Ci sono persone così povere che l'unica cosa che hanno sono i soldi.

Santa Madre Teresa di Calcutta

martedì 22 maggio 2012

Pillole elettorali

La politica si fa con i numeri.  Questa sera, per commentare i risultati delle elezioni amministrative italiane di questo maggio 2012 ( V anno di crisi) userò una sola percentuale: il 60% degli aventi diritto al voto non si sono recati alle urne. Significa che sei italiani su dieci hanno ritenuto di non avere una motivazione valida per esprimere il proprio voto in elezioni amministrative, dove di solito è più forte l’interesse e il legame che unisce il cittadino al proprio territorio. Proviamo ad immaginare quale sarà l’affluenza alle urne per le elezioni politiche in prospettiva tra un anno?  A meno che… a meno che i leaders dei partiti politici non aprano gli occhi in zona cesarini e in questi pochi mesi che mancano alla prossima campagna elettorale non facciano tre cose.
Primo: cambiare la legge elettorale e permettere ai cittadini di scegliere con la preferenza il proprio candidato, il quale sarebbe auspicabile non abbia alcun tipo di pendenze in corso con la giustizia (qui si fa appello al senso dello Stato dei partiti politici).
Secondo: ridurre il numero dei parlamentari da eleggere ampliando l’estensione territoriale dei collegi elettorali. E’ una riforma costituzionale che abbiamo visto questo Parlamento riesce a fare benissimo se vuole (vedasi inserimento del pareggio di bilancio nella Carta Costituzionale votato in aprile).
Terzo: dalle prossime elezioni politiche ridurre il rimborso elettorale, collegandolo sia alle spese effettivamente sostenute dai partiti e sia in misura proporzionale al numero dei voti ottenuti, fissando però un tetto massimo ai rimborsi. Il resto è auto finanziamento non a carico delle casse pubbliche. Le spese poi dovranno essere verificate da un organismo al di sopra di ogni sospetto (es. la Corte dei Conti).
Chiedere di più, visti i tempi stretti, a questo Parlamento di “prescelti”, francamente sarebbe irrealistico. Ma tant’è, se i nostri rappresentanti riuscissero almeno a portare a termine queste tre piccole grandi riforme, forse potrebbero recuperare il legame con gli elettori che sono stati a guardare in questa tornata elettorale. Il leader PDL Alfano ha dichiarato che gli italiani aspettano una nuova offerta politica: verissimo. Allora perché non provare ad offrirla loro portando avanti queste tre riforme, finchè c’è il tempo per parlarne e discuterne con gli altri leaders politici?  Perché una cosa è certa: se ciò non venisse fatto, tutti i partiti sarebbero travolti dal voto politico, sia che si voti in autunno sia che si voti la prossima primavera. E allora forse si aprirebbero scenari del tutto imprevedibili…


 
foto di Andrea Todeschini

venerdì 18 maggio 2012

Translation of the post of May, 15

Storytelling: the path of humanization

I just finished reading an interesting essay by Massimo Diana entitled "Narrare - perchè e come raccontare le storie ai bambini".

The book contains the articles that appeared in the last three school years 2008/2009/2010 and 2011 in the journal The time religion.

The result was a work very interesting for us as parents, to teachers, but also for those who want to deepen existing ties and connections between telling a story, a fable and the human being, adult or child.

The author writes at the beginning of the book: "We can, in general, include all the stories and narratives of humanity as simultaneously a way to God, the afterlife, the world of sense and meaning, the Absolute , but also a path to his own humanity: narratives are paths of humanization. They teach that change is possible, that men and women become the best you can and will be affordable to one and all. "

But what they talk about the stories? What are the eternal and universal problems that all of us, men or women, sooner or later we meet in our lifetime? Two are by the author, in the final analysis, the topics covered in the narratives: learning to love and be prepared to die. Since the volume of this central topic delves into the cultural implications, providing acute psychological and historical reflections and different points of view that educate us to open our eyes to new thoughts. There are several examples taken from the Bible, from literature, cinema and from ancient myths to better describe the concepts.

Besides the title, the book is intended for all educators, professionals and vocation. What does it mean to educate, then, would the end of the work the author? Diana's answer: "it means helping to imagine otherwise. This is the great nobility and human dignity: it is always possible in any situation, to imagine otherwise, that is, seeing things from another perspective and gain a new view of reality. "It is certainly not, to my way of seeing things, a comprehensive definition of the term education, but it is a good starting point for all.

