Ci sono persone così povere che l'unica cosa che hanno sono i soldi.

Santa Madre Teresa di Calcutta

lunedì 25 febbraio 2019

Manfredo Camperio - Storia di un visionario in Africa

Il libro di Alessandro Pellegatta


Manfredo Camperio, storia di un visionario in Africa, è l’ultima fatica letteraria di Alessandro Pellegatta che ho avuto il piacere di leggere in anteprima (il libro uscirà il prossimo 28 febbraio).

Camperio? Chi era costui?

Oggi questo nome alla maggior parte dei lettori non ricorderà molto, eppure questo milanese doc (nacque nel capoluogo lombardo il 30 ottobre 1826) è stato uno dei più importanti esploratori italiani dell’Ottocento e tra i primi a comprendere come il nascente Regno d’Italia avrebbe tratto un potente aiuto alla propria crescita economica dalla conoscenza e dallo sviluppo delle transazioni commerciali con l’estero.

Il lavoro di Pellegatta, conosciuto sino ad ora principalmente come scrittore di autorevoli guide turistiche, redatte al ritorno da viaggi personali in giro per il mondo, è in questo caso, prevalentemente storico e, diciamo subito, ben riuscito.

Attraverso un certosino lavoro di scavo compiuto presso istituzioni quali il Museo del Risorgimento di Milano; l’ Archivio di Stato di Milano; la Biblioteca Braidense, l’Archivio storico di Intesa Sanpaolo, l’Archivio storico della Banca Popolare di Milano, la Società Geografica Italiana e l’Amministrazione del Comune di Villasanta, che ha permesso la consultazione del Fondo Camperio, l’autore ha descritto in questa biografia di Manfredo Camperio molto di più della mera narrazione di un periodo di vita dell’esploratore. Pellegatta ha tratteggiato un’epoca, quella compresa tra il 1865 e la fine del secolo XIX, cruciale per lo sviluppo del nascente Regno d’Italia, ultima Nazione a formarsi in Europa e vaso di coccio tra grandi vasi di bronzo, protagonisti della scena europea e quindi mondiale, quali Regno Unito, Francia, Germania, Austria, Turchia.

In quest’epoca così ricca di cambiamenti, sociali, politici, culturali, il milanese - italiano Manfredo Camperio ebbe un ruolo importante nel cercare di far crescere l’Italia e permetterle di giocarsi la partita internazionale alla pari con le altre grandi potenze europee.

Il lavoro di Pellegatta è encomiabile da questo punto di vista, perché ha messo in luce aspetti sino ad ora poco studiati e anzi, forse volutamente dimenticati, di quello che è stato l’approccio iniziale del Regno d’Italia verso tematiche quali: colonialismo, africanismo, relazioni internazionali.

Non anticipiamo qui le conclusioni cui è giunto l’autore, perché questo, se vogliamo, è anche un libro “giallo”, nel senso che misteriosi e sconosciuti ai più sono gli episodi trattati e le vicende descritte; pertanto non vogliamo togliere al lettore la curiosità di leggere e apprendere come si è sviluppata la storia d’Italia di quel periodo.

Possiamo solo evidenziare come le similitudini tra l’epoca in cui visse Manfredo Camperio e l’attuale abbiano dell’incredibile e siamo certi che, come capitato a noi, stupiranno il lettore durante tutta la lettura dell’opera.

E allora, in conclusione, Camperio, chi è stato costui?

Scrive Pellegatta: “Molti sono i modi con cui possiamo definire Camperio: patriota, combattente, eroe del Risorgimento, militare, esploratore, filantropo, imprenditore, divulgatore, politico, direttore di rivista, mediatore culturale, esploratore, presidente di società commerciale. Lui preferiva
a tutti quello di “capitano”, ma ciò che gli rende più giustizia è forse quello di “visionario”. Furono infatti proprio le sue visioni e le sue passioni, ispirate dalla sete di conoscenza, da un grande interesse
per il mondo e dall’ansia di identificare sempre nuove opportunità commerciali, che lo spinsero a esplorare l’Africa. E anche quando il suo percorso fu segnato dalla contraddizione e dall’incertezza, dalla sconfitta e dalla tragedia, l’uomo non si perse mai d’animo: anche in punto di morte volle per l’ultima volta affacciarsi alla finestra per guardare con aria di sfida il mondo, come ha scritto la figlia Sita nella sua Autobiografia, prima di trapassare stringendo i pugni”.

