Ci sono persone così povere che l'unica cosa che hanno sono i soldi.

Santa Madre Teresa di Calcutta

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martedì 4 dicembre 2012

Punto di svolta


Siamo forse arrivati ad uno snodo cruciale dell’intricata situazione politica italiana.

Le primarie nazionali di coalizione del centro sinistra hanno incoronato Bersani che sarà quindi il primo candidato ufficiale a sostituire Monti alla guida del Governo prossimo venturo. Con la sconfitta di Matteo Renzi si è persa un’occasione di rinnovamento? Può darsi. Vi è però da chiedersi come mai in altri Paesi la generazione di Renzi è riuscita ad occupare posti chiave nella politica mentre in Italia ha fallito lo scontro diretto?

Nel centro destra Berlusconi è ad un bivio: ridiscendere in campo candidandosi alla guida del prossimo Governo, spaccando così il PDL che vedrebbe l’uscita di molti ex di Alleanza Nazionale (ma non solo) oppure rinunciare alla leadership politica (ma a favore di chi?) sperando però che il PDL vinca le elezioni (o comunque ottenga un buon risultato) e insieme ai centristi ed alla Lega riuscire a farsi eleggere Presidente della Repubblica.

Tutto questo accade mentre il Governo Monti raccoglie consensi all’estero e fischi nelle piazze italiane. La situazione della finanza internazionale va a fasi alterne, oggi lo spread scende, ma l’economia reale mostra tutti i segni del disastro che stiamo vivendo. La notizia di questa sera è che in Italia si sono persi in un anno cinquecentomila posti di lavoro nell’edilizia. Non parliamo di quello che sta accadendo agli stabilimenti ILVA di Taranto, della situazione della FIAT, della crisi di Fincantieri.

La disoccupazione, soprattutto quella giovanile, sale mentre gli italiani, grazie alla riforma Fornero, sono diventati i lavoratori europei più anziani ad andare in pensione. I consumi scendono, anche quelli alimentari e arrivare a fine mese è sempre più un problema per famiglie che un anno fa rappresentavano la classe media e pensavano a dove andare in vacanza d’estate.

Se questo è lo scenario, per chi deve votare il Signor Rossi alle prossime elezioni? Ma, soprattutto, andrà a votare il Signor Rossi alle prossime elezioni?  Perché la situazione al momento è deprimente. Se siamo arrivati al Governo Monti è perché prima ci sono stati un Governo Berlusconi e un Governo Prodi. Ma ora, dopo un anno di Governo Monti, la situazione reale non è cambiata per nulla, anzi per certi aspetti sembra peggiorata.   

In questo momento molto delicato la nostra classe politica se vuole tentare in extremis di riallacciare un flebile dialogo con chi ancora crede nel valore della politica, deve dimostrare di agire nell’interesse del Bene Comune del Paese e non del proprio personale orticello (vedi Legge elettorale), altrimenti verrà spazzata via definitivamente dall’astensionismo da una parte e dal qualunquismo di un movimento d’opinione che cavalca il malcontento popolare ma che non vede al suo interno candidati capaci di proporre risposte e soluzioni ai problemi enormi che l’Italia dovrà affrontare nei prossimi anni.  E in mezzo a questo magma si potrebbe spalancare la strada per un’Alba Dorata …, ma non credo che gli italiani bramino questa soluzione, a meno che la situazione economica continui a peggiorare.

Meditate politici, meditate…    





mercoledì 8 agosto 2012

Harry Potter, il Bel Paese e le piccole cose...


Neanche Harry Potter si renderebbe disponibile a prevedere il futuro prossimo venturo del Governo Monti, troppo forte il rischio di fare una brutta figura. Rimane quindi solo da affidarci ai politici che non temono le brutte figure... E se ci affidiamo alle dichiarazioni dei politici di questi ultimi giorni l'idea che prende sempre più piede è quella di un voto anticipato in autunno.

Se così fosse, addio alla riforma della legge elettorale, non ci sarebbe più tempo. Questa è un'ipotesi che, sotto sotto, piacerebbe a molti partiti, sia quelli che sostengono il Governo Monti, sia quelli che stanno all'opposizione. Del resto l'attuale legge elettorale (la num. 270 del 21 dicembre 2005)  è stata votata da Forza Italia, Alleanza Nazionale (insieme ora nel PDL), UDC, Lega Nord, Fiamma Tricolore e Gruppi Misti ecologisti e democratici; contrari Democratici di Sinistra, Margherita, Italia dei Valori, Rifondazione Comunista. Come si vede, la maggioranza che ha votato l’attuale legge elettorale è diversa da quella che attualmente sostiene il Governo Monti e questo è un ulteriore fattore da tenere presente per capire la difficoltà che i partiti manifestano nell’affrontare il tema.

