Ci sono persone così povere che l'unica cosa che hanno sono i soldi.

Santa Madre Teresa di Calcutta

mercoledì 12 marzo 2014

Il venditore di auto usate, ma blu...

La prima conferenza stampa del Presidente del Consiglio Matteo Renzi è stata sicuramente un avvenimento che lascerà il segno nella storia della Repubblica. Con Renzi, per la prima volta, è entrato nelle stanze più importanti dei palazzi della politica, un nuovo modello di comunicazione, peraltro già da tempo utilizzato sia dai top manager delle aziende private come dai venditori di auto usate.

Chi non l’avesse potuta seguire in diretta televisiva, può vederla con tranquillità al seguente indirizzo: http://youtu.be/P9-ryuKwqDk , ne vale veramente la pena.

A parte il tema del contrasto ai bracconieri, della tutela delle stelle alpine sopra i tremila metri e della solitudine dei pesci rossi nella boccia di vetro, Renzi ha parlato a ruota libera di tutti i mali cha affliggono il nostro Paese. Il tutto aiutandosi con la proiezione di slide molto empatiche, di supporto all’argomento via via presentato.

Nel dettaglio poi il Presidente Renzi si è più soffermato sulle prime riforme affrontate dal Governo e che arriveranno all’esame del Parlamento nelle prossime settimane: lo sblocco dei pagamenti della P.A., il taglio dell’IRPEF di dieci miliardi per dieci milioni di italiani, il taglio dell’IRAP del 10% sulle aziende private con il contestuale aumento della tassazione sulle rendite finanziarie, che passa dal 20% al 26%, Titoli di Stato esclusi. Vi è poi il taglio del 10% della bolletta energetica per le PMI e per i giovani, dai 18 ai 29 anni, dal primo di giugno ci saranno importanti novità come il Fondo per le imprese sociali. E via così…

Tutti provvedimenti doverosi e necessari, nulla da eccepire, che gli italiani attendono da decenni e che Renzi ha dichiarato essere stati approvati quest’oggi dal Consiglio dei Ministri. 

Ma, e qui giungiamo al punto della conferenza stampa che non ci ha convinto, tutte le enunciazioni del Presidente del Consiglio sono tali, cioè sono rimaste al momento dichiarazioni d’intenti, di programma e non sono state “concretizzate” in alcun decreto o disegno di legge. Il Presidente del Consiglio oggi pomeriggio ha enunciato agli italiani quello che il Governo ha deciso di fare da domani in avanti, nei prossimi cento giorni. 

Ma questo lo sapevamo già a grandi linee, sono settimane che se ne parla sui giornali e nei talk show televisivi. Probabilmente sarebbe stato più incisivo presentarsi con meno carne al fuoco, ma con due o tre provvedimenti approvati in CDM, presentati nei dettagli alla stampa e portati in Parlamento subito dopo per una rapida discussione. 

Renzi evidentemente vuole sfruttare al massimo l’effetto sorpresa che accompagna la sua persona e il suo Governo composto da giovani ministri non ancora avvezzi alla politica romana. Ma c’è un problema: non è possibile cambiare in cento giorni venti e più anni di “modus vivendi” italico. In apertura della conferenza stampa, Renzi ha dichiarato che i nemici del Governo sono tutti coloro che pensano che il cambiamento è impossibile perché si è sempre fatto così. In questo il Premier ha ragione, è un concetto che vale non solo in politica, ma per la vita stessa di ognuno di noi. Solo cambiando, si spera in meglio, il neonato diventa bambino, poi giovane e quindi adulto. La vita stessa è cambiamento, ma non si può cambiare la vita politica italiana in cento giorni. Chi pensa di farlo, o è in mala fede o è fuori di sé.

Del resto il primo vero e concreto banco di prova di Renzi, l’italicum, è andato come è andato. Renzi, è vero, ha portato a casa al 50% (ma il Senato è tutta un’altra storia e vedremo come finirà) la nuova legge elettorale, ma a quale prezzo? Il suo partito si è spaccato su preferenze e parità di genere, la legge non viene applicata per l’elezione del Senato (prima volta nella storia della Repubblica che si andrà a votare con leggi ontologicamente diverse per le due Camere) e non pochi costituzionalisti ritengono che sia anch’essa incostituzionale come il porcellum. Non è certo un buon inizio per il nuovo Premier.

