo sfondo della storia, ma per nulla secondaria, Milano, la città amata dal commissario Ardigò, e crediamo anche dall’autore, è parte integrante dell’atmosfera noir che caratterizza il romanzo.

Un libro da non perdere, avvincente e coinvolgente come i precedenti.

  
Fabrizio Carcano, Il codice di Giuda, 2018 Mursia editore.      

sabato 22 settembre 2018

Le straordinarie storie della Martesana




Ho avuto il privilegio di leggere in “anteprima” l’ultimo lavoro di Giuseppe Carfagno e posso testimoniare che il professore di lettere che sempre convive in lui è riuscito ancora una volta a far colpo sulla sua attuale scolaresca, quella classe allargata rappresentata dai suoi studenti – lettori che oscillano dai 9 ai 99 anni.

Le storie della Martesana affascinano subito per la loro poesia, la delicatezza, la pennellata leggera e soave dell’autore che sin dalle prime righe ha saputo condurre il lettore in un mondo magico ed ora scomparso, il mondo del C’era una volta…

È un tuffo nella memoria quello che Carfagno ci propone, tanto più sorprendente e straordinario per chi lungo la Martesana ci è nato e vissuto da piccolo.

Uno dopo l’altro, incontriamo personaggi di ragazzi e di adulti che hanno incarnato e caratterizzato diversi decenni del XX secolo abitando lungo le sponde del Naviglio, e li possiamo rivedere e immaginare con i nostri occhi, ripercorrendo le loro storie e le leggende che forse ci venivano raccontate da piccoli e che magari ci eravamo dimenticate.

Vi ritroviamo personaggi noti ai più, come la famiglia Ciaparàtt o il prete stregone El Ratanà che compie il “miracolo” di salvare una bimba dalla polio, scopriamo storie incredibili come quella della febbre dell’oro o dell’arrivo delle nutrie nella Martesana! Vi sono narrati episodi tragici come in “Era un bel giorno di sole” che ricorda il bombardamento della scuola elementare di Gorla il 20 ottobre 1944 quando morirono 184 bambini, alternati a storie divertenti e ricche di umanità come ne “L’invenzione dei coriandoli”.

L’intera opera è ricca di riferimenti che dimostrano l’accurato lavoro di ricerca delle fonti svolto dall’autore che si conferma ancora una volta, se mai ce ne fosse stato bisogno, uno scrittore capace di creare quel giusto mix tra un racconto fantastico e il resoconto di un fatto di cronaca che cattura la fantasia, specialmente dei più giovani, insegnando loro nel frattempo anche un pizzico di storia.

Le storie della Martesana, straordinarie perché scritte con la penna magica di uno scrittore che raggiunge in questo libro le vette talvolta inaccessibili dell’arte poetica, come ne: “Un barbone sotto il ponte di Greco”, resteranno, siamo certi, anche un riferimento “obbligato” per tutti coloro che un domani ancora lontano, vorranno scoprire come si viveva, come si giocava, come ci si innamorava e come si moriva in quest’angolo di mondo, ai confini di Milano, nel XX secolo.   

Infine, come non ricordare Valeria Vitale Rimoldi che ha illustrato questo volume con disegni emozionanti che aiutano il lettore ad immergersi ancora di più nella pagina e a accompagnarlo per mano in quel mondo dove la realtà incontra la fantasia, quel mondo che si chiama poesia.

Giuseppe Carfagno, Le straordinarie storie della Martesana, Ed. La Vita Felice, Milano 2018


domenica 26 agosto 2018

Il ladro di ombre




Al Meeting di Rimini è quasi impossibile non incontrare persone che ti rimangono nel cuore e nella mente, può sembrare esagerata questa affermazione a chi non è mai stato al Meeting, ma è così.

Quest'anno l'incontro con Veronica Cantero Burroni è stato di quelli che ti commuovono e ti regalano una dose di speranza per guardare con fiducia al domani.

Chi è Veronica?