Un libro da leggere, indicato soprattutto alle giovani generazioni, perché crediamo che senza la conoscenza del passato sia impossibile comprendere il presente e soprattutto immaginare un futuro che possa essere di pace tra le nazioni.


Alessandro Pellegatta, Manfredo Camperio, un visionario in Africa, 2019 Besa editrice.

sabato 9 febbraio 2019

Il mondo cambia pelle?

Il mondo cambia pelle?
Erano anni che non vedevo così gremito di pubblico l’auditorium Giò Ponti di Assolombarda a Milano, in occasione della presentazione del Rapporto sull’economia globale e l’Italia. Lunedì 21 gennaio 2019 si è tenuta la presentazione del XXIII studio, curato come sempre dall'economista Mario Deaglio in collaborazione con il Centro di Ricerca e Documentazione Luigi Einaudi e Ubi Banca.

Probabilmente il clima di incertezze che stiamo vivendo ha spinto molti a partecipare all’incontro per cercare di meglio comprendere dalle parole del professor Deaglio il tempo che stiamo attraversando e il futuro che ci potrebbe attendere.

Occorre subito dire che, come sempre, il lavoro del gruppo di studio coordinato da Deaglio è stato approfondito, puntuale nell’individuazione dei punti critici e ricco di occasioni per riflettere.

Il titolo del rapporto di quest’anno (il mondo cambia pelle?) lascia subito intuire quanto il 2018 sia stato un anno di cambiamenti significativi che, consapevolmente o meno, ci hanno coinvolto. Di seguito, sintetizzati in flash, gli argomenti analizzati nelle quattro parti del documento.

1. La crescita indebolita 

Lo sguardo è in generale sul mondo e gli autori evidenziano punti di attenzione verso gli Stati Uniti dove il movimento America First del Presidente Trump potrebbe portare a rischi di protezionismo e populismo che a loro volta potrebbero minare la crescita economica nel medio lungo periodo.  Altri punti da tenere sotto controllo sono i rapporti sempre più tesi tra lo Stato Sovrano e i titani della Rete, la politica dei dazi e la fine del multilateralismo, la riduzione della “corporate tax”. Il capitalismo sembra ancora vincente nel mondo, ma è un sistema alla lunga ancora sostenibile? 

Per quanto riguarda l’Europa, il 2018 è stato il peggiore da tempo, sotto molti aspetti. In Europa sembra prevalere una società basata sul rancore e sulla collera. L’economia ha rallentato mentre il sistema bancario europeo è ancora lontano dall’aver ritrovato la redditività di un tempo. Vi è poi un importante problema demografico che alla lunga renderà sempre più difficile la sostenibilità economica del sistema.

2. Lavoro e capitale, una difficile ridefinizione

Per quanto riguarda il lavoro, il paradigma è: il lavoro è da reinventare. Il 2018 ha visto ancora una volta una bassa crescita retributiva e la nuova “normalità” del part-time. Quanto potrà ancora aumentare la produttività del lavoro? È in corso un passaggio epocale: dall’organizzazione scientifica all’organizzazione algoritmica del lavoro. Altro tema importante: che sviluppo avranno il reddito universale o quello di cittadinanza? Permane il problema del debito estero dei Paesi emergenti, lo scontro sul libero commercio, il rialzo dei tassi di interesse, il populismo al governo in molti Paesi.

Quale sarà il nuovo volto del capitalismo di mercato: si andrà verso un mondo di imprese giganti?
A pagina 103 del rapporto è inserita un’interessante tabella. Mostra le dieci società al mondo a maggiore capitalizzazione. Nel 2007, 6 società su 10 avevano sede negli USA, 2 in Europa, 1 in Giappone e 1 in Cina. I settori rappresentati: Idrocarburi (5), Finanziario (2), InfTech (1), Telec. (1) Auto (1). Nel 2018, 8 società su 10 hanno sede negli USA e 2 in Cina. I settori rappresentati sono InfTech (7), Finanziario (2) e Idrocarburi (1).

