Ci sono persone così povere che l'unica cosa che hanno sono i soldi.

Santa Madre Teresa di Calcutta

sabato 31 maggio 2014

Mala Tempora

Da poche settimane è uscito il nuovo romanzo di Fabrizio Carcano, il giornalista scrittore da alcuni soprannominato il Dan Brown milanese, dal titolo “Mala Tempora”.

Ritroviamo subito i personaggi che abbiamo imparato ad amare nei due precedenti romanzi, Gli angeli di Lucifero e La tela dell’Eretico, il capo della Squadra Omicidi Bruno Ardigò e il giornalista, amico – rivale, Federico Malerba impegnati in una serie di delitti di giovani donne nella torrida estate milanese del 2013.

Nel romanzo sono presenti i temi cari all'autore che ce lo hanno fatto conoscere come il maestro del romanzo giallo a sfondo storico – esoterico. Caratteristica del Carcano è quella infatti di riuscire a creare un legame emotivamente forte tra le indagini su omicidi dei nostri tempi che rimandano, per qualche ragione che via via si palesa nel corso della lettura, ad altri delitti compiuti a Milano da personaggi vissuti in secoli precedenti. Il tutto avvolto da un alone di misteri e riti segreti che rendono ancora più intrigante la trama e la lettura.

Non riveleremo certo qui il finale della storia che, per inciso, si svelerà al lettore, come in ogni buon giallo, solo nelle ultime pagine, ma possiamo aggiungere un’ultima annotazione prima di lasciarvi alla lettura: l’amore dell’autore, vero e intenso che traspare in ogni pagina del libro, verso Milano, quella di oggi e quella di ieri. 

La città è raccontata nei suoi angoli più conosciuti e nelle sue viuzze meno note. L'autore la rende più amabile di quello che appare agli stessi milanesi, come il sottoscritto, abituati ad usarla ogni mattina, a scivolarle accanto, a sfiorarla ma non ad osservarla con attenzione come meriterebbe nella realtà.

Nella recensione de La Tela dell’Eretico suggerivamo al Sindaco Pisapia la nomination di Carcano all’Ambrogino d’Oro. Ci pare di non essere stati ascoltati, ma noi ci riproviamo nuovamente, dopo aver letto questo nuovo intrigante romanzo giallo milanese!

Buona lettura a tutti in attesa della nuova avventura del duo Ardigò – Malerba. 





Fabrizio Carcano, Mala Tempora, Ugo Mursia Editore srl, Milano 2014



venerdì 30 maggio 2014

A tu per tu con: Sara Bardelli

Oggi a Tu per Tu con, incontriamo Sara Bardelli, architetto. 

Vive e lavora a Perugia da undici anni. Oltre al lavoro, coltiva parallelamente la passione per la cucina sia attraverso il blog http://www.qualcosadirosso.com/ sia collaborando con L'Espresso per la "Guida ai Ristoranti d'Italia".

Sara ha ideato il logo e realizzato il restyling grafico dei miei due blog, Aldebaran e Peanuts from Italy. Di questo la ringraziamo ancora una volta per l'ottimo lavoro svolto e approfittiamo per porle alcune domande relative alla sua professione.

D.: Sara: parlaci della tua professione di web designer. Come è nata la passione per questa professione?
R.: Per quanto riguarda il mio lavoro, non mi definirei strettamente una "web designer" ma più genericamente un architetto con la passione per il bello a trecentosessanta gradi. Dopo aver aperto il mio blog personale diversi anni fa ho cominciato ad aiutare alcuni amici a sistemare il proprio blog, poi ho approfondito autonomamente la cosa e, da un paio d'anni, ho inserito anche questo ramo di attività nel mio percorso professionale. 

D.: Ormai siamo giunti alla fine di un nuovo anno scolastico e molti giovani non hanno ancora deciso quale istituto superiore o quale facoltà universitaria scegliere. Per diventare un web designer che percorso di studi consiglieresti ad un giovane studente? 
R.: Il Il mio percorso è stato del tutto anomalo: l'attività di web designer è solo una piccola parte del mio lavoro ed è tutt'ora in divenire, ma è evidentemente uno dei possibili sbocchi della facoltà di architettura, previo approfondimento di alcuni aspetti prettamente informatici che non in tutti gli atenei vengono affrontati. 