Veronica è nata a Campana, cittadina posta a 70 km da Buenos Aires, il 3 giugno 2002. È la sesta di sette figli.
Dalla nascita è costretta su una carrozzina per disabili.

Veronica è una scrittrice.

All'età di dieci anni ha chiesto a Dio come poteva dimostrare agli uomini che, nonostante tutto, lei era una persona felice.

La risposta le è venuta dalla scrittura, visto che aveva una parte del suo corpo, le mani, disponibili, e che da sempre amava raccontare la realtà che la circondava.

Veronica scrive storie dall'età di sei anni. I protagonisti sono i suoi amici, i compagni di classe, i luoghi che frequenta abitualmente, la scuola, il suo quartiere, la casa dei suoi nonni in Paraguay.

Descrive la quotidianità della vita che la circonda osservata con occhi vigili e attenti, pronti a cogliere lo straordinario che la pervade.

Con Il ladro di ombre, Veronica ha vinto nel 2016 il premio Elsa Morante categoria giovani.

Stupisce di questa giovane scrittrice lo stile asciutto, pulito, preciso e ironico con cui affronta il racconto e accompagna il lettore.

Nel romanzo, una Spy story che si svolge tra la scuola e le vie di una cittadina che potrebbe essere Campana, i protagonisti sono un gruppetto di compagni di classe che indagano sulla misteriosa sparizione delle ombre di alcuni di loro.

Quello che colpisce di questo romanzo breve, tradotto in italiano e pubblicato da Edizioni di Pagina, è quello che colpisce ascoltando e osservando Veronica: la realtà è una storia a lieto fine.

Un libro da leggere, una scrittrice da conoscere e da seguire in futuro.

domenica 17 giugno 2018

Un vita da direttore editoriale



Quante case editrici ci sono in Italia? 4.500. Quanti libri pubblica ognuna di esse? Non tutte pubblicano almeno un libro all’anno. Circa 1.000 case editrici pubblicano da 1 a 10 libri all’anno, 500 società ne pubblicano da 11 a 50; Solo 200 grandi case pubblicano oltre 50 libri all’anno. Le altre non pubblicano. 

E gli autori? Quanti autori viventi ci sono oggi in Italia? Secondo una fonte attendibile oggi in Italia vivono circa 400.000 persone che hanno pubblicato almeno un libro.

E le librerie? Quante sono in Italia? Circa 3.600 di cui circa 1.800 indipendenti e le altre affiliate a grandi gruppi editoriali.

Casa editrice, autore, libreria: il triangolo magico del mondo dell’editoria. Di questo mondo parla il libro “Una vita da direttore editoriale” di Giovanni Maria Pedrani, pubblicato da Il Ciliegio.

L’opera è sicuramente interessante e si rivolge prima di tutto a quei 400.000 autori italiani, la stragrande maggioranza dei quali probabilmente è a digiuno del lavoro che sta dietro la selezione e successiva pubblicazione di un libro.

L’autore con linguaggio schietto, semplice e sincero, senza nascondere nulla, illustra capitolo dopo capitolo cosa avviene dietro le quinte di una casa editrice seria che vuole offrire la massima soddisfazione sia al lettore che all’autore dell’opera. E per fare le cose per bene, questa è una regola aurea, ci vuole tempo.

Dall’invio del manoscritto dell’aspirante scrittore alla data di uscita nelle librerie del proprio lavoro può passare tranquillamente anche più di un anno. Ma questo tempo, che può sembrare esagerato, si comprende bene quando si conoscono tutti i passaggi della filiera editoriale.

Non mancano nell’opera consigli pratici per promuovere la propria opera sia nei confronti delle case editrici che verso i lettori. Perché non bisogna arrendersi, mai: la scrittrice J. K. Rowling prima di vedersi pubblicato il suo Harry Potter ebbe oltre dieci rifiuti da altrettante case editrici.

