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Santa Madre Teresa di Calcutta

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mercoledì 1 giugno 2016

Ttip & Loi Travail

Ttip

Che cosa collega il negoziato in corso tra Europa e Stati Uniti, noto con il nome di Ttip, e la riforma del lavoro francese, voluta dal Governo e fortemente osteggiata dai sindacati dei lavoratori?

In apparenza poco o niente.

Il Ttip, acronimo di Transatlantic Trade and Investment Partnership, vuole creare tra Stati Uniti ed Europa la più vasta area del mondo dove si possa commerciare in beni e servizi il più liberamente possibile, riducendo dazi e tariffe che ne rallentano la circolazione e unificando il più possibile le regole del libero scambio. Questo accordo, se andasse in porto, coinvolgerebbe centinaia di milioni di famiglie residenti nella parte più ricca del pianeta. Il massimo dell’omologazione immaginabile, dal punto di vista dei produttori di questi beni e servizi. Il vecchio sogno di David Rockefeller che nel luglio 1973 con alcuni amici fondò la Commissione Trilaterale con lo scopo dichiarato di sostenere e diffondere il libero scambio mondiale di beni e servizi con meccanismi flessibili di circolazione della moneta. Dopo poco più di quarant’anni quel sogno è sul punto di realizzarsi.
(Leggi anche: http://lorenzorobertoquaglia.blogspot.it/2013/03/ttip-nuovo-cavallo-di-troia.html)

La riforma del lavoro varata nelle settimane scorse in Francia, viceversa, riguarda unicamente il popolo francese e tenta di rendere il mercato del lavoro più flessibile e dinamico, dal punto di vista dei datori di lavoro. Ma non solo. Tutte le novità che vengono introdotte dalla riforma, all’insegna della maggiore flessibilità del lavoratore, in entrata e in uscita dal mercato, possono essere normate da una contrattazione integrativa aziendale che va a sostituire quella nazionale in vigore sino ad ora. Cosa significa? Banalmente che il lavoratore vedrà tutelati i propri diritti dai sindacati (se presenti) dell’azienda in cui lavora, i quali sindacati non avranno alle spalle una legislazione nazionale cui far riferimento e da usare come argine alle richieste della proprietà. Tutta la contrattazione sindacale potrà essere effettuata all’interno delle singole aziende; così facendo si avranno contratti diversi da azienda ad azienda, con minori tutele in generale e con possibili disparità di trattamenti tra lavoratori. Si azzera quel minimo sindacale in tema di diritti basilari del lavoratore conquistato dai francesi in decenni di lotte sindacali e che ora viene eliminato di colpo.

Ma tutto ciò come si collega al Ttip?

In modo molto semplice. La filosofia che sostiene entrambi i tentativi e i provvedimenti in corso è la medesima e viene portata avanti dai medesimi soggetti: si possono chiamare Multinazionali, Corporations o con nomi similari. Esse rappresentano nel mondo realtà più importanti e potenti degli Stati nazionali medesimi e con i profitti accumulati negli ultimi decenni, con il potere delle lobby che sono al loro servizio in ogni Stato e nelle istituzioni politiche sovranazionali, riescono sempre di più a condizionare le scelte politiche generali a loro favore per un unico scopo: fare più business.

Ecco che allora appare chiaro come da un’area comune di libero scambio, nella zona più ricca del pianeta, a guadagnarci maggiormente non sarà l’artigiano del mobile della Brianza, che potrà esportare i suoi divani nel Texas senza pagare dazi, ma la multinazionale americana di mobili per ufficio che potrà vendere i suoi prodotti in tutta Europa a prezzi più competitivi addirittura dei produttori europei.

Abbiamo volutamente toccato nell’esempio un settore non core business per noi italiani. Pensate cosa potrebbe succedere, se entrasse in vigore questa mega area di libero scambio, ai prodotti alimentari italiani che verrebbero invasi da prodotti similari a prezzi più che concorrenziali. Sarebbe il disastro di interi distretti e filiere alimentari del nostro Paese.

La stessa filosofia è contenuta nella nuova legge sul lavoro approvata in Francia. La possibilità di chiudere la contrattazione con il lavoratore in casa, senza dover più sottostare a contratti quadro di natura pubblicistica, giova sicuramente più alle multinazionali presenti sul territorio, piuttosto che ad un artigiano che con il suo praticante non ha problemi a trovare un accordo.