For those wishing to read the work (reading that Board):
Massimo Diana, ",Narrare - perchè e come raccontare le storie ai bambini" publisher Elledici, Turin 2011







martedì 15 maggio 2012

Narrare: percorso di umanizzazione

Ho appena terminato di leggere l’interessante saggio di Massimo Diana dal titolo: “ Narrare: perché e come raccontare le storie ai bambini” .
Il libro raccoglie gli articoli apparsi negli ultimi tre anni scolastici 2008 / 2009 /2010 e 2011 sulla rivista L’Ora di religione.
Ne è uscita un’opera davvero interessante per noi genitori, per gli insegnanti, ma anche per tutti coloro che vogliono approfondire i legami e le connessioni esistenti tra il raccontare una storia, una favola e l’essere umano, adulto o bambino che sia.   
Scrive l’autore all’inizio del libro: “Possiamo, in generale, comprendere tutte le storie e le narrazioni dell’umanità come, contemporaneamente, una via a Dio, al mondo ultraterreno, al  mondo del senso e del significato, all’Assoluto, ma anche una via alla propria umanità: le narrazioni sono percorsi di umanizzazione. Esse insegnano che cambiare è possibile, che diventare uomini o donne migliori è possibile ed è alla portata di tutti e di ciascuno.”
Ma di cosa parlano le narrazioni? Quali sono gli eterni e universali problemi che tutti noi, uomini o donne, prima o poi incontriamo nel corso della nostra vita?  Due sono, per l’autore, in ultima analisi i temi trattati  nelle narrazioni:  imparare ad amare e prepararsi a morire. Dall’introduzione di questo argomento centrale  il volume si addentra nei risvolti culturali, psicologici e storici fornendo acute riflessioni e diversi punti di vista che ci educano ad aprire lo sguardo verso nuovi pensieri. Non mancano esempi presi dalla Bibbia, dalla letteratura, dal cinema e dai miti arcaici per meglio descrivere i concetti esposti.
Oltre il titolo, il volume si rivolge agli educatori tutti, professionisti e per vocazione.  Cosa vuol dire educare allora, si chiede alla fine dell'opera l’autore?  Ecco la risposta di Diana:  “vuol dire aiutare a immaginare altrimenti. Questa è la grande nobiltà e dignità umana: che è sempre possibile in qualunque situazione, immaginare altrimenti, cioè vedere le cose da un’altra prospettiva e acquisire un nuovo sguardo sulla realtà”.
Non è certamente, a mio modo di vedere le cose, una definizione esaustiva del termine educazione, ma è comunque un buon punto di partenza, per tutti.

Per chi volesse leggere l’opera (lettura che consiglio) :

Massimo Diana, “Narrare – perché e come raccontare le storie ai bambini” Editrice Elledici, Torino 2011


   

mercoledì 9 maggio 2012

Translation of the post of May, 8

Web, is a land of mission?


In March 2012, released the new work of Antonio Spadaro: Cyberteologia, subtitled think Christianity at the time of the network. With this Spadaro confirmed among the leading scholars of Italian relationships between the w.w.w. and the Christian religion, between the network and Catholic theology, that is, universal, like the network.

In just over a hundred and thirty pages, the Jesuit Director of "The Catholic Civilization" analyzes the changes that will inevitably set in the way we think and act by the emergence of the network. "The network" Spadaro writes in the introduction, "is not a tool, but an environment in which we live." ... "And if we have a smartphone in your pocket are always turned into the net."The question is, if the network changes the way we think, change, or has already changed, even the way we live our faith? From this incipit starts deep analysis, shrill, and the original author.

They declined the "paradigms" that characterize the network and that at the time, they determine the development: search engines, vision shuffle, the push and the pull, applications and so on Instapaper.What Spadaro interested in highlighting is that "the challenge is not to be so well how to use the network, as often believed, but how to live well at the time of the network. In this sense the network is not a new means of evangelization, but above all an environment in which faith is called to speak not as a mere desire to be present, but for a connatural of Christianity with the lives of men '"(p. 22).

What kind of church is on line? A Church liquid, without authority, a church hub? Spadaro, while sensitive to the news that the network carries, remains in communion with what the Church has always taught to men-that it is impossible that virtual reality will replace the real experience of a Christian community visible and historical, as well as you can not experiment on the net the sacraments and liturgical celebrations. In the book are many references to Vatican documents that testify to this.

What emerges from the pages of the book is the love that the Church leads to creation, created by God, and desire that nothing remains unexplored and forgotten. It follows that the Christian is called to bear witness to the glory of God in the network and the living answer to the needs of man which is Christ. In this sense, the concept of "witness" and "witness" in the network deserves serious consideration by every Christian who surf the web.