Insomma, un libro utile e benvenuto in questo periodo storico, dove sembra che i lettori non crescano, ma gli autori invece sì!

Giovanni Maria Pedrani, Una vita da direttore editoriale, il Ciliegio edizioni, 2018


domenica 18 marzo 2018

Nelle acque del Passato



Molti critici ritengono quella del romanzo storico la prova più impegnativa per uno scrittore. Immaginare una storia, ambientarla in un’epoca passata e condurre il lettore pagina dopo pagina dentro un tempo che non è il suo, del quale ha forse vaghi ricordi scolastici, e nello stesso tempo rendere la trama e l’ambientazione a lui familiare, è forse il compito più arduo che uno scrittore si può dare.

Ebbene, possiamo dire che Silvia Molinari, con il suo romanzo “Nelle acque del Passato” ha superato egregiamente la prova.

Appena pubblicato con Amazon Media Eu, Nelle acque del Passato è in realtà la prima opera scritta dall’autrice, ma pubblicata dopo London Lies, (recensione Aldebaran) il romanzo di cui abbiamo già parlato in precedenza che nulla ha in comune con questo, a parte Londra, città evidentemente amata dalla scrittrice.

La differenza di genere tra le due opere (London Lies è una divertentissima commedia ambientata nei nostri giorni) dimostra innanzi tutto quanto l’autrice sia capace di utilizzare la scrittura creativa a 360 gradi, riuscendo a comporre in entrambi i casi romanzi di valore.

Nelle acque del Passato racconta la storia di una giovane donna, Maya Romin che, misteriosamente, nel 2011 viene catapultata nell’anno 1827 e si ritrova a vivere la vita di una sua antenata, Sophie Lesange.
La trama si sviluppa quindi su entrambe le sponde temporali, quella contemporanea e quella dell’Inghilterra di Giorgio IV, uscita vincitrice sulla Francia di Napoleone Bonaparte.

Se, dalla sponda contemporanea, i familiari di Maya la cercano disperatamente, nel periodo storico passato, la giovane, nelle vesti di Sophie, viene a contatto con la società inglese dell’inizio del XIX secolo e ne rimane comprensibilmente sconvolta, soprattutto riguardo al ruolo sociale che veniva assegnato alle donne dell’epoca.

Maya – Sophie inizia quindi un lungo viaggio alla scoperta della società britannica che poco per volta diventa anche un cammino di riscatto del suo essere donna, tanto che al termine si farà apprezzare più per quello che è, che per il ruolo che le spetta di diritto in società.

Il romanzo viaggia spedito su questo doppio binario sino a quando Maya – Sophie avrà la possibilità di compiere la sua scelta definitiva, quella di rimanere Sophie o di tornare ad essere solo Maya, ma di questa scelta, che riguarderà più il cuore che la razionalità della protagonista, non diremo nulla.

Nelle acque del Passato è in definitiva un bel libro, in parte romanzo storico, e in parte romanzo di formazione perché credo che possa interessare molto soprattutto alle giovani lettrici che avranno modo di conoscere come viveva una loro coetanea inglese nel XIX secolo.

Il romanzo è acquistabile nelle due versioni, ebook e cartacea, su Amazon e nei principali internet store. Da leggere assolutamente!

Silvia Molinari, Nelle acque del Passato, Amazon Media EU, 2018

lunedì 27 novembre 2017

Umberto è andato in America



L’ultima opera di Giuseppe Carfagno si intitola Umberto è andato in America, con sottotitolo: Diario per un amico.

Confessiamo subito che il libro l’abbiamo letto d’un fiato, e subito ci è piaciuto: per la passione con cui è stato scritto, per l’amore che sgorga dalle pagine ricche di ricordi e di episodi curiosi, riferiti ad un mondo che è stato dei più, ma è ancora nella memoria di pochi, e che il professore di Barile ci ripropone con la consueta maestria, narrandoci le avventure di un ragazzino di dieci anni e dei suoi amici.