E quindi? Cosa fare di fronte a questi fenomeni? Ma soprattutto, posto che il mondo non sta mai fermo, il futuro che ci aspetta sarà sempre più omologato e con meno regole? Meno pubblico e più multinazionale? E in un mondo governato da Big Company che cercheranno sempre di più di sottrarre la propria responsabilità allo Stato nazionale e riconosceranno come referente unicamente il proprio Stakeholder, come saranno regolati i rapporti tra quest’ultimo e i cittadini?

Chi tutelerà i diritti dei singoli, dei consumatori, delle persone, di fronte all’invadenza delle Corporations?

Domande al momento senza risposta, che generano inquietudine.


venerdì 14 settembre 2012

Translation of the post of 'September 13

The origins of the Commission,  Mario Monti and the human race

The foreign policy of the United States of America after World War II had as its central element of the reconstruction of Europe (initially only the West) and Japan giving them the role of future trade partners and a bulwark against the spread of "communism". It was with the aim of rebuilding these areas, the United States looked favorably (allowed) the formation of regional organizations such as the European Community for Coal and Steel Community, the European Free Trade Association, the European Common Market to get up the birth of the European Union.

In the mid-sixties, it became clear that the most dynamic sectors and "forward-looking" of U.S. capitalism, Western European and Japanese were increasingly intertwined and had an increasingly international flavor. The old dream of a world community of the capitalists of the capital seemed close to realization, at least for a small community banks and transnational corporations.

This trend was immediately noticed by American and world bankers, the first of David Rockefeller. Rockefeller claimed in those years that the interests of mankind are better served in economic terms where the forces of the free market have the ability to transcend national boundaries. Were proponents of this economic policy open, international, leads the game in the United States. For example, from 1947 to 1967 six consecutive GATT lowered tariffs on the import USA in Europe and Japan. Of course the United States has always been divided between a protectionist soul  who looked more to the internal market and asked the Administration to shift the application of duties on exports of Europe and Japan to the U.S. and a internationalist soul.  In the 60's the U.S. domestic market was growing and therefore the internationalists had the upper hand, but at some point something broke.

In the early 70's there was the first global economic crisis of the postwar period. In August 1971, President Nixon launched the New Economic Policy. The financial world as it had been until then, he was never the same. Nixon wiped with a sponge the Bretton Woods agreement of 1944 declaring the non-convertibility of the dollar into gold. This measure would devalue the U.S. dollar and, therefore, promote U.S. exports in the European and Japanese markets during the sixties were very grown up. Also were applied to unilateral duties on imports into the United States, those who were violating the GATT just ended. If this policy was supported by the protectionist side of American capitalists, was seen as a smokescreen by internationalists who believed that this policy ultimately damaged USA. In fact, the divisions between the industrial capitalist countries were a threat to those players corporations (financial, commercial companies, banks) whose interests were closely related to free trade and free investment with flexible mechanisms of circulation of money.

Was to "support" these ideas that David Rockefeller in 1973, with some "friends", created an organization that would serve to protect the interests of supranational: the Trilateral Commission. Next year this organization, which still exists, will turn forty. The members and closest advisers who have been part of the Commission since its inception (July 1973) to date include representatives of banks, multinational corporations, news organizations and international organizations. And 'possible to connect to the corporate website of the Commission (http://www.trilateral.org/) to get an idea of the activity that carries on this organization and the people who currently belong to it. To date, the Italians present are 18, including John Elkann, Chairman of Fiat SpA, Maurizio Sella, President of Gruppo Banca Sella, Marco Tronchetti Provera, Franco Venturini, columnist for the Corriere della Sera, Enrico Letta, Member of Parliament and Deputy Chairman of the Democratic Party , just to name a few. November 16, 2011 Mario Monti resigned from the Commission after being chosen by President Napolitano to succeed Berlusconi at the head of the Italian government.

In July 2013, the Trilateral Commission, will celebrate its first forty years of life and action at the highest levels of financial power, international economic and political. And the way things have gone so far, it seems that the action taken has been effective. The interconnectedness of the modern world, in all sectors, it is perhaps gone beyond the imagination of the first members of the Trilateral Commission. But the interests of mankind, as they are called Rockefeller, today, are protected more and better than forty years ago?