Una giornata da ricordare...
giovedì 25 aprile 2013
mercoledì 24 aprile 2013
A tu per tu con: Danilo Zappa
Danilo Zappa è Private Banker presso uno dei più importanti Gruppi Bancari a livello nazionale.
Dal 2009 dedica il suo tempo libero alla sua grande passione, il calcio, allenando la squadra “Open” della SAMZ (Parrocchia di Sant’Antonio Maria Zaccaria di Milano).
D.: Danilo, come nasce la passione per il calcio e quella di allenare i giovani?
R.: Sono nato il 25/10/1954 e la passione per il calcio ha visto la luce la mattina del 26/10/1954. Da sempre ho giocato a calcio appena possibile. Cortili,strade o campi veri non faceva differenza,ho sempre mangiato "pan e balùn" come diceva la mia povera nonna. Una passionaccia che mi ha dato anche la soddisfazione di vincere un Campionato Italiano di categoria UISP nel 1981/82 e di arrivare secondo perdendo ai rigori l'anno dopo. La squadra era quella della Bracco e...giravano anche dei bei soldini!
Bei tempi!
Il ruolo di allenatore è nato il 10/11/1989 quando mia moglie ha dato alla luce Davide e si è temprato e consolidato il 25/11/1993 quando è nato Stefano.
Oh Signore,due maschi quindi solo calcio! Parole della Sig.ra Zappa...
In effetti allenare la SAMZ è scaturito da una richiesta specifica dei ragazzi.
Giocavano insieme all'oratorio a 9-10 anni (sono tutti '88 e '89) poi si sono dispersi nelle varie squadrette di quartiere.
Quattro anni fa (ormai quasi cinque) a giugno mi arriva la richiesta esplicita:"Vuoi fare ancora il nostro allenatore? Sei l'unico che ha dimostrato di capirci qualcosa riguardo questo gioco".
Troppo buoni e tanto cari. Ho accettato.
Abbiamo cominciato un po' in sordina ma,anno dopo anno,abbiamo sempre migliorato la posizione finale in classifica senza mai perdere di vista i valori essenziali di gruppo e amicizia.
Con me giocano tutti a prescindere dal valore tecnico. La più grossa soddisfazione che abbiamo avuto, condivisa con Don Martino,è quella che la mia squadra ha fatto da "locomotore trainante" per lo sviluppo del calcio alla Samz da dove era letteralmente sparito per 10 anni prima che ricominciassi io con i miei ragazzi.
Da allora,anno dopo anno,le squadre sono sempre aumentate di numero e con l'avvento del nuovo campo in sintetico (giugno 2012) abbiamo toccato l'attuale record di 6 squadre ufficiali.
Open,Top-Junior,Juniores,Under 13,Under 11 e Under 10.
Finalmente la Samz, da quest'anno,ha riaperto le porte alle "piccole leve",alle giovanissime generazioni.
D - In questi anni cosa ti ha più colpito nei ragazzi che vengono ad allenarsi e sognano di diventare magari dei campioni?
R.: Da noi nessuno arriva a giocare a calcio per diventare un campione. Se lo fosse, tecnicamente e volitivamente, non sarebbe qui... A noi interessa il messaggio che riusciamo a dare alla nostra comunità anche attraverso lo sport. Il nostro è un tipo di sport strano,altamente alternativo che cerca di far sentire il singolo parte integrante del gruppo,della squadra di appartenenza a prescindere dalle qualità calcistiche possedute.
Anche a costo di non vincere per portare avanti questa idea. Per esempio,seguendo questa traccia,ai miei allenamenti mancano sempre in media tre/quattro ragazzi su 18 per motivi di lavoro o di studio,non per mancanza di voglia o per delusione sportiva. E gestire 18 unità quando la partita ti permette di schierare 7 giocatori più 5 rincalzi alla volta non è proprio semplicissimo. Eppure non abbiamo mai avuto uno screzio o un litigio pesante. Qualche discussione si,ci mancherebbe,non siamo certo tutti uguali e io sono...abbastanza vulcanico. Se poi penso di aver ragione e sono condiviso e supportato da altri, apriti cielo!