3. Geopolitica, un mosaico che si complica

Vengono analizzati: gli Stati Uniti e la loro leadership globale (Make America Great Again!), la Russia e la Cina e il loro sviluppo futuro. Si domandano gli autori: la guerra fredda è finita o continua sotto altre forme? I focolai di crisi sono sparsi ovunque: nel Medio Oriente, laboratorio della guerra perenne, in Iran (verso una guerra mondiale regionale?), la guerra civile in Libia, il “ventre molle” dell’Egitto, l’Asia sempre più in mano cinese, la Corea del Nord, l’America Latina che convive con i fantasmi del passato e l’Africa con ambizioni per il futuro. Infine, su tutto, il petrolio e un possibile scontro sul suo prezzo nel prossimo futuro.

4. Italia 2019, aspettando il salto di qualità

Un Paese spezzato, un’economia incrinata? Certamente vi sono stati in passato dei fattori positivi: la ripresa delle esportazioni, un progresso nella struttura economica, ma adesso servirebbe continuare nella crescita. Domande: i principi di una riforma fiscale (la cash flow tax) sono attuabili? I nuovi modelli di business e le nuove tecnologie che impatto avranno sul mondo del lavoro? In tema di redistribuzione del reddito, quello di inclusione e quello di cittadinanza sono la soluzione all’aumento della povertà?

Giunti al termine della lettura, è inevitabile una sensazione di sgomento: se tali e tanti sono i problemi che abbiamo davanti, cosa dobbiamo fare? Cosa possiamo fare?

Le soluzioni “chiavi in mano” purtroppo non esistono. Nel Rapporto vengono suggeriti alcuni punti di attenzione che, se perseguiti, potrebbero assicurare alla nostra amata terra, che ricordiamo è l’unica che abbiamo a disposizione per vivere, un futuro meno cupo. Eccoli: 1. La solidarietà tra generazioni - 2. La solidarietà all’interno delle generazioni e 3. La tutela dell’ambiente.

Questi tre fattori, se attuati insieme, porterebbero ad uno sviluppo economico sostenibile. Lo sviluppo sostenibile è quello sviluppo che soddisfa i bisogni del presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri.

Quello dello sviluppo sostenibile non è un concetto di oggi: è stato enunciato per la prima volta nel 1983 da Gro Harlem Brundtland, già primo ministro della Norvegia. Da allora sono passati 36 anni, ma non sembra che il concetto abbia avuto molti seguaci nel mondo.

Ci viene in mente l’Enciclica Laudato Sì di Papa Francesco: “13. La sfida urgente di proteggere la nostra casa comune comprende la preoccupazione di unire tutta la famiglia umana nella ricerca di uno sviluppo sostenibile e integrale, poiché sappiamo che le cose possono cambiare….  14. Rivolgo un invito urgente a rinnovare il dialogo sul modo in cui stiamo costruendo il futuro del pianeta. Abbiamo bisogno di un confronto che ci unisca tutti, perché la sfida ambientale che viviamo, e le sue radici umane, ci riguardano e ci toccano tutti. Il movimento ecologico mondiale ha già percorso un lungo e ricco cammino, e ha dato vita a numerose aggregazioni di cittadini che hanno favorito una presa di coscienza. Purtroppo, molti sforzi per cercare soluzioni concrete alla crisi ambientale sono spesso frustrati non solo dal rifiuto dei potenti, ma anche dal disinteresse degli altri. Gli atteggiamenti che ostacolano le vie di soluzione, anche fra i credenti, vanno dalla negazione del problema all’indifferenza, alla rassegnazione comoda, o alla fiducia cieca nelle soluzioni tecniche. Abbiamo bisogno di nuova solidarietà universale…. 43. Se teniamo conto del fatto che anche l’essere umano è una creatura di questo mondo, che ha diritto a vivere e ad essere felice, e inoltre ha una speciale dignità, non possiamo tralasciare di considerare gli effetti del degrado ambientale, dell’attuale modello di sviluppo e della cultura dello scarto sulla vita delle persone..."

