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mercoledì 22 gennaio 2020

A tu per tu con: Giuseppe Carfagno


Incontriamo oggi a tu per tu l’amico scrittore Giuseppe Carfagno: 69 anni, scrive da tanto tempo, sia per la scolastica che per la varia. Prof. di lettere alle scuole medie per quasi 40 anni, prima ha insegnato alle scuole elementari. Attualmente è docente all’Humaniter. Con tutti i suoi allievi ha sempre seguito il metodo sperimentale e soprattutto ha motivato la loro curiosità che è la molla del sapere.

Domanda: Da cosa trae origine il tuo amore per la scrittura? O, se vogliamo cambiare angolazione alla domanda: scrittori si nasce o si può diventare?

Si diventa scrittori quando si ha qualcosa da raccontare e la si vuole raccontare e condividere con altri. Qualcosa da raccontare non è solo la propria esperienza, ma è l’insieme delle proprie emozioni, della propria visione della vita, dei progetti per il futuro, delle figure affettive che ci guidano da piccoli. Ecco, tutto questo, ben amalgamato viene poi comunicato con una storia che pesca in quello scrigno. Naturalmente, come humus essenziale ci deve essere l’abitudine e l’amore per la lettura, i libri oggetto del quotidiano in ogni angolo della casa, di uso comune, libri di generi diversi, di autori diversi adatti ai componenti della famiglia. Quindi, un po’ si nasce e un po’ si diventa se l’ambiente, la scuola e gli amici leggono e propongono esperienze culturali.

Domanda: Tu hai scritto numerosi libri per ragazzi, da dove prendi l'ispirazione per rivolgerti a quel particolare pubblico e cosa differenzia, se esiste una differenza, scrivere per un giovane di 10 anni, o poco più, rispetto a scrivere un romanzo avendo in mente un pubblico adulto?

Ho detto all’inizio che la molla per apprendere è la curiosità. Se racconto un periodo storico con un romanzo, anziché con un elenco di guerre e generali, motivo maggiormente i lettori. Ecco, allora, Ciro, il piccolo dinosauro italiano per raccontare l’evoluzione dell’uomo, La mummia venuta dal ghiaccio per raccontare la vita dell’uomo nel neolitico, Il figlio del giaguaro, per raccontare in parte il nazismo, Il medaglione del cobra col mistero della Sfinge, Sogno per conoscere Leonardo, Titina, storia di un cane Nobile con l’avventura sul Polo Nord. Ho preso sempre spunto da fatti veri che poi ho romanzato, ho preso spunto dal sociale, da personaggi veramente esistiti, Umberto è andato in America, Bruno, un cucciolo da salvare. Oppure da situazioni da affrontare, come il bullismo, ed ecco L’isola dei gabbiani. Non è facile scrivere per ragazzi, perché devi ragionare come loro, far parte dei loro gruppi e esprimerti come loro. Certo, devi usare un linguaggio adeguato, non bacchettone e monotono, bensì stimolante, originale ed educativo. Scrivere per adulti è più semplice dal punto di vista del linguaggio, più complesso per il contenuto. La Masseria delle ginestre che narra 170 anni di storia di una masseria della Basilicata mi è costata tanto lavoro di ricerca, raccolta di interviste ad anziani, consultazione di documenti, ma sono stato più libero nella scelta dei personaggi e registro linguistico.


Domanda: Nei tuoi testi emerge spesso il legame con il passato, la storia, che può essere la storia del protagonista del libro, della sua famiglia, oppure anche i grandi avvenimenti storici d'Italia: che valore dobbiamo dare ai ricordi nel nostro tempo presente, che sembra quasi esclusivamente fondato sull'attimo fuggente?

È vero, molti dei miei romanzi narrano del passato, ma hanno una sequenza che si svolge nel presente e che si intreccia con quella antica. Questo significa che il presente è innestato sul passato e prima o poi verrà fuori. I ricordi sono fondamentali, ognuno di noi ne accumula da giovane e non se ne avvede, poi verranno fuori perché sono la nostra cultura che ci guida verso il futuro. Di prossima pubblicazione un romanzo per giovani sul mondo di una band musicale, un thriller per ragazzi ed uno per adulti.

Domanda: Che consigli daresti oggi, in base alla tua esperienza, ad un giovane che fosse interessato ad avvicinarsi alla scrittura creativa?

Leggere, leggere, leggere e scrivere, scrivere, scrivere. Solo con l’esercizio quotidiano si sviluppano le proprie potenzialità, si migliora e si affina lo stile narrativo. Importante è, anche, seguire dibattiti, presentazioni di libri, fiere letterarie, parlare con gli autori e gli editori presenti, essere attivi intellettualmente.

Domanda: Purtroppo i dati e le statistiche ci dicono che gli italiani sono un popolo di non-lettori. Da cosa deriva secondo te questo disamore per la lettura? E da scrittore, ma ancor prima da insegnante, quali strumenti, quali metodi, quali mezzi ritieni che si possano utilizzare per far interessare di più i nostri concittadini alla lettura di un libro?