D. Danilo, raccontaci come è stata l'esperienza di giocare all'interno del carcere di san Vittore e come è nata l'occasione ?
R.: Quest'anno abbiamo anche avuto la "doppia opportunità" di giocare all'interno di S. Vittore. Doppia perché loro,ovviamente,non possono andare in trasferta...
Abbiamo avuto questa occasione e l'abbiamo accettata (molte altre squadre si sono rifiutate di giocare in carcere) nonostante le grosse difficoltà morali e burocratiche da superare. L'abbiamo fatto soprattutto perché pensavamo di poter regalare un paio d'ore di felicità a ragazzi che,sebbene abbiano sbagliato,restano sempre ragazzi con le loro paure e con le loro poche certezze.
E' stata una sensazione strana,diversa,anche di timore all'inizio. Poi però,parlando e incontrando il gruppo dei ragazzi carcerati,ci siamo resi conto di quanto siano fortunati i miei ragazzi che hanno tutti una famiglia alle spalle. Una famiglia con la "F" maiuscola a prescindere dal reddito di ciascun padre e di ciascuna madre,una famiglia sempre "presente".
D.: Danilo, tu sei padre di due ragazzi ormai già adulti, come genitore / educatore vuoi lasciare un pensiero ai ragazzi che ancora devono scegliere la propria strada e stanno vivendo in questi tempi così difficili soprattutto per i giovani ?
R.: Torno un attimo sul ruolo di allenatore che deve essere prima di tutto quello di educatore.
Senza strafare o stravolgere il proprio carattere,basta avere un minimo di moderazione nel linguaggio,nei gesti e nelle reazioni durante le partite.
Ti assicuro che spesso gli altri allenatori non sono e non la pensano così.
A volte vorresti strangolare un arbitro o un avversario per decisioni insulse o falli cattivi e gratuiti,ma poi deve sempre prevalere il buon senso,l'educazione ed il senso civico.
Come "allenatore dei grandi" godi sempre di un certo carisma agli occhi dei giocatori più giovani ed a quelli dei bambini che ti vedono e ti "sentono" all'opera. Devi essere prima di tutto un esempio per tutti.
Ai ragazzi che potranno o vorranno leggere questa mia piccola intervista,suggerisco e soprattutto auguro,di vivere l'esperienza sportiva propria allo stesso modo di come la stanno vivendo i miei ragazzi,i miei giocatori.
Uniti,educati e amici in qualunque caso.
I "miei ragazzi" sanno di essere un po' anche "miei figli" e quindi possono contare su di me anche al di fuori del perimetro del campo di calcio.
Grazie Danilo.
domenica 21 aprile 2013
Il nuovo che avanza: e dopo Giorgio, Mario (Monti) ?
A circa due mesi dalle elezioni politiche, i segnali di cambiamento politico – istituzionale richiesti dal popolo italiano con l’esito delle votazioni sono sotto gli occhi di tutti . Non abbiamo ancora un nuovo Governo che incominci ad affrontare la grave situazione economica e sociale che stiamo attraversando, ma in compenso abbiamo un nuovo Presidente della Repubblica: Giorgio Napolitano, chiamato per la prima volta nella storia repubblicana a rimanere sul Colle per (teoricamente) quattordici anni. Quando scadrà il suo secondo mandato, il Presidente compirà novantaquattro anni. Se ben ricordo, neanche i Segretari del Plenum del Soviet Supremo dell’ormai misconosciuta Unione Sovietica restarono in carica sino a questa età.
Intendiamoci, tanto di cappello al Presidente Napolitano.
La sua elezione è stata perfettamente legittima, costituzionalmente ineccepibile e chi grida al golpe anche questa volta ha perso un’occasione per pensare prima di parlare.
Il problema è politico e riguarda tutte le forze presenti in Parlamento.