D.: Quali sono le caratteristiche (professionali ed umane) che deve possedere un web designer e quali sviluppi prevedi che avrà in futuro la tua professione?
R.: Volendo invece intraprendere la strada di web designer come principale o unica attività esistono molti corsi ad hoc, ma il mio consiglio è anche quello di studiare le arti e cercare in sé la passione per la bellezza, l'equilibrio e l'armonia; studiare la psicologia del colore nelle varie culture; imparare a capire le esigenze del cliente indirizzandolo verso la soluzione giusta senza imporsi; aggiornarsi continuamente e coltivare la curiosità per tutto ciò che può essere un arricchimento culturale. Non so quali sviluppi potrebbe avere l'attività di web designer, ma con l'importanza ormai cruciale che ha assunto la rete penso che sia già diventato uno dei lavori più importanti nel campo della comunicazione.

Grazie Sara e buon lavoro. 


giovedì 29 maggio 2014

Qualcuno si ricorda della Questione Morale?

Più società, meno Stato

Nei primi anni '80 irrompeva sulla scena politica italiana il tema della c.d. "questione morale". Fu il segretario del Partito Comunista Italiano, Enrico Berlinguer, il 28 luglio 1981 a parlare di questione morale nella storica intervista a Repubblica. 

Eccone alcuni stralci: "...I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni, a partire dal governo. Hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai TV, alcuni grandi giornali. Per esempio, oggi c'è il pericolo che il maggior quotidiano italiano, il Corriere della Sera, cada in mano di questo o quel partito o di una sua corrente, ma noi impediremo che un grande organo di stampa come il Corriere faccia una così brutta fine. Insomma, tutto è già lottizzato e spartito o si vorrebbe lottizzare e spartire. E il risultato è drammatico. Tutte le "operazioni" che le diverse istituzioni e i loro attuali dirigenti sono chiamati a compiere vengono viste prevalentemente in funzione dell'interesse del partito o della corrente o del clan cui si deve la carica. Un credito bancario viene concesso se è utile a questo fine, se procura vantaggi e rapporti di clientela; un'autorizzazione amministrativa viene data, un appalto viene aggiudicato, una cattedra viene assegnata, un'attrezzatura di laboratorio viene finanziata, se i beneficiari fanno atto di fedeltà al partito che procura quei vantaggi, anche quando si tratta soltanto di riconoscimenti dovuti". 

E ancora: "La questione morale non si esaurisce nel fatto che, essendoci dei ladri, dei corrotti, dei concussori in alte sfere della politica e dell'amministrazione, bisogna scovarli, bisogna denunciarli e bisogna metterli in galera. La questione morale, nell'Italia d'oggi, fa tutt'uno con l'occupazione dello stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti, fa tutt'uno con la guerra per bande, fa tutt'uno con la concezione della politica e con i metodi di governo di costoro, che vanno semplicemente abbandonati e superati. Ecco perché dico che la questione morale è il centro del problema italiano..." 

A parlare, ricordiamolo, era colui che da mezza Italia di allora veniva visto come il diavolo che mangia i bambini… Ma nell’Italia di oggi c’è qualche uomo politico che dice ancora queste cose? 

Dopo questa denuncia che, ammettiamolo almeno ora, non chiamava però in causa tutti i partiti allo stesso modo, gli italiani hanno assistito a tangentopoli, alla fine della prima repubblica, all'arrivo della seconda repubblica, all'epoca di Berlusconi, Prodi e D'Alema e poi ancora agli scandali finanziari, italiani e internazionali. Ora siamo forse arrivati alla fine della seconda repubblica e siamo all’inizio di una nuova era, liquida, reticolare, multiforme e agnostica, nella quale sembrerebbe che i partiti tradizionali non esistano più e che gli elettori esprimano, in base a circostanze differenti, risposte puramente emotive.

Risultato? L'occupazione della società da parte dei partiti? Completata. Quello che Berlinguer denunciava 33 anni fa come un sinistro presagio si è realizzato. Ormai nessun anfratto della nostra società è immune dall'influenza dei partiti. Partiti non da intendersi solamente con riferimento alle forze politiche. Partiti nel senso di parti, sodali riuniti da interessi comuni, professionisti che si sostengono a vicenda, classi sociali privilegiate che difendono ad ogni costo i loro privilegi. 