L’Italia e gli italiani hanno bisogno di un Governo e di una classe politica che seriamente si metta a riformare il Paese. Tutte le situazioni indicate da Renzi questo pomeriggio sono reali, ma vanno affrontate con meno enfasi e spettacolarità e più serietà e rispetto. L’ultima cosa che vogliamo è vederci rifilare un’auto nuova e scoprire, dopo cento chilometri, che era usata (e magari è una delle cento auto blu che Renzi ha deciso di mettere all’asta)… 





giovedì 6 marzo 2014

12 Anni Schiavo

12 Anni Schiavo, USA, 2013, regia di Steve McQueen


Recensione di Alberto Bordin



Non poteva non vincere l’Oscar; non poteva per l’assoluta maestria di cui Steve McQueen ha dato prova nelle sue pellicole, né per il soggetto che ha avuto il coraggio di raccontare, né (diciamolo) per il capo del governo americano oggi vigente. Ed è indubbiamente un grandissimo film, dove il film è quell’arte che è tra le sorelle la più mimetica del reale, dinamica come il teatro eppure più illusoria, rappresentativa come la pittura eppure temporale, emotiva come la musica eppure visiva. E McQueen fa tesoro di tutto ciò in una rappresentazione di estrema potenza e puntualità tecnica, dando fondo a tutta la sua abilità per renderci testimoni delle pagine autobiografiche di Solomon Northup; e questa è l’ultima grande carta che gioca nella sua mano: si tratta di una storia vera.

Eppure c’è qualcosa che stride violentemente. Certo si tratta della sua violenza, ma la violenza da sola non basta a spiegarlo. La violenza è stridente, ma non per questo inopportuna; proprio il cinema, che per la sua natura è l’arte che più di ogni altra sa ferire il cuore e la mente rappresentando il male, è stato il luogo di grandi opere nonostante la violenza e di altre altrettanto e più grandi proprio perché violente. Vedendo in questo film la schiena di una donna aprirsi – letteralmente – al fischio di ogni frustata, è immediato il rimando a un’altra schiena di un altro uomo, che sulla pellicola solo pochi anni fa venne divorata con furia dai flagelli dei romani – e certo sarebbe interessante vedere ancora quanto lo scalpore e l’indignazione che suscitò allora rispetto a questa seconda. Ma lo scarto sta certo in un senso, nella ragione della violenza rappresentata, che è resa di nuovo presente e vera, facendola accadere ogni volta che la pellicola è riprodotta, ad ogni nuovo giro di bobina; in fine bisogna sempre rispondere a una domanda: “perché?”.

Flannery O’Connor diceva: “ogni volta che mi è chiesto perché noi scrittori del sud abbiamo una tale predisposizione a scrivere cose tanto raccapriccianti, rispondo che è perché sappiamo ancora riconoscerle”. Raccontare il grottesco, scriverne, farne film per ricordare che è esattamente questo, grottesco, là dove molti non hanno più la facoltà di “riconoscerlo”. E in effetti non c’è altro modo di leggere i suoi racconti se non in questa cosciente rappresentazione del vero, il male rappresentato perché il male esiste; i racconti della vita valgono perché sono questo: vita.

Ma per quanto sia vicino a questa prospettiva, McQueen ne è anche estremamente distante. Non è giusto dire che la bruttezza che McQueen inscena sia un brutto compiaciuto, anzi colpisce spesso per il “gusto” nel porlo in scena; in una veloce conta sono assai poche le sequenze in cui la violenza carnale è rappresentata in modo metodico, con coltelli che affondano nei ventri non visti, vergate e frustate che colpiscono schiene nascoste, sfortunati impiccati che si dibattono scomparendo lentamente dallo schermo, e pure il sesso, abilmente, non è condito di eros, e gli unici nudi che si vedono, benché frequenti, sono spogliati di ogni valore eccetto la loro cruda nudità. Ma quel che ferisce davvero sono gli sguardi morbosi, le parole cattive, la superficialità, la malvagità stolida, i silenzi interminabili, la negligenza, le menzogne, i taciti accordi, la disonestà degli individui, e tutto ciò che queste cose affermano – e che in conclusione è l’unica cosa che vince – ovvero la sconfitta.