Però, c'è un però: questa legge non piace al Presidente della Repubblica, ma soprattutto non piace più alla maggioranza degli italiani che hanno già manifestato forte insofferenza agli attuali partiti e uomini politici nelle recenti elezioni amministrative. Quale sarebbe la reazione dei cittadini se si andasse a votare alle prossime politiche nuovamente con l'attuale legge elettorale? Molto probabilmente si aprirebbe la strada da un lato a Grillo e ai grillini e dall'altra all'astensionismo. Risultato: un Parlamento incapace di affrontare la situazione attuale che rimane di una gravità assoluta, perchè i 2.000 miliardi di euro di debito pubblico che l’Italia ha accumulato negli ultimi venticinque anni non si riducono in un anno e neanche in cinque anni senza una forte e decisa ripresa economica, assente per ora dall’orizzonte. Abbiamo davanti a noi mesi, anni difficili, anni di scelte coraggiose, quelle che abbiamo sempre rimandato in questi venticinque anni,  tanto potevamo aumentare il nostro debito pubblico, stampare BOT e CCT, il Bel Paese era di moda, il made in Italy esportava in tutto il mondo abiti e BTP, sandali e CTZ … ebbene questo modo di vivere, questa favola è finita per sempre. Occorre che i nostri politici se ne rendano conto e in fretta, noi cittadini l’abbiamo già capito, basta guardare l’indice dei consumi e dei risparmi per famiglia di questi mesi.

Il caso ILVA di Taranto è emblematico dei ritardi accumulati dall’Italia in campo economico. Sono più di trent’anni che tutti i tarentini, tutti i pugliesi, tutti gli italiani sanno che la zona industriale di Taranto produce acciaio e tumori e nessuno ha fatto nulla per cambiare le cose.  Come può un Paese nel 2012 uscire dalla crisi  se non è in grado di conciliare lavoro, salute e benessere economico per migliaia di famiglie?  Occorre che debba intervenire la Magistratura per mettere in moto un meccanismo che sostanzialmente dovrebbe dipendere da scelte amministrative, politiche ed economiche?   E si potrebbe continuare con il caso Fincantieri, con il caso Fiat ecc. ecc. tutte tematiche impopolari, sempre rimandate per anni e mai affrontate dai vari politici / ministri competenti (?)  che ora, in periodo di crisi vengono a galla nella loro drammaticità perché coinvolgono centinaia di migliaia di persone che rischiano di perdere il lavoro. Queste tematiche sembrano figlie della crisi, ma in realtà sono figlie della non gestione, della dolosa dimenticanza di chi doveva pensare al futuro (nostro) e invece ha pensato al futuro proprio o della propria corrente politica o del proprio partito o semplicemente non ci ha pensato perché non era in grado di farlo e occupava un posto da ministro a sua insaputa.

L’Italia non ha bisogno del sostegno morale dei tedeschi, come ha dichiarato il Premier Monti in una recente intervista, l’Italia ha urgente bisogno che noi italiani, cattolici e laici, ricominciamo seriamente in prima persona a riappropriarci dell’ambito politico per troppo tempo delegato ai professionisti della politica che si sono rivelati nella gestione della res publica peggiori dei “tecnici” che ora sono al Governo.  Quello che serve è un ritorno all’impegno civile e politico di persone che abbiano qualcosa da dire sul futuro nostro e dei nostri figli, che abbiano una visione e un ideale da proporre e da condividere con altri e come sfondo del loro agire il Bene Comune del Paese e non di casa propria, sia essa in Italia o a Monte Carlo.

Chi è fedele nel poco, è fedele anche nel molto; e chi è disonesto nel poco, è disonesto anche nel molto scrive l’evangelista Luca nel suo Vangelo.  Dobbiamo incominciare da noi stessi, dalle piccole cose che sono vicine a noi e che possiamo cambiare, impegnandoci in prima persona. Solo così, cambiando noi, cambieremo il nostro Bel Paese e tutti insieme usciremo dalla crisi.



sabato 21 gennaio 2012

Translation of the post of January 21

The crisis of Fincantieri.

Of all the industrial crisis in recent months are filling the pages of newspapers and news programs on our TV, perhaps one that is more "absurd" and inexplicable to simple minds like ours is the one that has invested Fincantieri.
The reason: lack of jobs. Lack of jobs? But who has directed Fincantieri in recent years? Santa Claus?