Allora, per concludere questo lungo post, ci auguriamo che nei prossimi 36 anni il concetto di sviluppo sostenibile, con tutte le conseguenze che si porta dietro, diventi il centro dell’agenda politica ed economica mondiale. Non c’è più tempo da perdere.

Ultimo suggerimento: se vi capita, leggete il rapporto, ne vale la pena per farsi un’idea reale, non mediata dai social, della situazione del mondo in cui ci tocca vivere.

Ma ricordiamoci che ognuno di noi, con le proprie azioni, può contribuire al cambiamento.

domenica 3 febbraio 2019

Influencer ante litteram

L'Adorazione dei Magi di Paolo Veronese


Da alcuni anni sempre più spesso ci imbattiamo nel termine influencer. Il Corriere della Sera di oggi, domenica 3 febbraio, vi dedica addirittura una pagina intera, la numero 19, a firma di Candida Morvillo. 

Ma chi è un influencer e, soprattutto, di cosa si occupa?

Il termine si trova di solito abbinato alla parola marketing (influencer marketing) e viene utilizzato nel mondo dei social network (Facebook, YouTube, Instagram ecc.).

Si può definire un influencer un utente di questi social (quindi una qualsiasi persona che abbia aperto un proprio profilo utente su uno di questi social) che pubblichi tramite di essi, foto, video o altri generi di contenuti (qualche frase o commento, possibilmente di senso compiuto). Il quid in più che deve possedere un influencer, rispetto ad un comune utente, consiste però nella sua capacità di “influenzare” altri utenti (definiti in gergo social i propri follower – seguaci).

Questo è il vero “potere” che definisce e detiene un influencer: condizionare le scelte dei propri seguaci. A fare cosa? Beh, qui entra in gioco l’altra parola abbinata a influencer: marketing. Le definizioni di marketing sono molteplici, ma tutte hanno a che fare con la parola vendita. Allora possiamo dire in estrema sintesi che l’influencer ha il potere (o si presume che abbia, o ritiene di avere, a seconda dei casi) di orientare i consumi dei suoi seguaci.

Rimane però ancora un aspetto da valutare, per comprendere appieno il ruolo dell’influencer. Per essere veramente tale, l’utente influencer deve essere ritenuto dai suoi seguaci “affidabile” e “credibile”. E come si diventa affidabili o credibili nel mondo dei social? Dipende dal numero di seguaci che si riesce a tenere legati al proprio profilo: per darvi un’idea, alcuni influencer italiani hanno 16 milioni di follower (Chiara Ferragni) e 11,5 milioni (Gianluca Vacchi). Più seguaci, più credibilità, più affidabilità, più guadagno.

Eh sì, perché i maggiori influencer, anche solo per pubblicare una foto, un commento, un video di alcuni minuti dove compaiono con qualche oggetto o con qualche vestito addosso, ricevono un mucchio di soldi. Quanto vale il lavoro sui social? I prezzi di mercato possono oscillare tra un minimo e un massimo, e dipende da quale influencer lo pubblica e su quale canale. Un post su YouTube può andare da 10.000 a 250.000 euro; un post su Facebook da 5.000 a 150.000 euro; un post su Instagram da 5.000 a 100.000 euro. I prezzi chiaramente si riferiscono a top influencer con milioni di seguaci in giro per il mondo, ma comunque rende l’idea del giro d’affari che potenzialmente si può generare con i canali social.   

Di cosa si occupano gli influencer? Gli argomenti sono certamente di spessore e per tutti i gusti: in rete si trovano travel influencer che si occupano di viaggi, fashion influencer che sviluppano, seguono e anticipano la moda, poi vi sono i fitness influencer che possono spaziare dal campo degli integratori alimentari all’abbigliamento sportivo. Infine, i food influencer vi permettono di conoscere i piatti più caratteristici di tutto il mondo. Da poco si sta sviluppando una nuova categoria di influencer, i book influencer: persone che postano su Instagram una foto con una copertina, oppure un video dove presentano o commentano un libro e si auto definiscono influencer culturali.