Nulla si salva nel film di McQueen, non c’è scampo, non c’è salvezza o redenzione alcuna, per nulla e per nessuno; il grottesco regna, ma perché non c’è altro su cui porre l’occhio e la mente. È solo la fortuna a porre termine alla sofferenza e pure quella non pare equa; giunge in ritardo, arriva neutrale, rimane irrisolta e di molte cose inconcludente. Non si salva la morale, non vincono gli affetti, non sopravvive un solo ideale e di certo non c’è spazio per la fede. Il protagonista, il solo che sembri vincere qualcosa in questo terno al lotto di violenze, è forse il più sconfitto di tutti. Segnato così profondamente nell’anima che nemmeno il suo volto riesce ad assumere una forma diversa da quello dello schiavo di cotone della Louisiana, che si sente costretto a chiedere perdono di essere stato rapito e schiavizzato sentendo su se stesso la colpa.

Un mondo senza redenzione è l’inferno in terra. E se davvero è questa l’unica prospettiva, l’unica sostanza di quel mondo – del mondo – allora cosa si può ottenere di più nel soffermarvisi? Perché se il mondo è davvero un inferno, allora non c’è vantaggio nel rappresentarlo, perché l’inferno porta solo inferno.

giovedì 27 febbraio 2014

Nostalgia di Craxi...

Lo spread dei titoli di Stato italiani vs. i Bund tedeschi è tornato ai livelli di maggio 2011, cioè prima dell’inizio della tempesta che ha investito l’Italia negli ultimi tre anni. Non solo, l’ultimo cambio di Governo, il terzo in tre anni, non ha provocato alcun temuto sobbalzo negli ambienti finanziari internazionali.

Eppure l’Italia di oggi non è diversa dall’Italia di tre anni fa, anzi, per dirla tutta, dall’Italia di venti anni fa.

A ben leggere la storia, l’ultimo uomo politico che ha prodotto, nel bene e nel male, un cambiamento evidente, portato avanti con coraggio e decisione nella vita politica e sociale italiana, è stato Craxi, vent’anni fa. Giusto per ricordare alle giovani generazioni e solo a titolo esemplificativo, Craxi fu l’uomo del nuovo Concordato con la santa Sede, dell’otto per mille alla Chiesa cattolica, della riforma dell’insegnamento della religione nelle scuole. Craxi fu l’uomo del taglio di tre punti della Scala Mobile, sotto i suoi Governi l’inflazione in Italia passò dal 12,30% del 1983 al 5,20% del 1987. I Governi Craxi introdussero l’uso dei registratori di cassa e degli scontrini fiscali per i commercianti al minuto. Ma Craxi fu anche l’uomo che nei suoi anni di Governo fece decollare il debito pubblico italiano, passato da 234 a 522 miliardi di euro, vale a dire dal 70% al 90% del PIL di allora.

Dopo la sua caduta, per la c.d. questione morale che investì sostanzialmente tutta la classe politica di quegli anni, l’Italia entrò nel ventennio berlusconiano dal quale ancora oggi di fatto dipende. 

Ed ora, quale ciclo si sta aprendo con il nuovo premier Renzi? Che cosa ci dobbiamo aspettare? Impossibile saperlo. Di certo l’onda lunga di cui beneficiò Craxi, vale a dire le situazioni economiche “favorevoli”, il clima di fiducia dei mercati, sembrano essere presenti anche in questi giorni di insediamento del nuovo esecutivo. Sta a Renzi saperne approfittare per dare una vera svolta al sistema. Non basta intervenire su lavoro, economia, giustizia, riforme: le solite vuote parole che sentiamo ripetere da tutti i politici, da vent’anni a questa parte. Bisogna mettersi d’impegno e andare fino in fondo per cambiare la macchina organizzativa e burocratica dello Stato, in tutti i settori. Altrimenti potremo fare tutte le riforme di questo mondo, ma le cose non cambieranno mai.

Un esempio semplice, banale se vogliamo. Come abbiamo letto da articoli di stampa, il Comune di Roma avrebbe (sono stime per difetto) 62.000 dipendenti, considerando le aziende municipalizzate e il Comune in senso stretto. Come è possibile modificare una situazione del genere? Come faremo a risalire la china noi italiani se continueremo a scambiare una forma di assistenzialismo per diritto al lavoro?