How many months / years it takes to build a cruise ship, to complete a contract? And in the meantime those who have to deal with about ten thousand people to work with families in the world does not seek to find new work and new orders? But cruise ships are no longer in fashion, they say. So what? A worker who is building a cruise ship can not build a ship container carrier or a ferry or a military ship or a tug? Of course those who had to go around the world to seek new orders and did not do it, sooner or later will realize that the problem of the work is presented.
But more than that, remember these names: Antonio Marzano, from June 2001 to April 2005; Claudio Scajola until May 2006, Pier Luigi Bersani from May 2006 to May 2008 Claudio Scajola again until May 2010, then President of the Interim Minister Berlusconi and, finally, from October 2010 to November 2011 Paul Romans. The current Corrado Passera not consider having just been appointed.These are the names of the Ministers of Economic Development for the last ten years. These are the names that are ultimately responsible for the failure of economic development policy that has been non-existent in Italy in the last ten years.

Fincantieri is just the tip of the iceberg, is a case so striking as not to seem true. That Italy, a country that builds ships ever since the Romans defeated the Carthaginian fleet with the famous battle of Milazzo, where he was for the first time the world experienced the "crow", can no longer be present with a reality in the shipbuilding industry is frankly too much to understand and accept for simple minds like ours.
Of course the time lost is time, maybe too much. Ten years of total inactivity did not recover in a month or two and the economic crisis certainly does not help things. However I would say that a serious attempt, carried out by competent persons who have a project in mind and seek recovery for Fincantieri to realize you should do. Firstly, for the workers directly involved, which are not few, then this is also an important signal to Europe that Italy can provide about the seriousness of the change taking place.

La crisi di Fincantieri

Di tutte le crisi industriali che in questi ultimi mesi stanno riempiendo le pagine dei giornali e i telegiornali delle nostre televisioni, forse quella che appare più “assurda” e inspiegabile a menti semplici come le nostre è quella che ha investito Fincantieri.
Il motivo: mancanza di commesse. Mancanza di commesse?
Ma chi ha diretto Fincantieri in questi ultimi anni? Babbo Natale?
Quanti mesi / anni ci vogliono per costruire una nave da crociera, per completare una commessa? E nel frattempo chi deve occuparsi di far lavorare circa diecimila persone con famiglie non cerca di trovare nel mondo nuovo lavoro e nuove commesse? Ma le navi da crociera non sono più di moda, si dice. E allora? Un operaio che costruisce una nave da crociera non può costruire una nave porta container o un traghetto di linea o una nave militare o un rimorchiatore? Certo che chi doveva andare in giro per il mondo a cercare nuove commesse e non lo ha fatto, prima o poi dovrà rendersi conto che il problema dell’assenza di lavoro si presenta.
Ma dirò di più, ricordiamo questi nomi: Antonio Marzano dal giugno 2001 all’aprile 2005; Claudio Scajola sino a maggio 2006; Pier Luigi Bersani dal maggio 2006 al maggio 2008 poi ancora Claudio Scajola sino al maggio 2010, poi l’interim del Presidente del Consiglio Berlusconi e infine da ottobre 2010 a novembre 2011 Paolo Romani. L’attuale Corrado Passera non lo consideriamo essendo stato appena nominato.
Questi sono i nomi dei Ministri dello Sviluppo Economico degli ultimi dieci anni. Questi sono i nomi che ultimamente sono i responsabili del fallimento di una Politica di Sviluppo economica che è stata inesistente in Italia in questi ultimi dieci anni. Fincantieri è solo la punta dell’iceberg, è un caso talmente eclatante da non sembrare vero. Che l’Italia, Paese che costruisce navi da sempre, dai tempi dei romani che sconfissero la flotta cartaginese con la famosa battaglia di Milazzo dove fu per la prima volta al mondo sperimentato il “corvo”, non possa essere più presente con una propria realtà industriale nel settore delle costruzioni navali è francamente troppo da comprendere ed accettare per menti semplici come le nostre.
Certo il tempo perso è tanto, forse troppo. Dieci anni di inattività totale non si recuperano in un mese o due e la crisi economica non facilita certamente le cose. Tuttavia direi che un tentativo serio, portato avanti da persone competenti che abbiano in mente un progetto di rilancio per Fincantieri e cerchino di realizzarlo lo si debba fare. Prima di tutto per i lavoratori direttamente coinvolti, che non sono poche decine e poi anche questo è un segnale importante che l’Italia può fornire all’Europa sulla serietà del cambiamento in atto.