To conclude: "The digital culture poses new challenges to our ability to speak and listen to a symbolic language that speaks of transcendence. Jesus in proclaiming the Kingdom has been able to use elements of the culture and environment of his time: the flock, the fields, the banquet, the seeds and so on. Today we are called to discover, even in digital culture, symbols and metaphors meaningful for people who can help in speaking of the Kingdom of God to modern man. " This book is an exaltation, in the sense of appreciation, the positive aspects that are in the network and is written with so much passion for the genius of the man who created the w.w.w. new frontier, new ground for the Christian mission of the twenty-first century.An extensive bibliography complete the work further demonstrates that, if ever it were needed, the importance of this work that brings with it the gift of synthesis.

For those interested in reading (recommended):
Antonio Spadaro, Cyberteologia, Casa Editrice Vita e Pensiero- Milan 2012

martedì 8 maggio 2012

Web terra di missione?

Nel mese di marzo 2012 è uscito il nuovo lavoro di Antonio Spadaro: Cyberteologia, sottotitolo: pensare il cristianesimo al tempo della rete. Con quest’opera Spadaro si conferma tra i principali studiosi italiani dei rapporti tra il w.w.w. e la religione cristiana, tra la rete e la teologia cattolica, cioè universale, come la rete.
In poco più di centotrenta pagine il gesuita direttore de “La Civiltà Cattolica” analizza i cambiamenti che inevitabilmente sono intervenuti nel nostro modo di pensare e di agire dall’affermarsi della rete.   “La rete” scrive Spadaro nell’introduzione, “non è uno strumento, ma un ambiente nel quale noi viviamo”. …”E se abbiamo uno smartphone acceso in tasca siamo sempre dentro la rete”.
La domanda quindi è, se la rete cambia il nostro modo di pensare, cambierà , o è già cambiato, anche il nostro modo di vivere la fede? Da questo incipit prende avvio l’analisi profonda, acuta e originale dell’autore. Vengono declinati i “paradigmi” che caratterizzano la rete e che, al momento, ne determinano lo sviluppo: i motori di ricerca, la visione shuffle, il sistema push e quello pull, le applicazioni Instapaper  e così via.   
Ciò che a Spadaro interessa mettere in luce è che “la sfida dunque non deve essere come usare bene la rete,  come spesso si crede, ma come vivere bene al tempo della rete. In questo senso la rete  non è un nuovo mezzo di evangelizzazione, ma innanzi tutto un contesto in cui la fede è chiamata ad esprimersi non per una mera volontà di presenza, ma per una connaturalità  del cristianesimo  con la vita degli uomini”” (pag. 22).
Che tipo di Chiesa è presente in rete? Una Chiesa liquida, senza autorità, una Chiesa hub?  Spadaro, pur sensibile alle novità che la rete porta con sé, rimane in comunione a ciò che la Chiesa da sempre insegna agli uomini e cioè che è impossibile che la realtà virtuale sostituisca l’esperienza reale di una comunità cristiana visibile e storica, così come non è possibile sperimentare in rete i sacramenti e le celebrazioni liturgiche. Nel libro sono molteplici i riferimenti a documenti vaticani che testimoniano ciò.
Quello che emerge dalle pagine del libro è l’amore che la Chiesa porta al creato, creato da Dio, e il desiderio che nulla rimanga inesplorato e dimenticato. Ne consegue che il cristiano è chiamato a testimoniare anche nella rete la gloria di Dio e la risposta vivente ai bisogni dell’uomo che è Cristo.   In questo senso il concetto di “testimone” e “testimonianza” nella rete merita una seria riflessione da parte di ogni cristiano che naviga nel web.
Per concludere: “La cultura digitale pone nuove sfide alla nostra capacità di parlare e di ascoltare un linguaggio simbolico che parli della trascendenza. Gesù stesso nell’annuncio del Regno ha saputo utilizzare elementi della cultura e dell’ambiente del suo tempo: il gregge, i campi, il banchetto, i semi e così via. Oggi siamo chiamati a scoprire, anche nella cultura digitale, simboli e metafore significative per le persone che possono essere di aiuto nel parlare del Regno di Dio all’uomo contemporaneo”.  Questo libro è un’esaltazione, nel senso di valorizzazione, degli aspetti positivi che si trovano nella rete ed è scritto con tanta passione per l’ingegno dell’uomo che ha creato il w.w.w. , nuova frontiera, nuova terra di missione per il cristiano del ventunesimo secolo.
Completa l’opera una ricca Bibliografia che testimonia ulteriormente, se mai ce ne fosse bisogno, l’importanza di quest’opera che porta seco anche il dono della sintesi.

Per chi fosse interessato alla lettura (consigliata):
Antonio Spadaro, Cyberteologia , Casa Editrice Vita e Pensiero – Milano 2012