Noi apparteniamo a coloro che pensano che se il lavoro non c’è, bisogna crearlo, occorre favorire le condizioni che lo sviluppano, non assumere nella pubblica amministrazione, senza reali bisogni, le persone per esigenze clientelari ed in ultima analisi elettorali. Situazioni del genere sono ampiamente presenti in tutta la penisola, a Nord come a Sud. 

Altra questione che deve assolutamente affrontare il nuovo Premier, se vuole lasciare un segno positivo del suo passaggio al Governo, è quello di rivedere, senza pre-giudizi, tutte le grandi scelte di investimenti strategici effettuate dai suoi predecessori. I fondi a disposizione non sono molti e i soldi vanno spesi nella direzione di favorire la crescita economica in tutto il Paese e non solo a favore di alcuni fortunati operatori.

Mi spiego: è assolutamente necessario ripensare se conviene investire nella TAV o forse non sarebbe meglio spendere i fondi per migliorare tutta la rete ferroviaria italiana, soprattutto quella del servizio locale, sprofondata in una situazione veramente drammatica? Oppure, non sarebbe meglio spendere una parte dei fondi destinati all’acquisto di aerei militari da combattimento, per iniziare ad occuparsi delle nostre città, delle nostre campagne, per eseguire quella manutenzione ordinaria di fiumi, canali, ponti, argini, fossati e così impedire alle prime piogge autunnali di provocare disastri ambientali ed economici che finiscono poi comunque per pesare sul bilancio dello Stato?

E infine, in politica estera, è ormai chiaro ed evidente anche ai ciechi che gli accordi presi in ambito UE sul rigore economico e finanziario, sul mantenimento del 3% massimo di deficit / PIL, vanno ridiscussi e modificati trovando un nuovo assetto con i partner europei. Berlusconi non è riuscito, se mai ne avesse avuto veramente voglia, a farsi ascoltare sul tema. Monti e Letta non ci hanno neanche provato. Ora tocca a Renzi. Qualcuno deve porre il problema sul tavolo a Bruxelles e deve aprire una nuova stagione, dove le scelte di un tempo che non esiste più, vengano ripensate, ridiscusse e riviste in un’ottica che vada a favore dei popoli, della gente comune che tutti i giorni, da cinque anni a questa parte, affronta la fatica di far quadrare i conti e cresce, nel migliore dei modi possibili, i propri figli, che rappresentano il futuro di questa Europa.

Questo passo Renzi deve farlo subito, prima delle elezioni europee di maggio, altrimenti sarà troppo tardi. Renzi deve osare, essere coraggioso come a suo tempo lo fu Craxi. Altrimenti la gente che ora gli dà fiducia, lo giudicherà uguale agli altri politici che l’hanno preceduto. Il suo Governo potrà durare anche sino al 2018, oppure cadere un giorno qualsiasi del 2014, ma anche lui sarà solo ricordato come il sindaco di Firenze che ha voluto provare a fare il più giovane Presidente del Consiglio d’Italia. 

E noi torneremo a pensare a Craxi con nostalgia…





mercoledì 19 febbraio 2014

The Truman Show

C'è qualcosa di nuovo oggi nella politica italiana, anzi d'antico… 

Parafrasando il grande Pascoli, sembra questo l'incipit che contraddistingue il tentativo di Matteo Renzi di formare il nuovo Governo. Partito come innovatore, il rottamatore dei vecchi schemi come delle vecchie nomenclature, il nostro giovane profetico Savonarola rischia di rimanere da solo ad affrontare questa grande sfida. Per ora spiccano i no che ha raccolto dai volti nuovi che avrebbe voluto nella squadra di Governo e i si dei soliti noti e di qualche boiardo di Stato, nuovo forse per un incarico nell’Esecutivo, ma ben noto ai circoli economici e ai salotti della politica che conta. Quindi dove sta il vento nuovo propugnato da Renzi? Mah, per ora nessuna traccia. Aspetteremo, non abbiamo fretta.

Invece un'affermazione del giovane Premier incaricato lascia proprio sbigottiti. E sembra strano che pochi commentatori abbiano colto il lato comico, per non dire tragico, dell’uscita renziana e cioè che il programma del Governo prevede una riforma al mese per i prossimi tre mesi. Si incomincia con marzo, mese della riforma del mercato del lavoro, poi si passa ad aprile, il mese dedicato alla Pubblica Amministrazione. A maggio sarà la volta del Fisco. Per il mese di giugno ci sono ancora dei dubbi da sciogliere su quale abissale problema italiano risolvere. Questo ha promesso Renzi agli italiani. 