Personalmente, ho avuto la fortuna di vivere la mia gioventù in un tempo in cui avevo come influencer culturale la “terza pagina” del Corriere e le persone che mi hanno “influenzato” si chiamavano Afeltra, Biagi, Fallaci, Montanelli, Pasolini, Pivano solo per citarne alcuni e in ordine alfabetico.

Intendiamoci, non ho nulla contro le persone che, sfruttando la tecnologia ora disponibile, i social media, pensano di essersi inventate questo lavoro. Mi domando solo: ma i milioni di follower che seguono attraverso i social quello che pubblicano giornalmente questi influencer che cosa cercano in questi contatti? Perché ogni giorno si collegano a questo o quel social per vedere la foto o il video postato da tizia o caio? Qual è il desiderio che li tiene collegati: è semplice curiosità o c’è dell’altro?

Nel paragrafo precedente ho scritto “pensano di essersi inventate un lavoro”, perché recentemente sono stato al Museo Diocesano di Milano e ho avuto la fortuna di ammirare il capolavoro del pittore Paolo Veronese, l’Adorazione dei Magi, “traslocato” in quella sede per le festività natalizie, per gentile concessione della Chiesa di Santa Corona a Vicenza, dove di solito è collocato.

Veronese dipinge l’opera nel 1573, quando ha 45 anni. È nel pieno della sua attività artistica, è affermato e riconosciuto affidabile e credibile come pittore. Riceve da un importante e ricco signore della sua città, Vicenza, una somma per dipingere un’opera che dovrà rendergli onore e garantire fama nel tempo.

E il genio di Paolo Veronese ci propone l’Adorazione dei Magi dove i mantelli indossati dai tre maghi raffigurano le stoffe preziose, prodotte dal ricco committente dell’opera, che trova posto anche lui nella parte sinistra del dipinto. La finezza della pennellata del pittore rende alla perfezione la qualità e il colore delle stoffe tessute e vendute in tutte le corti d’Europa dal committente che si assicura in questo modo la massima forma di pubblicità consentita alla sua epoca. 

Paolo Veronese si può quindi definire un influencer ante litteram.

Passati i secoli, e perso il valore delle informazioni di marketing sull’attività tessile e commerciale del committente del quadro, cosa ci resta? Per fortuna, ci rimane l’opera straordinaria di Paolo Veronese; anche se non tutti conoscono la storia del dipinto, non importa poi molto: per l'Adorazione dei magi ci sarà sempre un posto nei libri di storia dell’arte.

Ma tra cinquecento anni, che cosa verrà ricordato degli influencer dei primi anni del XXI secolo?
  




domenica 30 dicembre 2018

Libridipendenti





L’ultimo pranzo con i colleghi d’ufficio, prima dello stacco di fine anno, ne avevamo parlato: in Italia si legge poco o nulla. Del resto, anche il “Rapporto sullo stato dell’editoria nel 2018” pubblicato di recente dall’Associazione Italiana Editori (ma i dati si riferiscono al 2017 e solo ai primi sei mesi del 2018) conferma il trend. A fronte di un aumento del numero delle case editrici attive, del numero dei titoli pubblicati, della vendita dei diritti e di un mantenimento dei prezzi dei libri, il numero di lettori non cresce. Sono circa trenta milioni gli italiani che nel 2017 hanno letto almeno un libro (il 65% della popolazione). In particolare, sempre secondo l’analisi di AIE, si evince come il “non leggere” sia trasversale ai diversi livelli di istruzione e ai ruoli ricoperti: tra i dirigenti il 38% non ha letto un libro nel 2017 mentre tra i laureati la percentuale scende al 32,3%, ma rimane comunque elevata.