Sicuramente il prezzo alto dei libri non incentiva la lettura. Molte librerie stanno attirando nuovi lettori con serate a tema, incontri con autori, promozioni occasionali, aperitivi e colazioni letterarie… La pubblicità televisiva e dei social a favore del libro sarebbe auspicabile, anche i gruppi di lettura sui mezzi pubblici, presenza di libri a disposizione nei luoghi dove si fanno lunghe file (banca, medico, ospedali…), booksharing in alberghi, bar, locali di intrattenimento.




Domanda: So che oltre a continuare a scrivere, collabori con una casa editrice in qualità di talent scout. A questo proposito, volevo farti una domanda sul mondo dell'editoria, anch'esso molto cambiato in questi ultimi anni grazie alle nuove tecnologie. Oggi un esordiente potrebbe saltare tutta la trafila tradizionale (spedizione del manoscritto, attesa della lettura da parte dell'editor, eventuali modifiche da apportare al testo per renderlo più commerciale e infine, se tutto va bene, pubblicazione dell'opera) e auto pubblicarsi direttamente il testo tramite un sito editoriale on line. Tu cosa pensi di questi nuovi strumenti di pubblicazione di un testo letterario?

I grandi gruppi editoriali hanno fagocitato i piccoli editori e l’editoria indipendente fatica a restare attiva. Non ho ancora effettuato auto pubblicazioni e non so se in futuro lo farò. Certo l’esordiente può autopubblicarsi facilmente, ma quanti compreranno il suo libro? E quale garanzia ti dà sulla correttezza e coerenza del testo? Molti sottopongono il proprio lavoro ad una severa verifica e danno un prodotto serio e ben riuscito, ma tanti non lo fanno. Diciamo che le case editrici mi danno più garanzie. Però è un’esperienza che non escludo per il futuro.

Domanda: Infine, per concludere: esiste un libro, un romanzo, un testo che ami particolarmente e di cui consiglieresti la lettura?

Sì, ho letto più volte Il gattopardo, mi affascina con le atmosfere ed i personaggi, forse anche perché ho visto più volte il film.


Ringraziamo Giuseppe Carfagno per la bella intervista che ci ha rilasciato e gli auguriamo di scrivere ancora tante belle storie, che sono la benzina che alimenta il motore del cuore dell'uomo.

domenica 30 dicembre 2018

Libridipendenti





L’ultimo pranzo con i colleghi d’ufficio, prima dello stacco di fine anno, ne avevamo parlato: in Italia si legge poco o nulla. Del resto, anche il “Rapporto sullo stato dell’editoria nel 2018” pubblicato di recente dall’Associazione Italiana Editori (ma i dati si riferiscono al 2017 e solo ai primi sei mesi del 2018) conferma il trend. A fronte di un aumento del numero delle case editrici attive, del numero dei titoli pubblicati, della vendita dei diritti e di un mantenimento dei prezzi dei libri, il numero di lettori non cresce. Sono circa trenta milioni gli italiani che nel 2017 hanno letto almeno un libro (il 65% della popolazione). In particolare, sempre secondo l’analisi di AIE, si evince come il “non leggere” sia trasversale ai diversi livelli di istruzione e ai ruoli ricoperti: tra i dirigenti il 38% non ha letto un libro nel 2017 mentre tra i laureati la percentuale scende al 32,3%, ma rimane comunque elevata.

In questi giorni riflettevo su questo argomento quando mi sono imbattuto in un post dell’ex presidente statunitense Barack Obama che su un social ha pubblicato la lista dei libri letti nel 2018.
Obama è solito tenere un elenco delle sue letture (oltre a film e canzoni) e a fine anno riguardarlo per fare memoria del cammino compiuto. In particolare, lui scrive: “As 2018 draws to a close, I’m continuing a favorite tradition of mine and sharing my year-end lists. It gives me a moment to pause and reflect on the year through the books, movies, and music that I found most thought-provoking, inspiring, or just plain loved. It also gives me a chance to highlight talented authors, artists, and storytellers – some who are household names and others who you may not have heard of before. Here’s my best of 2018 list - I hope you enjoy reading, watching, and listening.”.

L’idea mi è sembrata utile e divertente e ho subito pensato ai libri che mi avevano fatto compagnia quest’anno. Dopo una veloce ispezione sopra e intorno al mio comodino e sulla scrivania dove mi trovo a scrivere, di seguito trovate l’elenco dei libri che ho letto nel corso dell’anno.