Quindici anni dopo l'intervista di Berlinguer, un altro personaggio pubblico italiano, non politico, ma religioso, Don Luigi Giussani, rispondendo ad un giornalista de "La Stampa" che lo interrogava su Mani Pulite diceva: "…la situazione è grave per lo smarrimento totale di un punto di riferimento naturale oggettivo per la coscienza del popolo, per cui il popolo stesso venga spinto a ricercare le cause reali del malessere e a salvarsi così dagli idoli. Questo smarrimento comporta una inevitabile, se non progettata, distruzione dello stato di benessere, che risulta così totalmente minato nella tranquillità del suo farsi. Perché riprendere, bisogna pur riprendere!".

In realtà si è continuato ad occupare sempre di più gli spazi della società civile incuranti del bene comune che è rimasto una frase di circostanza sulla bocca di uomini politici e delle istituzioni. 

Le cronache di questi giorni purtroppo sono la prova che la situazione italiana è arrivata al limite. Quando gli indagati per reati penalmente gravi sono banchieri e magistrati, ex Ministri della Repubblica, medici e avvocati, imprenditori e ingegneri e non solo capi di famiglie camorristiche e mafiose, significa che le parole di un politico, considerato da molti un povero diavolo e quelle di un uomo Servo di Dio, che ha cercato di cambiare il modo di vivere la Chiesa e quindi di vivere la realtà e la politica, erano profetiche.

Sta ai politici di oggi, visto che quelli di ieri non ci sono riusciti, trovare il modo per lasciare più spazio alla società e far fare un passo indietro alla politica, allo Stato. Solo così si potrà iniziare a risolvere la questione morale.

martedì 27 maggio 2014

Grand Budapest Hotel

Grand Budapest Hotel, Germania e Francia, 2014, Regia di Wes Anderson


Recensione di Alberto Bordin  



L’ultima fatica di Wes Anderson è un successo; inutile dirlo: Grand Budapest Hotel piace a tutti. Film che assume tutto lo stile del cinema di nicchia e che ci saremmo aspettati occupare le sole sale d’essai – e per un tempo piuttosto ridotto –, la pellicola ha invece spopolato in lungo e in largo battendo le aspettative sia spaziali che temporali di distribuzione. E la causa di tanta evidente piacenza risiede in un’altrettanta evidente ragione: il segreto sta tutto in una storia ben raccontata.

Non potrebbe essere diversamente, perché in fondo non c’è nulla di più che un racconto, affrontato certo con carattere ma di cui pare quasi impalpabile la sostanza (o più grezzamente, il contenuto); e forse non a torto, perché l’unica vera sostanza è infine proprio la dinamica del “racconto”: le storie e il loro essere raccontate. Tutto ha inizio con una giovane che legge una storia, “il Libro” scritto “dall’Autore”, il quale si introduce lui stesso raccontandoci a sua volta di quando incontrò il venerabile Zero, che gli raccontò lui pure del suo servizio sotto Monsieur Gustave. Le storie – ci spiega puntualmente l’Autore – non sono il frutto di un’immaginazione fervida, ma sono l’incontro con persone che ci attendevano per potercele raccontare.

È evidente che la storia raccontata assume un carattere catartico in questa dinamica: la storia raccontata è infine in una certa misura la Storia stessa che si racconta. Accade, come per inerzia, che il tempo degli uomini, ponga lo sguardo su se stesso e voglia così confermarsi, fermarsi, definirsi come per un istante, affidando tutto il suo essere stato a un testimone, figlio prediletto per renderlo immortale. I protagonisti di queste vicende, benché siano poi tutti attori, sono innanzitutto testimoni; testimoni di eventi eccezionali, di un passato perduto che può essere riscoperto solo nel tempo della memoria, condito con un po’ di nostalgia. Ogni personaggio, per quanto dinamico, si fa pure estremamente rigido, monolitico, quasi osservatore passivo in questa – tuttavia – frenetica follia di mondo. Sono involucri, miniati con cura in ogni dettaglio, dal taglio di capelli, al tessuto del cappotto, alla forma degli anelli e degli occhiali e delle stringhe delle scarpe, per poi essere riempiti da volti di divi celebri e familiari (una delle più belle liste di nomi e facce da gustare con gli occhi), che orientano quella struttura certo ricca ma altrimenti fuorviante. E ciascuno agisce, ma innanzitutto ciascuno parla, anche quando è zitto, dando corpo al dinamismo di un’epoca ormai impalpabile e senza tempo; sono testimoni e teste di un tribunale giuridico: sia quello prossimo per la delittuosa dipartita di una vecchia e facoltosa nobildonna, sia quello remoto del pubblico. Entrambi cercano la verità, ma ciascuno una verità diversa: i primi quella immediata di responsabili e moventi del delitto, i secondi dei responsabili e dei moventi di una cultura, uno stile di vita tanto più affascinante quanto più lontano e incomprensibile al nostro.

