Ci sono persone così povere che l'unica cosa che hanno sono i soldi.

Santa Madre Teresa di Calcutta

Visualizzazione post con etichetta Zar. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Zar. Mostra tutti i post

lunedì 9 ottobre 2017

La Rivoluzione russa: la Chiesa ortodossa


Sacerdoti ortodossi


Il secondo elemento cardine della Russia di inizio ‘900 è la Chiesa Ortodossa. Secondo la tradizione bizantina, il legame che unisce la monarchia alla Chiesa è strettissimo, sacrale. Lo zar è l’unto del signore, baluardo e sostegno della fede sulla terra. Da questa concezione ne conseguirono però anche dei rischi spirituali.

In apparenza florida e presente con oltre cinquantamila chiese in tutta la Russia, la Chiesa ortodossa in realtà fu compromessa dalla riforma impostale nel 1721 dallo zar Pietro il Grande che con il suo Regolamento ecclesiastico la decapitò, sostituendo il Patriarca con un funzionario pubblico, laico, posto a presiedere l’assemblea dei vescovi, il Santo Sinodo. Accettando la riforma, la Chiesa russa accettò di fatto di diventare un dicastero spirituale, al servizio dello Stato.

Scrive il filosofo Berdjaev: “Prevalse una diversa concezione della Chiesa: quella che la considera un’istituzione e una società di credenti, e la riduce alla gerarchia e al tempio. La Chiesa si trasformò in un istituto di cura nel quale le anime individuali entrano per essere risanate. È in tal modo che si afferma l’individualismo cristiano, insensibile al destino della società umana e del mondo. […] Un’ortodossia di questo genere, esclusivamente ascetico-monastica, in Russia è stata resa possibile solo dal fatto che la Chiesa ha scaricato tutto il peso dell’edificazione della vita sullo Stato. Solo l’esistenza di una monarchia autocratica consacrata dalla Chiesa ha reso possibile questo individualismo ortodosso, questa separazione del cristianesimo dalla vita del mondo. Il mondo era guidato e conservato dalla monarchia ortodossa che guidava anche lo stesso sistema ecclesiastico”.

Il nocciolo del problema risiede proprio qui: se lo zar e le autorità ecclesiastiche sono unite da un unico destino, persa la fiducia nel primo, la Chiesa stessa si troverà allo sbando. Quando nel 1916 fu tolto l’obbligo della confessione pasquale ai funzionari statali, la frequenza al sacramento precipitò dal 100% al 10%. La Chiesa ortodossa alla vigilia della rivoluzione era ormai decaduta nella considerazione popolare che la considerava alla stregua di un potere burocratico senza alcuna autorità morale.

A dire il vero, più parti all’interno della Chiesa supplicarono Nicola II affinché convocasse un nuovo Concilio che avrebbe dovuto occuparsi dei progetti di riforma della vita ecclesiale, ma lo zar si oppose sempre, e il Concilio venne convocato solo dopo l’abdicazione del monarca. Sarà ormai troppo tardi per influenzare la vita sociale: la rivoluzione bolscevica era alle porte.

Quindi, allo scoppio della prima guerra mondiale la situazione politica e sociale della Russia è già in stallo, e il conflitto, più che produrre una crisi, impedirà di uscire da quella in atto. È in questo vuoto, in questa assenza di riferimenti che si inserirà il marxismo, portato avanti con determinata lucidità da Lenin.

Scrive nel 1918 lo scrittore Bulgakov: “Bisogna far rinascere la vita ecclesiale; questo è oggi il compito patriottico, culturale e perfino politico più importante in Russia. Solo da questo centro spirituale può rinascere anche la Russia e perciò vedo nel nostro Concilio l’evento più importante della storia russa recente, in particolare dell’epoca rivoluzionaria con tutti i suoi cambiamenti di scena e le tempeste partitiche”.

Il Concilio tanto atteso si aprì nel mese di agosto del 1917 e il 20 settembre del 1918 fu chiuso forzatamente dai bolscevichi andati al potere.

Nel prossimo articolo analizzeremo le forze politiche operanti in Russia al tempo della Rivoluzione.


domenica 8 ottobre 2017

La Rivoluzione russa: l'ultimo Zar




Nicola II, ultimo zar di Russia, sale al trono a ventisei anni, nel 1894. All’età di tredici anni subì l’esperienza traumatica dell’omicidio del nonno, lo zar regnante Alessandro II, assassinato da un terrorista appartenente al gruppo “Volontà del popolo”. Da allora matura in lui la convinzione profonda della necessità di difendere sino alla morte l’irrinunciabile triade “ortodossia – autocrazia – popolo”.