Per i Democratici l’elezione di Napolitano certifica in diretta TV la divisione ormai insanabile tra le componenti che hanno creato il PD. Bersani ha le sue colpe (e infatti si è dimesso) ma tutti i capi bastone che hanno agito nell’ombra (dall’Italia, dall’Africa o dalla Cina) portano seco la medesima responsabilità che dice una cosa sola nei fatti: i problemi degli italiani vengono dopo l’egemonia del proprio gruppo all’interno del partito. Vedremo al prossimo congresso se la base ridarà la fiducia a questi Lazzaro oppure deciderà di voltare pagina definitivamente.
Il M5S in questi due mesi non ha ottenuto nulla rispetto a ciò cui poteva aspirare in base ai voti ricevuti dagli elettori. Grillo è un grande uomo di spettacolo e infatti in tutte le piazze dove ha portato il suo tour ha fatto il pieno, ma, come politico, di strada deve ancora compierne parecchia. Quando una forza politica siede in parlamento, per ottenere un risultato favorevole alla propria parte deve per forza cercare un accordo con le parti politiche più vicine alla propria, altrimenti i casi sono due: o non si ottiene nulla (e allora non si capisce perché si è deciso di sedere in parlamento) oppure non siamo in democrazia.
Berlusconi e il PDL in apparenza sono quelli che hanno ottenuto una vittoria in questa fase, avendo da sempre optato per una scelta di grandi intese, di santa alleanza per il bene del Paese con la creazione di un governo trasversale politico al posto di quello tecnico guidato da Monti. Ma ora che questa soluzione si avvicina con l’elezione di Napolitano, Berlusconi sa benissimo che se si andasse subito a votare il PDL molto probabilmente avrebbe la maggioranza nel Paese (anche per l’auto distruzione del PD) e la tentazione di sfilarsi da questo governo di larghe intese è fortissima. Vedremo nei prossimi giorni quale strada il PDL deciderà di percorrere.
Scelta Civica con il professor Monti si appresta a vivere un ritorno di fiamma insperato. Un governo di larghe intese vedrebbe sicuramente i moschettieri del Presidente in prima fila e magari il senatore Mario Monti (ora politico a pieno titolo in quanto a capo di un partito democraticamente eletto) potrebbe essere chiamato a far parte di un governo politico di unità nazionale, cosa impossibile sino a ieri.
E gli italiani? A noi popolo italiano non ci rimane altro, a questo punto, che rivolgerci al nostro Presidente democraticamente eletto dai parlamentari e chiedergli una sola cosa: imponga, Signor Presidente a questi pseudo leader politici di mettersi subito d’accordo per costituire un Governo. Affronti, questo Governo, subito senza indugi la situazione economica e dica alle istituzioni europee competenti che la gestione della crisi come fatta sino ad ora non va bene perché soffoca la crescita. Dia, questo Governo, agli italiani una nuova legge elettorale permettendo all’elettore la scelta del proprio rappresentante in parlamento.
E dopo, Signor Presidente, verificato che questi due compiti siano stati eseguiti, sciolga le Camere e ci rimandi a votare.
Grazie Signor Presidente.
domenica 14 aprile 2013
Il Paradiso alla porta
Risulta difficile sintetizzare nelle quaranta righe di una pagina word (lo spazio che mi sono imposto per ogni recensione che pubblico sul blog) il contenuto dell’ultimo saggio del filosofo francese Fabrice Hadjadj, Il Paradiso alla porta, edito in Italia da Lindau.
A chi si rivolge il filosofo? A tutti noi, pellegrini erranti su questa terra. Chi, almeno una volta nella vita, non si è mai chiesto che fine farà dopo la morte? La domanda è una di quelle classiche sulla quale i filosofi sono al lavoro da millenni.
Ebbene, Hadjadj propone la risposta cristiana, il Paradiso, e ne descrive, per quello che un essere umano può descrivere, gli elementi costitutivi, il contenuto, lo spazio e i confini utilizzando i riferimenti dell’arte, della poesia, della musica, della letteratura e chiaramente della filosofia.