Il romanzo è scritto per coloro che vogliono ripercorrere la propria gioventù attraverso il ricordo di episodi semplici, quotidiani, vissuti da un gruppo di fanciulli in una Basilicata post bellica, in cui è presente l’essenziale e ancora assente il superfluo, presa come regione simbolo di un’Italia già in cammino e desiderosa di ritrovare i motivi per sperare in una ripresa.

Ma Umberto è andato in America è anche l’occasione per i più piccoli di conoscere le origini della propria famiglia, di scoprire cosa facevano e come si divertivano i propri nonni all’inizio degli anni Cinquanta.

E così ecco il gruppetto di amici andare alla ricerca dell’aereo caduto, partire per una giornata di pesca al lago, un’avventura nel bosco o perdersi nella grotta del brigante…

Ma il titolo del romanzo, a cosa si deve? Chi è Umberto? E perché è andato in America?

Umberto è l’amico del cuore di Giuseppe, l’altro ragazzino protagonista del romanzo, che fa da narratore e da fil rouge per l’intera opera. Perché Umberto sia andato in America, sempre che vi sia andato, noi ora, qui non ve lo diciamo!

Una cosa però ci sentiamo di dirvi: leggete il libro in compagnia del vostro nipotino e insieme vivrete un’emozione indimenticabile.

Arricchiscono l'opera le piacevoli illustrazioni di Alessia Coppola.


Giuseppe Carfagno, Umberto è andato in America, il Ciliegio Edizioni, 2017
 

martedì 31 ottobre 2017

Furlana - Storia di questa notte



Furlana, storia di questa notte, è il titolo del nuovo romanzo di Francesco Fadigati. Alla sua terza impresa letteraria, dopo il primo romanzo di genere storico e il secondo completamente immerso nella contemporaneità, questo terzo lavoro di Fadigati stupisce il lettore per l’impostazione duale data all’opera. Diciamo subito che il libro ci è piaciuto, anche se all’inizio ci ha disorientato, diviso com’è tra una parte fiabesca e una parte romanzo epistolare, dove le epistole sono sostituite da mail che i due protagonisti, Andrea e Miriam, si scrivono nell’arco di una notte. 

A Furlana, nome di fantasia che identifica la terra promessa all’umanità, troviamo un quartetto improvvisato di amici, un cavaliere, un pirata, un pastore ed un ragazzino che, guidati e sostenuti da una curiosa vecchina, un po’ Mary Poppins, un po’ Fata Turchina, vanno incontro al loro destino, che è quello di liberare la terra promessa dal Male.

Alternato ai capitoli della fiaba, ha luogo lo scambio di mail tra Andrea e Miriam, e poco a poco al lettore viene svelata la loro storia d’amore. Ma quelle che in apparenza sembrano due storie parallele, sono in realtà unite dallo studio profondo che Fadigati compie, attraverso la scrittura precisa e il puntuale uso delle parole, nell’analizzare sia il legame affettivo che unisce i due giovani, sia le dinamiche profonde che muovono i personaggi della favola. E alla fine il lettore si accorgerà che quello che c’è alla base del rapporto affettivo tra Andrea e Miriam, la verità di quel rapporto, ha la medesima origine che è alla base dell’amicizia del quartetto che, nonostante sia sgangherato come è sgangherata la nostra umanità, si batte e lotta per la liberazione di Furlana.

Fadigati dimostra di ben conoscere che le storie sono percorsi di umanizzazione che insegnano che cambiare è possibile, che diventare uomini e donne migliori è possibile, ed è alla portata di tutti: con Furlana viene lanciato al lettore proprio questo messaggio. Furlana apre alla fiducia nella vita e in noi stessi, aiuta a cogliere l’invisibile che è presente nel visibile, lo straordinario che vive nell’ordinario, la magia che è nascosta nel quotidiano.

E più il lettore si addentrerà in Furlana, e più andrà alla radice del significato del rapporto che lega Andrea e Miriam, e più scoprirà che quello che sta leggendo è quello a cui il suo cuore anela.