  • Felix il gatto del treno di Kate Moore
  • Nessuno nasce imparato di Lello Gurrado
  • Il telefono senza fili di Marco Malvaldi
  • Ti meriti un amore di Alessandra Appiano
  • Le otto montagne di Paolo Cognetti
  • Il giallo della Bagnera di Giovanni Luzzi
  • Non sono che un critico di Morando Morandini
  • La morte in banca di Giuseppe Pontiggia
  • Il cinema secondo Hitchcock di François Truffaut
  • Sei personaggi in cerca d'autore di  Luigi Pirandello
  • London Lies di Silvia Molinari
  • I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni
  • Di rabbia e di vento di Alessandro Robecchi
  • La fabbrica delle stelle di Gaetano Savatteri
  • La rete di protezione di Andrea Camilleri
  • Nelle acque del passato di Silvia Molinari
  • Tutto quel buio di Cristiana Astori
  • Una vita da direttore editoriale di Giovanni Maria Pedrani
  • Mio caro serial killer di Alicia Giménez Bartlett
  • Prove d'autore di Harold Pinter
  • I Miserabili di Victor Hugo
  • Dentro la sera di Giuseppe Pontiggia
  • Il ladro di ombre di Veronica Cantero Burroni
  • Vogliamo tutto 1968 - 2018 di AA.VV.
  • Le straordinarie storie della Martesana di Giuseppe Carfagno
  • Resto qui di Marco Balzano
  • L'uomo del labirinto di Donato Carrisi
  • Il codice di Giuda di Fabrizio Carcano
  • Omicidio sul ghiaccio di Lenz Koppelstatter
  • Brunò di Martin Walkner
  • Il Sapore del Sangue di Gianni Biondillo


Ad onor del vero, devo ammettere che alla lista mancano un paio di romanzi non ancora pubblicati che ho letto in qualità di “editor” per conto di un amico scrittore, tutta una serie di racconti di amici che leggo per fornire un consiglio / suggerimento, un po’ di romanzi che ho abbandonato cammin facendo nella lettura, quando mi accorgevo che stavo perdendo tempo. Infine, inutile scriverlo, non ho contato le innumerevoli letture del mio ultimo romanzo pubblicato a novembre di quest’anno.
Per il resto, riguardando i titoli dei libri che mi hanno fatto compagnia nel corso dell’anno, mi vengono in mente queste riflessioni.

La prima è di gratitudine per tutti gli autori che hanno faticato per scrivere proprio quel libro che mi ha fatto compagnia. Perché il rapporto libro – lettore è un rapporto personale, tra due esseri umani: uno che ha il desiderio di raccontare quella storia e l’altro che ha il desiderio di sentirsela raccontare. Sono due libertà, quella dello scrittore e quella del lettore, che si offrono e si scelgono e questo rapporto rimane valido con il passare del tempo proprio attraverso i personaggi che abitano nei libri.
Renzo Tramaglino l’ho sentito particolarmente vicino a me per il desiderio di perseguire il suo obiettivo ad ogni costo; Jean Valjean si fa amare per quella tensione verso il “Bene” che l’accompagnerà sempre nel corso della vita, Emma Woodhouse in "London Lies" si rende empatica al lettore attraverso l’ironia che mette nell’affrontare le piccole o grandi disavventure che possono accadere oggigiorno ad una giovane donna londinese.

Dai nomi dei personaggi che ho appena citato, potete ricavare la seconda considerazione: se devo fare una “classifica” dei libri letti quest’anno, un ex aequo va ai due classici, mentre tra i contemporanei scelgo una scrittrice che si auto pubblica, Silvia Molinari, che con London Lies a mio avviso ha scritto un’opera veramente bella, originale e che ben si potrebbe trasformare in un film di successo. Aggiungo il saggio “Dentro la Sera” di Pontiggia che raccoglie le trasmissioni radiofoniche dello scrittore che altro non erano che corsi via etere di scrittura creativa tenute su Radio Due dal maggio al luglio 1994: una vera perla di “saggezza” per ogni scrittore.

Intendiamoci: anche gli altri libri che ho inserito in elenco mi hanno trasmesso qualcosa: i migliori un’idea o un messaggio, gli altri un’emozione o magari solo un attimo di spensieratezza. Perché il libro secondo me deve servire a questo: tenerci compagnia nel tempo che decidiamo di dedicare a noi stessi, ma tenerci una buona compagnia perché credo che a nessuno di noi piaccia trascorrere il proprio tempo con una cattiva compagnia.

Nei libri personalmente non cerco le risposte alle mie domande esistenziali, ma credo che un buon libro possa aiutarci a formulare meglio quelle domande che abitano in ognuno di noi e magari suggerirci un nuovo modo di vederle o di affrontarle.

Terza e ultima considerazione: aveva proprio ragione Umberto Eco quando affermava: "Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito… perché la lettura è un’immortalità all’indietro".

Quindi, chiudo quest’ultimo articolo del 2018 con un invito rivolto a tutti coloro che hanno avuto la pazienza di arrivare alla fine del post: per l’anno nuovo fate un regalo a voi stessi, regalatevi un libro e leggetelo fino alla fine. Sono sicuro che al termine, l’endorfina che si sarà generata in voi vi porterà a leggerne un altro e poi via così: diventerete dei libridipendenti e vivrete felici e soddisfatti per il resto dei vostri giorni, perché un libro è come un gatto: non vi delude mai.