In questi giorni riflettevo su questo argomento quando mi sono imbattuto in un post dell’ex presidente statunitense Barack Obama che su un social ha pubblicato la lista dei libri letti nel 2018.
Obama è solito tenere un elenco delle sue letture (oltre a film e canzoni) e a fine anno riguardarlo per fare memoria del cammino compiuto. In particolare, lui scrive: “As 2018 draws to a close, I’m continuing a favorite tradition of mine and sharing my year-end lists. It gives me a moment to pause and reflect on the year through the books, movies, and music that I found most thought-provoking, inspiring, or just plain loved. It also gives me a chance to highlight talented authors, artists, and storytellers – some who are household names and others who you may not have heard of before. Here’s my best of 2018 list - I hope you enjoy reading, watching, and listening.”.

L’idea mi è sembrata utile e divertente e ho subito pensato ai libri che mi avevano fatto compagnia quest’anno. Dopo una veloce ispezione sopra e intorno al mio comodino e sulla scrivania dove mi trovo a scrivere, di seguito trovate l’elenco dei libri che ho letto nel corso dell’anno.


  • Felix il gatto del treno di Kate Moore
  • Nessuno nasce imparato di Lello Gurrado
  • Il telefono senza fili di Marco Malvaldi
  • Ti meriti un amore di Alessandra Appiano
  • Le otto montagne di Paolo Cognetti
  • Il giallo della Bagnera di Giovanni Luzzi
  • Non sono che un critico di Morando Morandini
  • La morte in banca di Giuseppe Pontiggia
  • Il cinema secondo Hitchcock di François Truffaut
  • Sei personaggi in cerca d'autore di  Luigi Pirandello
  • London Lies di Silvia Molinari
  • I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni
  • Di rabbia e di vento di Alessandro Robecchi
  • La fabbrica delle stelle di Gaetano Savatteri
  • La rete di protezione di Andrea Camilleri
  • Nelle acque del passato di Silvia Molinari
  • Tutto quel buio di Cristiana Astori
  • Una vita da direttore editoriale di Giovanni Maria Pedrani
  • Mio caro serial killer di Alicia Giménez Bartlett
  • Prove d'autore di Harold Pinter
  • I Miserabili di Victor Hugo
  • Dentro la sera di Giuseppe Pontiggia
  • Il ladro di ombre di Veronica Cantero Burroni
  • Vogliamo tutto 1968 - 2018 di AA.VV.
  • Le straordinarie storie della Martesana di Giuseppe Carfagno
  • Resto qui di Marco Balzano
  • L'uomo del labirinto di Donato Carrisi
  • Il codice di Giuda di Fabrizio Carcano
  • Omicidio sul ghiaccio di Lenz Koppelstatter
  • Brunò di Martin Walkner
  • Il Sapore del Sangue di Gianni Biondillo


Ad onor del vero, devo ammettere che alla lista mancano un paio di romanzi non ancora pubblicati che ho letto in qualità di “editor” per conto di un amico scrittore, tutta una serie di racconti di amici che leggo per fornire un consiglio / suggerimento, un po’ di romanzi che ho abbandonato cammin facendo nella lettura, quando mi accorgevo che stavo perdendo tempo. Infine, inutile scriverlo, non ho contato le innumerevoli letture del mio ultimo romanzo pubblicato a novembre di quest’anno.
Per il resto, riguardando i titoli dei libri che mi hanno fatto compagnia nel corso dell’anno, mi vengono in mente queste riflessioni.

La prima è di gratitudine per tutti gli autori che hanno faticato per scrivere proprio quel libro che mi ha fatto compagnia. Perché il rapporto libro – lettore è un rapporto personale, tra due esseri umani: uno che ha il desiderio di raccontare quella storia e l’altro che ha il desiderio di sentirsela raccontare. Sono due libertà, quella dello scrittore e quella del lettore, che si offrono e si scelgono e questo rapporto rimane valido con il passare del tempo proprio attraverso i personaggi che abitano nei libri.
Renzo Tramaglino l’ho sentito particolarmente vicino a me per il desiderio di perseguire il suo obiettivo ad ogni costo; Jean Valjean si fa amare per quella tensione verso il “Bene” che l’accompagnerà sempre nel corso della vita, Emma Woodhouse in "London Lies" si rende empatica al lettore attraverso l’ironia che mette nell’affrontare le piccole o grandi disavventure che possono accadere oggigiorno ad una giovane donna londinese.