Ora, delle due l'una. O siamo di fronte ad un novello Superman e allora perché limitarsi a risolvere un problema al mese. Sfruttiamo la circostanza e chiediamogli anche l'azzeramento delle tasse, i tetti d'oro sulle case e una vacanza pagata per tutti (in fondo ci accontentiamo di poco).

Oppure siamo stati governati sino ad ora da incompetenti, ignoranti e incapaci. Però ci sembra anomala, anche solo dal punto di vista statistico, una così alta concentrazione temporale di inetti proprio alla guida del Governo italiano. Ma possibile che siamo proprio così….

O forse il giovane Renzi, come capita spesso ai leader politici ed ai Premier italiani, è stato travisato dai giornalisti e la sua affermazione, così intrinsecamente e comicamente riformista, si riferiva alla Terra di Mezzo, avendo il nostro appena terminata la lettura del romanzo di Tolkien? Tutto è possibile in questa Italia che assomiglia sempre più ad un grande studio televisivo, dove viene mandato in onda, davanti ai nostri occhi, un programma preregistrato e la vita reale sembra stare altrove, al di fuori della cupola che ci circonda.

Una cosa invece il nuovo Premier non deve fare, prendere in giro gli italiani dicendo che questo sarà un Governo destinato a durare sino alla fine della Legislatura. Come, quando al Governo c’era il suo collega di partito Letta, bisognava urgentemente varare la riforma della Legge elettorale e poi andare a votare per restituire dignità al Parlamento, eletto in maniera illegittima, non dimentichiamolo. Ed ora che al Governo, forse, ci andrà Renzi, si può andare avanti sino al 2018? A noi sfugge qualcosa, a voi no?

La verità è che sono venti anni che noi italiani viviamo all'interno di questo grande set mediatico che è diventato il nostro Paese ed ora, che forse stiamo arrivando alla fine della serie televisiva (perché il produttore ha finito i soldi) ritornare alla vita vera ci fa paura, ma è l’unica cosa che ci salverà. Coraggio Italia!
Ah, dimenticavo: “Buongiorno! E caso mai non vi rivedessi… buon pomeriggio, buonasera e buonanotte!”




venerdì 14 febbraio 2014

La staffetta di San Valentino

Certo, dai politici italiani ci si può aspettare di tutto, ma francamente quello che sta succedendo in queste ore, la cosiddetta staffetta tra il Presidente del Consiglio proveniente dal Partito Democratico, Enrico Letta, e il nuovo candidato Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, proveniente dal Partito Democratico, ha dell’incredibile.

Ma andiamo con ordine. 

Solo un anno fa, il 14 febbraio 2013, Matteo Renzi era il sindaco di Firenze, eletto nel 2009 a 34 anni di età, dopo essere stato, dal 2004 al 2009, Presidente della Provincia di Firenze. Una brillante carriera per un giovane politico italiano, se si considera l’età media della classe dirigente del nostro Paese. Rimanendo nel centro sinistra, ricordiamo che quando il giovane, a detta di tutti, Walter Veltroni fu eletto Segretario politico nazionale del Partito Democratico, nel 2007, aveva 52 anni. E quando si candidò come Premier alle elezioni politiche del 2008, ne aveva 53.

Ancora, quando Prodi divenne Premier la prima volta nel 1996 aveva 57 anni, Berlusconi la prima esperienza da Premier la fece a 58 anni. E sono entrambe personalità che, prima di ottenere la prestigiosa carica politica, ricoprirono ruoli di grande responsabilità, sia economica che politica, in Italia e all’estero, non svolsero solo incarichi amministrativi modesti su base regionale.

Tornando al nostro probabile nuovo candidato Premier, Matteo Renzi, nato l’11 gennaio 1975, il risultato più eclatante l’ha forse ottenuto vincendo le primarie del PD del dicembre 2013 diventando così il nuovo Segretario politico del partito.