Stile di vita che trova la sua sostanza nello stesso Gustave (uno splendido Ralph Fiennes), ultimo erede di un’epoca già morta quando lui era ancora vivo, di un tempo in cui “in questa barbarie di mondo” tutto poteva trovare ordine e eleganza e soluzione alla “villania” con il semplice esercizio della gentilezza, riccamente guarnita di poesia e charme. E vivendo quel mondo e raccontandolo, quel mondo perduto riprendeva vita, affidato a Zero, e quindi all'Autore, e così a una giovane donna, e da quella a noi.

Perché in fondo c’è assai poca distanza tra il rifare e il ri-contare: si tratta pur sempre di un ri-accadere. E quel passato ormai lontano può così tornare a noi, in un gesto o in una parola. O magari in entrambi.

lunedì 26 maggio 2014

Il Buono, il Brutto e il Cattivo



Il Buono, il Brutto e il Cattivo

Il Buono ha vinto la sua sfida, al di là di ogni più rosea previsione. Il Brutto ha perso, forse, l'occasione della vita ed ora trovare una via d'uscita per il suo movimento appare difficile. Il Cattivo è stato messo nell'angolo e la soluzione per ritornare al centro dell'attenzione ci sarebbe, ma... 

Riflessioni italiane.
Certamente gli elettori hanno votato più Matteo Renzi che il suo partito, più la sua "pacata" determinazione, che la rivoluzionaria dialettica del Capo Popolo genovese. Il PD di oggi non è il partito del 40% degli italiani. Se fossero state elezioni politiche interne, il risultato sarebbe stato più vicino a quello degli exit poll che infatti quotavano il PD intorno al 30%. Cosa significa? Significa che il 10% degli intervistati all'uscita dal seggio non ha dichiarato che aveva dato il voto al PD. Come mai? Vergogna della “prima volta”? 

Questo non toglie che ora Renzi abbia una responsabilità enorme: sulle riforme che devono procedere spedite, ma senza imposizioni “totalitarie” e sulla ricerca di soluzioni per l'emergenza principale del Paese, il lavoro che manca, soprattutto per i giovani.

Per i cinque stelle, forse ora quattro stelle, la lezione è stata tosta, non se l'aspettavano. Il Guru non ha pronosticato in modo corretto l’evento. Intendiamoci, in valore assoluto non è un risultato da disprezzare: i grillini sono il secondo movimento in Italia, ma in termini relativi sono stati doppiati dal primo partito. Forse è giunto il momento per i penta stellati di provare a liberarsi del Grillo parlante, a tagliare il cordone ombelicale. Ormai sono una forza consolidata, ma questo patrimonio di voti non può rimanere isolato e improduttivo, per il bene del Paese. Se Grillo capirà questo, allora farà fare un passo in avanti al movimento e al Paese, in caso contrario molto probabilmente la sua leadership sarà destinata al declino.

Il Cavaliere, azzoppato dalle note vicende, non è stato però disarcionato, ma dovrà prendere atto che una stagione è arrivata al capolinea, la sua. Come reagire? La soluzione potrebbe essere "alla francese", visto il fascino che Marine (Le Pen) ha saputo trasmettere all'elettorato del partito creato dal padre. La "nostra" Marina sarà capace di negarsi al papà ancora una volta? 

Riflessioni europee.
L'Italia insieme alla Germania (e a pochi altri) è stato il Paese dove hanno vinto le forze a favore dell'Unione. In altri Paesi, anche importanti, come Francia, Inghilterra e Spagna, le forze politiche anti euro hanno avuto risultati molto significativi, più che nel nostro Paese.

Questo fatto dovrebbe far riflettere i due principali gruppi del Parlamento europeo (i popolari e i socialisti). La legislatura che prenderà il via a breve, o sarà capace di farsi costituente di un nuovo modo di concepire l’Unione o rischierà di essere l'ultima del Parlamento europeo. 

L’ottimismo però non manca: alla fine gli elettori europei si sono recati alle urne, meno che nella passata votazione del 2009, ma non si è verificato il forte astensionismo temuto. E questa è una punta di speranza che ci lascia fiduciosi per il futuro…