E’ un’opera che mostra la maturità raggiunta dal pensiero di questo ancor giovane filosofo convertitosi al cristianesimo in età adulta e per questo, forse, ancor più entusiasta della novità, della buona novella che lo ha raggiunto per grazia e lo ha convertito affascinando la ragione e il cuore.
Gioia, tempo ritrovato, consolazione, eternità, relazione, canto sono solo alcune delle parole che troviamo nel saggio e che contribuiscono a disegnare il Paradiso ai nostri occhi e alle nostre orecchie. La prima parte dell’opera è dedicata a coloro che, nella storia, hanno pensato di portare il Paradiso sulla terra senza comprendere che il Paradiso esiste, consiste in un’altra dimensione. Il tentativo di attuare il Paradiso sulla terra ha generato unicamente orrori e dolori ai popoli che lo hanno dovuto subire.
Le considerazioni sul Paradiso che ci propone Hadjadj sono rivoluzionarie così come è stata rivoluzionaria la venuta di Cristo sulla terra. Il popolo aspettava la venuta di un re che lo liberasse dal dominio di Roma ed è arrivato il Figlio di Dio che si è lasciato mettere in croce per la salvezza di tutto il creato. Commoventi le pagine in cui il filosofo descrive e commenta l’episodio di Disma il buon malfattore, che chiede sulla croce: Gesù ricordati di me… e Gesù che gli risponde: “Oggi, TU sarai con ME in Paradiso”. Paradiso, luogo di relazione, TU con ME.
Nell’ultima parte dell’opera Hadjadj pone le basi di quella che chiama la fisica eucaristica. Sono considerazioni personali che meritano una riflessione attenta e suscitano sicuramente interesse e meraviglia.
Il Paradiso alla Porta, saggio su una gioia scomoda, come sottotitola lo stesso autore, è un’opera complessa, che pone al centro il Paradiso visto, scrive l’autore: “come un orizzonte di fecondità traboccante e non un sogno sterilizzatore”. Di questa fecondità traboccante l’opera è colma.
Quello che colpisce il lettore, a volte perso nei riferimenti letterari e filosofici proposti dall’autore, è la bellezza che rimane come fosse realtà concreta dopo aver terminato la lettura della singola pagina e del capitolo intero. Ma forse questa bellezza permane perché scopriamo che è il Paradiso ad essere attraente.
In conclusione, come scrisse Don Luigi Giussani: “Gesù si rivolge a noi, si fa incontro per noi chiedendoci una sola cosa: non “cosa hai fatto?” , ma “mi ami?”.
Dell’amore di Cristo è ricolmo il Paradiso descritto da Hadjadj nel suo saggio.
Fabrice Hadjadj, Il Paradiso alla porta, Lindau srl, Torino – prima ed. febbraio 2013
sabato 13 aprile 2013
I veri Saggi
In questi giorni abbiamo riletto cosa hanno scritto due
grandi Saggi.
Il primo:
“Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, ad
offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo
il vostro culto spirituale. Non conformatevi alla mentalità di questo secolo,
ma trasformatevi rinnovando la vostra mente, per poter discernere la volontà di
Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto. Per la grazia che mi è stata concessa, io dico
a ciascuno di voi: non valutatevi più di quanto è conveniente valutarsi, ma
valutatevi in maniera da avere di voi una giusta valutazione, ciascuno secondo
la misura di fede che Dio gli ha dato. Poiché, come in un solo corpo abbiamo
molte membra e queste membra non hanno tutte la medesima funzione, così anche
noi, pur essendo molti, siamo un solo corpo in Cristo e ciascuno per la sua
parte siamo membra gli uni degli altri. Abbiamo pertanto doni diversi secondo
la grazia data a ciascuno di noi. Chi ha il dono della profezia la eserciti
secondo la misura della fede; chi ha un ministero attenda al ministero; chi
l'insegnamento, all'insegnamento; chi l'esortazione, all'esortazione. Chi dà,
lo faccia con semplicità; chi presiede, lo faccia con diligenza; chi fa opere
di misericordia, le compia con gioia.