Sintetizzando, ci sembra di poter affermare che «Le forze che muovono la storia sono le stesse che muovono il cuore dell’uomo», questo il senso del romanzo, per utilizzare una frase del beato Mons. Luigi Giussani.

Un libro da leggere, un passo da compiere, dentro la nostra personale Furlana.


Francesco Fadigati, Furlana, Storia di questa notte, Bolis Edizioni 2017

mercoledì 19 luglio 2017

London Lies



Prendete una donna non ancora trentenne, e quindi ancora alla ricerca del senso della vita, Emma Woodhouse, prendete un belloccio di New York, David Wilson, e catapultatelo dalla stratosfera a Londra, proprio nell’ufficio di consulenza aziendale strategica dove lavora Emma, e infine immaginate il cognato di lei, Matthew Hunt, di cui Emma è perdutamente innamorata, a sua insaputa, che è in procinto di sposarsi con una austera e menzognera geisha giapponese.

Mescolate il tutto con una Londra (e dintorni) affascinante e luccicante, nonostante il suo grigiore climatico, aggiungete q.b. di relazioni velenose vissute sul luogo di lavoro, più simile ad un covo di vipere che altro, dove si elaborano innovative strategie per eliminare i rivali (sia in amore che di carriera); insaporite il tutto con i familiari di Emma, sorella, nonna, zii e nipoti indisciplinati, che coinvolgono, e sono coinvolti da Emma in divertenti episodi, e infine servite il tutto con eleganza di stile e brillantezza di scrittura.

Ecco gli ingredienti di questo dolce (potremmo immaginarlo un riuscitissimo crumble di mele per restare in tema), cucinato a puntino dalla scrittrice Silvia Molinari, alla sua seconda esperienza letteraria.

London Lies è un romanzo coinvolgente sin dalle prime pagine: la storia, che all’inizio può far pensare ad un romanzo rosa, estivo, da leggere sotto l’ombrellone, non deve ingannare. In realtà London Lies, letto con attenzione, è un romanzo dove le relazioni uomo – donna sono analizzate in profondità sotto diversi aspetti, sentimentali, lavorativi, generazionali, in modo preciso, originale e con taglio ironico.

È la vis comica che pervade tutto il romanzo, infatti, la chiave del successo di quest’opera. Raramente ci è capitato di leggere, tra le recenti pubblicazioni, un romanzo così accattivante, capace di raccontare episodi anche banali della vita di tutti noi, in modo così divertente ed ironico.

Non vi raccontiamo il finale, per ovvie ragioni, ma vi consigliamo di scoprirlo da soli e, arrivati alla fine, proverete forse, come noi, una spiacevole sensazione di abbandono, tanto vi eravate abituati al mondo magico e frizzante dentro il quale vi aveva accompagnato questa lettura.

Il romanzo è acquistabile nelle due versioni, ebook e cartacea, su Amazon e nei principali internet store. Da non lasciarselo sfuggire.

Silvia Molinari, London Lies, Amazon Media EU, 2017

mercoledì 19 aprile 2017

In ogni caso niente paura




In ogni caso niente paura è l'opera prima di Cristiano Guarneri.

È uno di quei romanzi che ti prende da subito per la chiarezza espositiva della sua prosa e la storia accattivante di un gruppo di adolescenti di alcuni decenni fa, che abitano nella "bassa", la zona di pianura padana a sud di Milano, a ridosso del grande fiume: Riccardo detto Zeus, Gianni il belloccio intraprendente, Annibale detto totem e Carlo, il narratore.

Ma ecco che, come spesso accade, mentre il gruppo di amici anno dopo anno cresce e modifica i propri interessi, passando dalle guerre tra bande alle schermaglie amorose, uno di loro, Carlo, viene in contatto con Giacomo e suo padre Rino e da quel momento il suo modo di vedere la vita non sarà più lo stesso.