Chiariamo un punto: a quelle “elezioni” volontarie indette dal PD per far scegliere al popolo della sinistra il nuovo Segretario del partito votarono 2.797.938 persone in tutta Italia. I dati sono presi dal sito del Partito Democratico. Renzi ottenne 1.887.396 voti (pari al 67,68% dei votanti), Cuperlo 505.800 voti e Civati 395.715 voti, il resto schede nulle. Quindi Matteo Renzi divenne Segretario del PD ottenendo poco più di 1,8 milioni di voti degli italiani. Sapete quanti italiani hanno diritto di voto? Alle elezioni politiche del 2013 (le ultime in ordine di tempo) avevano diritto di voto per la Camera dei Deputati num. 26.088.170 donne e num. 24.361.809 uomini per un totale di 50.449.979 italiani. Quanti italiani hanno votato per Renzi Segretario del PD? Il 3,7% degli aventi diritto alle elezioni politiche. Se Renzi fondasse un suo partito politico, con il nuovo sistema elettorale che lui stesso sta portando avanti insieme a Forza Italia, il renzellum, non supererebbe lo sbarramento del 4%. 

E questo personaggio, simpatico per carità, come lo sono tutti i toscani per quel loro accento tipico che risulta accattivante, ha deciso di far cadere una personalità degna di stima e rispetto come Enrico Letta, tra l’altro politico del suo stesso partito, per occupare il suo posto di Primo Ministro a che titolo? In cosa Matteo Renzi dovrebbe essere migliore di Enrico Letta? Sono questi i punti che non riescono a convincere gli italiani che assistono basiti a questo cambio in corsa di un Premier e di un Governo che, ricordiamolo, erano in carica da neanche un anno e che comunque si erano fissati un obbiettivo temporale massimo di un nuovo anno, per portare a termine quelle riforme minime di cui l’Italia ha bisogno, da venti anni, per poi portare il popolo alle urne. 

Ma siamo proprio sicuri che il giovane Renzi abbia le capacità e le competenze per ricoprire un ruolo così importante? L’Italia non è Firenze e la politica di Roma non è la Segreteria del PD. Questo Renzi sicuramente lo sa, ma quello che vorrebbero sapere gli italiani è: se fallisse anche lui, cosa ci rimane? Del resto non si capisce in cosa il Parlamento attuale potrebbe aiutare il nuovo Governo a guida Renzi che non avesse potuto fare con il Governo Letta.

Tra l’altro è vero che il Governo Letta è stato voluto da Giorgio Napolitano dopo la sua rielezione, ma è stato pur sempre un Governo derivato dal risultato elettorale. Quello di Renzi sarebbe un Governo pastrocchio venuto fuori da beghe interne del PD e alla lunga, in politica, i vizi di partenza vengono al pettine. Oltretutto, dopo la sentenza della Consulta che ha eliminato il Porcellum, il Parlamento stesso risulta nominato in modo illegittimo e, per decenza, andrebbe rapidamente sostituito. Quindi il programma del Governo Letta, se fosse stato attuato con convinzione da tutti i partiti che lo hanno appoggiato, in primis dal PD, poteva andare benissimo. In questo 2014 avrebbe potuto portare a termine le riforme e nel 2015 si sarebbe andati a votare tranquillamente. 

Adesso Renzi si trova a dover per forza portare avanti e chiudere le principali riforme, nella duplice veste di Premier e di Segretario del PD e non è detto che il doppio incarico giochi a suo vantaggio. Inoltre sulla legge elettorale dovrà scendere a patti con Berlusconi, mentre sul Governo dovrà dialogare per forza con il Nuovo Centro Destra e con Scelta Civica e non è scontato che gli interessi degli altri partiti coincidano con quanto ha in mente il nuovo Premier. 

Ma noi auguriamo ogni bene al giovane Premier, sempre che il Presidente Napolitano all’ultimo ci ripensi e decida di non affidare l’incarico al nipotino. Noi comunque al futuro Premier Renzi auguriamo di riuscire a portare l’Italia fuori dal pantano e di proseguire nella sua brillante e fulgida carriera. A quando la Presidenza della Commissione Europea, caro Matteo? 

Al dimissionato Enrico Letta, che ringraziamo per la serietà e l’impegno dimostrati in questi dieci mesi, vogliamo solo ricordare, immaginando comunque che non lo possa consolare, la seguente frase di Joseph Conrad : “Tradire. Parola grossa. Che significa tradimento? Di un uomo si dice che ha tradito il paese, gli amici, l’innamorata. In realtà l’unica cosa che l’uomo può tradire è la sua coscienza.”
Beato è l’uomo quindi che non tradisce l’amico e se stesso.
Prosit.