La carità non abbia finzioni: fuggite il male con orrore,
attaccatevi al bene; amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno, gareggiate
nello stimarvi a vicenda. Non siate pigri nello zelo; siate invece ferventi
nello spirito, servite il Signore. Siate
lieti nella speranza, forti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera,
solleciti per le necessità dei fratelli, premurosi nell'ospitalità. Benedite
coloro che vi perseguitano, benedite e non maledite. Rallegratevi con quelli
che sono nella gioia, piangete con quelli che sono nel pianto.
Abbiate i medesimi sentimenti gli uni verso gli altri; non
aspirate a cose troppo alte, piegatevi invece a quelle umili. Non fatevi
un'idea troppo alta di voi stessi. Non rendete a nessuno male per male. Cercate
di compiere il bene davanti a tutti gli uomini. Se possibile, per quanto questo dipende da
voi, vivete in pace con tutti. Non
fatevi giustizia da voi stessi, carissimi, ma lasciate fare all'ira divina. Sta
scritto infatti: A me la vendetta, sono io che ricambierò, dice il Signore. Al contrario, se il tuo nemico ha fame, dagli
da mangiare; se ha sete, dagli da bere: facendo questo, infatti, ammasserai
carboni ardenti sopra il suo capo. Non lasciarti vincere dal male, ma vinci con
il bene il male. “
Il secondo Saggio ha scritto:
“Se riesci a tenere la testa a posto quando tutti intorno a
te
L'hanno persa e danno la colpa a te,
Se puoi avere fiducia in te stesso quando tutti dubitano di
te,
Ma prendi in considerazione anche i loro dubbi.
Se sai aspettare senza stancarti dell'attesa,
O essendo calunniato, non ricambiare con calunnie,
O essendo odiato, non dare spazio all'odio,
Senza tuttavia sembrare troppo buono, né parlare troppo da
saggio;
Se puoi sognare, senza fare dei sogni i tuoi padroni;
Se puoi pensare, senza fare dei pensieri il tuo scopo,
Se sai incontrarti con il Trionfo e la Rovina
E trattare questi due impostori allo stesso modo.
Se riesci a sopportare di sentire la verità che hai detto
Distorta da furfanti per ingannare gli sciocchi,
O guardare le cose per le quali hai dato la vita, distrutte,
E piegarti a ricostruirle con strumenti logori.
Se puoi fare un solo mucchio di tutte le tue fortune
E rischiarlo in un unico lancio a testa e croce,
E perdere, e ricominciare dal principio
e non dire mai una parola sulla tua perdita.
Se sai costringere il tuo cuore, tendini e nervi
A servire al tuo scopo quando sono da tempo sfiniti,
E a tenere duro quando in te non c'è più nulla
Tranne la Volontà che dice loro: "Tenete duro!"
Se riesci a parlare alle folle e conservare la tua virtù,
O passeggiare con i Re, senza perdere il contatto con il
popolo,
Se non possono ferirti né i nemici né gli amici affettuosi,
Se per te ogni persona conta, ma nessuno troppo.
Se riesci a riempire ogni inesorabile minuto
Dando valore ad ognuno dei sessanta secondi,
Tua è la Terra e tutto ciò che è in essa,
E — quel che più conta — sarai un Uomo, figlio mio!
Come avete intuito, non parliamo di quello che hanno scritto
i saggi scelti da Napolitano, ma di quanto scritto duemila anni fa da san
Paolo e nel 1895 dallo scrittore Joseph Rudyard Kipling.
Vedere in questi giorni come i quattro leader dei maggiori
schieramenti politici, Berlusconi, Bersani, Monti e Grillo si stanno
comportando rispetto alla grave crisi politica ed economica che attanaglia il Paese lascia
sconcertati, senza parole.
Il Presidente Napolitano, anziché nominare una doppia
commissione con dieci saggi avrebbe fatto meglio a fotocopiare e distribuire ai
quattro leader politici i testi sopra riportati.
Chissà, forse il cuore di
qualcuno di loro avrebbe potuto riprendere a pulsare.
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