Giacomo è un coetaneo del gruppo di ragazzi, ed è nato con metà cervello e suo padre, rimasto vedovo, sino a quell'incontro lo... "sopporta", senza mai aver avuto il coraggio di sentirsi bisognoso, di chiedere aiuto, soprattutto dopo la morte della moglie, investita da un'auto.

Sarà dal rapporto con Carlo e il suo gruppo di amici, con suo figlio e il sacerdote del paese che Rino uscirà come trasformato nella sua umanità, e in grado di vedere Giacomo con occhi diversi.

“Ho smesso di darmi certe risposte” disse Rino a Don Flavio.
Credo che lei abbia smesso di farsi le domande giuste” gli rispose il sacerdote.

È dal rapporto umano tra di loro che Rino, Giacomo, i ragazzi e Don Flavio troveranno il senso, la ragione, il significato vero della propria esistenza.

La capacità dell'autore in questa sua prima opera, ottimamente riuscita, è stata quella di trattare un tema così delicato e per certi versi drammatico, con lo spirito giusto, riuscendo a conciliare il ritmo narrativo di un romanzo di formazione con quello più intenso e realistico di una storia vera...


Cristiano Guarneri, In ogni caso niente paura, Piccola Casa Editrice, 2015

lunedì 17 ottobre 2016

Da questi luoghi bui

Francesco Fadigati


Da questi luoghi bui è il secondo romanzo di Francesco Fadigati.

Abbandonato il genere del romanzo storico utilizzato nella sua opera prima, La congiura delle torri, (http://lorenzorobertoquaglia.blogspot.it/2012/09/la-congiura-delle-torri.html) il professore sanremese si cimenta in una storia contemporanea, ambientata tra Milano e Genova con una puntata in terra di Spagna.

I protagonisti sono il giovane diciassettenne Satch alle prese con la malattia tipica della sua età, l’adolescenza; l’universitario fuori corso Alessandro in cerca della sua vocazione; il maestro Cortesi che, più avanti con gli anni, è costretto dalle circostanze a fare i conti con sé stesso e infine il signor Nardi, portato da un incidente ferroviario su di un letto d’ospedale ed in attesa di riprendere i contatti con il tempo presente e quello passato. 

Ultima protagonista è la musica, in tutte le sue forme e stili: rock, jazz, classica: la troviamo quasi in ogni pagina del libro e fa da cornice ai momenti più significativi della vita dei personaggi.

Il romanzo parte lentamente per poi prendere forma e spessore mano a mano che le storie dei protagonisti si svelano al lettore. Quelle narrate sono storie di esistenze al limite, con i personaggi che si ritrovano spinti dalle circostanze della vita in situazioni apparentemente senza uscita, senza via di scampo, in quei luoghi bui della propria umanità.

Ma proprio quando si arriva sull’orlo del baratro ecco che, quasi d’incanto, l’imprevisto e l’impensato si svelano: una nuova strada si apre all’orizzonte e i protagonisti insieme al lettore riprendono fiato e rivedono la luce. Solo la morte può fermare il cambiamento.

Fadigati è maestro con l’uso delle parole nel creare quell’alternanza di scuro-chiaro, buio-luce, musica e silenzio che caratterizza il romanzo. La tensione narrativa è un crescendo che a tratti assume i toni del thriller e a tratti quelli della cronaca giornalistica come quando viene descritta con dovizia di particolari l’alluvione di Genova del 2014 che coinvolge uno dei protagonisti, Alessandro.

La sorpresa che attende il lettore nelle ultime pagine del romanzo, se all’inizio stupisce, a ben pensare è il finale giusto per questa storia che racconta di uomini in cerca di loro stessi: e ognuno di noi, giovane o meno, in fondo, se si ferma a riflettere, deve riconoscere di aver vissuto più vite nel corso della sua esistenza.
 

Francesco Fadigati, Da questi luoghi bui, Bolis Edizioni, ottobre 2015