Dai nomi dei personaggi che ho appena citato, potete ricavare la seconda considerazione: se devo fare una “classifica” dei libri letti quest’anno, un ex aequo va ai due classici, mentre tra i contemporanei scelgo una scrittrice che si auto pubblica, Silvia Molinari, che con London Lies a mio avviso ha scritto un’opera veramente bella, originale e che ben si potrebbe trasformare in un film di successo. Aggiungo il saggio “Dentro la Sera” di Pontiggia che raccoglie le trasmissioni radiofoniche dello scrittore che altro non erano che corsi via etere di scrittura creativa tenute su Radio Due dal maggio al luglio 1994: una vera perla di “saggezza” per ogni scrittore.

Intendiamoci: anche gli altri libri che ho inserito in elenco mi hanno trasmesso qualcosa: i migliori un’idea o un messaggio, gli altri un’emozione o magari solo un attimo di spensieratezza. Perché il libro secondo me deve servire a questo: tenerci compagnia nel tempo che decidiamo di dedicare a noi stessi, ma tenerci una buona compagnia perché credo che a nessuno di noi piaccia trascorrere il proprio tempo con una cattiva compagnia.

Nei libri personalmente non cerco le risposte alle mie domande esistenziali, ma credo che un buon libro possa aiutarci a formulare meglio quelle domande che abitano in ognuno di noi e magari suggerirci un nuovo modo di vederle o di affrontarle.

Terza e ultima considerazione: aveva proprio ragione Umberto Eco quando affermava: "Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito… perché la lettura è un’immortalità all’indietro".

Quindi, chiudo quest’ultimo articolo del 2018 con un invito rivolto a tutti coloro che hanno avuto la pazienza di arrivare alla fine del post: per l’anno nuovo fate un regalo a voi stessi, regalatevi un libro e leggetelo fino alla fine. Sono sicuro che al termine, l’endorfina che si sarà generata in voi vi porterà a leggerne un altro e poi via così: diventerete dei libridipendenti e vivrete felici e soddisfatti per il resto dei vostri giorni, perché un libro è come un gatto: non vi delude mai.
 

giovedì 1 novembre 2018

Il codice di Giuda



L’abbiamo letto tutto d’un fiato: l’ultimo romanzo di Fabrizio Carcano, giornalista e scrittore milanese, si divora con piacere. L’autore, giunto alla nona opera, intitolata Il codice di Giuda, appena pubblicata da Mursia, è ormai maestro nel creare quel giusto mix noir fatto di misteri e di intrighi, condito da venature religiose ed esoteriche che inchiodano il lettore alle pagine, sino all’ultima riga.

Il protagonista è il nostro commissario Ardigò, ormai entrato nell’immaginario collettivo come il “capo della Omicidi” di Milano. Attorno a lui vengono commessi una serie di omicidi che nello svolgimento della storia troveranno un filo rosso che li unirà e che poco per volta verrà compreso dal brillante commissario costretto a mettere le mani questa volta nell’angolo più buio della nostra umanità: quello frequentato da pedofili e stupratori.

Ma chi è il giustiziere misterioso che opera come fosse lui stesso il giudice supremo? E cosa lo spinge ad agire?

La maestria di Carcano nel creare pagine ricche di tensione con riferimenti religiosi al vangelo apocrifo di Giuda, conducono il lettore a scoprire le risposte a queste domande al termine di un vorticoso ed incalzante ritmo narrativo.

Sullo sfondo della storia, ma per nulla secondaria, Milano, la città amata dal commissario Ardigò, e crediamo anche dall’autore, è parte integrante dell’atmosfera noir che caratterizza il romanzo.

Un libro da non perdere, avvincente e coinvolgente come i precedenti.

  
Fabrizio Carcano, Il codice di Giuda, 2018 Mursia editore.