Nicola II ha una natura mistica, una religiosità fervente ma pietistica e fatalista: è profondamente convinto che il popolo ami devotamente e incondizionatamente il suo zar, benedetto da Dio.
Questa posizione gli impedirà di comprendere fino in fondo la nuova epoca di cambiamenti sociali che si sta facendo strada nella società, convinto di aver ricevuto l’alta missione di trasportare intatta l’autocrazia nel nuovo secolo.

Il primo banco di prova che si presentò allo Zar, fu il conflitto russo – giapponese (gennaio 1904-agosto 1905). Il modo in cui fu affrontata la guerra da parte di Nicola II e del suo establishment dimostrò incompetenza politica e impreparazione militare. L’esercito russo subì tre pesanti sconfitte e il 23 agosto 1905 a Portsmouth, grazie alla mediazione del Presidente statunitense Roosevelt, russi e giapponesi siglarono un accordo di pace. Il danno per la Russia fu più morale che materiale: da quel momento trionfò la totale sfiducia nei confronti dei vertici militari e del governo e il seme rivoluzionario si radicò sempre di più anche nelle forze armate.

Sempre durante la guerra con i giapponesi, avvenne l’episodio che sancì il punto di non ritorno per la monarchia e la fiducia del popolo nei confronti di Nicola II. La carneficina passò alla storia come la domenica di sangue e distrusse per sempre l’immagine dello Zar come padre del popolo.

Il 9 gennaio 1905 a San Pietroburgo un corteo di 140.000 persone, vestite a festa, con famiglie intere, icone, stendardi professionali e ritratti di Nicola II si dirige verso la piazza del Palazzo d’inverno. Manifestano in modo pacifico, e guidate da un sacerdote, Georgij Gapon, intendono esporre direttamente al sovrano le necessità degli operai e delle classi meno abbienti. Nicola II però, avvertito dell’iniziativa che si stava preparando, il 6 gennaio lascia il Palazzo, affidando la gestione dell’ordine pubblico al governatore della città. Ad attendere Gapon in piazza ci sono i soldati e la polizia schierati con i fucili. All’ordine ricevuto, sparano contro la folla inerme: le vittime saranno tra le 1.000 e le 1.200 persone. “Non c’è più Dio, non c’è più uno Zar” urla padre Gapon in mezzo al caos.
La carneficina della domenica di sangue pose fine per sempre all’immagine del monarca cristiano che ha a cuore il bene del suo popolo, e un movimento di rivendicazione sociale che era prettamente operaio e democratico rifluì tra le file rivoluzionarie.

La reazione del Paese alla strage fu immediata, scioperi si organizzarono in tutte le fabbriche della Russia, e le agitazioni si trasferirono anche in campagna dove vennero saccheggiate e incendiate migliaia di tenute nobiliari.    
Dieci giorni dopo la domenica di sangue, Nicola II consente a ricevere una delegazione di 35 operai selezionati da un elenco concordato. Lo zar legge un discorso nel quale dice tra l’altro: “È un delitto manifestare a Me le vostre necessità convenendo in folla sediziosa […] Io credo nei sentimenti onesti degli uomini del lavoro e nella loro incondizionata dedizione alla mia persona e per questo perdono la loro colpa”.

Con questo episodio, il vecchio regime arma la mano della rivoluzione, non permettendo di vedere alternative alla totale chiusura conservatrice, se non quella della violenza.

Nel biennio 1905-1907 saranno oltre 4.500 le vittime di attentati terroristici, tra funzionari pubblici, ufficiali e ministri; 2.180 le vittime tra semplici cittadini; nel 1906 vi fu anche l’attentato al Premier Stolypin, che fu poi ucciso nel 1911.

A nulla valse la concessione da parte dello zar della costituzione della Duma, la camera bassa del Parlamento, nell’ottobre 1905: essa rimarrà sempre in balia dell’arbitrio del sovrano che infatti la sciolse per ben due volte, nel luglio 1906 e nel giugno 1907.

La fine della monarchia dei Romanov era incominciata. Nel prossimo articolo analizzeremo la crisi in cui versava la Chiesa ortodossa.